Gradualmente misero a punto i loro numeri. Tomaso adattò alcuni dei suoi costumi per Patrizio.
La notte, nel grande letto, facevano l'amore tutti e quattro assieme. Ma, come notò Mateo, avevano due modi diversi di farlo. A volte lo facevano in quattro, mescolandosi, scambiandosi i ruoli e le posizioni, provando combinazioni sempre nuove e diverse. Due di loro se lo succhiavano in un bel sessantanove stesi su un fianco mentre gli altri due, alle loro spalle, li penetravano. Oppure uno di loro si metteva a quattro zampe, prendendo un membro in bocca e uno di dietro e il quarto gli si metteva sotto per succhiarglielo. O anche se lo succhiavano tutti e quattro a cerchio, o facevano il trenino... e si divertivano da matti.
Ma a volte invece, e sempre più spesso, facevano l'amore a coppie, fianco a fianco, e di solito allora si trovavano Zanko con Mateo e Patrizio con Tomaso. Trovavano anche molto eccitante fare l'amore così, a coppie, ma con la possibilità di guardare gli altri due unirsi lì accanto. Quando lo facevano tutti e quattro assieme erano più scatenati. Quando lo facevano a coppie invece, erano più dolci e teneri, anche se non meno appassionati.
Girarono, con i loro nuovi numeri di musica tzigana e di giocoliere e videro che facevano buoni affari, soprattutto nei piccoli centri di provincia. Si esibivano sempre meno nei ristoranti e sempre piu nelle piazze fuori della chiesa, dopo la messa solenne e, a volte anche nei teatrini parrocchiali quando i parroci li ospitavano, e le questue erano redditizie. Ottennero anche delle lettere di presentazione da alcuni parroci e questo apriva loro con maggiore facilità le porte di altri teatrini parrocchiali.
Perfezionarono i loro numeri, inframezzandoli inizialmente con battute e barzellette, poi con vere e proprie scenette. Zanko e Tomaso crearono nuovi costumi. Mateo si rivelò un ottimo clown, del tipo serio e imbranato. Patrizio era diventato un discreto giocoliere ma presto si scoprì un migliore talento come prestigiatore, grazie ad una scatola di giochi di prestigio che avevano scovato in uno dei teatri parrocchiali, che il parroco donò loro volentieri.
Il periodo dei teatrini parrocchiali nei paesini, portò un grande cambiamento nel loro modo di fare spettacolo e maggiori guadagni. Ormai si presentavano come la "Compagnia itinerante Rogasi" ed avevano anche fatto stampare le locandine con uno spazio bianco in cui scrivevano con un pennarello il luogo, la data e l'ora delle loro esibizioni.
Certamente i parroci non avevano il minimo sospetto riguardo a quali altre "esibizioni" si dedicassero i quattro ragazzi, che si presentavano come cugini, nel chiuso del loro carrozzone, sul grande accogliente letto.
Poiché Patrizio stava diventando sempre più bravo con i suoi numeri di prestigiditazione, quando passarono vicino a Milano, su consiglio di Tomaso, andarono in auto in città in due o tre negozi specializzati per comprare alcuni attrezzi per Patrizio. Ma soprattutto Mateo guardava con attenzione certi attrezzi più costosi per capire come fossero costruiti e poi fabbricarli lui, e spesso ci riusciva bene.
Ripresero poi a scendere verso sud, fermandosi sempre soprattutto nei paesi di provincia.
Poiché la loro attrezzatura per gli spettacoli stava aumentando e lo spazio per quattro nel carrozzone era poco, iniziarono a pensare di procurarsi un secondo carro. Mateo insisteva nel dire di comprare solo un pianale e di costruirci loro sopra la struttura in legno. Zanko voleva invece comprare un carrozzone, magari da un gruppo di nomadi e Tomaso proponeva invece di comprare un camper, magari di seconda mano. Discussero, si informarono sui prezzi... e infine ripiegarono sull'idea di Mateo.
Questi allora si mise a disegnare, un'idea dopo l'altra, un progetto dopo l'altro, discutendole poi coi compagni e modificandole man mano che nuove idee nascevano. Alla fine nacque l'idea che entusiasmò tutti e quattro. Mateo aveva progettato un carrozzone con una struttura modulare, formato da tre quadrati affiancati di 210x210 cosicché la lunghezza totale risultava di sei metri e trenta. La porta, invece di essere dietro come nei carrozzoni tradizionali dei Rom, sarebbe stata su un lato, nel modulo centrale. I pannelli che dividevano i tre moduli potevano ruotare in modo di poter collegare anche due carrozzoni assieme.
