Alla fine Jakobus accettò, sia pure con qualche esitazione, di essere ipnotizzato. Ma volle, ed ottenne, che fosse presente suo fratello Friedrich. Questi, dopo, gli raccontò quello che era accaduto.
Il medico, dopo averlo ipnotizzato, gli aveva dapprima posto una serie di domande innocue: "Come vi chiamate", "Quando siete nato", "Dove siete nato", "Come si chiamano i vostri genitori" ed amenità del genere.
Poi gli aveva chiesto: "Di che sesso siete, Jakobus?"
"Maschile."
"Quindi siete un maschio."
"Sì."
"Vi piacerebbe essere una donna?"
"No."
"Perché?"
"Perché sono nato maschio."
"Ma se aveste potuto scegliere come nascere, che cosa avreste scelto?"
"Non c'è scelta. Prima non si esiste."
"Che cosa pensate dei maschi?"
"Che sono maschi."
"Ma è bello o brutto essere maschi?"
"È naturale, per i maschi."
"Ed essere femmine è bello o brutto?"
"È naturale, per le femmine."
"Vi piacciono i maschi?"
"Alcuni."
"E le femmine?"
"Alcune."
"Preferite giacere con un maschio o con una femmina?"
"Dipende..."
"Da che cosa dipende?"
"Da chi è."
Gli raccontò poi Friedrich che il medico, evidentemente perplesso, gli chiese altre cose apparentemente senza importanza, per poi tornare sull'argomento che intendeva esaminare ed esplorare.
"Avete giaciuto con un maschio?"
"No."
"A me risulta di sì..."
"È errato."
"C'è un maschio con cui vorreste giacere?"
"Sì."
"Perché?"
"Per non essere solo."
"Ma volete avere un rapporto sessuale con questo maschio?"
"No."
Il medico era sempre più perplesso. Friedrich pensò che il medico doveva essere un po' tonto. Evidentemente, visto che pare che in ipnosi non si può mentire, aveva posto male le domande. Infatti Jakobus non aveva "giaciuto con un maschio" ma con tre e non voleva avere "un rapporto sessuale" ma molti... Se solo l'illustre medico avesse usato il plurale invece del singolare, la risposta sarebbe certamente stata in entrambi i casi un "sì"...
Comunque il medico alla fine concluse che il principe ereditario non era ammalato di omosessualità ma che semplicemente stava "traversando un periodo di crescita e di lieve confusione mentale dovuta alla troppo stretta sorveglianza e pressione psicologica a cui era sottoposto".
Questa diagnosi però non portò ad un apprezzabile miglioramento nella vita del principe. Di fatto la sorveglianza non rallentò granché. Ma Jakobus a questo punto aveva preso il verdetto del famoso medico francese come una specie di assoluzione. E ricominciò a pensare ed a desiderare di trovare un amante. E fra quelli che lo circondavano era soprattutto il bel Reinhardt, la guardia nobile che faceva servizio nell'anticamera dei suoi quartieri, quello che lo attraeva più di tutti.
E finalmente una notte, assicuratosi che la porta della stanza dell'attendente fosse chiusa e che il vecchio valletto stesse dormendo, passando per lo studio, entrò nell'anticamera, deciso a tentare il tutto per tutto.
Reinhardt stava seduto accanto alla porta che dava sul corridoio. Appena vide entrare il principe si alzò in piedi e si mise sull'attenti, rigido.
Guardando fisso davanti a sé, chiese: "Vostra Altezza Reale desidera uscire? Devo chiamare la scorta?"
"No, Reinhardt, sono venuto per te..." disse Jakobus avvicinandosi al bel giovane e, giuntogli davanti, gli sfiorò il gonfiore dei calzoni dell'attillata uniforme.
"Vostra Altezza Reale!" protestò sottovoce la guardia restando immobile sull'attenti.
Jakobus continuò a carezzarlo delicatamente lì: "Che c'è?"
"Voi... state profittando del fatto che..."
"Ti dà fastidio?"
"Vostra Altezza mi sta umiliando, trattandomi come un giocattolo..." disse il giovanotto restando rigidamente sull'attenti.
"Eppure ho l'impressione che non ti spiace... ti si sta indurendo..." sussurrò il principe palpando ora il turgore incipiente con maggiore ardimento.
