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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA GABBIA DORATA 8 - VIAGGIO A BERLINO, A LONDRA
E IMPROVVISA MORTE DEL RE

Alla corte di Berlino furono accolti con tutti gli onori, come si conviene ad un erede al trono e parente. A Jakobus ed al suo seguito fu assegnato un appartamento nella parte del Palazzo reale destinata agli ospiti, un complesso di dodici stanze, con alcuni valletti e due guardie d'onore all'ingresso del complesso.

Così Jakobus conobbe l'imperatore Willhelm I, di ottantacinque anni, suo figlio Friedrich, di cinquantacinque anni, il figlio di questi, Willhelm di ventisette anni e suo figlio Friedrich Willhelm che aveva quattro anni. Jakobus era impressionato nel poter vedere quattro generazioni al tempo stesso e di fronte al vecchio imperatore provò vera e propria soggezione.

Tutta la vita a corte era regolata da rigide norme, molto più che non alla corte di suo padre. Conobbe anche il potente conte di Bismark e ne ebbe un'impressione strana, un misto di ammirazione e di profonda diffidenza.

Nonostante fosse ricevuto e trattato con tutti gli onori, si rese conto che in fondo era considerato poco, in quanto era solo il successore al trono di un piccolo regno semi-indipendete. Ma al di fuori di questo, ciò che Jakobus si godé davvero fu la maggiore libertà di cui poté fruire in quei tre mesi di permanenza a Berlino.

Negli "Appartamenti del Cigno" ove erano alloggiati, innanzitutto riuscì ad ottenere di vestirsi, spogliarsi e lavarsi da solo. Confinò Petrus in una cameretta non adiacente alla sua. Fece usare al conte Franz Julius la stanza comunicante con la sua e mise l'attendente una stanza più in là, non comunicante. Reinhardt fu sistemato in una stanza che comunicava con lo studiolo e attraverso questo con la sua camera. Questa sistemazione permise ai due amanti di passare assieme tutte le notti senza essere disturbati e senza temere di essere sorpresi. Infatti i due a notte chiudevano a chiave tutte le porte esterne lasciando aperte solo quelle verso lo studiolo. Già la prima notte poterono dormire assieme.

Quando Jakobus fu fra le forti braccia di Reinhardt, gli disse: "Tu sei Reinhardt Martinus I, imperatore del mio cuore!"

"Ma dai! Io sono solo un povero soldato innamorato..."

"Sei sempre innamorato di me?"

"Sempre più, Jakobus."

"Finalmente possiamo dormire assieme senza dover controllare continuamente l'orologio..."

"Possiamo addormentarci uno nelle braccia dell'altro... sarà bello."

"Non vorrai mica addormentarti adesso!" scherzò il principe.

"Come potrei? Non vedi che hai risvegliato tutto il mio corpo?"

"Sì, lo vedo, e lo sento... e lo vorrei sentire anche meglio."

"Ti adoro, Jakobus."

"Anch'io. Mi piace poter avere tutte queste lampade accese, così ti posso ammirare anche meglio."

"Ti piaccio?"

"Oh sì! Sei così virile... e così tenero. Mi sento al sicuro, fra le tue braccia. E mi dà gioia sentire quanto mi desideri."

"Sì, ti desidero da impazzire!"

"Prendimi, dunque..." mormorò Jakobus offrendoglisi.

Reinhardt lo baciò e con infinita tenerezza e determinazione, entrò in lui.

"Ah, è bello sentirti in me, amore! Tu ed io una carne sola..."

"E un'anima sola..."

"Come riesci ad essere così forte e così delicato al tempo stesso?"

"È il mio amore per te che mi fa delicato, ed il tuo amore per me che mi rende forte ed audace."

Jakobus si godeva i lunghi e calmi movimenti del suo amante dentro di lui e lo baciava e lo carezzava in estasi. Un lontano squillo di tromba ruppe il silenzio della notte, seguito poco dopo dai rintocchi della campana dell'orologio di una torre.

"Perché ti fermi, Reinhardt, che c'è?"

"Non voglio ancora venire... Ora mi prenderai tu, poi di nuovo io, poi tu... abbiamo tutta la notte, finalmente."

"Sì, amore, finalmente."

"No, non ti muovere tu. Voglio sedermi io sul tuo scettro stupendo... resta così... ecco... eccoti in me! È bello..." mormorò Reinhardt calando sull'asta dell'amante, impalandosi, ed iniziando a muovere su e giù il bacino mentre carezzava e palpava il petto del suo amato.

Jakobus dava colpi di sotto in su, accompagnando i movimenti del suo bel soldatino. Lo stringeva alla vita, gli carezzava il ventre, il membro turgido, le forti cosce. I loro occhi erano fissi negli occhi dell'altro e si sorridevano, felici e spensierati.

