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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MANUSH CAPITOLO 8
LA LIBERAZIONE DI JOJO

La votazione dette, come previsto, sei palline rosse.

Smontarono il campo, separando i carri e agganciatili alle due auto, partirono. Fecero tappa alle porte di Catania, accanto al fiume Simeto, dove poterono accamparsi. Non c'erano altre carovane. Quindi avrebbero potuto celebrare i loro riti in solitudine, come era necessario fare.

La notte accesero il fuoco e si radunarono lì accanto. Zanko tracciò il quadrato a terra e Marko vi guidò dentro Fadil, che teneva gli occhi chiusi come voleva il rito. Mentre gli altri cantavano, Zanko versò nel quadrato i tre spruzzi di grappa e vi gettò i tre pezzetti di pane. Quindi portò Fadil verso il fuoco e gli tracciò attorno il cerchio col bastone appuntito e sparse nel solco la polvere di carbone cantando gli scongiuri. Fadil stava steso in terra in posizione fetale.

Allora tutti chiamarono Patrizio, che si accostò al cerchio, si tolse il fazzoletto rosso dal collo e lo annodò al collo di Fadil. Quindi lo sollevò di peso e mentre Marko gettava nel cerchio un pezzetto d'oro, Patrizio condusse Fadil nel carro, fino al letto. Mentre fuori tutti facevano festa cantando e danzando e facendo musica, Patrizio denudò Fadil e lo fece stendere sul letto, su un fianco, di nuovo in posizione fetale come voleva il rito che celebravano per la prima volta completo. Quindi si denudò anche lui, si stese sul letto alle spalle di Fadil e gli spinse il proprio membro eretto nell'ano.

"Così, Fadil, diventerai mio figlio, perché spanderò in te il mio seme." gli disse cominciando a fotterlo con vigore.

Fadil, gli occhi chiusi, immobile, si godeva quella piacevole parte del rito.

Patrizio gli stantuffò dentro a lungo, metodico e regolare, carezzandolo per tutto il corpo meno che sul membro, come era stabilito, finché si vuotò in lui. Allora Fadil aprì gli occhi e si distese. Quando Patrizio ebbe versato l'ultima goccia di seme in lui, si sfilò e lo fece girare sull'altro fianco, verso di lui. Gli prese il volto fra le mani.

"Ora ti do il respiro." disse e lo baciò a lungo e profondamente in bocca.

"Ti ho generato col mio seme, ti ho dato la vita con la mia bocca, ora sei veramente mio figlio e perciò ora sei Fadil dei Rogasi!"

"Sì, padre mio." rispose Fadil serio, e scese a baciare il membro di Patrizio.

Quindi si rivestirono e Fadil indossò abiti nuovi, che nessuno aveva mai messo prima, il fazzoletto rosso sempre al suo collo. Patrizio lo prese per mano e lo guidò fuori e lo presentò agli altri.

"Ecco Zanko, il capo di tutti noi e tuo nonno. Questi sono Mateo e Marko, i tuoi zii. Questo è il tuo cugino primo Tomaso e questo è Dule, tuo cugino secondo. Ecco a voi Fadil, mio figlio e vostro nuovo nipote e cugino!"

Allora si fece la festa della accettazione fino a tardi.

Il giorno dopo Dule forgiò il pezzetto d'oro e fece l'anello per Fadil. A sera ci fu la seconda festa, durante la quale Fadil restituì il fazzoletto rosso a Zanko, gli giurò obbedienza e ricevette da lui il suo anello d'oro. Quindi mangiarono, bevvero e fecero festa per tutta la notte.

Fadil, oltre a suonare il violino con Zanko negli spettacoli, ampliando il loro repertorio con le musiche che lui sapeva, si mostrò un ottimo ballerino. Inoltre iniziò ad esercitarsi per diventare un equilibrista.

Risalirono lentamente verso nord, continuando a dare spettacoli e guadagnando parecchio denaro, sia con le loro esibizioni che con il commercio dell'oro e del rame sbalzato, nonché di oggetti di legno scolpiti da Mateo e da Fadil che si rivelò dotato e pieno di fantasia.

A fine inverno misero il campo accanto ad una carovana Lovaro alle porte di Napoli. I Lovaro erano fierari e mentre i più vecchi forgiavano il ferro secondo le loro tradizioni, i più giovani oltre a questo erano diventati anche un po' meccanici. I fierari avevano bellissimi canti che accompagnavano usando quasi solo gli zimbalon. Canti ritmati, antichi, che affascinarono soprattutto Fadil che volle impararli.

