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una storia originale di Andrej Koymasky


pin I MIEI 10 MODELLI CAPITOLO 10
JULES E JACQUES DI PARIGI

All'aereoporto Charles Degaulle, uscii dopo aver ritirato la mia valigia, chiedendomi come avrei fatto a riconoscere Jules. Auguste m'aveva detto di non preoccuparmi perché il suo amico avrebbe fatto in modo di trovare me. Pensai che forse m'avrebbe fatto chiamare all'altoparlante.

Mi sentii toccare su una spalla: "Mister Shaun O'Malley, presumo..." disse una voce in un inglese dall'accento quasi perfetto.

"Sì, sono io..." dissi girandomi.

"Piacere. Io sono Jules d'Avrieux." mi disse un ragazzo tendendomi la mano.

Posai la valigia e gliela strinsi.

Era un ragazzo alto e snello, di ventuno anni, come già sapevo, vestito con un'eleganza raffinatamente casual, quasi da rivista di moda, capelli biondo scuro lisci che gli cadevano in un abbondante ciuffo sulla fronte, apparentemente non pettinati, due occhi verde marino con un sorriso vagamente beffardo, labbra pallide, dritte ma piene...

"Benvenuto a Parigi." disse.

"Come hai fatto a trovarmi?"

"Oh, Auguste dopo la tua partenza mi ha telefonato descrivendomi il tuo aspetto, il tuo abbigliamento fin nei minimi dettagli. È stato facile. No,lascia, la porterà in auto l'autista..." mi disse quando stavo per riprendere la valigia.

Fece un cenno ed un autista in livrea prese subito la mia valigia e la portò via.

"Tutti i tuoi bagagli sono già arrivati a Parigi. Prima di andare, posso offrirti qualcosa al bar?"

Il suo modo di fare era terribilmente diverso da quello di Auguste. Auguste infatti era un ragazzo semplice, spontaneo nonostante la sua cospicua ricchezza. Jules invece era raffinato, studiato in ogni sua espressione e bastava guardarlo per capire che era abituato al lusso ed alla ricchezza. Comunque era interessante ed il suo modo di fare, anche se così controllato, non dava affatto fastidio. Il suo modo di guardare era curioso: pareva eternamente divertito, eppure sentivi che ti sondava incessantemente.

"Auguste mi ha spiegato di te. Così mi sono permesso di trovarti un pied-à-terre a Montmartre, dove ho fatto portare le tue tele ed i tuoi bagagli. E quando deciderai di iniziare a dipingere, ti potrò trovare tutti i modelli latini che puoi desiderare. Dice Auguste che lui ha posato per te. Se mi vuoi, anche io potrei posare per te, anche se forse ho un aspetto meno latino di altri..."

"Ne sarei lusingato. Ma ti stai prendendo troppo disturbo per me... senza neppure conoscermi."

"Oh, Auguste m'ha chiesto di darti una mano. Ed Auguste ed io siamo... care amiche."

"Vi conoscete da molto?"

"Solo un anno, ma molto, molto intimamente. Pensa che quando l'ho conosciuto, l'anno scorso a Hyères, credevo che fosse una marchetta! Così gli ho chiesto quanto volesse per passare la notte da me. E lui mi dice: quanto saresti disposto a spendere? Guarda che io sono caro... Lo volevo, così ho sparato una cifra decisamente alta. Lui dice: è un po' poco, ma sei carino, ci sto. Dopo averci fatto l'amore ed averlo pagato, ho scoperto chi veramente era e ci sono rimasto male... Ma lui s'è messo a ridere e mi ha offerto la sua amicizia. Stiamo molto bene assieme. Lui è così maschio, quando vuole! Ci si vede circa una volta al mese: o vado io da lui o viene lui da me. Oh, eccoci arrivati..."

Disse all'autista di portare su la valigia. Aveva affittato per me un ampio sottotetto con grandi finestre in pendenza, il sogno di ogni pittore. Jules notò come guardavo il suo autista.

"Se vuoi Jacques può posare per te. E puoi anche portartelo a letto. È tutto fuoco..." mi disse con aria maliziosa.