Fecero l'amore a lungo, in tutte le posizioni, in tutti i modi, gustandosi l'un l'altro e gustando la possibilità di poterlo fare finalmente senza preoccupazioni. Fremevano, vibravano, palpitavano l'uno per l'altro, l'uno con l'altro, l'uno nell'altro... Si davano piacere, delizia, gioia, godimento. Si succhiavano con golosità, si prendevano con ardore, lasciandosi afferrare dal vortice della loro passione.

Finché entrambi non riuscirono più a dominarsi, a frenarsi, a contenersi e si abbandonarono al dolce orgasmo, versando l'uno nell'altro il proprio tributo di soave liquore.

"Lo sai che mentre vieni diventi ancora più bello?" gli sussurrò Reinhardt.

"Sì, sei tu che mi rendi bello, col tuo amore. Tu, il mio innamorato."

"Tu mi hai ammaliato, affascinato, stregato, incantato... Tu Jakobus, mio bene supremo."

"Lo sai che quando sono con te mi sento spensierato e felice?"

"Ma tu sei sempre con me, amore, te l'ho detto. Anche quando non si fosse nella stessa stanza, io resto con te."

"Sì, nel mio cuore, nella mia mente, nella mia anima. Ma io ho anche bisogno del tuo corpo..."

"Ed io del tuo."

Furono giorni felici per tutti e due.

Il conte Franz Julius a poco a poco imparò a conoscere Reinhardt. "Sapete, Altezza, più ho occasione di frequentare il vostro amante, più capisco che lo amiate. È davvero un giovane straordinario, ammirevole."

"Mi dice Reinhardt che lo trattate con squisita cortesia ed amichevole rispetto..."

"È naturale. E non solo perché è il vostro amante."

"Vi ringrazio di non trattarlo dall'alto in basso... Reinhardt non è neppure un nobile..."

"È nobile d'animo, che è quel che più conta. Quel che mi piace in lui è che è umile pur senza essere né sottomesso né servile, e che è fiero pur senza essere orgoglioso o superbo. In lui essere un semplice soldato e l'amante dell'erede al trono s'armonizzano senza contrasti. Ciò denota un notevole equilibrio, una notevole maturità ed una bella personalità. È davvero una persona affascinante..."

"Ehi, conte, non cercherete mica di rubarmelo!?" disse scherzoso Jakobus.

"Oh, non potrei mai, semplicemente perché lui non si lascerebbe certo sottrarre a voi. Vi ama davvero."

"Sì, ci amiamo davvero. Ma dite, conte... avete qualche avventura in vista, qui alla corte imperiale?"

"Son tutti così rigidi, seri, formali, qui... ma c'è un certo visconte che forse... È al seguito del principe Willhelm, il nipote dell'Imperatore. Mi ha invitato ad una festa. Chissà che non ne scaturisca una storia..."

"Vi piace molto?"

"Sì, è molto attraente. E quando parla con me, mi guarda in un modo che mi fa provare brividi di emozione..."

"Vi auguro di riuscire, allora."

"Lo spero. Il vostro attendente, invece, pare abbia fatto breccia nel cuore di una damigella..."

"Molto bene: questo lo terrà occupato." commentò Jakobus soddisfatto, poi disse: "Fra quattro giorni è il compleanno del mio Reinhardt. Vorrei fargli un regalo, una sorpresa. Potreste darmi un consiglio e una mano? Non potendo allontanarmi dalla corte, per me è difficile..."

"Avete in mente qualcosa? Un gioiello forse? Oppure che altro?"

"Mi piacerebbe donargli un anello, ma temo che sarebbe troppo vistoso... Per voi è più facile uscire, girare in città... vorreste farmi la cortesia di aiutarmi?"

"Certo, volentieri. Né voi né lui fumate, vero?"

"Esatto."

"Una cornice preziosa con il vostro ritratto... sarebbe troppo compromettente, giusto?"

"Temo di sì."

Il conte trovò, da un gioielliere, un cammeo in sardonica, inciso dal Guay, rappresentante Castore e Polluce: due bei giovanotti nudi che si guardavano e che davano più l'idea di due amanti che non di due fratelli. Il cammeo era montato su una base di velluto ed era racchiuso in una piccola scatola di legno di rosa. Il tutto era molto bello e prezioso ed era appartenuto ad un nobile francese fuggito ai tempi della sconfitta di Napoleone I. Jakobus lo fece acquistare e sul retro del cammeo fece dipingere la data 21/9/1886 e la scritta "Amor omnia vincit".

Quindi, nella notte precedente il 21, dopo aver fatto l'amore con Reinhardt, gli dette la scatoletta.

"Buon compleanno, amore mio. Per i tuoi venticinque anni."

"Oh, ti sei ricordato?"

"Certo."

"Posso aprirla?"

"Sì..."

Reinhardt tolse il coperchio alla scatola ed ammirò quel piccolo capolavoro.

"Siamo noi due!"