I Lovaro erano molto ospitali ed essendo numerosi, vollero che i Rogasi fossero sempre loro ospiti per le loro feste o semplicemente la sera attorno ai fuochi. Così presto i Rogasi cominciarono a passare il loro tempo libero con quella gente, pranzando o cenando ora con una famiglia ora con un'altra, e solo a notte tornavano ai loro carri.

Era gente forte, fiera, simpatica. L'unica eccezione pareva un ragazzo di nome Jojo, non ancora diciottenne e che ne dimostrava anche meno. Era dimesso, mal vestito, taciturno, ed aveva due grandi occhi da cerbiatto ed un grande ciuffo nero ribelle sulla fronte. Era un ragazzo molto servizievole che correva appena lo chiamavano, "Jojo qua... Jojo là..."

Aveva un'aria triste, raramente illuminata da un fugace sorriso. Eppure, se anche sembrava ignorato dai vecchi, pareva piuttosto ricercato dai giovani per mille servizi. "Jojo, vieni a prendere l'acqua...", "Jojo, vieni a spaccare la legna...", "Jojo vieni a darmi una mano..."

Un'altra cosa curiosa riguardo a Jojo era che pareva non avere una famiglia: mangiava ora con una, ora con un'altra e la notte dormiva nel carro di un vecchio che chiamava nonno, ma non mangiava mai con lui.

Chi notò tutto questo fu soprattutto Marko che, incuriosito, cominciò a tenerlo d'occhio. E notò che quasi sempre, quando era un giovane a chiedergli di aiutarlo, capitava di notte ed era qualcosa da fare sempre in zone appartate e buie... Questo lo insospettì e gli fece venire un'idea, per quanto incredibile. Notò anche che quando uno dei giovanotti lo chiamava, bastava che dicesse "Jojo, vieni..." che il ragazzo mollava quel che stava facendo e rispondeva "sì, vengo" anche prima di udire per cosa lo stessero chiamando, e seguiva chi l'aveva chiamato.

L'ultimo particolare che fece intuire a Marko di averci visto giusto, fu quando notò che, se era uno dei giovani ancora da sposare a chiamarlo, gli altri giovani facevano un sorrisetto impercettibile...

Allora una sera, quando gli capitò di passare accanto a Jojo e vide che era solo accanto ad un fuoco e stava giocando a far saltare sassolini sul palmo e sul dorso della mano, gli disse: "Jojo, vieni ad aiutarmi a cercare una cosa..." e, udita la classica risposta "sì, vengo", si avviò a passo deciso verso una zona buia, fra i cespugli, accanto a due alberi.

Arrivati qui, Jojo si aprì e si calò i vecchi calzoni sdruciti, si appoggiò con le mani ad uno dei tronchi protendendo indietro il sedere nudo, e disse a mezza voce: "Non credevo che lo dicevano anche a voi..."

Marko, nel vedere quel bel culetto nudo, proteso, si eccitò ma non se lo tirò fuori. Jojo girò il capo a guardarlo, poi disse, girandosi: "Ho capito, a te devo pure tirarlo fuori..." e cominciò subito ad aprire la patta di Marko.

"No," disse questi cercando di arretrare, "aspetta..." ma il suo palo era già fuori nella mano di Jojo e stava indurendo rapidamente.

"Allora ti decidi a fottermi adesso?" chiese Jojo con tono stanco.

"Aspetta... vorrei parlarti, prima..." disse Marko cercando di controllare il suo desiderio risvegliato da quella situazione.

"Qui non si viene per parlare, ma per fottere. Non te l'hanno spiegato? Ah... ma mica ti ha parlato Horia di me, per caso? Vuoi quello che vuole lui, allora... potevi dirmelo subito..." disse il ragazzo e s'inginocchiò lesto davanti a Marko e si mise a succhiarglielo con vigore.

Marko avrebbe voluto togliersi, ma ormai era troppo tardi: gli piaceva troppo quel che stava avvenendo. Jojo dava colpi con la testa come un vitello che succhia il latte e frattanto si masturbava. Marko guardava quell'ombra accovacciata davanti a lui e il proprio palo, ormai duro come acciaio, apparire e scomparire fra le labbra serrate, premuto fra la lingua che gli si agitava contro e il palato, ed iniziò a fremere per l'intensità del piacere. Il ragazzo ci sapeva davvero fare.