"Potrebbe anche piacermi ma... Così no, Altezza reale! Se continuate... domattina stesso presenterò le mie dimissioni." disse il giovane turbato ma deciso.
Jakobus smise di toccarlo, arretrò di un passo e guardandolo negli occhi gli chiese: "Possiamo parlarne?"
"Come Vostra Altezza Reale comanda. Non mi è proibito parlare."
"Puoi venire nel mio studio con me, ora?"
"Non posso allontanarmi dall'anticamera, Altezza!"
"Puoi sederti?"
"Non in vostra presenza, Altezza."
"Non mi va di parlarti qui, così... e tu dritto come un soldatino di latta."
"Mi spiace, Altezza, ma il regolamento..."
"Bene. Se quando non sei di servizio io ti convocassi, verresti?"
"Certamente. Altezza Reale. Una vostra convocazione è un ordine."
"Domattina dormirai, immagino."
"Sì, Altezza."
"Ti farò chiamare nel pomeriggio. Sarai negli alloggiamenti della guardia?"
"Certamente, Altezza Reale."
"Puoi... dimenticare quello che ho... fatto prima?"
"Certamente, Altezza Reale."
Jakobus rientrò nella sua camera da letto e si stese. Sì, voleva parlare con Reinhardt. Ma, pensò. Se l'avesse convocato avrebbe attirato l'attenzione di tutti su di lui, e comunque, come fare per parlare a quattr'occhi? A meno che... Il piano gli si formulò in mente chiaro e limpido.
Il giorno seguente andò a trovare Friedrich. Appena furono soli gli raccontò di quello che aveva fatto la notte precedente.
"Sei stato avventato, Jakobus. Se la guardia avesse presentato reclamo al suo superiore... sai che quarantotto sarebbe venuto fuori! Dovevi andarci più per gradi, senza esporti così..."
"Credo che non parlerà..."
"Speriamo."
"Non so cosa m'ha preso, ieri notte. Forse il desiderio troppo a lungo represso... Ma ora gli voglio parlare. Però non posso convocarlo nel mio studio, come avevo pensato, senza attirare su di lui un'attenzione che non voglio suscitare. Allora, pensavo, se attraverso i passaggi segreti tu lo portassi in studio da me..."
"No, è pericoloso. Innanzitutto non lo conosciamo ancora abbastanza per sapere se possiamo fidarci di lui, perciò non possiamo fargli sapere dei passaggi segreti. E poi, di giorno nel tuo studio... da fuori potrebbero udire le vostre voci e capire che c'è qualcuno... che non dovrebbe esserci."
"Ma allora?"
"Il passaggio segreto porta anche nella sacristia della Cappella Grande di Palazzo. Lui potrebbe venire lì, di notte, quando non è di servizio. Dagli alloggiamenti della guardia nobile è facile arrivarci e mi pare che non ci siano controlli in quella parte dei corridoi."
"Lui aspetta una mia convocazione per questo pomeriggio..."
"Andrò io a parlargli e gli dirò di venire nella Cappella Grande. Tu lo aspetterai lì, non in sacristia. Non deve vederti usare il passaggio segreto. Parlerete lì. Va bene?"
"Sì, certo... Non ricordo bene in che punto della sacristia esce il passaggio segreto..."
"Dentro l'armadio dei paramenti sacri. È ben dissimulato. Ma, Jakobus, dici che lui ci starà?"
"Non lo so... quando lo toccavo lì, lui ha detto che potrebbe anche piacergli... e comunque l'avevo fatto eccitare..."
"Mah! L'importante è che non parli..."
"Questo me l'ha quasi promesso."
"Sii più prudente, Jakobus, ti prego."
"Sì, Friedrich, e grazie per il tuo aiuto."
Jakobus attese la notte con ansia, passando attraverso momenti di speranza, incertezza, depressione, trepidazione. L'appuntamento era per le due di notte. Quando Jakobus sentì la pendola scandire l'una e trenta, scivolò silenziosamente fuori dal letto. Passò nello studio, fece scorrere il pannello del passaggio segreto, vi entrò e lo richiuse silenziosamente alle sue spalle. Accese con l'acciarino la lanterna, indossò la leggera mantella di tela sulla camicia da notte, infilò le scarpe di pezza e con la lanterna in mano, tenendola bassa in modo che la luce cadesse solo sul pavimento e non trapelasse dalle feritoie esterne, percorse il lungo e stretto corridoio, passò dietro la camera del padre, scese la scala che andava a pian terreno, imboccò il corridoio che portava all'ala nord, girò, salì e scese gradini, finché si trovò davanti alla portina col cartello "Sacristia Cappella Grande".
