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una storia originale di Andrej Koymasky


pin I MIEI 10 MODELLI CAPITOLO 6
PABLO DI GRANADA

Continuavo a fare l'amore con Olindo: era eccitante, pieno di sensualità, o meglio di libidine. E cominciai anche ad usarlo come modello ed a fargli schizzi e quadri.

Un giorno il ragazzo arrivò in studio con Pablo. Avevo già usato Pablo come modello. Era un ragazzo di ventitré anni, un atleta biondo scuro con pettorali superbi, una pelle chiara, liscia, serica. Sapeva assumere belle pose plastiche, Faceva il modello come lavoro, per mantenersi ed era un atleta dilettante. Aveva vinto diverse coppe, trofei e medaglie anche a livello nazionale nel campo dell'atletica leggera.

Olindo arrivò dunque con Pablo. Io avevo dimenticato la sua promessa quindi fui piacevolmente sorpreso nel vedermeli davanti assieme. Guardai Olindo con aria interrogativa e lui, per tutta risposta, mi fece l'occhietto.

Gli chiesi, in inglese: "L'hai convinto, allora?"

"Non è stato per niente difficile. Ma lui non sa che tu sai... lascia fare a me, sarà più divertente. Adesso ci fai posare tutti e due assieme, nudi, io lo farò eccitare e allora... verrai anche tu. D'accordo?"

Sorrisi ed annuii. Si spogliarono. Olindo fece sedere Pablo sullo sgabello coperto da un drappo di velluto rosso e gli si mise in piedi un po' dietro, posandogli le mani sulle spalle. Io cominciai a disegnarli sul mio album.

Durante una pausa, Olindo mi disse: "Ora cambiamo posizione, vero?" e mi fece di nuovo l'occhietto da dietro le spalle dell'ignaro compagno.

"Fai tu, demonietto... io sto già eccitandomi a guardarvi."

Olindo annuì soddisfatto. Disse qualcosa a Pablo che annuì serio, Pablo sedette di nuovo, ma mettendosi di tre quarti ed allargando un po' le belle e solide gambe. Olindo sedette a terra fra le sue gambe, appoggiando la schiena contro la sua gamba destra e facendo passare le sue gambe ripiegate sotto la gamba sinistra di Pablo, su cui poggiò una mano... ed appoggiò la guancia in grembo a Pablo. Questi disse qualcosa e Olindo ripose brevemente, facendo il mio nome.

Io ripresi a disegnarli in questa nuova posa e notai che Olindo di tanto in tanto muoveva appena la guancia contro il pube di Pablo e che questi aveva un'aria sempre più imbarazzata, perché gli stava venendo una visibile erezione. Olindo ad un tratto girò il volto verso il membro dell'altro e lo leccò. Pablo sobbalzò, arrossì violentemente e disse qualcosa ad Olindo con voce bassa e chiaramente turbata e con la mano cercò di allontanare la testa di Olindo. Ma il ragazzo gli resistette e cominciò invece a carezzarsi fra le gambe.

A questo punto io posai l'album e mi avvicinai ai due ragazzi. Pablo mi guardò e pareva come paralizzato. Olindo glielo prese tutto in bocca mentre Pablo cercava di resistergli e mi guardava con gli occhi sgranati arrossendo di nuovo. Io presi una mano di Pablo e la guidai fra le mie gambe, sulla mia erezione. Pablo allora si arrese di colpo.

Con movimenti febbrili mi aprì i calzoni, ne estrasse il mio membro già turgido e vi applicò le labbra lasciando che io glielo spingessi tutto dentro la bocca. Olindo si alzò, mi venne vicino e cominciò a spogliarmi mentre io fottevo quella bocca disponibile, calda e piacevolmente umida.

"Ti piace?" mi chiese Olindo in un sussurro mentre mi carezzava e mi stuzzicava i capezzoli.

"Sì... lo prende anche in culo?"

"Fa tutto. È meno porcello di me ma... Andiamo di là sul tuo letto?"

"Sì..."

Olindo disse qualcosa a Pablo. Questi si staccò da me e si alzò. Il suo sguardo era ancora incerto, un po' vergognoso, ma anche un po' più disteso. Mentre si andava di là, Pablo al mio fianco azzardò una carezza sull membro, poi sul mio culo e disse qualcosa a bassa voce.

