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una storia originale di Andrej Koymasky


pin I MIEI 10 MODELLI CAPITOLO 9
AUGUSTE DI NIZZA (A HYERES)

Stare a Barze l'Etang senza cercare di rivedere François mi pesava troppo. Così andai a trovare Alain e gli chiesi se mi poteva trovare un altro posto dove andare per dipingere. Magari sulla Costa Azzurra.

Due giorni dopo venne a trovarmi. Aveva scovato un piccolo appartamento a Hyères nella città vecchia, dentro le mura. Era all'ultimo piano di una casa medievale ed aveva un bel terrazzo che dominava le mura e da cui si vedeva il mare e la città nuova tutta ville, alberghi, giardini e parchi. Mi piacque, lo presi subito ed Alain mi aiutò a traslocare.

Appena fui solo nell'appartamentino, cercai nella mia borsa il pacchetto e la lettera di François. Aprii prima il pacchetto. Conteneva una scatola di legno tutta ricoperta da un intreccio di fili di seta tessuti ed incollati sopra. Pensai che si trattasse di un qualche prodotto dell'artigianato locale. Nella scatola c'era una rosa di seta rossa, di quelle fatte in Cina, di un notevole realismo. Aprii la lettera.

"Caro Shaun," diceva, "questa scatola è l'unica cosa che ho fatto io con le mie mani, quando ero soldato, nelle ore libere. Mi hanno insegnato a farla i compagni. Non è molto bella ma l'ho fatta io. E mentre la facevo pensavo che l'avrei voluta regalare al mio uomo, un giorno. Perciò è tua. Dentro c'è una rosa rossa che è simbolo dell'amore. Non è vera, ma almeno così non appassisce. Non ti dimenticherò mai, mai! Non dimenticarmi nemmeno tu, se puoi. Grazie di essere stato il mio primo uomo. Grazie di cuore, di tutto. François Laval."

Lessi e rilessi quella lettera un po' sgrammaticata, scritta a caratteri grandi, La baciai e la misi nella scatola, sotto la rosa. Avvolsi la scatola in un mio fazzoletto bianco e la riposi fra le mie cose.

"No, non ti dimenticherò mai, François!" dissi a mezza voce.

I primi giorni provavo continuamente l'impulso di tornare a Berze l'Etang per cercarlo. Ma sapevo che aveva ragione lui. Mi rimisi a disegnare e cercai qualche ragazzo che volesse posare per me.

Un giorno, mentre camminavo nella via che costeggia il muro medievale della cittadina, vidi un ragazzo. Aveva indosso solo un paio di shorts di jeans e sandali ai piedi. Aveva una sigaretta in bocca e stava sfregando un fiammifero per accenderla. Il corpo, liscio e glabro, era splendido. Giovane, forte, pieno di vitalità. Gli shorts erano gonfi sulla patta in una deliziosa curva. E la tela degli shorts era coperta di firme fatte con un pennarello nero.

Pensai che quel ragazzo dovesse avere una ventina d'anni. Era davvero bello e molto sensuale. Lui si accorse che lo stavo guardando. Mi si avvicinò soffiando via il fumo.

Sorridendo mi disse: "Mai visto un ragazzo, prima?"

"Non bello come te." risposi pronto.

Lui colse il mio accento: "Americano?"

"No, irlandese."

"Turista?"

"Pittore."

"Vuoi una sigaretta?"

"No grazie, non fumo."

"Ah, senza vizi?"

"No, al contrario, un vizio ce l'ho."

Lui mi guardò sorridendo malizioso, poi mi chiese, tranquillo: "I bei ragazzi?"

Lo guardai un po' sorpreso e gli chiesi: "È così evidente?"

"Beh... mi guardavi in un modo... pareva mi volessi spogliare."

"Sei già piuttosto nudo, no?"

"Sì, ma c'è ancora un pezzo da togliere."

"Non due? Non porti le mutande?"

"No, mai!" rispose lui malizioso, poi mi disse: "Così, ti piaccio."

"Sì, molto, te l'ho detto."

"Mi vorresti come modello?" chiese.

Non so davvero dove trovai quella sfacciataggine, ma gli risposi: "No, piuttosto come amante."

Lui rise d'una risata argentina, squillante.

