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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MANUSH CAPITOLO 3
VENDETTA E PERDONO

Lasciarono il campo, salutati da tutti gli Shiftarija, e scesero verso sud. Rasim regalò a Patrizio un bel bracciale che aveva fatto lui lavorando il cuoio con il pirografo.

"Scommetto che tu ci avresti fatto l'amore, con Rasim." gli disse Zanko mentre guidava lungo la nazionale.

"Sì, certo. Ma con quello non c'era niente da fare. Però è vero, era un bel maschio. Tu non ci avresti fatto l'amore?"

"Io te e lui? Perché no. Dovrebbe essere bello farlo in tre. Mi piacerebbe provarci."

"Sei un bel mandrillo, tu."

"Mandrillo? Chi è?"

"Una scimmia. Dicono che quando fa sesso è scatenato."

"Ah, allora sì. Mi piace proprio fare sesso, a me. Ma tu pure, mica ti tiri mai indietro, eh? Non è passata una notte che non abbiamo scopato, io e te."

"E ti lamenti?"

"No no, per niente, anzi! Non sono mai stato meglio in vita mia. Il tuo culo è delizioso, Patri. Avrei voglia di infilarcelo entro anche adesso... Senti come ce l'ho duro!"

Patrizio, sorridendo, allungò una mano e glielo palpò attraverso la tela dei calzoni.

"Sì, è vero. Ma pensa a guidare, adesso."

"Però ci si potrebbe fermare qui di lato e possiamo andare dietro..." propose Zanko lanciandogli un'occhiata veloce.

"No, guida. Qui è tutto curve, sarebbe pericoloso fermarsi. Lo faremo stanotte."

"Possiamo farlo anche stanotte... ma io ho voglia anche adesso. Posso trovare un pezzo rettilineo e..."

"Proprio non riesci a resistere?" gli chiese Patrizio, continuando a palparlo.

"No, lo senti... specialmente se continui a toccarmi così... Ci fermiamo, allora?"

Patrizio non smise di manipolarlo: "Mah, se proprio vuoi..." disse.

Zanko sorrise. In un tratto dritto accostò a destra salendo sulla banchina erbosa e fermò. "Andiamo, dai!" gli disse con occhi lucidi di desiderio.

Scesero ognuno dalla sua parte ed andarono dietro. Zanko salì la scaletta, aprì la porta ed entrò. Fece passare Patrizio e richiuse la porta alle sue spalle. Afferrò il ragazzo da dietro e lo strinse a sé, premendogli l'imperiosa erezione contro il sedere e leccandogli un orecchia. Con una mano scese sulla patta dell'amico e lo palpò.

"Anche tu ce l'hai già bello duro..." sussurrò compiaciuto.

"Certo. Prendimi qui, in piedi, come avevi fatto con quel Sinti... ma senza rovinarmi i calzoni, però..." disse Patrizio con voce calda, sfregando il proprio sedere contro il prepotente turgore dell'altro.

Zanko gli slacciò la cintura, gli aprì i calzoni e glieli fece calare sulle ginocchia. Quindi gli spinse giù le mutande e gli si addossò di nuovo, manipolandogli i genitali scoperti e frementi.

"Apriti i calzoni, dai. Fammelo sentire ancora un po', prima di mettermelo dentro." gli disse Patrizio eccitatissimo.

"Sì, mio bel maschietto. Eccolo, lo senti?" gli disse Zanko liberandoselo e premendoglielo sulle piccole chiappe sode.

"Sì, Zanko, altroché se lo sento! Dov'è la crema che ho comprato?"

"L'ho sempre in tasca, pronta a essere usata..."

"Allora preparami e fottimi, dai!" lo incitò il ragazzo.

Zanko se lo lubrificò accuratamente, poi lubrificò l'amico fra le natiche spingendogli dentro un dito con il gel e muovendolo. Patrizio fremette.

"È troppo piccolo il dito... mettici il tuo bel fratellino, dai! Così, ecco... dai, bravo... così... spingimelo tutto dentro..." ansimò il ragazzo protendendo indietro il bacino per meglio incontrare la spinta dell'amico, "Oh, Zanko, che bello.... Che bello... lo sento! Dio com'è duro! E grosso! Così, Zanko... oh!... dai..."

Quando Zanko gli fu completamente immerso dentro, lo abbracciò tenendolo ben fermo contro di sé e si lanciò in una vigorosa serie di colpi, con gran gusto di entrambi i ragazzi. Mentre gli stantuffava dentro tutta la sua passione, Zanko gli carezzava il petto ed il ventre e gli stuzzicava i capezzoli, gli massaggiava i genitali. Patrizio gli si dimenava contro il pube per aumentare il reciproco piacere. Ora il membro di Zanko non gli pareva più troppo grosso, ma della giusta dimensione per dargli piacere.