"Vengo..." mormorò per avvertirlo, nel caso volesse togliersi, ma il ragazzo accelerò il ritmo e succhiò con più forza mentre Marko gli si scaricava nella bocca calda e umida, tremando per l'intensità del godimento. Jojo bevve tutto coscienziosamente, fino all'ultima goccia. Poi si fermò, il palo di Marko ancora in bocca, e continuò a masturbarsi velocemente finché anche lui schizzò il proprio seme a terra. Allora Jojo si alzò e si rimise a posto i calzoni, mentre anche Marko si riassettava.

"L'ha detto anche ai tuoi amici, Horia?" chiese Jojo.

"No... ma ascolta, voglio parlare con te..."

"Di cosa?"

"Hai tempo, ora?"

"Sì..." rispose incerto il ragazzo chiedendosi cosa l'altro potesse volere.

"Quanti anni hai, Jojo?"

"Diciassette, quasi diciotto. Perché?"

"E da quanti anni fai... questo, agli altri?"

"Che te ne frega? Non t'è piaciuto?"

"Sì, sei molto bravo, ma... da quanti anni?"

"Cinque..."

"Avevi dodici anni?"

"Sai fare i conti..." disse Jojo con lieve sarcasmo.

"E... come è cominciato?"

"Mah... così... Con i cugini della mia età... Sai, ci si toccava... Poi non ricordo chi ci insegnò a far ballare i nostri fratellini. Prima lo facevamo radunandoci, ma ognuno per sé, e magari si faceva la gara a chi schizzava più lontano..."

"Sì, lo facevamo anche noi, questo..." sorrise Marko. "E poi?"

"Poi abbiamo trovato che era più divertente farcelo l'uno all'altro. Sentire la mano di un altro lì era più divertente che farlo da soli. Poi si è cominciato a strofinarci uno contro l'altro... dicevamo che i fratellini giocavano fra loro... era bello. Poi uno ha avuto l'idea di provare a appoggiarlo fra le chiappe e sfregarlo su e giù e era anche più bello del solito farlo così... e quando avevo tredici anni, eravamo in cinque o sei a farlo così fra noi finché si veniva. Lo chiamavamo far arrampicare il fratellino, questo. Ma poi pian piano ho visto che gli altri smettevano di farlo fra di loro e che volevano tutti farlo a me... A me piaceva e mi sentivo importante.

"Ma una volta, eravamo in quattro... dovevano essersi messi d'accordo... Sento che Hanid, quando si sdraia sopra di me, invece di metterlo su per lungo, mi apre le chiappe e me lo punta sul buco e lo sfrega... Lì per lì mi piace e lo lascio fare. Allora Hanid mi lascia le chiappe, mi abbraccia alla vita e dà un gran colpo giù. Io grido e cerco di levarmi, ma subito gli altri due mi prendono e uno mi blocca le gambe e uno da davanti le braccia e mi tengono fermo e Hanid dava gran colpi finché mi è entrato dentro anche se io cercavo di stringere...

"Visto che non serviva a niente ribellarmi, mi sono lasciato andare e allora ho scoperto che il dolore era meno forte e che invece veniva fuori come una sensazione nuova, buona. Come mille pizzicori per tutto il corpo e un calore dentro... E un piacere più forte di quando mi facevo ballare il fratellino, che ora era premuto contro l'erba duro duro... e il piacere diventava più forte mentre Hanid mi fotteva e quando ho sentito Hanid che esplodeva dentro di me, sono esploso io pure.

"Quando Hanid s'è tolto, io gli ho detto che era stato bello, e che adesso volevo farlo io a uno di loro. Si sono messi a ridere e hanno detto che loro erano maschi, e che un maschio non se lo fa mai mettere ma solo lo mette. Allora io ho detto che anche io sono un maschio. Ma loro si sono di nuovo messi a ridere e hanno detto che no, che ero una mezza femmina perché mi piaceva farmelo mettere, l'avevo appena detto. E allora m'hanno anche detto che loro volevano scoparmi in culo finché non potevano avere una femmina vera.

"Io ero furioso e gli ho detto che non mi lasciavo scopare mai più. Allora Hanid ha detto agli altri: facciamogli vedere chi comanda qui, ragazzi! E mi sono saltati addosso e mi hanno messo di nuovo giù e anche gli altri due mi hanno fottuto in culo. E io ho capito che se il mio culo era già bagnato dopo faceva meno male e era anche bello. E a parte la rabbia di doverli lasciar fare, mi piaceva sentirmelo dentro...