Allora io aggiunsi, "E dopo, magari, anche come modello."

"Sei simpatico. Tu almeno non ci giri attorno. Sapessi quante scuse inventano i turisti per cercare di portarmi a letto..."

"Ma tu, ci vai?"

"Dipende. Se mi piacciono, sì. Se no... solo se pagano molto."

"Ah, lo fai per soldi?"

"Di rado, e solo coi tipi ricchi e brutti."

"Ma tu sei gay?"

"Fino alla punta dei capelli. E tu?"

"Fino alle unghie dei piedi." risposi, poi gli chiesi, "Sei di qui?"

"No, di Nizza. Passo qui la stagione turistica."

"Ormai è finita..."

"Pare di no: ho trovato te!"

"Allora, sono il tuo tipo?"

"Certo. Hai un posto, tu?"

"Sì. Vuoi venire?"

"Volentieri."

"Come ti chiami?"

"Auguste. E tu?"

"Shaun. Quanti anni hai?"

"Diciotto. E tu?"

"Solo diciotto? Te ne davo almeno un paio di più... Io ne ho dieci più di te."

"Ah. Io te ne davo almeno un paio di meno... Davvero sei pittore?"

"Certo. E tu che fai per vivere?"

"Niente. Sono figlio di papà. Diciamo che studio, di tanto in tanto. Vivo di rendita."

"Comodo."

"Sì, è vero."

"Sei qui con la famiglia?"

"Ci mancherebbe altro. Mica potrei fare la mia vita. Papà e mamma sono all'antica. Dell'Opus Dei, pensa!"

"Perciò non sanno niente di te. Ma da quanto sei gay, tu?"

"Da sempre, credo. Da quattro ho rapporti sessuali. E da due me la spasso, comunque."

"Avevi quattordici anni, la prima volta?"

"Sì, è stato mio fratello Mathieu. Lui ne aveva diciassette."

"È gay anche lui?"

"Lui dice di no. Ma io credo di sì, anche se adesso è fidanzato. Ma gli piaceva troppo sia il mio culetto che il mio uccello... Ma anche a me il suo. Per due anni abbiamo scopato solo io e lui. Veniva di notte in camera mia e ce lo mettevamo in culo, lui a me e io a lui. Quasi tutte le notti. Finché è andato militare. Dopo, dice che gli interessavano solo le ragazze... bah!"

Arrivammo nel mio appartamentino. Appena fummo entrati Auguste mi si incollò addosso e mi baciò, palpandomi fra le gambe.

"Mmhh, sei bello pieno, qui... promettente!" disse e mi baciò di nuovo.

Gli carezzai la schiena nuda, poi gli palpai le natiche piccole e sode attraverso la tela degli shorts.

Gli chiesi: "Cosa sono tutte quelle firme?"

"Le firme di quelli con cui ho scopato quest'anno. È il terzo paio, questo. Li conservo, ogni anno."

"Allora, dopo, li devo firmare anch'io?"

"Certo." rispose lui, poi mi chiese: "Hai qualcosa da farmi vedere?"

"Dipinti... o altro?" chiesi io malizioso.

Rise: "Prima i dipinti, poi... altro. Ti va?"

"Certo, vieni di là."

Ammirò i miei dipinti: "Hai scopato con tutti questi?"

"No, con alcuni... parecchi."

"Questo?" mi chiese indicandomi un quadro di Pablo.

"Questo sì, certo."

"Dio che bonazzo!" esclamò. "Ma prima li dipingi o prima li scopi?"

"Prima li dipingo, di solito..."

"Allora io sarò l'eccezione!"

"Quasi."

Gli feci vedere anche l'album dei disegni.

"Belli, molto belli. Sei davvero un artista, tu. Vendi anche i disegni?"

"A volte."

"Te ne comprerei uno. Da mettere in cornice in camera mia. Mi venderesti questo?" mi chiese indicandomi un nudo, sempre di Pablo, col membro semieretto.

"Sì, forse."

"È arrapante. Quanto vuoi per questo disegno?"

"Tu quanto sei disposto a spendere?"

"Per questo? Mille... duemila franchi?" propose.

Feci un attimo un conto.

Lui propose: "Tremila, ma non di più."

"Di solito li vendo per millecinquecento franchi, ma per te..."