Le mie tele imballate erano già nel locale. L'ambiente consisteva in una lunga stanza a forma di L e nell'estremità opposta all'ingresso campeggiava un grande letto matrimoniale. Il pezzo che formava la parte più corta della L era occupato da una cucinotta e da un bagno. Era davvero perfetto.

"Grazie, è vasto e molto bello... ma quanto costa d'affitto?"

"Non ti preoccupare, all'affitto ci penso io."

"Non devi disturbarti..." dissi un po' imbarazzato.

"Oh no, è un piacere... o per lo meno... lo spero." aggiunse, guardandomi di nuovo con quel suo sguardo scanzonato e malizioso, le pallide labbra appena piegate in un sorriso. Poi disse :"Sei molto sexy, come aveva detto Auguste. Ha detto anche che fare l'amore con te è un'esperienza... mi piacerebbe farla. Ma non devi sentirti obbligato, sia ben chiaro."

"No, al contrario." mormorai io un po' frastornato dal suo modo diretto di dire le cose, "sei molto attraente."

"Pensi di fermarti a lungo?"

"Un mesetto, se per te va bene."

"Benissimo. Quando vuoi metterti a dipingere?"

"Appena ho tirato fuori le mie cose. Domani stesso, credo."

"Se vuoi, dopo faccio tornare su Jacques, visto che ti piace... Così ti aiuta a disfare i tuoi bagagli."

"Grazie..."

"Grazie sì o grazie no?" chiese lui.

"Sì, grazie."

"Bene, allora poi te lo mando su di nuovo. Io oggi ho un po' da fare. Tornerò domani verso quest'ora. Va bene?"

"Ottimo."

"E ti porterò su qualche modello. Quanti te ne servono?"

"Uno alla volta, di solito. Ma forse... vorrei sceglierli io..."

"Certo, è naturale. Te ne porterò su diversi, così sceglierai. E se nessuno ti piace, te ne troverò altri. Tutti tipi latini, s'intende." mi disse facendomi l'occhietto.

In quel momento suonò il suo telefonino cellulare. Lo sfilò dalla cinta e lo aprì. Era Auguste che voleva sapere com'era andato il nostro incontro.

"... È davvero sexy come m'avevi detto. Sì, lo sai che sono un po' puttana io, no? certo che gliel'ho detto. Mah, vedremo. Domani, forse. Certo... Ora penso che sia un po' stanco per il viaggio. Jacques l'aiuterà a sistemarsi. Anche quello, sì; sai che Jacques è sempre molto disponibile, no? Lo so che ci sei stato a letto anche tu, vacca! Ma me l'ha detto Jacques, logicamente. Sì, certo. Certo. Non vedo l'ora... Sì, te lo passo." disse Jules e mi porse il telefonino.

Auguste mi chiese se ero contento della sistemazione, poi mi chiese :"Allora, ti piace il mio amico Jules?"

"Sì, certo."

"Muore dalla voglia di venire a letto con te. A te andrebbe?"

"Credo proprio di sì." risposi guardando Jules.

"Bene, buon divertimento, allora. Ah, dimenticavo: fagli vedere le tue opere. Di sicuro te ne comprerà. E non fargli nessuno sconto, ha un sacco di soldi anche lui. Capito?"

"Sì, va bene..."

"Ripassami Jules, ora. Addio e buona fortuna."

Parlarono ancora un po'. Poi Jules mi rinnovò l'appuntamento per il giorno dopo, mi salutò e scese.

Avevo appena cominciato a disfare i miei bagagli quando tornò l'autista.

"Monsieur Jules m'ha detto di mettermi a vostra completa disposizione, sia per disfare i bagagli sia per... tenervi compagnia, dopo." disse sorridendomi franco.

"Sei molto gentile, Jacques, ma basta che mi aiuti a disfare i pacchi..."

"Non sono il vostro tipo, monsieur?"

"O no, al contrario... sei molto bello, attraente. Quanti anni hai?"

"Ventiquattro, monsieur."

"Sì, lo immaginavo. Sei bello davvero."

"Anche lei monsieur, mi piace. Sarei davvero lieto di poterle tener compagnia..."

"Disfiamo i bagagli, ora." dissi io cominciando a farlo.

Man mano che uscivano fuori le tele che disponevamo torno torno appoggiate alle pareti, Jacques le ammirava.

