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una storia originale di Andrej Koymasky


pin I MIEI 10 MODELLI CAPITOLO 4
ANTONIO DI NAPOLI

Il terzo dei miei modelli che voglio ricordare, era di Napoli. Si chiamava Antonio ed aveva ventidue anni. Ma andiamo per ordine. A Napoli avevo l'indirizzo di uno scultore. Questi aveva un grande laboratorio in una vecchia casa alle porte della città, non lontano dal mare ed abitava nella stessa costruzione. Mi trovò una stanzetta in una pensione quasi di fronte a casa sua ed andavo a dipingere in un angolo del suo capannone-laboratorio. Mi trovò lui alcuni modelli, bei ragazzi napoletani schietti. Ma poiché lui era sempre presente, non potei mai combinare niente con quei ragazzi, anche se uno in particolare mi guardava in un modo che mi faceva pensare che volesse lanciarmi un qualche messaggio.

Antonio era il figlio maggiore dei proprietari della pensione. Aveva un casco di capelli castano scuro, ondulati e folti, che gli coprivano parte della fronte e quasi completamente le orecchie. Aveva uno sguardo attento, reso quasi freddo dall'azzurro delle sue iridi, ma addolcito dalla piega delle labbra ben disegnate e sensuali che, con gli angoli livemente piegati in su, sembravano essere sempre sul punto di sorridere.

Lo trovai un giorno che stava pulendo la mia stanza, un paio di blue jeans scoloriti indosso, attillati e tanto gonfi sulla patta che i bottoni sembravano sul punto di saltar via da un momento all'altro. Aveva uno strofinaccio infilato nella cintura, che gli pendeva al fianco ed aveva il torso nudo, adornato da una medaglia d'oro e da un triangolo di peli sul petto che s'assottigliava girando attorno all'ombelico, per riprendere poi in una stretta riga che scompariva sotto i jeans.

"Oh, scusatemi, credevo che rientraste più tardi..." mi disse. "Se volete vado via..."

"No no, finisci pure." dissi io ammirando il suo torso così giovane e così virile, e il suo pacco gonfio.

Posai sul letto il mio album degli schizzi e, quasi come se non l'avessi fatto apposta, feci in modo che s'aprisse sullo schizzo di Carlo, che avevo ritratto con una vistosa erezione. Notai che lui vi aveva posato gli occhi e ne fui compiaciuto. Lui osservò il disegno, poi guardò me.

"Voi siete pittore, vero?"

"Sì, certo."

"Siete bravo..."

"Grazie."

"Posso guardare gli altri disegni?"

"Sì, certo..."

Antonio sfogliò lentamente l'album.

"Sono tutti ragazzi nudi, giovani... fate solo nudi di ragazzi?"

"No, anche ritratti e paesaggi. Ma mi piacciono i nudi maschili e li vendo bene."

"Vendete questi disegni?"

"No, pitture a olio. Questi sono solo studi."

"Credevo che si vendessero meglio i nudi di femmina."

"No no, anche quelli di maschi, te l'assicuro. Hai mai posato per un pittore, tu?"

"Io? No, mai. E poi forse mi vergognerei a posare nudo, io."

"Perché? Mi pare che hai un bel corpo, tu. Non avresti proprio nulla da vergognarti..."

"Nudo davanti a un altro maschio... Davanti a una femmina magari non mi vergognerei, ma... e poi con l'aggeggio duro come questo qua... No, macché, mi vergognerei."

"Eppure a me piacerebbe disegnarti, averti come modello." insinuai sorridendogli e guardandolo con aperta ammirazione.

Antonio arrossì lievemente al mio sguardo ma subito dopo assunse, con mia sorpresa, un'aria vagamente sfrontata: "Forse mi vergognerei perché ce l'ho troppo grosso e lungo." affermò.

"Troppo?" chiesi io genuinamente incuriosito ed interessato.

"Sì, nessuna ragazza ha ancora mai avuto il coraggio di provarlo... solo una volta una puttana..."

"Vuoi dire che fino ad ora hai fatto l'amore completo solo una volta?" chiesi io sempre più interessato.

"Sì."

"Ma allora, di solito, come fai?" chiesi allora.

"Così!" disse lui facendo con la mano il gesto di masturbarsi.

Continuò a sfogliare il mio album di schizzi, lentamente.

