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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MANUSH di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 19 novembre 1993
CAPITOLO 1
VIOLENZA FIGLIA DI VIOLENZA

Zanko fermò sul lato della strada in una piazzola a ridosso del bosco. Scese dall'auto e salì dietro, nel carrozzone. Aveva un po' fame ed era stufo di guidare. Guardò il disordine che regnava nell'interno e fece spallucce. "Domani Zanko metterà ordine!" disse a se stesso ad alta voce, sorridendo.

Sedette e si affettò un trancio di pane e qualche fetta di salame con cui fece un tramezzino che addentò di gusto. Pensò che doveva trovare un po' di soldi, non aveva quasi più roba da mangiare. Guardò il violino appeso ad una parete, con lo sguardo con cui si guarda un caro, vecchio amico.

Da quando aveva dovuto cominciare a vagare da solo, per strade sconosciute, solo il suo violino aveva lenito la sua solitudine. Era uno sradicato. Per cosa, poi? Ma il "Kriss" aveva deciso così e non si discute mai una decisione del Kriss. Neppure la vecchia maga aveva osato opporsi. Ma almeno aveva ottenuto che gli regalassero quel vecchio carrozzone sgangherato e quell'auto asmatica. Ed anche le poche cose contenute nel carrozzone.

Sì, la vecchia maga...

"Come ti sei sbagliata, vecchia mia! Io un capo. Eccomi qui, altro che capo! Tu avrai visto le Ourmes, vecchia, e magari anche parlato con loro... ma mi sa che eri già un po' debole d'occhi quando sono nato io... se non ubriaca." Esclamò con forzata allegria.

Addentò l'ultimo pezzo del suo tramezzino e lo masticò a lungo. Quindi prese il vino e ne bevve un paio di generose sorsate, direttamente dalla bottiglia. Ne pulì l'imboccatura col palmo della mano, la tappò e la rimise a posto.

Poi si guardò fra le gambe, i calzoni rigonfi e lievemente pulsanti...

"E tu che vuoi, adesso, fratellino? Niente carne per un bel pezzo! Tu ne eri troppo goloso, lo sai? E loro, per questo, hanno punito me. E non era neppure un Rom, quello! Ho capito, tu hai voglia di ballare un po', eh, fratellino? E allora vieni fuori, che ti faccio ballare io..." disse sorridendo.

Si slacciò la patta e lo liberò dai panni, facendolo uscire fuori, duro e ritto.

"Ciao, testa pelata. Balla, allora, almeno mi fai divertire un po'..." disse e presolo a piena mano allargò le gambe spingendo il bacino in avanti, poggiò la schiena sullo schienale della sedia e cominciò a menarselo lentamente ma con vigore, su e giù.

"Balla, balla fratellino, visto che non puoi infilarti da nessuna parte." disse guardandoselo ed accelerando gradualmente il ritmo.

Si stava godendo quel piccolo, dolce svago, quando un improvviso rumore alla porta lo fece sobbalzare e si bloccò. Se lo infilò svelto nei calzoni, premendolo dentro a forza, si riabbottonò e si alzò. Senza far rumore s'accostò alla porta. Guardò attraverso le alette delle persiane ed intravide qualcuno acquattato, che spiava verso il muso della sua macchina, e lo sentì ansimare con forza.

Traversò il carrozzone per lungo e guardò nella direzione della strada. Lontani, alcuni carabinieri stavano arrivando a piedi, di corsa. Zanko provò subito un istintivo senso di solidarietà verso il fuggitivo. Tornò alla porta, l'aprì e vide lo sguardo spaventato dell'altro fissarsi su di lui. Era un gagé, logicamente. Giovane, avrà avuto un diciassette anni.

"Stanno arrivando. Sali, svelto!" disse con tono imperioso.

"Io..."

"Svelto!" ripeté Zanko con determinazione.

Il ragazzo scivolò dentro e Zanko bloccò la porta.

"Nudo!" ordinò allora il Rom.

"Che?" chiese il gagé spalancando gli occhi.

"Nudo, se non vuoi che ti prendano."

Il tono di Zanko era così deciso che l'altro, in preda allo spavento, obbedì meccanicamente. Esitò alle mutande, ma Zanko ripeté secco: "Nudo!" e il ragazzo si tolse anche quell'ultimo indumento.

"A letto, ora. Devi passare per mia moglie, capito?" disse Zanko.