Quando Zanko si fu sfogato, subito si girò e si offrì al compagno in modo che godesse di lui prima che gli si raffreddassero i propri bollori. Anche Patrizio lo prese con vigorosa passione, ed i loro gemiti di piacere si mescolavano in una erotica sinfonia.

"Cavolo, neanche se avessimo fretta!" esclamò Patrizio mentre si riassettavano i vestiti, soddisfatti.

"Beh, stanotte lo faremo con più calma, Patri, non dubitare." gli disse con un sorriso birichino l'amico mentre si riabbottonava la camicia.

"Lo spero. Mi piace anche così, tanto per cambiare. Però... mi piace anche godermelo per un po'."

"Sì, certo. Però è bello che lo possiamo fare come e quando ci viene voglia, no?"

"Certo, Zanko. Questa sì che è vita! Non quella al paese. I gagé non hanno idea di quanto sia bella la vita da Rom." disse il ragazzo.

"Ehi, ma anche tu sei un gagé!" lo rimbeccò ridendo lo zingaro.

"Sarà. Ma io non mi sento più granché gagé. Anche se non mi volete come Rom."

"Non è che non ti vogliamo. Io poi, ti vorrei davvero. È che uno nasce come nasce, capisci? E poi ormai siamo fratelli di sangue, no?"

"Sì, e di letto!" esclamò Patrizio ridendo.

Ripresero il cammino. La primavera ancora non si annunciava ed il clima, nonostante stessero scendendo verso sud, era ancora freddo. Si fermarono alle porte di Terracina. Zanko come al solito andò alla chiesa parrocchiale per vedere se c'erano gli avvisi per un matrimonio in cui poter eventualmente suonare. Frattanto Patrizio stava facendo le pulizie nel carrozzone.

Ad un tratto, dalla finestra del carro, notò un ragazzo che curiosava attraverso i vetri dell'automobile. Pensò che potesse essere un teppistello che cercava qualcosa da rubare. Silenziosamente scese dal carrozzone e, con estrema cautela, arrivò alle spalle del ragazzo.

Gli puntò un pezzo di legno contro la schiena e gli disse,con voce fredda e dura: "Che cerchi qui, gagé?!"

L'altro si immobilizzò e disse precipitosamente, senza girarsi: "Non sono un gagé. Cercavo un mio amico Rom e pensavo..."

"Un tuo amico Rom? Tu non sei un Rom, comunque."

"No, sono un Sinti... Metti via il coltello, non facevo niente di male."

"I Rom e i Sinti non sono amici." disse duro Patrizio senza togliere il pezzo di legno dalla schiena del ragazzo.

Gli piaceva farsi passare per Rom, quindi continuava quella piccola commedia piuttosto divertito.

"Ma io sono amico di un Rom e credevo, mi pareva che questa era la sua auto, il suo carro..."

"Ah sì? E perché?"

"Guarda, questo è il numero ti targa... corrisponde..." gli disse il ragazzo porgendogli un foglietto gualcito, sempre senza girarsi.

Patrizio lo prese con la mano libera: era vero. "Sì, e allora?"

"Si chiama Zanko..." disse il ragazzo.

Patrizio mise in tasca il piolo di legno prima che l'altro vedesse che non era un coltello e gli disse: "Girati!"

Il ragazzo si girò. Patrizio pensò che era bello e che doveva avere più o meno la sua età. "Che sei, tu, Sinti?"

"Io... e tu chi sei? Tu non sei Zanko."

"Chi sei tu!" abbaiò duro Patrizio.

"Io... io mi chiamo Mateo Alegra. Sono un Sinti."

"Dei luna park o dei circhi?"

"Dei luna park."

"Ah... Zanko mi ha parlato di te... credo."

"Di me?"

"Tu sei quello che... che lui ha fottuto dietro un cespuglio, no?"

Il Sinti arrossì ma negò.

"Ma sì, dai. Ti ha tagliato i calzoni, no?" insisté Patrizio.

"Tu non sei un Rom, però." disse l'altro senza rispondergli.

"Allora sei tu il Sinti che Zanko ha fottuto in culo, no?"

"Come mai stai con Zanko, tu? Chi sei?"

"Ehi, ragazzino, vuoi che tiri di nuovo fuori il mio coltello e che ti faccia un lavoretto?" chiese Patrizio facendo la faccia dura.

"Quando arriva Zanko?" chiese l'altro per nulla intimorito.

"Cosa vuoi da lui?"

"Sfidarlo al coltello."

"E perché?"

"Un vecchio conto in sospeso."

"Allora sei davvero tu il Sinti che Zanko ha fottuto in culo! Hai detto che ti chiami Matteo?"

"Mateo, con una sola T. Tu come ti chiami? Chi sei?"

"Patri."

