Jojo ed Odisej, quindi, inaugurarono il rito, che era formato da due parti. La prima parte era "l'annuncio" che doveva essere fatto durante la festa di sant'Andrea o di san Giovanni o di san Silvestro, cioè le cosiddette feste dell'amore. Mentre tutti facevano festa arrivarono i due padri dei ragazzi, in questo caso Marko e Tomaso, che girarono per il campo fingendo di cercare fra le bottiglie, a lungo, una bottiglia speciale che era stata preparata prima, piena del migliore vino e con due anelli diversi appesi al collo. Era la cosiddetta plotcka. E dicevano ad alta voce: "Ho perso un puledro, chissà dov'è ora?" Poi finalmente, con la bottiglia ritrovata in mano, indicando i due ragazzi dissero: "Eccolo, è lui!"
Allora Marko staccò un anello dalla plotcka e lo consegnò ad Odisej, e Tomaso staccò l'altro anello e lo consegnò a Jojo ed i due ragazzi se li scambiarono e se li infilarono al dito indice. Quindi i due padri aprirono la plotcka, e il più vecchio ne bevve un sorso e passò la bottiglia a Zanko, poi via via agli altri sì che ognuno ne bevesse un sorso fino a vuotarla. La plotcka venne conservata, vuota, fino al giorno del matrimonio. Poi la festa proseguì con canti e libagioni e solo Jojo ed Odisej mantennero un atteggiamento molto riservato, sedendo fianco a fianco, per mostrare il dispiacere di non poter più fare l'amore con gli altri del gruppo. Nella successiva festa dell'amore, cioè circa quattro mesi dopo, si celebrò il matrimonio vero e proprio,
Nel frattempo uno dei letti venne separato, mettendo al posto della tenda un armadio con una porta: quello sarebbe stato il letto esclusivo della coppia che sarebbe stata unita e che comunque cominciò già ad usarlo. Di fatto, nel rito seguente all'annuncio, chiamato il rito "dell'unione" venne sancita un'unione che era già effettiva. Alla festa dell'unione i due ragazzi indossarono i loro abiti più belli, e si preparò la plotcka, riempiendola di nuovo ed appendendovi al collo altri due anelli, questa volta identici. Durante la festa i due andarono davanti a Zanko ed ai loro padri, seduti assieme, e dichiararono di voler vivere assieme e di voler "dormire da soli". Quindi andarono nel loro letto e si unirono in un sessantanove, bevendo ognuno il seme dell'altro e dicendosi l'un l'altro "Io ora sono in te e divento parte di te."
Il mattino seguente i musicanti svegliarono il campo. I due, di nuovo vestiti con i loro abiti migliori, uscirono e quando tutti furono riuniti dichiararono: "Jojo è in me" e "Odisej è in me". Allora si portò la plotcka ed i due si scambiarono l'anello infilandoselo a vicenda al dito medio. Tutti bevvero alla plotcka e mentre si dava inizio alla festa, i due sedettero sotto una specie di tenda decorata e tutti si presentarono con i doni di cibo e bevande, augurando loro buona fortuna. Poi venne portato ai due un pane in forma di due semisfere ed una manciata si sale. I due sparsero un po' di sale sul pane, lo spezzarono e lo mangiarono, mentre gli altri auguravano loro di restare uniti come il pane col sale.
Infine i due furono scortato all loro "tenda", cioè al letto riservato a loro. I due vi entrarono e vi si chiusero dentro. Questa volta il più vecchio dei due, cioè Jojo, tolse tutti gli abiti di dosso all'altro e li gettò fuori dalla porta. Agli amici in attesa, e disse a Odisej: "Ora metterò il mio sale nel tuo pane" e lo penetrò prendendolo fino ad avere l'orgasmo. Poi il più giovane, cioè Odisej, spogliò l'altro, gettò gli abito agli amici in attesa fuori, e ripetè il rito con Jojo.
Gli amici frattanto legarono gli abiti dei due, a coppie: le due camicie assieme, i due calzoni e così via, per simboleggiare che ora veramente i due entro la "tenda" erano finalmente realmente legati assieme.
La mattina seguente, tutti, ad iniziare dal più vecchio della carovana, entrarono nella "tenda" ad uno ad uno a salutare la nuova coppia, che doveva farsi trovare sul letto nuda e strettamente abbracciata, e depose sul letto il proprio regalo, cioè un oggetto per la vita di coppia.
Allora la coppia, indossato il costume Rogasi, uscì ed iniziò per la prima volta ad usare l'armadio mettendovi i propri abiti, i doni ricevuti ed i propri attrezzi di lavoro. Da quel momento erano ufficialmente sposati.