"Dice che sei proprio bello." tradusse Olindo sedendo sul letto, le gambe larghe.

"Digli di succhiartelo..." gli dissi ed Olindo tradusse.

Pablo, come immaginavo, si chinò sul letto senza salirvi e prese in bocca l'asta del compagno. Io allora mi accoccolai dietro di lui, gli divaricai le natiche e lo lavorai un po' di lingua, preparandolo. Quindi m'alzai in piedi, lo afferrai per la vita e glielo spinsi nel foro inumidito dalla mia saliva, scivolandogli dentro e penetrandolo. Glielo immersi tutto dentro con facilità ed era evidente che non ero certo il primo io a prenderlo così. Cominciai a fotterlo con gusto.

Olindo mi sorrise e si chinò verso di me tendendomi le braccia. Anch'io mi chinai verso di lui, e le nostre bocche si incollarono mentre Pablo si godeva i nostri due pali ben infissi in lui. Era Pablo a muoversi avanti e dietro con tutto il corpo, tenendosi con le mani sul bordo del letto, così mentre si sfilava dall'asta di Olindo, s'infilava in culo la mia e mentre si sfilava dalla mia, s'infilava in bocca quella del compagno.

Dopo un po' Olindo volle stare nel mezzo, prendendolo nel culetto da Pablo e succhiandolo a me. Pablo a poco a poco stava perdendo tutta la sua apparente ritrosia e timidezza, e si stava godendo quel triangolo di piacere. Quindi misero in mezzo me, ed Olindo mi penetrò mentre io succhiavo con piacere il bel palo di Pablo.

Ricordo che pensai che era bello essere penetrati contemporaneamente dalle due estremità e che ci sarebbe voluto solo un terzo ragazzo che si prendesse cura del mio uccello duro... Quasi m'avesse letto nel pensiero, Pablo si girò così ci unimmo in un bel sessantanove mentre Olindo continuava a stantuffarmi nel sedere con la sua consueta giovanile esuberanza.

Io carezzavo il bel corpo di Pablo, sodo e forte. Lui carezzava Olindo dietro di me ed il ragazzetto carezzava me. Era qualcosa di estremamente erotico, e mi pareva di star sognando... Poi Olindo si spostò dietro a Pablo e penetrò il biondo atleta.

Eravamo lì, tutti e tre strettamente allacciati a goderci l'un l'altro, quando entrò nella stanza Bruce. Io mi irrigidii imbarazzatissimo, ma vidi che Bruce stava sorridendo e stava cominciando a spogliarsi.

"Questa è la sorpresa che volevo farti..." disse Olindo con un sorriso birichino, "Avevo già scopato con Bruce, così ieri gli ho detto di questa nostra... riunione. Dai, Bruce, c'è posto anche per te. Vieni qui e prendi Pablo..."

L'uomo, ormai nudo, salì sul letto e subito penetrò il biondo atleta, mentre Olindo si faceva prendere da me.

Quando ci sciogliemmo per fare una sosta e non venire subito, dissi: "Anche tu, Bruce? Non lo sapevo..."

"Neanche io di te. Olindo ieri sera m'ha detto tutto. Ti spiace se mi sono unito a voi?"

"No, anzi! Ma mi sa che così smetterò di dipingere..."

"No... Prima il piacere e poi il dovere, no?" ridacchiò Bruce, poi aggiunse: "Solo che, se avessi saputo, t'avrei messo qui un bel letto matrimoniale... Perché non andiamo tutti su in camera mia? Staremo più comodi..."

Nudi come eravamo, tutti e quattro salimmo al piano superiore. Il letto di Bruce era quadrato, di due metri per due, completamente racchiuso da un baldacchino con bianchi veli. Ci salimmo e subito riprendemmo a fare l'amore. Io penetrai Pablo, Olindo contemporaneamente penetrò me e Bruce mi offrì il suo membro circonciso che succhiai con piacere. Bruce non era veramente bello, secondo i miei canoni, ma era gradevole ed aveva un membro di tutto rispetto che sapeva usare bene.

