Dule era radioso e felice. Mentre si rivestivano disse a Tomaso: "Sai, è strano, ma finalmente mi sento uomo, adesso. Mi sento... completo!"
"Il sesso è una parte molto importante della nostra vita, amico mio."
"Ora, però, siamo più che amici, io e tu. C'è una parte di me in te e di te in me. Non è un po' come essere fratelli di sangue?"
"Sì... un po'... forse."
"È stato molto bello. E non faceva poi così male, dopo tutto. Beh, un po' sì, specialmente all'inizio. Anzi, ancora sento un po'... come un fastidio. Ma ne vale la pena."
"Passerà. Io non sento più nessun fastidio, ma solamente piacere. Sei un bel puledrino, tu..."
"Avevo perso la testa, quando ti sei lasciato prendere da me... È molto bello, fare l'amore. Altro che proibito e brutto e tutte quelle cazzate!"
"Verrai a farlo ancora, finché staremo in questo campo?"
"Sì, certo."
"E... vorresti provarci anche con i miei compagni?"
"Beh, ci ho pensato, sì. Credi che a loro andrebbe di farlo con me?"
"Penso proprio di sì. Sei un gran bel ragazzo, tu."
"Sono tutti bravi come te a fare l'amore?"
"Sicuro. Anche se ognuno di noi ha un po' un suo stile, per così dire. Adesso, Dule, posso parlare di te ai miei compagni?"
"Sì, adesso sì."
Così Dule conobbe anche gli altri e, uno alla volta, fece l'amore con tutti e divenne amico di tutti.
Quando i Rogasi decisero di lasciare il campo per scendere giù fino in Sicilia, Dule ne fu triste.
"Non vorrei perdervi, amici. Con voi ho passato i giorni più belli della mia vita..."
"Perché non vieni con noi, allora?" gli disse Zanko.
"Davvero mi vorreste con voi? Non avevo il coraggio di chiedervelo... Davvero mi volete?"
"Dovrai chiedere il permesso alla tua gente..." gli disse Marko.
"Sì. Ma sono sicuro di ottenerlo. Mio padre ha sempre rispettato le decisioni di noi figli maschi. E scommetto che sarà contento di non dover pagare la dote per una nuora in più. Quando partiremo? Dopodomani?"
"Sì. Sarai pronto?"
"Certamente. E potrò portare i miei attrezzi per lavorare l'oro?"
"Sì, certo. Anzi, allestiremo un posto per il tuo lavoro, vero Mateo?"
"Sì, Zanko, certo. Appena finito il carro 2. Invece del terrazzo come in questo, ricaveremo lo spazio per il laboratorio di Dule. Devo solo pensare alle modifiche, non sarà difficile." rispose Mateo.
Partirono, Dule andò a dormire con Patrizio e Tomaso. Ma a volte, la notte, si scambiavano i posti. Traversarono lo stretto e si accamparono vicino a Patti. Qui finalmente riuscirono a finire il secondo carro. Provarono a collegare i due carri: erano perfetti! Spostarono un letto dal carro 1 al carro 2 e sul carro 2 istallarono la cucina, mentre sul carro 1 istallarono un vero e proprio bagno.
L'idea era stata di Tomaso. I Rom non c'erano abituati, loro di solito si lavavano all'aperto in una tinozza, montando attorno delle tende in modo che uomini e donne potessero avere intimità. Ma quando provarono il nuovo bagno, ne furono entusiasti: specialmente ora che si stava avvicinando l'inverno e che fuori cominciava a fare freddo, era davvero comodo avere un bagno interno. E presto impararono anche a farci il bagno in due e in tre: era un'ottima scusa per fare l'amore in acqua. Il bagno inoltre si rivelò anche comodo per lavare i panni.
Mentre sostavano a Patti, una sera attorno al fuoco, Dule disse: "Una tribù deve avere anche le sue tradizioni, o non è una tribù... Pensavo, pian piano noi cresceremo, diventeremo parecchi. E allora ci vuole un rito di ammissione... che leghi i nuovi arrivati alla nuova tribù, per sempre..."
"Non siamo ancora una tribù." fece notare Mateo.
"Ma dobbiamo cominciare a fare come se lo fossimo, o non lo saremo mai." disse deciso Patri attizzando il fuoco.
"Allora, per prima cosa, dobbiamo avere un capo." disse Marko.
"L'abbiamo già, Marko, è Zanko." gli disse Dule.
