Il più eccitato dei tre, mentre si spogliavano nel carrozzone, era certamente Zanko e lo dimostrava proprio col suo cercare di sembrare indifferente. Quando furono tutti e tre nudi, si guardarono l'un l'altro compiaciuti,
Zanko chiese: "Allora, chi si mette sotto per primo?"
"Tu!" risposero all'unisono Patrizio e Mateo, mettendosi a ridere per quella non prevista simultaneità.
"Io? Vi siete messi d'accordo?"
"Ma no, dai. Su, Zanko, sdraiati." gli disse Mateo.
"Ah, ho capito, vuoi vendicarti fottendomi in culo! Beh, cadi male, perché a me piace." disse Zanko stendendosi sulla pancia e protendendo in su il suo bel culo.
"No, girati, dai!" gli disse allora Patrizio facendo l'occhiolino a Mateo.
Zanko si girò, un po' stupito: "Cos'è, volete prima far ballare un po' il mio fratellino? È già bello ritto, vedete?"
"Vuoi occuparti tu del suo... fratellino, Patri?" chiese Mateo.
"Sì, certo." disse Patrizio sedendo sul bordo del letto all'altezza del pube dell'amico.
Gli prese in mano la bella colonna di carne soda e ne fece scorrere giù la pelle scoprendo il glande turgido. Poi si chinò e si mise a lecchettarlo.
"Oh... che fai? Oh che bello... ma che... oh Patri... ma chi t'ha... chi t'ha insegnato?" gemette Zanko fremendo e vibrando tutto, teso e sussultante per il piacere.
Allora Mateo si chinò a sua volta e mentre lo carezzava sul ventre e sul petto, scese a succhiargli e mordicchiargli un capezzolo.
"Oh, sìiii... voi due mi... mi volete... far morire... oh che bello... dio che bello! Oh Mateo... Patri... mi fate morire... è troppo... troppo bello... oh..." Zanko mugolava agitando la testa qua e là, gli occhi chiusi, gemendo sempre più forte, gustando quel piacere così intenso quale mai aveva provato prima.
Il giovane uomo era più teso delle corde del suo violino e di tanto in tanto il suo corpo aveva degli scatti convulsi. Il suo palo nella bocca di Patrizio, che muoveva la testa su e giù, impastandogli delicatamente i testicoli gonfi, solleticandogli l'ano palpitante, era più grosso e duro che mai.
"Oh dio... dio... è troppo... troppo bello! Troppo... oh... ooohhh..." gemeva in preda ad un vero e proprio delirio dei sensi.
I due raddoppiarono il loro ritmo, eccitati dai gemiti della loro consenziente vittima. Zanko artigliava il materasso con le mani, teso allo spasimo. Iniziò a tremare tutto.
A voce alta gemette: "Patri... togliti... sto per... oh dio, sto per... togli..."
Ma Patrizio continuò veloce ed anzi gli infilò un dito nell'ano e questo scatenò l'orgasmo di Zanko.
"Ooohhh... vengo... oh... oh... go... go... godoooo..." ansimò lanciando l'ultimo getto nell'accogliente bocca di Patrizio e rilassandosi di colpo completamente, mentre il suo amico finiva di bere tutto il suo seme.
Il corpo di Zanko tremò ancora due o tre volte da capo a piedi, mentre ansimava forte, gli occhi chiusi, ed i due amici carezzavano lievi tutto il suo corpo.
"Oh, Patri, mi dispiace... ho cercato di..."
"E perché? era buono!"
"Buono?" chiese Zanko aprendo gli occhi e guardando sorpreso il suo amico. "Buono? Vuoi dire che tu... che tu volevi berlo?"
"Sì, certo. Volevo sentire il tuo sapore. È buono, diverso da quello di Mateo, ma buono. Mi piace."
"Diverso da... Vuoi dire che tu l'hai già bevuto il suo?"
"Sì, prima che vi vedeste voi due. Me l'ha insegnato lui. T'è piaciuto?"
"Piaciuto? Mai provato niente di così... forte... e bello... M'avete prosciugato."
"Allora ti piace la mia vendetta, Zanko?" chiese Mateo.
"Cazzo, sì! Puoi vendicarti quanto vuoi, in questo modo. Ma davvero è buono, Patri?"
"Sì, davvero. Puoi provarci anche tu, no?"
"Io? Ma io..."
Mateo lo fece tacere: "Sì, Zanko, anche tu. Magari domani... Questa era la mia sorpresa. Adesso tocca a te dirigere i giochi. Cosa vuoi fare, adesso?"
Zanko sorrise ed annuì: "Tocca a me scegliere?"