Quando il ragazzo fu steso sul suo letto, gli annodò un foulard in testa, gli mise gli abiti che s'era tolto in grembo e lo fece girare verso la parete di legno, lo coprì con la coperta in modo che restassero visibili le spalle ed il culo, quindi si denudò velocemente, lasciandosi indosso solo le mutande. Appena in tempo. Udì infatti dei passi e un bussare deciso alla porta.

Dette un'occhiata al ragazzo: quel che si vedeva, tremante, poteva passare per femminile... sì.

Bussarono di nuovo impazientemente: "Aprite! Carabinieri."

"Sì... sì... arrivo..." gridò Zanko, si guardò le mutande che coprivano a mala pena il suo membro ancora semiduro, ed andò ad aprire.

Un carabiniere lo guardò un po' sorpreso da quella tenuta quasi adamitica, poi chiese: "Stiamo inseguendo un ragazzo che è venuto in questa direzione. L'avete visto?"

"No, io stavo con la mia donna, là... non so niente di ragazzi."

Il carabiniere sbirciò dentro e intravide il didietro nudo sul letto. Gli si affiancò un graduato che gli chiese: "Allora?"

"Niente. Stava facendo l'amore con la sua donna..."

"Dev'essere nel bosco. Svelto, andiamo!" ordinò il graduato.

Il carabiniere fece un cenno di saluto a Zanko ed un sorrisetto malizioso e scomparve dietro al graduato. Il Rom richiuse la porta e la bloccò, con un sorriso soddisfatto. Poi si slacciò le mutande lasciandole cadere a terra e si accostò al letto. Guardò il culetto semiscoperto del ragazzo ed il membro gli si risollevò immediatamente tornando del tutto duro. Zanko sorrise ed annuì a se stesso.

Scoprì il ragazzo, che si girò a guardarlo. Gli fece cenno di tacere e lo fece girare sullo stomaco, quindi salì sul letto su di lui.

"Che fai?" chiese con voce strozzata il ragazzo, un po' spaventato.

"L'amore con la mia donna, no?" disse con un sogghigno il Rom.

"Ma io... mica penserai di..."

"... fotterti, ragazzo mio, solo fotterti."

"No, non voglio..." disse il ragazzo cercando di alzarsi dal letto.

Ma Zanko che gli era sopra lo immobilizzò prontamente col proprio corpo: "Fermo." Ordinò.

"No, smetti... no!"

"Buono, sono ancora qui vicino, ti possono sentire..." gli sussurrò Zanko ad un orecchio e, inseritegli le gambe fra le sue, lo forzò a divaricarle, tenendolo fermo per i polsi.

"No, non l'ho mai preso io... no, smetti!"

"Ah, bene, ancora vergine! Una brava moglie arriva sempre vergine nel letto del marito..." disse sottovoce, sogghignando, il giovanotto.

"Non sono tua moglie, io. Sono un maschio."

"Meglio così... a me piacciono i maschi... fermo..."

Il ragazzo cercava di divincolarsi ma Zanko, molto più forte di lui, lo teneva fermo e ne stava vincendo a poco a poco la resistenza.

"No, dai... ti prego... no..." gemette il ragazzo.

"Sì... sì..." disse Zanko sollevando solo il bacino per far spazio al suo palo dritto e duro e puntandolo deciso fra le natiche del ragazzo.

"Nooo..." gemette questi.

"Senti, stanno tornando. Se non vuoi che ti fotto hai solo da chiamarli, e loro vengono subito a pigliarti. Chiamali, se preferisci." Disse Zanko.

Il ragazzo si immobilizzò, tremante e tacque. Zanko gli cinse il corpo con un braccio, di sotto il petto, gli posò una forte mano sulla bocca per impedirgli di gridare e dette un poderoso colpo di reni verso il basso con tutte le proprie forze, riuscendo ad entrare col metà del glande nel foro inviolato del ragazzo. Il ragazzo s'inarcò, mugolando forte per la pena.

"Zitto, o ti sentono, bello mio!" sussurrò Zanko e dette un secondo poderoso colpo, infilandogli dentro tutto il glande.

Il ragazzo di nuovo s'inarcò e mugolò.

"Dai, bello che ci siamo! Mi piaci, sei proprio stretto. Lo sai che credo che sei il primo ragazzo che svergino? Sì, sei proprio stretto." disse fremendo lo zingaro e dette un terzo colpo forsennato, immergendoglielo dentro per metà.

Il ragazzo mugolò ancora ed inarcò di nuovo la schiena in un altro guizzo di dolore.