"... e matri! Che cazzo di nome è?"

"Il mio. Perché cazzo vuoi sfidarlo al coltello?"

"Perché sennò i miei non mi rispettano. Lui m'ha tolto l'onore, quella volta."

"Ma che cazzata! T'avrà tolto l'onore come dici tu, ma certo no la verginità. M'ha detto che ti è entrato dentro come un coltello caldo nel burro... e che ti piaceva." disse Patrizio ridendo.

Il ragazzo si rabbuiò in volto, poi disse: "Comunque non aveva il diritto di violentarmi."

"Ma dai! Ha violentato pure a me. Mi ha sverginato, a me, ma mica mi ha tolto l'onore."

"Te? Ti ha violentato e stai con lui?"

"Vieni dentro, parliamo."

"Cos'è, un tranello?"

"Ma dai! Sali!" disse e gli fece strada. "Un bicchiere di vino?" offrì quando furono dentro.

"No. Non si beve a casa di nemici."

"Mica ti sono nemico, io."

"Ma sei amico suo."

"Non è successo quasi tre anni fa?"

"E beh? Sono tre anni che lo cerco."

"Cazzo! Per sfidarlo al coltello."

"Certo."

"Guarda che lui è fortissimo col coltello. Ci rimetti tu."

"Ci rimetto io comunque. Al campo mi ripetono che se non mi vendico vuol dire che sono frocio."

"Ah, perché, tu non lo sei? Io sì."

"Eh?"

"Sì, voglio dire che a me mi piace fare l'amore con un maschio. E Zanko è maschio... lo sai anche tu, no?"

"Ma i Sinti non li vogliono quelli così."

"E perciò tu devi dimostrare che non sei un frocio. E magari poi ti sposi pure."

"Certo."

"Ma dimmi la verità, a quattr'occhi... a te pure piacciono i maschi, no?"

"Che cazzo c'entra questo? Lui mi ha violentato."

"Beh, è un po' impulsivo, Zanko... E poi tu l'avevi provocato, no?"

"A parole. Si fa sempre fra Sinti e Rom."

"No, gli avevi sputato davanti. Questo non è solo a parole. E comunque t'era piaciuto, no?"

"Non doveva tagliarmi i panni e mettermi in ridicolo."

"Beh, questo lo dice pure lui..."

"Ah sì? Davvero?"

Patrizio guardò il ragazzo e gli disse: "Senti... ti andrebbe di fare sesso con me?"

"Che? Io vengo qui per vendicarmi... e tu mi proponi una scopata?"

"Tu violenti me, mi tagli pure i calzoni se ti va e così siete pari, no?"

"Tu sei tutto matto nella testa."

"No, è che tu sei un bel ragazzo e mi piacerebbe farlo con te. E evitare che Zanko ti faccia un buco nella pancia o che ti sfregi la tua bella faccia..."

"Ma se mi sfregia, posso tornare a testa alta al mio campo."

"Dio che scemo sei! Ma ci tieni così tanto a tornare al tuo campo e a far finta che ti piacciono le femmine? E pure sfregiato... se ti va bene."

"E che altro posso fare?"

"Vieni via con noi. Unisciti a noi. Fai l'amore con noi. Non è meglio?"

"Dici cazzate! Dovrei farmi violentare di nuovo... magari da tutti e due..."

"Ma no! Te l'ho detto, è impulsivo, ma è buono. Me mi ha violentato solo la prima volta, ma adesso facciamo l'amore e mi piace. Non è violento, Zanko... Senti, pensaci su. Se vuoi, torni e ci dici cosa hai deciso. Vuoi il duello, lo farete, anche se sarebbe un peccato, per te. Ti va di venir via con noi, vieni."

"Tu sei un bel tipo!"

"Vuoi dire che ti andrebbe di scopare con me?" chiese Patrizio.

Mateo scoppiò a ridere: "Non volevo dire quello, ma... forse anche. Se adesso vado via, tu avvertirai Zanko?"

"Tu cercherai di prenderlo a tradimento?"

"No, parola d'onore. Sono un Sinti, io, mica un porco! Se deve essere duello, deve essere leale."

"Bene, allora non gli dico niente. Ma o rinunci, o ti unisci a noi o lo sfidi regolarmente. D'accordo?"

"D'accordo, sì. Tu mi piaci, Patri. Sì, anche in quel senso. Ci penserò."

"Mateo... io davvero ho voglia di fare l'amore con te..."

"Ci penserò." ripeté il ragazzo alzandosi.

Patrizio gli tese la mano. Mateo per un attimo la guardò senza muoversi, ma poi gliela serrò, guardandolo negli occhi, ed uscì.

Patrizio lo vide allontanarsi in fretta. "Vieni con noi, Mateo, e ti faremo dimenticare tutte le storie d'onore..." mormorò fra sé e sé il ragazzo e riprese a fare le pulizie.