"No no. Se li vendi per millecinquecento, te ne do millecinquecento. Gli affari sono affari. Allora, è mio?"

"Va bene. Aspetta che lo stacco." dissi.

Lui tirò fuori dalla tasca posteriore il portafogli, ne estrasse il libretto degli assegni.

"Va bene un assegno?"

"Certo."

Si fermò: "Tremila li avrei spesi. Ti va bene se ne scelgo un altro e faccio l'assegno da tremila?"

"Come vuoi..."

Sfogliò di nuovo gli album. Questa volte scelse un disegno di Giovanni.

"Ti piacciono gli uomini forti..." dissi.

"Sì, virili."

"Allora forse io ti deluderò."

"Non credo. Ma lo possiamo verificare subito, no?" rispose allegro porgendomi l'assegno.

Quel ragazzo di soli diciotto anni ma così sicuro di sé mi piaceva. Lui contemplò soddisfatto i due disegni.

"Cosa diranno i tuoi a vedere questi due nudi appesi in camera tua?" gli chiesi.

"Oh. Mica a casa dei miei! Ho una soffitta tutta mia a Nizza. Dove tengo anche i miei video gay e le riviste, e dove scopo."

"E i tuoi non lo sanno?"

"No certo. A parte che non ci sono quasi mai a casa."

"E come fai a pagare l'affitto senza che i tuoi lo sappiano?"

"È mia. Mica pago affitto. Quando è morta la nonna a me ha lasciato tutto il piano di soffitte, là in centro. Io le ho affittate tutte meno una. Erano sette. Ne ho divisa una grande in due, così arrivano sempre sette affitti e così papà crede che siano tutte e sette affittate. Semplice no?"

Lo ammirai. Quello sarebbe diventato un vero uomo d'affari.

"Auguste, posso offrirti qualcosa?"

"Sì, il tuo letto." rispose il ragazzo allegro.

Lo portai nella camera da letto. Si tolse i sandali e saltò sul mio letto.

"Vieni qua che ti spoglio io." propose.

Mi avvicinai. Lui mi denudò, studiandomi.

"Sei niente male. Sono tutti così, gli irlandesi?"

"Voi latini sì che siete belli."

"C'è il bello e il brutto dappertutto." rispose carezzando il mio corpo nudo.

Steso sul letto si sporse col capo e prese a leccarmi ed a succhiarmi il membro.

"Sì, mi piaci. Dovresti farti un autoritratto, nudo. Te lo comprerei. Vieni sul letto, dai. Sono tre giorni che non scopo e ne ho proprio voglia."

"Solo tre giorni?" chiesi stendendomi accanto a lui mentre lui si sfilava gli shorts.

"A me sembrano troppi. A Nizza ho un amichetto algerino che viene, ogni volta che non ho un compagno, e passa la notte con me. Ha solo sedici anni ma sembra un mio coetaneo. E a letto è una bomba. Lo succhia da dio e ha un culetto da favola. Ma lui è solo passivo. Tu sarai anche attivo, spero."

"Sì, mi piace in tutti i modi."

"Meno male. Quanto ti fermi qui a Hyères?"

"Tre o quattro settimane, un mese..."

"Bene. Ti piace il mio cazzo?"

"Sì, certo, sei tutto ben fatto. Fai sport?"

"Sì, tennis, nuoto, equitazione e sesso!"

"Hai un corpo perfetto."

"Grazie. Goditelo, allora..." mi disse malizioso e spalancò le gambe.

Capii che cosa desiderasse e scesi a dargli piacere con la bocca. Mi carezzò i capelli mentre glielo succhiavo, poi si girò per unirsi a me in un bel sessantanove. Era disinibito, caldo, piacevole.

"Hai della crema, Shaun?"

"Gel lubrificante? Sì."

"Prendila dai. Voglio fare un po' di tutto con te, prima di venire. Hai anche dei preservativi, no?"

"Sì, certo."

"Tu sei mai stato con una donna?"

"Sì..."

"E come hai fatto? A me solo l'idea me lo farebbe ammosciare. Solo maschi, per me!" disse allegro.

Gli porsi il gel. Lui si infilò un preservativo sulla bella asta poi con il gel mi lavorò a lungo il foro.

"Adesso ti inculo, ma dopo tu inculi me, d'accordo? E senza venire. Non mi sono mai piaciute le cose che finiscono subito..."