Posò la lanterna nella nicchia e fece scorrere il pannello. S'infilò fra i paramenti e lo fece richiudere. Quindi spinse la porta dell'armadio e scese nella sacristia buia e deserta. La porta verso la cappella era aperta e di lì venivano le tremule luci dei lumini votivi. Si affacciò: la cappella era vuota. Si chiese se attendere sedendo sui banchi o restando in sacristia. Optò per questa seconda soluzione. Gli occhi si stavano abituando al buio. Scricchiolii dei vecchi, scuri mobili barocchi di tanto in tanto lo facevano sobbalzare. Sarebbe venuto davvero? si chiese.
Sentì un lieve rumore provenire dalla cappella, un fruscio. Sentendosi il cuore in gola, sbirciò. Nella penombra una snella figura stava avanzando verso l'altare. La figura giunse all'altezza del primo banco, si inginocchiò e si fece il segno di croce, quindi sedette. Allora Jakobus uscì sulla porta della sacristia e si fermò indeciso: e se non fosse stato Reinhardt? La figura al suo apparire s'alzò in piedi e si avviò verso l'altare e la porta.
"Vostra Altezza Reale..." sussurrò e contemporaneamente Jakobus ne distinse le fattezze e si rilassò.
"Sei qui, Reinhardt... Grazie."
"Ai vostri ordini, Altezza."
"Io... vieni a sedere in sacristia... se entrasse qualcuno, almeno, non ci vedrà subito."
Sedettero su due sgabelli.
"Io, Reinhardt... devo chiederti perdono per ieri notte."
"Grazie, Altezza."
"Grazie?"
"Di aver avuto la forza morale di scusarvi."
"Dovevo farlo. Ti ho messo a disagio e... ho agito sconsideratamente."
"Non è accaduto nulla, Altezza."
"Sì, è accaduto. Io... io amo gli uomini, Reinhardt."
"Sì, Altezza, lo so."
"Lo sai?"
"Due anni fa... la notte in cui morì la regina madre... ero io di servizio nella vostra anticamera."
"Tu?"
"Sì, Altezza. Inoltre... da molto tempo ho notato come mi guardate."
"Ah... E il mio modo di guardarti... ti infastidisce?"
"No, Altezza, affatto. Posso parlare liberamente?"
"Certo, devi!"
"Ecco, Altezza, io... Anche come voi io amo gli uomini. E se voi, invece che il mio principe, foste... poniamo, un'altra guardia nobile, credo che da tempo io vi avrei fatto la corte."
"Mi... mi trovi bello?"
"Bello? Certamente siete bello. Ma vi trovo soprattutto attraente, desiderabile... Forse è il velo di tristezza che vi accompagna sempre, non so... Vorrei essere in grado di darvi gioia, io..."
"Tu... mi stai facendo una... dichiarazione di amore?" chiese Jakobus e non poté vedere il rossore che si diffondeva sul volto del giovane.
"Mi avete dato il permesso di parlarvi liberamente, Altezza..." si scusò.
"Sì, certo. Parla."
"Sì, Altezza, credo di essere innamorato di voi."
"Allora perché ieri notte..."
"Il vostro non era amore, ma semplice desiderio carnale... Perdonatemi, ma..."
"No, vai avanti."
"Fra di noi non ci può essere amore, lo capisco. Voi l'erede al trono ed io una guardia nobile, e non sono neppure veramente un nobile. Ma se non ci può essere amore, Altezza, non vorrei neppure che ci fosse solamente sesso."
"Non sei un nobile? Ma se fai parte della guardia nobile..."
"Per essere ammessi nella guardia nobile vi sono solo due vie: nobiltà di nascita o essere figli di una guardia nobile. Mio padre era il figlio cadetto di una famiglia comitale. Non ereditò alcun titolo, quindi non poté darlo a me, ma poté entrare nella guardia nobile. Così anche io ho potuto esservi ammesso..."