Avrebbero dapprima costruito in quel modo il loro nuovo carro e comprato un'auto di seconda mano per trainarlo. Poi avrebbero smontato il loro vecchio carro in cui vivevano ora, ricostruendolo e facendolo identico a quello nuovo, cosicché potessero essere connessi quando si accampavano. Sarebbe stato un lavoro lungo, ma erano tutti e quattro decisi a farlo. Bastava ora trovare un pianale o un carrozzone con la sovrastruttura da demolire.
Nel loro girovagare contattarono due gruppi di Rom ma non conclusero nulla. Ma quando furono alle porte di Roma, incontrarono un gruppo Rom di Gergarija. Non solo questi avevano un carrozzone semirovinato che vendettero a basso prezzo, ma, poiché stavano per celebrare un matrimonio, invitarono i quattro a fermarsi per qualche giorno con loro.
Erano Rom Kalderash e Patrizio fu incantato dalla loro abilità nel lavorare il rame. Zanko offrì alla coppia che doveva sposarsi di fare per loro uno spettacolo, che fu accettato con gratitudine.
Ma Zanko aveva messo gli occhi su un bel Rom di diciotto anni, Marko Sejdovic, molto bello. Soprattutto dopo che Mateo gli aveva sussurrato che secondo lui quel ragazzo poteva essere come loro. Il ragazzo pareva un tipo piuttosto chiuso, e solo con Zanko si apriva un po' di più.
Finita la cerimonia delle nozze, in cui lo sposo posò una manciata di sale sulle ginocchia della sposa come simbolo del seme che presto avrebbe deposto in lei, i due si ritirarono nel carro per consumare la loro unione. Frattanto la tribù, fuori, festeggiava rumorosamente, bevendo, cantando e mangiando. Zanko, dopo aver suonato il suo violino, andò a sedere accanto a Marko. Il ragazzo ogni tanto si toccava i calzoni fra le gambe, come per sistemarselo meglio.
"Suoni molto bene il violino, Zanko."
"Nella mia tribù d'origine ci insegnano a suonarlo fin da piccoli. Ti è piaciuto, dunque?"
"Sì, molto. Mi guardavi, mentre suonavi."
"Sì, certo, perché suonavo per te, cugino."
"Per me? Non per gli sposi?"
"Per loro come facciata. Per te in realtà."
"Perché suonavi per me, cugino?"
"Perché ti vedevo triste."
"No..." disse debolmente il ragazzo.
Poi, dopo essersi toccato ancora una volta fra le gambe, si alzò e si allontanò dal fuoco, andando verso il buio. Zanko lo guardò allontanarsi. Marko non si girò neanche una volta. Dopo poco anche Zanko si alzò e si avviò nel buio come se andasse al proprio carro. Ma, allontanatosi abbastanza, aggirò il campo ed andò verso il punto in cui era scomparso Marko. Al buio, acquattandosi ogni tanto per esplorare con lo sguardo i dintorni, cercò Marko.
Dopo un po' ne intravide la sagoma scura, appoggiata ad un albero, dalla parte opposta rispetto al campo. Zanko s'avvicinò pian piano. Quando fu più vicino s'acquattò di nuovo e vide chiaramente che il ragazzo, come aveva immaginato, si stava masturbando. Zanko si eccitò. Facendo bene attenzione a non fare rumore, s'avvicinò ancora all'albero. Guardò verso il campo, poi verso Marko. Quindi, uscendo finalmente allo scoperto, gli si avvicinò rapidamente.
Quando Marko sentì il rumore dei suoi passi, cercò svelto di ricacciarsi il membro duro nei calzoni, ma Zanko gli arrivò davanti e gli bloccò la mano.
"Lascialo fuori, cugino, questo tuo bel fratellino... me ne voglio prendere cura io..."
"Tu... io... perché?" balbettò Marko confuso, senza muoversi, il suo membro ancora duro in mano, mezzo dentro e mezzo fuori dai calzoni.
La mano di Zanko si posò su quel membro scostando la mano di Marko, e glielo tirò fuori di nuovo, palpandoglielo a piena mano. Il ragazzo tremò ed ansimò, ma non si sottrasse. Pareva paralizzato.
