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una storia originale di Andrej Koymasky


pin I MIEI 10 MODELLI CAPITOLO 5
OLINDO DI GRANADA

Il mio quarto modello fu Olindo, un ragazzetto di diciassette anni. Lasciata Napoli volai fino a Granada, in Spagna. Che città incantevole! E che ragazzi incantevoli!

A Granada fui ospite di Bruce Fraser, un americano che fa interessanti serigrafie ispirate a scorci di architetture moresche, che pare abbiano un grande successo negli U.S.A. Certo è che vive in una casa molto bella nel vecchio centro storico, nel quartiere dove circa 400 anni fa c'era il ghetto ebraico. Bruce mi mise a disposizione due stanze comunicanti nella sua esotica casa, una per dormire con annesso bagno privato e l'altra più vasta e luminosa per dipingere, che aprivano sul patio.

Quando gli dissi che volevo dipingere alcuni paesaggi ma soprattutto nudi maschili, lui subito annuì.

"Posso trovarti tutti i ragazzi che vuoi, e a prezzi molto bassi. Ma tu non parli spagnolo, vero?"

"No, purtroppo. Ma capisco un po' di italiano..."

"No, è diverso, anche se ti può sembrare simile. Allora per prima cosa ti troverò un interprete."

Era, appunto, Olindo. Era studente presso una scuola di lingue. La prima impressione che ebbi quando me lo presentò fu che fosse un ragazzino. Forse anche a causa degli abiti un po' abbondanti e grandi, o del suo sorriso scanzonato da monello. Aveva occhi vivacissimi e parlava inglese in modo abbastanza corretto, con un delizioso accento spagnolo.

Poi Bruce mi trovò i modelli: convocò una mezza dozzina di ragazzi in casa sua, li fece spogliare nudi e mi fece scegliere. Erano tutti piuttosto belli, comunque ne scelsi quattro e decisi di cominciare con due di loro assieme. Era la prima volta che tentavo un ritratto di nudi a coppia. Olindo traduceva quello che volevo dire ai due ragazzi e stando alle mie spalle, mi guardava lavorare con vero interesse.

Quando gli chiesi di dire ai due ragazzi che potevano rivestirsi ed andare e di tornare il giorno dopo alla stessa ora, lui tradusse tranquillamente. Usciti i due gli dissi che poteva andare anche lui.

"Non volete che vi accompagni a visitare la città? Così posso farvi da interprete ed anche da guida..."

"Guarda che io non posso pagarti più di quello che abbiamo pattuito."

"Ma no, mister Shaun, è un piacere per me, e ci guadagno io a poter parlare inglese con voi!" disse lui con un sorriso accattivante.

Uscimmo, mi fece da guida, gli offrii la cena. Era molto simpatico e vivace. Ma mi pareva così ragazzino che, sinceramente, non pensai minimamente a lui come ad una possibile conquista. Il fatto però è che era lui, a mia insaputa, che aveva deciso di conquistare me. Olindo infatti, come venni a sapere dopo, era già da tre anni, cioè dall'età di quattordici anni, un gay convinto ed attivo. Quella prima sera, comunque, non accadde nulla, né i giorni subito seguenti.

Ma il quinto giorno che veniva a farmi da interprete e da guida, mi propose di andare assieme al cinema.

"Danno un film inglese in lingua originale..."

"Ah sì? Di che film si tratta?"

"Caravaggio, di Jarman. L'avete visto?"

"No..."

"Andiamo, allora?"

"Andiamo."

Quando uscimmo mi chiese con aria sbarazzina: "Anche voi fate così con i vostri modelli?"

"Che?" chiesi io colto di sorpresa.

"Beh, agli artisti tutto è permesso, no?" disse lui guardandomi con un sorriso ammiccante negli occhi.

"Ah, la pensi così, tu?"

"Certo."

"E perché me lo chiedi?"

"Bah, perché... se anche voi fate così con i vostri modelli... mi piacerebbe posare per voi."

"Tu hai visto come mi comporto con i miei modelli, no?" risposi io con aria indifferente.

