Fecero l'ultima tappa fra Hyères e Tolone. C'erano due carovane di Rom già accampate, anche loro dirette alle Saintes Maries de la Mer. C'era molta animazione nel campo. Tutti ripulivano a fondo i carri, le auto, facevano il bucato, decoravano auto e carri per il grande pellegrinaggio. Si tiravano fuori i costumi, si rammendavano, si lucidavano ori ed argenti.
Anche i nove Rogasi fecero i loro preparativi e e loro ultime messe a punto. I Rom spiegarono agli altri per l'ultima volta i cerimoniali ed i riti, le usanze per quell'occasione e soprattutto l'incontro con la Baro Mama. E finalmente si rimisero in marcia, prima delle altre due carovane, in modo di arrivare per tempo e potersi fermare in un punto non troppo lontano dall'antico paese.
Giunsero alle porte delle Saintes Maries de la Mer che c'erano già molti carri. Non c'era abbastanza posto per disporre i loro tre in modo di unirli, perciò si contentarono di parcheggiarli vicini. Quindi Zanko portò il gruppo all'antica chiesa per mostrare loro il sarcofago di Sara-la-Kâli, Santa Sara la Nera, giù nella cripta e la statua della madonna degli zingari, prima che iniziassero i riti.
Il paese già brulicava di Rom nei più diversi costumi. Loro sfoggiarono per la prima volta i loro costumi nuovi. Specialmente i vecchi li guardavano con curiosità: essi sapevano riconoscere i vari gruppi dai loro costumi ma non avevano mai visto quelli.
Un vecchio chiese in romanès: "Capite il romanès?"
"Sì, padre." rispose Zanko.
"Da che nazione venite, voi?"
"Ah, dalle vie del mondo, padre!"
"Le vie del mondo sono vaste... Qual è il vostro circuito?"
"Quello che ci indica il destino, padre." rispose allegro Zanko e, fatto un rispettoso cenno di saluto, s'allontanò con i suoi dal vecchio perplesso.
Patrizio non aveva mai visto tanta gente, così variopinta e rumorosa, tutta assieme, e si guardava attorno stupito ed eccitato. Anche per Pero, Mateo e Tomaso era la prima volta che partecipavano ad un tale raduno. Fogge, colori, parlate diverse riempivano l'aria festosa. Uomini e donne sfoggiavano vistosi gioielli d'oro ed erano proprio i Rogasi ad averne meno indosso, anche se Dule aveva voluto che Zanko per l'occasione mettesse al collo una doppia catena d'oro intrecciata.
Per scendere nella cripta dovettero fare una lunga coda. La cripta era illuminata da centinaia di lumini e l'aria era piena del loro odore e del fumo dell'incenso. La madonna degli zingari era letteralmente coperta d'oro e brillava fra i lumini. Preghiere incessanti si levavano da centinaia di bocche, in vari idiomi ed accenti, mescolandosi, sovrapponendosi, salendo e cadendo in uno strano, affascinante, misterioso concerto. Monete d'ogni nazione e d'ogni valore tintinnavano senza posa cadendo nelle grandi bussole.
I nove, stretti nella fiumana di corpi, passarono davanti al sarcofago di Santa Sara coperto da drappi ricamati e davanti alla statua della madonna. Dopo essere sfilati nella cripta salirono nella chiesa e domandarono del parroco. Donarono una collana d'oro per la statua della madonna ed il parroco rilasciò loro la ricevuta, a nome del "gruppo Rogasi".
Quindi Zanko si recò alla carovana della Baro Mama per chiederle udienza, che fu fissata per tre giorni dopo, per "Zanko e il suo gruppo".
In quei tre giorni di attesa vendettero molti dei loro prodotti, sia a Rom che ai molti turisti gagé accorsi per vedere le feste ed i riti del pellegrinaggio degli zingari.
E venne il giorno dell'udienza.
La Baro Mama era una donna bassa, molto grassa, vestita con abiti semplici ed un fazzoletto in testa, ma con tanto oro indosso da essere seconda solo alla statua della madonna nella cripta. Sedeva su una semplice sedia impagliata davanti al proprio carro e, alla sua destra e alla sua sinistra, sedevano a terra i capifamiglia della sua carovana, le maghe e le indovine, formando un semicerchio. Di fronte s'affollavano i Rom in attesa dell'udienza.