"Sì..."

"Ma... come hai fatto?"

"È un'opera del secolo scorso, incisa da un famoso artista. Il fatto che i due giovani ci assomiglino è solo una fortunata coincidenza. Ti piace?"

"Moltissimo!"

"Guarda dietro..."

"Oh, la data e... cos'è, latino questo?"

"Sì..."

"Me lo traduci?"

"L'amore vince ogni cosa."

"Oh, sì, è vero!" disse Reinhardt commosso.

Ripose il cammeo nella scatola quindi si chinò a baciare il suo amante.

"Lo sai che ho di nuovo voglia di te, Jakobus?"

"Non ti stancherai mai di me?"

"Com'è possibile? Ti va di... ricominciare?"

"Tu che ne dici?" chiese Jakobus premendogli addosso la propria erezione prontamente risvegliatasi.

"Oh... dico di sì..." rispose radioso il bel giovane abbracciandolo e baciandolo.

Avevan preso l'abitudine di bagnarsi la mattina, lavandosi l'un l'altro nella grande vasca di marmo. C'era acqua calda che scendeva da un rubinetto, un lusso che non esisteva al loro paese e che si godevano assieme. Poi, asciugatisi l'un l'altro si rivestivano, Reinhardt tornava alla sua stanza e chiudeva a chiave la porta che dava nello studiolo del principe ed erano pronti per iniziare la nuova giornata.

Un pomeriggio, mentre Jakobus era ospite del principe Willhelm, il nipote dell'imperatore, il conte Franz Julius entrò nell'appartamento dei cigni e vi trovò Reinhardt, che scattò sull'attenti.

"Comodo, comodo, Reinhardt. Con me potete evitare queste formalità."

"Oh no, signor conte, non sarebbe corretto..."

"Bah, se ci fossero altri presenti... ma... vi spiace se parliamo un po'?"

"Ai vostri ordini, signor conte."

"Sedete, suvvia, tanto siamo soli. Sapete che vi ammiro molto?"

"Ammirate me? Sono solo un soldato..."

"Siete una persona eccezionale ed il principe è fortunato ad avere... la vostra devozione."

"Io sono fortunato a poter servire Sua Altezza Reale."

"Sapete che sono al corrente riguardo a voi due, vero?"

"Sì..."

"E sapete anche che sono lieto per voi due."

"Vi ringrazio. Siete molto gentile."

"Ecco, io vi pregherei di voler essere meno formale con me..."

"Vi ringrazio. Ma io devo restare al mio posto."

"Capisco... la forma... l'etichetta ci impone... Vorrei però che voi mi consideraste un amico, perché tale vi sento."

"Siete troppo buono."

"Qualsiasi cosa accada, qualsiasi problema abbiate, sappiate che potete contare su di me."

"Mi confondete..."

"Quando torneremo, non sarà tutto facile, semplice come qui."

"Sì, lo so."

"Allora, forse, la mia amicizia potrà esservi utile. La mia devozione per il principe Jakobus include anche voi, voglio che lo sappiate. Se la nostra società fosse meno bigotta, meno piena di pregiudizi, il vostro posto sarebbe al fianco del principe. Nel mio cuore lo è. Ricordatelo sempre."

"Vi ringrazio, signor conte. Io purtroppo valgo poco, non posso rendervi un'eguale devozione. Ma vi sono profondamente grato."

"Sia pure rispettando la forma, come voi volete, non dimenticate mai che avete in me un sincero amico. Ecco, volevo solo che sapeste questo, Reinhardt."

"La mia amicizia vale poco ma... anche in me, signor conte, avrete sempre un... amico"

"Non vergognatevi a dirmelo. Anzi, io vi ringrazio di cuore per avermi accettato come amico."

Apparentemente fra i due non era cambiato nulla, eppure quella segreta amicizia esisteva. Reinhardt ne parlò con Jakobus. Questi ne fu contento e come conseguenza anche fra il principe ed il conte nacque una sincera amicizia ed i due giovani iniziarono a chiamarsi per nome.

Finiti i tre mesi a Berlino, tornarono tutti a corte. Reinhardt mantenne il grado di capo-manipolo e così fu lui a decidere i turni di guardia ai quartieri del principe. L'amicizia fra Franz Julius e Jakobus si rafforzò. Reinhardt e Jakobus ricominciarono i loro segreti incontri notturni nella stanza deserta.

Friedrich compì i diciotto anni e fu presentato a corte, primo fra i suoi coetanei. Alla festa conobbe la contessina Theresa Fanny, sua coetanea e sorella di Franz Julius, ed iniziò a farle il filo. Uno dei motivi che attrassero Friedrich verso Theresa, oltre alla sua avvenenza, grazia ed intelligenza, fu il fatto che aveva saputo da Franz Julius che la sorella era l'unica in famiglia a sapere della sua sessualità, e che questo non le creava nessun problema. Friedrich perciò pensò che, se avesse un giorno sposato la contessina, avrebbe potuto dirle di Jakobus senza timore di avere da parte sua un giudizio negativo ed un rifiuto.