"Beh, c'è folla nel vostro studio: loro sono in due e ci sono io... Ma se fossimo soli, voi ed io..."

"Non credi di essere solo un ragazzino impertinente?" gli risposi io prendendolo in giro e cercando così di non rispondere alla sua chiara proposta.

"Mica tanto ragazzino, sapete? Ho diciassette anni compiuti. E poi, impertinente... solo perché vi sto dicendo che mi piacete e che mi piacerebbe posare per voi?"

"Posare? Di quello parlavi?"

"Certo, come i modelli di Caravaggio, no?" disse lui furbetto, "posare e poi..."

"Ah, vuoi le monete d'oro, tu."

"No... Il resto però sì."

"Mi stai proponendo di fare sesso con te?"

"Fate il finto tonto, voi."

"Ma che ne sai tu del sesso!"

"Oh, ho tre anni di esperienza. Non saranno tanti, ma... sono stati intensi, ve lo garantisco!"

"Ah, piccolo degenerato!" gli dissi scherzando.

"Sentite, ho visto i vostri disegni. Quelli sono opera evidentemente di uno che è tutt'altro che indifferente alle grazie maschili!"

"Oh! Sei un critico d'arte, tu?"

"No," rispose Olindo con gli occhi che gli brillavano furbi, "ma sono un gay convinto, e voi mi fate arrapare!"

L'aveva detto! Lo guardai e gli dissi ancora: "Ma via, sei un ragazzino, tu."

"Mettetemi alla prova, no?" insisté lui.

"Non voglio mica essere perseguito per corruzione di minore, io." risposi.

"Ma qui siamo in Spagna! Per le cose di sesso la legge mi considera già maggiorenne."

"Lascia perdere, dai!" risposi io troncando quella discussione.

Lui fece spallucce ma lasciò cadere quell'argomento e come se nulla fosse parlò d'altro.

Ma il giorno dopo arrivò da me molto prima del solito.

"Ma il modello arriva solo fra un paio di ore." gli dissi io.

"Sì, lo so." disse lui e, lesto, si denudò.

"Che fai?"

"Non le va di vedermi nudo? Se vuole può disegnarmi gratis. Oppure può portarmi di là nel suo letto e scoprire cosa sono capace di fare..."

Il suo corpo aveva già una struttura da uomo ed era sessualmente maturo ed attraente.

"Allora, che ne dite?" chiese lui mostrandomisi in modo quasi sfacciato.

"Sei ben fatto, è vero. Quegli abiti abbondanti che porti sempre hanno mascherato bene il tuo corpo. Sì, hai un bel corpo..."

Olindo allora mi venne accanto e mi carezzò fra le gambe senza il minimo senso di vergogna. Ripensai a Carlo. C'era qualcosa di simile nell'atteggiamento dei due ragazzi eppure di diverso.

"Via, mister Shaun, non fate il pudico con me. Portatemi di là sul vostro letto e vi farò passare due ore indimenticabili..."

"E perché no..." mormorai arrendendomi e lo sospinsi verso l'altra camera.

Lui salì sul letto e vi si sedette aspettandomi. Io mi spogliai e mentre mi denudavo vidi che gli stava venendo un'erezione. I suoi occhi brillavano in anticipazione. Appena, nudo e semieccitato anche io, mi avvicinai al letto, lui si stese sul ventre e stese fuori dal letto il capo ad incontrare il mio membro, che si mise subito a succhiare con vera arte. Poi mi tirò sul letto senza staccarsi da me. Mi fece veramente andar su di giri, era scatenato. D'altra parte aveva sicuramente più esperienza lui con i suoi tre anni di vita gay, che io con i miei pochi mesi. Sapeva come e dove toccarmi, e presto mi sentii inerme nelle sue mani. Mi sentivo io il ragazzino inesperto, altro che lui!

Una cosa che mi colpì fu come usava i suoi piedi, che cercavano i miei, li carezzavano, mi carezzavano le gambe... era straordinario. I suoi piedi... amavano i miei, non saprei descriverlo meglio. E le sue mani amavano le mie. Con lui scoprii che le zone erogene sono molte di più di quelle che avevo immaginato. Non ho mai più trovato un ragazzo così sensuale e così esperto dopo di lui.