"Marko, sei uno dei Rom più belli che io abbia mai visto, tu. Mi piaci. Voglio fare l'amore con te..." gli disse Zanko guardandolo dritto negli occhi e continuando a manipolargli il membro duro.
"Ma sai che è proibito..." ansimò Marko in un sussurro.
"Fra la tua gente sì, ma non fra la mia gente... E poi, non ti piace?"
"No... sì..."
"Sì o no?"
"Io... io l'ho fatto con mio cugino... quello che si è sposato..."
"Ti ha preso?"
"Sì..."
"Molte volte?"
"Sì... per quattro anni... ma ora che si sposa non gli interesso più..."
"Per questo sei triste?"
"Sì..."
"Perché non vieni con noi, allora? Così lo potrai fare quando vorrai."
"Davvero non è proibito, da voi?"
"No. Da noi è proibito farlo con le femmine."
"Davvero? Ma no... tu mi stai prendendo in giro."
"No, Marko. Perché non ti cali i calzoni, ora. Ho voglia di prenderti..."
"No... ho paura..."
"E di cosa?"
"Devo tornare al fuoco, ora o... chissà cosa pensano." disse Marko agitato.
"Come vuoi. Ma ricordati, Marko: tu sarai mio!" disse deciso Zanko.
"Lasciami andare, cugino, ti prego..."
"Sì, ora vai. Ma tu sarai mio, parola di Zanko!" disse lasciandolo.
Il ragazzo si riassettò i calzoni e scomparve veloce verso il fuoco di campo. Zanko lo guardò andare via. Quindi tornò rapidamente verso il proprio carro, prese una bottiglia di buona acquavite ed anche lui tornò nel cerchio.
"Non riuscivo a trovarla... Ecco cugini, beviamo anche questa in onore degli sposi!" disse ad alta voce.
Un coro di evviva accolse la sua offerta e la bottiglia passò di mano in mano. Zanko sedette e guardò Marko. Il ragazzo, che lo stava guardando, abbassò gli occhi. Zanko sorrise.
Ad un tratto la porta del carro in cui i due novelli sposi si erano ritirati si aprì per un palmo, un braccio nudo ne venne fuori ed appese ad un gancio un fazzoletto bianco macchiato di rosso. La mano si ritirò e la porta si richiuse. Un'esplosione di gioia salutò quel fatto e tutti si misero a ballare e cantare. Patrizio chiese a Zanko che cosa fosse quel fazzoletto.
"È il diklo, la prova che la sposa ha sanguinato, cioè che lei era vergine e che lo sposo l'ha presa. Adesso il matrimonio è valido."
"Ah, capisco. E tu?"
"Io?"
"Hai preso Marko? Siete scomparsi quasi contemporaneamente..."
Zanko rise e gli disse: "No, non ancora. Ma lo prenderò, sono sicuro. Ti racconterò poi, a te e agli altri. Adesso festeggiamo gli sposi..."
Continuarono fino all'alba. Zanko guardava spesso verso Marko e questi spesso ne ricambiava gli sguardi. All'alba finalmente tutti rientrarono a gruppi verso i loro carri. Zanko allora raccontò agli altri il suo incontro con Marko.
"L'avevo detto io che era dei nostri!" disse Mateo.
"Sì, tu hai occhio, fratello. Ma il ragazzo, anche se muore dalla voglia di farlo, ha paura. Però mi piace troppo, ho proprio voglia di fotterlo. E ci riuscirò."
"Come puoi esserne così sicuro?" gli chiese Patrizio.
"Perché gliel'ho detto. Così adesso lui ci penserà finché sarà maturo per farsi prendere da me."
"È molto bello Marko. Anche a me piacerebbe farci l'amore." disse Mateo.
"Dopo che sarà venuto con me, vedrai che gli andrà di farlo anche con voi." rispose sicuro di sé Zanko, "Ma adesso vieni qui e mettiti a succhiarmelo come sai fare tu..." aggiunse tirando a sé Mateo.
Patrizio guardò Mateo accoccolarsi con un sorriso di piacere fra le gambe di Zanko e chinarsi a succhiarglielo. Allora a sua volta si mise a farlo a Tomaso che gli si offrì con piacere, mentre Zanko si girava verso di lui, lo abbracciava e lo baciava in bocca.
Si svegliarono che era già l'ora di pranzo, quando anche il campo dei Gergarija ricominciava ad animarsi. Mangiarono tutti e quattro di buon appetito, poi Zanko e Mateo andarono a parlare con gli uomini della tribù per chiedere loro se sapessero indicargli dove poteva acquistare un'auto a poco prezzo per trainare via il carro che avevano comprato. Frattanto Tomaso e Patrizio avevano iniziato a smontare le sovrastrutture del loro nuovo carro.