Zanko sorrise, ma disse: "No, è giusto, dobbiamo avere un capo. Ufficiale e riconosciuto da tutti noi. Io propongo Tomaso. È il più vecchio di noi."
"Oh, ma solo di un anno!" protestò Tomaso, poi aggiunse "No, io preferisco Zanko come capo. Dopo tutto è lui che ha dato inizio a tutto questo."
"Assieme a Patri, però. Se non era per lui, io probabilmente ero ancora solo..."
"Bene. Sono venuti fuori tre nomi: Zanko, Patri e Tomaso. Adesso scegliamo." disse Marko.
"E come?" chiese Mateo.
"Col sistema delle pietre." rispose Marko.
"Cioe?" chiese Patri.
"Ognuno di noi avrà in mano una pietra bianca ed una pietra rossa. Passeremo un sacchetto di tela nera e ognuno di noi infilerà dentro la mano e vi lascerà una pietra senza far vedere né quella che ci mette né quella che resta. Rossa è sì, bianca è no. Poi si contano le pietre, poi si fa di nuovo girare il sacchetto e ognuno mette dentro la pietra che gli era rimasta, sempre senza farla vedere. Così si tirano fuori tutte le pietre e si ridanno una bianca e una rossa a ognuno, per la seconda votazione... In questo modo nessuno può sapere come hanno votato gli altri." spiegò Marko.
"Bene," disse Zanko, "allora dobbiamo preparare le pietre bianche e rosse ed il sacchetto nero."
"Sì, però le pietre devono essere perfettamente uguali, se no si capisce chi le ha messe dentro." osservò Patri.
"Certo, è così." confermò Zanko.
Poi discussero anche sul rito di ammissione.
Marko propose di adattare il rito della nascita: "In fondo, accettare un nuovo elemento per noi è un po' come farlo nascere, no?" concluse.
Così, dopo una breve discussione e varie proposte, fu fissato e deciso anche il rito di ammissione.
Per le pietre, Patrizio andò in città e, trovato uno scalpellino, gli chiese se poteva fare delle sfere di marmo bianco e di granito rosso, grosse come una ciliegia. Il gagé disse che non c'era nessun problema e le preparò. Patrizio ne fece fare parecchie "anche per quelli che verranno dopo" spiegò agli amici. Zanko cucì un sacchetto di spesso e forte panno nero che potesse contenerle comodamente tutte e Mateo fece una cassetta di legno per contenere il tutto. Marko la decorò con cerniere, angolari ed una chiusura di rame sbalzato.
Così, pochi giorni dopo, poterono votare per il capo. Per primo decisero che si votasse per Zanko. Ebbe cinque sferette rosse e una bianca e tutti capirono che era la sua.
Allora Dule tirò fuori un anello d'oro che aveva preparato in segreto.
"Ecco, questo l'ho fatto per chiunque sarebbe stato il nostro capo, quindi è tuo, Zanko. È il simbolo che sei il nostro capo."
Zanko lo prese e lo guardò: "È molto bello, Dule. Grazie. Guardatelo tutti..." disse passandolo agli altri.
Era fatto con tre fascette affiancate, legate da una fascetta trasversale che aveva due palline d'oro ad una estremità.
Mentre tutti lo ammiravano, Dule spiegò: "Le tre fascette parallele, vedete, rappresentano i Rom, I Sinti ed i gagé. Sono perfettamente uguali, per dire che non c'è differenza fra noi. La fascetta trasversale con le due palline... beh... è la stilizzazione di un membro virile con le palle... che ci lega tutti assieme!"
Tutti risero approvando. Zanko, ricevuto nuovamente l'anello, lo infilò subito al dito. Festeggiarono per tutta la notte.
La sera seguente decisero di eseguire il rito d'ammissione per loro stessi.
Per prima cosa tracciarono in terra, accanto al fuoco, un quadrato ed i cinque, a parte Zanko, vi entrarono. Allora Zanko fece cadere all'interno del quadrato tre spruzzi di grappa e tre pezzetti di pane. Poi Zanko prese per mano Patrizio, lo fece stendere a terra e gli tracciò attorno un cerchio con un bastone appuntito, scavando un lieve solco nel terreno, mentre gli augurava forza e libertà. Quindi Zanko depositò nel solco, torno torno, della polvere di carbone. Poi fece, da solo per quella prima volta, un girotondo attorno al cerchio intonando l'antico canto che avevano adattato.