"Sì, certo."
"Io sono fuori combattimento per un po'... perciò, mentre mi rimetto, perché Mateo non te lo fai mettere nel culetto da Patri? Così quando ha finito, sono pronto di nuovo e te lo metto nel culetto io..."
"Va bene. Siediti in capo al letto, allora, e facci posto."
Zanko si spostò in capo al letto. Mateo si sdraiò sul materasso, supino, ed appoggiò la testa in grembo a Zanko.
Questi disse: "Beh... girati, no? Così non te lo può infilare dietro, te lo può al massimo succhiare..."
"No, voglio che mi prenda da davanti."
"Mica sei una femmina tu! Il buco ce l'hai dietro, mica davanti." disse Patrizio stupito.
"Oh cazzo, ma devo proprio insegnarvi tutto a voi due? Così mi puoi prendere da davanti. Inginocchiati fra le mie gambe, Patri. Ecco. Adesso fammi poggiare le mie gambe sulle tue spalle... ecco, così. Vedi che adesso è tutto al posto giusto? Infilami, dai!"
"Oh, cavolo, è vero!" ridacchiò Zanko.
Patrizio si addossò al culetto di Mateo e gli lubrificò l'ano, quindi gli si spinse più addosso ed iniziò a penetrarlo. Gli sprofondò dentro con una sola spinta, senza difficoltà.
"Oh, così... bene. Prima di cominciare a chiavarmi, Patri, chinati giù a baciarmi in bocca..."
Zanko li guardava incuriosito e divertito e notò che stava iniziando ad eccitarsi nel vedere i due ragazzi così intrecciati. Mateo baciò in bocca Patrizio che inizialmente si sentì impacciato ma poi, imitando il compagno, capì come fare e restituì il bacio e gli piacque. Mateo con le dita cercò i capezzoli di Patrizio e glieli sfregò, e questi lo imitò prontamente.
Dopo un po' Mateo gli mormorò eccitato: "Ecco, dai, chiavami adesso..."
Patrizio si drizzò un po' per aver più forza ed iniziò a pompargli dentro con vigore. Zanko, sempre più eccitato, palpava e carezzava i due corpi intrecciati davanti a lui.
"Siete belli, ragazzi! M'avete fatto tornare la voglia! Fai svelto, Patri, che ho voglia di ricominciare anch'io..."
"Zanko, vai dietro a Patri e infilaglielo, no?" suggerì Mateo.
"Già, giusto... il suo culetto è libero, intanto..." disse allegramente Zanko scendendo dal letto.
"Patri, vieni giù a baciarmi, mentre te lo infila..." suggerì Mateo.
Il ragazzo eseguì subito e mentre la sua lingua giocava nella bocca dell'altro, sentì le forti mani di Zanko afferrargli la vita mentre gli si accostava di dietro, e gli puntava il bel palo nel foro già lubrificato ed iniziò a spingere. Patrizio lo accolse con vero piacere ed il suo membro incastonato in Mateo ebbe un forte guizzo.
"Adesso tu Zanko stai fermo. Si muove solo Patri avanti e dietro, così chiava me e frattanto si fa chiavare da te..."
Patrizio annuì ed eseguì. Quella doppia sensazione di penetrare e essere penetrato al tempo stesso gli piaceva moltissimo.
"Che bello, Mateo... Tu ne sai una più del diavolo!" ansimò Patrizio dimenandosi avanti e dietro fra i due corpi. Non durò a lungo, era troppo eccitato, così dopo breve si scaricò in Mateo. Questi aspettò che si fosse calmato un po', poi si sfilò dal membro dell'amico.
"Voi continuate così, che io adesso vado dietro a Zanko e glielo metto in culo. Così stavolta sarà lui a muoversi avanti e dietro e io e Patri stiamo fermi... Va bene?"
"Sì, certo..." rispose Zanko. Quando sentì il ragazzo addossarglisi dietro, disse: "Ehi, aspetta, mettici la crema..."
"No, stavolta no, magari domani. Tu la prima volta me l'avevi messo dentro senza metterci nemmeno lo sputo. Così voglio fare io, adesso..."
Zanko disse semplicemente: "È giusto..." e cercò di rilassarsi più che poteva.