Gli uomini discussero fra di loro, poi gli indicarono il posto di un gagé che aveva buoni prezzi e con cui loro facevano affari. Zanko cercò di farsi spiegare come fare a trovarlo ed allora Marko si fece avanti.
"Ti ci accompagno io, cugino..." si offrì il ragazzo.
Zanko annuì con un sorriso. Giunti alla loro auto, Mateo salì dietro e Marko sedette accanto al posto di guida. Marko indicò la strada. Appena furono fuori dal campo Zanko allungò una mano e la posò sulla patta di Marko, e lo palpò. Il ragazzo si irrigidì ed indicò con gli occhi il sedile posteriore con Mateo.
Zanko sorrise: "Mateo è il mio ragazzo, il mio amante, Marko. Non devi avere vergogna di lui, vero Mateo?"
"Certo! E Zanko è bravissimo a fare l'amore, te lo garantisco io. Ci devi provare anche tu!"
Marko arrossì, ma il suo membro iniziò a rispondere alle manipolazioni di Zanko. Entrarono fra le case e Zanko tolse la mano. Marko indicò la strada finché lo fece fermare davanti ad un'officina meccanica, affiancata da un prato pieno d'auto in demolizione.
"Ehi, amico! Sono Marko degli zingari!" si annunciò il ragazzo ad alta voce entrando.
"Oh, zingaraccio della malora! Come stai? Come va la vitaccia?"
"Bene. E tu? Tua moglie?"
"E quella chi l'ammazza!" rispose ridendo l'uomo.
I due parlarono per un po' scambiandosi notizie. Poi Marko disse perché erano lì.
"Ho giusto un 2000 che tirava una roulotte. Ha fatto parecchi chilometri, ma funziona ancora bene. L'ho appena revisionata..."
La guardarono, ne guardarono il motore, contrattarono a lungo il prezzo. Fecero un giro di prova. Discussero ancora sul prezzo. Marko intervenne ed il prezzo scese ancora. Ma Zanko era perplesso. In romanès, in modo di non farsi capire dal garagista, spiegò a Marko che l'auto gli piaceva, ma che non aveva abbastanza soldi. Marko gli chiese quanto poteva spendere. Poi il ragazzo prese l'uomo in disparte ed iniziarono una lunga discussione animata, a bassa voce.
Alla fine tornarono verso Zanko e Mateo in attesa accanto al 2000.
"Va bene, per questa volta accetto il prezzo che dite voi. Anche se ci rimetto, lo giuro!" disse.
Si dettero la mano. Zanko disse che andava a prendere i soldi e tornava a prendere l'auto; l'uomo disse che frattanto preparava tutte le carte.
"Come hai fatto a convincerlo, cugino?" gli chiese Zanko sulla via del ritorno.
"La mia tribù ha un piccolo traffico con quel gagé, che a lui conviene. Così gli ho detto che se non scendeva nel prezzo, noi non facevamo più affari con lui."
"Ma non potevi, tu, decidere una cosa così!" gli disse Zanko.
Marko rise: "Lo so, ma lui non lo sapeva!" esclamò.
Risero tutti. Zanko ad un certo punto deviò e passò sotto il ponte del grande raccordo anulare.
"Ehi, cugino, il campo è da quella parte, non di qui..." disse Marko.
"Lo so... ma prima voglio stare un po' con te... Ecco, qui va bene."
"Ma..." tentò di obiettare Marko.
Zanko lo fece tacere con un gesto secco. "Mateo, tu scendi e guardi se per caso arriva altra gente. Avvertici col fischio, in caso."
Mateo gli strizzò l'occhio , scese e si allontanò mettendosi di vedetta in posizione strategica. Zanko cominciò subito ad aprire i calzoni di Marko. Il ragazzo tremava.
"No, cugino... non qui, ti prego..."
"Qui va benissimo. T'ho detto che ti avrei preso, e ora ti prendo. Qui,"
"Ho paura, cugino..."
"Ma non avevi paura a farti prendere da Omer, no? Dove ti prendeva, lui?"
"Lui mi prendeva di notte... Usciva e faceva il segnale del gufo. Allora uscivo e lo raggiungevo, al buio... Qui c'è luce..."