Chi dirigeva quella nostra incessante ricerca di piacere era sempre Olindo, infaticabile e certamente più esperto di noi tre messi assieme. Pablo amava soprattutto succhiarlo ed essere penetrato, perciò si trovava spesso fra due di noi tre. Io mi sentivo molto attratto da Pablo per cui inconsciamente, pur accettando gli altri due cercavo soprattutto lui.

Così alla fine ci separammo spontaneamente in due coppie, io col biondo atleta e Bruce con Olindo. Era piacevole anche fottere Pablo guardando gli altri due lì accanto che facevano l'amore. Anche Pablo pareva più attratto da me che non dagli altri due.

"Pablo, te gusta?" azzardai in spagnolo mentre lo prendevo da davanti.

"Muchissimo..." rispose l'atleta sorridendomi e cingendomi la vita con le forti gambe.

Ora che Olindo era impegnato con Bruce, Pablo ed io arrivammo all'orgasmo senza più trattenerci. I due accanto a noi continuavano imperterriti a fare l'amore. Dopo poco io scivolai via dal letto, prendendo Pablo per una mano e portandolo con me di sotto fino al mio studio. Lo feci sedere e mi misi a disegnarlo.

Pablo mi guardava ora con uno sguardo diverso, quasi sognante, con un lieve accenno di sorriso. Mi piaceva quello sguardo soddisfatto, contento, come quello di un gattone che ronfa...

Dopo un po' che disegnavo scesero anche Bruce con Olindo. L'americano si rivestì, fece un paio di battute con me ed i ragazzi, ed andò via. Pablo allora disse qualcosa ad Olindo. Il ragazzo tradusse.

"Pablo chiede se per caso questa notte potrebbe fermarsi qui da te... Dice che vorrebbe fare di nuovo l'amore con te, ma da soli, questa volta..."

"Digli che per me va bene, che ne sarei davvero felice." risposi compiaciuto per quella richiesta.

Pablo sorrise. Olindo, dopo avermi osservato disegnare per un po, si rivestì.

"Allora vi lascio soli. Ve la caverete bene anche senza interprete, penso, per quello che avete intenzione di fare, no?" disse malizioso.

"No, aspetta. Vieni a cena con noi, prima di andartene. Mica hai fretta, no?"

"Come vuoi. Per me va bene."

Finito il disegno, anche io e Pablo finalmente ci rivestimmo. Uscimmo tutti e tre ed offrii la cena ai due ragazzi. Approfittai della presenza di Olindo per parlare un po' con Pablo. Gli chiesi da quanto tempo facesse atletica e come avesse cominciato. Seppi così che erano otto anni che s'era dato all'atletica e che la prima idea non era stata sua ma del suo professore di educazione fisica a scuola, e che questi l'aveva spinto verso l'atletica in modo a dir poco singolare.

Dopo l'ora di educazione fisica Pablo era andato a fare la doccia con i compagni. Aveva fatto in modo di restare ultimo con un compagno e appena restati soli avevano cominciato a toccarsi ed a masturbarsi a vicenda come avevano già fatto altre volte. Ma quella volta era arrivato, inatteso, il professore e li aveva sorpresi. I due ragazzi erano impauriti ed il suo compagno scongiurò il professore di non denunciarli ai genitori ed al preside. Il professore, burbero, disse loro di rivestirsi e di presentarsi subito al suo studio, uno alla volta, per parlarne.

Pablo era terrorizzato. Quando il suo compagno uscì dallo studio del professore gli chiese: "Cosa t'ha fatto?"

"Niente. M'ha fatto giurare che non lo faccio mai più né con te né con altri. E se non mi sorprende di nuovo a farlo, non lo dice ai miei."

Pablo entrò. Il professore lo fece sedere ed iniziò l'interrogatorio.

"Da quanto tempo fate quelle cose?"

"Da... tre mesi..."

"Lo fai solo con lui o anche con altri?"

"Solo con lui..."

"Chi ha cominciato di voi due, tu o lui?"

Pablo arrossì ma onestamente rispose: "Io..."

"E a te chi l'ha insegnato?" chiese severo il professore.

"Un mio vicino di casa, un ragazzo della mia età..."

"E lo fai ancora con lui?"

"No... lui adesso ha la ragazza..."

"E cosa facevi con quel tuo vicino di casa?"

"Ci si toccava... ce lo menavamo..."

"Niente altro?"

"Beh, lui... lui me lo metteva."