"Con una simile galleria di nudi maschili... ah, monsieur, fareste tradire il voto di castità ad un monaco, voi! Sono così belli... dei, semidei... eroi..."

"Oh, Jacques, m'hai dato l'idea su come intitolare la mostra che farò a Londra: Dei, semidei, eroi e mortali. Bel titolo, no?"

"Sì, monsieur. Sono uno più bello dell'altro. Avete saputo cogliere l'essenza della bellezza maschile. Anche i vostri panorami sono belli, ma i nudi! Vien voglia di baciarli tutti, di farci l'amore... sono eccitanti davvero."

Finimmo di sistemare le tele. Montai il cavalletto, tirai fuori i colori, gli album.

"Ti va di posare per me, ora? Vorrei farti alcuni schizzi, tanto per cominciare..."

"Volentieri, monsieur. Non vi disturba, spero, il fatto che ho un'erezione..."

"No no, affatto..."

"Queste visioni, capite..." disse iniziando a spogliarsi.

"Stenditi su quel sommier, su un fianco, il busto sollevato su un gomito..." gli dissi ammirando la sua bella nudità.

Si stese in una posa languida, sensuale, guardandomi con occhi invitanti. Gli feci un paio di schizzi, ma poi posai l'album e mi avvicinai a lui. Capì, e cominciò a spogliarmi in un silenzio carico di desiderio.

Quando fui nudo, mi disse: "È piccolo, qui. Venite di là, sul vostro letto. Staremo più comodi, monsieur."

Lo seguii eccitato. Mi dette un'ora di intenso piacere.

Quando infine giacemmo appagati, gli chiesi: "Sei l'amante di Jules?"

"Oh no, monsieur, sono solo il suo autista. A volte fa l'amore con me."

"Come vi siete conosciuti?"

"Lui mi ha trovato per la strada, tre anni fa. Facevo marchette. Gli piacquei così mi offrì questo lavoro. È molto generoso monsieur Jules. Quando gli dissi che facevo marchette perché non ero riuscito a trovare un vero lavoro, mi offrì di lavorare per lui."

"E... in cambio devi fare l'amore con i suoi amici?"

"Oh no, monsieur. Per voi, ad esempio, m'ha chiesto se mi piacevate. Se avessi detto di no, non m'avrebbe certo mandato su da voi. Anche quando lui ha voglia di fare l'amore con me, mi chiede se mi va. Non me lo impone mai, è sempre estremamente corretto. Mi paga come autista, non per il resto che è e rimane una mia libera scelta. No, davvero, sono stato molto fortunato ad aver incontrato monsieur Jules."

Tornammo a fare alcuni disegni. Quindi mi salutò ed andò via. Rivestitomi, scesi a far cena in un caratteristico bistrot. L'atmosfera di Montmartre era davvero particolare. Mi ritirai a notte e dormii d'incanto, sentendomi lieve, felice e fortunato.

Il giorno dopo venne Jules con un manipolo di ragazzi. Li fece spogliare e mi disse di scegliere.

Mentre li guardavo, mi disse in inglese: "Sono tutte marchette, così se ti va oltre a dipingerli, te li puoi anche tranquillamente portare a letto. Sono tutti a posto, non hai nulla da temere, li conosco tutti uno per uno."

Mentre io stavo osservando i ragazzi, Jules carezzava uno, baciava un altro, palpava un terzo con estrema naturalezza. I ragazzi gli sorridevano e rispondevano ai suoi toccamenti ed ai suoi baci. Scelsi, mi segnai i nomi di quelli che mi interessavano e detti loro l'appuntamento per i giorni seguenti, formando una specie di calendario.

Quando li feci rivestire e li congedai, Jules mi disse: "Bene, sono contento che hai trovato quello che cercavi. Ma ho notato che nel tuo calendario hai lasciato dei vuoti... Vuoi che ti cerchi altri ragazzi?"

"No," risposi io sorridendogli malizioso, "quei vuoti sono per tenermi libero per dipingere te e Jacques, se potete venire a posare..."

Lui s'aprì in un bel sorriso: "Certo. E visto che adesso non hai nessuno in calendario..." disse e cominciò a denudarsi.