"Sei un puledro selvaggio, eh? Ma ora ti domo io e vedrai che ci facciamo una bella e lunga cavalcata. Non ti preoccupare, il più è fatto, dolcezza..."

Spinse di nuovo e finalmente gli fu completamente immerso dentro.

"Bene, l'hai preso proprio tutto, dolcezza. Adesso ti fotto..."

"No..." mugolò il ragazzo lamentosamente sentendosi il culo in fiamme e tremando tutto, dalla testa ai piedi.

"Sì, invece..." rispose il giovane zingaro con la voce roca per la passione.

Si sentirono le voci dei carabinieri tornare verso il carrozzone. Zanko iniziò a muoversi nel canale del ragazzo, su e giù, in un vigoroso ritmo. Le voci dei carabinieri era ora proprio sotto il carrozzone, al di là della sottile parete di legno contro cui era il letto dello zingaro.

"Lo pescheremo la prossima volta. Tanto sappiamo chi è..." disse una voce.

Un'altra disse ridacchiando, sottovoce: "Guarda come si muove il carro... gli sta ancora dando dentro..."

"Beato lui che può..." disse una terza voce.

Il ragazzo ora era immobile, tratteneva il respiro mentre Zanko lo fotteva allegramente. Lo zingaro accelerò il ritmo mentre le voci, fuori, si allontanavano. Lo strinse, lo strinse più forte pompandogli dentro più veloce, e di colpo si abbandonò sul corpo del ragazzo, spingendoglielo bene a fondo ed inondandone le viscere del proprio seme in una serie di poderosi schizzi.

Gli restò dentro, fermo, aspettando che il respiro gli tornasse normale. Istintivamente carezzò i capelli al ragazzo.

"Eri davvero stretto. M'è piaciuto."

Poi, mentre si sfilava da lui, vide che il volto del ragazzo era rigato di lacrime.

"Ehi, mica adesso piangi come una femmina, no? Quelli ti cercavano per metterti in galera, giusto? E lì, sta tranquillo che t'avrebbero fatto il culo in dieci, giovane e belloccio come sei! T'è andata bene, dopo tutto, no?

"Sei un porco." mormorò il ragazzo restando steso sullo stomaco, le gambe divaricate. Poi si passò una mano nel solco fra le natiche, lentamente. "M'hai spaccato il culo, porco."

"Ma no, dai! T'ho solo sverginato. La prima volta fa un po' male, ma poi vedrai che ti piace..."

"Col cazzo, che mi piace." disse il ragazzo girandosi sulla schiena, il volto contratto.

Zanko lo guardò dalla testa ai piedi: "Sì, certo, col cazzo, il mio. Sei ben fatto. T'avevo appena visto, prima. Quanti anni hai?"

"Ma che te ne frega, stronzo!" rispose il ragazzo. Allungò una mano per prendere i propri abiti ma Zanko, più lesto di lui, li tolse dal letto e li gettò a terra dietro la propria schiena.

"Che fai adesso? Ridammeli, no? ti sei divertito, adesso basta..."

"E perché? Quello era solo un assaggio veloce."

"Ehi, dico, mica avrai intenzione di violentarmi di nuovo, brutto schifoso!"

"No, violentarti no, però voglio scoparti di nuovo. Non subito, stai tranquillo. Ti lascio riprendere fiato per un po'. Ti scopo di nuovo stanotte."

"Ehi, ma mica sono la tua donna io! Ridammi i vestiti!"

"No. E poi a me non piacciono le donne."

"Oh Cristo! Pure uno zingaro frocio mi doveva capitare! M'hai rotto il culo, figlio di puttana. Ridammi i miei vestiti, adesso."

"Quanti anni hai, gagé?"

"Diciassette..." rispose il ragazzo immusonito, sedendo sul letto.

"Mi piaci, gagé. Resta con me. Tanto quelli hanno detto che sanno chi sei... prima o poi ti troverebbero. Resta con me e non ti trovano più."

"Con te? Mica sono matto. Così mi fai di nuovo il culo..."

"Ma dai, gagé. Vedrai che poi ti piacerà."

"Ma va a fa'n culo! Mica sono frocio, io!"

"Ah no? Davvero? E allora come mai t'è venuto duro, mentre te lo mettevo?" chiese ridacchiando Zanko indicando con un cenno del capo fra le gambe del ragazzo.

"Ma che cazzo ne so io? Dio santo, mi fa ancora male, brucia... Brutto porco schifoso."