"Olindo, così mi farai morire..." ansimai in preda al piacere.

"Sì?" chiese lui sorridendomi lascivo.

"Sì, Olindo, dammi un po' di respiro..."

"Abbiamo poco tempo prima che arrivi il vostro modello, mister Shaun."

"Ma... avremo tutto il tempo che vorrai, dopo..."

"Mi promettete che non mi direte più che sono solo un ragazzino?"

"Olindo, sei una forza della natura, tu!"

"Sarà che ho sangue gitano, sapete?" disse lui, ma si calmò.

Mi carezzò con tutto il corpo su tutto il corpo, e specialmente coi piedi sui piedi, ma si calmò. Era veramente molto, molto gradevole.

"Però, mister Shaun..."

"Cosa?"

"Faremo di tutto, io e voi, promettete?"

"Di tutto?" chiesi io.

"Sì. Voi mi piacete molto. Voglio che me lo infiliate dappertutto, e anche io a voi... d'accordo?"

"Come vuoi tu. Sei tu l'esperto, mi pare."

"Molto bene."

"E... smettila di chiamarmi mister, ormai mi pare che siamo diventati... piuttosto intimi, no?"

Mi sorrise e mi baciò sulla bocca: un bacio mozzafiato. Ci rivestimmo e tornammo nello studio.

"Comunque, Olindo, ho deciso che voglio anche farti dei ritratti."

"Nudo."

"Certo."

"Allora devo dire al ragazzo di non venire domani?"

"No, prima finisco con lui, poi dipingo te."

"Come vuoi. Prima impari a conoscermi intimamente, così dopo mi dipingi meglio, no?"

"Proprio così." Ammisi io che mi stavo rendendo conto che era vero: i miei migliori dipinti erano proprio quelli dei ragazzi con cui avevo fatto l'amore.

Durante la posa del modello, Olindo si comportò come tutte le altre volte, facendomi da interprete e guardando quel che stavo dipingendo.

Approfittando del fatto che il mio modello non capiva l'inglese, chiesi ad Olindo: "Ma perché ci hai provato con me e non con i modelli? Sono tutti bei ragazzi, mi pare."

"Sì, ma sono troppo giovani per me. Anche tu sei un po' giovane, ma cominci ad andare bene."

"Perché, qual è l'età ideale per te?"

"Fra i trenta e i quaranta. E per te?"

"Diciotto venticinque, più o meno."

"Ma tu non te li fai tutti i tuoi modelli?"

"No, certo che no."

"E perché?"

"Mica tutti ci stanno, no?"

"Forse è solo questione di saperci fare... io ho l'impressione che ci stiano quasi tutti i ragazzi, specialmente dell'età che piace a te. Magari anche solo una volta per provare, se nessuno lo viene a sapere. Con gli uomini adulti è già un po' più difficile, sono già pieni di pregiudizi e di tabù. Ma a te, dei tuoi modelli qui, quale ti piace di più?"

"Pablo, forse."

"Ah, Pablito! Sì, ha un bel corpo. Ci faresti l'amore?"

"Se ci stesse, sì. Ma lui non mi pare proprio che sia... uno di noi."

"Scommetti che te lo faccio venire a letto con te?"

"Come puoi esserne così sicuro?"

"Tu non ci hai neppure provato."

"Con te presente..."

"Mai fatto l'amore in tre?"

"No, mai."

"E non ti piacerebbe provare?"

"Tu io e Pablo?"

"Perché no?"

"Sarebbe un bel contrasto, tu così moro e Pablo così biondo..."

"Ah, l'artista! Se riesco a convincerlo, allora, ci staresti a farlo in tre?"

"Forse... potrebbe essere un'esperienza interessante..."

Finita la posa di quel modello, Olindo lo congedò dandogli appuntamento per il giorno dopo e appena il ragazzo andò via, mi venne vicino.

