Quando compì venti anni, Friedrich sposò Theresa ed alla coppia fu allestito un appartamento doppio con le due camere da letto confinanti e collegate da una porta. I due erano innamorati e felici.
In questa occasione la regina madre Margaretha disse a Jakobus, con cui frattanto pareva giunta ad una tregua armata, che doveva sposarsi.
"No, maman, non ho alcuna intenzione di sposarmi."
"Ma è per la nazione, per il trono. Devi avere degli eredi!"
"No, maman. Dovreste ormai aver capito chi amo. Non ho alcuna intenzione di lasciarlo!"
"Nessuno ti sta chiedendo di lasciarlo..."
"Ah, dovrei fare come mio padre, o come voi maman? Un po' a letto con uno e un po' a letto con l'altro? No, mi spiace. Io ho una sola parola. E l'ho data a Reinhardt."
"Siete... siete... impossibile! Io sto cercando di venirvi incontro, ma voi..."
"Venirmi incontro spargendo chiacchiere in tutta la corte, sì che ormai il povero Reinhardt è perseguitato da sorrisetti e battute di cattivo gusto? Questo voi lo chiamate venirmi incontro?"
"Quando mi avete imposto di lasciare il mio... amante, io ho accettato, mi pare, senza storie. Ma voi..."
"Potevate seguirlo, se l'aveste veramente amato."
"Ma... ma... io sono regina, non potevo."
"Voi avete fatto le vostre scelte, maman, io le mie."
"Ma un re non può pensare solo a se stesso. Deve avere degli eredi. Deve!"
"Nominerò principe ereditario il primogenito di Friedrich."
"Siete testardo! Ma uno stato non può avere un monarca che... che giace con uomini!"
"Dite? Non credo proprio di essere il primo nella storia. Né sarò di certo l'ultimo."
"Non è questa una buona ragione. Si riderà di voi nelle corti d'Europa."
"Se voi vi premurerete di informarli, è molto probabile. E voi sareste capace di farlo, in odio a me e a Reinhardt."
"Sì, odio quel Reinhardt, lo odio! Vi sta rovinando."
"Lui? Non c'è essere più onesto, buono ed innocuo. E pieno d'amore." concluse sorridendo.
"Siete pazzo, pazzo! Questo è un problema di stato. Ne informerò il Gabinetto, e il Consiglio... e l'Arcivescovo!"
"E basta? Vi manca la carta da lettere, maman? E dite, invierete lettere anonime o le firmerete? Una madre che svergogna il figlio: molto, molto nobile davvero!"
"Io ho dei doveri verso la nazione, verso la mia famiglia, verso la mia coscienza..."
"Oh oh, sempre più nobile. Avete dimenticato il vostro dovere verso Dio, verso l'umanità, verso la Storia, verso... chi altri?"
"Non crediate di risolvere nulla col vostro sarcasmo. Vedremo quanto durerà questa vostra ridicola passioncella. Vedremo!"
"Molto bene. Potrete certamente crearmi molti problemi, ma non riuscirete mai a separarmi dal mio Reinhardt. Ve lo giuro, ve lo giuro sulla mia vita, non riuscirete a far cessare il nostro amore. Neppure se ci faceste uccidere."
"Non siate melodrammatico ora. Non siamo più nel medio evo."
"Scommetto che ve ne spiace! Chi fareste uccidere se poteste, me, lui, o tutti e due?"
"Ci sono metodi più raffinati, ai giorni nostri."
"Raffinati? Eleganti ed alla moda, volete dire? Li spiegano nel vostro Journal des Dames?"
La regina madre si alzò stizzita: "Parlerò di nuovo con voi il giorno in cui imparerete ad essere più ragionevole!"
"Allora vuol dire che non parleremo mai più... Comunque, se cambiaste idea, d'ora in poi parlerete con me solo in presenza di due testimoni e di Reinhardt, oppure rifiuterò di ricevervi."
La regina lo guardò spalancando gli occhi: "Osereste farmi questo affronto?"
"Voi ne avete fatti di peggiori a me. Potete andare, ora."
La regina uscì dallo studio del re sbattendo la porta e Jakobus le gridò dietro: "Molto regale!" e sedette di schianto, la testa fra le mani.
Dal passaggio segreto entrò Friedrich: "Scusami, Jakobus, ma mi sono permesso di ascoltare tutto..."
"Hai fatto bene, almeno mi risparmi la fatica di raccontartelo. Dov'è Reinhardt?"