"Bene, almeno ti posso vedere e sarà più bello. Il tuo fratellino è già sveglio, eh? Anche il mio. Tiramelo fuori, adesso, dai!" disse manipolandogli il membro che gli aveva appena estratto dai calzoni.
Marko restava immobile. Zanko allora guidò la mano del ragazzo sulla propria patta. Marko iniziò a sbottonarla, l'aprì, vi frugo dentro e gli tirò fuori il palo, ritto e duro, guardandolo affascinato.
"È bello..." mormorò.
"Ti piace, eh? Adesso mettiti in ginocchio sul sedile e calati i calzoni."
Marko lo guardò indeciso. Zanko si mise in ginocchio sul proprio sedile, di fianco, il suo palo puntato verso il volto del ragazzo.
"Allora, Marko, io sono pronto. Non farmi aspettare." gli disse deciso ma non rude, con un sorriso.
Il ragazzo finalmente obbedì. Si abbassò i calzoni sulle anche e s'inginocchiò sul proprio sedile, appoggiando le braccia sul finestrino aperto e sporgendo la testa fuori, e protese il sedere verso Zanko. Questi, chino su di lui, gli lubrificò il foro con la saliva, lo afferrò sulle anche e cominciò a premergli il palo sul foro.
"Ecco, Marko, adesso ti faccio mio! Sei pronto a ricevermi?"
"Sì... ma fai piano per favore... tu ce l'hai più grosso di Omer..."
"Vuol dire che ti farò godere più di Omer... Rilassati adesso, che sarà bello. Lo senti?" chiese cominciando ad entrargli dentro.
"Oh... oh... sì... oh..." mugolò il ragazzo chiudendo gli occhi.
"Sto entrando... Non sei più di Omer, ora, sei mio! Dillo che sei mio!"
"Sì... sono tuo... Oh, Zanko... oooohhh... Sono tuo... sei davvero un maschio, tu! Oh... oh..."
"Anche tu sei un maschio, e per questo mi piaci, per questo ti voglio! E io non ti lascerò mai per una femmina come ha fatto Omer... Ecco... te l'ho messo tutto dentro, Marko. Sei mio!"
"Sì, sono tuo... sono tuo Zanko... scopami!"
"Si, certo, adesso ti scopo come mai nessuno t'ha scopato! Ti farò godere, Marko. Lo senti come piaci al mio fratellino?" gli chiese Zanko iniziando a martellargli vigorosamente nel culo.
Marko gli si agitava sotto in preda al piacere, che aumentò in modo vertiginoso quando Zanko con una mano gli serrò il membro duro ed iniziò a masturbarlo mentre con l'altra gli stuzzicava i capezzoli e gli pompava dentro la sua asta infocata.
Mateo di lontano, ogni tanto lanciava un'occhiata verso la vecchia auto di Zanko. Quando vide Marko affacciarsi dal finestrino aperto, sporgendosi fuori, e dopo poco l'auto che iniziava a dondolare a ritmo, sorrise immaginando la scena e cominciò ad eccitarsi.
Zanko continuava a muoversi vigorosamente avanti e dietro nel caldo canale del ragazzo che ora, dimentico di tutto, si stava godendo quell'energica monta fatta alla luce del sole.
"Mi piaci, Marko! Sei ancora abbastanza stretto, anche se sono quattro anni che lo prendi. Non era granché il fratellino di Omer, vero?"
"Oh no, non come il tuo! Oh, Zanko, che bello! Oh come scopi bene! Ti piace scoparmi? Ti piace il mio culo?"
"Sì che mi piace scoparti. Hai un culo delizioso. E addesso è mio, tutto mio questo bel culo, vero Marko?"
"Sì, è tuo! Tuo! Io sono tuo!"
"Ecco, sto per venire... ecco, adesso ti riempio... vengo.. .vengooo!" ansimò Zanko dando colpi più forti a quel bel culetto proteso, spingendocisi più a fondo, e schizzandoci dentro tutto il suo caldo seme.
E allora anche Marko si svuotò, inondando la portiera dell'auto e il sedile e gemendo a bassa voce. Quando gli ebbe versato dentro anche l'ultimo schizzo di seme, Zanko, muovendosi ancora avanti e dietro con calma per un po' di volte, gradualmente si sfilò dal ragazzo. Si riallacciò i calzoni e porse un panno pulito al ragazzo.
"Pulisci un po, dai..." gli disse con dolcezza.
"Mi spiace, Zanko, non volevo, ma..."