"Tu manush, stai per essere condotto al carro per diventare un vero Rogasi, uno di noi. Poiché il Buon Dio ti ha donato la vita, ognuno di noi ora ti farà il suo dono." E depose un piccolo dono simbolico dentro al cerchio. Poi Zanko prese un fazzoletto rosso che aveva al collo, e lo cinse attorno al collo di Patrizio, riconoscendolo così come proprio "figlio" e perciò membro della tribù. Quindi sollevò Patrizio di peso fra le sue braccia e lo portò fuori dal cerchio, e depose al suo posto un pezzetto d'oro. Portò Patrizio fino a dentro il carro e qui lo baciò in bocca, a simbolo della loro comunione sessuale.
Quindi uscirono. Patrizio cancellò il cerchio e prese il pezzetto d'oro che depose in una scatola che avevano preparato. A questo punto ci sarebbe dovuta essere una festa, ma per questa prima volta avevano deciso di farne una sola alla fine, tutti assieme.
Zanko ricominciò il rito per Mateo, ma il pezzetto d'oro fu deposto da Patrizio. Si rifece tutto per Tomaso e questa volta fu Mateo a mettergli il fazzoletto rosso al collo ed a portarlo nel carro per il bacio. Quindi fu la volta di nuovo di Zanko di farlo per Marko, ed infine lo fece Tomaso per Dule. E finalmente a notte fonda festeggiarono, cantando, danzando e facendo musica. Marko suonava la sua chitarra e Dule l'arpa da braccio.
Era quasi l'alba quando spensero il fuoco e, riposta con cura la cassetta contenente i cinque pezzetti d'oro, si unirono a fare l'amore: Zanko con Patrizio e Marko in un carro, Mateo, Tomaso e Dule nell'altro. Il giorno seguente Dule lavorò i cinque pezzetti d'oro e li trasformò in cinque anelli: ognuno era una fascetta aperta, con due palline ad una estremità. La sera Zanko infilò l'anello a Patrizio, Mateo e a Marko, Mateo l'infilò a Tomaso e questi lo mise a Dule. Il rito di ammissione-nascita era così completo.
Dule disse che dovevano anche decidere le festività da celebrare. Decisero di tenere quella del Natale, di san Giorgio, di Pasqua e di san Michele come ricorrenze stagionali. Quella di sant'Andrea, di san Giovanni e di san Silvestro come celebrazioni dell'amore e decisero anche che avrebbero usato la festa di sant'Andrea per celebrare la formazione di eventuali coppie fisse, anche se Zanko disse che finché la tribù non fosse stata riconosciuta, era meglio non formare coppie fisse. Comunque stabilirono anche il rito di sanzione delle coppie fisse, adattando quello tradizionale di matrimonio.
Quindi si spostarono ed andarono ad accamparsi vicino a Gela, dove decisero di passare la parte piu fredda dell'inverno. Qui c'era già una carovana di lautari Kaloperjia. I Rogasi montarono i loro carri di fianco a quelli degli altri Rom, ma un po' appartati, e li collegarono. I loro due carri erano molto belli, scolpiti e dipinti e tenuti in perfette condizioni ed i Kaloperjia andarono a curiosare,
Divennero presto amici, specialmente Zanko con un giovane di ventuno anni di nome Fadil, che suonava il violino molto bene. Cominciarono così ad invitarsi reciprocamente, qualche sera, alle loro feste. Un pomeriggio Fadil gironzolava attorno ai carri dei Rogasi. Vide Patrizio e lo salutò con cordialità.
"Salute, Patri. Avete abbastanza legna per quest'inverno?"
Patrizio sapeva che questo era solo una specie di saluto rituale.
Rispose, come doveva: "Ringraziando Dio, c'è legna e pane bianco."
"Bene... Ho notato che voi portate tutti lo stesso anello..."
"Sì, è il simbolo di noi Rogasi."
"Strana tribù, la vostra..."
"Non siamo ancora una tribù... Lo saremo dopo il pellegrinaggio."
"Ah, farete il pellegrinaggio?"
"Sì."
"Ma... qual è il vostro circuito?"
"Le strade del mondo."
Fadil annuì, poi disse: "Ho notato anche che vi sono solamente uomini nella vostra tribù... o quello che è."
"Sì, siamo solo uomini."
Fadil annuì di nuovo, poi disse: "Com'è, vivere in una tribù di soli uomini?"
"È... vivere senza i litigi delle donne!" rispose sorridendo Patrizio.