"Capisco. Ma il fatto che tu non sia nobile non cambia nulla per me. Il mio valletto era figlio di lanaiuoli."
"Lo amavate?"
"No... ci piaceva fare l'amore assieme, è tutto. Ma ora il poveretto la paga per colpa mia: è stato esiliato. Ah, è per questo che non vuoi essere il mio amante, allora? Per le conseguenze... Ti capisco."
"No, Altezza Reale! No, non è per questo. Se accettassi di essere il vostro amante, ne accetterei tutte le conseguenze senza alcun timore e senza nessuna esitazione..."
"Ma allora?"
"Cercate un amante o un... passatempo? E se ciò che cercate è un vero amante, perché non cercarlo fra i vostri pari? Qualcuno che possa stare al vostro fianco senza problemi?"
"Perché... non lo so. Ma tu mi piaci molto."
"Il mio aspetto vi piace, Altezza, non io. Non mi conoscete..."
"E non credi che conoscendoti potrei innamorarmi di te?"
"Oh, tutto è possibile, teoricamente. Ma praticamente? Potremo mai avere un futuro, voi ed io?"
"Ma tu mi ami, Reinhardt, l'hai detto tu."
"Sì. Al cuore non si comanda, Altezza. Ma non ho mai dato spazio a questo mio sentimento per voi, perché so che è solo un sogno, una chimera."
"Un sogno? Non potremmo farlo diventare realtà?"
"Perché proprio io, Altezza? Che ci trovate in me, oltre ad un aspetto che vi piace?"
"Per cominciare, sto scoprendo in te fierezza, dignità. E questo mi piace. Sto trovando in te sincerità, ed anche questo mi piace. D'altronde anche tu mi conosci poco eppure dici di amarmi."
"È vero, Altezza... Ma non date spazio alle mie illusioni segrete..."
"Perché?"
"Perché chi ama è forte verso l'esterno ma è debole verso l'amato, Altezza."
"Ti senti debole nei miei confronti? Eppure ieri notte sei stato forte, più forte di me."
"Perché da voi sognavo altro che non... quel che stavate facendo."
"Ti ho deluso?"
"No, vi capisco. Non vorrei essere nei vostri panni. Io sarei impazzito da tempo..."
"Io temo di arrivarci, prima o poi. Ho bisogno di un amante, è vero. Fisicamente, voglio dire. Ma ancora di più ho bisogno di uno a cui dare il mio amore e da cui riceverlo. Perché non vuoi essere tu?"
"Voi potreste amarmi, oltre che desiderarmi?"
"Credo di sì. Perché non mi dai la possibilità di provarci?"
"Mi state chiedendo... di venire a letto con voi?"
"No. Non più, a questo punto. Non dopo ciò che ci siamo detti. Ti sto chiedendo di lasciarti corteggiare da me, di corteggiarmi... di permettermi di capire se non sia anche amore ciò che mi spinge verso di te..."
"Voi mi tentate, Altezza..."
"E allora?"
"Se davvero un giorno dovessimo diventare amanti, Altezza, sarà molto dura, per voi e per me. Potremo vederci poco, e di nascosto..."
"L'amore fra due uomini pare sia destinato ad essere nascosto, comunque."
"È vero. Ma fossimo almeno di eguale condizione sociale..."
"L'amore non rende uguali?"
"Sì..."
"Mi permetterai di corteggiarti?"
"Altezza..."
"Se davvero mi ami, non puoi negarmi questa speranza..."
"Altezza..."
"Non è il tuo principe che te lo chiede. È solo un povero ragazzo di diciannove anni... più solo di un orfano, più povero di un mendicante, più prigioniero di un malfattore! Reinhardt, ti prego! Non ti chiedo di fare l'amore con me, ti chiedo di lasciarmi provare ad amarti." disse Jakobus inginocchiandosi davanti al giovane.
Questi si alzò in piedi, prese il ragazzo per le braccia e lo fece alzare: "Ve l'ho detto, chi ama è debole verso l'amato. Come potrei dirvi di no?"
"Oh, Reinhardt, accetti?"
"Accetto che si provi a conoscerci meglio..."
"Ci ritroveremo qui, altre volte, allora?"
"Qui o dove volete voi."
"Parleremo ancora?"
"Certamente."
"Impareremo a conoscerci?"
