logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA GABBIA DORATA 11 - IL COLPO DI SCENA E LA LIBERTÀ FINALE

"Amore, sei sempre più teso, più stanco. Io sto male a vederti stare così male. Anche quando facciamo l'amore, pare che non riesco più a farti dimenticare i tuoi crucci..." disse Reinhardt abbracciando stretto Jakobus contro il proprio petto.

Questi gli carezzò i fianchi, le gambe: "Povero amore mio! Stai male per causa mia... Io che volevo farti felice... che volevo essere felice con te. È vero, questa continua lotta ci sta logorando. Tu, a corte, a parte i pochi veri amici, sei sempre più isolato. Io continuo ad essere oggetto di pressioni crescenti. L'Arcivescovo dal pulpito ha avuto l'ardire di chiedere leggi che puniscano la sodomia. I giornali gli hanno fatto da cassa di risonanza e gli hanno dato ragione... La regina madre sta di fatto creando una contro-corte, con le sue feste, le sue riunioni... Il mio venticinquesimo compleanno è passato quasi inosservato, stanno isolando anche me... E tu stai soffrendo a causa di tutto questo..."

"Solo perché tu soffri, amore. Cosa posso fare per te?"

"Prendimi..."

"Sì, amore... ma da un po' di tempo a questa parte sono solo io a prendere te... anche a me piace quando tu mi prendi, lo sai. Anche io ne ho bisogno..."

"Sì, lo so... ma non me la sento. Ho bisogno di sentirti in me... Di star qui buono buono ed accoglierti..."

"Sì, stai lì buono buono. Pare quasi che tu subisca. Partecipi sempre meno. Mi fai sentire quello che si sfoga e via... Dov'è finita tutta la tua bella forza, la tua irruenza, il tuo vigore di giovane maschio? Io ne ho bisogno, sai?"

"Oh, amore mio! Sono tanto stanco. Ma non ti subisco affatto, mi piace moltissimo sentiti in me, averti in me. Abbi pazienza, amore. È solo un periodo, passerà..."

"Sì, lo spero. Ma non vorrei che tutta questa tensione mettesse in pericolo il nostro amore."

"Ma io ti amo tantissimo... devi credermi!"

"Ti credo, certo. Ti credo e ti amo. E ti voglio..."

Reinhardt prese a fare l'amore con Jakobus, cercando di non pensare al proprio desiderio ma solo a ciò che l'amato gli chiedeva, di cui aveva bisogno da lui. Pensò all'espressione: insieme nella buona e nella cattiva sorte... e si piegò alla cattiva sorte.

Ma quel colloquio aveva lasciato un segno profondo in Jakobus. Lo rimuginò, ci pensò. E un giorno ne parlò a tu per tu con Friedrich.

"Vedi, sto rovinando il mio rapporto con Reinhardt..."

"Rovinando? Perché? Mi pare che siete sempre innamorati l'uno dell'altro, no?"

"Sì, innamorati sì. Ma sul piano fisico le cose non vanno più bene come prima. Tutta questa tensione, tutta questa lotta mi sta sfiancando. Mi sento sempre più teso, stanco... e a letto non riesco più ad essere vivace e pieno di passione come prima. Facciamo l'amore, ma in fondo è solo Reinhardt a farlo con me, non io con lui..."

"Vuoi dire che non ti attrae più? Che non ti piace più?"

"Oh no, mi piace molto, mi attrae moltissimo. Ma non ho più in me la forza per dimostrarglielo. Così, giaccio lì e lascio fare tutto a lui... Ma lui vorrebbe che io fossi vivo e caldo come prima. Mi sente passivo e teme che io non lo desideri. Gli pare che io subisca le sue attenzioni... Non è così, ma a lui pare che sia così, a causa del mio comportamento."

"Ma non gliel'hai spiegato?"