Tornò Zanko: "Dopodomani c'è un matrimonio. Domani devo andare a prendere gli accordi, gli dovrebbe andare bene, credo. Così, se ci prendono, un po' di soldi e un buon pranzo ci sono. Al ristorante pure dicono che possiamo andare a suonare domani sera all'ora di cena, che stasera è giorno di chiusura. Perciò ci si ferma qui tre giorni. Sono a posto, i costumi?"

"Sì, certo Zanko."

"È pronta cena?"

"No, ho finito di pulire poco fa. Ma la preparo in un momento. Di' un po', Zanko, quel Sinti che avevi violentato, che tipo era?"

"Come mai pensi a lui, ora?"

"Mah, così... com'era?"

"Caruccio. Capelli neri, ondulati, sulla fronte. E un culetto delizioso."

"Tutto qui?"

"Mica mi ricordo altro. A parte che ci scommetto le palle che gli piaceva un sacco..."

"E a te, piacerebbe fartelo di nuovo?"

Zanko rise: "Beh, sì, certo."

"Violentarlo di nuovo?"

"Ma no, portarmelo a letto, piuttosto. Godermelo con calma..."

"Io tu e lui?" chiese Patrizio con un sorriso malizioso.

"E perché no? Se tu l'avessi visto, saresti d'accordo con me. Aveva un culetto delizioso. Ti piacerebbe, sono sicuro."

"Meglio del mio?"

"Oh, il tuo mi fa impazzire, Patri, lo sai."

"Sì, ma meglio del mio?" insisté il ragazzo divertito.

"E che ne so. Sono passati quasi tre anni e è stata una cosa veloce, e solo una volta... Il tuo invece lo conosco così bene. Come faccio a fare un paragone."

"Ma ti piacerebbe averlo qui e fartelo di nuovo, vero?"

"Vuoi farmi eccitare a tutti i costi? Se hai voglia hai solo da dirmelo..."

"No, così tanto per parlare. Lasciami cucinare, adesso."

"Non vuoi farlo adesso?" insisté Zanko, gli occhi accesi di libidine.

"No, dopo. Non pensare sempre e solo a quello."

"Ma se sei tu che mi ci fai pensare!" disse il giovane zingaro sedendo sul letto.

Cenarono. Poi fecero un po' di musica per rivedere il repertorio. Patrizio era diventato abbastanza bravo con lo zimbalon, uno strumento apparentemente facile da suonare, ma in realtà difficile, come molte delle cose che paiono semplici. Poi andarono a letto e finalmente fecero l'amore. Patrizio cercò di immaginare come potesse essere in tre e sperò che il Sinti accettasse la sua proposta. Era sicuro che Zanko ne sarebbe stato più che felice.

Il giorno seguente, dopo aver fatto un po' di musica anche il mattino, Zanko andò al paese per gli ultimi accordi per il matrimonio. Era appena andato via che Patrizio udì un lieve bussare alla porta. Andò ad aprire, era Mateo.

"L'ho visto andar via..." disse il ragazzo senza entrare.

"L'hai riconosciuto?" chiese Patrizio.

"Sì, certo. Posso entrare?"

"Sì, vieni." disse Patrizio.

Il Sinti entrò e, invece di sedere sulla sedia, sedette in bordo al letto.

"Allora?" gli chiese Patrizio sedendoglisi di fronte, su una sedia.

Il ragazzo si grattò la testa: "Ci ho pensato... sono ancora incerto... Io... senti, ti va di fare l'amore, adesso? Se mi piaci... se mi convinci... magari posso venire via con voi, se Zanko mi vuole. Posso provarci."

"Zanko ne sarebbe felice."

"E che ne sai?"

"Gliene ho parlato."

Mateo balzò in piedi: "M'avevi promesso che..."

"Mica gli ho detto che sei qui. Gli ho chiesto se si ricordava di te."

"Ah. E lui?"

"Certo. E dice che gli sei piaciuto."

"Sì, ha goduto come un porco!"

"Perché, tu no?"

"Io... va be', sì, anch'io."

"E dice che gli piacerebbe rifarlo con te, ma a letto stavolta, con calma... e anche con me, tutti e tre assieme. Allora?"

"Te l'ho detto... ti va di fare l'amore adesso? Abbiamo tempo?"

"Subito? E perché no." rispose Patrizio sorridendogli ed andando a sedersi sul letto accanto al ragazzo.

Mateo si alzò in piedi, si tolse il giaccone imbottito, poi un maglione, poi la camicia e infine la maglietta a mezze maniche. Patrizio ne apprezzò il petto liscio e forte, glabro, coi piccoli capezzoli rosa. Mateo si slacciò i jeans attillati e li abbassò lentamente, assieme alle mutande, scoprendo prima la bella aureola di folto pelo nero, riccio, poi un discreto arnese già semieretto.