"All'inizio dovevo accontentare solo quei tre, che arrivavano sempre insieme... ma poi hanno sparso la voce e sono arrivati anche gli altri... e ho smesso di cercare di dire di no. Ma poi, quando avevo quindici anni, la voce s'era sparsa per tutto il campo e anche mio padre l'ha saputo e mi ha cacciato di casa e le ragazze mi pigliavano in giro... Allora il vecchio Jonel che era rimasto vedovo e viveva solo mi ha preso nel suo carro, perché anche lui voleva il mio culo ogni tanto, ma almeno io avevo una casa.

"E anche i ragazzi più giovani di me per sfogarsi hanno cominciato a chiamare me e io dovevo andare o si univano e mi bastonavano... e poi anche dopo essersi sposati, qualcuno continua qualche volta a chiamarmi, come Horia che gli piace farselo succhiare perché sua moglie dice che è peccato e non glielo fa..."

"Ma tu, perché non ti ribelli? Cos'è ti piace così tanto?"

"Mi piace sì... ma solo con qualcuno, però, e non con tutti. Ma se dico di no, a parte che mi bastonano, chi mi da da mangiare? O mi dà un suo vestito vecchio? O un posto dove dormire? Che può fare Jojo da solo?"

"Ma a te non piacerebbe cambiare vita?"

"E come?"

"Poter stare solo con gente che ti rispetta e farlo solo con chi ti piace. E poterlo mettere in culo o nella bocca di un altro se vi piace a tutti e due..."

"Eh! Ma come?"

Marko non gli rispose, ma gli disse: "Se ti chiamo, ci verrai di nuovo con me?"

"Certo. Tu sei meno male di altri. Anzi, sei un bel maschio e mi piaci, almeno."

"Allora ci vedremo di nuovo, Jojo."

"Va bene," rispose il ragazzo e tornò al campo.

Appena fu solo con gli amici, Marko raccontò loro la storia di Jojo. Si arrabbiarono molto tutti, in particolare Zanko.

"Ecco, vedete! E chissà quanti ce ne sono di Jojo nelle carovane! È proibito, ma lo fanno, alle spese di quelli come Jojo o anche di Fadil, anche se lui è stato più fortunato, almeno ne aveva solo due..."

"E potevo comunque dire di no." aggiunse Fadil.

"Dovevi dirgli di venire con noi! Perché non gliel'hai già detto?" gli chiese Patrizio.

"Perché secondo me Jojo prima deve capire che può essere diverso, con noi. Che può avere una vita diversa. Che non è una mezza femmina ma un uomo, un manush anche lui! Perciò ho intenzione di farlo di nuovo con lui, ma a modo mio, io e lui soli, comodi e tranquilli, qui nel carro. Quando capirà com'è fare l'amore liberamente e non essere usati, allora gli proporrò di venire via con noi. Credo che non dovrà neppure chiedere il permesso, dopo tutto." disse Marko deciso.

Il giorno dopo, due volte che Marko stava per chiamare Jojo, fu preceduto da due altri del campo così dovette lasciar perdere. Ma la mattina seguente uscì presto dal carro ed andò subito a gironzolare per il campo dei Lovara, cercando di incontrare Jojo. Appena vide il ragazzo uscire dal carro del vecchio, lo chiamò. Jojo lo guardò un po' sorpreso, forse per l'ora così mattutina, ma lo seguì subito. Marko lo portò ai loro carri. Gli altri amici erano già tutti fuori che lavoravano. Marko lo fece entrare.

Jojo si guardò attorno con gli occhi spalancati: "Non ho mai visto due carri così belli, tutti scolpiti e dipinti..."

"Ti piacciono?"

"Sì, parecchio. E poi uniti così... è geniale!"

"Vieni, te li faccio vedere..." disse Marko e lo portò nella cucina, poi nel laboratorio di Dule, poi nel bagno (che stupì molto Jojo), e infine dove c'era uno dei due letti.

"Ti va di scopare con me, Jojo?" gli chiese allora.

"Va bene."

"No, ti ho chiesto se ne hai voglia tu..."

"E perché no..."

"Se mi dici che non ti va, per me va bene, usciamo..."

Jojo lo guardò un po' incredulo, poi disse: "Sì, in fondo a te non devo niente... Ma tu... tu sei gentile con me e perciò..."

"Ma lo faresti volentieri, con me?"

"Sì, dai... dove lo facciamo, qui?"

Marko tirò giù il letto.

Jojo sorrise: "Ingegnoso! E bello grande." disse e cominciò a spogliarsi.

Anche Marko si tolse tutti gli abiti, quindi salì sul letto. Jojo lo seguì e subito si chinò per prendersi cura del membro ancora morbido di Marko. Ma questi lo fermò.

"No, aspetta."