Aveva un corpo esile, ma incredibilmente sensuale. Assunse una posa alla San Sebastiano, il torso curvato a destra, l'anca sinistra più alta, la gamba sinistra dritta e la destra morbidamente flessa, sì che il suo corpo formava come un languido S. Il suo membro era semieretto e sorgeva da un folto trapezio di peli colore del grano maturo.

"Ti va bene così?" chiese guardandomi con la sua solita aria un po' canzonatoria.

"Certo. Resta immobile che ti faccio un paio di disegni."

"Però non è giusto..."

"Cosa?"

"Dovresti spogliarti anche tu, almeno posso godere anche io della tua nudità..."

"Di solito è solo il modello che si spoglia. Mai il pittore."

"Beh, di solito. Perché non inaugurare una nuova moda?" disse provocatorio.

"Mi vuoi nudo?"

"Certo."

"D'accordo. Proviamoci..." risposi allegramente e mi spogliai lesto.

Quindi ripresi a disegnarlo. Iniziò così fra noi un gioco di sguardi che presto riempì l'aria di una tangibile carica erotica. In breve eravamo entrambi pienamente eccitati.

"Ho una gran voglia di prenderti, Jules..." gli confessai ad un certo punto con voce roca per il desiderio.

"Speravo di sentirtelo dire... Io ho una gran voglia di essere preso da te. Ho voglia di sentirmi quel tuo bel cazzo dappertutto, sul petto, in bocca, sulla schiena, su per il culo... Jacques m'ha detto che sei forte a letto... non vedo l'ora di verificare..."

"Sei terribilmente sensuale, Jules..."

"E tu sei arrapante. Quanto mi farai sospirare quel tuo bel cazzo duro? Mi sento l'acquolina in bocca... e il mio culo è tutto un palpito. M'ha detto Auguste, e pure Jacques, che quando fotti hai molta resistenza, proprio come piace a me!"

Continuavo a disegnare ma quello scambio di battute ci teneva entrambi in un piacevole stato di eccitazione e di desiderio. Infine fu lui a cedere. Mi si avvicinò, s'accoccolò fra le mie gambe e si mise a succhiarmelo golosamente. Posai il mio album da disegno sul cavalletto, feci alzare Jules e lo portai verso il letto. Salì mettendosi subito a quattro zampe, il culo ben proteso indietro.

"Prendimi, Shaun! Fottimi in culo, fammi sentire tutto quel tuo bel cazzone dentro. Fammi sentire puttana."

Gli salii dietro: "Devo metterci un po' di crema..." dissi mentre mi mettevo il preservativo.

"No, non c'è bisogno..." gemette lui con un tono d'urgenza nella voce.

Allora lo presi e cominciai a sbatterlo di gusto. Jules mi si agitava tutto sotto, faceva palpitare il suo sfintere aumentando così il mio ed il suo piacere.

"Dio, questa sì che è una fottuta!" gemette lui contento.

Continuando a stantuffargli dentro, gli pizzicai lievemente i capezzoli.

"Oh sì, Shaun... sfondami!" ansimò lui.

Voleva che durassi a lungo e cercai di accontentarlo. Ma dopo un po', sentendomi prossimo all'esplosione, mi sfilai da lui.

"No... perché?" gemette Jules, "ti sei stancato?"

"No, voglio solo cambiare posizione..." risposi con un sorriso rassicurante. Mi stesi sulla schiena e, indicandogli il mio membro dritto e duro, gli dissi: "Impalati. Ti voglio fottere di sotto in su!"

Gli brillarono gli occhi. Si mise cavalcioni sul mio bacino e s'accoccolò. Spinsi in su e lui me lo guidò dentro di sé. Quindi si calò giù fino ad aderire fortemente con le sue natiche sul mio pube e si agitò un po', mugolando a bassa voce in preda al piacere.

"Uau, che bello!" esclamò radioso e cominciò a molleggiare su e giù, facendo forza sulle gambe e sulle braccia puntate indietro.

Io, quando si lasciava calar giù, spingevo in su con forza.

"Sì, così! Squassami tutto!" mi incitò lui, "fammelo uscire dalla bocca!"