Quando fu il turno di Zanko, questi avanzò con i suoi uomini: erano in tre file di tre, con Zanko in centro al quadrato. Giunti davanti alla Baro Mama, Pero si tolse e Zanko avanzò da solo, salutando formalmente la vecchia donna.
La Baro Mama lo squadrò da capo a piedi poi disse con la sua voce chioccia: "Molto coreografico, figlio mio. Chi siete, e perché hai chiesto di vedermi?"
"Baro Mama, sono Zanko e questi sono del mio gruppo. Vorremmo donarti questo piccolo oggetto..." disse e depose sul suo grembo il pacchetto contenente la spilla d'oro.
La vecchia lo scartò, guardò la spilla e disse: "Originale, il disegno..." e la puntò sul proprio petto con naturalezza. "Non ho mai visto il vostro abito, Zanko. Da che gente provenite?"
"Da molte genti, Mama Baro."
La vecchia aggrottò le sopracciglia e disse: "Vorrei capire..."
Zanko allora, usando le formule più rispettose, le chiese di poterle parlare in privato.
La vecchia lo guardò, guardò gli altri otto alle sue spalle, poi rispose: "Dammi un buon motivo per cui dovrei vederti in privato, figlio mio."
"Perché vorrei fondare una nuova tribù Rom e vorrei il tuo consiglio ed il tuo appoggio."
Un mormorio accolse queste parole di Zanko. La Baro Mama fece un cenno con la mano e tornò il silenzio.
"Devi chiederlo al Consiglio dei Capi Tribù, non a me."
"Ma tu hai saggezza. Se vorrai ascoltare i nostri motivi, potrai dirci se vale la pena di presentare domanda al Consiglio o no. E il tuo consiglio sarà oro, per noi."
"Vuoi dire che se io dirò di no, tu non presenterai domanda al Consiglio?"
"Certo, Mama Baro, è così."
"E che farete, allora?"
"Torneremo al prossimo pellegrinaggio, ed al prossimo ancora, finché la Mama Baro ci dirà di sì."
La vecchia rise e tutto il suo oro tintinnò scosso dalle risate: "Un modo gentile per ricordarmi che non sono eterna e che dopo di me ci sarà un'altra Mama Baro. Mi piaci, figlio mio. Vieni, seguimi nel mio carro." disse la vecchia, si alzò ed i due, da soli, entrarono nel carro.
La vecchia sedette su un sofà e fece cenno a Zanko di sedere davanti a lei.
"Ti ascolto, figlio. Parla."
Zanko allora le raccontò tutta la loro recente storia.
Quando ebbe finito, la vecchia disse: "E tu credi che il Consiglio accetterà che nel popolo Rom esista una tribù che vive in modo... proibito?!"
"Se il Consiglio è composta da uomini saggi, sì."
"Dammene un buon motivo."
"Perché non accadano più le cose che sono accadute a me, a Jojo, a Pero... perché chi è come noi, unendosi a noi, non crei problemi alle carovane..."
La vecchia scosse la testa e disse: "M'hai detto che nel vostro gruppo c'è anche un gagé. Fallo venire qui. Vediamo se lui per caso riesce a convincermi meglio di te, figlio."
Zanko capì che la vecchia gli stava dicendo che non reputava sufficienti le motivazioni che lui aveva addotto. Così si alzò, uscì, chiamò Patrizio e rientrò con lui. Il ragazzo, entrato, salutò formalmente la vecchia, che gli fece cenno di sedere.
"Parli romanès, gagé?" gli chiese.
"Poco e male, Mama Baro. Lo sto imparando..."
"Bene, se non ci capiremo Zanko qui tradurrà. Dimmi, figlio, perché mai un gagé vuole diventare Rom?"
"Per lo stesso motivo per cui uno sposo entra a far parte della tribù della sposa, Mama Baro."
"E dimmi, figlio, che senso ha che gente di origini diverse voglia fondare una nuova tribù?"
"Posso farti io alcune domande, per risponderti?"
"Certo, figlio."
"Una tribù, da che cosa è legata, Mama Baro?" chiese allora Patrizio.
"Da tradizioni comuni, da un vincolo di sangue, da un'attività comune, da un comune circuito..."
"Le tradizioni, Mama Baro, ci sono sempre state e sono immutabili?"
"No certo, si aggiungono col tempo così come col tempo si perdono o cambiano."