"No no, va bene, non ti preoccupare. Tu mi piaci, Marko. Voglio prenderti ancora..."
"Sì, Zanko, quando vuoi tu... ogni volta che vuoi." disse il ragazzo con determinazione mentre si rimetteva a posto gli abiti e sedeva di nuovo al suo posto.
Zanko fece un fischio e Mateo tornò all'auto.
Appena sedette dietro disse allegro: "Dobbiamo mettere fuori il... come si chiama quel fazzoletto?"
"Il diklo? " chiese Zanko ridendo.
"Sì, quello."
"No, non era più vergine." rispose e vedendo Marko arrossire rise di nuovo e mise in moto, tornando verso il campo. E soggiunse, "Non era più vergine, ma ci è piaciuto da morire. Vero Marko?"
Il ragazzo arrossì di nuovo ma annuì vigorosamente e si vedeva che era contento. Arrivati al campo, Zanko prese i soldi e, sempre con Mateo e Marko, ritornò a prendere l'auto. Marko era silenzioso, ma il suo volto era sereno. Zanko di tanto in tanto lo guardava, senza dire nulla. Pagata l'auto e firmate tutte le carte, Mateo si mise alla guida della 2000 e tornarono al campo.
Sulla via del ritorno, Marko disse a Zanko: "Io parlavo sul serio, cugino, quando dicevo che ora sono tuo."
"Anch'io ero serio, cugino. Verrai con noi, allora?"
"Certo."
"Che dirai alla tua famiglia?"
"Che ho deciso di venire con voi."
"E se ti chiedono perché?"
"Non sono tenuto a rispondere. Ho diritto ad andare. Al massimo dovrò rinunciare alla mia parte."
"Marko... noi non abbiamo coppie. Si dorme tutti assieme e... si fa l'amore tutti assieme."
"L'avevo immaginato. Va bene. Io sono tuo. Farò tutto quello che mi dirai tu. Sei tu il capo della tribù, no?"
"Beh... non abbiamo ancora mai eletto un capo..."
"Per me sei tu, comunque."
"... e poi, non è neanche una tribù, la nostra..."
"Non può esistere un Rom senza tribù, lo sai."
"Lo so, ma noi siamo misti. Ora, con te, due rom, un gagé e due Sinti. Ma siamo tutti fratelli, non c'è differenza, fra noi."
"Devi solo andare al pellegrinaggio il prossimo anno, e chiedere che siamo riconosciuti come tribù."
"Senza donne né piccoli? Strana tribù, non ti pare?"
"Nessuno ha mai detto che ci devono essere..."
"Già. Beh, abbiamo tempo per parlarne. Quando dirai alla tua famiglia che verrai con noi?"
"Oggi stesso. Chiederò la mia parte, comunque. Magari, chissà che me la danno. Mio padre è un uomo giusto. E non mancano beni alla mia famiglia."
"Che lavoro farai tu?"
"So fare il calderaio, io, ma posso fare quello che mi insegnerete a fare."
"Tuo cugino Omer... ti lascerà andare?"
"Non ha diritti su di me, lui. E poi m'ha già lasciato andare quando m'ha detto che dopo il matrimonio non l'avrebbe più fatto con me."
Arrivarono al campo. Marko andò subito verso i carri della sua famiglia. Mateo andò ad agganciare il carro comprato alla 2000, aiutato da Tomaso e Patrizio e frattanto raccontò loro di Marko. Zanko stava seduto sui gradini del suo carro che lucidava i suoi stivali del costume, quando vide arrivare Marko.
"Ebbene?" gli chiese.
"Mio padre ha radunato i fratelli. Mi lasciano andare e mi danno la mia parte, ma prima vogliono parlare con te."
"Di cosa?" chiese Zanko accigliato.
"Tu sarai il capo della nuova tribù, ho detto loro. Percio vogliono parlarti."
"Bene. Se mi vogliono parlare come capo, i casi sono due: o vengono loro a parlare con me, per rispetto; o mi fanno chiamare dal vostro capo e allora vengo."
Marko lo guardò con ammirazione: "Ben detto, parli davvero da capo, tu. Vado a riferire..."
Zanko andò a prendere la pipa, una bottiglia di vino, mise via gli stivali, tirò fuori una sedia e sedette davanti al suo carro, a fumare, in attesa. Dopo poco arrivarono il padre di Marko con i fratelli.
"Zanko, vorremmo parlarti."
"Bene," rispose il giovane con un sorriso di circostanza, "ma prima beviamo un poco..."