"Sì, certo, e ha capito, e resiste, e ha pazienza. Ma fino a quando? La situazione, invece di migliorare, sembra peggiorare... Io lo amo, e mi piace anche fisicamente, come prima, e mi attrae... ma non riesco più a dimostrarglielo, a farglielo sentire..."

"Povero fratello mio. E questo aggiunge peso a peso, vero?"

"Sì. Vorrei farlo felice e invece lo vedo sempre più preoccupato, sempre più taciturno, sempre più triste... per colpa mia."

"No, non per colpa tua, ma per tutto quello che ti stanno facendo. Senti, perché non vi prendete un mese, da soli tu e lui, in uno dei nostri castelli o ville?"

"Lasciare per un mese, con tutto quel che sta succedendo sul piano politico sia interno che internazionale? Non posso permettermelo. E poi, io e lui da soli, non farebbe che mettere legna sul loro fuoco... no, non è possibile, purtroppo. Cercherò di resistere, Friedrich, anche se ho tanta paura..."

"Paura Jakobus? E di che?"

"Che lui... che Reinhardt si stanchi di me." disse sottovoce Jakobus ed una lacrima gli brillò nell'angolo dell'occhio.

Friedrich gli cinse le spalle con un braccio: "Io ti voglio bene, Jakobus. Lo so che questo non risolve i tuoi problemi, ma ti voglio tanto bene. Sei a terra e vedi tutto nero, ma è solo un momento difficile. Ne uscirai, vedrai. Anzi, ne uscirete. Avete lottato per salvare il vostro amore, ed il vostro amore salverà voi..."

"Speriamo Friedrich, speriamo... Tutto bene fra te e Theresa, almeno?"

"Sì, ottimamente. E... sai... forse aspettiamo un figlio."

"Davvero?"

"Non è ancora sicuro, potrebbe essere solo un ritardo nel ciclo, ma... speriamo invece che sia il nostro primo figlio."

"Sarebbe molto bello!"

"Lo desideriamo molto tutti e due."

Jakobus pensò: se è un maschio, sarà il mio erede... e all'improvviso gli si illuminò la mente. Già, poteva essere quella la soluzione... Perché non ci aveva pensato prima? Provò l'impulso di parlarne subito al fratello, ma poi pensò che poteva metterlo in imbarazzo... e doveva pensarci bene, prima, non precipitare le cose... Perciò non disse nulla a Friedrich e decise di parlarne prima con Franz Julius, la cui amicizia ed il cui equilibrio lo confortavano.

Così, appena poté vedersi da solo con lui, gli espose la sua idea.

"Ho sempre detto che la cosa che mi sta più a cuore nella mia vita è l'amore che mi lega a Reinhardt."

"Sì, certo."

"Ma al tempo stesso il mio primo dovere come re è il bene della nazione."

"Così è."

"Ebbene, pare che queste due cose siano inconciliabili."

"Inconciliabili? Perché?"

"Perché per difendere il mio amore ho contro Corte e Gabinetto e Chiesa... Ma per difendermi da loro, sto mettendo in crisi il mio amore."

"Come, in crisi? Ci sono problemi fra te e Reinhardt?"

"Sì, stanno sorgendo dei problemi. Infatti la tensione e la stanchezza che la lotta mi impone, mi stanno creando problemi nel mio rapporto fisico col mio amato. Mi accorgo che riesco a dargli sempre di meno e che gli sto chiedendo sempre di più... Lui mi ama, certo, e anche io lo amo, ma sento che qualcosa si sta incrinando, per causa mia. Non certo per mia volontà. Ma nei nostri rapporti io sto diventando sempre più abulico, passivo. Lui invece ha bisogno di sentire la mia passione, il mio desiderio, la mia forza. Lui continua a darmele, io no..."

"Ma forse è solo un momento difficile, Jakobus."

"No, è una situazione che, col tempo, diventerà più e più difficile e che perciò, prima o poi romperà il nostro rapporto, nullificherà il nostro amore. E io questo non lo voglio, non lo voglio assolutamente!"