La regina, e di conseguenza il re, vedevano di buon occhio il nascere del flirt fra il loro secondogenito e la figlia dell'Ammiraglio: non faceva parte della più antica nobiltà di corte, ma era di ottima famiglia, e ricca. Friedrich era un ragazzo affascinante e buono e la contessina era tutt'altro che insensibile al suo fascino.

Stefania compì i sedici anni. Era una bella ragazza, vivace e dolce. Friedrich disse a Jakobus che secondo lui era tempo di dire anche alla sorella il segreto del suo amore.

"Non ancora. Quando sarà più grande, forse." obiettò il principe.

"Ma sono certo che sarebbe un'alleata in più. Tu, mio caro fratello, avrai bisogno di tutti gli alleati possibili, per poter vivere il tuo amore..."

"Ho te, ed ora anche il conte Franz Julius. Ed in parte, credo, anche nostro cugino Johann..."

"Ma tutta la corte contro, se si scoprisse..."

"Cercheremo di non farlo scoprire."

"Quando sarai re, sarà ancora più difficile."

"Ah, sarò re fra... quarant'anni, spero."

"Nostro padre è un uomo forte, è vero. Ma il trono lo sta logorando."

"Non devi preoccuparti, Friedrich, né per nostro padre né per me. Tu, piuttosto, come va con la contessina Theresa?"

"Bene. Non ci siamo dati neppure un bacio, ancora, ma... stiamo molto bene assieme. Credo che stia nascendo qualcosa di molto serio, fra noi due."

"Posso farti una domanda molto personale, Friedrich?"

"Certo, qualsiasi cosa."

"Tu... sei ancora vergine?"

Il ragazzo arrossì deliziosamente, "No... L'anno scorso ho avuto un'avventura... Sai, quand'ero ospite del duca Stanislao, nostro cugino... Mentre passeggiavo nel bosco incontrai una ragazza... Era la figlia del maestro del vicino villaggio. Aveva diciannove anni, lei... e non era mica vergine, però è stato piacevole. Lei non sapeva chi fossi e quando, dopo, mi chiese che lavoro faceva mio padre, le dissi che è un soldato... sembrò delusa. Le chiesi se potevamo rivederci, ma lei mi disse di no... Ecco quella fu la mia prima ed unica volta."

"Ti è piaciuto, comunque."

"Sì, ci sapeva fare. Sai che..." disse ed arrossì di nuovo, "che me lo ha... con la bocca..."

"Sì, è molto piacevole."

"Scusa Jakobus, ma anche tu e..."

"Sì, certo."

"Chissà perché ci insegnano tante cose, i nostri tutori, ma mai nessuno ci insegna queste cose?"

"Beh, tu hai trovato una... maestra, no?"

"Sì, ma mi sentivo così imbarazzato. Avevo paura di fare brutta figura..."

"Quando fai l'amore devi semplicemente fare quello che ti detta l'istinto, ed il cuore. È meno complicato di quello che può sembrare. E devi sempre rispettare l'altro... o l'altra nel tuo caso."

"È bello, comunque, fare l'amore."

"Sì, è molto bello, Friedrich. Specialmente quando è con la persona che si ama."

Passati tre mesi a corte, Jakobus con la sua scorta, partì alla volta di Londra.

Fu ricevuto dalla regina Victoria, imperatrice delle Indie, dal principe ereditario Albert Edward e dai figli di questi, Albert Victor di ventitré anni e George di ventuno.

La corte inglese era molto più vivace e libera di quella tedesca. Per Jakobus ed il suo seguito fu allestito "l'Appartamento di Sant'Andrea". Ed anche qui Jakobus e Reinhardt poterono passare tutte le loro notti assieme, nello stesso letto, con un sotterfugio un po' più complicato che non a Berlino e grazie alla complicità di Franz Julius.

Reinhardt infatti, per andare e venire nella camera del suo amante senza essere visto, doveva passare per la camera di Franz Julius. Ma questi, oltre a prestarsi molto volentieri, la notte non era quasi mai nella sua camera, infatti aveva iniziato una relazione con l'attendente del principe Albert Victor, il conte James Leopold, un bell'uomo di ventotto anni.

Le stanze avevano tutte l'illuminazione elettrica e sia Jakobus che Reinhardt erano affascinati da quella novità. Bastava girare una levetta che subito la luce splendeva! E che luce! Non tremula come quella delle lampade, e più bianca. Un'altra cosa che piacque ai due amanti fu il grande specchio che c'era nel bagno, davanti al quale spesso si abbracciavano, nudi, per godere dell'immagine dei loro bei corpi allacciati.

