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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MANUSH CAPITOLO 11
LA NUOVA TRIBÙ ROM

La tribù dei Rogasi fu fondata e si fece una grande festa e Zanko sedette fra i capi tribù, il più giovane di tutti, nel suo bel costume nuovo.

Il giorno seguente era il giorno della solenne processione e tutti ammirarono quei nove bei giovani che suonavano e cantavano con la felicità dipinta nel volto.

Dopo la processione la Baro Mama, tornando verso il suo campo, volle fare una deviazione ed andò ad ammirare i bei carri dei Rogasi, quindi volle entrare in uno assieme a Zanko.

"Capo Zanko, figlio mio, questa vecchia deve chiederti un favore..."

"Un favore tu a me, Baro Mama? Mille puoi chiederne e noi tutti daremo la vita per te."

"Non lo metto in dubbio... Ho il figlio di mio nipote, un ragazzo di nome Odisej, di diciassette anni... Vedi, credo che starebbe meglio con voi che con la sua famiglia..."

"Ama i maschi anche lui?"

"Se il mio cuore ed i miei occhi non mi ingannano... sì. Lui non ne ha mai parlato, né con me né con nessuno. È un ragazzo molto dolce, e suona il violino meglio del suo bisnonno, il mio uomo, quando era in vita. Ma lo vedo sempre molto triste, ed appartato e pare non accorgersi dei dolci occhi delle ragazze... Potreste vedere di parlargli e, se non mi sono sbagliata, dirgli che c'è posto anche per lui nella vostra tribù?"

"Ma certo, Baro Mama. Se così fosse... avremmo il tuo sangue fra di noi e questo sarebbe un grande onore per noi. Chi credi che di noi Rogasi potrebbe parlargli?"

"Vi ho osservati attentamente, in questi giorni... Credo che Jojo o Pero... che sono i più vicini in età..."

"Molto bene. Ci proveremo."

"Grazie. E, prima che partiate, ricordati che vi voglio rivedere, te e la tua tribù, capo Zanko."

"Sarà un piacere ed un grande onore venirti a salutare, Baro Mama."

Odisej era un ragazzo minuto, con una fossetta sul mento e lunghi capelli neri e lisci, un accenno di riga al centro. Quando Jojo andò a cercarlo, lo trovò seduto sui gradini del suo carro che stava accordando il proprio violino.

"Odisej, cugino, ho molto sentito parlare di te e volevo conoscerti. Ho sentito che sei il miglio lautari della tua tribù. Io sono Jojo, dei Rogasi..."

"Ah, la nuova tribù... pare che non si parli d'altro qui al campo in questi giorni... Sì, dicono che io sia un buon lautari... L'unica cosa in cui sono bravo, a quanto pare."

"Sei troppo modesto, Odisej. Chissà in quante altre cose sei bravo, tu."

"Ah sì? E in quali?"

"Ah, cugino mio, se potessimo stare soli tu e io, sono sicuro che potrei scoprirne più di una..."

"Soli?" chiese Odisej studiandolo.

"Sì, soli. Perché se si è soli ci si può aprire l'uno all'altro senza preoccuparsi degli altri... e del loro giudizio."

"Il giudizio degli altri fa di noi quello che siamo..." mormorò il ragazzo.

"Sì, certo. E per questo dobbiamo scegliere gli altri in modo che ci facciano essere ciò che è bacht per noi." disse Jojo.

"Di me nessuno può fare qualcosa che sia buono, a parte un lautari." disse sconsolato il ragazzo riprendendo ad accordare il suo violino.

"Perché dici questo, cugino? Io di te saprei fare cose molto buone e belle, penso."

"Tu? Sarebbe bello, ma..."

"Che cosa ti affligge, cugino?"

"Affligge? Nulla, perché?"

"Perché non leggo gioia nei tuoi occhi."

"Gioia. Cos'è la gioia?"

"Avere un amico che ci ami, per esempio."

"Non ho amici io. Non conosco cosa sia l'amore, io."

"Ma basterebbe che tu ti guardassi attorno, Odisej. È pieno di amici in attesa, è pieno di amore in attesa, il mondo."

"Non per me, comunque."

"E perché non per te?"

"Perché il mio cuore non è limpido, è come una superficie d'acqua turbata da un vento funesto."

"E perché?" insisté Jojo sorridendogli amichevole.

"Perché io sono nato sbagliato. Nessuno può volermi come sono."

"E come sei?"

"Bibacht. La mia vita è tutta bibacht."

"Ne sei certo, cugino Odisej?"

"Ne sono certo."

"Puoi sbagliarti nel giudicarti così. Che c'è di sbagliato nella tua nascita? in te? Perché dici che nessuno ti vuole come sei? Cerca la persona, o le persone che sappiano accettarti come sei... e sarai felice."