Mateo restò in piedi in fondo al letto e si diede da fare per penetrare il bel culo maschio davanti a lui. Dovette dare quattro o cinque forti colpi, che si ripercossero nel culetto di Patrizio che attendeva fermo, a quattro zampe. Zanko fece una smorfia di dolore ma non emise un solo lamento. Patrizio sentì, ad ogni colpo di Mateo, che il palo di Zanko dentro di lui cresceva di volume, perciò capì che anche Zanko stava godendo per quella doppia penetrazione. Quando Mateo sentì di essere bene in fondo, disse a Zanko di cominciare a muoversi. Mentre Mateo cominciava a stuzzicargli i capezzoli, Zanko si lanciò in una specie di galoppo sfrenato. Venne prima Mateo, poi di nuovo Zanko, gemendo forte.
Allora si stesero tutti e tre sul lettino, stretti stretti. Mateo era verso la parete di legno, Zanko in mezzo e Patrizio verso il bordo del letto.
Questi dopo un po' disse: "Mi sa che così, io stanotte casco fuori dal letto. Forse è meglio che mi metto direttamente a dormire in terra, perciò."
"No, ci dormo io per terra..." si offrì prontamente Mateo.
Zanko allora si alzò: "Scendete dal letto voi due." disse sorridendo.
I due scesero guardandolo incuriositi. Zanko accese la lanterna. Poi prese il materasso e lo fece scivolare fino a terra. Sotto ce n'era un altro.
"Vedete, una volta ho fregato un bel materasso steso al sole a prendere aria. Così, chi vuole dormire in terra starà più comodo di tutti."
"Allora dormici tu, Patri. Io sto con Zanko, stanotte. Devo abituarmi a lui..." disse con un sorriso birichino Mateo.
"Chissà cosa farete voi due appena mi addormento!" disse Patrizio scherzoso spegnendo la lanterna.
I tre armonizzarono bene. Mateo per prima cosa fece il nuovo letto pieghevole dove potevano dormire comodamente tutti e tre e fare l'amore senza stare stretti. Poi iniziò a riparare e ristrutturare il carrozzone rendendolo più funzionale e gradevole. Nel frattempo imparò a suonare lo zimbalon e Zanko gli cucì il costume tzigano.
Col bel tempo trovavano sempre più occasioni in cui la loro presenza di musici era gradita e guadagnavano discretamente. Questo significava poter mangiare meglio, comprare qualche vestito in più e vestire meglio, Zanko decise di comprare anche una radiolina a transistor. Mateo fece un impianto di batterie nel carrozzone, collegato con la dinamo della vecchia auto, in modo di avere l'elettricità nel carro. Allora poterono anche comprare un piccolo frigorifero, e tutto ciò senza bisogno di toccare il denaro che era ancora nascosto nel mozzo della ruota.
A volte, per passare il tempo, Zanko raccontava agli amici le tradizioni e le leggende dei Rom, o insegnava loro un po' di romanès. Mateo e Patrizio insegnarono a Zanko a leggere e scrivere. Si scambiavano le loro conoscenze, a pezzi e bocconi, così come capitava. Mateo, essendo un Sinti di origine tedesca, insegnò loro anche un po' di dialetto tedesco che aveva imparato dai nonni, così a poco a poco fra di loro cominciarono a parlare un misto di italiano - romanès - tedesco. E fu Mateo che propose di scrivere, sopra la porta in fondo al carrozzone, la parola "rogasi" formata dalle iniziali delle loro tre origini: Rom, gagé e Sinti. Così, con naturalezza, iniziarono a parlare di se stessi col termine "noi rogasi". Si sentivano infatti, sia pure inconsciamente, un qualcosa di speciale, di diverso da tutti gli altri.
Mateo, sollecitato dagli altri due, raccontò loro come gli era capitato di scoprire le proprie preferenze sessuali.
"Avevo quattordici anni, era cioè un anno prima di quando ho, per così dire, fatto la conoscenza di Zanko. Il mio gruppo era, con le giostre, a Modena. Un giorno mio nonno si sentì male. Appena si fu un po' ristabilito, i miei decisero che era meglio farlo tornare a casa dove c'era la nonna e la zia che avrebbero potuto assisterlo meglio. E decisero anche che l'avrei accompagnato io in treno fino a casa. Mi dettero i soldi per i biglietti del treno e partii. Accompagnai il nonno e lo affidai ai parenti. Poi, al ritorno, decisi di tenere per me i soldi del treno e di tornare in autostop.
Col primo passaggio fui fortunato e mi portarono direttamente poco oltre Firenze. Lì invece aspettai per circa tre ore e anche se passavano parecchie macchine, nessuna si fermava. Quanti accidenti ho mandato a quegli automobilisti! Se avessero dovuto attecchire, poco più in là ci sarebbe stato un monte di rottami! Stavo cominciando a pensare che forse mi conveniva prendere il treno, quando finalmente un'auto si fermò un po' più in là. Corsi verso l'auto e dissi al conducente dove volevo andare. Quello aprì la portiera e mi disse di salire. Gettai la sacca sul sedile posteriore e mi sistemai di fianco a lui. Ripartimmo.