"Cosa hai fatto, gagé? Perché ti rincorreva quel branco di carabinieri?"

"Ma che te ne fotte? Ridammi i miei vestiti."

"Allora, gagé?"

"Ma che cazzo vuol dire gagé?"

"Tu sei gagé. Io sono zingaro, cioè un Rom. Gagé è chiunque non è Rom, chi lavora la terra."

"Ma mica sono un contadino, io."

"Ma sei gagé, perché non sei un nomade, non sei un Rom. Allora, che hai fatto? Perché stai scappando?"

"Ho rapinato il tabaccaio del paese. Scappavo e uno quasi m'ha bloccato, sono riuscito a sfuggirgli ma m'ha levato la maschera e così m'hanno riconosciuto, porca zozza!"

"Ah, il tabaccaio... allora..." disse Zanko e si mise a frugare nelle tasche degli abiti del ragazzo.

Questi, appena ne capì le intenzioni, gli si avventò contro cercando di sottrargli i propri abiti. Ma Zanko con una sola rapida mossa del braccio lo bloccò e lo fece volare di nuovo sul letto.

"Stai fermo, gagé." gli disse con tono minaccioso.

"Stai fermo tu! Quella è roba mia!"

"Guarda guarda guarda quanta bella carta colorata!"

"Dai, porco giuda, mica vorrai rubarmeli, no?"

"Ma no, certo, li prendo solo in deposito..."

"Io... io t'ammazzo..." urlò il ragazzo, furioso.

"Tu? Che fai tu?" disse Zanko posando soldi ed calzoni sul tavolo ed avanzando minacciosamente verso il ragazzo.

Questi cercò di assalirlo ma Zanko lo afferrò per le braccia e lo immobilizzò contro il proprio petto. Il ragazzo si divincolò con tutte le proprie forze, ma Zanko lo teneva fermo, sollevato da terra. E presto s'accorse che il contatto del proprio copro nudo col corpo nudo dell'altro gli stava provocando una nuova erezione e lo stava facendo eccitare.

Scoppiò a ridere e disse al ragazzo: "Me lo stai facendo tornare duro, ad agitarti così. Mi sa che invece di aspettare fino a stanotte, ti fotto di nuovo subito, adesso!"

"Oh no!" gemette il ragazzo immobilizzandosi improvvisamente. Sentì il palo dello zingaro premergli contro una chiappa, pulsare, e di nuovo esclamò: "No, non di nuovo!"

"Perché no? Mi piaci, te l'ho detto."

"Ti prego... basta. Senti, tienti pure tutti i soldi se vuoi, ma basta, lasciami andare."

"Lo senti gagé quanto me l'hai fatto venire duro?"

"Dai... mica vorrai davvero..."

"Io direi di sì..."

"Ma cazzo, mi fa ancora male! Brucia! Mica mi vorrai far sanguinare, no? È un miracolo che non sanguini già..."

"Sanguinare? No." disse serio Zanko. Poi aggiunse: "No, sanguinare no. A me l'han fatto sanguinare, i gagé..."

"E ti sta bene, frocio di merda..."

"Avevo dieci anni..."

"Eh? Che? Dieci anni? Dio santo, mica scherzi, no?"

"No." disse Zanko triste e serio, lasciando andare il ragazzo.

Questi si girò e lo guardò: "E... chi è stato?"

"Dodici ragazzi gagé..."

"Dodici? Oh Cristo. Davvero erano in dodici?"

"Sì, della tua età e più grandi. Il più piccolo aveva sedici anni, il più vecchio venticinque. Mi hanno legato, e violentato per tre giorni..."

Il ragazzo lo guardò con gli occhi sbarrati e cadde a sedere sul letto. "Ma com'è possibile? Bestie erano..."

"Sì, bestie."

"Ma dov'è successo?"

"Undici anni fa. Era anche sui giornali. La mia carovana s'era accampata vicino ad un posto che si chiama Seriate. Noi piccoli e le donne si andava a chiedere l'elemosina alla città lì vicino che si chiama Bergamo. Io stavo tornando indietro a piedi, verso il nostro campo. Era sera, camminavo nella strada in campagna, ero solo. Arriva una macchina con quattro dentro e rallenta e mi passa vicino. I finestrini aperti. Uno dei ragazzi dice: è uno zingarello, e un altro dice, pare una zingarella. Poi un altro dice, diamogli un passaggio, poverino. E uno dice, vieni, zingarello, ti diamo mille lire e ti portiamo fino al campo. Dov'è il tuo campo? Io gli dico che è alle porte di Seriate. Loro mi fan salire e sedere in mezzo ai due che erano dietro. Ma a un certo punto, invece di andare verso Seriate cambiano strada e vanno verso la montagna. Io gli dico che hanno sbagliato strada. Ma loro si mettono a ridere.