Finita tutta la serie dei festeggiamenti, Jojo e Odisej si ritirarono finalmente nella loro "tenda" cioè nel loro letto dietro l'armadio.
Jojo allora chiese: "Sei contento, amore, di essere solo mio?"
"Sì, Jojo, sono felice che tu sia il mio uomo e io il tuo. Non ti peserà non fare più l'amore con gli altri?"
"No, finché avrò il tuo amore."
"Ma se tu un giorno sentirai troppo forte il desiderio con un altro, voglio che tu me lo dica prima, Jojo, e non dopo..."
"Te lo giuro, Odisej."
"Anche se fosse uno di fuori..."
"Lo farei solo se dovessi adottarlo e solo se tu sei d'accordo, amore."
"Ma adesso che il rito è finito, ti va di fare l'amore con me, Jojo?"
"Sì, certo, vieni..."
Dando così inizio al rito dell'annuncio-unione, si decise di fissare anche altre regole. Prima di tutto non potevano unirsi in coppia un padre col un figlio e neanche due fratelli senza avere prima ottenuto una speciale autorizzazione dal capo tribù. Una coppia doveva adottare assieme un eventuale nuovo figlio, decidendo chi dei due sarebbe stato il padre. Un nuovo arrivato, per essere accettato, era tenuto a fare l'amore solo con il padre e con il capo o con uno da lui designato. Con gli altri membri della carovana era libero di farlo oppure no, come voleva.
Se una coppia avesse voluto separarsi, avrebbe dovuto dirlo al capo in una delle feste dell'amore, ma doveva restare assieme fino alla festa seguente. Quello dei due che aveva chiesto al capo la separazione, se alla seconda festa era ancora deciso a separarsi, doveva farsi "sorprendere" a letto con un altro. Allora il "tradito" chiedeva che gli fosse tolto, l'anello e si toglieva il proprio e gli ousari li avrebbero fusi. Il letto, l'armadio e tutti i beni della coppia, restavano al tradito, esclusi gli abiti, gli attrezzi e l'anello Rogasi del tradito. Tutto questo aveva lo scopo di scoraggiare le separazioni, pur rendendole possibili.
Se uno dei due veniva sorpreso a letto con un altro, a parte il rito di adozione, l'altro aveva tre possibilità: perdonarlo e non dire nulla, convocare il kriss e chiedere una punizione, o chiedere la separazione per colpa del traditore e restare in possesso di tutto.
Così la tribù Rogasi stava iniziando ad accumulare i propri riti, le proprie tradizioni, le proprie leggi, come ogni altra tribù.
Avevano posto il loro campo alle porte di Bologna, quando entrò a far parte della loro tribù un nuovo gagé. Si chiamava Maurizio Sestini ed aveva solo sedici anni.
Maurizio faceva marchette ai bastioni, non lontano dal Cassero. Una sera, mentre i Rogasi tornavano al loro campo dopo uno spettacolo, Mateo passando di lì in auto notò quel ragazzetto. Aveva un'aria a metà fra il bravo ragazzo e il discolo. Mateo aveva rallentato, osservandolo incuriosito, e commentava con Fadil, seduto sul sedile posteriore, spiegandogli che quel ragazzo, in attesa in quel punto e a quell'ora, era quasi certamente una marchetta. E d'improvviso si accorsero che stava avvenendo una retata della polizia.
Videro Maurizio guardarsi attorno con aria spaventata, o comunque assai preoccupata, cercando dove scappare. Mateo allora aprì la portiera di destra e gli gridò: "Qui svelto!". Il ragazzo li guardò, esitò appena un attimo poi salì nell'auto e richiuse la portiera. Mateo si riavviò lentamente.
"Vai! Veloce!" ansimò il ragazzo.
"No, non dobbiamo far vedere che scappiamo," rispose Mateo, poi disse, "Se ci fermano, tu eri allo spettacolo con noi, chiaro? E siedi dritto, non ti nascondere!"
"Siete attori?"
"Sì, una specie. E ti stiamo accompagnando a casa. Anzi, guidami davvero a casa tua."
"Ma io non voglio tornare a casa!"
"Affari tuoi. Ma se ci fermano devo poter dire che ti sto portando a casa. Dove abiti?"
"Su verso San Luca. Sai dov'è?"
"No."
"Vai dritto e al semaforo a destra."
Mateo andò. Quando si furono allontanati e Mateo ebbe girato al semaforo, il ragazzino disse: "Pericolo passato, grazie, Non serve che mi porti davvero su. Non stavate cercando un ragazzo, voi due? Cosa vi piace fare?"