L'autista doveva avere sui diciannove anni, aveva capelli castani ondulati e un po' spettinati, un bel viso allegro e sorridente, gradevole. Mi chiese che facevo, si mostrò interessato. Poi mi raccontò la sua vita. Faceva il calciatore professionista, in serie C, gli piaceva il jazz, non era fidanzato e preferiva l'amicizia degli uomini a quella delle donne. Io lo ascoltavo interessato, aveva anche un modo simpatico di raccontare le cose. Lui parlando ogni tanto mi guardava e mi sorrideva. Mi chiese se avevo già una ragazzina. Dissi di no. Mi chiese se ero già maturo. Non capivo a cosa si riferiva e allora lui, sorridendo, mi chiese chiaro e tondo se me lo menavo e se già schizzavo, se il mio aggeggio era già sviluppato. Gli risposi divertito che sì, sì, e che era grosso così e gli feci il gesto con le mani indicandogli la misura.
"Duro o molle?" chiede lui.
"Beh, duro..." dico io
Lui allora mi chiede se può controllare e prima che io rispondo mi piazza una mano sulla patta e me lo palpa. Mentre con una mano tiene il volante, con l'altra continua a palparmelo e a carezzarlo attraverso la stoffa dei calzoni. Curiosamente quel gesto non mi dava fastidio proprio per niente, anzi, quel toccarmi mi fa rilassare e allora mi sistemo meglio sul sedile, più comodo, e apro un po' le gambe per dargli più spazio. Sentivo che mi stava diventando duro e che spingeva dentro le mutande da farmi quasi male, tanto era compresso e prigioniero. Io a quell'età me lo menavo già, ma a toccarmelo da solo non me l'aveva mai fatto diventare così duro e non era così piacevole.
Lui dopo un po' mi chiede se lo tiro fuori che gli piacerebbe vederlo. Io penso che mi piace come mi tocca, e che dentro sta spingendo un po' troppo, fa quasi male davvero, così mi sbottono la patta, m'apro la cintura e calo l'elastico delle mutande fin sotto le palle così l'uccello mi salta fuori duro duro e dritto. Lui lo guarda, poi di nuovo ci mette la mano e lo prende fra le dita. Quel contatto sulla pelle nuda mi eccita da matti e mi piace proprio! Spinge giù la pelle e me lo scappella, e passa le dita sulla punta. Io sospiro e tremo. Lui mi chiede se mi va di fermarci in un posto tranquillo. Io mi sentivo strano, come un groppo alla gola, uno strano calore addosso, e gli ho risposto che per me andava bene.
Lui deviò in una strada secondaria, poi in una strada di terra, poi in uno stradello stretto fra due file di cespugli e qui si ferma. Spegne il motore. Si bagna le dita con la saliva e me la spalma su tutto l'uccello, palpandolo e carezzandolo. Io penso che mi avrebbe fatto una sega, così chiudo gli occhi e mi rilasso per godermi quelle piacevoli attenzioni e il senso di benessere che mi stava procurando. Ma una sensazione nuova, dolce, forte sulla punta del mio uccello mi fa riaprire gli occhi: era la sua lingua che me lo stava lavorando con cura. Con una mano mi impastava lieve le palle e con l'altra mi carezzava i peli e il ventre.
Poi lo vedo che mi prende la punta fra le labbra calde e morbide, e poi si infila tutto il mio uccello in bocca, e poi comincia un lungo va e vieni... altro che menarmelo da solo! Ero eccitatissimo e sentivo che in quel modo non ci avrei messo molto a godere, a venire. Le mie gambe, quasi da sole, si aprivano e chiudevano in piccoli scatti in un ritmi veloce, poi ho sentito tutto il mio corpo tendersi come un arco e tremare e ero tutto inarcato allo spasimo. E come un crampo è partito dalle palle, è risalito lungo la schiena veloce come un fulmine, mi è esploso dentro il cervello come un lampo abbagliante e mi sono scaricato in quella bocca calda e umida e dolce.
Lui ha mugolato mentre il mio seme gli si rovesciava in bocca e la riempiva. Per qualche istante lui è rimasto immobile, il mio uccello ben serrato nella sua bocca. Poi ha cominciato a berlo, sorso dopo sorso, succhiando finché non ce n'era più e il mio uccello cominciò a sgonfiarsi. Allora si è tirato su e l'uccello mi è ricaduto sul sacchetto delle palle che era contratto e duro. Lui l'ha carezzato leggero leggero e mi ha guardato e mi ha sorriso. E mi ha detto: grazie!