Inoltre, con i principi Albert e George, a volte uscivano in borghese, in allegra brigata, con una libertà che Jakobus non avrebbe mai sognata. E spesso poteva portare con sé anche Reinhardt, anche lui in borghese.

Sì che una volta Jakobus gli disse: "Vedi, vestiti così, in giro per la città, siamo proprio uguali! Non è bello?"

"Per me è sempre bello quando posso starti accanto, Jakobus. Ma anche così, comunque, in pubblico non possiamo neppure toccarci..."

Con i due giovani principi inglesi, andarono a teatro, all'ippodromo, ad assistere ad incontri dello sport nazionale, il cricket. I giorni passavano spensierati e veloci e le notti calde ed intime.

Avevano preso l'abitudine, lì a Londra, di addormentarsi abbracciati e completamente nudi, a volte senza fare l'amore. Ma il mattino, quando i primi raggi del sole svegliavano uno dei due, questi s'accostava all'altro cominciando a farci l'amore e procurandogli il più piacevole dei risvegli. E il modo migliore di iniziare una nuova giornata.

Lì a Buckingham Palace impararono anche la moda inglese del pigiama e della vestaglia da camera, che tutti trovarono molto più elegante e dignitosa della vecchia camicia da notte e che adottarono subito. L'Inghilterra, specialmente nel campo della moda maschile, stava dettando legge in quel periodo a tutta l'Europa. Ed i principi non vestivano quasi mai in uniforme, se non per le cerimonie ufficiali, ma con sobria eleganza in abiti borghesi. Il conte Franz Julius, in particolare, si fece un intero guardaroba a Londra.

"Oh, Jakobus, che sogno è questa città, e questa corte."

"Sì, si respira un'aria molto più piacevole che da noi, vero?"

"Vero."

"Quando sarò re... credo che cercherò di trasformare la nostra corte ad immagine di questa, Franz Julius. Almeno in parte."

"Sarebbe bello, ammesso che ti lascino fare..."

"Tu sarai al mio fianco, no?"

"Sì... se non scapperò prima a Londra."

"Dal conte James?"

"Perché no? Si parla tanto della flemma inglese ma... È tutt'altro che flemmatico, a letto, James. Mi sconvolge! Sai che spesso arriva a prendermi anche tre volte per notte? E che alla fine non mi resta più un solo briciolo di forza addosso? Sarà perché sua nonna era spagnola... Ma quell'uomo ha il fuoco nelle vene."

"Ma ti piace, no?"

"Oh certo. Voglio dire, d'aspetto è gradevole, non veramente bello. Ma sa fare l'amore in un modo! Dopo una notte con lui mi pare di aver fatto l'amore con tutto un reggimento di guardie! Mi sconvolge, quell'uomo. E poi dice che sono io ad essere caldo... Fa tutto lui. A volte mi pare quasi di essere una bambola di pezza fra le sue braccia... o meglio fra le sue gambe!"

"Ma ti piace, no?" chiese di nuovo Jakobus ridendo.

"Da morire. Mi strapazza, ma in un modo così pieno di libidine! Lo sposerei subito, se fosse possibile farlo fra due uomini."

"Ma ne sei innamorato?"

"No, che c'entra. Tra noi c'è solo sesso, dal momento in cui lo incontro al momento in cui lo lascio. Ma che sesso, amico mio!"

Erano a Londra da due mesi e pochi giorni. Franz Julius era nello studio di Jakobus e parlava con lui e con Reinhardt.

"... allora, Jakobus, voi non ci crederete ma il conte James mi chiede: avete mai fatto l'amore con un negro, voi? No, dico io. Vi piacerebbe? Non so, dico io, forse. Ho un mio giovane lacchè, un bel ragazzo di diciassette anni che ho preso con me tre anni fa quando ero di servizio nel Kenia. Un bel pezzo di figliolo e molto bravo a fare l'amore. Se lo volete provare... Beh, non ho saputo resistere alla curiosità e gli ho detto di sì. È stata un'esperienza indimenticabile."

"Ma è vero, conte, che i neri sono molto ben... equipaggiati?"

"Sì, Reinhardt, è vero. Ma più che la dovizia dell'equipaggiamento, è come lo sanno usare. Quel ragazzo è un vero esperto nelle arti amatorie. Sapete che fu catturato come schiavo dagli arabi e che lo prepararono e lo istruirono proprio per fare l'amore con gli uomini?"

"Uno schiavo? Che cosa orribile!" commentò Jakobus.

"Sì, ma ora dal conte James è un servo, non più uno schiavo. Riceve la sua paga..."

"Ma ha dovuto far l'amore con voi..." ribatté Reinhardt.

"No, non ha dovuto. James gli ha chiesto se voleva fare l'amore con me ed il ragazzo ha accettato. Ah, avere un valletto come lui!"

"Ti piacerebbe davvero?" gli chiese Jakobus.