"È giusto."

"Quindi, essendo inconciliabile il mio essere re col mio amore per Reinhardt devo fare una scelta. O il trono, o Reinhardt."

"Una scelta dura, difficile..."

"Oh no, facilissima! Rinuncio al trono e scelgo Reinhardt!"

"Vuoi dire che..."

"Abdicherò e faranno re Friedrich."

"Non ti pesa rinunciare al trono?"

"Al contrario. Da quando l'ho deciso mi sento liberato, rinato. Ma prima di parlarne ad altri, a Friedrich ed a Reinhardt, volevo parlarne con te per avere un tuo parere. O forse più semplicemente perché, per parlarne a te, dovevo chiarire a me stesso i termini della questione. Tu, comunque, che cosa ne pensi?"

"Mio dio... rinunciare ad un regno... è un'enorme prova di amore! Ma pensi che Friedrich..."

"Sarà re a ventidue anni, la stessa età che avevo io tre anni fa quando è morto mio padre. Ma lui è già sposato e probabilmente gli sta già per arrivare il primo figlio. Mio fratello sarà un ottimo re, e darà presto un erede alla nazione. Ho piena fiducia in lui."

"Quando pensi di annunziare la tua decisione?"

"Dopo che ne avrò parlato a Friedrich e Reinhardt se entrambi saranno d'accordo."

"A chi dei due ne parlerai per primo?"

"A Friedrich, perché se lui non se la sentisse di accettare, non se ne può fare nulla... Ma poi anche a Reinhardt, perché solamente se anche lui è d'accordo io abdicherò."

"Chissà... forse hai fatto la scelta più giusta, anche se mi dispiacerà che tu non sia più il mio sovrano."

"Friedrich sarà un ottimo sovrano, lo sento. Più equilibrato di me..."

"Sarà abbastanza forte?"

"Sì. È dolce e tenero, ma sa anche essere molto forte alla bisogna. E comunque avrà molti meno nemici di me."

Jakobus, sentendosi sempre più forte e sicuro, andò a parlare a Friedrich.

"Oh, tu qui? Potevi mandarmi a chiamare, Jakobus..."

"No, volevo venire io... Hai tempo per parlare con me?"

"Certo, per te sempre!"

"Grazie. Ho preso una decisione, Friedrich. Ma per renderla esecutiva ho bisogno che due persone mi dicano di sì, ed una delle due sei tu."

"Dimmi..."

"Sei disposto a farmi un favore?"

"Sì, certo."

"Un favore che... cambierà notevolmente tutta la tua vita?"

"Addirittura! Se me lo chiedi tu... sì, credo di sì."

"Ho deciso di abdicare, e che il prossimo re sia tu."

"Oh dio! Parli sul serio?"

"Certo. È il solo modo che mi resta per salvare il mio rapporto con Reinhardt, che è la cosa che mi sta più a cuore. Accetti?"

"Io... mio dio... se questo può renderti felice, Jakobus... se ne sei veramente sicuro... accetto, sì."

"Grazie! Non sai quanto te ne sono grato. Sapevo di poter contare sul mio fratellino..."

"Hai parlato di due persone. Una sono io... L'altra è Reinhardt, vero?"

"Ti pare sbagliato?"

"No, parlane con lui e senti il suo parere. Poi fammi sapere se non hai cambiato idea. Io, per il momento, non ne parlerò a nessuno."

Jakobus tornò alle proprie stanze e cercò Reinhardt. Lo trovò che stava mettendo in ordine alcune carte nello studio privato.

"Amore..." disse Jakobus appena entrato.

Questi vide la luce che brillava negli occhi del suo amato, colse il timbro che vibrava nella sua voce e, istintivamente, si aprì in un ampio sorriso: "Oh, Jakobus..." rispose alzandosi dal tavolo.

"Vieni a sedere qui accanto a me. Devo parlarti." disse il re sedendo su un piccolo sofà.