Io, stupito, gli ho detto che ero io che lo dovevo ringraziare se mai, perché era stato bellissimo. Lui allora mi ha accarezzato i capelli e mi ha detto che se ero d'accordo, lui voleva offrirmi il pranzo e dopo portarmi in un posto tranquillo dove potevamo fare cose anche più belle. Io ho accettato subito. Mentre me lo rimetto a posto e mi richiudo i calzoni, lui riparte. Mi chiede se è la mia prima volta, e gli dico di sì. Mi dice che a lui piace fare l'amore solo con i maschi e mi chiede se dopo pranzo voglio provarci con lui. Gli dico di sì. Durante il pranzo, ripensando a quello che m'aveva fatto prima mi viene di nuovo duro e aspetto con curiosità quello che faremo dopo.
Ripartiamo, dopo un po, lui si ferma in un motel e prende una camera e mi fa entrare. Per prima cosa ci facciamo una bella doccia insieme e così lo vedo nudo. Non è niente male. Ci laviamo, cioè io lavo lui e lui lava me e siamo tutti e due proprio eccitati. Poi mi porta sul letto, mi fa stendere a pancia sotto. Mi accarezza le spalle e la schiena, poi le chiappe e me le palpa. Io lo lascio fare con gran piacere. Sento la sua lingua passare lungo la piega, su e giù, e è bello. Poi la sua lingua si ferma sul mio buchetto e me lo lavora a lungo e io tremo tutto per l'eccitazione. Non avrei mai pensato che si poteva provare un piacere così forte anche lì.
Quel giovanotto ci sapeva proprio fare e io mi abbandonavo tutto alle sue cure, fiducioso. Dopo avermelo ben bagnato di saliva, ha cominciato a lavorarmelo con le dita, dandomi sensazioni molto belle, e ogni tanto ci tornava con la lingua. Poi mi ha fatto scivolare dentro un dito massaggiandomi il buchetto con vera delicatezza. Mi chiedeva se mi piaceva, e io dicevo di sì. Mi diceva che ero bello e che mi voleva, che voleva proprio fare l'amore con me. E allora sento il suo palo duro adagiarsi lungo il mio solco e lui mi si è steso sopra e mi si sfregava addosso, su e giù. Io ero in estasi, mi piaceva da morire.
Poi lui mi dice che vuole infilarmelo dentro e io ero così partito che gli ho risposto di mettermelo. Ho sentito il suo bel palo puntare sul mio buchetto scivoloso e spingere... mi stava aprendo e mi piaceva. Per fortuna non ce l'aveva troppo grosso e così non mi ha fatto male. Entrava, entrava pian piano allargandomelo, e scivolava dentro e mi riempiva e mi invadeva e era bello! Io mi sentivo così bene che quasi mi veniva da piangere per la felicità. Mi entrò tutto dentro e finalmente ho sentito che il suo uccello era profondamente infilato nel mio canale, e i peli del suo pube mi sfregavano le chiappette, e le sue palle erano premute fra le sue cosce e le mie chiappe...
Si fermò dicendomi che gli piacevo tanto, e mi fece girare la testa e mi baciò in bocca. Dio, quant'era bello quel bacio e quell'uccello piantato dentro. Lui allora ha cominciato a muovere su e giù quel suo magnifico palo dentro di me e io ero davvero in estasi. Non faceva male per niente, neanche quando usciva completamente da me e poi riaffondava con energia nel mio culetto che gli offrivo con piacere. Mi piaceva sentirlo su di me, dentro di me. E ero felice di sentire che gli piacevo.
In certi momenti mi prendeva con vera e propria dolcezza, poi in altri con una foga selvaggia e meravigliosa. Continuò a lungo e io me lo gustavo a pieno, apprezzando e godendomi quella mia prima esperienza di sesso. Mi fece sollevare un po' il bacino in modo di prendermi in mano il mio uccello duro e me lo smanettò mentre continuava a chiavarmi. Non avevo mai immaginato che potesse capitarmi una cosa così bella.
Mi ricordo che il piacere che provavo era così forte che mi sono sentito come preso dalle vertigini mentre quel giovanotto accelerava i suoi colpi e la sua mano sul mio uccello me lo menava allo stesso ritmo... Il cuore mi batteva all'impazzata e io mi spingevo tutto contro di lui. Il piacere inondava tutto il mio corpo mentre lui continuava ad andare e venire nel mio canale. Arrivai all'orgasmo quasi all'improvviso, nella sua mano, bagnando tutto il lenzuolo sotto di me, e subito dopo lui si scaricò dentro di me, spingendomelo bene fino in fondo e riempiendomi in una serie di schizzi così forti che potevo sentirli ad uno ad uno.