"Nel parco con Stefanie. Vuoi che te lo faccia chiamare?"
"No... Sicuramente nostra madre ne parlerà al Gabinetto ed a tutti gli altri. E li avrò tutti contro. Che facciamo, ora?
"Per prima cosa cerca di calmarti, Jakobus. Poi facciamo una riunione, tutti noi. Vado a farli chiamare. Ti va bene se ci vediamo qui, nel tuo studio?"
"Sì, va bene. Io vado a stendermi un attimo sul letto. Mandami Reinhardt, per favore. Poi, quando ci sarete tutti, ci verrai a chiamare."
Jakobus era steso sul letto, in camicia e pantaloni, quando entrò Reinhardt.
"Amore! Friedrich mi ha detto... come stai?"
"Non lo so. Stanco... vieni qui, vicino a me."
Reinhardt si sfilò le scarpe, si tolse la giacca e si stese accanto al suo amante, abbracciandolo stretto. Per un po' stettero così, in silenzio.
Poi Jakobus disse: "Avremo tutti contro... ce li metterà tutti contro. Ma io lotterò. Non riuscirà a separarci, vero?"
"No, non ci riuscirà."
"Tu mi starai vicino?"
"Qualunque cosa succeda."
"Sarà dura anche per te. Diventeranno crudeli. Faranno pressioni anche su di te..."
"Mi sento forte. Che potrebbero farci?"
"Non ne ho idea. Farmi dichiarare pazzo, forse..."
"Dovranno dimostrarlo, e non ci riusciranno, perché non lo sei."
"Nel nostro regno non ci sono leggi contro due uomini che si amano, per fortuna. In altri regni ci sono, persino nella grande e civile Inghilterra! Non so a cosa potrebbero appellarsi. Il re sono ancora io... Potrebbero tentare pressioni su di te, perché tu mi abbandoni..."
"Sprecherebbero il loro tempo ed i loro sforzi. Se fosse stato vivo tuo padre, avrebbero potuto mettermi in prigione, esiliarmi forse... Ma ora il re sei tu."
"Già. Perciò cercheranno di agire su di me, sapendo che non possono toccare te."
"Abbiamo comunque degli amici... ci aiuteranno, ci consiglieranno."
"Sì, certo. Ma dovremo contare soprattutto sulle nostre forze, Reinhardt. Io e te, soli..."
"Ti amo, Jakobus. Non ho altro da darti, se non il mio amore, me stesso."
"Non ho bisogno d'altro. Il resto non conta." rispose il re con uno stanco sorriso.
Un'ora e mezzo più tardi Friedrich bussò alla porta della camera: "Ci siamo tutti. Se volete venire..."
Jakobus entrò, seguito da Reinhardt. C'era Friedrich con Theresa, Stefanie, Johann e Franz Julius con Anthon.
"Amici, grazie per essere qui. Friedrich vi ha già messo al corrente, penso..."
"Sì, Jakobus, abbiamo saputo," disse Johann scuro in volto, "e le cose si stanno mettendo male. Tua madre gode di notevoli appoggi a corte..."
"Sai che abbia già fatto qualche passo?" chiese Franz Julius.
"No, non mi risulta, ma ne farà molto presto."
"Beh, tu sei nel Gabinetto ed io sono nel Consiglio. Se li interesserà lo verremo a sapere subito."
"Sa che tu sei suo amico, Franz. Tu sarai l'ultimo a venire a sapere."
"Ma alle riunioni del Consiglio devono presenziare tutti i membri, quindi anche io."
"A quelle ufficiali, sì. Ma vedrai che cercheranno di tenerti lontano..."
"Per te è diverso, Johann..." disse Friedrich.
"In parte sì. Anche perché io fino ad ora non mi sono mai schierato apertamente in favore di Jakobus."
"Bene, meglio così. Tu ti schiererai contro di me, ufficialmente. Almeno sarai tenuto al corrente..." disse Jakobus.
"Non so. Sapranno già di sicuro che sono qui con voi..."
"Il fatto che io ti abbia convocato qui oggi non significa che tu sia dalla mia parte."
"È vero. Ma questo significa che in futuro io non potrò partecipare a queste riunioni."
"Risolveremo in seguito questo problema," disse Jakobus, "ora bisogna cercare di immaginare quali mosse può tentare la regina e come fare a neutralizzarle."
"Qualunque cosa possa tentare si basa sul fatto che tu e Reinhardt siete amanti. Ma nessuno ne ha le prove. Voi potreste negarlo, dire che è un'infame calunnia." disse Franz Julius.