"Ti vedo... più sereno." disse con semplicità l'attendente sedendogli al fianco.

"Sì, ascolta. Tu, ultimamente ti sei lamentato perché io non ero più capace di farti sentire tutto il mio amore..."

"No, non lamentato. È stato solo un momento di egoismo, il mio. So bene che mi ami e che sei solo terribilmente stanco..."

"No, Reinhardt. Avevi ragione tu, io mi stavo spegnendo e con me si stava per spegnere anche la forza di amare... Avevi ragione, e me ne hai fatto accorgere in tempo. Perciò ho deciso che, poiché il nostro amore è la cosa più preziosa che ho, se veramente voglio salvarlo, devo rinunciare a lottare."

"Ti vuoi sposare? Beh... ti capisco... e... accetto..."

"No, no no! Rinuncio a lottare, non a te! Ho deciso di abdicare in favore di Friedrich!"

Reinhardt spalancò gli occhi e restò a bocca aperta, Poi, quasi incredulo, disse: "Tu... tu rinunceresti al trono per me?"

"Certo. Fra te e il trono, non ho dubbi: tu vieni prima. Beh... solo se anche tu sei d'accordo, logicamente."

"Io... io sono confuso... tu rinunci alla corona per amor mio!"

"Ricordi, quando ti dissi che tu mi sei corona e trono e scettro? Non scherzavo. Mi vuoi ancora, se non sarò più re?"

"Oh, Jakobus, e me lo chiedi? Io non amo il re, ma Jakobus, un bel ragazzo di venticinque anni dai capelli del colore del grano maturo, dagli occhi limpidi come laghi alpini, dalle labbra dolci come melagrane... Io amo quel ragazzo che ha avuto la sfacciataggine di venire a carezzarmi fra le gambe mentre io ero di servizio, quel ragazzo che incontravo di nascosto nel buio di una sacristia, quel ragazzo che raggiungevo di nascosto, col batticuore, attraverso passaggi segreti dimenticati da tutti. Quel ragazzo che per me è disposto a rinunciare a tutto... Io amo te, mio dolce, unico, grande amore!"

"Allora, posso abdicare?"

"E potremo vivere assieme?"

"Giorno e notte."

"E potremo fare l'amore?"

"Ogni volta che vorremo."

"E potremo chiamarci per nome e tenerci per mano davanti a tutti?"

"Sì, certo, amore mio. Accetti?"

"Sarei pazzo a non accettare. Oh, dio, sono l'uomo più felice e fortunato del mondo! Che ho fatto io per meritare un simile amore?"

"Esisti!"

Così Jakobus riunì ancora una volta tutti i suoi amici e comunicò loro la sua decisione.

Per prima cosa in una fastosa cerimonia investì come principe ereditario Friedrich, in modo di essere sicuro che quando avesse abdicato, il fratello sarebbe stato necessariamente incoronato re.

Pochi giorni dopo riunì tutta la corte, assieme al Gabinetto ed al Consiglio al completo e lesse il suo proclama di abdicazione, nominando come reggente pro tempore suo cugino il duca Johann. La notizia colse tutti di sorpresa, infatti la corte credeva che l'investitura di Friedrich a principe ereditario fosse solamente una mossa del re per consolidare la sua permanenza sul trono.

Si dette subito inizio a tutti i preparativi per la nuova incoronazione. Di nuovo vennero, per la cerimonia, regnanti e rappresentanti delle varie nazioni, ed anche il Legato Pontificio, con cui Friedrich ebbe una lunga conversazione privata. Per tutto il tempo Jakobus e Reinhardt restarono chiusi nel loro appartamento, rifiutando di vedere chiunque a parte i loro amici. Jakobus rifiutò per ben tre volte di ricevere la regina madre.

Si compì il rito dell'incoronazione, a cui Jakobus non presenziò. Friedrich durante la cerimonia guardava l'aria soddisfatta dell'Arcivescovo, della Regina Madre, del Primo Ministro, e sorrideva sotto i baffi.