"No, non stavamo cercando un ragazzo, passavamo di lì per caso. Fadil non aveva mai visto marchette e io gli stavo spiegando..."
"Fadil? Siete stranieri?"
"No, siamo zingari."
"Zingari! Uau! Non ho mai fatto l'amore con uno zingaro, io... Non avete un posto?"
"Sì, certo. Ma tu lo fai per soldi, no?"
"Beh, ma lo faccio anche perché mi piace. E voi m'avete salvato. La polizia m'ha già beccato una volta e la seconda m'avrebbero mandato in casa di correzione..."
"E avresti avuto grane coi tuoi..."
"No, grane no. I miei lo sanno."
"Sanno che fai marchette?"
"Sì, certo. Siamo noi fratelli che manteniamo ma' e pa'. Pa' entra e esce dalla galera, più dentro che fuori, comunque. Ma', prima d'ammalarsi, faceva la puttana. Così noi tre facciamo marchette,"
"Come, tre fratelli, tutti e tre?"
"Sì, certo."
"Ma vi piace a tutti e tre?"
"A me e a mio fratello Renato, quello di venti anni, sì. Siamo finocchi tutti e due. A Michele, quello di diciotto, di meno. Lui fa solo il maschio attivo, e gli piace di più con le donne."
"E i vostri genitori lo sanno."
"Sì, certo. Quando ma' ha scoperto Renato che mi stava fottendo, ha detto che invece di sprecare tempo in quel modo potevamo andare a fare marchette per aiutare in casa. Tanto più poi quando s'è ammalata."
"Tuo fratello lo faceva con te?"
"Me l'ha insegnato lui... Avevo quattordici anni, la prima volta e lui diciotto. Ma adesso facciamo marchette."
"E ti piace."
"Non proprio con tutti, ma sì, mi piace. E mi piacerebbe un sacco farlo con voi due." disse Maurizio ed allungò una mano a palpare la patta di Mateo, "Ce l'hai già duro, amico!"
"È vero. Ti va di passare la notte con noi due?"
"Dove?"
"Al nostro campo, nel nostro carro."
"Mi volete rapire?" chiese divertito Maurizio.
"No, solo scopare." gli rispose allegro Mateo.
"Tutti e due?"
"Se ti va..."
"Certo che mi va. Andiamo al vostro campo?"
"I tuoi non t'aspettano?"
"No, qualche volta passo la notte con un cliente, lo sanno che capita."
"Tuo fratello grande, lo fa ancora con te?"
"No, adesso s'è preso una cotta per un'altra marchetta."
"E tu, ce l'hai il ragazzo?"
"Io? Libero come l'aria. Cosa vi piace fare a voi due?"
"Di tutto."
"State assieme?"
"No, solo amici. Anche se ho una mezza intenzione di chiedergli di sposarmi."
"Sposarti? Mica si possono sposare, due maschi. Mica siamo in Olanda, qui."
"Ma nella nostra tribù due maschi si possono sposare." disse Fadil che fino a quel momento era rimasto in silenzio.
Maurizio sembrò interessato, così gli accennarono alle loro tradizioni.
"Cazzo benedetto! Un'intera tribù di finocchi! Che pacchia, c'è da impazzire dal godere! Dev'essere forte!" commentò il ragazzetto eccitato.
Giunti al campo i tre si appartarono in un letto, dopo aver detto agli altri della marchetta che era con loro, e fecero l'amore tutta la notte.
"Anche gli altri stanno scopando?" chiese il ragazzo durante una pausa.
"È probabile..." rispose Fadil.
"Mi eccita solo l'idea... E ce ne sono anche di sposati, fra di voi?"
"Una sola coppia, Jojo e Odisej."
"Cazzo! Me li fate conoscere, domattina?"
"Sì, certo."
"E quel bonazzo che ci ha detto che letto usare, chi è?"
"Zanko, il nostro capo."
"Dovrebbe avere un bell'uccello..."
"Se vuoi puoi chiedergli di verificare..." disse ridendo Mateo.
"Cazzo, sì, mi piacerebbe..."
Il giorno dopo presentarono Maurizio agli altri. Il ragazzo li guardava tutti da capo a piedi, valutandoli. Chiacchierò con Odisej e Jojo sul fatto che s'erano sposati. Girò per i carri, parlò con tutti. Trovò molto interessante che Patri una volta era un gagé come lui e trovò molto simpatico, anzi affascinante Tomaso. Passò la giornata con loro. Poi chiese se poteva fermarsi lì anche quella notte.