"Noi allora abbiamo le nostre tradizioni comuni, aggiunte col nostro arrivo e cambiate con la nostra breve storia. E dimmi, Mama Baro, un piccolo gagé rapito da una carovana, o uno sposo arrivato da un'altra tribù, non fanno forse parte della tribù?"
"Sì, certo, figlio mio."
"Allora è giusto dire che oltre al vincolo di sangue, cioè la nascita, c'è altro che lega i membri di una tribù: anche l'adozione o la scelta?"
"Sì, è giusto, figlio."
"Allora noi abbiamo questo vincolo, perché noi ci siamo adottati e scelti. Inoltre è chiaro che abbiamo comune attività e comune circuito. Quindi abbiamo tutti i requisiti di ogni tribù."
La vecchia annuì, poi chiese: "Ma per i Rom la famiglia è la base della tribù. Un padre, una madre, dei figli..."
"Ascolta: una donna Rom rapì una, due bimbe gagé e ne fece le proprie figlie. Le morì il marito, poi il padre, poi il fratello. Lei rimase sola con le due piccole gagé... Forse per questo lei e le due piccole non sono piu una famiglia?"
"No, certo che lo sono."
"Perciò anche noi siamo una famiglia. Abbiamo un rito per l'adozione. Zanko m'ha riconosciuto come suo figlio, ed io ho riconosciuto come mio figlio Fadil, ad esempio, e così è per tutti gli altri."
"Resta un punto su cui ancora non sono convinta: la tradizione Rom non accetta che due esseri dello stesso sesso facciano l'amore fra loro."
"Certo, Mama Baro, e questa tradizione porta ai terribili problemi di cui forse Zanko ti ha già detto. Ma questo non è tutto. Tu stessa prima mi hai detto che a volte le tradizioni cambiano. Quando cambia una tradizione?"
"In vari casi... quando non ha più senso, o quando la pressione esterna lo impone, per sopravvivere."
"Ed è la tradizione che serve i Rom, o sono i Rom che devono servire la tradizione?"
"La tradizione serve i Rom, figlio."
"Ma se la tradizione porta i Rom a morire, a soffrire, essa è buona? Li serve?"
"No certo, figlio."
"Questa tradizione ha quasi ucciso il corpo di Pero, ha quasi ucciso l'anima di Jojo, ha fatto soffrire Dule e Fadil e Marko ed anche Zanko... Quello che noi chiediamo non cambia le consuetudini delle tribù, ma permette a quelli come noi di non soffrire, di non morire. Toglie alle carovane un problema ed a noi dà la vita."
"Gagé, sei un saggio e fai onore alla tua età. Capisco che Zanko ti abbia voluto con sé... anche se vedo altri motivi..."
"Posso aggiungere una cosa, Mama Baro?"
"Certo... Qual è il tuo nome, figlio? Non ricordo."
"Patri, Mama Baro. Prendi uno qualsiasi di noi: o fa la fine di Pero, o di Jojo, o di Zanko... oppure deve restare nascosto e deve sposarsi, non è vero? E allora per tutta la vita costruirà l'infelicità per se stesso, per la sua donna, e perciò per i suoi figli. Con la nostra idea tutto questo è evitato. E tu, che sei più volte madre, vuoi la felicità dei tuoi figli, no? Scegli fra ciò che e bacht e bibacht, Baro Mama, per le tribù e per noi. I Rom si sono sempre sentiti estranei fra i gagé, estranei e perseguitati e questo è bibacht. Perché un Rom deve sentirsi estraneo, estraneo e perseguitato fra gli stessi Rom? Non è questo due volte bibacht?"
"Basta, basta, Patri, figlio mio! Bene, Zanko. Presenta la tua domanda al Consiglio. Non so se e come potrò aiutarvi, e so che non sarà facile. Ma, qualunque cosa deciderà il Consiglio, dopo, venite da me, prima di riprendere le strade del mondo. Ora uscite, l'udienza è finita."
Zanko e Patrizio salutarono ed uscirono. Si allontanarono con tutto il loro gruppo mentre la Mama Baro tornava a sedersi all'aperto, sulla sua semplice sedia impagliata.