Stappò la bottiglia con i denti e sputò via il tappo per dire che andava finita, ne bevve una buona sorsata, ne ripulì la bocca col dorso della mano, e la passò al più vecchio dei fratelli. Ne bevvero tutti, badando a lasciare l'ultimo sorso per Zanko e il più giovane dei fratelli la porse a Zanko dopo aver pulito la bocca col dorso della mano. Zanko la vuotò e la depose a terra, coricata.
Allora il padre di Marko disse: "Sono un padre fortunato, perché ho quattro figli maschi e tre femmine, per ora. Il più grande e il secondo sono sposati, e ho nipoti in arrivo. Il terzo dice che vuole cambiare tribù. Questo è inusuale, ma si fa. Ma come padre, vorrei sapere in che tribù va."
"Nella tribù che si farà,"
"Cioè, tu vuoi fondare una tribù, Zanko?"
"Questa è la mia intenzione."
"Un modo strano di fondare una tribù, con un gagé e due Sinti..."
"Non c'è più gagé, non ci sono più Sinti..."
"Come è possibile, questo?"
"Quando la tribù prende un piccolo gagé e lo adotta, non c'è più gagé, no?"
"Ma si tratta di piccoli neonati, che poi crescono con gli altri piccoli..."
"Non avendo noi neonati, li si è presi che sappiano badare a se stessi."
"Voi non avete neppure donne."
"No, è vero. Ma è presto. Finché non c'è la tribù, non è bene che ci siano donne. Lo conosci il vecchi detto, no?" disse tranquillamente Zanko.
Gli uomini annuirono gravemente. Parlarono ancora di altri dettagli e le risposte di Zanko rassicurarono gli uomini.
Alla fine il padre di Marko disse: "Bene, allora questa notte festeggeremo il passaggio di Marko. E da domani verrà con voi." e sancì la decisione scambiando con Zanko una vigorosa stretta di mano.
Quando gli uomini se ne furono andati, gli altri tre che si erano fermati un po' in disparte ed avevano ascoltato buona parte della discussione, chiesero a Zanko che cosa fosse quella questione della nuova tribù. Zanko spiegò loro ogni cosa.
Patrizio, eccitato, disse: "Ma allora, se ti autorizzano a fondare una nuova tribù, sarò un Rom anche io!"
"Così pare, fratello mio!" rispose allegramente Zanko.
"Ma credi che ci riconosceranno come tribù?"
"Non ci avevo mai pensato prima che me ne parlasse Marko, ma ora penso che sia possibile. Dovrò solo essere molto convincente. Vedete, di solito le nuove tribù si formano per scissione di una tribù troppo grande... Ma se trovassi buoni argomenti..."
"Del tipo?" chiese Tomaso.
"Ci sto pensando. Mi stanno venendo alcune idee. Pare che Marko conosca molto bene le nostre tradizioni, ne parlerò con lui. Da domani, comunque, saremo in cinque, La famiglia cresce..."
"Staremo allo stretto per un po'..." disse Mateo, per nulla dispiaciuto.
"Beh, abbiamo preso appena in tempo il secondo carro. Dobbiamo solo costruire in fretta la parte sopra." disse Patrizio allegramente.
La notte si fece la festa di addio a Marko. La famiglia gli dette gli attrezzi per lavorare il rame e un po' di soldi. Le altre famiglie gli fecero anche piccoli regali: cibo, abiti o soldi. Il ragazzo passò l'ultima notte nel carro della sua famiglia. Il mattino seguente, accompagnato dai fratelli che portavano i fagotti delle sue poche cose, si presentò al carro di Zanko. Lo fecero salire ed i fratelli, dopo avergli serrato la mano e augurato buona fortuna, tornarono indietro. Appena furono soli nel carro, posati i suoi fagotti a terra, i quattro amici lo sospinsero verso il letto.
"Marko, adesso farai la conoscenza dei tuoi nuovi fratelli." gli disse Zanko.
"Sì, come vuoi tu, Zanko." rispose quietamente Marko.
Mateo, Patrizio e Tomaso iniziarono subito a spogliarlo, mentre Zanko li guardava sorridente.
Quando Marko fu steso nudo sul letto, il suo membro già duro e svettante, lo sguardo lucido di anticipazione mentre i tre si stavano spogliando a loro volta, Zanko gli dette una lieve carezza su una guancia.
"Preparati per la cerimonia di benvenuto, Marko, la mattinata è lunga..."