"Allora, Shaun... dov'è che avevamo interrotto? Qui mi pare..." disse con gli occhi brillanti e, incollatomisi addosso mi dette un altro di quei suoi baci mozzafiato. La sua lingua giocava con la mia mentre le sue mani, di sopra ai vestiti, prendevano ad esplorare il mio corpo.

Io ero eccitato per quel contrasto fra il suo viso da monello ed il suo corpo caldo e maturo, sensuale, e la sua notevole esperienza.

"Non qui, dai..." gli dissi e lo sospinsi di nuovo nella mia camera da letto.

Olindo si denudò in fretta poi mi aiutò a togliermi di dosso gli ultimi abiti. Di nuovo mi si incollò addosso baciandomi e palpandomi. Lo sollevai di peso e lo portai sul letto. Salii su di lui che si girò in modo di impadronirsi del mio membro ed offrirmi il suo per un succoso sessantanove.

Quando cominciai a frugare con le dita nel suo culetto, lui si mise a stuzzicare il mio. Mi scivolò sotto in modo di arrivare a sostituire le dita con la sua lingua che cominciò a dardeggiare sul mio sfintere, regalandomi sensazioni così acute e piacevoli da farmi sussultare. Mi lavorò a lungo di lingua, finchè lo implorai di penetrarmi. Lui mi si sfilò di sotto, mi si inginocchiò dietro e sentii il suo uccello fremente iniziare a giocare sul mio sfintere assetato, facendo aumentare in me il desiderio di accoglierlo.

"Olindo, fottimi!"

"Non aver fretta... tra poco..." mormorò lui carezzandomi tutto.

Il suo membro puntò sul mio buco scivoloso di saliva e spinse lievemente. Mi dischiusi e lui vi penetrò appena.

"Ti piace, Shaun?"

"Troppo..."

"Lo vuoi tutto?"

"Sì, tutto!" lo pregai io.

Entrò ancora un po' e lo dimenò facendomelo sentire ben bene.

"Dai, Olindo, spingi..."

"Aspetta... poco per volta. Te lo devi gustare lentamente..." disse penetrandomi ancora un poco.

Lo sentivo avanzare in me a poco a poco, riempirmi, danzarmi dentro... era bello! Non era più il ragazzino, ora, ma un maschio forte e potente che mi dominava col suo palo che si stava impadronendo di me.

"Olindo... fottimi..." lo implorai ancora.

"Sì..." disse lui immergendosi finalmente tutto in me.

Cominciò a muoversi avanti e dietro: "Ti piace, Shaun?"

"Un sacco! Dai... dai Olindo!"

"Hai un bel culo stretto, Shaun, mi piaci."

"Fottimi..."

"Ti sto fottendo!" disse lui afferrandomi per la vita ed iniziando a battermi dentro con vigore.

Ad ogni colpo il suo pube batteva contro le mie natiche con un sordo rumore. Ero eccitatissimo, gustavo quel manico bollente che s'agitava in me con tanta perizia.

Ad un tratto Olindo si sfilò da me.

"No... perché?" gemetti io.

"Perché se no vengo e non voglio ancora..." ansimò lui. "Stai fermo così." aggiunse poi.

Si infilò sotto il mio corpo, supino. Cinse i miei fianchi con le gambe e mi abbracciò.

"Adesso fottimi un po' tu, ma senza venire, chiaro? Dobbiamo godere a lungo, molto a lungo, senza venire... Dai, prendimi tu, ora..."

Mentre mi guidava dentro di sé, mi baciò in bocca. Affondai in lui liscio liscio, come una mano nel suo guanto. Era caldo, accogliente. Quando gli fui tutto dentro lui contrasse i muscoli dello sfintere agitandosi appena, facendomi sistemare bene in lui.

"Oh Shaun, che bello!" mormorò.

Ci baciammo ancora ed io iniziai a muovermi in lui, avanti e dietro. Sollevai un po' il busto in modo di penetrarlo più a fondo e di poter guardare l'espressione del suo volto. Era trasfigurato dal piacere, si gustava i miei movimenti.