"Io gli dico che voglio scendere. Ma i due ai miei lati mi dicono di stare calmo che andiamo solo a fare un bel gioco. E la macchina lascia anche quella strada e va in un bosco e io grido che voglio scendere ma i due mi bloccano e mi tengono fermo. La macchina si ferma davanti a una baita e mi trascinano dentro. Io sto morendo dalla paura e loro ridono e ridono... Mi spogliano nudo e io non capisco perché, cosa vogliono. Poi uno mi infila un dito nel culo e mi fa male. Io piango, urlo. Allora mi legano, mi imbavagliano. E poi tutti e quattro, uno dopo l'altro, se lo tirano fuori e me lo mettono in culo, bagnandolo solo con lo sputo. Mi fanno male da morire. Io penso che devo solo essere forte, che quando anche il quarto s'è levata la voglia, mi slegano e mi lasciano andare, e cerco di sopportare.

"Il dolore è terribile, quelli mi fottono senza complimenti. Ma quando anche il quarto mi si è svuotato dentro, uno dice, lasciamolo qui così domani ce lo fottiamo di nuovo. Buona idea, dice un altro. E quello più vecchio dice: e possiamo far venire qualche amico a divertirsi. Sì, a pagamento, però, dice uno e tutti ridono. E mi lasciano lì, nudo e legato e imbavagliato sul letto. La notte ho paura. Non riesco a dormire, sento rumori strani, forse animali, e penso che magari sono lupi e che verranno a mangiarmi...

"Sono terrorizzato. Viene la luce del giorno. Il sole sale su. Poi sento rumori. Riconosco due dei quattro e altri due nuovi. Ridono, scherzano, e uno dopo l'altro monta sul letto, e mi fottono tutti e quattro. Uno dei nuovi ha un cazzo enorme che mi pare che mi squarci in due e ci mettono parecchio a venire e io mi sento morire. E vorrei morire per davvero. Poi se ne vanno.

"Il pomeriggio tardi arrivano con l'auto altri due del giorno prima con altri due nuovi. E di nuovo mi violentano tutti e quattro e mentre uno mi fotte gli altri mi prendono in giro. Uno dei nuovi dice che tutti noi zingari dovrebbero farci così, legarci e fotterci fino a farci morire. Passo così la seconda notte. Sento male dappertutto, sono terrorizzato, sto male. Mi vogliono far morire, penso.

"Il giorno dopo di nuovo di mattina e poi di pomeriggio arrivano. Si fanno pagare prima. Mi fottono tutti, vecchi e nuovi. Il dolore è così forte dappertutto che quasi non sento neanche più male mentre mi fottono. Passo la terza notte e mi sento davvero morire. Arrivano di nuovo la mattina presto. Ricominciano a fottermi poi uno si ferma e dice: gli esce il sangue. Dammi un fazzoletto o questo fottuto mi sporca tutto. Capisci? Ero io che li sporcavo...

"Ho perso i sensi. Poi li ho ripresi che ero slegato e mi stavano rimettendo i miei vestiti. È morto, cazzo! Diceva uno. Cosa facciamo, adesso? Lasciamolo qui, dice un altro. No, non possiamo, questa è la baita di Aldo, se lo trovano qui fottono lui. Carichiamolo in macchina e scarichiamolo lungo la statale quando non passa nessuno. In un fosso. Penseranno che è morto per... poi ho perso di nuovo i sensi.

"Quando li ho ripresi di nuovo ero nel fosso, le gambe ed un braccio a mollo. Era giorno, pomeriggio. Sono riuscito a trascinarmi fino alla strada. Poi sono svenuto di nuovo. Poi ho sentito bagnato sulla faccia e ho aperto gli occhi e era un gagé anziano e mi chiede se mi hanno pestato. Io dico no, che mi hanno messo il coso in culo in tanti... Lui allora mi porta all'ospedale. Viene la polizia. Mi curano. Io dico tutto al giudice. Arrivano quelli della mia tribù. Li han beccati, quelli, mica tutti e dodici, solo otto, ma quelli della macchina tutti. Li hanno messi in galera... Sui giornali c'è tutto."