L'immagine mi fece sorridere e spinsi con più vigore. Non so chi di noi fosse più scatenato. Dopo poco eravamo tutti e due sudati e frementi. Di nuovo mi sentii vicino all'orgasmo e di nuovo mi fermai.

"Voglio prenderti da dietro, ora. Mettiti in ginocchio." gli dissi allora.

Quei cambiamenti di posizione mi permettevano di raffreddarmi un po' e perciò di far durare quella bella scopata più a lungo. M'inginocchiai fra le sue gambe, alle sue spalle, e lo abbracciai da dietro, sul petto. Lo infilai di nuovo con un solo colpo secco quindi ricominciai a muovermi dentro di lui con forti colpi di reni, avanti e dietro. Jules mugolava felice e protendeva tutto indietro il bel culetto, ad incontrare le mie spinte. Continuammo così, cambiando di tanto in tanto posizione, finché mi fu impossibile trattenermi ancora e mi scaricai in lui che, masturbandosi furiosamente, venne prima che avessi finito di riempirlo del mio seme.

Crollammo esausti sul letto. Jules mi si strinse contro ed esalò un lungo e tremulo sospiro.

"Che fottuta splendida, Shaun! Tu sei un vero esperto. Chissà quanti anni di esperienza hai!"

"Anni? Meno di uno..."

"Scherzi? Ma allora è un vero dono di natura, il tuo! Meno di uno... è incredibile."

"E tu? Quanti anni di esperienza hai?"

"Io? circa otto anni. Avevo tredici anni quando ho preso il mio primo cazzo in bocca."

"Ah, hai cominciato così?"

"Sì, facendo un bel pompino ad uno sconosciuto nel Lungo Senna. Avevo sentito dire dai compagni di scuola che lì ci andavano i froci ed io avevo già capito di esserlo. Vi andai ed incontrai quell'uomo, sulla trentina. Quando mi vide arrivare, se lo tirò fuori e cominciò a menarselo. Io mi avvicinai per toccarglielo. Lui allora mi spinse giù e mi fotté in bocca. Mi piacque, ma poi, confuso e un po' vergognoso, scappai via. Sentii a lungo il buon sapore asprigno del suo seme in bocca. Neanche dieci giorni dopo, durante un party nel giardino della nostra villa, riconobbi quell'uomo! Lui non mi riconobbe. Mi informai e venni a sapere che era il figlio dell'avvocato di mio padre, avvocato pure lui. Con un strattagemma lo feci entrare nella villa e lo portai su in camera mia. E qui gli dissi che gli volevo succhiare l'uccello. Lui fece la faccia scandalizzata, ma io gli ricordai quella volta... e gli dissi che o se lo tirava fuori e me lo lasciava succhiare, o l'avrei denunciato a mio padre... Cedette.

"In seguito lui mi presentò alcuni suoi amici gay e durante una piccola orgia, finalmente persi la mia verginità, grazie ad un suo amico studente di medicina, con cui poi mi incontrai diverse volte. A quindici anni avevo già una ventina di numeri di telefono nel mio carnet. Cominciai a diventare più selettivo... anche se sono rimasto sempre un po' puttana.

"A sedici anni mio padre mi sorprese nella serra col nostro giardiniere che mi stava fottendo. Voleva licenziarlo, mandarmi in collegio... Io allora gli dissi che o mi lasciava fare, e non licenziava il giardiniere, o avrei denunciato parecchi dei suoi amici e collaboratori, trascinandoli nel fango. Un po' bluffavo ma comunque alla fine mio padre cedette: da buon borghese, aveva orrore degli scandali. Si rassegnò ad avere un figlio gay, tanto più quando scoprì che fra i miei amanti c'era anche il suo fratello minore! Non so se per lui fu uno shock maggiore avere un figlio gay o un fratello gay. Il fratellino per cui stravedeva...