Dopo il rito tornò a Palazzo per l'accessione al trono. Per primi s'inchinarono davanti al trono Jakobus e Reinhardt, fianco a fianco, entrambi in abiti civili.

"Fratello Jakobus, e tu, caro amico Reinhardt! Come primo atto, in qualità di sovrano di questo regno, dispongo che voi due siate i soli e gli unici nel regno a non dovervi mai inchinare di fronte al re. Alzatevi, quindi!"

Un lieve mormorio percorse la sala del trono. Poi il Primo Ministro, il Capo del Consiglio della Corona, il Capo della Consulta della Real Casa presentarono le dimissioni dei rispettivi organismi che il re Friedrich II accettò secondo le cosuetudini. Vi fu quindi il rito di obbedienza di tutta la nobiltà, a partire dall'ex re.

Seguirono i tre giorni di festa, durante i quali il nuovo sovrano nominò il nuovo Gabinetto dei ministri, mettendovi a capo il cugino Johann e sostituendo tutti i ministri che non avevano appoggiato suo fratello. Rinnovò anche il Consiglio della Corona, mettendovi a capo Franz Julius e mise a capo della Consulta Anthon, rinnovandone tutti i membri.

Il quarto giorno, secondo la consuetudine, vi fu la cerimonia di investiture nobiliari. Friedrich conferì al fratello Jakobus, che rinunciando al titolo di re non era neppure più principe, il titolo di arciduca ed a Reinhardt conferì il titolo di duca, ed affidò loro, oltre la Selva d'Argento col castello di Otto III che erano già di Reinhardt in quanto conte, anche tutto il prospiciente lago con i tre paesi che sorgevano sulle sue rive e le terre circostanti. Ed assegnò loro un generoso appannaggio.

Jakobus e Reinhardt chiesero ed ottennero di andare a vivere nel castello di Otto III il Solitario, che il re disse loro di restaurare a spese dell'erario. Il re concesse anche a Jakobus di portare con sé dalla corte al loro castello tutti i servi e le guardie che avevano prestato servizio per Jakobus negli appartamenti reali. Essendo questi tutti "uomini che amano gli uomini" i due amanti potevano così vivere la loro relazione senza doversi ancora preoccupare di "salvare le apparenze". Jakobus fece disegnare per loro nuove e più moderne livree ed uniformi.

Il quinto giorno convocò la regina madre e le ingiunse di scegliere fra tre alternative: o ritirarsi nel castello del Belvedere, lontano dalla capitale, da ogni città e dalla Selva d'Argento, o di entrare nel monastero delle benedettine di clausura, o di andare in esilio. La regina madre scelse il monastero.

Quando cinque mesi più tardi nacque il primogenito, un maschietto a cui fu posto il nome di Heinrich Jakobus Reinhardt Stefan Otto, il re volle che il padrino fosse il duca Reinhardt, con grande scorno dell'Arcivescovo. E giusto alla fine della cerimonia del battesimo il messo papale giunto da Roma, che era stato ospite a Palazzo in attesa su richiesta del re del giorno del battesimo, consegnò all'Arcivescovo una bolla papale in cui lo si nominava Nunzio Apostolico in Cile, così rimuovendolo, e si nominava al suo posto un nuovo Vescovo gradito al re.

Reinhardt e Jakobus, con l'aiuto del cugino Johann, popolarono il parco del castello di cervi. I due erano finalmente felici: potevano vivere insieme, in piena libertà. Curavano il parco del castello, facevano lunghi giri in barca sul lago o a cavallo nella foresta, amministravano le loro terre.

E finalmente poterono far allestire un'unica camera da letto per loro due che, appena fu pronta, "inaugurarono".