"In culo?"

"Sì..."

"E in bocca?"

"No, in bocca no."

"E col tuo compagno, cosa facevate?"

"Solo con le mani..."

"Dici la verità?"

"Sì, professore, lo giuro."

"Se lo sapessero i tuoi?"

"Oh no, professore... mio padre mi spellerebbe vivo... mi ammazzerebbe."

"Ma a te piaceva fartelo mettere nel culetto dal tuo vicino?"

Pablo arrossì ma annuì.

Allora il professore lo fece alzare in piedi e gli disse: "Vieni qui vicino. Io per questa volta non lo dirò ai tuoi genitori, ma... Io adesso ti devo dare una punizione, capisci?"

"Sì, professore."

"Inginocchiati qui." gli ordinò il professore.

Pablo pensò che l'avrebbe picchiato e s'inginocchiò preparandosi a prenderle. Il professore infatti prese una bacchetta di legno, si alzò in piedi e gli si mise davanti.

"Ti lascio la scelta, Pablo. O ti cali le braghe e ti do cento bacchettate sul culo, o me lo tiri fuori e prima me lo fai venire duro con la bocca, e poi mi fai venire nel tuo culetto come facevi col tuo vicino. Cosa preferisci?"

Pablo lo guardò sorpreso ma scelse subito, senza esitare. Aprì la cerniera della tuta del professore, liberò il suo membro dal sospensore e lo prese in bocca. Era la prima volta che toccava il membro di un uomo adulto, ed era la prima volta che lo accoglieva in bocca, ma gli piacque terribilmente. Altro che punizione! E quando il professore lo fece alzare in piedi, gli calò i calzoncini, lo fece chinare sulla scrivania e lo impalò, Pablo era letteralmente al settimo cielo. L'uomo lo fotté a lungo e finalmente si scaricò dentro di lui.

Mentre si rimettevano a posto gli abiti, Pablo lo ringraziò e schietto gli disse: "Professore, più che una punizione, questo m'è sembrato un premio..."

Il professore rise e gli disse: "Ma allora sei un vero maialino!"

Pablo gli disse: "Se mi sorprende ancora a farlo, professore, mi punisce di nuovo così?"

Il professore cercando di fare la faccia severa disse: "No, la prossima volta ti do duecento bacchettate sul culo. Ma se questo per te è un premio, hai solo da diventare il migliore della classe di educazione fisica. Ogni volta che tu sarai il primo nelle gare, potrai avere questo... premio da me..."

Così Pablo si impegnò a fondo in tutte le discipline sportive. A 18 anni aveva già vinto diverse gare ed era diventato l'amante fisso del suo professore di educazione fisica. Ma ormai faceva atletica perché gli piaceva, e non solo per essere "premiato" dal suo professore.

Nell'ultimo anno di liceo il suo professore fu trasferito a Madrid. Pablo lo pregò di portarlo con sé, ma l'uomo non volle. Per Pablo fu una delusione. E quando un giorno andò a Madrid per trovarlo pensando di fargli una bella sorpresa, scoprì che l'uomo ora viveva con un ragazzo e la sua delusione fu completa. Ma continuò a fare atletica.

Finito il liceo, per poter continuare a dedicarsi all'atletica, avendo un bel corpo ed un bel viso, si mise a fare il modello per pittori e fotografi. E passò di avventura in avventura.

Pablo poi volle sapere di me e, sempre grazie alle traduzioni di Olindo, gli raccontai della mia vita, delle mie esperienze, rispondendo alle domande del ragazzo. Quando seppe della mia iniziazione gay fu colpito dal fatto che io fossi stato "violentato" all'età di ventotto anni, e che mi fosse piaciuto.

Lasciato Olindo, Pablo tornò a casa con me e chiese di vedere i disegni di Giovanni e degli altri ragazzi con cui avevo fatto l'amore prima di lui ed Olindo. Poi mi si accostò e mi carezzò. Carezze dolci, non lascive, ma che mi fecero immediatamente eccitare. Dopo un po' che ci si carezzava Pablo mi indicò verso la camera da letto facendomi capire che desiderava andare di là. Ci spogliammo e salimmo sul mio letto. Ci abbracciammo e riprendemmo a carezzarci. Era tenero, dolce, molto diverso dagli altri ragazzi con cui ero stato fino ad allora. E sentii che, forse per la prima volta, stavo davvero facendo l'amore e non solo sesso.