"Sì, davvero. Sto scoprendo in me una libidine che non credevo di avere..."

"Anche io la sto scoprendo..." disse Reinhardt guardando sorridente il suo amante.

"Ed io con te, amore..." rispose Jakobus.

"Siete deliziosi, voi due!" commentò il conte.

In quel momento bussarono alla porta. Reinhardt scattò in piedi e ad un cenno di Jakobus andò ad aprire. Era l'attendente. Aveva un foglio in mano.

"Altezza Reale... purtroppo... un'incredibile notizia..." disse porgendo il foglio al principe, "giunta per telegrafo or ora, Altezza..."

Jakobus si alzò in piedi, prese il foglio, lo aprì ed impallidì: "Buon dio! Mio padre... il re Heinrich IV... non è più di questo mondo..."

Franz Julius si alzò in piedi esterrefatto poi, a mezza voce, disse: "Le mie condoglianze... Maestà. Volete restare solo, forse..."

"No... Iniziate subito i preparativi per il mio ritorno. La regina Victoria sa già, immagino..."

"No, il telegramma era cifrato, l'ho appena messo in chiaro io stesso."

"Bene, date subito la notizia ai nostri ospiti. Dobbiamo rientrare immediatamente."

"Certo, provvedo subito, Maestà." disse l'attendente battendo i tacchi.

"E smettetela di chiamarmi Maestà. Non sono ancora stato incoronato." disse scuro in volto Jakobus.

"Questa è la tradizione... Maestà. Perdonatemi." rispose l'attendente incerto.

"Va bene, che importa. Andate ora." L'attendente uscì, allora Jakobus disse al conte Franz Julius: "Puoi andare ad avvertire Petrus che dobbiamo andare e curare i preparativi per il rientro? Scusami, ma ora vorrei restare un po' solo con Reinhardt..."

"Sì, certo, capisco. Vado subito. Poi sarò qua fuori, se avrai bisogno di me."

Appena furono soli Reinhardt abbracciò Jakobus. Questi appoggiò il capo sulla spalla del suo amante.

"È strano, Reinhardt, è morto mio padre e... non riesco neppure a piangere, a provare dolore. Era sempre così distante... mi voleva bene, lo so, ma... era più re che padre, in un certo senso. Sono un mostro?"

"No, amore. Ho visto come sei impallidito. Tu non sei un mostro. Non è colpa tua se re Heinrich non t'ha dato l'affetto di cui avevi bisogno, e probabilmente neppure colpa sua."

"Reinhardt... meno male che ho te, il tuo affetto, il tuo amore... Non farmelo mancare mai, ti prego..."

"No, amore, mai."

"Dobbiamo tornare... il funerale, l'incoronazione... Avremo ben poco tempo per noi due nelle prossime settimane, temo... Dio mio! Sono troppo giovane, per fare il re! Mi aiuterai, Reinhardt?"

"Io? A fare il re? Non posso... Ti starò vicino, certo... ma avrai ben migliori consiglieri che non un semplice soldato."

"Avrò bisogno di te. Non ti tirare indietro proprio ora, ti prego."

"Non mi tirerò mai indietro, puoi esserne certo. Come uomo, ti resterò sempre accanto, ma come re..."

"La maman è sempre stata accanto a mio padre, e non solo come moglie. E noi due siamo sposati, lo ricordi?"

"Sì, certo. Ma questo vale solo per noi due, non per la corte. Sul trono, tu dovrai essere solo..."

"Lo so, purtroppo. Ma tu ascolterai i miei dubbi, mi darai i tuoi consigli?"

"Ogni volta che lo vorrai e che ne sarò capace, per quel poco che potrò capire del mestiere di re..."

Jakobus ricevette le condoglianze dai reali d'Inghilterra e dalla corte e fu salutato in una sobria e mesta cerimonia. Fu accompagnato fino alla nave che avrebbe traversato la Manica e che l'avrebbe riportato in patria da una scorta più numerosa di quella che l'aveva accolto come principe ereditario, e meno di quella che avrebbe avuto un re.

Ai confini della sua terra l'attendeva la scorta, con il Primo Ministro che gli porse le condoglianze a nome del Governo e della nazione. A Palazzo incontrò la madre in gramaglie, il fratello e la sorella. Quindi si recò nella camera ardente allestita nella Grande Cappella.

Il re era deposto sul catafalco, con le insegne regali indosso. Jakobus volle restare solo davanti alla salma del padre.

"Papà... ora tu sarai lassù in cielo, perché eri un re ed un uomo onesto. Perciò ora sai. Proteggi questo tuo figlio, perché sia un buon re. Proteggi questo tuo figlio ed il suo amore. Proteggici tutti, ora che puoi. Avrei voluto che il nostro rapporto fosse stato diverso... ma ormai... Riposa in pace, re Heinrich. Riposa in pace, papà."