"Ma i tuoi, non vedentoti ancora, che penseranno?"
"Che m'ha cuccato la polizia. Avran saputo della retata. Ma non stanno in pensiero, no, non preoccupatevi."
Si fermò con loro anche quella notte, e fece l'amore con Tomaso e Zanko. E la mattina dopo chiese a Zanko di diventare uno di loro.
"Sei ancora minorenne, Maurizio, dovrei avere l'autorizzazione scritta dei tuoi genitori..." gli rispose Zanko.
"È una scusa per dirmi di no o mi volete?"
"Non è una scusa, no."
"Ma mi volete?" insisté il ragazzo.
"Per risponderti bisognerebbe fare la votazione."
"E allora fatela. Se mi volete mi accompagnate da mia madre e ti fai lasciare le carte necessarie."
"D'accordo, Mauri, faremo così."
Votarono. Ottenne 9 voti favorevoli su 11. Allora Zanko e Tomaso accompagnarono Maurizio a casa. Il ragazzo disse alla madre che voleva andare a vivere con gli zingari e vivere con loro. La madre all'inizio disse di no, che non voleva, che anche lui doveva portare soldi a casa. Ma Maurizio le rispose che se lei non firmava le carte, lui comunque smetteva di fare marchette e non le portava più a casa nemmeno una lira.
Il fratello maggiore volle parlare con Maurizio a quattr'occhi e, vistolo deciso, prese le sue parti. Alla fine la madre cedette e firmò una dichiarazione in cui diceva che autorizzava il figlio ad andare a lavorare col gruppo teatrale Rogasi ed a vivere con loro, e che lo affidava al signor Tomaso Piccaluga.
Maurizio radunò le sue cose e, salutati i suoi, tornò al campo con Zanko e Tomaso.
"Mi ha affidato a te, perciò mi adotterai tu, Tomaso?" chiese il ragazzo lungo la strada.
"Se ti adotto, non potremo sposarci, però..."
"Allora mi conviene chiedere di adottarmi a uno che non mi interessa di sposare!" esclamò allegro il ragazzo.
Arrivati al campo, Maurizio per un po' studiò tutti ed alla fine chiese a Patrizio di adottarlo, perché anche lui era stato un gagé, e così fecero. Erano ormai in dodici, perciò decisero di costruire il quarto carro e di comprare una nuova auto. Il quarto carro, anche a due letti come il san Giorgio, lo chiamarono san Luca in onore del posto in cui aveva abitato Maurizio.
Dule e Pero annunciarono che intendevano sposarsi, così si isolò il secondo letto nel carro san Giorgio. Poche settimane più tardi anche Mateo e Fadil dissero che si volevano sposare e si isolò uno dei letti del san Luca per la terza coppia.
Si erano accampati vicino a Chieti, quando incontrarono una carovana di lautari Kaloperjia. E fecero la conoscenza con Boro l'erborista, un ragazzo di venti anni. Boro era molto bello ed attirò subito le attenzioni di Maurizio che decise che voleva fare l'amore con lui.
Così cominciò ad andare con lui quando Boro girava per i prati a cercare le erbe e cominciò a fargli una corte discreta ma assidua. Specialmente dopo che Mateo gli disse che secondo lui a Boro potevano piacere i maschi. Maurizio, sentendosi sempre più attratto da Boro e temendo che prima o poi le loro carovane avessero da separarsi, decise che doveva scoprire le sue carte.
Boro stava raccogliendo alcune erbe utili per curare il catarro e spiegava a Maurizio, accoccolato accanto a lui, come riconoscerle.
Maurizio gli chiese: "Non c'è mica anche un'erba per far innamorare di sé una persona?"
"Sì, dicono di sì... ma qui non la vedo." rispose Boro.
"Peccato. Mi farebbe comodo."
"A te? C'è qualcuno che vuoi fare innamorare di te?"
"Beh, mi basterebbe anche solo che facesse l'amore con me, anche se non si innamora..."
"Ah. È una bella ragazzina?"
"Tu, Boro, ce l'hai la ragazza?"
"No, non ancora."
"Ma hai già vent'anni, tu."
"Sì."
"Hai già fatto l'amore, tu, Boro?"
"No. Possiamo solo farlo con la nostra donna, dopo che siamo sposati, perciò..."
"Ah. Io invece l'ho già fatto tante volte. Avevo quattordici anni, la prima volta."
"Davvero? Voi gagé siete strani..."
"Io non sono più un gagé, sono un Rom Rogasi, ormai!"
"Sì, scusa... Curiosa tribù, la vostra."
"Bella tribù, la mia!"