"Ah, stavolta vuoi fottermi in culo?" disse Jojo.

Marko sorrise: "Sdraiati e stai tranquillo. No, non a pancia sotto."

Jojo si girò sulla schiena e lo guardò corrugando la fronte, senza capire. Marko provò un gran senso di tenerezza per quel ragazzo indifeso e dolce. Cominciò a carezzarlo per tutto il corpo con delicatezza ma in modo sempre più intimo ed erotico e presto Jojo fu pienamente eccitato, il suo membro duro e ritto come un palo. Jojo lo guardava con quei suoi grandi occhioni...

"Ma... cosa devo fare, io?" chiese attonito.

"Per adesso niente. Stai tranquillo e goditela..."

"Non capisco..."

"Non c'è niente da capire. Devi solo godere..."

"Io?"

"Sì, tu."

"Posso... farmelo ballare?"

"No. Rilassati e lascia fare a me." disse Marko continuando a palparlo e carezzarlo.

Poi iniziò a passargli le labbra e la lingua su e giù per il corpo, baciandolo, leccandolo, suggendo o mordicchiandolo, soffermandosi soprattutto sui capezzoli e nei punti più sensibili. Jojo rabbrividì per il piacere ed il suo respiro si fece più pesante man mano che l'eccitazione aumentava in lui, e spalancò ancor più quei suoi occhioni neri, profondi come pozzi. Continuando a carezzarlo e a stuzzicarlo ad arte, Marko raggiunse con la lingua la bella asta ritta e la leccò su e giù e torno torno. La scappellò e gli leccò il glande. Jojo saltò come se quel contatto gli avesse dato una scossa elettrica.

"Oh dio... che mi fai?" ansimò.

"Zitto..." mormorò Marko e gli leccò e succhiò i testicoli, poi tornò all'asta, sul glande, E finalmente se lo fece scivolare tutto in bocca, muovendo lentamente su e giù al testa, muovendoci contro la lingua, stringendovi attorno le labbra, mentre gli carezzava il corpo e gli sfregava i capezzoli.

"Oh dio... oh dio..." gemeva Jojo teso, artigliando il lenzuolo con le dita e sobbalzando a piccoli scatti, tutto il corpo rigido dal collo ai calcagni, le dita dei piedi arricciate.

Quando Marko sentì che la tensione nel corpo del ragazzo era troppo forte, prima di fargli raggiungere l'orgasmo, smise. Lo carezzò lieve e risalì a lecchettargli ed a suggergli delicatamente le labbra. Poi lo baciò a fondo, giocando con la sua lingua contro quella del ragazzo e carezzandogli il volto. Jojo allora carezzò dolcemente il volto di Marko. Questi si staccò dalla sua bocca, gli occhi negli occhi del ragazzo e gli sorrise.

Jojo allora chiese in un mormorio: "Perché? Perché fai questo a me?"

"Perché questo è far l'amore... e io voglio far l'amore con te, non solo scopare."

"Ma perché?" disse Jojo con voce roca.

"Perché sei un ragazzo dolce e bello. Perché mi piaci."

Dagli occhi di Jojo sgorgarono lacrime cocenti che rigarono le sue gote. Marko capì che erano lacrime di emozione incontrollabile, e gliele asciugò delicatamente, senza dire nulla, sorridendogli. Allora Marko rifece il cammino di prima, ripartendo dai capezzoli per poi terminare sul membro turgido del ragazzo, che succhiò di nuovo fino a far tendere tutto il suo corpo come una molla pronta a scattare. Allora di nuovo lo lasciò e lo carezzò teneramente.

"Adesso vorrei che tu mi penetrassi..." gli disse Marko con un sorriso.

"Io... io penetrare te?"

"Sì... non ti va di farlo?"

"Sì... ma..."

"Io ho voglia di sentire questo tuo bel palo dentro di me..." gli disse Marko e, spalmatasi la crema sull'ano, si stese a pancia sotto a fianco di Jojo. Poi giro la testa a guardarlo: "Ti prego, Jojo... dai..."

"Devo... fotterti?"

"Sì, se ne hai voglia."

"Io ne avrei voglia, sì, ma..."

"E allora dai, mettimelo."

"Io a te?

"Sì..."

Jojo finalmente si mosse e salì sul corpo di Marko che si allargò le natiche con entrambe le mani, offrendoglisi. Jojo prese il proprio membro in mano, lo puntò e si lasciò calar giù, penetrandolo fino in fondo in un solo colpo.

Steso immobile sul corpo di Marko, ansimava: "Oh dio... oh dio..." e tutto il suo giovane corpo tremava impercettibilmente per l'eccitazione.