"Ma a voi... piace di più il maschio che la femmina, vero?" chiese lui.

Non sapevo se voleva intendere come pittore o sessualmente, se era una domanda ingenua o furba.

Risposi semplicemente: "Sì, è vero."

"Ma voi... i vostri modelli... questi qua... li avete solo disegnati, o..." chiese a metà fra lo spavaldo e l'imbarazzato.

"Cosa vuoi dire?" chiesi io allora, facendo il finto tonto.

"No, niente... Mi disegnereste, a me?"

"Sì certo. Ti piacerebbe?"

"Dovrei spogliarmi nudo?"

"Beh, sarebbe meglio." risposi con aria indifferente.

"Potreste disegnarmi qui... adesso?" chiese lui incerto.

"Sì, come no. È meglio che chiudi la porta, però."

"Sì... e che voi tirate le tendine della finestra..." disse lui andando a chiudere a chiave la porta.

Io presi l'album, tirai fuori il pastello seppia e sedetti di fronte al letto, indicandoglielo.

"Mi devo sdraiare lì?" chiese lui.

"Sì, dopo esserti levato calzoni e mutande." risposi io con aria naturale ma con il cuore che mi batteva forte.

Lui mi guardò. Sembrò esitare, Poi s'avvicinò al letto e, girandomi le spalle, si denudò. Aveva un culetto piccolo e nervoso che mi venne voglia di palpare, ma mi trattenni. Si girò. Aveva fra le gambe una specie di spiedo spaventoso, un cazzo davvero grosso e lungo nonostante fosse a riposo. Quando notò il mio sguardo ebbe un'espressione di lieve imbarazzo.

"È troppo grosso, vero?"

"Troppo? No... è... maestoso!" esclamai io.

"Come mi devo sdraiare?" chiese lui ancora un po' imbarazzato.

"Su un fianco, verso di me. La gamba destra piegata in su..."

"Così?" chiese lui salendo sul letto e mettendosi in posa.

Mi alzai, posai l'album sulla sedia e mi avvicinai a lui: "No, così..." dissi ponendogli le mani sul bel corpo per variare la sua posizione. Appena lo toccai mi eccitai. Allora, non so neppure io dove trovai il coraggio, gli carezzai quello spiedo favoloso.

Gli dissi: "Sei proprio ben dotato, tu..."

"Dite che non è esagerato?" chiese lui senza sottrarsi alla mia carezza.

"No, anzi..."

"Se mi toccate così, me lo fate rizzare..." disse lui a mezza voce.

"Quello che voglio." dissi io continuando a carezzarglielo, poi gli chiesi, "Ti dà fastidio?"

"No... anzi... avete la mano più delicata di quella di una femmina... senza offesa."

Gli sorrisi e gli afferrai quello spiedo turgescente con la mano, palpandolo ora apertamente.

"Siete il primo uomo che me lo tocca..." mormorò lui confuso ma compiaciuto. Poi aggiunse: "Ma così... non volevate farmi un disegno?"

"Anche, dopo. Ma se ti dà fastidio, smetto..."

"No no... è gradevole."

"Se vuoi... ci sono cose anche più piacevoli..."

"Cosa?" chiese lui.

"Vuoi che te le faccia provare?"

"Cosa?" insisté senza muoversi.

"Vuoi che ti faccia provare qualcosa di più piacevole di questo, o no?"

"Se volete..." acconsentì lui.

Allora mi chinai sul suo manganello ormai ritto e duro e vi applicai le labbra e la lingua, passandole su e giù per tutta la lunghezza. Sarà stato lungo un ventisette o trenta centimetri e grosso in proporzione.

Lui mi appoggiò una mano sui capelli: "Prendetemelo in bocca... fatemi godere..." mormorò con voce roca ed emozionata.

Lo accontentai subito. Emise un lungo gemito sottovoce.

"Siete meglio di una femmina, voi..." mormorò rilassandosi sul mio letto ed abbandonandosi alla cura della mia bocca e delle mie mani.

Lo carezzai e lo succhiai a lungo. Quando me lo spingevo in gola riuscivo ad ingoiarne solo la metà e l'altra metà restava fuori dalle mie labbra e la palpavo con una mano mentre con l'altra gli impastavo delicatamente il sacco dei testicoli. Antonio cominciò a fremere tutto violentemente. Allora con le dita gli stuzzicai i capezzoli e questo scatenò immediatamente il suo orgasmo. Sembrava che da quel suo tubo fremente non dovesse mai smettere di sgorgare il liquore asprigno e profumato che ingoiai a stento, a grandi sorsate e che alla fine mi lasciò quasi stordito ed ubriaco.