"A quattordici anni hai fatto l'amore?"
"Sì. È stato mio fratello più grande a fottermi."
"Tuo fratello? Ma come, tuo fratello? È strano..."
"Lui aveva diciotto anni e aveva voglia di scopare e dormivamo nello stesso letto e così... È stato bello."
"Bello?"
"Sì, bello. È bello farlo fra maschi."
"Ah... se lo dici tu..."
"Te lo giuro. E a me piacerebbe farlo con te, per esempio."
"Con me? Era per me che cercavi quell'erba?"
"Proprio così. Sei un bel ragazzo tu, Boro. Non ti va di provare a farlo con me?"
"Io... non so se è giusto..."
"Dai, Boro. Certo che è giusto, se ne ho voglia io e ne hai voglia tu... Tu non senti niente per me?"
Boro sembrò pensieroso, poi disse: "Beh... io ce l'ho da sempre la voglia di farlo con un amico... con un ragazzo... e tu mi piaci, ma..."
"E allora fallo con me, no?"
"Ma dove?"
"Qui nel prato. Non ci vede nessuno..."
Boro lì per lì disse di no, nonostante le insistenze di Maurizio. Ma il giorno seguente andò a chiamare Maurizio proponendogli di andare di nuovo con lui a raccogliere le erbe... Lo portò in un punto appartato e lì gli chiese se poteva toccarlo... e in breve erano sull'erba, seminudi, che facevano l'amore. E così anche Boro chiese di essere ammesso fra i Rogasi.
All'inizio la sua gente non voleva lasciarlo andare, ma quando Zanko fece sapere ai capifamiglia che loro erano sotto la protezione della Baro Mama e mostrò loro il suo amuleto, Boro ottenne l'autorizzazione e, scelto come padre Marko, fu ammesso.
Quando misero il campo vicino Manfredonia, Tomaso chiese a Maurizio di sposarlo. Il ragazzo ci volle pensare... da una parte gli piaceva poterlo fare con gli altri, ma dall'altra si sentiva veramente attratto da Tomaso e stava molto bene con lui. Così alla fine accettò ed un altro letto fu isolato per loro. In questo modo restavano solo due letti liberi per i cinque irriducibili singles della carovana.
Ripresero la via del nord. Alle porte di Civitanova misero il campo non lontano da quello di un gruppo di Sinti del circo. Qui fecero amicizia con Sandro, un Sinti che faceva il contorsionista e l'equilibrista. Questi, parlando con Mateo, gli chiese come mai un Sinti avesse deciso di unirsi ai Rom.
"Mi piace questa tribù di Rom... Siamo tutti solo maschi."
"Cos'è, una tribù di gay?" chiese Sandro ridacchiando, pensando di fare una battuta.
"Esatto. Per questo ci sto bene." rispose tranquillo Mateo.
Sandro spalancò gli occhi: "E anche tu sei gay?"
"Sì. Perché, anche tu sei gay?"
"Sì... E mi dici che voi... siete TUTTI gay?"
"Sì, certo, tutti."
"E quanti siete?"
"In undici, per ora."
"Chissà che ammucchiate, allora."
"Beh, in parte. In otto siamo in coppia fissa. Gli altri cinque no."
"Beh, cinque, meglio di niente... qualche bella orgetta ci scappa, no? E poi, siete tutti piuttosto belli, da quello che ho visto. Adesso che ci penso, è vero, non ho visto donne al vostro campo!"
"Sandro, non ti andrebbe di... conoscerci meglio?"
"Mi stai proponendo di scopare con te?"
"No, io sono sposato a Fadil e gli sono fedele. Ma magari con gli altri..."
"Beh, una buona scopata non si rifiuta mai. Presentami ai tuoi amici singles, allora... Almeno smetterò di farmi pompini da solo."
"Pompini da solo? Cosa... Ah già, è vero, tu sei un contorsionista! Ma non è più divertente farlo con un altro?"
"Sì, appunto."
"Non hai un ragazzo al circo?"
"No. Qualche volta lo faccio con uno dei trapezisti... ma lui è sposato e lo dobbiamo fare di nascosto. E poi qualche volta mi può capitare di poterlo fare con uno degli spettatori, ma capita di rado e sono solo avventurette."
"Ma tu Sandro, quando hai scoperto di essere gay, e come?"