Il ragazzo spinse in avanti il bacino verso Patrizio: "Leccamelo, dai! Fammelo venire duro..." disse guardandolo negli occhi con aria sfacciata.

Patrizio li spalancò: "Leccartelo? Scherzerai mica?"

"No, certo. Prima me lo lecchi poi me lo succhi. Cos'è non ti piace?"

"Non l'ho mai fatto! Prenderlo in bocca... che idee!"

"Mai sentito parlare di bocchini? Li fanno le donne agli uomini, o anche gli uomini fra loro. È bello."

"Tu l'hai mai fatto?"

"Certo che sì."

"E lo faresti anche a me?"

"Dopo. Adesso fallo tu a me, se vuoi che resti."

"Non lo so se mi piacerà..."

"Beh, hai solo da provarci, no?"

Patrizio lo guardò indeciso, poi gli si accoccolò davanti. Glielo prese in mano e lo guardò di nuovo, da vicino.

"Ma non sa di... piscio?"

"Me lo sono lavato. Dai!"

Patrizio tirò fuori la lingua e lo stuzzicò appena, con la punta sul prepuzio. Il membro ebbe un guizzo e Patrizio scattò indietro con la testa.

Mateo rise: "Guarda che non morde, non ha i denti. Leccalo, dai..."

Patrizio accostò di nuovo la testa e dette una lappata. Non aveva sapore. Lo leccò di nuovo. Non era male. Lo leccò ancora due o tre volte e sorrise nel vederlo rizzare duro e fremente. Pensò che sentire il sodo calore di quella verga con la lingua era una sensazione lieve ma piacevole.

"Prendilo fra le labbra, dai, e lasciatelo scivolare dentro..." suggerì Mateo carezzandosi ventre e petto.

Patrizio guardò il ragazzo di sotto in su e lo trovò eccitante. Schiuse le labbra e le applicò alla punta del membro turgido di Mateo. Questi iniziò a spostare lentamente in avanti il bacino, spingendogli gradualmente il palo dentro la bocca.

"Non farmi sentire i denti... Muovi la lingua, Patri... Gustalo, assaporalo... Pensa che è il più buon pezzo di carne che tu hai mai avuto in bocca... Succhialo come fosse un ciucciotto... premilo con la lingua..."

Patrizio seguiva le istruzioni del ragazzo ed iniziò a provare un certo gusto nell'eseguire quell'inconsueta attività. Mateo iniziò a muoverglielo avanti e dietro nella bocca. Patrizio cominciò ad eccitarsi. Ma era un po' maldestro. Dopo un po' Mateo si sfilò.

"Calati i calzoni e stenditi sul letto, dai. Ti faccio vedere io come si fa un bel bocchino!" gli disse Mateo finendo di togliersi i jeans.

Patrizio obbedì. Quando fu sdraiato, il membro già duro e ritto verso l'alto, Mateo sedette sul bordo del letto, prese il paletto dell'altro fra pollice ed indice, tenendo la mano piatta sul pube del compagno, ed abbassò la testa. Patrizio lo guardava, in attesa. Mateo tirò fuori la lingua e leccò il glande semiscoperto: era un contatto dolce, piacevolissimo e Patrizio fremette da capo ai piedi per le inconsuete sensazioni. Poi Mateo fece scivolare la lingua lungo tutta l'asta dura, suscitando nell'altro sensazioni eccezionali. Si mosse su e giù diverse volte. Pian piano scappellò la verga tesa e tornò a leccarne il glande, soffermandosi con la punta della lingua sulla piccola fessura. Patrizio fremette e tremò di nuovo e chiuse gli occhi.

Mateo allora schiuse appena le belle labbra , le posò sulla punta del glande e scese giù con la testa imprigionandolo fra le labbra serrate e muovendovi contro la lingua. Patrizio riaprì gli occhi e guardò la propria asta emergere e scomparire in quella bocca dolce e calda, piacevolmente umida, mentre Mateo lo pompava su e giù con delicata determinazione.

"Cazzo, è bello così..." mugolò Patrizio in estasi.

Mateo si sfilò e l'altro ebbe un sussulto. "Perché?" gemette.

Il Sinti sorrise: "Sei tu che devi far godere me per convincermi, non io te... Riprendimelo in bocca, dai. Adesso hai capito come si fa, no?" disse alzandosi in piedi e offrendo il suo palo duro all'altro.

Patrizio si sollevò a sedere e si sporse per prenderglielo nuovamente in bocca, e fece del proprio meglio.

"Ecco, così... non è male. Succhialo dai, che così ti riempio con la mia crema..."

Patrizio si tolse di colpo: "Cazzo, mica penserai di venirmi in bocca, no?"