"Il tuo sorriso è bello, Patri."
"Grazie."
"Fate sesso fra di voi?" chiese Fadil tranquillo.
Patrizio lo guardò sorpreso per quella domanda così diretta ed imprevista, poi rispose: "Non ti chiedo tu con chi lo fai..."
"Con nessuno, logicamente. Io non sono ancora sposato."
"Questo è vero anche per noi sei: non siamo ancora sposati."
Fadil ridacchiò e disse: "Ma non è che si rispettino sempre tutte le regole. Non si può toccare una ragazza prima di sposarla, né la donna di un altro uomo, eppure c'è chi lo fa... e lo rifà, se nessuno viene a saperlo."
"E tu, l'hai mai fatto?"
"No, questa regola io l'ho sempre rispettata. Ma..." disse e s'interruppe guardando Patrizio con aria maliziosa.
Patrizio restituì quello sguardo, in attesa, sorridendogli come per incoraggiarlo a continuare.
E Fadil continuò: "Hai mai notato come certi ragazzi a volte sono più dolci di certe ragazze?"
"Sì, certo."
"E che allora può nascere un'amicizia... speciale?"
"È vero.."
"Io sono fortunato, ne ho due amici... speciali, qui al campo."
"Davvero? E chi sono?"
"Uno è Ibris. Uno è Zoran... Anche tu hai amici speciali?"
"Tutti noi sei siamo amici speciali." ripose calmo Patrizio.
Fadil aggrottò le sopracciglia a disse: "Tutti? Bah, anch'io sono amico di tutti, là al campo..."
"Ma di Zoran e Ibris in modo speciale, no?"
"Sì."
"E... chi ti piace di più, dei due?" chiese allora Patrizio.
"Zoran è più bello, ma parla sempre di ragazze, lui... è noioso. Ibris è più simpatico, ma lui è addirittura fidanzato... si sposerà, e io resterò di nuovo solo, prima o poi..."
Patrizio ormai era quasi sicuro di cosa intendesse Fadil, ma ancora non si sentiva di scoprire le proprie carte. Così, nonostante si sentisse fortemente attratto da Fadil, pensò di lasciar cadere il discorso. Ma questi non aveva affatto intenzione di cambiare soggetto.
"È bello ballare attorno al fuoco la sera, vero?" chiese Fadil.
Patrizio, sentendosi ora su un terreno più sicuro, rispose: "Sì, mi piace molto ballare, specialmente quando suona Zanko. È lui che m'ha insegnato a ballare."
"Ah! Io invece ho insegnato a ballare al mio fratellino, ma a lui non piace ballare da solo, anche se sono io a suonargli la musica..." disse Fadil con un sorrisetto.
Patrizio notò subito quell'abile gioco di parole. Fadil aveva davvero un fratello piccolo, ma "far ballare il fratellino" significava anche masturbarsi...
Allora lanciò lì: "Anche al mio fratellino non piaceva ballare da solo, e allora l'ho fatto incontrare coi fratellini dei miei amici, sai, per divertirsi assieme. E quei piccoli mascalzoncelli hanno presto imparato a giocare a nascondino..."
"Giocare a nascondino?" chiese Fadil lievemente perplesso.
"Sì, sai, intrufolarsi in un buco, in modo che non li vedi più... giochi da ragazzini, insomma."
"Ah, sì, capisco. Però è bello guardare i nostri fratellini quando si divertono in quel modo, o con altri giochi..."
"È vero. Io sono molto affezionato ai fratellini dei miei amici, e sono contento quando posso vederli... E mi fanno tenerezza, sai... così li carezzo... li bacio..."
"Li baci?"
"Sì, in segno d'affetto..."
"E li fai giocare a nascondersi?"
"Certo. Mi piace farli giocare, divertire."
"Devono essere molto contenti quando ti incontrano, no?"
"Sì. Molto. Li accolgo sempre molto volentieri, quando mi vengono a trovare..."
"Ti capisco, sai? Anche io sono molto amico dei fratellini di Zoran e Ibris e li accolgo volentieri..."
"Li fai giocare?"
"Sì, certo..."
"Anche a nascondino... da te?"
"Certo."
"Mi piacerebbe vedere dove li fai nascondere." gli disse allora Patrizio.
"Beh, io te lo vorrei far vedere, ma loro non devono venire a saperlo, capisci? Sai com'è, sono gelosi del loro nascondiglio."