"Ci ho provato, che credi? Ma ho ricevuto solo rifiuti... rifiuti e scherno. Solo la musica ormai mi può donare qualche momento di serenità..."

"Quante volte ci hai provato, e con chi?" gli chiese Jojo.

Odisej lo guardò con aria di sfida: "Tre volte, il numero perfetto. E con amici... e li ho persi."

"E allora tenta la quarta volta, con me... e non mi perderai."

"Tu non sei un mio amico... non ti conosco."

"Ma vorrei esserlo. Tenta con me, Odisej, e lo diventerò. Amici non si nasce, si diventa, no?"

"Non sai che cosa mi stai chiedendo, cugino. Non sai di cosa parli."

"Lo so perfettamente, cugino."

"Credi di essere diverso dagli altri? E magari anche migliore?" chiese il ragazzo togliendosi con la mano i capelli dalla fronte.

"Migliore... non so, non mi interessa. Diverso... sì, almeno quanto lo sei tu!"

Odisej lo guardò e sorrise amaro. Posò il violino poi, guardandolo dritto negli occhi gli disse in tono di sfida: "Bene! Gioco il mio violino contro il tuo anello. Io ti farò una richiesta. Se la risposta è no, mi darai il tuo anello. Se la risposta è sì, io ti darò il mio violino. Ci stai?"

"Ma il tuo violino vale molto di più del mio anello..."

"Che importa? Sono certo di vincere il tuo anello."

"D'accordo, allora. Fammi la tua richiesta, sono pronto."

"Rifletti, cugino. Stai per perdere il tuo anello d'oro..."

"Fai la tua richiesta." insisté Jojo sperando di aver capito che cosa l'altro gli avrebbe richiesto.

Odisej si alzò in piedi e guardandolo negli occhi in atteggiamento di sfida, gli chiese: "Bene, cugino Jojo. Accetti di soggiacere a me come una donna soggiace a un uomo?"

Jojo lo guardò serio, in silenzio e non rispose subito. L'altro ragazzo allungò la mano e sorrise in attesa. Allora anche Jojo si alzò in piedi.

Chiese, serio serio: "Cioè vorresti fottermi in culo?"

"Sì, hai capito bene. Allora, me lo dai il tuo anello, adesso?"

"No, mi spiace. Sei tu che devi darmi il tuo violino. Perché io accetto la tua richiesta, Odisej!"

Il ragazzo lo guardò attonito: "Come, accetti?"

"Sì, lo voglio, dimmi solo dove e quando..."

"Come lo vuoi?" chiese ancora il ragazzo incredulo. "Io... non capisco..." Aggiunse poi stupito, "Ci tieni così tanto a quel tuo anello?"

"No! ci tengo tanto ad avere sesso con te, Odisej. Lo voglio, ne avrei piacere..."

"Piacere..." fece quasi eco il ragazzo.

"Sì, Odisej, perché tu mi piaci molto. Ma mi piacerebbe anche, dopo, e solo se a te piace, essere io ad assaggiare quel tuo delizioso culetto..."

"Bene, mi hai fregato! Hai vinto il violino. Prendilo, è tuo."

"No, prima devi prendermi il culo. Come t'ho chiesto di fare."

"Ti avverto, ce l'ho molto grosso anche se sono ancora un ragazzo..."

"Meglio, sarà ancora più piacevole, cugino mio."

"Ma tu... ami i maschi invece delle femmine, Jojo?"

"Sì, proprio come te, Odisej."

"E... come hai capito di me?"

"Perché io sono come te, appunto."

"Devel! Non sono il solo, allora?"

"No, anzi, siamo in molti..."

"Dici davvero Jojo? Non mi prendi in giro?"

"Se vuoi te ne farò conoscere altri... dopo."

Odisej cominciò a ridere, ridere, ridere in modo isterico, e ripeteva: "Non sono solo... non sono solo..." e lagrime gli uscirono dagli occhi mentre continuava a ridere convulsamente, istericamente.

Poi cominciò a calmarsi a ritrovare un po' di controllo e disse a Jojo: "Lo farei qui... davanti a tutti!"

"Non conviene, Odisej... gli altri ci giudicherebbero male..." disse Jojo ridendo.

"Dove e quando, allora?" chiese il ragazzo con occhi brucianti.

"Anche ora, nel mio carro, se ti va."

"Sarà sicuro, nel tuo carro, di giorno?"

"Sì certo, più che sicuro. Vieni?"

"Non ti stai burlando di me, Jojo?"

"Vieni, e vedrai."

"Potrò davvero... fotterti?"

"Ti do la mia parola."

"Non l'ho mai fatto, finora... Tu saresti il primo..."

"Sarà bello, vedrai."

"Tu l'hai già fatto?"