Il ragazzo aveva ascoltato allibito: "Dio santo che incubo! È per vendicarti che hai voluto farmi il culo, allora?"

"No no, davvero. Mi piaci, te l'ho detto. Lo so che t'ho fatto male, ma la prima volta fa sempre male. Ma farti sanguinare, no, quello no. E comunque tu non sei più un bambino di dieci anni."

"No, certo. Bisognava ammazzarli, quelli. Quanti anni gli hanno dato?"

"Quello che pigliava i soldi, Aldo, di ventuno anni, gli hanno dato otto anni. Gli altri di meno. Sono già tutti fuori, ormai."

"Solo otto anni?! Che schifo, la giustizia! Bisognava castrarli e dargli l'ergastolo, altro che palle!"

Zanko sorrise: "Allora tu castreresti anche me?"

"Te? Sarebbe quasi giusto ma... no. È diverso. E poi... hai ragione tu. Mi hai fatto male ma... ma anche mi piaceva..."

"Sì, vero? Me ne sono accorto."

"Però ti odiavo."

"Mi odii ancora?"

"Un po' meno, dopo quello che m'hai raccontato."

"Come ti chiami tu, gagé?"

"Patrizio,"

"Io Zanko. Vieni via con me, allora?"

"Perché?"

"Perché mi piaci, te l'ho detto." rispose Zanko con un cenno di sorriso e allungò una mano a sfiorare il petto del ragazzo.

"Ma mi hai fatto male."

"Ti restituisco i soldi, se vieni via con me."

"Io non sono frocio."

"Ma poi ti piacerà."

"Ma... mi fa ancora male. Brucia."

"Ci andrò più piano, la prossima volta. Tanto devi fuggire, no? Qui non ti cercheranno di sicuro, non cercano un gagé fra i Rom."

"La tua tribù, però, non farà storie?"

"Non ho più tribù. Sono da solo. Mi piacerebbe stare con te."

"Anche se sono un gagé?"

"Anche."

"Mi ridai i vestiti?"

"Resti con me?"

"Vuoi fottermi di nuovo, stanotte?"

"Solo se te la senti tu. Mica sono come quelli, io. Mica sono una bestia."

"Però sei un bel toro in calore, merda." disse il ragazzo ridacchiando, ammansito.

"Resti, Patri?"

"Non lo so... ma potrei provarci."

"Dici davvero o vuoi fregarmi?"

"Mi vuoi legare al letto?"

"Ma no, che c'entra. Un uomo non dovrebbe mai essere legato. E poi, se volevi, potevi anche liberarti prima dalla mia stretta, dai!"

"Sì, e farmi beccare dagli sbirri. E poi tu sei forte. Molto forte. E poi, quando m'eri ormai tutto dentro... tanto valeva aspettare che finissi, no?"

"E cominciava a piacerti."

"No, solo verso la fine, un po'... devo ammetterlo. Una sensazione strana... Ma mi è venuto duro che nemmeno me lo aspettavo... Ma dio, se ti ho odiato!"

"Resti, allora?"

"Te l'ho detto, ci provo, Zanko."

"La tua famiglia, non ti cercherà?"

"E chi?"

"Mah, tuo padre, tua madre..."

"Non li ho mai conosciuti. M'ha allevato uno zio. Una testa di cazzo. Mi faceva lavorare come uno schiavo, per un pezzo di pane. Per quello ho rubato quei soldi. La tabaccheria era di mio zio."

Zanko scoppiò a ridere: "Mi sei simpatico, Patri. Credo che andremo d'accordo, io e tu."

"Sì. Se non mi violenti di nuovo, però."

"Ma io ho voglia di farlo di nuovo con te, di fotterti ancora. Magari non stanotte se ti fa male, d'accordo, ma..."

"Va bene, Zanko. Accetto le tue condizioni." disse Patrizio tendendogli la mano.

Zanko la strinse, quindi gli indicò i soldi ed i vestiti con un sorriso. Si rivestirono. Patrizio prese le banconote, le ripiegò accuratamente e fece per rimetterle in tasca. Poi si fermò.

"Zanko?"

"Che c'è?"

"Qui c'è più di tre milioni. Se per caso mi beccasse la polizia, non voglio che li trovino. Hai un nascondiglio sicuro?"

"Sì, perfetto. Vieni con me."

Prese un martello e scesero dal carrozzone. Zanko diede alcune martellate allo spinotto del mozzo di una delle ruote. Lo liberò, lo sfilò. Tolse la coppa e la capovolse. All'interno fece scattare una levetta e la coppa si aprì rivelando uno spazio anulare.