"Non lo dirò a nessuno, te lo giuro." rispose pronto Patrizio cominciando a sentirsi eccitato.
"Ma prima... non mi faresti visitare i vostri carri, Patri?" chiese Fadil.
"Certo. Vieni amico mio." gli disse il ragazzo facendogli strada.
Lo fece entrare e, appena chiusa la porta, gli mise una mano sul sedere. Fadil si girò con un sorriso e gli mise una mano sul pacco gonfio.
"Dov'è il letto, Patri?"
"Sei stanco?" chiese il ragazzo scherzoso.
"Sì, di giocare con le parole. Ho voglia di fare sesso, adesso. Con te."
"Anch'io, Fadil. Vieni..."
Lo guidò fino ad uno dei grandi letti e lo tirò giù. Fadil si denudò in fretta e si gettò sul letto, già totalmente eccitato. Patrizio lo seguì immediatamente.
"Sei bello, proprio bello!" gli disse Fadil scoprendo i denti bianchissimi in un ampio sorriso accattivante.
Patrizio toccò il corpo asciutto e forte dello zingaro e si chinò a baciarlo gentilmente, in modo esperto e tranquillo. Fadil lo lasciò fare per un po', ricambiando alcune carezze e palpeggiamenti, finché, eccitato e teso emise un sospiro.
"Vuoi prendermi, Patri?"
"Sì, certo."
"Ma dopo... mi fai provare anche a me?"
"Con Zoran e Ibris non potevi farlo?"
"Solo con Ibris, qualche volta. Ma di rado..."
"Come ti piace essere preso?"
"Nel culo, no?"
"Sì," ridacchiò Patrizio, "ma in che posizione?"
"Mi metto a quattro zampe..."
"È l'unico modo che conosci?"
"Beh oppure in piedi."
"E basta?"
"Perché, ci sono altri modi?"
"Sì, certo, parecchi altri..."
"Allora insegnamene uno..." chiese Fadil con un sorriso birichino.
"Sdraiati sulla schiena... tirati su le gambe, sul petto, e allargale più che puoi... ecco, così..." disse Patrizio aiutando a divaricarle e spingendogliele giù.
Gli si inginocchiò davanti al sedere e, presa la crema sempre a portata di mano accanto al letto, gli lubrificò accuratamente il foro esposto e già palpitante in attesa. Quindi immerse il proprio paletto duro in quel foro voglioso e Fadil accogliendolo emise un basso gemito di contentezza.
"Va bene, Fadil?" gli chiese quando gli fu completamente dentro.
"Oh, sì! Così pare che entri più in fondo..."
"Adesso ti fotto, Fadil."
"Sì, dai!" l'incoraggiò il giovane zingaro con un sorriso felice.
Patrizio iniziò allora un lento andirivieni, contemporaneamente dimenando il bacino a destra e sinistra per farglielo sentire bene. Fadil spalancò gli occhi in un'espressione sorpresa ma sorrise compiaciuto.
"Sei un artista, tu, Patri!"
"Siamo tutti artisti, noi Rogasi..." gli mormorò Patrizio continuando a muoverglisi dentro.
Fadil guardava il ragazzo che si agitava su di lui, come ipnotizzato. Patrizio gli sorrise e gradualmente aumentò la velocità e il vigore delle sue spinte.
"Dio, è troppo bello essere fottuti così, Patri!"
"Dopo lo farai tu a me, vero?"
"Sì..."
Patrizio aumentò il vigore dei suoi colpi ed ora il copro maschio di Fadil sussultava ad ogni affondo. Il ragazzo si leccava le labbra e le sue mani salirono a carezzare e palpare il corpo di Patrizio, il suo ventre teso.
Il ragazzo accelerò ancora i suoi colpi e mormorò: "Sto per riempirti, Fadil!"
"Dio quanto sei bello e forte! Sei un toro!"
"Mi piaci, Fadil..."
"Anche tu!"
"Ecco... ecco... vengo..." gemette e si scaricò in lui con un'ultima serie di colpi profondi.
"Sei proprio bello..." mormorò Fadil sentendolo svuotarsi in lui.
Patrizio gli restò ben infisso dentro e lo carezzò sul petto.
Fadil gli chiese: "Adesso, posso prenderti io?"
"Sì, certo. Ma aspetta un attimo, farmi riprendere il fiato..."
"Sei un ciclone, tu. Mi piaceva come mi sbattevi alla fine."
"Perché, all'inizio no?" gli chiese Patrizio prendendolo in giro.