Il consiglio doveva riunirsi due giorni dopo. Zanko approfittò di quei due giorni per cercare chi potesse procurare a Patrizio documenti falsi. Trovò un Rom che si disse disposto a fargliene avere. Patrizio chiese solo che gli fosse conservato il nome di battesimo. Si fece delle foto alla macchinetta automatica e le portò al Rom. Zanko disse di metterci un cognome Rom italiano e come professione "girovago" come in molti dei loro documenti di identità. Il danaro chiesto da quel Rom non era eccessivo e comunque lo pagarono volentieri.
Nel frattempo la Mama Baro aveva convocato ad uno ad uno quei capi tribù di cui sapeva di potersi fidare e, fra altre cose, chiese loro, quando ci fosse la prossima riunione del consiglio, di votare a favore della nuova tribù. Non erano la maggioranza, ma sperava che altri poi propendessero per il sì.
E finalmente venne il giorno del Consiglio.
Si svolse, al solito, davanti al carro della Mama Baro dopo che, tutti assieme, erano stati nella cripta. Il consiglio era formato dalla Mama Baro e da tutti i capi tribù presenti per quell'occasione. Erano in tutto dodici persone, uomini e donne, di mezza età o vecchi. Discussero vari problemi, quindi passarono ad ascoltare le petizioni ed a decidere in merito.
Chiamarono Zanko che questa volta dovette presentarsi da solo, mentre il suo gruppo aspettava fuori assieme a tutti gli altri. Zanko salutò con rispetto i vari capi, quindi espose la sua richiesta, parlando in modo molto abile. I capi ascoltavano in silenzio, impassibili.Quando ebbe finito di esporre la propria richiesta e di spiegare le sue motivazioni, Zanko tacque, in attesa.
Una capo tribù si alzò e disse: "Questa richiesta merita attenzione. È molto inusuale, ma merita attenzione. Tutti sappiamo bene che il problema di cui ci ha parlato Zanko esiste. E lui ci ha proposto una possibile soluzione. Una soluzione interessante, che può funzionare. Io dico che dobbiamo accettare la sua richiesta."
Si alzò un vecchio capo tribù: "Accettare, Mama? Accettare, dici? Come possiamo accettare una cosa che da sempre è proibita?"
"Proibita, ma che esiste. Proibita, ma che si fa da sempre!" obiettò un altro.
"Anche uccidere si fa da sempre, ma non per questo fondiamo una tribù di assassini!" disse una capo.
"Non sono assassini! Non puoi metterli sullo stesso piano!"
"Ma è una cosa vergognosa, non da approvare! No, no, non si può!"
"Dobbiamo difendere le nostre tradizioni!"
"Dobbiamo difendere i nostri figli!"
"L'uomo deve stare con la donna, come il cielo sta con la terra!"
"E drizzare i figli perché siano sani e forti e veri Rom!"
"E farli ribellare come se sole e luna e vento e fuoco..."
"Il Rom è libero e deve vivere come gli piace!"
"Il Rom non è Rom se fa cose proibite!"
"Eppoi non sono neanche tutti Rom... che vergogna!"
"Sono Rom quanto te, che tuo padre era un gagé rapito!"
Era la confusione e le voci pro e contro Zanko si sovrapponevano e si contrapponevano. Zanko ascoltava in silenzio, cercando di capire da che parte pendesse la bilancia e pareva che fossero di più, o più rumorosi, quelli contrari.
Ad un tratto la Mama Baro, che aveva ascoltato in silenzio come Zanko senza intervenire, batté le mani e subito ottenne il silenzio.
"Vi ho ascolatato attentamente e da tutti voi ho udito parole di saggezza come ci si può aspettare da degni capi tribù. Ma si sa, la saggezza dell'uomo non ha sempre lo stesso colore. A tutti voi comunque sta a cuore il popolo Rom, questo è chiaro, ed è bacht. Guai, guai se così non fosse.
"Ma cos'è il popolo Rom? Qual è la sua grandezza? Come ha potuto sopravvivere dall'inizio dei tempi fino ad ora senza scomparire, malgrado l'inimicizia e la persecuzione degli altri popoli? Sopravvivere senza avere un esercito, né fare guerre, senza né libri scritti, né terra, né casa, né potenza? Come? Qual è stata l'arma segreta e formidabile del popolo Rom? La libertà? No, non è un'arma, ma piuttosto qualcosa che va difesa. No, lo sapete bene, lo sapete bene tutti.