"Ecco, puoi metterli qui. Le coppe sono tutte piene, non penseranno a cercare qui." Richiuse e rimise tutto a posto.

Mentre salivano in auto, Patrizio disse: "Se ci fermassero dirò che t'ho chiesto un passaggio. Che non ci conosciamo. Se mi prendono, goditeli tu quei soldi."

"Ma sono tuoi."

"No, sono nostri, ora. Glieli ho fregati quasi più per fargli un dispetto che per averli io. Mica ci sputo sopra, certo, ma se mi schiaffano in galera, goditeli tu, Zanko."

Lo zingaro mise in moto e l'auto, sobbalzando, partì.

"Ehi, è proprio una carretta quest'auto. Non la fai mai riparare, tu?"

"E chi ha i soldi?"

"Tu non sei capace?"

"Al campo c'era uno capace. Io no. Non ho mai capito di motori, di auto. Io so solo suonare il violino."

"Beh, allora sei fortunato, io ho lavorato per due anni nell'officina del paese. Domani ti ci darò un'occhiata. Dicono che siete bravi a suonare il violino."

"Sì, la mia tribù erano Granagora Lautari, cioè suonatori di violino."

"Quant'è che lo suoni?"

"Da dieci anni, quasi."

"Ma quanti anni hai?"

"Ventuno."

"Hai mai avuto una donna, tu?"

"No, non mi interessano. E tu?"

"Una sola."

"Ti piaceva?"

"Insomma. Era molto porca. Era la moglie del panettiere. Sapeva di farina. E aveva una figa larga come una ciabatta vecchia."

"La fottevi spesso?"

"Tutte le domeniche sera, quando il marito andava a ubriacarsi all'osteria, come mio zio."

"A che età hai cominciato a fotterla?"

"Un anno fa... Mio zio una sera m'aveva mandato a chiederle se aveva del pane perché noi eravamo restati senza. Lei m'ha portato in bottega. Li mi tocca, me lo fa diventare duro, me lo tira fuori e si è fatta scopare. In piedi, quella prima volta, contro il bancone. Ma poi sempre a letto. E ogni volta mi regalava cinquemila lire."

Zanko si mise a ridere: "Allora anche tu hai fatto sesso per soldi!"

"In un certo senso... sì. Perché, anche tu?"

"Sì, ma io con maschi."

"Beh, quella volta mica conta. Mica li davano a te i soldi, quei bastardi figli di puttana."

"No, non quella volta. L'ultimo anno che sono andato in giro a chiedere l'elemosina. A Milano. Avevo già tredici anni."

"A tredici anni! E com'è andata?"

"Chiedevo l'elemosina e un uomo mi dice che se sono gentile con lui, lui mi dà un biglietto da mille! Io penso che scherza, mille lire per essere gentile? Lui mi dice di andare con lui, lì vicino. Mi porta nel cesso pubblico e mi dice di tirarmelo fuori. Io me lo tiro fuori. Beh, non era ancora come adesso ma già non era male. Quello me lo tocca, poi se lo tira fuori e mi dice di toccarglielo. Io gli dico che però nel culo no. Sai, avevo ancora un po' paura. Lui mi dice che va bene e glielo tocco. Era duro e caldo. Lui mi dice di leccarlo. Trovo che quello deve essere un po' matto, ma poi penso alle mille lire e glielo lecco. A lui piace, è chiaro, ma la cosa buffa è che mi accorgo che mi piace pure a me. Dopo un po' lui dice basta, se lo mena e viene. Mi da le mille lire e se ne va.

"Allora me lo meno anch'io e vengo anch'io e mi piace. Era la mia prima volta. Ma l'idea di tutti quei soldi in un colpo solo mi piace pure. Soldi facili, capisci? Così la prima volta che vedo un gagé giovane che mi piace e mi accorgo che mi guarda come m'aveva guardato quello là, io gli vado vicino e gli dico che se mi da mille lire io sarò molto gentile con lui. Funziona! Capisce e mi dice di andare da lui. Lo seguo. Mi porta a casa sua, ma in cantina. Se lo tira fuori e mi dice di succhiarglielo. Lo faccio, lui dice che non va bene e mi insegna. E quando viene il furbo mi preme la testa contro il grembo per non farmi togliere e me lo versa tutto in gola. Io tossisco, sono stralunato. Lui ride ma mi da le mille lire.