Tornati dal parco, si tolsero gli abiti da lavoro ed andarono nel grande bagno a lavarsi l'un l'altro e già questo fu un piacevole gioco erotico. Poi, nudi, entrarono nella loro camera ancora inondata di sole. Jakobus corse al grande letto e vi si gettò sopra al centro, le gambe appena divaricate, il membro turgido e fieramente eretto.

Sorridendo invitante al suo amato gli disse: "Vieni?"

Reinhardt si fermò accanto al letto, ritto in una posa languida e si carezzò il petto guardando il corpo dell'amante con aria maliziosa: "Mi vuoi?"

"Girati... fammi vedere anche il tuo bel culetto... Oh sì che ti voglio. Vieni qui, bel maschio!"

"Che cosa mi vuoi fare?"

"Infilare la mia spada nel tuo fodero..."

"Ah? Tutta dentro?" chiese Reinhardt senza muoversi di lì, carezzandosi voluttuosamente il ventre ed i fianchi.

"Sì... ma sai, non so se il fodero è quello giusto... dovrò provarci e riprovarci, e spingerla dentro e ritirarla fuori..."

"Oh, sì, è il fodero giusto, il mio..."

"Non ne sono proprio sicuro... fammi provare, bel soldato!"

"Ma quella bella spada, non va lubrificata perché scivoli meglio nel fodero?"

"Sei tu l'esperto di armi, soldatino..."

Reinhardt salì carponi sul letto e prese a leccare torno torno l'asta del suo amante.

"Anche la punta..." gemette Jakobus.

"Sì, tutta..." disse il giovanotto imboccandola con gusto.

Jakobus si alzò a sedere per carezzare il corpo dell'amante e le sue mani lo toccarono dappertutto per comunicargli l'intensità del suo desiderio, la forza del suo amore. Reinhardt lo succhiò con maggiore golosità e le sue labbra scivolavano su e giù lungo l'asta insalivandola bene e godendone l'aumentata consistenza. Jakobus gli si girò sotto in modo di infilarsi fra le sue gambe e sollevò il capo per raggiungere il bel culo proteso, allargandogli il solco fra le piccole natiche e raggiungere così con la lingua l'imboccatura di quel bel fodero in cui voleva immergere la propria spada. Reinhardt fremette tutto con crescente intensità, finché lasciò il membro dell'amante.

Implorò: "Prendimi, ora..."

Jakobus gli si inginocchiò fra le ginocchia divaricate, lo afferrò lieve per le anche e finalmente si immerse in lui. I due corpi ondeggiarono in armonia, dando e ricevendo gioia e piacere ad un tempo. Il sole calava dietro le finestre della camera e la sua luce aranciata traeva misteriosi barbagli dalle stuccature dorate del soffitto. I due amanti, strettamente intrecciati, continuavano a darsi e prendersi sul grande letto candido in una sinfonia di movimenti che culminarono nel dolce parossismo della contemporanea liberazione. Giacquero allora, ancora fusi in una sola carne, ansanti ed appagati.

"Jakobus, sono felice! Anche tu lo sei?"

"Completamente."

"Nessun rimpianto, amore mio?"

"Nessuno. Ho tutto ciò che posso desiderare, finalmente."

"Tutto tutto?"

"Sì, ho te. Il resto è un di più."

"Senti... già suonano per cena..."

"Scendiamo, allora... riprenderemo questo bel dialogo dopo cena..."

Infilarono i bei pigiami di seta bianca e su questi le azzurre vestaglie ampie e morbide. Ormai vestivano sempre uguali, quasi a sottolineare l'unione completa delle loro vite.

Scesero nel grande salone del castello. Cenarono, poi andarono a sedere accanto al caminetto. Quella era l'ora in cui, prima di andare a dormire, ricevevano il personale del castello. Discutevano i programmi per il giorno dopo, ascoltavano le relazioni sull'andamento dei lavori di restauro che proseguivano nel castello o di risistemazione del parco. Parlavano a volte anche dei problemi personali degli uomini che stavano con loro nel castello. Consigliavano, decidevano. Autorizzavano due che avevan formato una coppia a condividere una stanza, aiutavano una coppia in crisi a superarla... Quindi andavano a dormire, sereni e soddisfatti.