"È la prima cosa da fare."
"Tu mi ridai la vita, Reinhardt. Più che se ieri notte mi avessi lasciato fare!"
"Sì, Altezza. E voi riaccendete i miei sogni più incredibili."
"Posso baciarti una mano, Reinhardt?"
"Mi mettete in imbarazzo..."
"Perché?"
"Il mio principe baciare la mano a me?"
"No, Reinhardt, non è il tuo principe che vuole baciarti la mano. Ma quello stesso ragazzo di diciannove anni che poco fa tu hai fatto rialzare in piedi..."
"Mi è difficile separare le due cose..."
"Allora vuol dire che anche tu dovrai imparare ad amarmi veramente. Voglio che tu ami il ragazzo di diciannove anni, non l'erede al trono."
"Avete ragione voi. Anche io forse non so ancora amarvi come vorreste voi."
"Ci proveremo, io e tu?"
"Ci proveremo." rispose Reinhardt e, d'impulso, prese fra le braccia Jakobus e lo strinse al petto. Poi quasi immediatamente si staccò da lui e mormorò, confuso: "Perdonatemi..."
"No. Devi imparare a farlo ogni volta che vorrai... Quando saremo soli, s'intende." disse sorridendogli felice Jakobus.
"Non sarà facile, Altezza."
"No, non sarà facile. Ma ci proveremo. E ci aiuteremo a vicenda."
"Sapete... sono contento di amarvi."
"Ed io sento che sto cominciando ad amarti anche io."
"È tardi, Altezza. Domattina ho il primo turno, nell'anticamera dei vostri quartieri."
"Sì, è meglio che si vada a dormire, ora. Quando mi sveglierò ti vedrò, dunque..."
"Sì, ed io vedrò voi."
"Buona notte, Reinhardt, e grazie."
"Buona notte, Altezza. Vi penserò, addormentandomi."
La guardia si alzò, fece il saluto ma senza battere i tacchi, e scivolò via silenzioso come era venuto, uscendo dalla cappella.
Jakobus allora entrò nell'armadio dei paramenti e prese la via del ritorno. A letto ripensò a lungo al colloquio avuto con Reinhardt e si sentì felice: una nuova vita gli si stava schiudendo davanti. Irta di difficoltà ma piena di dolci promesse. Per la prima volta dopo mesi si addormentò serenamente.
Il giorno seguente, appena alzato, fece chiamare il parrucchiere di corte per farsi mettere a posto i capelli e farsi fare la barba. Volle un vestito diverso da quello che aveva scelto la sera prima, più allegro. Quando uscì nell'anticamera i suoi occhi corsero subito a Reinhardt ed i loro occhi si sorrisero. Usciti i valletti, Jakobus disse al suo attendente di andare a chiamare suo fratello.
Restato così solo con Reinhardt, gli disse: "È una gioia vederti."
"Siete radioso, stamane."
"È merito tuo."
"Ci vedremo stanotte nella cappella?"
"Certamente. Alla stessa ora."
Arrivato Friedrich, Jakobus lo portò con sé nel suo studio e vi si chiusero dentro.
"Allora, Jakobus?" chiese subito il fratello, ansioso.
Jakobus gli raccontò tutto il colloquio avuto con Reinhardt.
"Mi pare un buon inizio..." disse alla fine Friedrich.
"Ottimo, direi. Io gli chiedevo sesso, lui mi offre amore! E mi sento già innamorato di lui. È un uomo splendido! Oh, lo so che sarà una relazione piena di ostacoli, ma... mi sento rinato!"
"Si vede. Sono felice per te."
"Tu mi aiuterai, vero?"
"Certo. Vi vedete di nuovo stanotte?"
"Certamente. E già non ne vedo l'ora."
"State molto attenti che nessuno possa sospettare nulla."
"Sì, dovremo fare molta attenzione."
I due giovani continuarono a vedersi quasi ogni notte, escluse solo quelle in cui Reinhardt era di servizio in anticamera. Parlavano a lungo. Jakobus gli raccontò la propria vita, i propri pensieri, le proprie esperienze ed avventure. Anche Reinhardt gli raccontò di sé.