Si fecero i preparativi per i solenni funerali. Molti regnanti sarebbero intervenuti di persona o avrebbero inviato stretti parenti a rappresentarli. Bisognava alloggiarli tutti. Sarebbero rimasti per i funerali e poi per l'incoronazione che fu fissata, come voleva la tradizione, a 21 giorni dopo il decesso, cioè 14 dopo i funerali. I maestri delle cerimonie lavorarono sodo per le due occorrenze. Jakobus in quei giorni dovette ricevere gli ospiti regali, presiedere il Consiglio della Corona, il Gabinetto dei Ministri, la Consulta della Real Casa...

Per parecchi giorni non poté vedere Reinhardt, e questo gli pesava più di tutto. Secondo le regole, nei 21 giorni fra la morte del re e la sua incoronazione, il fratello di suo padre che era il Vescovo di Colonia, avrebbe assunto le funzioni di reggente, firmando tutte le carte necessarie per l'ordinaria amministrazione. Era una strana diarchia. Jakobus, come futuro re e capo della casata, aveva una parte dei poteri e lo zio Vescovo, come reggente, un'altra parte.

Jakobus chiese aiuto al fratello. "Friedrich, dopo la mia incoronazione dovrò prendere in mano molte cose, troppe. Dovrò anche riorganizzare i miei alloggi, la mia servitù, la mia guardia... Tu sai. Puoi prepararmi un progetto?"

"Volentieri, Jakobus."

"Poi sia il Consiglio, che il Gabinetto e la Consulta mi presenteranno le dimissioni. Se tu avessi dei suggerimenti, te ne sarei grato."

"Ci penserò."

"Oh, Friedrich, non ti ho neppure chiesto come va con la tua contessina..."

"Bene. Si pensava di chiedere a nostro padre il permesso per il fidanzamento ufficiale, ma ora..."

"Ne riparleremo subito dopo la mia incoronazione. Vanno bene le cose fra te e lei?"

"Sì, molto. Ci amiamo."

"Le hai parlato di me e di Reinhardt?"

"Non ancora. Aspettavo la tua autorizzazione."

"Se credi opportuno farlo, fallo. Dimmi poi la sua reazione."

"Certamente."

"Forse in questi giorni mi sfuggirà qualche cosa. Se capitasse, fammelo notare, ti prego. Non ero preparato a... tutto questo. No, non ero davvero preparato. Ah, e devo chiederti un grosso favore."

"Sì?"

"Vai da Reinhardt. Digli che è sempre nei miei pensieri. Portagli tutto il mio amore e digli di pazientare, in questi giorni. Vedi che non sono neanche più padrone di un solo minuto... Digli che mi manca molto..."

"Sì, certo. Capirà, di sicuro."

"I medici hanno già emesso un verdetto sulla morte di nostro padre?"

"Non ancora. Credo che sia per questa sera. Ma ho sentito che parlano del cuore... Gli ha ceduto di schianto. Almeno è morto senza soffrire."

"A te, manca?"

"Non so, non capisco. A momenti sì, a momenti no. Credo che più di tutti manchi a Stefania."

"Già. Certamente non a maman, lei ha il suo amante. Ah, bisognerà sistemare l'amante di papà, anche. Penserai anche a questo? Mi consiglierai che farne?"

"Forse anche a lei mancherà papà. Credo che si amassero davvero."

"Ah sì? Perché lo pensi?"

"Beh, sai, dai passaggi segreti a volte li ho spiati... ed ho avuto questa impressione."

"Se lo amava davvero, Cecilie Melanie merita considerazione."

Jakobus dovette anche sottoporsi alle misure ed alle prove per gli abiti per i funerali e per l'incoronazione, all'adattamento della corona e così via.

Due sere prima dei funerali, Friedrich andò a bussare nella camera di Jakobus.

"Avanti!"

"Jakobus, puoi venire nella mia camera?"

"Sì, certo. Che c'è?"

"Vieni... entra."

C'era Reinhardt.

"Friedrich ha pensato che potessimo stare assieme una mezz'ora, prima che tu debba andare..." disse il giovanotto incerto.

"Oh, Reinhardt! Abbracciami!"

"Come stai, amore?"

"Distrutto... Ma bene, ora."

"Ti amo, Jakobus."

"Anch'io. Non passano mai, questi giorni."

"Ci rifaremo, dopo."

"Lo spero proprio. E tu come stai?"

"Disoccupato, ora. Tu hai la guardia che fu di tuo padre e noi siamo in attesa di destinazione..."

"Non posso cambiare nulla, per ora. È tutto come... congelato. Mi manchi."

"Sì, anche a me tu manchi."

"Friedrich è un tesoro, ad averci fatto incontrare."

"Sì, è molto buono con me. Anche il conte Franz Julius si è interessato di me."

"Ah, Franz Julius, il caro amico..."

Si baciarono, si strinsero, si carezzarono.