S'erano messi tutti e due a studiare botanica ed a volte facevano dei viaggi per arricchire il parco di nuove specie di piante.

Verso la fine dei restauri, trovarono nella biblioteca, dietro un vecchio scaffale che andava sostituito, uno stanzino che era stato murato secoli prima. Lì dentro trovarono documenti segreti, lettere, manoscritti... Si misero a leggerli, a decifrarli e pian piano emerse la storia di Otto III il Solitario, il duca che aveva fatto costruire quel castello. Così scoprirono che Otto, dopo essersi sposato, aver avuto il figlio Ranald ed essere rimasto vedovo molto giovane, come anche la storia e le cronache raccontavano, aveva conosciuto un giovane conte ungherese che s'era fermato alla corte ducale per alcuni mesi. Il conte, di nome Sandor Johanes, era parente del re Matthias Corvinus. Lasciata la corte di Otto III, il giovane conte ungherese aveva viaggiato per quasi un anno per le corti di Europa. Le lettere scambiate fra il conte ed il duca mostravano come fra i due giovani uomini fosse sorta una forte amicizia.

Al ritorno Sandor si fermò nuovamente al castello di Otto e questa volta sbocciò fra i due giovani l'amore. Ma Sandor dovette tornare in Ungheria. Dalle sue lettere era chiaro che fu Sandor a dischiudere ad Otto le vie dell'amore fra maschi e che si erano amati appassionatamente. Ed era altresì chiaro che entrambi sentivano la mancanza l'uno dell'altro. Non c'erano le lettere scritte da Otto a Sandor ma da quelle scritte dal giovane conte ungherese risultava che Otto, per averlo nuovamente con sé, gli aveva offerto la carica di Gran Cancelliere del ducato. Ottenuto finalmente il permesso da re Matthias, Sandor era tornato e s'era stabilito nel castello di Otto.

C'erano anche alcune liriche d'amore scritte da Otto per Sandor: non erano alta letteratura ma erano belle e piene di passione. Ed a tratti anche piuttosto esplicite su quanto Otto aveva fatto o sognava di fare in letto col suo amante.

Jakobus e Reinhardt decisero di far fare delle ricerche anche negli archivi di corte e chiesero ad Anthon di farle per loro. Furono fortunati: Nel Libro d'Ore di Ranald IV fu trovata una bella miniatura che rappresentava il padre, Otto III col suo Cancelliere, cioè Sandor. Allora Jakobus chiamò un famoso pittore inglese e nella sala del trono ducale fece affrescare la coppia "Ottone III e il suo Cancelliere" sulla parete alle spalle del trono, rappresentante una scena in cui Sandor riceveva da Otto un foglio con su scritto l'inizio di una delle sue liriche d'amore. I due si guardavano negli occhi con un lieve sorriso.

"Potremmo essere io e te..." disse Reinhardt ammirando il grande affresco finito.

"Sì, amore. Vedi, era destino che noi due venissimo qui. Chissà che io sia la reincarnazione di Sandor e tu di Otto?"

"Perché non viceversa? Tu discendi da Otto."

"Perché Sandor era biondo come me ed Otto scuro come te... E Otto era un po' più vecchio di Sandor..."

"Dovevano amarsi molto. Restarono assieme per tutta la vita."

"Come faremo noi..."

A re Friedrich nacque un secondo figlio maschio e volle Jakobus come padrino. Questa per Jakobus fu la prima occasione di ritornare a corte, tre anni dopo che l'aveva lasciata. Così Jakobus conobbe il fidanzato della sorella Stefanie, venuto per l'occasione, un arciduca austriaco di un ramo collaterale della famiglia imperiale degli Asburgo.