Antonio restò per alcuni attimi ansante e tremante sul mio letto, gli occhi chiusi, le mani artigliate sulle lenzuola. Lo contemplai ammaliato ed eccitato e provai un forte desiderio di spogliarmi, di salire sul letto e di farlo mio. Quel giovane maschio languidamente abbandonato, dal volto ancora sconvolto dal piacere, era quanto di più sensuale, eccitante e desiderabile avessi mai visto. Dal viso così giovane e dal corpo così virile, dall'espressione così ingenua e dall'aspetto così libidinoso. E quel prodigioso spiedo, ora a riposo eppure ancora così grande.

Aprì gli occhi, incontrò il mio sguardo e li abbassò. Si alzò a sedere e raccolse i calzoni.

"Che fai?" gli chiesi.

"Vado via..." mormorò.

"Ma devo disegnarti..."

"No... Mi vergogno, ora."

"Ti vergogni? E perché?"

"Io... non l'ho mai fatto con un uomo."

"Ma non ti è piaciuto?"

"Sì, appunto... lasciatemi andare..."

"Antonio, aspetta. Parliamone, vuoi?"

"No, vi prego. Lasciatemi andare."

"Sei arrabbiato con me?"

"No... ma ora devo andare."

Non insistetti oltre. Lui si alzò, si rivestì ed uscì dalla mia stanza, imbronciato e... delizioso. Io sentii che dovevo averlo, che dovevo farlo mio. E che dovevo dipingerlo.

Il mattino seguente lo vidi ma mi salutò appena, con aria vergognosa, e scivolò via svelto, in silenzio, quasi evitandomi. A tavola mi servì colazione senza guardarmi negli occhi, lievemente accigliato, dicendo il minimo di parole indispensabili.

Durante il giorno andai a dipingere, poi a passeggiare per la città. Certo è che a Napoli c'era parecchia bella gioventù, una vera festa per gli occhi e per la fantasia.

A sera, dopo aver cenato in una pizzeria (finché non si mangia la pizza a Napoli non si sa cosa sia la vera pizza!) tornai in pensione. In camera mi spogliai ed indossata una vestaglia uscii per andare in bagno a farmi una doccia. Uscito dal bagno mi trovai di fronte Antonio. I nostri sguardi si incrociarono e lui arrossì.

"Antonio... vorrei parlarti..." gli dissi.

"Anch'io..." rispose lui con mio stupore.

"Vieni da me?" proposi io.

"Sì..."

Mi seguì in camera. Quando fu entrato io accesi la luce e chiusi a chiave la porta. Lui mi guardò sorpreso ma non disse nulla.

Sedetti sul bordo del letto e gli chiesi: "Allora?"

Lui indossava gli stessi jeans attillati del giorno prima ed una maglietta di cotone bianco senza maniche che gli disegnava bene i bei pettorali e lasciava intravedere le piccole punte dei capezzoli piatti e sodi.

"Io... quello che è successo ieri qui da voi..."

"Dovrei chiederti scusa?" gli chiesi quasi con aria di sfida.

"No... Se voi mi volete disegnare, adesso..."

"Con questa luce? No, ci vuole la luce del giorno. Ma adesso..."

"Non potete disegnarmi lostesso?" insisté distogliendo lo sguardo imbarazzato.

Capii: "Spogliati, allora..." gli suggerii.

Lui cominciò a sbottonarsi i calzoni, senza guardarmi. Scoprì le mutande stracolme, le gambe pelose ed io mi eccitai. Essendo nudo sotto la vestaglia, la seta bordeau si sollevò subito visibilmente. Non me ne curai: che lo vedesse pure, che si rendesse pure conto dell'effetto che mi faceva. Non presi neanche l'album dei disegni, era un'inutile finzione. Si sfilò la maglietta scoprendo il suo bel ventre incavato, il petto forte e ampio. Quindi mi guardò incerto. Le mutande gli si stavano tendendo premute dal turgore che si stava risvegliando fra le sue gambe. Mi guardò pieno di vergogna e non accennò a togliersele.