"Quando fui maggiorenne volli andare a vivere per conto mio. Lui pose un'unica condizione: che io studiassi economia ed amministrazione e che dopo andassi a lavorare con lui. Essendo il suo unico figlio maschio, gli dovevo almeno questo, disse. Accettai. Adesso dice anche che vorrebbe un nipote da me, per la continuità della famiglia. Gli ho detto di lasciarmi il tempo per riflettere. In realtà non ho nessuna voglia di metter su famiglia, ma sto pensando a una possibile soluzione. Penso di trovare una ragazza che si sposi con me, mi metta al mondo un figlio maschio, poi divorziamo e lei mi lascia il figlio... Lei ci guadagna gli alimenti a vita, un buon vitalizio. Io faccio contento mio padre e campo tranquillo. Il figlio lo possono allevare i nonni, che non chiedono di meglio... Devo solo trovare la ragazza giusta."

"Ma la metteresti incinta tu?"

"Potrei anche farlo, o magari con l'inseminazione artificiale. Il mio amico medico dice che è possibile, facile da fare. Sto solo cercando la ragazza adatta, che ci sta."

"Credi che tuo padre accetterebbe?"

"Lui? Sì. Pur di avere un erede. I borghesi, vedi, hanno una strana morale: in apparenza rigida ed inflessibile, ma poi sono disposti a qualsiasi compromesso, purché sia salva la facciata. E mio padre è il re dei borghesi."

Mi carezzò il membro: "Mi sa che nel tuo calendario hai lasciato troppo poco tempo per me..." mi disse sorridendo lascivo.

"Il calendario è per le pose, non per il letto..." risposi carezzandogli il petto.

"Ah, meno male. Quando vengono i ragazzi a posare, posso venire a guardare?"

"Certo, ogni volta che vuoi."

Il periodo che passai a Parigi fu molto intenso. Jules venne a quasi tutte le sedute di pittura. E non si limitò ad assistere. Durante le prove lui ci stuzzicava, me e il modello, toccandoci, baciandoci, facendoci eccitare. E dopo si faceva quasi sempre l'amore in tre, con lui o il ragazzo in mezzo... Jules era davvero insaziabile.

Su sua richiesta feci anche diversi disegni in cui Jules faceva l'amore con uno o l'altro dei ragazzi, e volle comprarmeli tutti. Erano i primi disegni "pornografici" che facevo e tutto sommato li trovai divertenti. Feci anche un quadro in cui Jules posava con uno dei ragazzi, molto bello, che intitolai "I Dioscuri". Il quadro non era pornografico. Jules era seduto cavalcioni su una panca, le braccia ai fianchi, le mani sulle cosce divaricate, il membro morbido. Dietro gli era seduto l'altro ragazzo, un braccio su una sua spalla con la grande mano sul petto di Jules, ed il volto accanto a quello di Jules, che lo sfiorava appena con i capelli senza toccarlo. Potevano essere visti sia come due fratelli o come due amanti... Era davvero un bel quadro. Ma Jules disse che non gli interessava perché in quel quadro nessuno dei due ce l'aveva duro!

Avvicinandosi il giorno della mia partenza, cominciai ad imballare tutti i miei quadri per spedirli a Londra. Tornò ad aiutarmi Jacques e, logicamente, finimmo di nuovo a letto assieme a fare l'amore.

"Ah, monsieur Shaun, è stato bello fare la sua conoscenza." mi disse durante una pausa delle nostre evoluzioni amorose, "Voi siete il primo straniero con cui faccio l'amore, sapete?"

"Mi hai raccontato che quando hai conosciuto Jules tu facevi marchette, vero?"

"Sì, monsieur."

"E avevi... ventuno anni, no? Da quanto facevi marchette?"

"Da tre anni, monsieur. Ho cominciato a fare marchette quando avevo diciotto anni."

"E in tre anni non hai mai incontrato uno straniero?"

"No, mai."

"Come mai ti sei messo a fare marchette?"

"Quasi per caso. Cercavo lavoro ma non riuscivo a trovarlo. Un negoziante mi disse che lavoro non poteva darmene, ma che mi avrebbe pagato bene una notte d'amore..."

"Ma tu, sapevi già di essere gay?"

"Sì, certo. Avevo rapporti sessuali già da un paio di anni. Così, quando quello mi fece la proposta, accettai. E poi lui mi trovò altri e così, da uno all'altro, mi feci un giro di buoni clienti."

"Hai capito di essere gay a sedici anni? Come?" chiesi incuriosito.