"E così dopo ne ho trovati anche altri. Pensa che c'è anche chi mi ha pagato per succhiarlo a me! Ma in culo non l'ho mai voluto. Avevo ancora paura solo a pensarci. A parte che ci guadagnavo, però mi piaceva un sacco farlo con quegli uomini. E poi potevo comprarmi qualcosa da bere e da mangiare di nascosto, così mi davano il resto in monete e comunque ero uno di quelli che faceva più soldi di tutti a chiedere l'elemosina. Mia madre era contenta di me, allora."

Stavano per entrare in un paese.

"Vai dietro, Patri, nel carrozzone. Mi devo fermare per comprare qualcosa da mangiare e è meglio che non ti vedono, non si sa mai. Chiuditi dentro. Quando sono io busso prima due colpi poi due, così..." disse Zanko facendogli il segnale.

Il ragazzo annuì e quando Zanko si fermò, si trasferì nel carrozzone. Dopo un po' lo sentì fermarsi di nuovo poi, dopo una mezz'oretta, ripartire. Quindi si fermò di nuovo. Bussò, Patrizio gli aprì e lui entrò con un sacchetto in mano.

"Ah, è buio qui dentro. Aspetta che accendo la lampada. Ti faccio vedere come si fa." Disse Zanko.

Poi aprì il sacchetto e tirò fuori del cibo che spartirono e si misero a mangiare di buon appetito. Patrizio guardava gli occhi luminosi dello zingaro, i suoi denti bianchissimi, forti e perfetti, il volto un po' triangolare ed i lunghi capelli neri e poco mossi.

"Hai una faccia simpatica." gli disse dopo un po'.

Zanko lo guardò un po' sorpreso, poi gli sorrise: "Anche tu, per essere un gagé. Non avevi amici, al paese?"

"Veri amici, no."

"Allora non rimpiangi nessuno."

"No. Ma tu, come mai non fai parte di una carovana?"

"È una storia un po' particolare, e lunga. Te la racconterò un giorno, forse." rispose Zanko e gli occhi gli brillarono di una luce un po' misteriosa.

"Avevi detto che avevi chiesto l'elemosina fino a tredici anni, no? e poi?"

"E poi basta. Solo i bambini e le donne chiedono l'elemosina. Le donne a volte però sono anche maghe, oppure indovine, o anche guaritrici. Mica tutte però."

"E gli uomini?"

"Fanno qualche lavoro. Dipende dalla tribù. Ah, una volta c'erano tanti bei lavori: i lautari, i kalderash, gli ousari, i fierari, i rotari, gli usari..."

"E che cazzo di lavori sono?"

"I lautari, come noi, sono musicisti: violinisti come noi o altri. Gli ousari lavorano e trafficano con l'oro. I kalderash invece lavorano il rame e i fierari il ferro. I rotari aggiustano o fanno i carri, oggi più che altro trafficano con le automobili, ma sono rimasti in pochi. Gli usari ammaestravano gli orsi, una volta. Ma non ce ne sono più. Tanti lavori tradizionali si sono persi, perché ai gagé non interessano più. E così tanti si sono ridotti a rubare. Noi lautari, però..."

"Non rubate mai, voi lautari?"

"Oh, dio, quando un gagé è proprio stupido, o cattivo come tuo zio..." disse ridendo Zanko. Anche Patrizio si mise a ridere. Zanko gli passò la bottiglia del vino: "Ah, anche il vino sta per finire. Bisognerà comprarne. Solo che ho quasi finito i soldi..."

"Io ne ho, lo sai. Usiamo un po' dei miei."

"Sì, ma devo guadagnarne un po'."

"E come?"

"Suonando il mio violino nei ristoranti, nelle osterie, nelle feste..."

"Ti va di farmi sentire qualcosa col tuo violino, ora?"

"Sì, certo." disse Zanko, si alzò e prese il suo violino.

Lo poggiò alla clavicola e vi appoggiò sopra il mento, quasi con affetto. Poi appoggiò l'archetto e ne trasse due rapide note. Poi, dopo un attimo di silenzio, la musica si librò, improvvisa. Velocissima, una serie di trilli, di impennate, una cascata di note, un ritmo indiavolato. Patrizio l'ascoltava sbalordito, trattenendo il fiato. Guardava l'aria intensa, assorta, rapita di Zanko e pensò che il giovane era bellissimo, come era bellissima quella musica, sfrenata, allegra eppure triste e struggente ad un tempo.



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