Allora mi alzai, gli posi le mani sui fianchi, infilai le dita sotto l'elastico ed iniziai a spingere lentamente ma con determinazione in giù. Lo sentii tremare lieve. Lo guardai in volto. Aveva chiuso gli occhi. Gli abbassai le mutande passandogli le mani sui fianchi del bacino, sulle cosce, giù giù, facendogliele infine cadere sui piedi. Il suo poderoso spiedo era ritto in avanti, fiero e libero, pulsante.

Mi liberai della vestaglia restando nudo anch'io. E invece di chinarmi a succhiarglielo, com'ero certo che s'aspettava, glielo carezzai ma gli girai dietro e spinsi il mio corpo contro il suo, premendogli la mia erezione, di piatto, nel solco fra le natiche, mentre con le due mani gli sfregavo il poderoso cazzo spingendoglielo contro il ventre e lo tiravo a me.

"Cosa..." iniziò irrigidendosi un po' a quella mia inattesa manovra.

"Ti farò godere, Antonio. Non è per questo che sei venuto?" gli mormorai io all'orecchio sfregando il mio corpo nudo contro la sua schiena ed il suo sedere.

"Sì, ma..." iniziò lui.

"Ieri sera ho fatto godere te, ma io non ho goduto. Stavolta ti farò godere di nuovo, ma voglio anch'io godere con te... Mi pare giusto, no?" dissi io insinuante.

"Sì, ma..." ripeté lui, ancora teso.

"Lasciati andare... rilassati... vedrai che sarà bello..." insistei palpandolo e stuzzicandolo. "Sei bellissimo, Antonio. Sei un vero maschio, tu..." gli dissi rassicurante e lusinghevole. "Chissà quante donne impazziscono per te..." gli sussurrai mentre gli sfregavo il mio membro turgido fra le cosce e gli pizzicavo lieve i capezzoli.

Fremette di nuovo quasi violentemente: era ipersensibile sui capezzoli e gli piaceva molto essere toccato lì. Avevo voglia di penetrarlo ma mi trattenni, perché capivo che sarebbe scappato. Per questa volta doveva solo abituarsi a sentire la mia nudità senza vederla, a sentire la mia erezione senza temerla.

Dopo un po' gli girai di nuovo davanti e, questa volta, mi accoccolai a succhiarglielo per un po'. Lui mi lasciava fare ed i suoi fremiti s'intensificavano.

"Ti piace, Antonio, vero?" gli chiesi alzandomi in piedi davanti a lui.

"Sì..." ansimò e quando applicai le labbra su un suo capezzolo a suggerlo e mordicchiarlo lieve, sussultò ed emise un basso mugolio di piacere.

Gli scivolai di nuovo dietro, leccandolo e baciandolo, e di nuovo gli feci sentire il mio corpo e la mia erezione, mentre gli sfregavo un capezzolo. Di nuovo gli girai davanti, continuando a baciarlo e leccarlo sul corpo e lo sospinsi sul mio letto, facendovelo stendere. Salii anche io sul letto fra le sue gambe e mi chinai a succhiarglielo di nuovo. Poi gli leccai tutta la poderosa verga, indugiando sul bel glande purpureo e gonfio, quindi scesi a succhiarli i gonfi testicoli, uno per volta. Gemette in preda al piacere.

Lo leccai sotto le palle, fra le cosce. Come m'aspettavo allargò un po' le gambe per permettermi di leccarlo meglio. Tornai su e gli leccai l'asta premendogliela contro il ventre, e risalii su a leccargli il petto ed i capezzoli, sfregandogli col mio petto la grossa mazza dura contro il suo ventre. Tremava tutto ed ansimava forte. E le sue mani si posarono sulla mia schiena, artigliandomi appena e stringendomi a sé.

Strisciai in su col mio corpo contro il suo, leccandogli il collo ed il lobo dell'orecchio, il suo palo ben stretto fra i nostri ventri, il mio incuneato fra le sue cosce che gli puntava duro sotto i testicoli, ma senza ancora attentare al foro nascosto.