"No, innanzitutto c'è l'ex attendente di mio padre che mi ha sorpreso con Walterus e che può testimoniare che a me piace giacere con i maschi. Poi il mio ex attendente che ebbe l'ordine di controllarmi... E anche il fatto che Reinhardt sia con me da anni, che appena sono diventato re l'ho fatto conte e mio attendente personale... che prima l'abbia voluto con me a Berlino ed a Londra..."
"Anche Petrus era sempre con te..."
"Questo è il punto. Era. E non l'ho fatto conte. No, non credo che negare... E poi, sinceramente, non mi va di negare il mio amore per lui, mi sembrerebbe di tradirlo."
"La regina ha detto che se ti sposi puoi fare ciò che vuoi... Perché non ti sposi, allora?" chiese Johann.
"No, questo mai! Non potrei essere l'uomo di due diverse persone. Ingannare mia moglie e tradire Reinhardt."
"Potresti sposarti ma non avere mai rapporti fisici con lei..."
"Oh povera regina! No, non farei mai una cosa del genere."
"Si potrebbe forse trovare una dama che, pur di diventare regina, accetterebbe..."
"No no. O sarebbe un'intrigante o... pensate se si facesse un'amante e ci scodellasse un erede al trono!" disse Johann.
"Io non riesco a capire perché maman si accanisca tanto contro Reinhardt." disse Stefanie, "Se solo lo conoscesse..."
"No, in realtà si accanisce contro di me perché non vivo come vuole lei, perché non faccio ciò che vuole lei. La storia dell'erede è solo una scusa: quanti regnanti non hanno avuto eredi diretti! Le avevo detto che avrei nominato mio erede tuo figlio, Friedrich, ma non le stava bene. Il vero problema non è l'erede e il vero problema non è Reinhardt. Il vero problema è che lei vuole ancora fare la regina, dare ordini. Riavere un proprio amante ma separarmi dal mio. E farà del tutto per riuscirci. Il vero problema comunque non è il perché, ma cosa e come agirà."
Discussero a lungo. Furono fatte molte proposte ma tutte vennero scartate perché inopportune, o irrealizzabili o non veramente utili. L'unica conclusione fu che tutti dovevano stare molto attenti al minimo indizio e tenere al corrente gli altri... attendere, non pareva esserci altro da fare.
Passò circa un mese in cui tutto sembrò tranquillo. L'unica novità fu che la regina madre mangiava nelle proprie stanze e non con la famiglia. Allora Jakobus, chiesto il parere ai fratelli, ne approfittò per chiedere a Reinhardt di mangiare a tavola con loro. Jakobus sedeva a capotavola, sul lato destro sedevano Theresa poi Friedrich, sul lato sinistro Stefanie poi Reinhardt. Di fronte il posto vuoto della regina madre, che Jakobus volle che fosse comunque sempre apparecchiato: "è lei che non vuole venire, non io che non la voglio." disse.
Poi un giorno l'Arcivescovo chiese udienza al re. Questi chiese a suo fratello di mettersi nel passaggio segreto e di ascoltare tutto. Quindi accolse l'alto prelato nel suo studio, mentre nell'anticamera c'erano Reinhardt e Franz Julius con due monsignori del seguito dell'Arcivescovo.
"Eccellenza reverendissima, a che devo il piacere..." disse il re.
"Vostra Maestà, è un compito ingrato che mi conduce qui da voi..."
"Ingrato? Dite..."
"Ero un giovane vescovo quando ebbi l'onore di battezzare Vostra Maestà. Vi vidi crescere. Fui io a darvi la Prima Comunione, poi il Sacro Crisma... eravate così bello, un angelo del cielo. E fui io a darvi l'unzione di re, ad imporvi la corona..."
"Certo, Eccellenza."
"Tutto ciò, ed il fatto che sono l'indegno pastore di questo regno, l'umile rappresentante di Nostro Signore Gesù Cristo in questo gregge, mi impone e mi autorizza a parlarvi a cuore aperto."
"Molto bene, Eccellenza."
"Ecco, vedete, un re è tale per volontà di Dio. Perciò a Dio deve rendere atto della propria vita... sia pubblica che privata..."
"Certamente."
"Ora... Vostra Maestà, sono qui per consigliarvi, guidarvi, con la sollecitudine del pastore, per scongiurarvi di tornare sulla retta via..."
"Sulla retta via!"