Poi crollammo così, uniti, respirando forte tutti e due. Siamo restati così, come incollati, uniti, e anche sentire il suo peso sopra di me era una cosa bella. Ma dopo un po' si è tolto... quasi mi dispiaceva, specialmente quando me l'ha sfilato via da dentro. Mi ha chiesto se m'era piaciuto e sorrise al mio entusiasmo. E si stupì quando gli dissi che era la mia prima volta. Allora mi ha abbracciato e mi ha baciato in bocca per un po' e mi ha detto che era proprio contento di essere stato lui il mio primo uomo.
Ci siamo rivestiti e siamo ripartiti. Lui mi ha portato fino a poco prima di Bologna, e con altri due passaggi sono tornato fino dai miei dove avevamo le giostre.
Ma ormai avevo scoperto qualcosa che mi piaceva da matti e che volevo riprovare. Non fu facile, all'inizio. Il secondo che ho trovato mi fece male, perché aveva una mazza enorme. Ma ormai mi piaceva troppo e così ho cercato e ho avuto altri incontri. E poi ho incontrato te, Zanko... e dopo di te tanti altri e mi piaceva sempre più. Ho imparato altri modi di fare l'amore fra maschi, e insomma, sono diventato un entusiasta dell'amore fra maschi. Ma purtroppo sapevo che dovevo tenerlo segreto e che avrei anche dovuto sposarmi e mettere su famiglia, anche se non mi andava... finché ho avuto la fortuna di incontrare Patri... e poi il resto lo sapete. Ma sono diventato davvero un entusiasta dell'amore coi maschi..."
"Sì, ce ne siamo accorti, vero Patri?" commentò Zanko ridendo.
Nel loro girovagare i tre amici-amanti arrivarono a Pesaro. Qui c'era un circo di Sinti italiani, Chiesero ed ottennero il permesso di accamparsi accanto a loro. I tre giravano i ristoranti della zona suonando e facendo la questua. A sera tardi, dopo lo spettacolo del circo e quando ormai i ristoranti chiudevano, spesso erano invitati dai Sinti, che erano un gruppo molto aperto. Oppure, quando i tre accendevano un fuoco accanto al loro carrozzone e facevano musica, arrivavano alcuni Sinti con qualcosa da mangiare e da bere e sedevano con loro in cerchio ad ascoltarli.
Così conobbero Tomaso Pittaluga, un ragazzo di ventiquattro anni che faceva il giocoliere nel circo e si occupava dei costumi per gli spettacoli. Era un ragazzo allegro, simpatico e spiritoso. Mateo si sentì subito attratto da Tomaso e disse ai due amici che secondo lui anche Tomaso aveva i loro stessi gusti in fatto di sesso. Ma lo vedevano sempre assieme agli altri, così Mateo non aveva mai osato tentare un approccio. Ma un giorno ebbe un'idea.
"Tomaso, ti andrebbe di venire nel mio carrozzone, così mi puoi dare qualche consiglio su come posso abbellire il mio costume tzigano?"
"Sì, certo, volentieri..." rispose il giovane tranquillo.
Zanko e Patrizio li guardarono allontanarsi assieme e si fecero un sorriso d'intesa: immaginavano bene che cosa sarebbe potuto accadere.
Quando furono nel carrozzone, Mateo tirò fuori il costume.
"Adesso lo indosso così vedi meglio com'è..." disse Mateo con aria maliziosa.
"Non è necessario... è un bel costume, questo. L'hai fatto tu?"
"No, Zanko. È lui quello che sa cucire, di noi tre. Davvero non vuoi che lo provi?" insisté Mateo togliendosi la camicia e restando a petto nudo.
Tomaso lo guardò e il suo sguardo si soffermò un attimo più del normale sotto l'ombelico, sul rigonfio della patta degli attillatissimi calzoni di Mateo. Il ragazzo si passò una mano sul rigonfio, come in un gesto casuale.
"Hai un bel corpo, tu... Non ti piacerebbe lavorare con noi al circo?" gli chiese Tomaso.
"Sto bene con i miei amici... e poi non so niente di circo..."
"Il nostro è ancora un circo piccolo, ci siamo staccati da poco dall'altro dei Pittaluga. Ma appena abbiamo finito di pagare i debiti pensiamo di ingrandirlo. E mi piacerebbe che tu venissi con noi."