"Ah... avevo sedici anni. C'era un clown che adesso non è più con noi... me lo succhiava e se lo faceva succhiare e mi piaceva. E lo faceva anche con Cesare, il mio amico trapezista, ma allora io non sapevo niente di Cesare e Cesare di me, perché il clown non ci aveva detto niente. Solo quando è andato via ce lo ha detto. E allora io e Cesare abbiamo cominciato a succhiarcelo... e abbiamo finito anche con lo scoparci. Ma a lui, a differenza di me, gli piacciono anche le donne, e così si è sposato. All'inizio ero geloso della sua donna, ma poi mi sono adattato, perché era l'unico modo per averlo, almeno ogni tanto... E Cesare scopa da dio, mi piace farlo con lui. Mi piace scopare..."
"Dovresti proprio conoscere i miei amici, allora..."
"Non vedo l'ora. Quando mi presenti a loro?"
E così Sandro fece l'amore con Patri, poi con Boro, poi con Zanko e Marko assieme, e infine anche con Mile. Quando ne parlò con Mateo, era felice.
"Ho passato la settimana più godereccia della mia vita. Sono tutti fantastici. Zanko è inesauribile... Marko molto bello... Boro è dolce e Mile un diavoletto. E Patri mi fa semplicemente girare la testa... Sono davvero uno meglio dell'altro. Mi sa che, se mi volete, diventerò anche io un Rom, e verrò via con voi..."
E così avvenne. Sandro chiese a Fadil di fargli da padre adottivo ed entrò a far parte della tribù. Fu un acquisto importante. Aveva subito aggiunto i suoi numeri al programma del gruppo, ma suggerì anche molti cambiamenti. Invece di fare uno spettacolo che consisteva in un collage di numeri diversi, perché non fondere tutto creando un musical? Ne discussero a lungo tutti assieme e Sandro fece una proposta: lui avrebbe scritto un copione ed avrebbero provato a metterlo su. Se fosse piaciuto a tutti, avrebbero continuato su quella nuova linea.
Sandro scrisse un copione sulla storia di Aladino, che piacque molto a tutti. Allora scrissero le musiche, disegnarono i costumi e le scene. Sempre su suggerimento di Sandro, i costumi erano disegnati in modo di mettere in risalto i loro bei corpi atletici e sensuali, esponendone il più possibile e fasciando o coprendo con veli semitrasparenti ciò che doveva essere coperto.
"Ma non potremo andare con uno spettacolo così sensuale, erotico, nei teatrini parrocchiali, però." obiettò Patri.
"Nei teatrini parrocchiali ci si coprirà un po' di più e si taglierà qualche particolare troppo spinto... Ma dobbiamo mirare a teatri più importanti, con spettacoli a pagamento, biglietti e tutto il resto. Alla gente piacciono i musical, e piace guardare bei corpi, ascoltare bella musica, vedere bei costumi e belle scene, belle danze. Faremo danze più erotiche nei teatri e più castigate nelle parrocchie. E avremo successo, vedrete!" disse Sandro entusiasta.
"E avremo la coda di spettatori che vogliono scopare con noi!" disse ridendo Mile.
Ebbero ragione tutti e due. La prima del loro "Aladino" a Modena, fu un successo e dopo lo spettacolo ebbero più di una proposta di una notte d'amore.
Si spostarono verso ovest. Si stava avvicinando il tempo del pellegrinaggio ed i quattordici Rogasi con i loro quattro carri volevano presentarsi alla Baro Mama come le aveva promesso Zanko. Arrivarono alle Saintes Maries de la Mer per tempo, così poterono trovare posto per collegare i loro quattro carri. Montato il loro campo, andarono subito a cercare la carovana della Baro Mama. La vecchia li accolse con affetto. Le regalarono una collana con quattordici pendenti a forma di uomo stilizzato, uno per ciascuno di loro.
"Capo Zanko, figlio mio! Sei sempre più bello! E sei come sempre il benvenuto."
"È una gioia vederti in salute, Baro Mama."
"Sì... E dimmi, il mio Odisej, sta bene?"
"Benissimo, Baro Mama. È lì, lo vedi, col suo compagno Jojo."
"Compagno? Vuoi dire che stanno insieme?"
"Sì, ho celebrato io la loro unione. Si amano."
"Ah... bene. Sai, in confidenza, anche se vi ho aiutato... e sono contenta di averlo fatto... mi fa uno strano effetto pensare che il mio piccolo Odisej ha ora... uno sposo. Perché è questo che mi volevi dire, no?"
"Sì, è questo, Baro Mama. Hanno spezzato pane e sale assieme."
"Già, capisco... Bene. L'importante per me è che sia felice. È felice col suo... sposo?"
"Sì, Jojo lo ama e lo rispetta e lo fa felice."
"Bene! Ho saputo che avete un quarto carro, ora."
"Sì, e credo che presto ne dovremo costruire un altro, se non due..."