"Maestà, re David peccò contro Dio quando prese la moglie di Uria e lo inviò a morire in battaglia, per poter avere la donna per sé. Il profeta Nathan lo rimproverò e David si pentì ed ebbe il perdono di Dio..."
"Conosco la storia di David e Betsabea. Ma io non ho rubato la moglie ad alcuno, non ho mandato a morire nessuno, perciò non capisco..."
"Oh, Maestà, sapete bene di che parlo!"
"No, Eccellenza reverendissima. Non lo so. Volete avere la bontà di spiegarmelo?"
"La vostra... il fatto che voi commettete atti ignominiosi con un uomo! Dice San Paolo che i sodomiti non erediteranno il Regno di Dio!"
"Sì, Eccellenza: prima Corinzi 6,10 vero? Dunque è per questo che m'avete chiesto un'udienza? Per il fatto che io amo un uomo?"
"Ah, lo ammettete, dunque."
"Vi aspettavate che lo negassi? Che ipocritamente vi dicessi che sono solo chiacchiere, calunnie? Non mi avreste creduto, ma avreste finto di credermi, lavandovene le mani come Ponzio Pilato?"
"A me sta a cuore la salute della vostra anima e della nazione su cui regnate. Un re ha una grave responsabilità, deve essere di esempio alla nazione. Ora, che esempio state dando voi? Voi non siete d'esempio, ma di scandalo!"
"Oh... preferivate l'esempio di mio padre che giaceva con una concubina, mentre la moglie giaceva con un altro uomo? È questo l'esempio che mi proponete di dare? O forse eravate già venuto a parlare di David anche a mio padre? E lui vi ha forse ascoltato?"
"Non stiamo discutendo su re Heinrich, pace all'anima sua, ma su voi! Voi che, in peccato mortale, avete la sfrontatezza di accedere alla santa comunione!"
"Ho imparato dai miei genitori, Eccellenza."
"Non sono qui per parlare di altri ma di Voi!" tuonò il prelato, rosso in volto, "Recedete dal peccato di Sodoma ed avrete il perdono di Dio e mio. Togliete dalla vostra vita questo abominio e fatela splendere di purezza! Date una regina alla nazione ed un erede come Dio comanda!" disse fremente il vecchio.
"A proposito, Eccellenza reverendissima, avete detto, quando siete entrato qui, che io sono re per volontà di Dio, vero?"
"Certamente. Ogni potere viene da Dio!"
"Curioso... Ne siete convinto?"
"Assolutamente! Per questo vi ho imposto io la corona e non un qualsiasi funzionario di stato. Io, l'uomo di Dio!"
"Bene. Ora, se non erro, Dio ci conosce fin dal concepimento, vero?"
"Ma certamente..."
"Conosce me meglio di quanto voi mi conosciate, giusto?"
"Sicuro, ma..."
"Bene. Quindi Dio sa che dall'età di quindici anni, cioè da otto anni ormai, e da sei anni prima della mia incoronazione a re, io amo carnalmente quelli del mio stesso sesso. Eppure Lui mi ha voluto re. Se fosse davvero un tale abominio, perché avrebbe prescelto proprio me? Perché non far morire me, invece di mio padre?"
"Ma... ma... i disegni di Dio sono misteriosi..."
"E voi, l'uomo di Dio, vi vorreste opporre ai misteriosi disegni di Dio?"
"Adesso esagerate! Vorreste sostenere che Dio ha voluto un sodomita sul trono? Che Dio perciò approva la vostra condotta immonda? Volete aggiungere al peccato la bestemmia?"
"Che bisogno abbiamo di testimoni? Costui bestemmia..."
"E non citate il Vangelo di Dio! Non osate paragonarvi a Nostro Signore! Non atteggiatevi a vittima, ora! Voi, peccatore!"
"Chi è senza peccato, scagli la prima pietra... Siete senza peccato, voi?"
"Tacete!" gridò l'Arcivescovo.
Jakobus si alzò in piedi, furente: "Tacete voi, piuttosto! Ricordate che voi siete mio suddito e che voi vivete dei proventi di questo regno! Voi, minuscolo piccolo essere presuntuoso, che venite a sindacare sulle mie scelte, sulla mia vita. Voi che non sapete distinguere fra l'amore e la carnalità, che benedite l'unione dell'uomo che usa la donna come puro oggetto del proprio piacere, senza amore, e la tradisce, e questo lo chiamate sacramento; ma maledite l'unione di un uomo che ama un altro uomo d'amore vero, fedele, e la chiamate peccato!