M'aveva fatto mettere a quattro zampe. Me lo infilò tutto dentro in un'unica, lenta spinta continua, poi mi fece alzare il busto e mi abbracciò da dietro, carezzandomi petto e ventre, mentre cominciava a muoversi avanti e dietro in me.

"Ti piace, Shaun?"

"Sì, Auguste, mi piace."

"Ah, fottere è una delle più belle cose che sappia fare l'uomo... e farsi fottere, pure. Hai un bel culo, stretto, mi piaci..."

Mi scopò a lungo, con calma e vigore, ma poi si fermò.

"Ecco, basta così, se no vengo. Adesso voglio sentirti io dentro di me... Inculami, dai."

"Stenditi sulla schiena..." gli suggerii.

Lui capì. Si stese e si tirò le gambe sul petto offrendosi alla penetrazione. Infilai un preservativo ma, invece di spalmargli il gel, iniziai a lavorargli il buchetto di lingua.

"Oh cazzo!" gemette Auguste, "Così sì che è bello! Ma non ti fa brutto?"

"No, per niente. E a te?"

"A me? È bello... mi fa sentire una vacca! Oh, quella lingua... mi fa venir voglia di cazzo più che mai! Così faresti venir voglia di cazzo pure a un etero convinto!" disse lui facendo palpitare l'ano, "Buon dio! Ma è un trucchetto inglese, questo?"

"No, l'ho imparato qua, nel Mediterraneo."

Auguste si dimenava tutto in preda ad un intenso piacere. E quando finalmente mi accinsi a penetrarlo era più che pronto ad accogliermi. Affondai in lui con un solo forte colpo. Auguste sembrò apprezzarlo.

"Cristo, che maschio! Dai, montami, ora! Fammelo sentire tutto. Fammi impazzire... Fottimi Shaun, dai!" mi incitò con voce roca di passione.

Lo accontentai prendendolo con vigore. Il letto cigolava ad ogni mio colpo e Auguste gemeva felice. Ma quando sentì che acceleravo mi bloccò stringendomi a sé con le sue forti gambe.

"Eh no, bello mio! Non devi ancora venire, se no ti smonti e ti passa la voglia di fare l'amore. Io invece ti voglio ancora..." mi disse.

Restai immobile, dentro di lui. "Come ti prendeva tuo fratello?" gli chiesi.

"Mi faceva stendere sulla pancia e mi veniva sopra. Perché?"

"Così. Ti piaceva?"

"In tutti i modi mi piace. E mio fratello ce l'aveva più grosso del mio. Nonostante la crema all'inizio mi faceva un po' male, ma mi piaceva troppo per lamentarmi... E dopo o me lo succhiava e mi faceva venire nella sua bocca, o si metteva a quattro zampe e si faceva fottere. Ma a me non m'ha mai lasciato succhiare il suo uccello, voleva solo fottermi in culo..."

Mi sfilai da lui. Lui mi tolse il preservativo.

"Ecco ,adesso ce lo possiamo succhiare di nuovo per un po', e poi ci inculiamo di nuovo, tanto ne hai parecchi di preservativi!"

Continuammo a fare l'amore a lungo finché prima lui venne in me, poi io mi svuotai nel suo bel culetto.

"Mi sei piaciuto, Shaun. Anch'io, spero..."

"Sì, molto. Sei un gran bel maschio."

"Me lo dice sempre anche il mio amichetto algerino. Gli piace un sacco farsi scopare da me. Peccato che sia solo passivo... Mi passi i miei shorts, per favore?"

"Ti vuoi già rivestire?"

"No, ho voglia di fumare. Ti dispiace?"

"No. Eccoli."

"Io fumo sempre, dopo una bella scopata... ma se non m'è piaciuta non mi viene nemmeno voglia di fumare..." disse Auguste accendendosi la sigaretta.

"Ti dispiace se ti disegno così, sdraiato sul mio letto?"

"No, anzi..."

Andai a prendere l'album e la seppia e lo disegnai. Girai il foglio preparandone un altro pulito.

"Vuoi cambiare posa, Auguste?"

"Sì... così va bene?" chiese sedendo sul letto a gambe incrociate, il membro semiturgido ben visibile fra le cosce.