"Certo. Per questo so che sarà bello."

"Molte volte?"

"Più dei tuoi anni e dei miei messi assieme."

"E non ti hanno mai scoperto?"

"Nella mia tribù d'origine, sì. E mi deridevano... dopo averlo fatto con me ed aver approfittato di me. Nella mia nuova tribù lo sanno e lo fanno con me... e siamo tutti contenti."

"Per questo hai cambiato tribù, allora?"

"Certo. Noi Rogasi facciamo solo sesso fra maschi. E non ci sono donne, con noi."

"Che tribù fantastica! Sei fortunato. Ma lo fanno tutti?"

"Tutti, certo. Siamo solo in nove, per ora, ma mi sa che presto saremo di più. Altri chiederanno di cambiare tribù e di venire con noi. Oh, eccoci arrivati. Vieni nel mio carro, Odisej. Ho tanta voglia di te."

"Anch'io. È già sveglio, sai? E pronto, e ti vuole..."

"Entra..."

"Sono quasi contento d'aver perso il mio violino..." disse Odisej e lo seguì.

"Eccoci, qui, siamo soli, nessuno ci disturberà." disse Jojo tirando giù il letto e chiudendo la tenda, "sono già pronto..."

"No che non sei pronto, hai ancora gli abiti indosso..." scherzò Odisej posando il suo violino sullo scaffale.

Jojo lo tirò giù con sé sul letto e gli disse: "E allora toglimeli tu, no?"

Cominciarono a spogliarsi l'un l'altro con gesti febbrili, eccitati dalla reciproca vicinanza e dal mutuo desiderio, come dal brusio del viavai di gente che penetrava dall'esterno assieme alla luce del sole attraverso le persiane.

"Oh, Jojo, sei il primo maschio che posso toccare così!"

"E vedere nudo?"

"Questo no. A volte sono riuscito a spiare le nudità dei miei fratelli maggiori. Ma di lontano e di nascosto. E adesso invece ho un maschio tutto per me! Dovrai guidarmi tu... non l'ho mai fatto..."

"Certo, ti guiderò io. Ti piacerà. Hai un corpo minuto, ma molto ben fatto!"

"Non hai ancora visto il mio fratellino... Pare che sia cresciuto lui più di me."

"Bene, lo riceverò volentieri in casa, dopo aver fatto la sua conoscenza. Sia dalla porta anteriore che da quella posteriore."

"Porta anteriore? Quale porta anteriore, se sei maschio?"

"Lascia fare a me, Odisej. Sono io l'esperto, no? Oh, ecco il tuo bel fratellino! È veramente bello, e ben sviluppato."

"Non è troppo grosso?"

"Troppo? No, per niente." disse Jojo e, inginocchiatoglisi davanti, lo prese nelle mani a coppa assieme ai testicoli e si chinò a leccarli.

Odisej, che stava inginocchiato con le gambe un po' divaricate, spinse in avanti il bacino offrendoglisi, fremendo: "Oh, Jojo, questa sì che è una sorpresa!"

"Bella?"

"Bella!"

"Ma c'è anche di meglio..." rispose Jojo facendo affondare tutto il membro duro nella sua bocca e succhiandolo, facendolo scivolare dentro e fuori.

"Ooohhh... questo... non immaginavo che... non sapevo che si facesse così... che bello!" ansimò Odisej osservando affascinato ed eccitato il proprio membro apparire e sparire nella bocca del compagno.

Jojo continuò a lungo, avanti e dietro, finchè sentì che le gambe del compagno tremavano ed iniziavano a cedere. Allora rallentò, poi smise. Lo fece scivolar via di fra le labbra e si drizzò. Abbracciò Odisej tirandolo a sé, contro il proprio petto e lo baciò in bocca, in modo intimo, caldo e profondo, mentre gli carezzava la schiena e le natiche.

Poi si staccò e gli chiese: "Mi vuoi, Odisej?"

"Oh, sì!"

"Per farmi che?"

"Infilartelo nel tuo bel culo!"

"E poi?"

"Fotterti!"

"Fin quando?"

"Fino a godere!"

"Dentro di me?"

"Dentro di te."

"Ti piace l'idea?"

"Mi fa impazzire!"

"Bene, allora adesso suonerai il violino, Odisej. Fatti onore, lautari."

"Il violino?" chiese il ragazzo stupito.

"Sì, certo. Il mio culo è il tuo violino, e il tuo fratellino sarà l'archetto e suoneremo una bella ballata, la ballata del fratellino di Odisej."

Il ragazzo si mise a ridere: "Dicono che sia bravo io, a suonare il violino."

"Bene, dimostramelo!"

"Ma è la prima volta che lo suono così, però."

"Fatti onore."

"Sei un violino molto bello, tu..."