"Fottimi, dai!" lo incitò Marko eccitato per la fortissima eccitazione del ragazzo.

Jojo si sollevò lentamente facendo forza sulle braccia e rilassandosi appena, puntò bene le ginocchia ed iniziò a muovere il bacino su e giù, quasi incerto, gemendo, tremando. Dopo solo quattro o cinque colpi si lasciò di nuovo andar giù di colpo, inerte: aveva già raggiunto l'orgasmo e si scaricò in Marko mugolando parole incoerenti, tutto il suo corpo scosso come da scariche ad alta tensione.

Restarono così, fermi, per alcuni minuti. Poi Jojo lentamente si sfilò e si rovesciò di fianco a Marko, sulla schiena. Il suo volto era nuovamente rigato di lacrime. Marko gli andò sopra, lo abbracciò e lo baciò.

"È stato bello, Jojo?"

"Bello? Mi chiedi se è stato bello? Perché m'hai fatto questo?"

"Cosa, Jojo? Cosa t'ho fatto?" chiese Marko senza capire.

"Tu m'hai... m'hai stregato! Io, adesso... io adesso sono tuo. Anima e corpo e tutto.... Dio mio! Non mi mandare via, non mi lasciare andar via, ora! Tienimi qui con te! Sarò il tuo schiavo... farò tutto quello che vorrai, se mi farai ancora l'amore così... il tuo schiavo per sempre..." disse Jojo agitato, continuando a piangere.

"Ehi, Jojo! Jojo, calmati! Abbiamo solo fatto l'amore..."

"L'amore..."

"Sì, l'amore. Io amo i maschi, e tu sei un gran bel maschietto."

"Nooo! Io sono solo una mezza femmina... io."

"Nooo!" gli fece il verso Marko sorridendogli dolcemente. "Tu sei un vero maschio come me e come tutti. Non esistono le mezze femmine."

"Ma a me piace prenderlo nel culo..."

"E ti piace anche metterlo, no? ti è piaciuto fottermi, no?"

"È la mia prima volta... e sono venuto subito..."

"Eri troppo eccitato..."

"Prendimi, Marko! Fottimi!"

"Un'altra volta, se vuoi. Oggi no. E tu non uscirai più là fuori, non andrai più ad... aiutare gli altri. Resterai qui con me, con noi, se vorrai. Viaggerai con noi per le strade del mondo."

"E dovrò... aiutare i tuoi amici?"

"No. Se ti andrà di fare l'amore con loro, potrai farlo. Se no, no!"

"Ma loro... non avete donne con voi... come fanno? Come fate?"

"Facciamo l'amore fra noi, di solito."

"Ma chi si fa fottere dagli altri?"

"Tutti. Ognuno di noi fa quello che gli piace di più, fottere o essere fottuto, succhiare o essere succhiato. E chi più chi meno ci piace fare tutto fra di noi. Ma nessuno di noi può obbligare un altro. Si può chiederlo, proporlo. Ma ognuno di noi Rogasi è libero di fare l'amore come e quando vuole e con chi vuole, se anche l'altro vuole. E se tu vuoi, puoi chiedere a Zanko di diventare un Rogasi e vivere con noi, come noi."

"Dio mio, mi gira la testa. Non capisco piu niente... troppe emozioni di colpo... Non dovrò mai più calarmi i calzoni ogni volta che uno me lo chiede, se vengo con voi?"

"Certo che no, se non ne hai voglia."

"E non si arrabbieranno con me? Non mi bastoneranno?"

"Ma no, è chiaro!"

"Marko?"

"Dimmi..."

"Chi t'ha insegnato a fare l'amore in un modo così... così perfetto?"

"Loro... tutti."

"E insegnerete anche a me?"

"Se vorrai."

"Mi pare ancora un sogno. No, più di un sogno, perché non ho mai sognato niente di così bello, di così speciale. Dimmi che non sto sognando, Marko."

"No, non stai sognando, Jojo."

Parlarono ancora, Jojo accucciato contro il corpo di Marko che lo carezzava ed abbracciava teneramente. Dopo un paio di ore, Marko gli disse che era meglio che si rivestissero, o presto gli amici sarebbero venuto a controllare se erano morti per il piacere.

Jojo ridacchiò all'idea e disse: "Beh, io ci sono andato vicino."

Marko gli disse di restare nel carro, sul letto, se voleva. Lui sarebbe uscito a dire agli altri che Jojo intendeva restare con loro.