"Sì, molto bene."

Gli feci diversi disegni, anche uno in piedi sul terrazzo, appoggiato al bianco muretto del parapetto.

"Posso offrirti la cena?" mi chiese quando misi via l'album ed il pastello.

"Grazie. Dove?"

"Prendiamo la mia moto. Ti porto a La Ciotat. C'è un ristorante tipico, molto buono. Prima però passiamo da me che mi vesto un po' di più."

"Peccato, sei così bello." dissi io mentre mi rivestivo.

Lui sorrise: "Mi metto così mezzo nudo solo quando vado a battere."

"Ah, stavi battendo allora quando t'ho visto."

"Sì, certo." rispose facendomi un occhiolino malizioso. Poi mi disse: "Ah, devi firmare i miei shorts. Dove vuoi tu..."

Firmai sulla patta e lui ridacchiò.

Scendemmo. Aveva la moto fuori le mura. Andammo in riva al mare. Aveva una stanza in un albergo di lusso, proprietà di una società di suo padre. Indossò un completo di jeans neri e camicia coloratissima di Versace. Era molto elegante ed attraente. Risalimmo sulla sua moto e mi portò al ristorante. Mangiammo molto bene e chiacchierammo di un sacco di cose. Volle pagare lui con la sua carta di credito. Poi mi portò a Marsiglia in una discoteca gay a ballare. Molti gli ronzavano attorno ma lui non dette loro corda.

"Non ti piaceva nessuno di quelli?" gli chiesi mentre uscivamo.

"Sì, più d'uno. Ma stavo con te, no?"

"Grazie. Sei molto gentile."

"Beh, sarò una vacca, ma so come ci si deve comportare..." ridacchiò lui.

"Una vacca? Mi sembri un ragazzo molto a posto, invece."

"Sei molto gentile tu... Ma sono un po' vacca. Non hai visto quante firme c'erano sui miei shorts?"

Mi riaccompagnò a casa.

"Ci rivediamo? Domani?" gli chiesi.

"Aspettavo che tu me lo chiedessi. Sì, certo. Vengo a prenderti per pranzo, poi poso un po' per te, e quando abbiamo digerito, facciamo l'amore. Poi di nuovo la serata assieme. Ti va?"

"Un bel programma..." dissi io.

Tornò. E non solo il giorno dopo.

Dopo qualche giorno Auguste mi disse: "Se vuoi altri ragazzi da dipingere, io te ne posso trovare qualcuno. Tutti belli. Purché tu mi prometti che non te li scopi! Finché stai qui, mi piacerebbe che tu stessi solo con me..."

"Va bene, promesso. Ma dove li trovi? Conosci molta gente qui?"

"Alcuni ragazzi, per lo più marchette. Ma non devi pagarli. Se glielo chiedo io, non sarà necessario."

Così mi portò altri ragazzi, tutti davvero belli. Come gli avevo promesso, non feci sesso con loro, anche se uno ci provò.

Auguste continuava a pagarmi pranzi e cene e quando protestai mi disse: "Sono pieno di soldi. E a me fa piacere. Mi fa sentire più... uomo, forse. E mi piace farmi vedere in giro con uno interessante e bello come te. Un pittore. E se diventerai famoso, io potrò dire: era un mio amico..."

A letto era sempre molto piacevole stare con lui, ma non solo a letto. A poco a poco si stava diventando amici. Lui mi raccontò brani della sua vita ed io della mia. Si discuteva sulle nostre idee ed i giorni volavano via veloci e gradevoli. Il tempo iniziava a guastarsi ma c'erano ancora belle giornate.

Gli feci molti disegni ed alcune tele, come pure ai ragazzi che lui mi portava. Mi sentivo in vena, ero contento della mia produzione. Al solito feci anche alcuni paesaggi.

E venne il tempo di partire di nuovo.

"Dove vai, ora?"

"Pensavo di fare un'ultima tappa a Parigi, poi tornerò a Londra."

"Anche a Parigi dipingerai?"

"Sì, certo."

"C'è un mio carissimo amico che abita a Parigi. Si chiama Jules e ha ventuno anni. Ti piacerà. Potrai dipingerlo... e scoparci, se ti va."

"Sembra interessante."

"Anche lui è pieno di soldi. Ti può aiutare, se vuoi."