"Certo che sì. È bello, si fa così."

"Ma di cosa sa?" chiese Patrizio preoccupato.

"Assaggialo. È tiepido, cremoso, dolce..."

"Dolce?"

"Certo. Succhialo, dai, fammi venire!"

Patrizio esitò un attimo, poi si disse che valeva la pena di provarlo. Così riprese a succhiarlo di buona lena, pensando che poi lui si sarebbe inculato quel bel ragazzo...

Dopo un po' Mateo gli prese la testa fra le mani tenendolo fermo, ed iniziò a fotterlo in bocca con vigore e determinazione. Patrizio lo sentì fremere, vibrare e capì che da un momento all'altro sarebbe arrivata la scarica. Si preparò. L'altro ora lo fotteva con colpi più decisi e a volte il suo palo gli arrivava in gola e questo gli dava un po' fastidio. Istintivamente chiuse la mano attorno alla radice del membro del ragazzo in modo di impedirgli di entrargli tutto dentro fino in gola ed andò meglio. Mateo ora lo fotteva con energia tendendosi tutto. Patrizio, con la mano libera gli frugò nella piega fra le natiche sode fino ad individuare il buchetto nascosto e vi puntò un dito. In questo modo ogni volta che Mateo si ritraeva da lui arretrando col bacino, si premeva contro il dito che gli forzava leggermente l'ano.

Questo portò subito Mateo all'orgasmo e finalmente il ragazzo si scaricò nella bocca del compagno, riempiendola. Patrizio ad un certo punto capì che o ingoiava tutto, o sarebbe fuoriuscito dalle sue labbra colandogli addosso e sporcandolo. Così inghiottì, sorsata dopo sorsata tutta quella crema ed alla fine succhiò finché si rese conto che non ce n'era più.

Mateo allora lasciò la sua testa e si sfilò. Solo allora Patrizio si rese conto del sapore del seme dell'altro. Era dolce, sì, e asprigno al tempo stesso, e, in fondo, niente male. Si chiese se anche quello di Zanko avesse lo stesso sapore e si ripromise di provarlo.

"Beh, per essere il tuo primo bocchino, Patri, non era male..." ammise il ragazzo.

Patrizio allora lo prese per un braccio e lo tirò sul letto: "Ma adesso vieni qui... che te lo ficco nel tuo bel culetto e godo anch'io..."

"No, quello dopo, semmai. Adesso invece ti faccio venire io con la bocca..." gli disse malizioso l'altro e, sedutosi di nuovo sul letto, fece stendere Patrizio e riprese a fare quello che aveva interrotto pochi minuti prima.

Glielo lavorò di bocca così bene che quando anche Patrizio venne, gridò per il piacere, e tutto il suo corpo sussultò violentemente sul letto. Poi giacque esausto, respirando rumorosamente.

Mateo lo guardava con un sorrisetto: "Bene. Mi sei piaciuto, Patri. Aspettiamo che torni Zanko per vedere se davvero mi vuole..."

"Sì... sarà meglio che ci rimettiamo a posto, però, ora."

Mentre Mateo si rivestiva, chiese all'altro: "Ma davvero voi due non l'avete mai fatto con la bocca?"

"No mai. Ma credo che lo convertiremo subito, io e te."

"Scommetto allora che non vi siete nemmeno mai baciati."

"Baciati? In bocca vuoi dire?"

"Sì certo, ma anche sul corpo. Mai?"

"No, mai. In bocca si baciano solo uomini e donne..."

"Anche due uomini, scemo! Una bocca è sempre una bocca, no? E succhiarvi i capezzoli?"

"Sì," lo motteggiò Patrizio, "per far venire fuori il latte!"

"No, per godere! Dio santo, mi sa che avevate proprio bisogno di me per imparare a fare l'amore come si deve. Comunque mi piaci, Patri."

"Anche tu, Mateo. Ma vorrei anche mettertelo in quel tuo bel culetto..."

"Una cosa alla volta. Faremo di tutto, stai tranquillo. Anche a me piace, sia metterlo che prenderlo."

"Avevi un amante, fra i Sinti?"

"Ma che, scherzi? No. Ma ogni tanto lo facevo con qualche ragazzo che veniva alle giostre. Me ne sono fatti parecchi..."

"Ma come facevi a capire chi era che ci stava?"

"Semplice. Io ho sempre portato calzoni molto attillati, così mi si vede bene il pacco. E se un ragazzo mi guardava soprattutto lì, era chiaro cosa voleva. Allora io lo guardavo, sorridevo, lo incoraggiavo. Se non attaccava bottone lui lo attaccavo io e il più era fatto."

"Che lavoro facevi alle giostre?"

"Un po' di tutto: falegname, elettricista, pittore... poi stavo alla biglietteria, o altro."

"Che giostra avevate, voi?"