Forse perché la mia scoperta di esserlo era così recente, mi ha sempre affascinato sapere come lo avessero scoperto gli altri.

"Beh, più che scoprirlo, l'ho... verificato. Nei miei sogni erotici dopo la pubertà, quando mi masturbavo, sognavo sempre dei maschi. Quindi avevo intuito che questo poteva significare che ero gay. Ma non avrei saputo come fare a trovare qualcuno con i miei stessi desideri. Tutti parevano parlare solo di donne... A sedici anni, vivevo con mia madre, vedova, e con due mie sorelle minori, venne a trovarci il fratello minore di mia madre, Georges, un bonazzo di ventisette anni. Mamma lo mise a dormire in camera mia.

"Già la prima sera, quando fu ora di coricarsi, lui per andare a letto si spogliò completamente nudo. Io ero letteralmente affascinato dal suo stupendo corpo virile. Ero steso sul mio letto, gli occhi sbarrati, fissi sul suo bel cazzo ciondolante. Lui vide dove lo guardavo e s'avvicinò al mio letto.

"Con dolcezza mi chiese: "Ti piace? Sembra che tu non abbia mai visto un cazzo, prima d'ora..." Io arrossii, vergognandomi d'essere stato scoperto. Stavo per distogliere lo sguardo quando notai che il bel cazzo di Georges si stava gonfiando, sollevando, puntando verso di me. "Ti piace?" mi chiese di nuovo, "Vuoi toccarlo?" offrì suadente.

"Non capivo più niente, avevo la testa in fiamme. Allungai timido una mano e lo sfiorai. Era caldo, liscio come seta. Lui s'avvicinò un po' più al bordo del mio letto ed ora la punta del suo palo era a pochi centimetri dalla mia bocca. D'istinto la schiusi. Lui si spinse più avanti e me ne passò la punta sulle labbra, poi spinse e io aprii bene la mia bocca e mi lasciai invadere da tutta quella bella asta calda e dura. Georges mi carezzò i capelli e mi spiegò come fare a succhiarlo bene, senza far sentire i denti, come muovere la lingua, come e quanto premere con le labbra... Io ero avido di imparare, di compiacerlo.

"Mi fotté per un po' in bocca, poi mi sfilò le mutande e mi fece mettere in posizione, col mio culetto ben proteso fuori dal letto. Mi bagnò ben bene di saliva il buchetto ancora intatto, stuzzicandomelo con le dita, finché mi sentì pronto. E da vero esperto me lo infilò tutto dentro, senza farmi neppure male, e mi sverginò. Mi piaceva terribilmente: finalmente avevo quello che avevo sempre sognato segretamente.

"Tutto si ripeté, uguale, nelle quattro notti successive. Dopo aver goduto dentro di me, mi faceva venire succhiandomelo e anche questo era molto bello. E mi piaceva da morire come baciava! L'ultima notte gli dissi che mi dispiaceva che tutto finisse. Mi chiese se non sapevo dove fare incontri e quando gli dissi di no, lui mi promise che mi avrebbe spiegato il giorno dopo. Infatti il mattino, prima di partire, mi portò nei posti in cui di sera i gay vanno a battere. Mi spiegò come agganciare e come evitare i pericoli... Lo accompagnai alla stazione e lo salutai. E la sera stessa andai nei posti che mi aveva indicato.

"Poiché non potevo fare molto tardi, all'inizio non trovai. Ma infine conobbi un ragazzo di diciotto anni. Lui poi mi portò nei locali gay e così entrai nel giro. Qualche volta mio zio Georges tornava a trovarci e allora ogni volta, la notte, si faceva l'amore. Adesso è un po' che non ci vediamo, e lui ha un ragazzo, vivono insieme."

Jacques, raccontandomi queste sue prime avventure, s'era di nuovo eccitato, così ricominciammo a fare l'amore. Quando se ne andò dalla soffitta, poco più tardi, arrivò Jules che voleva fare l'amore con me. Essendo venuto da poco, la mia resistenza ne fu aumentata e Jules ne fu veramente estasiato.

Il mattino seguente Jacques e Jules mi accompagnarono all'aereoporto ed aspettarono con me fino al momento al mio imbarco per Londra.

La mia avventura Mediterranea era finita.


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