Franz Julius e Anthon si erano lasciati, pur restando buoni amici. Franz s'era messo ora con un marchese, capitano di cavalleria, di due anni più vecchio di lui. Anthon invece ora stava con un ragazzo di venti anni della borghesia, di rara bellezza, figlio del più ricco banchiere del regno. Jakobus li invitò tutti al castello.

Johann, suo cugino, oltre ad avere già tre figli ed il quarto in arrivo, continuava a divertirsi con vari ragazzi, senza intrattenere una relazione fissa. Jakobus invitò anche lui a castello.

Friedrich stava bene. Volle discutere con Jakobus alcuni affari di stato e problemi del regno.

"Vorrei averti più spesso qui con me, per avere i tuoi pareri, caro fratello mio. Se non ti avessero avvelenato la vita, tu saresti stato un ottimo re. Ma vedo che ora, finalmente, sei felice, e questo mi allarga il cuore."

"Sì, mio Friedrich, ed è grazie a te se finalmente lo posso essere. Io e Reinhardt ti saremo riconoscenti per sempre."

"Mi farebbe piacere rivedere Reinhardt."

"Perché non vieni a trovarci? Saremmo felici di averti con noi ed ogni tanto un periodo di riposo ti farebbe bene. Il castello è completamente restaurato, ormai, ed il parco sta diventando sempre più bello, specialmente ora in autunno."

"Come va la vostra vita da... contadini?"

"Bene. Vedi, mi sono venuti i calli alle mani!" disse con fierezza Jakobus, "siamo liberi. Passiamo il nostro tempo a studiare, a coltivare, a fare gite, a fare l'amore... che si può pretendere di più dalla vita?"

"Trovi cambiata la corte?"

"Oh sì, e in meglio."

"Gran parte del merito è tua. Tu hai cominciato a cambiare le vecchie e stupide regole, a modernizzarla."

"Sì, ma tu hai dimostrato di possedere una forza e un'energia notevoli, unite ad un savoir faire straordinario. Passerai alla storia come un buon re. Friedrich il Riformatore, ti chiameranno..."

Friedrich sorrise: "Sono circondato da buoni amici, compresi quelli che tu mi hai lasciati. Ma a volte mi chiedo se non siate troppo soli, voi due là al castello..."

"No, affatto. I nostri valletti e le nostre guardie stanno diventando a poco a poco più amici che servi, quasi membri di una grande famiglia. C'è una gradevolissima atmosfera, a castello. Piuttosto... hai notizie di maman?"

"È sempre al monastero. Dicono che stia bene."

"Non potresti farla tornare a corte? In fondo ero io l'ostacolo per lei..."

"No. A parte che non le ho ancora perdonato quello che ha fatto a te... Poi vorrebbe riprendere il suo ruolo di regina madre e darebbe del filo da torcere alla mia povera Theresa."

"La trovo sempre più bella, la tua cara Theresa. La maternità sembra farle bene. O è il tuo amore?"

"Tutt'e due, credo. Io l'amo molto. Il popolo l'adora. Ed è il mio miglior consigliere negli affari di stato."

"Avevan ragione dunque a dirmi che un regno ha bisogno di un re e di una regina..."

"No, non è quello il problema. Un regno ha bisogno semplicemente di un re sereno ed equilibrato e tu saresti stato un ottimo re, se ti avessero lasciato vivere in pace. Sono stati tutti molto ingiusti nei tuoi confronti. Non hai avuto fortuna."

"Oh sì, ho avuto molte fortune! Ho avuto amici cari che mi hanno sostenuto, e più ancora te e Stefanie e Theresa, e sopra a tutto l'amore incondizionato di Reinhardt. Mi sento fortunato, io, come è fortunato qualunque uomo che possa e sappia e voglia vivere nell'amore. L'amore è la forza motrice del mondo, è la chiave che dischiude tutte le gabbie, per quanto dorate, e che dona la vita."


F I N E


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
6oScaffale
scaffale 6


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008