"Voi che invece di sondare l'animo dell'uomo e la sua coscienza, vi permettete di misurarne le apparenze e vi ergete a giudice! Un solo giudice io riconosco superiore a me: Dio! E a Lui mi appello, a Lui presento il mio amore! Non a voi, meschino uomo, che non amate né gli uomini né Dio! Voi di cui tutti conosciamo l'avidità, servitore di Mammona, che avete comprato con l'oro la vostra dignità episcopale! Voi che chiudete il cuore alla vedova ed all'orfano, ma spalancate le porte al ricco ed al potente.
"Voi sepolcro imbiancato che apparite giusto davanti agli uomini ma dentro siete ripieno di ipocrisie e di iniquità! Voi che vorreste chiudere la porta dei cieli a me, e che così non fate che chiuderla a voi stesso. Tacete! Non una parola di carità, non una parola di amore ho sentito sulle vostre labbra. Pastore, sì, ma pastore che porta le sue pecore al macello e conta felice le monete che ne guadagna.
"Avete provato a capire? Il peccatore, ed anche io lo sono, ha bisogno di parole di amore, di comprensione, non di condanna. Io sono il pubblicano in fondo al tempio, voi il fariseo davanti all'altare. Voi... povero, piccolo, misero omuncolo." concluse Jakobus facendo uno sforzo per calmarsi.
L'Arcivescovo era restato seduto, impallidito, esterrefatto, muto.
Dopo alcuni attimi di silenzio l'Arcivescovo si alzò: "Pregherò per voi, Maestà..."
"E fate bene. Anch'io pregherò per voi..."
"... perché il Signore vi tocchi il cuore..."
"... che renda voi capace di amore..."
"Chiedo di potermi ritirare."
"Vi è concesso, Eccellenza."
Uscito l'Arcivescovo entrò Friedrich, poi anche Franz Julius a Reinhardt.
"L'hai trattato molto male. Te ne sei fatto un nemico." disse Friedrich.
"Era già mio nemico. E non è che lui mi abbia trattato meglio. Gli avrei detto ben altre cose, se non mi fossi calmato e se non avessi capito che sarebbe stato del tutto inutile. Ah, l'uomo di Dio! Bene, quel che è fatto è fatto. Voglio che d'ora in poi un nostro uomo ascolti tutte le sue prediche e ne riferisca, che sia sorvegliato con discrezione: chi incontra, che fa, a chi manda messaggi e da chi ne riceve."
"Sarà fatto." rispose Franz Julius.
Reinhardt allora disse: "Abbiamo contro la Chiesa. Speriamo di non avere contro anche Dio!"
"Questo, mio amato, lo sapremo solo quando ci presenteremo a Lui. Ma come mi dicesti tu quella notte nella Cappella Grande, se avremo cuore retto non potremo essere condannati. Sì, ho commesso un peccato io, è vero, ma non è quello di amare te, ma quello di avere a mia volta giudicato l'Arcivescovo. Lui non ha il diritto di giudicare me, ma neanche io di giudicare lui. Di questo mi confesserò."
"Credi... che possa negarti i sacramenti?" chiese Friedrich.
"Per farlo dovrebbe accusarmi pubblicamente. Ma senza prove evidenti potrei farlo condannare per calunnia. Non credo che sia così ingenuo da prepararsi una trappola con le proprie mani."
"Ma tu hai ammesso davanti a lui la tua relazione."
"La sua parola contro la mia, lo sa."
"Lo hai ammesso anche con maman... dovresti essere più prudente." insisté Friedrich.
"Friedrich ha ragione." aggiunse Franz Julius.
Allora Jakobus si rivolse a Reinhardt: "Pensi che io debba mentire?"
"Non mi piace la menzogna, Jakobus, lo sai. Ma la menzogna è tale quando fa danno a qualcuno, non quando è legittima difesa. Se questo è il modo, l'unico modo che ci resta per difendere il nostro amore... non dico di negarlo. Ma almeno di non affermarlo. In fin dei conti il nostro amore è solo cosa nostra, che non interessa nessuno, visto che con ciò io non divento nessuno a corte... non divento regina, insomma." concluse con un sorriso divertito Reinhardt, al che anche gli altri sorrisero annuendo.