"Suonami..." disse Jojo si lubrificò, si stese sulla schiena in centro al letto e tirando su le gambe.

"Come devo fare?" chiese il ragazzo accostandoglisi.

"Inginocchiati con le ginocchia più larghe che puoi, qui, e siedi sui talloni. E avvicina il tuo archetto... così... Ora mettilo bene in posizione e spingilo tutto dentro... spingi... così... dai, fino in fondo..."

"Oh... oh... sto... en... tran... dooo..." gemette il ragazzo con un'ultima spinta.

"Ecco, bravo... e adesso suona! Metti le mani qui, carezzami il corpo, sfregami i capezzoli... e suona, suona... avanti e dietro, lento o veloce, come preferisci, purché sia buona musica tzigana!" disse Jojo carezzandolo sul petto.

E Odisej cominciò.

"Sì, Odisej, sei bravo... così... così..." lo incoraggiò Jojo gustandosi quel poderoso strumento che si muoveva dentro di lui.

Odisej, dopo alcuni "accordi" di prova, si lanciò in una lunga e focosa sonata. Jojo che ne spiava l'espressione del volto, lo vide trasformarsi, trasfigurarsi, andare in estasi, finché quella "musica" raggiunse l'apice, strumento ed archetto vibrarono all'unisono e Odisej, con un lungo gemito modulato, si scaricò completamente in Jojo con un'ultima spinta poderosa. Poi ricominciò a muoversi avanti e dietro lentamente, ansante, fremente. Si fermò di nuovo. Jojo lo tirò a sé e lo baciò in bocca e il ragazzo rispose golosamente a quel bacio.

"Sei bravo, Odisej. Con un po' di allenamento diventerai un vero artista." gli disse sorridendo Jojo.

"Con un maestro come te..."

"E strumenti come questi..." gli fece eco Jojo.

Odisej si sfilò lentamente: "Dieci, cento, mille violini valeva la pena di perdere!" disse il ragazzo guardando sorridente Jojo ed accarezzandogli lieve il corpo.

"Rivuoi il tuo violino indietro?"

"Non importa, E tuo."

"Ma te lo vorresti riguadagnare?"

"E come?"

"Dammi il tuo bel culetto, adesso, Odisej!"

"Sì, certo! E non per il violino..." disse prontamente il ragazzo assumendo la posizione che fino a poco prima aveva il suo compagno.

Jojo lo lubrificò bene quindi con pochi colpi secchi lo penetrò. Odisej gemette in un misto di dolore e di piacere.

"Sei il primo ragazzo vergine che prendo, Odisej." gli disse eccitatissimo, sistemandoglisi bene dentro.

"Tu non sei un lautari, vero?" gli chiese Odisej.

"No, sono un fierari..."

"Oh povero me! Allora adesso batterai l'incudine col tuo martello?" chiese sorridendo Odisej.

"No... Ora io voglio fare l'amore con te, mio bel maschietto. E farti sentire quant'è bello quello che tu prima hai fatto provare a me."

Jojo mantenne la sua promessa. Il ragazzo a poco a poco sentì la dolcezza di quell'unione ed alla fine la godette a pieno. Presto Jojo si sentì prossimo all'orgasmo.

Allora disse: "Odisej..."

"Sì, Jojo..."

"Perché non vieni via con noi?"

"Sì, Jojo..."

"Diventi un Rogasi, sarà... bello."

"Sì, Jojo..."

E finalmente Jojo eruttò in lui con una serie di spinte vigorose e il ragazzo, che si stava masturbando, ebbe immediatamente il suo secondo orgasmo. Allora si abbracciarono, rilassandosi.

Jojo gli chiese: "Davvero chiederai di cambiare tribù, di diventare uno di noi?"

"Credo proprio di sì..."

"Io ne sarei felice."

"Davvero?"

"Tu mi piaci molto, Odisej."

"Anche tu, Jojo. E sei il mio primo uomo..."

"E tu il mio primo vergine..."

"Ma non sono più vergine, ormai."

"Ti dispiace?"

"No, anzi... era ora. È bello prendere un ragazzo vergine?"

"È stato bello fare l'amore con te."

"Ma ora che non sono più vergine... ti interesserò ancora?"

"Io non sono più vergine da un secolo. Ti interesso ancora?"

"Ho capito. Grazie. Mi piace come mi baci. No, mi piace tutto, come mi baci, come me lo succhi, come me lo metti dentro, come te lo lasci mettere da me... E la prossima volta voglio anche provare a succhiartelo io."

Odisej chiese di cambiare tribù ed ottenne il permesso della sua gente, quindi si trasferì con la sua roba e gli allestirono un giaciglio provvisorio nel carro san Giorgio.

Prima di lasciare le Saintes Maries de la Mer, i Rogasi andarono a salutare la Baro Mama.