Bussarono alla porta ed i due amanti si staccarono a malincuore.

"Scusate," disse Friedrich affacciandosi alla porta, "ma tu Jakobus devi andare, ora. Ti aspettano. Tu Reinhardt usa il passaggio segreto. Quando potrò vi farò incontrare di nuovo. Vieni, Jakobus..."

Finalmente ci furono i solenni funerali. Jakobus, come voleva l'etichetta, indossò la bianca uniforme di re, ma priva delle insegne. Tutte le campane delle chiese del regno suonarono a lutto mentre il corteo, dalla Cappella Grande del Palazzo reale, andava alla Cattedrale. Qui l'Arcivescovo officiò le solenni esequie. Poi il feretro fu portato sulla piazza dove ricevette l'omaggio delle autorità civili e militari. Quindi, montato su un affusto di cannone, fu portato alla chiesa di San Martino, nella cui cripta erano sepolti i re.

Usciti dalla chiesa, tutti i cavalieri dell'Ordine Regio di San Martino, nelle loro caratteristiche cappe cremisi tagliate a metà, attendevano Jakobus. Questi vide Franz Julius fra i cavalieri. Il Gran Commendatore si inginocchiò davanti a Jakobus e gli offrì il collare di Gran Maestro che Jakobus si mise al collo. Allora i due cavalieri più giovani, ed uno era appunto Franz Julius, gli misero sulle spalle il mantello bipartito, unito solo dal colletto che, per il Gran Maestro, era dorato. Tutti i cavalieri allora s'inginocchiarono e lanciarono il saluto di acclamazione. Finita questa semplice investitura, Jakobus tornò a Palazzo.

Durante le due settimane seguenti, mentre sia a Palazzo, che nella Cattedrale, che in città e in tutto il regno, si toglievano gradualmente le insegne del lutto e le si sostituiva con quelle per l'incoronazione, Jakobus fu preso da mille altri impegni. Fra questi il fratello gli sottopose i suoi progetti. Riconferma del Gabinetto dei ministri, sostituendo solo il Ministro di Giustizia, troppo vecchio, con il cugino duca Johann Matias. Riconferma del Consiglio della Corona, con l'immissione di Franz Julius e di Friedrich al posto dei due consiglieri più anziani. Riconferma della Consulta della Real Casa, anche qui con due sole sostituzioni. Nomina a conte di Reinhardt e ad attendente personale del re. Una pensione all'amante del defunto re e donazione di una villa. Poi altre decisioni minori. Jakobus approvò tutto e fece propri i progetti. Poi chiese a Friedrich di combinargli un altro incontro con Reinhardt.

Quando furono soli, dopo le effusioni iniziali, Jakobus disse a Reinhardt: "Su proposta di Friedrich, dopo la mia incoronazione, intendo conferirti il titolo di conte e nominarti mio attendente personale."

"Conte io? No, Jakobus!"

"Ma così avrai libertà di movimento a corte, dignità, onori..."

"Il tuo amore vale più di ogni dignità ed onore... io non mi ci vedo proprio a fare il conte. Non ne ho la stoffa."

"Tutti quelli a cui viene conferito un titolo nobiliare prima erano gente comune..."

"No, ti prego. Una semplice guardia nominata conte! Avrebbero tutti da ridire..."

"Ma io... ci renderebbe più facile stare assieme. Un re ed un conte... non ci sarebbe nulla di strano che..."

"No, ti prego. Come attendente ti potrò comunque stare vicino."

"Gli attendenti dei re sono quasi sempre nobili, o almeno alti ufficiali dell'esercito. Farti conte sarebbe normale, non posso di colpo fare di te un generale!"

"Se tu me lo ordini, non posso che obbedirti. Ma ti prego, non costringermi..."

"Ma crearti attendente personale del re senza darti nessun titolo sarebbe ancora più strano. E io voglio che tu possa starmi vicino sempre, in ogni modo, in ogni occasione."

"Io non me ne intendo di queste cose..."

"Non vuoi starmi vicino?"

"Sì, certo!"

"Allora non rendermelo difficile. E poi la guardia nobile è tutta composta di nobili, normalmente, no? Quale era il titolo di tuo nonno?"

"Lui era conte..."

"Appunto, vedi? Accetta di essere nominato conte, amore, ti prego."

"Io... io farò tutto ciò che vorrai, amore."

"Non essere arrabbiato con me, però."

"No, non potrei."

"Allora abbracciami di nuovo, amore."

Jakobus fece convocare il capo della Consulta Araldica e gli chiese di cercare quale titolo comitale avrebbe potuto conferire al suo attendente. Aveva già in mente quale terra assegnare al suo nuovo conte: quella della Selva d'Argento, dove sorgeva il vecchio castello fatto costruire dal suo antenato Otto III il Solitario. Non immaginava quanto questa scelta fosse appropriata.


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