"La nostra forza, la nostra arma segreta sta nel fatto che abbiamo saputo adattarci! Adattarci, capi! Per cui, a seconda del posto in cui si svolgevano i nostri circuiti, siamo diventati Kanjarja, o Dachikhané, o Korakhané... o altro! ma siamo rimasti Rom, e siamo rimasti Rom proprio grazie a questo. Abbiamo imparato a parlare romeno o slavo o tedesco, spagnolo o italiano o francese, ma parliamo tutti romanès e siamo rimasti Rom. Abbiamo imparato mestieri nuovi, ma siamo rimasti Rom. Abbiamo saputo fiutare l'aria e scegliere il cammino, e cambiarlo e cambiarlo ancora, ma le strade del mondo sono nostre e siamo Rom.
"Ora, oggi, questo giovane ci chiede un nuovo adattamento. Vogliamo smettere proprio oggi di essere Rom, capi? No, dico io, no. Dobbiamo essere abbastanza saggi da accettare questo piccolo adattamento ed accogliere fra noi Rom questa nuova tribù: i Rogasi. Questo è il mio pensiero." disse la vecchia decisa.
Zanko l'ammirò.
Un capo si alzò: "Tu dici così, Baro Mama, perché quel Zanko ti ha donato una spilletta d'oro?" chiese l'uomo in tono di sfida.
"Ahi, capo Costache, ahi! Hai detto una cosa grave: io mi lascerei comprare da una spilla d'oro. Allora tu, che m'hai regalato una collana tre volte più pesante, volevi comprarmi anche tu?"
"No, solo che io sono generoso!"
"Ahi, capo Costache, ahi! È più generoso chi ha due monete d'oro e ne regala una, o chi ne ha trenta e ne regala tre?"
I capi si misero a ridere ed uno disse: "Taci, Costache o dirai un'altra cosa che avresti fatto meglio a non pensare."
Ma un altro capo si alzò: "Fondare una nuova tribù? Bene. Ma di Rom. Ora, vediamo, Zanko è stato cacciato dalla sua tribù e non è più un Rom. E uno. E c'è un gagé, e due. Poi due Sinti, e quattro. Poi un altro, Pero mi pare, cacciato dalla sua gente, e cinque. E l'altro è fuggito, tagliandosi così fuori, e sei. Quanti ne restano? Tre. Di che nuova tribù si parla?"
"Giusto, giusto!"
"È vero..."
"Non sono Rom, che vogliono da noi?" disse un coro di voci.
La Baro Mama si alzò, per la prima volta, e tutti tacquero di colpo.
"Bene, Capi. Se fossero Rom, non ci sarebbero problemi, allora, a fondare una nuova tribù, giusto?"
"Certo! Certo!" risposero in molti.
"Ma non sono Rom, perciò..." dissero altri.
"Molto bene, Capi. Allora Zanko ritira la sua richiesta, e io chiedo che tutti e nove siano giudicati dal Baro Kriss Romani! Se sono riconosciuti come Rom, saranno una nuova tribù, senza problemi. Se sono giudicati non Rom, quel che fanno non ci riguarda! Grazie, Capi Rom. La vostra discussione mi ha fatto capire chiaramente il vero senso del problema."
Il silenzio cadde sul Consiglio. La Baro Mama con una mossa astuta ed imprevista, aveva girato le carte, aveva sottratto loro la decisione ed avendo di fatto convocato il Kriss, li obbligava ad accettarne il verdetto.
Uno dei capi contrari allora disse: "Molto bene, Baro Mama. Allora scegliamo subito i cinque capi che formeranno il Baro Kriss Romani per questa occasione."
"Sì, certo, a voi la scelta. Ma poiché quelli da giudicare vengono dai Grnagora, Gergarija, Mrzarja, Kaloperjia e due Lovara, i capi di queste tribù non possono far parte del Kriss!"
Zanko ancora una volta ammirò la Baro Mama: escludendo quei cinque capi tribù, aveva escluso tre dei più decisi avversari alla nuova tribù. Votarono per scegliere i cinque giudici del Kriss e ne fissarono la riunione per il giorno seguente. Zanko con tutti i suoi uomini avrebbe dovuto presentarsi al Kriss ed ognuno di loro doveva avere un difensore.
Mentre Zanko si allontanava fu raggiunto da un uomo della carovana della Baro Mama.
"Zanko, cugino mio, la Baro Mama mi ha chiesto di essere uno dei vostri difensori e di difendere il gagé. E anche di aiutarvi a cercare gli altri otto difensori."