"Non vieni anche tu?" chiese il ragazzo afferrandogli la mano, con un tono di speranza nella voce.
"No. Avremo altre occasioni, non dubitare. Adesso tocca a loro..."
I tre salirono sul grande letto e, con sorpresa di Marko, iniziarono a baciarlo e leccarlo per tutto il corpo, palpandolo, carezzandolo. Non immaginava nulla del genere, poiché non aveva mai sperimentato nulla del genere, ed in breve fu preda di un'eccitazione fortissima. Specialmente quando Tomaso lo baciò in bocca, mentre gli stuzzicava i capezzoli, Patrizio si occupava del suo membro e dei suoi testicoli e Mateo gli cominciò a leccare a fondo il culetto e l'ano.
Marko si dimenava sul letto, sconvolto per l'intensità del piacere. I tre graduavano le loro attenzioni in modo di dargli il massimo piacere evitando però che raggiungesse l'orgasmo. Marko iniziò ad implorarli a mezza voce di penetrarlo. Zanko, temendo che di fuori potessero sentire i gemiti incontrollati del ragazzo, prese il suo violino e cominciò a suonare, senza perdere di vista l'eccitante scena che si svolgeva sotto i suoi occhi.
Mateo allora, allargando bene le gambe di Marko, gli si posizionò davanti al culetto spalancato e lo infilò con un colpo secco. Marko sussultò per il piacere, mentre Patrizio continuava a succhiargli il membro e Tomaso lo baciava a fondo in bocca e continuava a stuzzicargli i duri capezzoli con le dita. Mateo lo montò energicamente, quasi a ritmo della musica che Zanko stava suonando. Patrizio lasciò il membro di Marko prima che esplodesse e, allontanato Tomaso dalla bocca del ragazzo, gli offrì il proprio membro duro. Marko lo prese in mano e lo guardò.
"Dai, succhialo!" disse allora Zanko.
"Sì, Zanko..." disse il ragazzo e lo accolse tutto in bocca, assaporandolo.
Quindi, seguendo il ritmo che gli imprimevano le mani di Patrizio, iniziò a muovere la testa facendoselo scivolare dentro e fuori fra le labbra serrate. Tomaso allora andò a succhiargli il membro, ora libero e ancora fremente. Mateo accelerò il ritmo, tenendolo per le gambe ben divaricate, pompandogli nell'ano con energia crescente man mano che sentiva il proprio orgasmo avvicinarsi.
Zanko vide il volto di Mateo trasfigurare in estasi mentre si scaricava nel culetto del loro nuovo acquisto. Quando Mateo si sfilò, soddisfatto, Patrizio si tolse dalla bocca di Marko e, preso il posto di Mateo, lo infilò a sua volta e cominciò a fotterlo con colpi lenti, ma spingendolo bene a fondo ogni volta. Tomaso si girò in modo di offrire il proprio membro a Marko, facendo così un sessantanove con lui. Mateo, visto che non c'era più posto per lui, guardò Zanko e notò la sua patta gonfia e palpitante. Allora, mentre questi continuava a suonare il violino, in piedi accanto al letto, Mateo gli aprì i calzoni e gli si accoccolò davanti per fargli una succosa pompa.
Dopo poco Patrizio si scaricò a sua volta nell'accogliente culetto ben divaricato del loro nuovo fratello. Allora anche Marko raggiunse l'orgasmo dissetando così la bocca avida di Tomaso che, a sua volta, si svuotò, getto dopo getto, nella gola del novizio. Marko, dopo una breve esitazione, rendendosi conto che Tomaso stava bevendo il suo seme, si risolse ad ingoiare tutto. Quasi come in una reazione a catena, Zanko vedendo godere gli amici raggiunse l'orgasmo e si scaricò nella bocca di Mateo e dal suo violino per la prima volta sorsero strane note discordanti e spezzate.
I tre sul letto si sciolsero e, guardando gli altri due, scoppiarono a ridere. Marko s'alzò a sedere sul letto, forbendosi le labbra col dorso della mano.
Zanko, posato il violino, gli sorrise: "Allora. Marko?"
Il ragazzo si aprì in un sorriso luminoso: "È stata una festa di benvenuto fantastica, Zanko! Con la musica, i balli, e carne e... acquavite a volontà!"
Risero tutti.
"Benvenuto davvero, Marko!" gli disse Tomaso manipolandogli teneramente i genitali, finalmente di nuovo morbidi.