La vecchia dette a Zanko un suo talismano: "Tutti i capo tribù hanno visto questo talismano e sanno che è mio. Portalo al collo, capo Zanko, figlio mio, così tutti capiranno che godi della mia protezione. Ti ho affidato mio nipote Odisej. Voglio farvi un regalo per averlo accolto, in modo che possiate farvi un altro carro quando ne avrete bisogno..." disse,.

Aprì una cassetta che aveva accanto, vi immerse le mani e ne tirò fuori una manciata di gioielli d'oro, con entrambe le mani.

"Ecco... io ne ho anche troppi. Ma non fondeteli: per ognuno di questi, quando le altre carovane sapranno che sono appartenuti alla Baro Mama, potrete ricavarne due o tre volte il loro peso. E fra questi, scegli il più bello e portalo al collo, capo Zanko, perché tu possa fare bella figura di fronte agli altri capi."

"È troppo, Baro Mama..." mormorò Zanko emozionato.

"No, è poco, se voi saprete fare la felicità del mio Odisej. Bene, figli miei, vi metterete in cammino domani all'alba, vero?"

"Sì, Baro Mama."

"Spero di vedervi tutti al prossimo pellegrinaggio, e molto più numerosi. Io vi avrò sempre nel mio cuore, vedete?" disse toccando la spilla d'oro che aveva avuta in dono da loro e fece loro il cenno che potevano andare.

Tornarono ai loro carri. Alcune carovane avevano già ripreso la loro strada. Dormirono lì e, all'alba, partirono. Arrivati alla frontiera con l'Italia la passarono senza problemi: i documenti falsi di Patrizio ressero all'esame. Proseguirono fino a Levanto, dove misero il campo. Poiché c'erano solo loro, fecero il rito di affiliazione per Odisej, che fu adottato da Tomaso e Pero gli fece da padrino. Mentre stavano a levanto e giravano i paesi circostanti con i loro spettacoli, accaddero due cose.

La prima fu l'arrivo di una carovana di Rom Mrzarja, Ousari come Dule. Questi li conosceva e si fecero molte feste. E Dule spiegò loro che aveva cambiato tribù e che ora era un Rogasi.

"Una tribù senza donne?" chiese lievemente accigliato uno degli zii di Dule.

"Sì, tutti noi abbiamo rinunciato a sposarci."

"Come i preti Dacikhané?" chiese un altro zio.

"Eh, più o meno così. E la Baro Mama ci ha messo sotto la sua protezione."

"Bah! Un Rom senza la sua donna è come un uomo con una gamba sola!" disse in tono di disapprovazione un altro degli zii.

"Ho conosciuto un uomo con una gamba sola che era più valido di tutti i suoi fratelli con due gambe!" dichiarò un altro.

"Ma perché avete rinunciato a sposarvi?" chiese uno degli zii.

"In ricordo della regina Ana." ripose d'impulso Dule.

"Della regina Ana? Ma lei si sposò!" obiettò l'uomo.

"Appunto, e ne nacquero i nove demoni delle malattie, no?" ribatté Dule e si chiese dove avrebbe portato quel discorso.

Ma con sua sorpresa più di uno degli uomini annuì gravemente ed uno di loro iniziò a parlare delle malattie e così sviò il discorso. Parlarono d'altro, gli chiesero notizie del pellegrinaggio a cui loro non avevano potuto partecipare, gli raccontarono dei matrimoni, delle nascite e di una morte che c'era sta nella loro carovana e di varie cose loro accadute.

Mentre Dule usciva da un carro dove aveva salutato suo fratello e la sua cognata incinta, gli si accostò un ragazzo di diciotto anni.

"Salve, cugino Dule. Io sono Mile. Forse non ti ricorderai di me. Avevo dodici anni... tu eri già grande."

"Sei un uomo, ora, Mile. Hai già una fidanzata?"

"Ecco, è proprio di questo che ti volevo parlare..."

"E cioè?"

"È vero che voi Rogasi non vi sposate?"

"È proibito sposarsi, per un Rogasi!"

"Ah. Questo è interessante. Così non ci sono donne nella vostra tribù?"

"Infatti. Non hai visto?"

"Sì, appunto. I miei vogliono farmi sposare, invece."

"E tu non sei contento?"

"No. Le donne a me mi mettono soggezione... non mi piacciono..."

"Ah, davvero?"

"Sì, davvero."

"E... l'hai già detto ai tuoi?"

"No, ci mancherebbe altro. Direbbero che allora non sono un Rom. Sai come la pensano, no?"

"Ma noi Rogasi siamo Rom."

"Appunto. Questo è l'interessante."

"Ma tu... quindi non ti vuoi sposare."

"No. Credevo di non potere fare a meno, ma ora... se potessi diventare un Rogasi anche io... Potrei evitarlo, no?"