Anche il suo volto esprimeva una dolcezza incredibile. Anche lui, come Olindo, di tanto in tanto faceva calmare i nostri ardori, ma mentre con Olindo era un po' come un bel gioco erotico, con Pablo era il desiderio di assaporare la dolcezza a piccoli sorsi. Le nostre eccitazioni crescevano e si rafforzavano gradualmente. E quando Pablo mi offrì il suo bel corpo virile e forte perché lo penetrassi, fu con un senso di trepido piacere che mi accostai a lui, che lo presi.

Pablo mi sorrideva con un'espressione di calda gratitudine che mi fece sentire incredibilmente felice. Mi sembrava di essere fuori del tempo e dello spazio, con quel magnifico ragazzo, mentre mi muovevo lentamente avanti e dietro in lui, e mi rendevo conto di quanto anche lui mi stesse godendo: almeno quanto io stavo godendo lui. Mi sembrò bellissimo. Il suo membro turgido, riverso sul suo ventre, fremeva sotto la mia mano che lo massaggiava allo stesso ritmo con cui mi muovevo in lui.

Carezzavo le sue cosce a contatto col mio petto, le sue gambe alte sulle mie spalle. Carezzavo le sue braccia muscolose protese a carezzarmi, il suo vasto petto chiaro e glabro, ornato di bei pettorali sodi. Titillavo i suoi dolci capezzoli rosa, duri e turgidi sotto i miei polpastrelli. Lo prendevo con movimenti lenti e solenni, maestosi, mentre lo ammiravo. Lo sentivo fremere dolcemente alle mie attenzioni.

"Te gusta, Pablo?"

"Muchissimo, Shaun, muchissimo." mormorò lui accentuando il suo sorriso.

Non ne dubitavo: me lo stava dimostrando con tutto il corpo.

I suoi occhi socchiusi brillavano di mille pagliuzze d'oro. Tra le sue labbra appena schiuse, di tanto in tanto appariva per un attimo la punta della sua lingua rosea. Mi chinai a baciarlo. Mi accolse nella sua bocca e si mise a suggere lieve la mia lingua mentre il mio corpo sul suo continuava a muoversi in lui con calibrati movimenti del mio bacino.

Mi sentì fremere ed intuì che mi stavo avvicinando all'acme del piacere. Continuò a baciarmi, passandomi lieve le unghie di una mano lungo la spina dorsale e sfregandomi un capezzolo con le dita dell'altra mano. Man mano che i miei fremiti si accentuavano, lui succhiava con più vigore la mia lingua, accentuava le pressione dei polpastrelli lungo la mia schiena, mi sfregava con maggiore forza il capezzolo e faceva palpitare ad arte il suo ano attorno al mio palo, accompagnando così il rafforzarsi del piacere in me.

Quando finalmente cominciai a scaricarmi in lui, mi si avvinghiò addosso stringendomi forte, baciandomi con passione, finché sentì che gli avevo versato dentro il mio tributo fino all'ultimo. Allora lentamente addolcì la stretta, accompagnando così il graduale rilassamento del mio corpo. Quando il mio membro rimpicciolì e si sfilò da solo dal suo culetto sodo, gli scivolai giù fra le gambe, fino a raggiungere con la bocca il suo palo ancora duro, fino ad allora palpitante fra i nostri corpi, e presi a succhiarglielo con tutta la passione e la tenerezza che ancora sentivo in me.

Lui mi passò le dita fra i capelli, godendosi quelle mie calde attenzioni, ed in pochi secondi anche in lui si liberò l'orgasmo e mi donò tutta la sua dolce crema lievemente profumata al fior di mandorlo, che bevvi con vero gusto.

Allora tornai sopra di lui lo abbracciai e lo baciai di nuovo con tenerezza. Sentii il suo respiro tornare normale a poco a poco. Ci carezzammo a lungo. Gli scivolai di fianco e lui mi avvolse fra le sue braccia e le sue gambe. Continuavamo a carezzarci e di tanto in tanto ci davamo un lieve bacio. Ci addormentammo così. Anche se io avevo ventotto anni e lui ventitré, mi pareva di essere io il ragazzino fra le sue forti membra, addosso al suo solido corpo contro cui mi accucciavo appagato e felice.