"Della mia prima infanzia ricordo poco. Ma ne ho un ricordo sereno. Come tutte le guardie nobili sposate, mio padre viveva nella palazzina distaccata, dietro l'orangerie. Lì giocavo con i piccoli delle altre guardie nobili. E lì, quando avevo quattordici anni, sbocciò il mio primo amore. Lui era un ragazzo di quindici anni, si chiamava Aldimar. Il nostro amore nacque da una forte amicizia e si espresse in modo naturale e spontaneo anche fisicamente.
"Col bel tempo si andava a nuotare al laghetto laggiù in fondo al parco, di nascosto di tutti, passando per un buco nella griglia dietro la siepe che orna la muraglia verso nord. Si camminava quasi piegati in due fra la siepe e la muraglia e si arrivava al laghetto. Sapete che il laghetto viene ripulito in giugno e resta aperto fra metà giugno e metà ottobre. Così noi, prima di fine maggio o dopo il 15 ottobre, ci si poteva andare a bagnare indisturbati.
"Era maggio, appunto. Ci si era bagnati, nudi come sempre per non bagnare i nostri abiti, e si stava al sole ad asciugarci, quando ci baciammo per la prima volta. Non saprei dirvi chi di noi due cominciò. Eravamo pronti a farlo, semplicemente. I nostri baci e le nostre carezze divennero ogni volta più intimi, finché lui mi insegnò a fare l'amore. Ci amavamo veramente. Con tutto il vigore e la tenerezza di due adolescenti. Con passione e vera dedizione. Facemmo l'amore per due anni.
"Poi lui, a diciassette anni, fu inviato dal padre all'Accademia dei Cavalleggeri e non ci vedemmo più. Io ne avevo sedici. Ne soffrii molto. A diciassette anni mio padre mi fece entrare nella guardia nobile. Così iniziai a vivere nei quartieri della guardia nobile non sposata, qui a palazzo, dove vivo ancora. Qui strinsi una forte amicizia con una guardia di ventisei anni, di cui divenni l'aiutante. E lui, molto presto, fece in modo di far inziare un rapporto fisico fra di noi.
"Eravamo in sala d'armi e si stava facendo allenamento di lotta libera. Dopo poco restammo soli lui ed io. Lui allora con una mossa esperta mi mise a terra e mi bloccò... e mi baciò in bocca in modo intimo e passionale. Anche questa volta tutto iniziò con un bacio. Io ero innamorato di lui. Forse sapete che noi guardie nobili dormiamo in camerette ad un letto e che le nostre camerette, oltre a dare sul corridoio, possono essere rese comunicanti aprendo la porta che c'è fra di loro. E di solito un aiutante viene messo a dormire nella cameretta contigua e comunicante con quella del suo "vecchio".
"Così ogni notte, senza che nessuno lo potesse sapere, io andavo a dormire nel suo letto e facevamo l'amore. Credo che anche altri vecchi facciano l'amore con i loro aiutanti. Certo non tutti, ma più d'uno. Facemmo l'amore per quasi due anni ed io ne ero sempre più innamorato. Ma quando a diciannove anni io divenni guardia nobile effettiva, cioè quando divenni parte della vostra scorta, lui prese un nuovo ragazzo di diciassette anni come aiuto. Questo era normale. Ma quello che non mi aspettavo è che ne fece il proprio amante e non ne volle più sapere di me... Mi sentii tradito...
"Poi un anno fa anche a me fu affidato il mio primo aiuto. Ma a me non interessava farne il mio amante, perché nel frattempo io mi ero innamorato di voi, anche se pensavo che il mio fosse un amore senza speranza. E ora invece sono qui, al buio di questa sacristia, con la mano nella vostra mano..."
"Non ci siamo ancora mai dati un bacio..."
"È vero. Quando saremo pronti entrambi... avverrà."
"Sogno quel giorno..."
"Immagino che sarà una notte, piuttosto..." scherzò Reinhardt.
Dalla finestra della sacristia entrava la luce della luna e Jakobus ne vide il riflesso negli occhi del compagno e ne sentì il sorriso dolce.
"Reinhardt, posso farti una domanda intima?"
"Certo che potete."
"Tu... provi desiderio per il mio corpo?"
"Oh, sì, è naturale. E sento che anche voi desiderate il mio... Ma dobbiamo avere pazienza. Essere sicuri. Sarà un passo importante e difficile per entrambi, lo sapete."