"Ti ringrazio, cugino. Ma... quando ti ha chiesto questo?"
"Questa mattina."
"Dunque... sapeva già che avrebbe convocato il Baro Kriss Romani per noi!"
"Certo, nel caso in cui, com'è successo, si accorgesse di non avere la maggioranza del Consiglio dalla sua."
"È davvero astuta..."
"È la Baro Mama." rispose l'uomo in tono ovvio, sorridendo.
Decisero assieme e trovarono un Lovara per difendere Pero, e via via gli altri, girando per i vari campi. Quindi si riunirono tutti e diciotto nel carro san Giorgio dei Rogasi e discussero accuratamente la linea da seguire. Per Dule, Marko e Fadil praticamente non c'erano problemi, perché le loro famiglie li avevano autorizzati, quindi decisero di far iniziare il giudizio con i loro casi. Poi decisero di far discutere il caso di Patrizio per quarto, quindi quello di Mateo e di Tomaso. Se infatti avessero accettato un gagé come Rom, non potevano non accettare i due Sinti. Quindi si sarebbe discusso il caso di Pero, poi quello di Jojo e per ultimo il caso di Zanko. Il caso di Zanko infatti era il più difficile di tutti: era stato espulso per una decisione del Kriss della sua carovana.
Discussero anche se, il giorno dopo, presentarsi al Baro Kriss indossando il loro costume Rogasi o no. Decisero per il no: ognuno si sarebbe presentato indossando il costume della sua tribù d'origine. Non tutti l'avevano, così se li procurarono girando per i campi e chiedendoli in prestito. Patrizio ed i due Sinti si sarebbero presentati con abiti piani.
Venne la riunione del Baro Kriss Romani. I cinque giudici sedettero su tappeti, in una fila. Da un lato sedeva la Baro Mama come presidente senza diritto di voto, sulla sua consueta sedia. Di fronte a lei i nove giudicati con i loro difensori. Dule notò che la Baro Mama aveva indosso molto meno oro del solito e che così la spilla che lui aveva fatto era più evidente, sul suo petto generoso.
"Chiedo che il Kriss giudichi il caso di Dule Omerovic dei Mrzarja Ousari. La domanda è questa: ha lasciato il suo campo e la sua gente. È ancora un Rom o no? Vieni avanti, Dule Omerovic, col tuo difensore." disse la Baro Mama.
Dule e l'uomo che lo accompagnava andarono a porsi di fronte ai cinque giudici del Kriss.
Il giudice più vecchio, una donna, chiese: "Dicci, Dule, perché hai lasciato la tua tribù, la tua gente, la tua famiglia?"
"In quel tempo mettemmo il campo vicino ad una città chiamata Amantea, nel sud d'Italia. C'erano già due carri, sul posto. Così conobbi Zanko ed i suoi quattro compagni e presto si diventò amici. Io diventai molto amico di quello chiamato Tomaso, gli mostrai come si lavora l'oro e lui mi mostrò la sua arte di giocoliere. Quando decisero di lasciare il campo io ero molto triste, sapevo che non li avrei mai più rivisti. Allora chiesi loro se mi volevano con loro e chiesi il permesso di andare a mio padre ed a mia madre. Avuto il loro assenso, mi sono unito alla loro carovana."
"Quindi hai lasciato la tua gente col loro assenso."
"È così, madre."
"Ma i tuoi nuovi compagni, rispettavano le tradizioni Rom?"
"Certo, madre. Abbiamo sempre festeggiato tutte le nostre feste secondo le tradizioni del nostro popolo."
"Tutti, anche il gagé ed i Sinti?"
"Tutti, anzi, loro più di tutti."
Un vecchio capo chiese la parola: "Ma tu andando hai spezzato i legami di sangue che ti fanno Rom. Che legami hai quindi ora con i Rom?"
Il difensore di Dule chiese di parlare: "Padre, se io rapisco un piccolo gagé, posso farne mio figlio?"
"Certo, se lo riconosco come tale col rito di filiazione."
"E lui dopo è un Rom anche se non ha il mio sangue?"
"È come se l'avesse, grazie al rito. Non c'è differenza."
"Dule entrando nel gruppo è stato affiliato con il rito da Tomaso, Tomaso da Mateo, Mateo da Zanko e Zanko ha sangue Rom..."