"Grazie. Credo che anche a me piacerebbe restare con te... Ma non mi sento di lasciare i miei amici." disse Mateo e si slacciò i calzoni, sfilandoseli e restando solo in mutande.
Gli stretti slip erano gonfi e rivelavano bene la mezza erezione del ragazzo. Tomaso lo guardò di nuovo rapidamente fra le gambe e deglutì. Mateo si infilò una mano sotto gli slip e se lo massaggiò come per sistemarselo meglio.
"Allora, lo indosso il mio costume tzigano?" chiese con aria provocante.
"Se vuoi..." rispose Tomaso e Mateo notò che il bozzo nei calzoni del giovane stava prendendo consistenza.
"Oppure... potresti spogliarti tu per provarlo... Mi piacerebbe vedere come sta a te." suggerì Mateo avvicinandoglisi e cominciando a sbottonargli la camicia. Lo sentì fremere. Apertagli la camicia, gli disse: "Hai un bel petto, Tomaso..." e glielo sfiorò con una carezza.
L'altro fremette di nuovo e una sua mano si posò sugli slip gonfi di Mateo, carezzandolo senza dire nulla. Mateo sorrise e gli sganciò la cintura, quindi gli abbassò la cerniera della patta e attraverso la stoffa delle mutande gli toccò il membro già duro. Tomaso aveva chiuso gli occhi e le sue mani si infilarono frementi sotto gli slip di Mateo e lo palparono, una sui genitali turgidi e l'altra sul piccolo sedere sodo.
"Tomaso... spogliati e mettiti sul letto; io chiudo la porta e vengo subito..."
"Ma... i tuoi amici?"
"Sanno e ci lasceranno in pace."
"Fate l'amore, voi tre?"
"Sì, certo..."
"Sei fortunato. Io non ho nessuno là nel gruppo... Ti desidero dal primo momento che t'ho visto... Sei un gran bel ragazzo, Mateo. Ti va di fare un bel sessantanove, e poi di mettermelo in culo?"
"Sì, Tomaso, è un bel programma..." disse Mateo sfilandosi lesto gli slip e salendo sul letto dove l'altro lo aspettava già nudo.
I due si misero subito a leccare l'uno il membro dell'altro, già dritto e duro, e l'imboccarono con gusto iniziando a succhiarselo con passione, stesi su un fianco. Le loro eccitazioni aumentavano a poco a poco. Mateo pensò che Tomaso era proprio bravo con la bocca. Quando si sentì pronto smise di leccare e succhiare il bel membro del compagno e scese a leccargli i testicoli, poi più giù fino a raggiungergli l'ano che subito palpitò voglioso.
"Ti piace, eh, Tomaso!" gli mormorò fra una lappata e un'altra.
"Oh sì... dai, sdraiati adesso, che mi faccio prendere a smorzacandela." disse l'altro.
Mateo si stese, tenendoselo dritto e fermo con una mano. Tomaso gli si piazzò sopra a cavalcioni e scese giù appoggiando l'ano ben insalivato sulla punta del forte membro del ragazzo, quindi si lasciò calare giù, infilandoselo dentro fino in fondo appena Mateo ebbe tolto la sua mano.
"Oh, Mateo, che bello! Finalmente! Sono quattro mesi che non prendevo più un bel cazzo così!"
"Ti piace, Tomaso?"
"Sì..." mormorò l'altro iniziando a molleggiare su e giù, ben imperniato su quell'asta scivolosa e soda.
Mateo ne guardava il bel membro ritto ballonzolare ad ogni colpo, battendo sul suo ventre ogni volta che Tomaso scendeva d'impeto. Il corpo di Tomaso coi suoi muscoli guizzanti ad ogni movimento, era bello, eccitante. L'espressione del volto di Tomaso era radiosa, estatica, mentre cavalcava focosamente in sella al pube di Mateo. Il ragazzo era sempre più eccitato e dopo breve si scaricò, inarcando il corpo verso l'altro, bene a fondo nel compagno, che fece palpitare lo sfintere in apprezzamento.
Quando Mateo si fu completamente scaricato, e appena l'altro si sfilò dal suo palo, lo tirò a sé facendolo scivolare sul proprio petto e, sollevata la testa, prese in bocca il bel membro ancora duro e non soddisfatto di Tomaso. Questi gli sostenne il capo ed iniziò a fottere il ragazzo in bocca, grato per quell'ultima attenzione appassionata. E, eccitato come ancora era per la cavalcata selvaggia, in breve si svuotò nella calda ed accogliente bocca. Dall'esterno continuava a venire la bella musica di Zanko.
Mentre si rivestivano, Tomaso disse: "Dio, se ne avevo bisogno! E è stato bello. Grazie, Mateo."