"La mia famiglia, dici? Gli Alegra hanno sempre avuto il labirinto, almeno che sappia io."

"Ti piaceva?"

"Alla lunga annoia, è un lavoro come un altro, comunque. Però mi piaceva viaggiare, molto più di quando stavamo a casa."

"Dove hai casa?"

"A Terontola, in Toscana, vicino al lago Trasimeno. Tutto il nostro gruppo ha le case lì. Da sempre."

Stavano chiacchierando quando Patrizio udì il fischio di richiamo con cui si annunciava Zanko: "Eccolo, è lui!" disse contento, alzandosi in piedi.

"Chi, Zanko?"

"Sì. Andiamogli incontro, dai. Vediamo se ti riconosce, che faccia fa..." disse Patrizio uscendo dal carrozzone seguito dall'altro.

Quando Zanko li vide che gli andavano incontro, guardò attentamente lo sconosciuto che era con Patrizio.

Giuntigli vicino, Patrizio gli chiese allegro: "Ciao Zanko. Lo riconosci? Sai chi è lui?"

Zanko lo studiò ancora, incuriosito, poi disse: "No... chi è?"

"Dai, possibile che non te lo ricordi?" insisté Patrizio.

Mateo guardava l'altro con espressione seria.

Zanko lo guardò di nuovo da capo a piedi, poi negli occhi: "No, non mi ricordo di averlo mai visto."

"Ma si che l'hai visto..." disse divertito Patrizio.

Mateo fece un mezzo sorriso, poi disse: "Forse, più che la mia faccia, si ricorderebbe... qualcosa altro..."

Patrizio capì e rise.

Zanko scosse la testa e chiese: "Perché dovrei ricordarmi di lui? Chi è?"

"Mateo. Si chiama Mateo. Con una sola T."

"Mai conosciuto nessun Mateo. Lui dice di conoscermi?"

"Sì, ti ho conosciuto, Zanko. E anche piuttosto... intimamente." disse il ragazzo.

"No. Noi non siamo mai stati amici, sennò ti ricorderei. E poi tu non sei un Rom."

"Non ho detto amici. Piuttosto nemici, direi. Circa tre anni fa... dietro un cespuglio, su a nord..." disse Mateo con voce piatta.

Zanko spalancò gli occhi. Guardò la faccia ridente di Patrizio, poi quella seria di Mateo, poi di nuovo Patrizio: "Ecco perché tutti quei discorsi... Tu sapevi che lui era qui."

"Sì, Zanko, sapevo."

"E..." cominciò Zanko, poi si interruppe e guardò Mateo, "Come mai sei qui, ora?"

"Sono tre anni che ti cerco. Ero venuto per vendicarmi. Ma poi, invece di te, ho incontrato lui. Abbiamo parlato. Io avrei dovuto vendicarmi, per dovere... tu puoi capire com'è, no? Ma lui m'ha fatto capire che era da stronzi fare un dovere di cui non me ne frega niente, dopo tutto. È Patri che m'ha fatto cambiare idea. Sì, ho cambiato idea, ma non per te, solo per lui. Perché Patri mi è piaciuto..."

"E allora?" chiese Zanko ancora un po' teso.

"E allora? Niente. Io ero incazzato con te, ero incazzato nero, mica tanto per la fottuta, dopo tutto..."

"Sì, t'era piaciuto, l'avevo capito... E non ero il primo, io."

"... ma perché tagliandomi così i panni, m'hai obbligato a dire cosa m'avevi fatto... se non lo facevi, io sarei stato zitto, dopo tutto."

"Già, come pensavo..."

"... e allora, dopo, ero obbligato a vendicarmi, lo sai. Ora la situazione è questa: o torno dal mio gruppo, dalla mia famiglia, ma devo dimostrare che mi sono vendicato; oppure non ci torno, ma allora... allora come propone Patri, mi prendete con voi... e tu ti fai perdonare facendomi vedere che sai anche trattarmi in un altro modo..."

"E tu, cosa preferisci?" chiese Zanko studiandolo.

"Io? Patri m'ha raccontato come vivete voi due... mi piacerebbe vivere con voi, perciò. Se tu mi vuoi."

"Vivere con noi? cioè condividere... tutto?" chiese Zanko continuando a studiare il ragazzo.

"Sì, certo, tutto, sesso compreso." rispose schietto il ragazzo

Zanko annuì e finalmente si aprì in un sorriso birichino: "Ma il letto è già piccolo per due..."

"Ah, ma io sono un buon falegname. Te lo trasformo in un letto matrimoniale, se vuoi."

"Non c'è spazio..."

"Pieghevole, allora, che va su contro la parete, quando non lo usiamo."

"E che faresti per guadagnarti da mangiare?"