"Oh, Shaun, che bello! Sbattimi quel tuo bel palo fino in fondo! Ti piace il mio culetto, vero?"

"Sì..."

"Pensi ancora che sono solo un ragazzino impertinente?"

"No..."

Mi sfregò i capezzoli e mi baciò di nuovo in bocca mentre io lo prendevo veramente di gusto.

"Oh, Olindo... è bello!" ansimai accelerando il mio ritmo.

Lui pose le mani sulle mie natiche e mi tirò a sé con forza, quasi impedendomi di muovermi.

"Che fai?" ansimai fremente cercando di riprendere a fotterlo.

"No, fermati, se non vieni..." mormorò lui.

Aveva ragione. Mi immobilizzai. Lui fece palpitare il suo ano attorno alla mia verga turgida.

"Sfilati." Mi sussurrò.

Malvolentieri, gli diedi retta. Lui mi sfilò il preservativo e dopo avermi carezzato e fatto un po' calmare, si girò e ricominciammo a fare un bel sessantanove. Poi si girò di nuovo e mi baciò in bocca. E i suoi piedi cercarono i miei.

"Così, senza fretta... vero Shaun?" mi disse dolce.

"Sì, ma è un supplizio... un bel supplizio..."

"Non abbiamo fretta. Dobbiamo goderci bene..."

"Olindo, chi t'ha insegnato a fare l'amore così?"

"Autodidatta!" ridacchiò lui.

"Con quanti uomini hai fatto l'amore in questi tre anni?" gli chiesi in una delle pause in cui ci si carezzava e baciava, calmandoci.

"E chi li conta più? Tanti."

"Il tuo primo uomo? Avevi quattordici anni, hai detto?"

"Sì."

"Com'è successo?"

Olindo ridacchiò: "Era il marito di mia sorella. Mi piaceva da matti."

"Ma tu già avevi capito di essere gay?"

"Sì, ma non avevo ancora mai avuto occasione di fare niente. E la voglia aumentava... Beh. Mia sorella aveva diciotto anni ed erano sposati da due settimane. Lui aveva ventiquattro anni. S'erano dovuti sposare in fretta perché lui l'aveva messa in cinta. Vivevano ancora con noi. E una notte José, mio cognato, è arrivato in camera mia incazzato nero. Mi ha detto: spostati dai, e fammi dormire qui con te. Io gli ho fatto posto e lui si è steso vicino a me. Perché, gli ho chiesto io, che è successo? Tua sorella non vuole scopare, dice che ha mal di testa. Io ho voglia e lei m'ha mandato via! E io ho sentito che sotto il pigiama ce l'aveva ancora bello duro e ho pensato che era arrivata la mia occasione.

"Mi sono spostato e come per sbaglio gliel'ho toccato: ce l'hai bello duro, gli ho detto e gliel'ho carezzato sopra alla tela dei calzoni del pigiama. Lui mi ha detto: così è peggio, smetti. Ma io gli ho detto: se non ti sfoghi non riesci a dormire. E l'ho continuato a toccare. E lui mi ha detto: sì, devo farmi una sega. E io gli ho detto che ci pensavo io. Lui mi ha lasciato fare quando gli ho infilato la mano dentro il pigiama, e gliel'ho tirato fuori e l'ho preso bene in mano, e mi ha lasciato fare quando io ho levato le coperte e mi sono messo a succhiarglielo, e era il mio primo cazzo! E mi ha lasciato fare anche quando mi sono calato i calzoni del mio pigiama e gli ho sfregato le chiappe contro il suo palo duro...

"Lì per lì mi ha lasciato fare, ma poi mi ha palpato il culetto e mi ha detto: Olindo hai un culetto d'oro e mi è venuto sopra e ha cercato di mettermelo. Io ero vergine e non ci riusciva, ma allora ci ho messo saliva, e lui ci ha provato di nuovo, e io lo volevo da morire, e anche lui ormai voleva solo quello. Così finalmente è riuscito a mettermelo dentro e mi ha fottuto con forza. Mi faceva un po' male, ma mi piaceva troppo! Mi piaceva sentirmelo sopra, sentirmelo dentro...