"Puoi venire ogni giorno, se vuoi, e puoi farlo anche con Zanko o con Patri... o con tutti e tre, se ti va."
"Cazzo, tu mi tenti. Ma non vorrei nemmeno fare l'indigestione... di solito fra una scopata e un'altra passano mesi, vedi? Beati voi che siete sempre insieme."
"Vieni anche domani, dai."
"I miei troverebbero strano a vedermi sempre scomparire nel vostro carrozzone..."
"E tu non farti vedere. Gira al largo e aspettaci dietro il carrozzone, dove non ti vedono, no?"
"Te l'ho detto, mi tenti... Si può fare..."
E lo fecero. Tomaso fece l'amore con Zanko, poi con Patrizio, poi di nuovo con Mateo, giorno dopo giorno, ad ore diverse, spesso a notte dopo l'ultimo spettacolo del circo.
Ma una notte, poco dopo che Tomaso era tornato al carrozzone della sua famiglia a dormire e che i tre amici si erano appena accinti a dormire, scoppiò il putiferio. Il tendone del circo aveva preso fuoco. I tre amici si infilarono solo i calzoni e si precipitarono ad aiutare i Sinti a tentare di spegnere l'incendio ed a salvare il salvabile. Urla, voci, gente che correva di qua e di là cercando soprattutto di fare in modo che le fiamme non aggredissero anche i carrozzoni. Secchi d'acqua, lavori d'ascia...
Quando finalmente arrivarono i pompieri il tendone del circo era ridotto a brandelli fumanti. Bruciato il fondale con gli strumenti musicali, bruciate le gradinate di legno, gli alberi del tendone... tutto.
La gente del circo ciondolava attorno alle rovine fumanti, abbattuta, accasciata, sconsolata. Ma, notò Patrizio, nessuno di loro piangeva, si disperava. C'era una specie di dignità in quel gruppo di Sinti così duramente provati dalla sfortuna.
Quando i pompieri se ne andarono dicendo di non toccare nulla perché sarebbero tornati il giorno dopo per le indagini di rito, il capo dei Sinti indisse subito una riunione. La situazione era tragica, i soldi dell'assicurazione avrebbero appena coperto i debiti. Non erano assolutamente in grado di ricominciare. Discussero a lungo e alla fine decisero di vendere gli animali ad un altro circo e di disperdersi per cercare lavoro nei vari circhi di parenti o di amici.
"Ci abbiamo provato... ci è andata male." concluse il capo dei Sinti quando sciolse la riunione. Tutti tornarono ai propri carrozzoni, famiglia per famiglia, per discutere sul da farsi.
I tre amici, che avevano assistito in silenzio alla riunione tenendosi ai bordi del circolo, tornarono al loro carrozzone sentendosi rattristati per quella gente con cui avevano condiviso quella decina di giorni. Si rimisero a letto, ma faticarono a riaddormentarsi.
Il giorno seguente, mentre i Sinti iniziavano a smontare il campo, Tomaso arrivò al carrozzone dei tre amici.
"Ci dispiace davvero molto..." disse Zanko accogliendolo.
"Che farai, ora?" gli chiese Mateo.
"I miei hanno deciso di provare a tornare al vecchio circo. Sperano che ci sia ancora posto... A me non è che l'idea mi piace molto."
Patrizio guardò gli amici, poi lo guardò e disse: "Perché non vieni con noi, Tomaso? Eh, ragazzi, che ne dite voi?"
Gli altri due annuirono subito.
"Ma e che posso fare, io?"
"Il giocoliere, no? Mentre noi suoniamo, tu dai spettacolo..."
Discussero, i tre amici insistettero e alla fine Tomaso accettò. Andò a prendere i propri attrezzi, i propri costumi e tornò dai ragazzi con due grosse valigie.
"I miei non volevano lasciarmi andare... Ma alla fine mio padre m'ha dato la mia parte di soldi. Non sono molti, ma... Sono pronto a venire con voi."
I tre lo accolsero con piacere, soprattutto Patrizio a cui Tomaso piaceva particolarmente. Sistemarono le sue cose. Dopo pranzo decisero di programmare e provare il nuovo numero. Tomaso cercò di adeguare il ritmo delle sue prestazioni a quello delle musiche di Zanko e questi da parte sua cercò nel suo repertorio i ritmi più adatti ad accompagnare i giochi di Tomaso. Mateo accompagnava Zanko con lo zimbalon mentre Patrizio imparava a fare da assistente a Tomaso lanciandogli o raccogliendo, al momento giusto e nel modo giusto, gli attrezzi da far volteggiare.