"Quindi," disse il vecchio, "se Zanko è un Rom, anche Dule è un Rom."
"Ma Dule è comunque un Rom, perché ha lasciato la sua famiglia col consenso dei suoi genitori, quindi non ha mai spezzato il vincolo di sangue." disse un altro giudice.
Votarono su questo punto ed il verdetto del Baro Kriss fu: Dule è un Rom.
Fu quindi chiamato Fadil ed interrogato. Il suo caso era analogo a quello di Dule pertanto il verdetto per lui fu lo stesso. Chiamarono Marko. Il suo caso era ancora più semplice, poiché il padre ed i fratelli lo avevano affidato a Zanko ed al suo gruppo, quindi fu sancito che anche Marko era sicuramente un Rom.
Allora la Baro Mama chiamò Patrizio: "Vieni, Patri, figlio mio. Chiedo che il Kriss giudichi ora il caso di Patri Faldella, originario dei gagé. La domanda è questa: può un gagé diventare un Rom? E se può, lo è Patri Faldella?"
Il vecchio giudice donna chiese a Patri di raccontare la sua storia. Patri parlò in romanès, aiutato a volte dal suo difensore. Due dei giudici dicevano che il ragazzo ormai era un Rom. Due dicevano che non lo era. Il quinto diceva che lo sarebbe stato, se Zanko era ancora un Rom, visto che lo aveva adottato. Ma decisero di non aspettare di decidere il caso di Zanko per decidere su quello di Patri. Patrizio chiese ancora di parlare in propria difesa e gli fu concesso.
"Le parole vanno, le parole vengono. Il mio gruppo ha donato una collana d'oro alla madonna degli zingari, laggiù nella cripta. Ora è là, fra mille collane. Chi può riconoscerla se non colui che l'ha fatta? Colui che l'ha fatta ne conosce ogni anello, ad uno ad uno, perché l'ha plasmato con le sue mani, col suo cuore, con la sua mente. Baro Devel sa, perché mi ha creato, ciò che sono. L'oro della collana, prima era altro.. ma ora è collana, ora è sulla madonna, giù nella cripta. Questo era il destino di quell'oro.
"Il mio era di essere forgiato come Rom. Solo chi saprà riconoscere la nostra collana sulla madonna giù nella cripta saprà riconoscere chi di noi era gagé e chi era già Rom. Io sono Rom, anche se voi non mi riconoscerete. Accetterò il vostro verdetto, certo. Ma il problema non è se io sono Rom o non lo sono, perché io so che lo sono. Il problema è se voi mi riconoscete come Rom o no. Ebbene, se voi saprete riconoscere la nostra collana e direte che io non sono un Rom, allora vi crederò e capirò di essermi sbagliato, di essermi illuso..."
La vecchia giudice chiese: "È una sfida, questa, ragazzo?"
"No, Mama, è solo il mio destino."
Uno dei due capi che aveva detto che Patrizio non era un Rom, prese la parola: "Hai unghie che graffiano i muri, figlio. Sembri più Rom di un Rom, devo ammetterlo. Ci mostri rispetto, ma non ti pieghi. Meriteresti che ti condannassimo ad un'ammenda per il tuo ardire, per le tue parole..."
"La pagherei volentieri."
Il vecchio rise: "Certo, non ne dubito. Vorrei che i miei figli avessero la fierezza che è in te. Sì, io ti riconosco come Rom, un vero Rom, figlio mio!"
Così il verdetto per Patri fu tre contro un no ed un astenuto, di accettarlo come Rom. Questo, come avevano previsto, semplificò la strada per accettare anche Mateo e Tomaso, dopo una breve discussione. E venne quindi il turno di Pero.
Il ragazzo, quando gli fu chiesto di parlare, disse: "Posso prima sottoporre alla vostra giustizia un altro caso?"
"Sentiamo." rispose subito la Baro Mama.