Coi polpastrelli gli sfiorai le belle labbra sensuali e di nuovo fremette con forza: anche lì era ipersensibile. Allora gli sfiorai le labbra con le mie. Lui non le schiuse. Allora, sfregando il mio corpo sul suo, e stuzzicandogli i capezzoli con le dita, gli passai lieve la punta della lingua sulle labbra. Lui emise un basso gemito e schiuse le labbra. Io non vi spinsi dentro la lingua ma presi un suo labbro fra le mie e lo suggei lieve. Gemette di nuovo. Sentii che era incredibilmente eccitato. Allora scesi di nuovo leccandolo tutto fino a riprendere nella mia bocca parte del suo spiedo, mentre con la mano ne masturbavo la radice.

Sentii l'orgasmo impadronirsi di lui, gemette e mugolo e finalmente il suo orgasmo esplose intenso e squassante ed eruttò tutta la sua lava. Io che mi stavo masturbando e che avevo preparato un fazzoletto, venni a mia volta nel quadrato di tela che avevo preparato.

Antonio giaceva ansando profondamente e tremando di tanto in tanto. Lo carezzai a lungo per tutto il corpo fino a farlo gradualmente rilassare.

Allora gli dissi: "Però io vorrei anche disegnarti, dipingerti. Hai un corpo davvero splendido. Vieni domani all'atelier?"

"Non so..." mormorò il ragazzo senza aprire gli occhi.

"Perché? sei così bello, così maschio... vorrei tanto disegnarti, fare una o due tele almeno..."

Antonio aprì i suoi occhi azzurri e mi guardò: "Io... io... penso che... magari vengo..."

"Grazie, Antonio. Mi piaci davvero molto, sai?"

"Sì..." rispose incerto. Poi mi chiese, con uno sguardo turbato: "Voi pensate che io... che io sia un ricchione?"

"No, perché?"

"Mi piace quello che mi avete fatto..."

"Piacerebbe a chiunque, se solo ci provasse. Io, prima di venire in Italia, non immaginavo nemmeno quanto potesse piacermi, non l'avevo mai fato, ero stato solo con donne."

"Davvero? E... vi piacciono ancora le donne?"

"Certo!" dissi io mostrando una sicurezza che in realtà non avevo, ma che capivo che l'avrebbe tranquillizzato. Non potevo scalfire il mito latino del maschio, avrei distrutto quel ragazzo. Non potevo ancora, per lo meno. Così aggiunsi: "Adesso mi sento più completo, invece. Perché adesso mi piace sia la donna che l'uomo."

"Completo?"

"Certo. Prima mi piaceva solo la metà dell'umanità. Adesso ho raddoppiato le scelte: e così non ho più problemi."

"Non ci avevo pensato..." mormorò il ragazzo.

Scesi dal letto e mi infilai di nuovo la vestaglia. Antonio pure si rivestì ma sedette sul bordo del mio letto.

"Voi, mister O'Malley, siete un uomo istruito, un artista, uno che ha viaggiato. Pensate davvero che io non sono un ricchione?"

"Penso che tu sia un ragazzo sano a cui piace il sesso, no?"

"Il fatto è che... io fino a ora ci ho avuto solo una donna che ci ho fatto proprio tutto... e era una puttana. E invece i miei amici pare che ce n'abbiano chissà quante, di donne..."

"Guarda che la maggior parte dei ragazzi le inventa le sue avventure. E che la maggioranza dei tuoi amici, prima, al posto tuo avrebbero goduto come te o anche di più."

"Dite davvero?"

"Ne sono sicuro. E poi, forse le tue amiche sono spaventate perché ce l'hai così grosso e lungo e i tuoi amici invece sono invidiosi di te..."

"Questo magari è vero..." disse Antonio facendo finalmente un mezzo sorriso. Poi, di nuovo serio, disse: "Ma voi, mister, ditemi la verità... prima... avevate voglia di... di fottermi nel culo, vero?"

Lo guardai studiandolo. Lui aspettava la mia risposta guardandomi con un'espressione di quasi apprensione.

"Tu pensi che io sia un ricchione, come dici tu?"

"No... voi siete maschio..."

"Eppure... anche io l'ho preso in culo, sai?"

"Davvero?" chiese lui spalancando gli occhi, quasi incredulo.

"Certo, ce l'aveva più piccolo del tuo o m'avrebbe ucciso!" dissi io sorridendo.

Lui pure sorrise, poi chiese: "Ma vi è piaciuto?"

"Certo. E anche a te piacerà." conclusi guardandolo dritto negli occhi.

"Non lo so..." protestò lui, "credo di no..."