"Sì, però... Vieni a fare due passi con me fuori dal campo, Mile?"

"Volentieri."

Quando si furono allontanati, Dule gli disse: "Mile, io ti devo parlare molto chiaro. Ma prima dobbiamo fare un patto."

"Che patto?"

"Tutto quello che ti dirò ora, non dovrai assolutamente parlarne con anima viva... Mai, per nessun motivo."

"Sì, certo. Hai la mia parola, cugino Dule."

"Bene, e inoltre tu devi essere completamente sincero con me e non nascondermi assolutamente nulla."

"Certo, lo sarò, cugino."

"Allora, rispondimi: hai mai avuto sesso con qualcuno, tu?"

"Io..." iniziò Mile, poi arrossì e disse: "Ma anche tu non dirai mai a nessuno quello che ti dico?"

"Hai la mia parola, Mile."

"Io sì, una volta ho avuto sesso."

"Con chi?"

"Con... non ti arrabbi, se te lo dico?"

"No, certo. Con chi?"

"Con tua cognata."

"Mia cognata? Qui al campo?"

"Sì. Lei voleva un figlio, ma il figlio non nasceva e... e così tuo fratello mi ha chiesto di... e ora lei aspetta un figlio."

"Tuo?"

"Così dice."

"Ah. E... ti è piaciuto farlo con mia cognata?"

"Non sei arrabbiato?"

"No, Mile. Sono cose sue e tue... e di mio fratello. Allora, non ti è piaciuto?"

"No... molto poco. Ha fatto tutto lei, perché io... io sarei scappato via."

"Capisco. E non hai mai fatto sesso con un uomo?"

"Con un uomo? Scherzi?"

"No, parlo sul serio. Hai mai avuto voglia di farlo con un uomo, o un ragazzo?"

"Ma no, no, mai. Come t'è venuta questa idea?"

"Eppure ci sono uomini che fanno l'amore fra di loro. Non lo sai?"

Mile rise: "Sì che lo so. Ma capita solo fra i gagé, dicono i vecchi. I gagé sono così strani, d'altronde..."

"Non più strani di noi Rom, riguardo a questo. Anche fra i Rom ci sono uomini che lo fanno fra loro."

"Ma no! Davvero? Ma che senso ha? Mica possono fare figli, no?"

"Certo che no. Ma il sesso non è solo per fare figli."

"Ah no?"

"Certo che no. Scusa, mia cognata e mio fratello, non continuano a fare sesso fra di loro, anche se non possono nascere figli? Non hanno mica smesso, no?"

"Certo che no, al contrario! Visto che non ne vengono fuori figli lo possono fare ogni volta che gli va senza paura. E credo che lo facciano anche più spesso degli altri... E quando lei vuole un figlio, lui cerca uno per... per quello. E così almeno non si viene a sapere che lui non può."

"E perché continuano a fare sesso anche se non possono fare figli?"

"Ma perché gli piace, no?"

"Appunto. Perciò vedi che non si fa sesso solo per avere figli, ma perché è piacevole e bello farlo, no? E anche fra due uomini è bello e piacevole."

"Ah, capisco."

"Bene, ora, quello che ti dico è un segreto: noi Rogasi facciamo sesso fra noi."

"Voi... anche tu?"

"Certo, anche io."

"E è bello e... piacevole?"

"Per me e per i miei fratelli lo è, molto."

"E allora, se io volessi entrare a far parte dei Rogasi dovrei... fare sesso con gli uomini?"

"È così."

"Questa poi! Non l'avrei mai immaginato! Ma io non lo so se mi piacerebbe..."

"Dovresti provarci, allora. Se ti piace chiedi di diventare un Rogasi, se no resti un Mrzarja..."

"... e allora mi devo sposare. Così devo scegliere, o con una donna o con un uomo..."

"Temo di sì. Ma tu, scusa, non te lo fai ballare il fratellino?"

"Oh sì, quello sì, e spesso!" ridacchiò il ragazzo.

"E perciò ti piace."

"Cavolo, se mi piace!"

"Bene. Con un uomo può essere anche molto più piacevole. Te lo garantisco. Con una donna ci hai provato. Ora non ti resta che provarci con un uomo e poi scegli."

"Ma con chi?"

"Puoi chiederlo ad uno qualsiasi dei Rogasi, quello che ti piace di più. E se quello ti dice di sì, ci provi con lui."

"Uno qualsiasi?"

"Certo."

"Ma mica posso andare lì e dire: scusa vuoi farti una scopata con me?"

"E perché no? O così o in un altro modo. L'importante è che tu glielo faccia capire, no? E magari te lo chiede lui... Con chi ti potrebbe piacere provarci?"