"Sì lo so. Quello che è strano è che ora, pur desiderandoti tanto, non mi pesa troppo aspettare..."
"Cominciamo appena a conoscerci..."
"Sì. E ti piace quello che stai scoprendo di me?"
"Moltissimo. E a voi?"
"Anche. Sei l'essere più incantevole che io abbia mai conosciuto."
"Incantevole? Non vi pare di esagerare?"
"No. Io... questi pochi momenti rubati alle nostre giornate sono i più belli. Il solo starti vicino è gioia."
"Anche a me piace molto stare accanto a voi così. Forse anche questo silenzio che ci circonda, questo buio... l'odore di cera e d'incenso... rendono mistica la nostra vicinanza."
"Non è blasfemo che io senta di amarti in un luogo sacro, che senta un crescente desiderio per te?"
"Blasfemo? Scherzate? Per me lo rende invece più sacro e bello."
"Anche il desiderio fisico?"
"Anche."
"Non credi quindi che questo nostro amore, questo nostro desiderio siano peccaminosi, come dicono i preti?"
"No, affatto. L'amore, ed il desiderio che naturalmente lo accompagna, sono belli e sacri, non possono essere peccato. È peccato la violenza, l'inganno, la sopraffazione. Ma né voi né io stiamo commettendo violenza o inganno verso l'altro. Dichiarerei che vi amo anche di fronte all'ostia consacrata."
"Tu sei credente?"
"Sì, certo. E prego per il nostro amore, quando la domenica a messa prendo la santa comunione."
"E non dici al confessore del tuo amore?"
"No, certo. Gli dico solo i miei peccati, ciò di cui devo chiedere perdono, non le cose sane e giuste. Non avrebbe senso."
"Ma quando il confessore ti chiede conto dei tuoi atti sessuali, che cosa gli rispondi?"
"Che non ho peccati che riguardino la sfera sessuale, semplicemente."
"Vorrei avere la tua fede, la tua sicurezza. Ma proprio i confessori me l'han fatta perdere."
"Non credete in Dio?"
"In Dio, sì."
"Dio è amore, no? L'amore ci mette in comunione con Dio. Rubare, mentire, far del male, uccidere sono cose che ci tolgono dall'amore di Dio. Non certo amare... Riflettete, e tornate alla fede, ai sacramenti..."
"Ma se mi chiedono se amo un uomo e dico di no... mento!"
"No, difendete il vostro amore. La menzogna è male, è peccato quando fa del male ad altri. Quando è difesa, non lo è più. Di questo sono più che convinto."
"Ma se... ma se fosse sbagliato?"
"Se mi sbagliassi... Quando mi presenterò al tribunale di Dio non credo proprio che mi imputerà a colpa i miei errori, ma solo le mie malvagità. Mi dirà forse: hai fatto una montagna di sbagli, ma credevi di agire bene. Sei una gran testa quadra... ma vieni!"
"Ne sei convinto?"
"Sicuro."
"Mi stai facendo riappacificare con la mia coscienza..."
"Bene."
Si vedevano ormai da due mesi, senza altri problemi che un po' di tempo rubato al loro sonno, quando una notte, durante uno dei loro incontri nella sacristia buia e deserta, si baciarono.
Per Jakobus fu come vedere un lampo di luce, accecante. E quando le loro bocche si staccarono, fu gioia pura sentire Reinhardt dirgli: "Jakobus, io ti amo!"
Proprio quel "tu". Quell'essere chiamato per nome era la prova, per lui, che la bella guardia nobile s'era arresa completamente all'amore.
"Anche io ti amo, Reinhardt, con tutta l'anima!"
"Sì, ora lo so. Vuoi diventare il mio amante?"
"Sì, lo voglio."
"E mi accetti come tuo amante?"
"Sì, ti accetto."
Si baciarono di nuovo a suggellare quelle parole. Poi Jakobus prese per mano Reinhardt.
"Vieni con me ad inginocchiarti davanti all'altare?"
"Certo."
"E ad offrire a Dio il nostro amore?"
"Sì..."
Inginocchiati nella cappella appena rischiarata dai tremuli lumini, Jakobus disse: "Io, Signore, amo Reinhardt. Proteggi il nostro amore..."
"Sì, Signore, fai che il mio amore per Jakobus sia sempre piu forte e vero."