Ma, subito dopo l'Arcivescovo, iniziò l'attacco del Gabinetto dei Ministri. La prima avvisaglia la dette Johann. Il Primo Ministro aveva indetto una riunione informale del Gabinetto per porre il problema sul tavolo: il Re è un sodomita e non intende sposarsi, che facciamo? Al che il Ministro per l'Estero aveva chiesto che prove si avessero per un'affermazione così scandalosa. Il Ministro dell'Interno disse che già da tempo a corte circolava la voce che l'attendente del re ne fosse l'amante. Il Ministro del Tesoro e Finanze allora disse che secondo le chiacchiere di corte lui avrebbe dovuto essere di discendenza ebraica, e tutti i ministri risero, e che perciò non si poteva proprio e non si doveva dar peso alle chiacchiere.
Gli altri ministri avevano taciuto, a parte Johann che aveva esclamato: "Non posso crederlo! Ma se ne avessimo prove irrefutabili, sarebbe un fatto a dir poco gravissimo!"
"Tutto il problema, per tutti, pare sia poter dimostrare che tu e Reinhardt fate l'amore!" aveva notato Anthon.
"Non ci faremo certo sorprendere a letto assieme..." disse sorridendo Jakobus.
"E d'altronde anche il personale di camera non può dire di averci mai visti in letto assieme, a parte che ora è solo personale fidato." aggiunse Reinhardt.
"Sì, ma le camere confinanti..."
"Anche quelle di mio padre e del suo attendente erano confinanti." obiettò Friedrich.
"Sì, ma lui aveva una moglie ed anche un amante... era al riparo da sospetti." disse Franz Julius.
"D'altronde, " disse Friedrich, "sarebbe molto strano se d'improvviso Jakobus ordinasse di spostare altrove la camera dell'attendente. Sarebbe quasi un ammettere che c'è realmente qualcosa."
Stefanie allora disse: "Io e Reinhardt stiamo bene assieme. Balla con me, passeggia con me nel giardino... Non potremmo far credere che mi stia facendo la corte?"
"Sei un tesoro, Stefanie. Ma capisci che una simile finzione potrebbe durare solo pochi mesi... Non potete fidanzarvi ufficialmente, sposarvi..."
"È vero..."
"No, ci possono essere solo tre soluzioni: o dare retta a loro e separarci, o essere ipocriti e sposarci, oppure lottare. E sicuramente né io né Reinhardt accetteremo mai le prime due soluzioni, perciò..."
Il secondo passo che compì il Primo Ministro fu di leggere al Gabinetto riunito la deposizione giurata dell'ex attendente di re Heinrich, in cui affermava di aver sorpreso il principe ereditario a letto nudo con un suo valletto, di cui dava le generalità, che perciò era stato esiliato... Metà del Gabinetto era "inorridita" di fronte a quella "prova". Ma il Ministro per la Guerra fece notare che all'epoca di quel fatto il principe aveva solo diciassette anni... poteva trattarsi solo di una "fregola giovanile" come spesso avviene, specialmente a uomini "a cui di fatto viene preclusa ogni frequentazione femminile". Ma il Primo Ministro aprì un dossier segreto in cui infilò quella prima "prova".
"Fai perquisire lo studio del Primo Ministro, fai portar via quel documento e distruggilo." disse Franz Julius.
"Sarebbe inutile, ne farebbero fare un altro dall'ex attendente..." notò Jakobus.
"E tu allontana l'ex attendente." disse Stefanie.
"No, non posso farlo scomparire. Lo troverebbero. E comunque quell'uomo dice solo la verità... o quasi. Walterus era nudo, io in camicia da notte. E non eravamo tutti e due sul mio letto quando è entrato, c'ero solo io. Il povero Walterus cercava disperatamente di rivestirsi, accanto al letto... Ma questo non è che cambi molto la sostanza della cosa. E non so se non sarebbero capaci di tirar fuori una testimonianza di Walterus..." disse Jakobus.
C'era sempre più tensione a corte. Reinhardt era sempre più spesso oggetto di sorrisetti e di battutine feroci.
Nel maggio dell'89, per il mese mariano, l'Arcivescovo fece un'omelia in cui parlò di "Maria, Madre di Purezza" e si scagliò contro ogni forma di sessualità peccaminosa, "come quella del maschio che giace col maschio come fosse una donna! Sia anatema!". Non fece riferimenti al re, ma alla fine dell'omelia disse, "Pochi giorni or sono il nostro sovrano, Sua Maestà Jakobus III, ha compiuto ventiquattro anni. Preghiamo il Signore per la salute del suo corpo e soprattutto della sua anima. Che lo illumini perché la sua condotta sia irreprensibile."