"Mah... chi lo sa... Con Marko, forse. È molto simpatico."

"Bene, allora provaci con Marko."

"Ma se lui mi dicesse di no?"

"Provaci con un altro."

"Anche con quello... come si chiama... quello che oggi ha la camicia turchina?"

"Mateo vuoi dire? Certo, anche con lui. Ti piace anche Mateo?"

"Ha gli occhi luminosi... E un bel sorriso." disse Mile annuendo.

"Se preferisci, puoi anche farlo con tutti e due assieme."

"Tutti e due assieme? In tre, vuoi dire?"

"Sì, certo. A volte noi lo facciamo in tre, o in quattro..."

"E potrei farlo anche con te?"

"Sì, ma questa volta preferisco che tu ci provi con altri."

"Perché?"

"Perché devi essere tu ad avere il coraggio di andare e di provarci. Io sono tuo cugino, con me sarebbe troppo facile."

"Già. Infatti è difficile. Non so se ci riesco."

"Beh, vedi un po' tu... Rientriamo al campo, ora. E datti da fare, Mile, se vuoi davvero fare una scelta."

Mile attaccò bottone con Marko, ma pareva non concludere nulla. Dule lo osservava di lontano. Il ragazzo non trovava il modo di far capire all'altro che cosa avesse in mente. Ma ad un certo punto, mentre Marko gli raccontava della vita dei Kalderash, Mile lo interruppe.

"Ma io volevo parlarti d'altro."

"Ah. E di cosa, Mile?"

"Di... sesso."

"Sesso?"

"Sì. Tu e Mateo mi fareste provare a fare sesso con voi? Io non l'ho mai fatto con uomini o ragazzi e voi due mi siete simpatici e io l'ho provato con una donna ma non era granché e allora vorrei provare con voi per capire se mi piace con gli uomini e se ha senso che io chiedo di diventare un Rogasi o no..." disse Mile precipitosamente, senza prendere fiato, guardandosi le scarpe ed arrossendo e di colpo tacque.

Marko lo guardò per un attimo sorridendo, poi disse: "Allora andiamo a cercare Mateo e chiediamoglielo."

"Ma tu... lo faresti con me?"

"Sei un bel ragazzo, perché no? Andiamo a cercare Mateo, dai!"

Dule li vide allontanarsi assieme e sorrise. I due trovarono Mateo.

"Ehi, Mateo! C'è Mile qui che ha qualcosa da chiederti..."

"Ah, salve Mile, dimmi."

"Ecco io... io non ho mai avuto sesso con un uomo e allora... vorrei provarci con Marko e te." disse Mile, ora un po' più sicuro di sé.

Mateo lo guardò: "Beh, e perché no? Tanto entusiasmo per una prova va premiato. Vuoi che si vada subito?"

"Sì... prima che io perda coraggio..." mormorò Mile.

"D'accordo. Andiamo ai carri, allora."

Tutti e tre entrarono e sentirono un rumore.

"Chi c'è?" chiese Marko ad alta voce dall'ingresso.

Dal carro san Giorgio una voce rispose: "Pero. Sei Marko?"

"Sì, Pero... puoi venire qui?"

Pero arrivò.

"Sei solo?" gli chiese Marko.

"Sì, solo."

"Ecco, noi tre ci vogliamo appartare e..."

"Ah, capisco. Vado via subito, allora."

"Perché non vieni anche tu?" chiese Mile con un tono a metà fra lo sfacciato e l'imbarazzato.

Mateo rise: "Vuoi che vada a chiamare anche tutti gli altri?"

"No... con tre va bene... credo."

Pero sorrise: "Ti piace farlo in tanti?"

"Non lo so... è la mia prima volta..."

"Ah, vuoi cominciare alla grande, allora! Ottimo. Mettiamoci qua a sinistra, che ho già pulito..." disse Pero e li portò al carro 1.

Tirarono giù il letto e si spogliarono tutti e quattro. Tutti e tre i Rogasi avevano già una bella erezione. Mile non ancora. Li guardò da capo a piedi, soffermandosi soprattutto sui tre membri ritti e duri.

"Cosa devo fare, adesso?" chiese.

"Mettiti in centro al letto, a quattro zampe." gli disse Marko.

Mile eseguì prontamente.

Marko gli si avvicinò: "Guardate questo delizioso, piccolo culo! E la rosetta... io per cominciare gliela lecco ben bene, ragazzi! Una bella, piccola rosetta ancora inviolata..." disse e si mise a leccare l'ano di Mile.

Subito anche il membro del ragazzo cominciò ad inturgidirsi ed a crescere, tradendo il suo piacere.

"Gli sta venendo duro, ragazzi! Ha proprio un bel frutto maturo, fra le gambe. Io quasi quasi me lo gusto..." disse Pero e gli si infilò sotto iniziando a succhiarglielo.