"Beh, non hai che da provarci. Forse hai ragione tu che non ti piace, ma se non ci provi, non lo saprai mai."

"Ma se poi mi piace?"

"Sarai come me: non certo un ricchione, ma un maschio completo che sa godere in tanti modi."

Lui mi guardò poco convinto.

Allora gli dissi: "Ma guardati allo specchio! Non ho mai visto nessuno più maschio di te. Hai un corpo anche più maschio del mio, tu."

Questo parve fargli piacere.

Si alzò: "Domani davvero mi farete il ritratto?"

"Certo, domani comincerò."

"E... sarete voi a... domani sera se vengo qui da voi, a..."

"Sì, lo farò volentieri, se tu lo vuoi."

"Beh, a questo punto... meglio voi, mister, che qualcun altro..." disse, e mi lasciò.

Il giorno dopo venne all'atelier dello scultore e gli feci diversi schizzi, poi iniziai anche il suo ritratto. Più guardavo il suo corpo, più lo trovavo conturbante e desiderabile.

Lo aspettai la sera, in camera mia. M'ero messo a letto, nudo sotto il lenzuolo, la porta non chiusa a chiave. Sul comodino in bella vista i preservativi ed il gel. Ad un certo punto temetti che non venisse. Invece verso le 11,40 sentii bussare lieve alla mia porta.

"Avanti." Dissi sentendomi già lievemente eccitato.

Entrò e si chiuse subito la porta alle spalle, a chiave.

"Pensavo che non venissi più..." gli dissi mentre s'avvicinava al mio letto.

"Non riuscivo a decidermi..." confessò lui, "ma... eccomi qui."

"Sono contento. Spogliati, dai, e vieni qui con me." gli dissi tranquillo.

Lui si libero degli abiti, girandomi le spalle. Poi si girò ed io gli feci posto accanto a me. S'infilò sotto il lenzuolo. Lo abbracciai e cominciai a carezzarlo. Lo sentivo un po' teso, rigido, impacciato. Ma man mano che lo facevo eccitare, iniziò a sciogliersi, a rilassarsi. Quando lo sentii più coinvolto, tentai di baciarlo... e lui rispose al bacio, dapprima quasi esitante, poi più liberamente.

Feci scivolar via il lenzuolo dai nostri corpi e cominciai a leccare, e succhiare, carezzare e baciare, titillare e palpare tutto il suo corpo, soprattutto dove sapevo che era più sensibile. Quando lo sentii pienamente eccitato, tutto un fremito, dopo avergli lavorato a lungo con le labbra e la lingua i genitali, scesi a leccargli l'ano. Quando sentii che anche lì era tutto un fremito, presi il gel e lo preparai, mi infilai un preservativo e gli puntai il mio membro sull'ano scivoloso e palpitante.

"Rilassati, Antonio... rilassati..." gli sussurrai iniziando a spingerglielo dentro mentre gli sfregavo i sensibilissimi capezzoli.

"Rilassati... vedi che va bene, no... rilassati... ti piace, vero?" gli mormorai masturbandolo e continuando a stuzzicargli capezzoli duri come due ceci, e continuando a spingermi lentamente ma con determinazione dentro di lui.

E il bell'Antonio fu mio, e mi donò la sua virilità e la sua verginità. Si lasciò conquistare da me, si lasciò prendere. Mi guardava e sembrava trattenere il respiro, mentre iniziavo a danzare dentro di lui. Stava immobile, ma rilassato, i suoi occhi sempre nei miei... e venne un attimo prima di me, e le palpitazioni del suo ano mentre veniva, scatenarono subito anche il mio orgasmo.

Poco prima che mi sfilassi da lui, mormorò: "Se mio padre mi vedesse adesso... così... gli prenderebbe un colpo!" ma il tono della sua voce era leggero, quasi divertito.

Mi staccai da lui e lo carezzai.

"Allora, Antonio?"

"Era piacevole, devo ammetterlo."

"E ti senti meno maschio di prima, adesso?"

"No, è vero."

"Vedi che avevo ragione io?"

"Quanti giorni ancora vi fermerete qui a Napoli?"

"Una ventina."

"E... farete ancora... l'amore con me, come stasera?"

"Anche tutti i giorni, se ne hai voglia."

Ne ebbe voglia. Non saltò neppure un giorno. E gli feci bellissimi ritratti.


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