"E mi è venuto dentro. Ma dopo, quando s'è calmato, si vergognava di quello che aveva fatto e mi chiedeva perdono e mi pregava di non dirlo a nessuno... Io allora gli ho detto che invece a me era piaciuto troppo e che ogni volta che mia sorella gli diceva di no, lui poteva venire da me e farlo con me. Lui mi disse che no, che era una cosa sbagliata... ma già due o tre notti dopo è tornato da me, e mi ha chiesto se per caso mi andava di farlo di nuovo... io che ci speravo avevo comprato una crema, e questa volta è andata meglio della prima... E ogni tanto tornava di nuovo a fottermi, ormai senza farsi problemi. E anzi, quando poi mia sorella è andata in ospedale per partorire, lui di nascosto di mia madre era nel mio letto tutte le notti e fotteva con me.

"Ma José se lo faceva succhiare da me, me lo metteva in culo, e mi piaceva ma a me né me lo succhiava né si lasciava fottere da me, e io invece ne avevo voglia. Sono un uomo, si giustificava. Così ho deciso che mi dovevo trovare qualcun altro con cui fare quelle cose. E il mio secondo ragazzo è stato un mio compagno di scuola, io ero in seconda e lui era in quarta. L'avevo adocchiato già da un po' e mi piaceva un sacco. E siccome mi piaceva, non lo perdevo mai d'occhi e mi sono accorto che lui non guardava mai le ragazzine ma i compagni e ho capito che doveva essere come me... Allora un giorno l'ho fermato e gli ho detto chiaro e tondo che volevo scopare con lui.

"Lui mi ha detto che mi sbagliavo, che lui non era così, ma io insistevo e alla fine ha accettato di venire da me quando non c'era nessuno in casa, e altroché se ci stava! E gli piaceva farsi inculare da me. A casa mia era raro che non c'era qualcuno, così ci siamo trovati un posto lì a scuola di lingue, nei sotterranei dei laboratori linguistici. C'era una porta che dava nell'archivio dove non andava mai nessuno, e dietro alle cassettiere lo potevamo fare tranquilli. Solo una volta per poco non ci scoprivano... Poi lui mi ha fatto conoscere altri suoi amici gay e così è diventato sempre più facile..."

Dopo queste pause in cui ci si toccava quel tanto da non perdere le nostre erezioni, si ricominciava a fare l'amore, e ora ero io a penetrare lui, ora lui a penetrare me nelle più varie posizioni, e un po' si faceva un sessantanove. Io gli raccontai le poche avventure che avevo avuto e lui mi raccontò le sue avventure più interessanti ed eccitanti, e passammo così diverse ore di sesso nel mio letto. Quando finalmente ci lasciammo andare e raggiungemmo l'orgasmo erano già le dieci di sera e fuori era già buio.

Uscimmo per cenare assieme, poi lo accompagnai fino a sotto casa sua.

"Una notte la voglio passare tutta con te. Ma devo prima avvertire mia madre che non torno a casa." mi disse Olindo.

"Ma tua madre ti lascia passare tutta la notte fuori? Cosa le dici per giustificarlo?"

"Che ho trovato un uomo." rispose tranquillo il ragazzo.

"Tua madre sa?" chiesi stupito.

"Sì, da un anno. Mi ha trovato a letto con un uomo..." ridacchiò Olindo.

"E... come l'ha presa?"

"All'inizio male parecchio. Ma ormai s'è rassegnata e mi accetta come sono."

"Ma sa anche di te e di tuo cognato?"

"No, ci mancherebbe. Anche perché da quando si sono trovati casa non è più successo. Anche se José mi sa che lo farebbe di nuovo volentieri con me. Ma a me ormai lui non interessa più. Mi piaceva, ma adesso ho di meglio. A domani, Shaun!' disse e salì a due a due le scale.

Lo guardai scomparire lesto e sentii che non vedevo l'ora che venisse il domani...


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