Nessuno poteva accusarlo di aver affermato che il re fosse un sodomita, ma quell'accostamento non era certo casuale e molti lo notarono.
Johann in giugno riferì che la regina madre aveva inviato una lettera al Primo Ministro, in cui sui diceva preoccupata per le sorti del regno "... visto che il Re mi ha dichiarato la sua intenzione di non sposarsi, poiché mi ha dichiarato di predilige il proprio sesso invece che l'altro sesso." E concludeva chiedendo al Primo Ministro di fare pressioni sul Re perché acconsentisse a sposarsi. Anche quella lettera finì nel dossier riservato. Il Gabinetto a stragrande maggioranza decise che si dovessero fare pressioni sul Re perché acconsentisse a sposarsi.
Così, quando l'intero Gabinetto chiese al Re di presenziare ad una sua riunione "straordinaria" questi sapeva di cosa si sarebbe trattato.
"Sua Maestà il Re!" annunziò il mazziere.
Tutti i ministri si inchinarono mentre Jakobus andava a sedere nel seggio reale a capotavola. Tutti i ministri sedettero dopo di lui.
"Col permesso di vostra Maestà, dichiaro aperta la seduta." disse il Primo Ministro.
"Certamente, Eccellenza. Volete dare lettura all'ordine del giorno?" disse Jakobus tranquillo.
"Col permesso di Vostra Maestà, vi è un solo punto all'ordine del giorno per questa seduta straordinaria: le nozze di Vostra Maestà."
"Ah bene. Allora la riunione è finita. Non ho alcuna intenzione di sposarmi." rispose laconico Jakobus.
"Ma, vostra Maestà! Vorremmo saperne il motivo..."
"Dovrei giustificare le mie scelte di fronte a voi? Dimenticate forse che io ho scelto voi e non voi me?"
"No, certo, Sire! Ma se dobbiamo collaborare con Vostra Maestà per il bene della nazione... dobbiamo sapere... La nazione ha diritto ad un erede e se Vostra Maestà non si sposa..."
"La nazione, Eccellenza, avrà un erede. Sarà il primogenito di mio fratello, il principe Friedrich."
"Ma, maestà, se voi vi sposaste..."
"Vorreste decidere i destini della nazione fin dentro il mio letto? È così, Eccellenza?"
"Dio ne scampi, Maestà. Nel vostro letto Maestà farete ciò che più vi aggrada... Ma se accettaste di prendere una sposa, tutto sarebbe più semplice. Il popolo vuole una regina... Un re senza una regina è per la nazione come un uomo monco, con una gamba sola. Oltre al fatto che un matrimonio ben combinato può essere il modo per rafforzare la nazione di fronte ai pericoli che la minacciano e che Voi conoscete. Un'alleanza con la corte di Vienna, per esempio..."
"Non siamo già buoni alleati degli Asburgo?"
"Certo, Maestà, vi è il trattato firmato da vostro padre, ma se fosse rafforzato da un matrimonio..."
"Vienna non mosse un dito in difesa di Marie Antoinette, nella rivoluzione francese, se ricordate la storia. Perché dovrebbe muoversi per una mia eventuale sposa?"
"Oh, Maestà... se non per motivi politici, almeno per motivi interni... La corte mormora per l'atteggiamento di Vostra Maestà. Un matrimonio potrebbe riportare serenità nella corte e mai come ora vi è bisogno di unità e di concordia..."
"Vi state riferendo alle voci riguardo alla mia sodomia, Eccellenza?"
Il Primo Ministro tossì imbarazzato: "Ecco, Vostra Maestà, la vostra vita privata non riguarda che voi. Ma la vostra vita pubblica... Sposatevi, e vivete come più vi aggrada..."
"Sì, so che questa è la vostra filosofia. Prendete moglie e traditela come e quanto vi piace! Se che alcuni fra le Loro Eccellenze fanno esattamente così, sull'esempio del mio defunto padre, re Heinrich. Ma non io!"
Chiese la parola il Ministro per l'Interno: "Il popolo, la nobiltà, questo Gabinetto chiede al re di far cessare le voci che nuocciono al prestigio del regno! Oppure questo Gabinetto dovrà prendere in esame le più serie azioni..."
"Scusate Eccellenza se vi interrompo. Ma in quanto voi state dicendo vi sono alcuni punti che vorrei chiarire, prima che continuiate. Voi dite il popolo. Le chiacchiere sulla mia vita privata sono forse state diffuse fra il popolo? E da chi, di grazia?"