"Ah, non lo so. Io ero giostraio... Ma penseremo a qualcosa che posso fare, ci penseremo assieme, no?"

Zanko guardò Patrizio: "Avete già deciso tutto alle mie spalle?"

"No, Zanko. Il carrozzone è tuo, sei tu che hai l'ultima parola." gli rispose Patrizio.

"E chi mi dice che lui, con la scusa di stare con noi, non vuole poi davvero vendicarsi quando meno me l'aspetto?" chiese Zanko, ancora diffidente.

Mateo allora tirò fuori dalla tasca il coltello a serramanico chiuso e lo gettò a terra fra i piedi di Zanko; "Ti basta questo per credermi?"

Zanko lo raccolse da terra. Lo soppesò, lo fece scattare e lo richiuse. Lo soppesò di nuovo poi lo mise in tasca: "Si può provare... Sì, adesso ricordo il tuo gran ciuffo di capelli. Ma sei cresciuto, in tre anni."

"Mi preferivi allora?"

"No, eri solo un ragazzetto. Ti preferisco adesso, almeno come aspetto. Ma che cavolo sta diventando il mio carrozzone, un Rom, un gagé e un Sinti assieme! Ah, santa Sara, proteggimi tu!" disse finalmente sereno e sorridente Zanko.

"Non vi date la mano, allora?" chiese Patrizio a questo punto, contento che tutto fosse andato come sperava.

Mateo tese subito la mano a Zanko. Questi la strinse poi, con un gesto improvviso lo tirò a sé, lo fece girare e lo immobilizzò fra le sue forti braccia.

"Mateo, ti chiami? Mi piacerebbe riassaggiare il tuo bel culetto. Avevi nostalgia del mio bel fratellino, vero?"

Mateo non tentò nemmeno di divincolarsi e rispose ridendo: "Non qui, comunque. E stai attento, che anche il mio di fratellino ha intenzione di conoscerti piuttosto intimamente..."

Zanko lo lasciò e gli disse: "Benvenuto a bordo, Sinti! Mi piaci, non hai avuto paura."

"Paura? E che potevi farmi? Al massimo mi violentavi di nuovo, no? E sai che a me piace..." gli rispose Mateo con una risatina maliziosa.

Salirono tutti e tre nel carrozzone. Mentre Patrizio si metteva a preparare il pranzo, gli altri due chiacchieravano. Di tanto in tanto si punzecchiavano con una battuta, ma era evidente che in fondo si piacevano e che si erano accettati a vicenda. Il passato era dimenticato.

Mangiarono. Avevano deciso che Zanko avrebbe cucito un altro costume tzigano per Mateo e che avrebbe insegnato anche a lui a suonare lo zimbalon. E che Mateo avrebbe restaurato e migliorato il carrozzone.

Nel pomeriggio Zanko fece vedere a Mateo gli attrezzi che aveva.

"Pochi. Bisognerà comprarne altri. E anche del legname, e vernice. Vengo in paese con voi a vedere quello che posso trovare."

"E i soldi?" chiese Zanko.

"Ne ho un po'. E quando saranno finiti spero che fra tutti e tre ne guadagneremo abbastanza. Ehi, ma non crediate che lavorerò solo io per far diventare bello questo carro! Dovrete aiutarmi tutti e due, inteso?"

"Certo." rispose Patrizio.

Zanko arricciò le labbra e disse con voce lamentosa: "Ahimé, ho due in più con me, e invece di lavorare di meno, mi fanno fare lo schiavo!" e quando vide la faccia perplessa di Mateo, scoppiò in una bella risata.

Dopo pranzo chiusero bene il carrozzone, staccarono l'auto ed andarono assieme fino al paese. Mateo aiutato da Patrizio comprò tutto quello di cui poteva avere bisogno e frattanto anche Zanko comprò le stoffe e le decorazioni per il nuovo costume.

Tornati al carrozzone sistemarono gli acquisti: avrebbero cominciato a lavorarci l'indomani. Mateo illustrò agli amici le modifiche che aveva intenzione di fare nel carro, oltre al grande letto pieghevole. Patrizio e Zanko accettarono, contenti. Poi Zanko prese le misure a Mateo e ne approfittò per toccarlo, mentre tutti e tre si scambiavano battute spinte ridendo e scherzando in allegria.

Mateo, per cominciare a rendersi utile, volle preparare la cena, Ma tutti e tre convennero che Patrizio era più in gamba. Quindi Zanko e Patrizio indossarono i costumi, presero gli strumenti musicali e con Mateo andarono al ristorante a suonare. Per il momento Mateo avrebbe solo ascoltato e sarebbe passato di tanto in tanto fra i tavoli con l'altro zimbalon a fare la questua.

Tornarono a notte, allegri, pregustando tutti e tre la nottata che li avrebbe visti dividersi, per la prima volta, lo stesso letto.


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