"Oh no, anche! Ho gustato ogni momento. Non so se io sarò così bravo..."
"Io comunque non vedo l'ora di ricevere questo tuo bel fratellino..."
"Anche lui non vede l'ora di conoscerti..."
"Allora," disse Patrizio finalmente sfilandosi dal compagno, "fammi vedere di che è capace, questo monello." e si stese sulle lenzuola stazzonate, offrendosi all'altro.
Fadil si lubrificò, poi si mise in posizione. Gli entrò dentro gemendo e tremando per il piacere, sì che Patrizio pensò che stesse già per venire. Invece Fadil, quando arrivò in fondo, si fermò e fece un lungo, tremulo sospiro. Sembrò prendere fiato, poi cominciò improvvisamente a fotterlo con colpi rapidi e martellanti. Poi si fermò e fece dondolare il corpo in movimentio calmi e tranquilli, pieni di piacere. Riprese poi a martellarlo per un po', per poi calmarsi di nuovo. Continuò così abbastanza a lungo e Patrizio si stava godendo quel curioso modo sincopato di essere preso.
Poi i colpi si fecero piu profondi e Patrizio lo sentiva, forte e caldo danzare dentro di sé.
"Che culo delizioso hai, Patri..." ansimò Fadil battendogli dentro con vigore.
"Anche tu sei un gran bel maschio, Fadil e fotti proprio bene."
"Ah sì? Ti piace davvero?"
"Sì, Fadil. Dai... dai..." lo incitò Patrizio facendo palpitare con forza il suo sfintere per far godere meglio il suo compagno.
Fadil, dopo un'ultima sosta ansante, si lanciò in un ritmo indiavolato, finché iniziò a scuotersi e sussultare, mentre il suo seme schizzava copioso e colava, denso e vischioso, nelle profondità del canale palpitante del suo compagno.
Fadil allora si lasciò andare di colpo sul corpo di Patrizio, che lo abbracciò stringendolo a sé anche con le gambe, e lo carezzò sui neri capelli ribelli. La barba non fatta del mento di Fadil lo sfregò sulla clavicola. Ne sentiva il respiro pesante calmarsi a poco a poco.
"Dio, Patri, è stato troppo bello!" mormorò Fadil.
"Più che con Ibris e Zoran?"
"Oh sì, molto, molto di più. Loro lo facevano con me solo per sfogarsi. Tu l'hai fatto perché ti piace. È diverso... si sente..."
"Ma a te piacciono solo i maschi?"
"Sì."
"E loro lo sanno?"
"No, ci mancherebbe altro. Con loro parlo sempre di donne. Credono che anche per me sia uno sfogo come per loro..."
"Ma loro te lo mettono a te e non tu a loro..."
"Beh, perché Zoran è più vecchio di me, Ibris invece è mio coetaneo, e così... sai com'è..."
"Ma noi Rogasi siamo tutti uguali, non conta più vecchio o più giovane."
"E a tutti voi piace solo farlo con i maschi?"
"Certo."
"Dev'essere un paradiso, allora, qui da voi."
"Potresti chiedere a Zanko di diventare uno di noi..."
"E lasciare la mia tribù?"
"Certo. Mica si può essere di due tribù contemporaneamente, no? È un po' come quando uno si sposa fuori dalla sua tribù, anzi, molto di più."
"Beh... dovrei pensarci. Pensi che sarei accettato?"
"Un bel maschio come te? E che ama solo i maschi? Credo che non ci siano dubbi. E io comunque voterei per te."
"Votate?"
"Sì, certo."
"Lasciami il tempo per pensarci..."
"D'accordo. Non c'è fretta. Ci fermeremo qui per un po'."
"E... in questi giorni, possiamo farlo ancora?"
"Sicuro. Con me o, se ti va, con gli altri."
"Dio, una tribù in cui il sesso fra maschi non è tabù! Pare un sogno..."
"Invece è vero."
"Diceva la maga quando sono nato che io avrei percorso nuove strade... che volesse dire questo?"
"È possibile, sì."
Si rivestirono ed uscirono.
"Mi gira un po' la testa, per come abbiamo fatto sesso!" sussurrò Fadil sorridendo con aria complice.
"Allora, se lo facessi con tutti noi assieme, non ti reggeresti più in piedi!" lo celiò Patrizio.
"Tutti assieme! Deve essere fantastico..." mormorò Fadil a se stesso.