"Mio fratello aveva un cane. Lo voleva ammaestrare. Allora gli faceva fare esercizi e se nell'esercizio il suo cane era bravo, prendeva dalle provviste della madre, di nascosto, un pezzo di carne secca e lo dava a mangiare al cane. E il cane imparava bene e obbediva e tutti dicevano che era un buon cane. E anche la madre ne andava orgogliosa e diceva a tutti: È molto bravo, il nostro cane. Ma un giorno la madre arrivò e vide che il cane stava mangiando la carne secca. Allora andò a controllare nelle provviste e vide che ne mancavano molti pezzi. Chiese a mio fratello perché il cane stesse mangiando la carne secca, e come mai ne mancavano tanti pezzi. E mio fratello le rispose: perché questo cane, dopo tutto quanto ho fatto per lui, è un ladro. E mio fratello prese un bastone e bastonò il suo cane fino a lasciarlo sanguinante sul ciglio della strada e disse agli altri: ecco, io ho punito quel cane ladro come meritava. Passò di lì un gagé, vide il cane e lo curò. Ora, io vi chiedo, mio fratello deve essere premiato o punito per quanto fece? E il gagé, deve essere lodato o biasimato?"
Solo la Baro Mama conosceva la storia di Pero, perciò annuì in approvazione e chiese: "Cosa dite, giudici? Qual è il vostro verdetto?"
Questi ad una voce dissero: "Suo fratello deve essere punito severamente. Il cane era innocente. Il gagé è certamente da lodare."
"Bene," disse allora Pero, "La mia gente è mio fratello, io sono il cane, Zanko ed i suoi sono il gagé..." e raccontò loro tutto ciò che gli era accaduto, e come fosse stato accolto e salvato dal gruppo di Zanko, compresa la scoperta che lui non era un lotcholiko.
Fu dichiarato che anche Pero era a pieno titolo un Rom, perché era stato cacciato ingiustamente dalla sua gente.
Fu chiamato Jojo e anche lui raccontò la sua storia, ed anche lui, nonostante fosse fuggito dalla sua carovana, fu riconosciuto come Rom, perché gli si riconobbe il diritto di fuggire per non essere trattato come uno schiavo ed un oggetto di piacere.
Venne infine il turno di Zanko.
Anche lui raccontò la sua storia.
Alla fine la giudice anziana disse: "Tu sei stato espulso a ragione dal Kriss. Tu non sei più un Rom. Non c'è alcun dubbio su questo."
Allora parlò il suo difensore: "Chi commette uno sbaglio, può rimediare?"
"Sì, certo. Ma come può rimediare Zanko? Quello che ha fatto ha fatto, non si può più cancellare."
"Ma se il Sinti che lui ha violentato lo perdonasse, potrebbe Zanko chiedere di essere riammesso fra i Rom?"
"Certamente. Se la colpa è pienamente perdonata dall'offeso, non c'è più colpa." disse la vecchia giudice.
"Ebbene, il ragazzo Sinti che è stato violentato si chiama Mateo Alegra, lo conoscete già. E qui, è lui. Mateo, tu perdoni Zanko per quello che ti ha fatto?"
"Certo. L'ho già perdonato quasi due anni fa, ed ora vivo con lui che mi è padre e fratello." disse Mateo con un sorriso.
Allora la vecchia giudice gli chiese: "Perché l'hai perdonato, Mateo, figlio mio?"
"Ero andato a cercarlo per vendicarmi, perché la mia gente diceva che quel che m'aveva fatto chiedeva vendetta. Ma prima incontrai Patri, e Patri mi raccontò cose che Zanko non vi ha raccontato..." e parlò loro delle due volte in cui Zanko era stato violentato. "Perciò ho capito che la sua violenza su me era figlia di quelle violenze, non del suo cuore. Allora, quando lo incontrai, gli chiesi: se ora io violentassi te, cosa diresti, Zanko? E lui mi ha risposto: che ne avresti diritto e ragione, fratello. Eccomi pronto a darti soddisfazione. Così io l'ho perdonato. Perché se la violenza genera violenza, il perdono genera perdono."
Dopo un breve silenzio, la giudice anziana disse: "Bene, Propongo a questo Baro Kriss Romani di riammettere Zanko fra i Rom, perché la sua colpa è stata lavata da un atto di perdono." tutti i giudici aderirono alla sua proposta.
La Baro Mama si alzò: "Ringrazio questo Baro Kriss Romani per aver svolto il suo compito con vera saggezza ed integrità. Questi nove uomini sono Rom, senza nessuna ombra di dubbio. Quindi domani si riunirà di nuovo il Consiglio che darà il suo benestare perché questi uomini diano inizio ad una nuova tribù nel popolo Rom, quella dei Rogasi. Venite tutti a festeggiare, figli. Baro Die è questo."