"Beh, non è necessario..."

"Via, non essere orgoglioso. Se gli telefono lo farà volentieri. E io ne sarei contento."

Dopo un po' di insistenze da parte sua, accettai. Telefonò dalla sua camera d'albergo e mi fissò l'appuntamento. Jules m'avrebbe aspettato all'aereoporto.

Avevamo ancora solo due giorni da passare assieme. Auguste volle aiutarmi a fare i bagagli e a farli portare all'aereoporto di Marsiglia. Poi mi propose di passare l'ultima notte nella sua camera d'albergo. Accettai anche questo. Dopo aver salutato e ringraziato Alain, Auguste mi portò in moto in albergo. Cenammo e poi salimmo nella sua camera.

"Non abbiamo mai passato una notte intera assieme." mi fece notare lui.

"No, è vero."

"Bene, così concluderemo in bellezza il nostro incontro. Ma prima voglio darti il mio indirizzo e tu mi darai il tuo." propose.

Ce li scambiammo. Quindi ci spogliammo. Andammo a fare una doccia assieme. Lì, sotto lo scroscio d'acqua, incominciò di fatto la nostra ultima notte d'amore, quando con le mani stendemmo l'uno sull'altro il bagno schiuma facendolo schiumeggiare sui nostri corpi con lunghi massaggi, suscitando così le nostre erezioni. Quando ci sciacquammo a fondo, togliendo ogni traccia della saponata dalla pelle dell'altro in lunghe estenuanti carezze, sì che alla fine dovemmo abbracciarci e baciarci, irrorati, carezzati, stimolati dall'acqua scrosciante. E quando infine ci asciugammo a vicenda, frugando in ogni piega dei nostri corpi, più per il piacere di toccarci che per la reale necessità di asciugarci ulteriormente...

Auguste volle vaporizzare sui nostri corpi una lieve nuvola di leggero profumo asprigno di muschio ed erbe di sottobosco. Quindi, tornati nella camera, accese lo stereo a basso volume poi mi trasse a sé sul grande letto dalle lenzuola fresche e pulite. Ci carezzammo l'un l'altro con calma, assaporando ogni fremito, ogni brivido di piacere, in un crescendo di sensazioni.

"Shaun, mi piace come mi tocchi. Sembra che tu mi stia plasmando. Questa notte sei più uno scultore che un pittore. Le tue mani hanno un potere magico, quello di farmi sentire più maschio che mai. Ogni giorno che ho fatto l'amore con te m'hai fatto sentire più maschio. Anche quando mi penetri hai il potere di farmi sentire maschio..."

"Sei un poeta, Auguste."

"Non me ne sono mai accorto. Ma sì, è vero, sei tu che hai svegliato in me il poeta. Forse è giusto che te ne vai o faresti di me il tuo schiavo."

"Adesso esageri... È senz'altro molto bello aver fatto l'amore assieme, farlo ancora questa notte. Ma tu, con tutta la tua esperienza, chissà quanti ne avrai trovati meglio di me. So di non essere nulla di speciale."

"Ne sei davvero sicuro? Sì, ho trovato maschi più belli di te, è vero. Ma non avevano tante altre cose che tu hai. Ho trovato maschi più intelligenti di te, ma non avevano tante altre cose. Maschi più eccitanti di te, ma mancanti di una sacco di altri aspetti... Cioè, voglio dire, se dovessi fare una pagella, tu avresti forse tutti otto, e non nove o dieci. Ma la tua media sarebbe dell'otto esatto. Gli altri possono anche avere un nove o un dieci, ma poi voti bassi così la loro media sarebbe del sette, o anche di meno... Tu perciò sei per me, fino ad ora, l'unico ad avere una media così alta. Il migliore, cioè."

Sorrisi a quel complesso complimento: "Mica mi dirai che anche tu ti stai innamorando di me, no?"

"No, stai tranquillo. Io non sono capace di amare. Sono solo un ragazzo viziato e troppo pieno di soldi. Ma so apprezzare quello che la vita mi offre. E la vita mi ha offerto te. No, non sono innamorato di te. Ma affascinato sì. È la prima volta in vita mia che sono affascinato da qualcuno che non sia io!" concluse con una lieve autoironia.