I sei giravano i paesi circostanti con le loro due auto, per fare i loro spettacoli, che erano sempre più ricchi e belli: musiche tzigane e gitane, danze Rom, scenette e gags, giocoliere e giochi di prestigio, canti... e facevano soldi. Una volta portarono con loro Fadil, e il giovane si divertì molto.
Fadil, uno o due per volta, si era passato tutti i ragazzi del gruppo e passava sempre più tempo con loro, ma non aveva detto ancora niente riguardo alla proposta di Patrizio di unirsi al loro gruppo.
Un mattino Fadil stava aiutando Dule a lucidare alcuni oggetti d'oro che questi aveva fatto e che doveva vendere ad un gagé di Vittoria.
Ad un certo punto gli disse: "Se adesso ti dicessi che m'è venuta voglia di andare di là con te, Dule?"
"A fare l'amore?" chiese questi smettendo di passare l'allisciatore sul bracciale.
"Sì... mi eccita guardarti, starti vicino..."
"Beh, andiamo, allora. Anche tu mi piaci."
Ritirarono tutto e si spostarono nella zona letto. Lo tirarono giù e si spogliarono l'un l'altro. Cominciarono subito con lunghi preliminari come anche Fadil aveva imparato a fare.
"Credo che chiederò a Zanko di venire con voi... forse." disse Fadil ad un certo punto.
"Ma che aspetti ancora? Sei uno di noi, tu. Che ci fai qui con la tua gente? Mica vorrai sposarti, no?"
"Se resto, sarò proprio obbligato a farlo. E se resto, mi mancherete terribilmente, tutti voi."
"Allora, qual è il problema?"
"Se poi non vi riconoscessero come tribù, io non sarei più né carne né pesce..."
"Potresti sempre tornare indietro..."
"No. Una volta rotti i legami, sai com'è... Voi cosa fareste, se non accettassero?"
"Siamo disposti a correre il rischio. Resteremmo assieme ormai, comunque. E ci proveremmo di nuovo, e poi di nuovo, finché ci dicono di sì."
"È vero che la maga ha detto di Zanko che diventerà un capo tribù?"
"Sì, questa è la sua parola. Perciò è vero."
"Certo. Ma... forse ho paura che una Holypi sia invidiosa della felicità che avrei a vivere con voi..."
"E tu non mangiare fagioli o noccioline o quelle cose lì. E poi, che è, c'è una Holypi nella vostra carovana?"
"No, che io sappia no..."
"Dopo, se vuoi, ti do dei semi di agrifoglio, per sicurezza... E poi, vai da un'indovina per farti dire il futuro, così saprai deciderti." disse Dule.
"Ah, il solo futuro che m'interessa ora è quello che sto per avere con te su questo letto!" rispose nuovamente allegro Fadil chinandosi a succhiare il membro di Dule.
Questi si girò sotto di lui per reciprocare. Si stavano succhiando a vicenda con golosità, Dule steso sotto, sulla schiena, e Fadil sopra di lui a quattro zampe, quando entrarono Mateo e Tomaso. I due sul letto si interruppero, sorpresi. Ma Mateo cominciò subito a spogliarsi.
"Ah, ecco dove siete! Altro che lisciare l'oro! Mi pare che vi state lisciando qualcosa d'altro... No no, continuate, che io ho visto due bei culetti desiderosi solo di ricevere una visita... Vero Tomaso?"
Questi, che a sua volta aveva anche preso a denudarsi, annuì sorridendo: "A chi vai a far visita tu, Mateo?"
"Io vado a far visita a Fadil. Ti occupi tu di Dule?" chiese Mateo inginocchiandosi sul letto dietro a Fadil,
Tomaso, in piedi accanto al letto, s'avvicinò al sedere di Dule. I due avevano ripreso il loro appassionato sessantanove, e aspettavano con desiderio la prossima penetrazione, che non si fece attendere.
Quando Fadil uscì finalmente dal carro, si sentiva leggero, allegro e soddisfatto. Tornò al proprio campo. Andò nel suo carro a prendere una manciata di grano ed un piccolo dono ed andò a cercare la più vecchia indovina della sua carovana; la trovò seduta davanti al proprio carro.
"Madre, t'ho portato un dono, e una manciata di grano."
"Ah. Sei inquieto Fadil Hamidovic, figlio mio?"
"Sì, Ho una grave decisione da prendere. Puoi vedere quello che mi aspetta nell'immediato futuro?"