"Ci affidiamo a te, Signore."
"Proteggi il nostro amore. Grazie. Amen."
"Amen."
Tornarono nella sacristia e si abbracciarono stretti.
"È come se fossimo sposati, ora."
"Certo Jakobus, lo siamo. Ed ora inizieranno le nostre difficoltà, te ne rendi conto, vero?"
"Sì, amore, ma non mi fanno paura, con te al mio fianco. Qualunque cosa accadrà, saremo uniti, ormai."
"Dovremo difendere il nostro amore con le unghie e con i denti..."
"Ascoltami, amore: se per caso un giorno dovessimo venir separati... dobbiamo darci un punto di ritrovo."
"Stai pensando al tuo valletto mandato in esilio?"
"Esatto. Se non saremo in prigione, o morti... ci troveremo fuori di qui, all'estero."
"Dove? Dimmi tu. Io non sono mai stato all'estero."
"A Vienna. Al Duomo di Santo Stefano, davanti alla porta principale, ogni prima domenica del mese, a mezzogiorno."
"Sì, è chiaro. Ma il Signore ci proteggerà."
"Lo spero, amore."
"Ormai la mia vita è tua."
"E tua è la mia. Per sempre."
"Ora vorrei fare l'amore con te, Jakobus. Ma non qui... In un letto, alla luce, guardandoti, con calma... ci sarà mai possibile?"
"Lo renderemo possibile, Reinhardt. O anche in mezzo alla natura, di giorno, sotto il sole, con calma..."
"Hai un'idea?"
"No, non ancora. Ma forse con l'aiuto di Friedrich..."
"Tuo fratello sa tutto di noi, vero?"
"Sì, e ci aiuterà."
"Io posso far poco, purtroppo. Ora dipende tutto da te, Jakobus."
"Riusciremo!"
Il giorno dopo ne parlò con Friedrich, che ne fu molto contento.
"È come se vi foste sposati, stanotte, allora!"
"Sì."
"Sei felice, vero?"
"Terribilmente felice. Ma ora vorremmo fare l'amore. Tranquilli, con calma... non di fretta in un angolo, in piedi, né su un pavimento come due animali..."
"Vi capisco. La camera dove dormivi tu prima dell'investitura è vuota, non è più in uso ora ed è sempre chiusa a chiave. Usando il passaggio segreto, potreste trovarvi lì, invece che nella cappella."
"Questo significa che anche Reinhardt dovrebbe conoscere ed usare i passaggi segreti..."
"Glieli insegnerò io. Ormai è giusto che anche lui li conosca."
"E se per caso arrivasse qualcuno mentre stiamo facendo l'amore?"
"La porta esterna è sicuramente chiusa a chiave e potete chiudere a chiave anche quella interna. Li sentireste arrivare e fareste in tempo a scappare per il passaggio segreto. Credo che anche le finestre siano sbarrate dall'interno, perciò se avete con voi solo un paio di lanterne nessuno può vederne la luce da fuori. Lì, oltre ad avere il letto, stareste anche più al sicuro che nella sacristia della cappella."
"Se venisse qualcuno a cercarmi di notte come quella volta?"
"Non ti troveranno né in camera né nel tuo studio e si chiederanno di dove sei uscito... Tu rientrerai dal corridoio dicendo che le due guardie erano appisolate e ne hai approfittato per andare a farti un giro..."
"Le guardie negheranno..."
"La tua parola contro la loro..."
"Saranno punite..."
"Ma almeno non penseranno ai passaggi segreti..."
"Non è giusto far punire due innocenti."
"Vedremo di non farli punire, se ci riesce."
Alla fine Jakobus cedette, anche perché comunque quello era l'unico modo per potersi unire al suo amato Reinhardt e le probabilità che lo andassero a cercare in piena notte erano remote.
Così Friedrich andò a parlare alla guardia nobile e gli disse dei passaggi segreti. Gli dette appuntamento per quella stessa notte nella cappella e di lì lo guidò fino alla camera dove Jakobus era in attesa.
Il passaggio segreto era aperto e la camera era rischiarata dalla lanterna di Jakobus. Questi era disteso sul letto, e quando vide entrare l'amante gli tese le braccia, con un ampio e luminoso sorriso.
Friedrich sorrise contento e tornò alla propria camera a dormire.