Mile fremette. Marko, molto bravo di lingua, continuava a preparare l'ano del ragazzo e quando lo sentì rilassato e palpitante, e ben insalivato, iniziò delicatamente a penetrarlo con la punta della lingua, spingendogliela dentro leggermente. Mile mugolò per il piacere ed allungò una mano indietro e prese a palpare il palo teso di Pero che glielo stava succhiando con cura.

Allora Mateo si mise davanti al ragazzo e gli presentò alle labbra il suo bel piolo ritto e duro. Mile capì e cominciò a succhiarglielo e sentì il proprio piacere aumentare. Frattanto Marko aveva sostituito la sua sapiente lingua col suo stupendo membro e si apprestava a deflorare la rosetta lucida di saliva. Lo penetrò senza difficoltà, perché non l'aveva troppo grosso e Mile era totalmente rilassato e il foro era abbondantemente lubrificato di saliva.

Marko affondò lentamente nell'accogliente foro, stretto e ardente, quindi iniziò a stantuffarlo con la giusta energia. Mile, senza smettere di succhiarlo a Mateo, emise un lungo e basso mugolio di piacere. Mateo e Marko accostarono le loro teste e si baciarono, prendendo a stuzzicarsi a vicenda i capezzoli. Dopo poco Marko raggiunse un forte orgasmo, e si scaricò nel bollente canale non più vergine del ragazzo, con un gemito soffocato. Quasi subito anche Mateo si scaricò nella bocca di Mile, e allora anche il ragazzo versò tutto il suo tributo nella bocca accogliente di Pero, che a sua volta versò il suo seme nella mano di Mile.

Mile aveva la bocca piena del seme di Mateo e non sapeva che fare. Ma quando si rese conto che Pero stava bevendo tutto il suo seme, si risolse ad ingoiare con curiosità quello di Mateo e per la prima volta assaggiò il gusto di maschio e pensò che gli piaceva. Quando si staccarono, Mile ringraziò Marko per averlo deflorato senza fargli provare dolore.

Ma tutti e quattro si resero conto di aver ancora voglia di continuare, così dopo essersi rilassati brevemente, ricominciarono a fare l'amore. E Mile adorò il momento in cui, mentre faceva un focoso sessantanove con Marko, Mateo penetrò Marko e Pero penetrò lui. Poi fu lui a penetrare Pero, mentre era Mateo a penetrare lui e lui lo succhiava a Marko... Quando decisero di rivestirsi, finalmente appagati, Mile li ringraziò tutti e tre con vera gratitudine.

Pero propose di festeggiare e tutti e quattro si sposarono nel carro 2 in cucina, a mangiare e bere in allegria.

Appena Mile fu uscito, andò a cercare Dule.

"L'ho fatto! È fantastico!" disse radioso, "Vado subito dal capo Zanko a chiedergli di prendermi con voi. Sì, per la vita! voglio essere un Rogasi , e sarò un bravo Rogasi!"

Il cugino rise per l'entusiasmo di Mile.

Così Mile fu ammesso e chiese a Dule di dargli da padre ed a Patri da padrino. Alla prima occasione in cui poterono accamparsi da soli, compirono il rito.

Dule lo prese anche a lavorare con sé, perché anche Mile era un ousari, e gli insegnò le sue tecniche. Osservando bene i gioielli che avevano avuto in dono dalla Baro Mama prima di scambiarli, impararono anche tecniche nuove. E scambiandoli ci fecero molto oro, come la vecchia aveva previsto. Con l'oro che avevano ottenuto i due fecero i talismani da vendere ai gagé.

La seconda cosa che accadde al campo di Levanto, fu che Jojo e Odisej avevano scoperto di essere innamorati l'uno dell'altro e perciò sempre e sempre più finivano per fare l'amore solo fra loro due. Gli altri si resero conto di questo loro desiderio di isolarsi ma lì per lì non vi fecero molto caso, pensando ad una specie di infatuazione passeggera. Ma quando Jojo ed Odisej furono sicuri del reciproco sentimento e se lo furono confessato, decisero di andarne a parlare con Zanko per chiedergli come fare per considerarsi ed essere considerati in tutto e per tutto come una coppia fissa.

Allora Zanko una sera, dopo che ebbero lasciato Levanto, e dopo la votazione che aveva accettato Mile, pose il problema alla tribù. Ne discussero tutti assieme, e tutti accettarono l'idea che i due potessero decidere di legarsi in un vincolo particolare ed esclusivo, e decisero di creare un "rito d'unione".

Questa decisione occupò molte sere attorno al fuoco ed anche alcuni momenti durante la giornata, ed infine misero a punto il rituale, rifacendosi ancora una volta alle tradizioni Rom delle loro varie tribù d'origine.


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