Mi baciò intimamente, carezzandomi sui punti più sensibili, facendo aumentare vertiginosamente in me il desiderio per lui. Quando s'accorse di avermi portato al punto giusto d'eccitazione, mi si offrì in silenzio, sorridendomi invitante. Allora mi preparai a prenderlo. Sentivo il suo desiderio di accogliermi in sé e questo mi dava un piacere forte... e sottile. Lo penetrai.

Lui gemette felice: "Sì, così... fammi sentire che sono tuo, adesso. Riempimi tutto..."

Lo strinsi a me e cominciai a muovermi in lui, avanti e dietro, con profondo piacere. Guardavo il mio palo scivolargli dentro e fuori dal bel culetto tondo e sodo, caldo e accogliente, e mi piaceva terribilmente. Mi muovevo nel suo stretto canale che aderiva piacevolmente al mio palo, che pareva fosse fatto quasi su misura per me. Guardai il suo volto ed il godimento che vi lessi aumentò il mio.

Mi sorrise, quando incontrò il mio sguardo, e disse: "Shaun, è bello essere fottuti da te così... non venire troppo in fretta..."

Annuii, e continuai a sfilarmi lentamente da lui ed a tuffarmici dentro con vigore, ma senza violenza, in una specie di ritmo sincopato che faceva salire le nostre eccitazioni pian piano, ma con continuità. Quando entrambi sentimmo che il mio orgasmo era alle porte, lo guardai esitando.

"Non ti fermare... non accelerare... continua così..." mormorò Auguste da intenditore.

Cercai di seguire il suo consiglio... e quando un forte fremito annunciò il mio primo getto, il primo fiotto del mio seme in lui, ripeté: "Continua, Shaun, continua..."

Ormai ero tutto un tremito, mi era difficile controllarmi, ma continuai a sfilarmi, immergermi, schizzargli a fondo, sfilarmi, immergermi, lanciare un altro schizzo... finché non ebbi piu una sola goccia di seme da donargli, ma continuai nei miei movimenti, rallentando gradualmente. Il mio palo in lui era ora ipersensibile, tutto il mio corpo lo era. Tremavo tutto per quell'orgasmo così nuovo, così diverso. E Auguste mi sorrideva sempre, godendosi il mio protratto godimento, finché mi afflosciai su di lui esausto, appagato, ancora tremante.

Lui mi carezzò e pian piano mi fece rotolare sul letto, sulla schiena, staccandosi da me. Continuando a carezzarmi mi fece allargare le gambe, sollevarle e si mise in posizione per prendermi. Io mi sentivo docile, pronto, pieno di desiderio di essere penetrato da lui.

Auguste entrò in me come uno stallone in calore. Tutta l'eccitazione che avevo suscitato in lui e che non aveva ancora avuto sfogo, si espresse in quella penetrazione e nella fottuta solenne che la seguì.

Ora il dolce e remissivo Auguste che mi accoglieva grato, s'era trasformato nel forte e virile maschio che mi prendeva con una luce di gioia selvaggia e sfrenata negli occhi, eppure senza violenza.

Quel ragazzo di soli diciotto anni pareva ora un uomo maturo, un maschio nel fulgore della pienezza, che mi sovrastava, mi dominava... eppure al tempo stesso era vinto e si perdeva in me. Erano strane e belle sensazioni. I suoi occhi brillavano mentre mi riempiva con la sua turgida verga e mentre si ritraeva, e le sue mani mi impastavano i pettorali.

"Baciami, Auguste, mentre mi fotti..." lo pregai.

Scese a baciarmi ed ora mi prendeva solo con scatti e rotazioni del bacino, lavorando di lombi. Ma poi si staccò dalla mia bocca e prese di nuovo a fottermi con movimenti più ampi, facendomi così godere tutta la lunghezza del suo palo incandescente.

E venne.

Giacemmo abbracciati, baciandoci. Ci addormentammo, ma per poco, perché le nostre voglie si svegliarono e ci risvegliarono, e ricominciammo a fare l'amore fino ad un nuovo orgasmo, e un nuovo sonno, e poi di nuovo, finché l'alba ci sorprese ancora in cerca del reciproco godimento.

"Mi farò vivo..." mi promise Auguste all'aereoporto, mentre varcavo la porta d'imbarco.


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