"Non sono chiacchiere e Vostra Maestà lo sa bene!" disse il Ministro per i Trasporti.
"Vorrei non essere interrotto, Eccellenza. Dunque, dicevo, non mi pare che i giornali abbiano mai pubblicato nulla. Che mi dite, signor Ministro per gli Interni?"
"No, non ancora, Maestà. Ma fino a quando?"
"Questo dipende da voi, Eccellenza, non è forse vero? E ve ne ritengo responsabile. Dicevate poi la nobiltà, di cui peraltro le Loro Eccellenze fanno parte. La nobiltà mormora, lo so bene. Ma questo è sempre stato il passatempo preferito della nobiltà. Se volete, posso rinfrescarvi la memoria su altre voci... È vero, signor Ministro degli Esteri, che avete fatto dichiarare incapace di intendere e di volere vostro padre per avere prima del tempo la sua eredità? Sono solo chiacchiere, presumo, ma ci sono. E voi, signor Ministro dei Trasporti, è vero che avete fatto sposare a vostro figlio la vostra giovane amante per averla più facilmente nel vostro letto? Anche questa è solo una chiacchiera, spero e presumo. E voi, signor Primo Ministro, è vero che vostra moglie si diletta con il vostro segretario personale e che voi siete perciò cornuto e felice, visto che vi chiamate Felix Cornelius, come si sussurra nei corridoi qui a corte?"
"Vostra Maestà, questi sono solo bassi pettegolezzi!" insorse il Primo Ministro, paonazzo.
"Giustissimo. Ma perché solo quanto riguarda voi e non quanto riguarda me viene definito da voi bassi pettegolezzi?"
"Vostra Maestà, ho dei documenti..." iniziò il Primo Ministro, ma il re alzò una mano e l'uomo tacque.
"Sapete meglio di me, Eccellenza, che ogni documento può essere falsificato, estorto, piegato, interpretato ed anche inventato a volontà. Volete che mi procacci anche io un dossier pieno di documenti su di voi? Su cose di cui si è appena parlato e su molte, molte altre? Mi sarebbe molto facile farlo. Ma torniamo a noi. Sua Eccellenza il Ministro per l'Interno ha detto che se non mi sposerò, questo Gabinetto dovrà prendere in esame le più serie azioni... L'unica seria azione che questo Gabinetto può prendere in esame senza il mio placet, sono le dimissioni. È questo che intendevate dire?"
Il Ministro per l'Interno disse, buio in volto: "Se Vostra Maestà ci costringerà, sì, l'intero Gabinetto potrebbe rassegnare le dimissioni. E questo creerebbe una gravissima crisi politica. Siete disposto a questo pur di rifiutare la nostra richiesta di sposarvi?"
"Sono disposto a tutto perché nessuno si azzardi a mettere il naso nella mia vita privata. E accogliere le vostre dimissioni sarebbe la cosa meno gravosa."
"Questo è politicamente un momento molto grave, Sire. Una crisi politica nuocerebbe grandemente al vostro regno. Non potete seriamente mettere in pericolo il regno solo per difendere la vostra vita privata. Il dovere di un re è innanzitutto verso il proprio regno e solo in seconda istanza verso se stesso." disse accigliato il Primo Ministro.
"Mi viene voglia di rispondervi: perisca Sansone con tutti i filistei... ma non lo farò. Mi avete ricordato i miei doveri, Eccellenza, e ve ne ringrazio. E per ringraziarvi, vi ricorderò i vostri: io vi ho scelti, e nominati, affinché mi aiutiate perché io possa fare il bene della nazione. Il vostro primo dovere è quindi verso di me. Siete i miei ministri, e la parola ministro viene dal latino minis, il minore. Cercate di non dimenticarlo. Dovreste essere miei collaboratori, miei sostegni, non miei avversari. Dimenticatelo per un solo istante e farò volare le vostre teste... metaforicamente, s'intende.
"Chi di voi non se la sente di essermi amico e di rispettare il giuramento che ha fatto nelle mie mani, può presentarmi immediatamente le proprie dimissioni che saranno subito accettate. Nessuno? Neppure voi, signor Ministro per l'Interno? Bene, mi rallegro per la vostra rinnovata volontà di prendere le mie parti. Dichiaro chiusa la seduta del gabinetto. Vi ringrazio, Eccellenze, potete andare." disse Jakobus alzandosi in piedi.