"Molto bene. Sono contenta, capo Zanko. Vedi che ho sempre con me la vostra spilla?"
"Sì, Baro Mama. È un grande onore."
"Voglio donarvi io i soldi per il quinto carro. Sarà, in ritardo. Il mio regalo per il matrimonio... come lo chiamate voi... l'unione? del mio Odisej."
"Lo chiameremo Baro Mama, allora."
"No, capo Zanko, figlio mio. Chiamatelo santa Sara, visto che io mi chiamo Sara in suo onore."
"Come desideri, Baro Mama."
"E che il mio Odisej vi abiti."
"Certo, Baro Mama."
"E che scelga lui l'auto per trainarlo... Anche quella sarà il mio regalo di nozze... di unione, volevo dire. Ah, forse lo amo troppo quel mio bisnipote! Ma noi vecchi siamo deboli, lo sai, che ci vuoi fare..." disse ridacchiando furbescamente la vecchia donna.
La Baro Mama li colmò di altri doni, sia per ogni coppia che per i singoli. Allora i Rogasi, per ringraziarla, decisero di offrirle un loro spettacolo e lei vi invitò tutti i capi tribù e gli anziani. Fu un successo che fu festeggiato per tutta la notte.
Nei giorni seguenti tre Rom chiesero di unirsi ai Rogasi e scelsero come padri Boro, Patri e Pero. Si fermarono alle Saintes Maries de la Mer più a lungo del previsto, perché decisero di costruire lì il quinto carro, dedicato a Santa Sara. Pur essendo modulare e quindi identico agli altri, era quello che aveva le più belle e sontuose decorazioni.
Quindi tornarono in Italia e ripresero i loro giri "per le vie del mondo".
Oltre all'Aladino, misero in repertorio prima il "Faust", poi la "Storia del Pastore", in modo che se passavano per una città in cui avevano già dato spettacolo, potevano attirare gli spettatori con un titolo nuovo.
Ormai la loro carovana era ricca e senza problemi. Costruirono il sesto carro, che dedicarono alla regina Ana. Alla carovana si unì un gagé di venticinque anni che possedeva una casetta nella campagna di Orvieto. Decisero di mettere lì la loro residenza legale, perché questo era richiesto dalle leggi italiane per potersi costituire in cooperativa teatrale e pagare le tasse... Questo dava loro parecchie facilitazioni. Inoltre il risultato fu che dovettero cambiare le targhe delle loro auto ed ebbero tutte la stessa targa, con numeri consecutivi, e anche questo aumentava il loro senso di appartenenza allo stesso gruppo.
Passavano nella loro "casa" una volta l'anno, ma vivevano comunque nei loro carri. Nella casa avevano fatto installare una coppia di gagé, amici del vecchio proprietario, gay come loro, ma che non se la sentivano di fare la vita nomade. I due tenevano in ordine la casetta col giardino e curavano anche tutti i problemi legali della tribù, perché uno di loro era un contabile e l'altro era un commercialista.
Passarono così alcuni anni. La carovana dei Rogasi era ora composta di dieci carri, e contava trentuno membri, a parte i due gagé che abitavano alla base. Erano ormai una grossa famiglia. Montavano i carri a tre e quattro e le coppie vivevano nelle stanze separate, ed i singles tutti assieme usando i letti ancora liberi, e mangiavano sempre tutti assieme, singles e sposati.
Era una tribù felice, raramente nascevano tensioni e dissapori ed una sola volta dovettero radunare il Kriss, che comunque risolse il problema senza drammi. Zanko era un ottimo capo, ammirato e rispettato, anzi venerato da tutti.
E finalmente Zanko decise di sposare un giovane Rom di diciassette anni che aveva chiesto di seguire i Rogasi proprio perché s'era innamorato di Zanko e Zanko di lui.
Ma il ragazzo, di nome Osman, aveva lasciato per questo il suo amante segreto che aveva nella sua carovana. Ma questi, un uomo di ventisei anni sposato e con figli di nome Garabet, li inseguì e sfidò a duello Zanko, perché voleva riprendersi Osman.
"Chi vince il duello si tiene Osman." disse l'uomo.
"Come lo vuoi, il duello?" chiese Zanko che non poteva rifiutare una sfida fatta secondo le regole.
"L'arma la scegli tu. Ma voglio che sia un duello all'ultimo sangue!" ruggì l'uomo.
"Ah sì? Bene, se l'arma la scelgo io... scelgo questa!" disse Zanko aprendosi i calzoni e mostrando il suo membro.