"Certo, Fadil. Aspetta che prendo il mio zimbalon."
La vecchia salì sul carro e ne tornò col suo grande zimbalon, che era appartenuto alla nonna della sua nonna. Lo capovolse e borbottò una specie di litania, scuotendolo appena. Quando il tintinnio dei piattelli cessò, e lo zimbalon vibrava impercettiblmente, "Ora!" disse la vecchia e Fadil vi aprì sopra la mano lasciando cadere i chicchi di grano che, saltellando, si disposero in un disegno. Allora la vecchia si immobilizzò e, accoccolandosi lentamente, posò lo zimbalon a terra. Guardò con attenzione il disegno formato dai chicchi di grano.
Poi disse: "Ah, Fadil Hamidovic, figlio mio. Tra pochi giorni la tua via si dividerà dalla nostra! Tu percorrerai le vie del mondo, uomo! Ah... vedo una cosa strana..."
"Brutta, mamma? Bibach?"
"No, bach ma che non capisco..."
"Dimmi..."
"Non capisco, non capisco! Non ho mai visto una cosa come questa..."
"Dimmi..."
"Tu non avrai mai una donna, eppure..."
"Eppure?"
"Eppure qui c'è chiaro il tuo matrimonio! E persino tre figli! Ma tu non avrai mai una donna... Oh figlio, come può essere questo?" si lamentò la vecchia querula.
Fadil pensò subito ai Rogasi e scoppiò a ridere, di gioia. Aveva ottenuto, più che chiaro, il responso che voleva.
La donna lo guardò corrucciata: "Non deridere una vecchia! Questo è quanto c'è scritto qui! E so di non sbagliarmi a leggere questo disegno." poi aggiunse stizzita, "Anche se non so cosa può voler dire una cosa del genere!"
"Non rido di te, mamma. E ti ringrazio, perché hai dato una risposta chiara ai miei problemi."
"Chiara?"
"Sì, molto più chiara di quello che tu stessa puoi immaginare. Addio, mamma!" disse Fadil e le depose il piccolo dono in grembo quindi si allontanò allegro, zufolando sottovoce.
Non aveva più dubbi, ormai. Tornò subito al suo carro e chiamò a raccolta la sua famiglia.
"Ascoltate, ormai sono un uomo e devo pensare al mio domani."
"Ben detto, figlio mio!" disse fiera la madre.
"L'indovina mi ha detto che fra pochi giorni le nostre strade si divideranno."
"E come è possibile questa cosa?" chiese il padre accigliato. "Mica vuoi sposarti una Rudari ed andare nella sua tribù, no? E poi non ci sono Rudari da queste parti, in questa stagione."
"No, mi unirò ai carri dei Rogasi, qui vicino, e percorrerò le strade del mondo con loro. Così l'indovina ha visto e così farò."
La famiglia cercò di discutere, di dissuaderlo, ma quando Fadil li portò dall'indovina e questa confermò seccata che era esattamente quanto aveva letto nel grano, si arresero.
Fadil radunò le sue cose e quelle che la madre aveva deciso di dargli, passò a salutare gli amici, fece un ultimo pasto con la sua famiglia quindi a notte, coi suoi fagotti e il suo violino, si presentò al fuoco dei Rogasi.
"Capo Zanko, chiedo rispettosamente di essere ammesso e di diventare un Rogasi anche io."
"Sai che ancora non siamo una tribù, vero?" chiese Zanko.
"Sia come sia. Voglio percorrere le strade del mondo con voi."
"Bene, da stanotte allora potrai dormire nell'ingresso. Domani voteremo. E se sarai accettato, appena faremo il campo da soli, sarai ammesso con il rito. Ora siedi con noi, sei comunque un amico benvenuto."
Fadil sedette con loro accanto al fuoco. Tirò fuori il proprio violino ed accompagnò Zanko nella musica, cantò con gli altri, danzò. Mangiarono e bevvero tutti assieme. Poi a notte, mentre i sei Rogasi si ritiravano dentro i carri nei due grandi letti, lui si stese nell'ingresso fra i due carri, accanto ai suoi fagotti. Stava scomodo, ma si sentiva felice.
Nella notte sentì i lievi sospiri e gemiti provenire dai due carri a destra e sinistra. Si eccitò immaginando le loro attività ma si sentì contento al pensiero che presto sarebbe stato uno di loro e che avrebbe condiviso uno dei grandi letti con tre degli amici... anzi fratelli, a quel punto.