"Torna presto però, Marko." gli disse il ragazzo con occhi imploranti.

Marko lo baciò sulle labbra e lo lasciò. Uscito, cercò gli altri. Si riunirono e disse loro come era andata.

Zanko allora disse: "Forse ci conviene smontare il campo ed andarcene subito, prima che qualcuno lo venga a cercare."

"Non sarebbe meglio che tu invece andassi a vedere il loro capo per avvertirlo che lo portiamo via con noi?" chiese Mateo.

"Credo proprio di no. Non capirebbe, penso... e soprattutto credo che parecchi degli uomini si opporrebbero. In fondo Jojo era un comodo sfogo per parecchi di loro. Adesso tu Marko vai ad avvertire Jojo di restare ben nascosto nel carro e noi smontiamo svelti il campo e partiamo."

In meno di un'ora erano pronti. Zanko andò a salutare il capo dei Lovara.

Questi chiese un po' stupito: "Come mai partite così all'improvviso?"

"All'improvviso? Ma no, te l'avevamo detto, il giorno in cui siamo arrivati, che saremmo partiti oggi. Non ricordi?" mentì Zanko.

"Ah... è vero, ora ricordo..." disse subito il capo dei Lovara per non fare brutta figura ed augurò loro buon viaggio.

Zanko salì in auto ed i due carri partirono, con Jojo nascosto in uno di essi.

Viaggiarono per ore, fino ad oltrepassare Roma e si fermarono solo quando furono alle porte di Terni. Marko salì subito nel carro in cui era Jojo.

"Ehi, pigrone, scendi ed aiutaci a montare il campo!"

"Sono dei vostri?" chiese Jojo con occhi luminosi.

"Fra poco lo sarai. Devi chiederlo a Zanko, poi noi voteremo, poi ci sarà il rito di ammissione e dopo sarai anche tu un Rogasi."

"Oh! Ma se alla votazione viene no?"

"Non c'è pericolo, cucciolo!" disse ridendo Marko, "Scendi ed aiutaci a montare il campo, adesso, dai!"

"Ci sono altri Rom, a questo campo?"

"No ci siamo solo noi."

Jojo scese e guardò gli altri, che gli fecero un cenno di saluto, con semplicità, come se fosse stato sempre con loro. Montarono il campo. Quindi Jojo andò da Zanko e gli chiese formalmente di diventare un Rogasi.

Quella sera cenarono attorno al fuoco, poi Zanko fece allontanare Jojo e votarono: ci furono sette palline rosse. Richiamarono il ragazzo e Marko gli disse che era stato accettato da tutti, quindi gli spiegò come si sarebbe svolto il rito dell'ammissione nelle due notti seguenti. Il giorno dopo Mateo e Jojo andarono a Terni per comprare i vestiti nuovi per il rito di Jojo ed anche altri vestiti, perché il ragazzo non aveva nulla. Mateo, che gli faceva da padrino, passò anche da un gioielliere a comprare un piccolo oggetto d'oro per fare l'offerta con cui Dule avrebbe foggiato il nuovo anello.

La sera tardi, eseguirono la prima parte del rito. Quando Marko lo portò nel carro per dargli il suo seme ed il suo respiro, mentre gli altri fuori iniziavano la festa, Jojo si denudò e si mise sul letto in posizione fetale, con gli occhi chiusi, attendendo felice che finalmente Marko lo penetrasse. Jojo sapeva e capiva che si trattava di un rito, ma aspettava con ansia e piacere quella penetrazione che, nella sua mente sarebbe stata la più bella e senz'altro la più desiderata di tutta la sua vita. Finita la parte del rito dentro il carro, Jojo baciò il membro di Marko prima di indossare i suoi abiti nuovi.

Allora gli disse anche: "Grazie! Tu sei più che mio padre, ora. Sarò tuo per sempre, qualunque cosa succeda. Tu m'hai dato davvero la vita, hai fatto di me un vero uomo, perciò la mia vita è tua, ti appartengo per sempre."

La sera seguente gli fu dato l'anello e così ora i Rogasi erano in otto.

Quando andarono a letto, Jojo era con Marko, Zanko e Mateo.

Zanko carezzò Jojo e gli disse: "Mi piacerebbe fare l'amore con te, Jojo..."

Il ragazzo si girò verso Marko e gli sussurrò all'orecchio: "Posso dire di no al capo, a Zanko?"

"Certo."

"Ma lui è il capo..."

"E che importa?"

Allora Jojo si girò verso Zanko e gli disse: ""Zanko... non ti arrabbiare,ma... ma preferisco di no... almeno per ora."