Il mattino seguente mi svegliò lui, baciandomi e carezzandomi. Lo sentii eccitato e subito mi eccitai anche io.

Volle scendere a succhiarmelo, allora lo feci girare in modo di unirmi a lui in un piacevole sessantanove. Ci dedicammo a lungo l'uno all'altro, rafforzando a poco a poco il reciproco desiderio. La sua bocca sul mio palo stava compiendo meraviglie, piena di saliva risucchiava con la giusta intensità la mia carne fremente. E la lingua all'interno mi massaggiava il glande ed il filetto con la giusta pressione, mentre le sue dita giocavano sapienti con i miei testicoli.

Poi si girò di nuovo a baciarmi, a carezzarmi. Era straordinario come sapesse graduare bene l'intensità delle sue carezze, dei suoi baci su tutto il mio corpo in modo di trarre il massimo delle sensazioni da tutte le mie zone erogene. Non dava affatto l'impressione che stesse applicando una tecnica erotica, per quanto raffinata, ma sembrava sapere, intuire come e dove toccarmi, quasi conoscesse il mio corpo da sempre. Ero letteralmente estasiato.

Al momento giusto mi si offrì di nuovo. Lo presi su un fianco, questa volta. Lui mi si premeva contro incontrando sapientemente le mie spinte. Ma io volevo vederlo in volto, così dopo un po' mi tolsi da lui, lo feci stendere sulla schiena e lo presi di nuovo come la sera prima, da davanti. Facemmo l'amore a lungo, con calma ed indicibile piacere.

Quando più tardi arrivò Olindo, io ero di nuovo vestito e stavo dipingendo il ritratto di Pablo che posava per me. I due ragazzi si salutarono e si misero a parlare fra loro.

"Shaun, mi dice Pablo che avete passato una notte fantastica."

"Sì, è vero."

"Dice che gli piace un sacco come fai l'amore tu..."

"Anche a me piace lui."

"Chiede se potrà ancora fermarsi qualche volta qui con te... Però, prima che rispondi, anche io voglio ancora fare l'amore con te, Shaun!"

Sorrisi. In fondo è piacevole sentirsi desiderati, quasi disputati, da due ragazzi così diversi e così piacevoli.

"Ma non in tre né in quattro, Olindo." risposi continuando a dipingere.

Pablo cercava di capire che cosa stessimo dicendo ed i suoi occhi osservavano attenti sia la mia espressione che quella di Olindo.

Questi mi disse: "Credevo ti fosse piaciuto prima in tre e poi in quattro."

"Sì, ma mi piace molto di più farlo solo in due."

"Ma ti va di rifarlo anche con me, no?"

"Sì, certo, come mi va di rifarlo di nuovo anche con Pablo."

"Vuol dire che allora faremo i turni. Una volta con me ed una con Pablo..."

Sorrisi: "Che, vorresti metter giù un calendario? Comunque mi restano pochi giorni e con Pablo ho fatto l'amore molto meno che con te."

Olindo non si scompose: "Allora facciamo due volte con Pablo ed una volta con me. Va bene così?"

"Bisogna vedere anche che cosa ne dice Pablo, credo." gli risposi divertito.

Olindo si mise a discutere fitto fitto con l'altro ragazzo.

Alla fine mi disse: "Pablo dice che a lui andrebbe bene stare tre notti con te e io una... Mi ha convinto. Perciò se a te va bene, oggi e domani si ferma lui qui con te e dopodomani che è domenica, mi posso fermare io, invece..."

"Come volete voi. Per me va bene. Mi piacete molto tutti e due. Anzi, penso che domenica inizierò un nuovo quadro con voi due assieme. Fate un bel contrasto."

Credo che se avessi passato più tempo con Pablo, avrei potuto innamorarmi di lui, della sua forza, della sua dolcezza. In un certo senso Olindo m'ha fatto un po' da antidoto nei confronti di Pablo.

Anche il periodo a Granada finì e Bruce volle dare una festicciola d'addio in mio onore prima della partenza, a cui invitò sia Pablo che Olindo. E l'ultima notte, mentre Olindo saliva da Bruce, Pablo la passò con me.


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