Zanko lo carezzò sui capelli e gli disse: "Va bene, cucciolo. Ma spero che un giorno sia tu a chiedermelo, perché mi piaci molto."

"Mi dispiace, Zanko, ma vorrei farlo solo con Marko... per ora."

"Va bene. Vuol dire che chiederò a Mateo se gli va di farlo con me..."

E quella notte, su quel letto, le due coppie fecero l'amore fianco a fianco, ma separate.

Il giorno dopo durante il pranzo Zanko disse che era tempo di comprare la terza automobile e di costruire il terzo carro. Comprarono prima l'auto che il pianale per il carro, anche perché non avevano molti soldi e Zanko non voleva ancora usare quelli nascosti nel mozzo della ruota. Dopo circa un mese, quando erano dalle parti di Ravenna, trovarono il pianale di un vecchio rimorchio che con alcuni adattamenti poteva prestarsi per diventare il terzo carro. Avevano del legname avanzato e ne comprarono dell'altro ed iniziarono a costruire il terzo carro. In questo avrebbero piazzato due letti, così avrebbero potuto anche dormire in due per letto stando più comodi ed anche accogliere eventuali nuovi membri. Jojo, che era un discreto fierari e un po' meccanico, fu molto utile.

Dopo un mese che Jojo rifiutava tutte le avances degli altri e che faceva l'amore solo con Marko, un pomeriggio mentre lavoravano assieme, gli chiese: "Marko... posso chiederti una cosa?"

"Certo, figlio mio!" gli disse questi con un ampio sorriso.

"Ecco, vedi, a me... piace molto Dule. Posso chiedergli se questa notte... se per caso gli va di... dividere il letto con me?"

"Ma certo! E non devi chiedere il permesso a me, Jojo! Sei un Rom e un Rogasi, perciò un manush, un uomo libero! Tu devi fare ciò che ti piace, finché rispetti le regole di noi Rogasi. Perciò vai da Dule e digli il tuo desiderio, e se lui ti dirà di sì, stanotte o quando volete voi, dividi il letto con lui. E se non volete nessuno nel letto con voi, a parte di notte, di giorno avete solo da tirar giù la tenda, lo sai, no? E buon divertimento, Jojo! Dule è un dolce amante."

"E ha un fratellino che mi piace molto!" disse Jojo allegramente, allontanandosi in cerca di Dule.

Marko rise di cuore, guardandolo con tenerezza.

Dule stava preparando la cena assieme a Patrizio.

Jojo gli si avvicinò e gli chiese: "Hai molto da fare, Dule?"

"Ah, abbastanza. Perché?"

"Se io adesso ti aiuto, dopo puoi dedicare un po' di tempo a me?"

Dule lo guardò con un atteggiamento incuriosito e gli rispose: "Certo, Jojo, con piacere."

Il ragazzo si fece dire quel che doveva fare e si mise ad eseguirlo di buona lena. Patrizio, che pensava di aver intuito perché Jojo fosse lì, se non altro per il modo in cui il ragazzo guardava di sottecchi Dule di tanto in tanto, dopo un po' disse, con tono indifferente: "Ormai posso finire da solo. Se avete da fare... potete andare, ora."

Jojo si illuminò: "Grazie, Patri. Puoi venire di là, nell'altro carro, Dule?"

"Sì..." disse questi ancora senza capire.

Quando furono nel carro del bagno, Jojo disse a Dule: ""Ecco, io... vorrei tirare giù il letto... e anche la tenda... se anche tu lo vuoi, Dule."

Questi capì e sorrise: "Certo che voglio. Eh sì, per tirar giù il letto e anche la tenda, è chiaro che avevi bisogno del mio aiuto, Jojo."

"Ma io veramente... volevo occuparmi un po' del tuo fratellino e chiederti se a te va di occuparti un po' del mio..."

"Certo, cugino secondo, e con vero piacere. E prima di cena abbiamo ancora abbastanza tempo, credo."

"A me piace moltissimo il tuo fratellino... L'ho visto e..."

"Sì, Jojo e sono sicuro che al mio fratellino piacerai molto tu, perché tu piaci molto a me. Ecco fatto. Possiamo entrare..."

"Tu spogli me e io spoglio te?" chiese Jojo mentre Dule lo prendeva tra le braccia e lo baciava, premendogli addosso la propria erezione a cui subito fece eco quella del ragazzo.

Dovettero chiamarli per cena. Ma nessuno fece battute quando arrivarono, tutti e due sorridenti e con un'espressione soddisfatta stampata sul volto.


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