Tutti i Rogasi, che erano radunati attorno a loro in un cerchio compatto, scoppiarono in una fragorosa risata.
"Non essere ridicolo! Come può essere all'ultimo sangue con... con quello!" disse Garabet irato.
"Chi dei due riesce a metterlo in culo all'altro, oltre a fotterlo, ha diritto alla vita dell'altro e ad Osman. Accetti?"
"Sì, accetto. Mi riprenderò Osman, ti fotterò e poi ti sgozzerò come un maiale."
"No, ti sbagli. Mi terrò Osman, ti fotterò e poi il tuo culo sarà a disposizione di tutta la mia tribù. E poiché la tua vita mi apparterrà, resterai con noi a fare la puttana e lo schiavo di tutti per tutta la tua vita!"
Osman, pallido, disse: "Se vincerai tu, Garabet, prima che tu possa toccarmi, io mi sgozzerò da solo!"
"Non temere, amato mio, Zanko vincerà." gli disse Zanko tranquillo.
Così, nel cerchio formato da tutti gli altri Rogasi i due, indossando solo una camicia ed i calzoni, scalzi, in centro al cerchio, iniziarono a lottare. Dopo alcune finte in cui si studiarono, si lanciarono l'uno sull'altro. Per un po' sembrò che Garabet potesse avere la meglio, benché Zanko riuscisse sempre a sfuggirgli all'ultimo minuto. L'altro forse era più forte, ma Zanko era più agile. Lottarono per quasi due ore. Era quasi sempre Garabet a caricare, ma cominciava a dare segni di stanchezza.
Ma allora Zanko sembrò come risvegliarsi all'improvviso. Avevano tutti e due la camicia aperta, i bottoni erano saltati via da tempo, e fuori dai calzoni. Garabet caricò Zanko per l'ennesima volta, ma questi si scostò, lo afferrò per la camicia all'altezza del petto e con un gesto secco gliela rovesciò sulle spalle, a metà braccia, la girò, dette uno strattone verso di sé e bloccò le braccia dell'avversario, legandogliela stretta prima per le falde poi per le maniche penzoloni. Garabet riuscì a staccarsi e mentre cercava di liberarsi le braccia, caricò Zanko a testa bassa, furioso. Zanko di nuovo si scostò all'ultimo istante e facendogli lo sgambetto lo fece stramazzare a terra.
Allora gli volò sopra e con vigorosi strattoni gli aprì i calzoni e glieli calò sulle anche. L'altro si divincolava con forza lanciando ruggiti di rabbia e bestemmie. Zanko, seduto su di lui, calmo, gli sfilò parzialmente le gambe dei calzoni e gliele annodò attorno alle caviglie immobilizzandogli così anche le gambe.
Quindi si sfoderò il membro già duro e con calma sovrana, sputò nel solco del culo dell'uomo insalivandogli l'ano. Garabet si agitava cercando di impedirgli di penetrarlo e cercando disperatamente di liberarsi dagli abiti che lo legavano. Allora Zanko gli afferrò i testicoli con una mano ed iniziò lentamente a torcerli.
"Garabet, o stai fermo o te li strappo e poi ti inculo lostesso ma muori dissanguato. Cosa scegli?" chiese continuando a torcerli.
Il volto di Garabet era ora cianotico: "Hai vinto... mi arrendo!" gemette immobilizzandosi.
"Allora stai fermo e lasciati inculare!"
"Sì sì, quello che vuoi... ma smetti di torcermi le palle!" gridò l'uomo con un singhiozzo.
Zanko gliele lasciò, si spalmò di sputo il membro e glielo cacciò dentro con un gran colpo forsennato. Garabet urlò ma non si mosse.
"Non mi dire che eri vergine! Dovremo mettere fuori il diklo!" disse sarcastico Zanko ed iniziò a fotterlo con violenza, sotto gli occhi di tutta la tribù. Quando si fu scaricato in lui, disse: "Adesso lo fotti tu, Osman!"
Il ragazzo si aprì le braghe e prese il posto di Zanko. Zanko si alzò e si ricompose. Poi disse agli altri che osservavano in silenzio il ragazzino fottere l'uomo "E dopo Osman, voglio che lo inculiate tutti voi, compresi gli sposati!"
Allora Patri gli si avvicinò e lo guardò negli occhi.
"Per la nostra antica amicizia... lascialo andare, ora, Zanko, ti prego."
"Non lo merita."
"No, hai ragione, non lo merita. E se per caso ti avesse mai dovuto vincere, l'avrei sfidato io e dopo di me tutti noi, pur di non lasciargli portar via il tuo Osman e per vendicare il tuo onore. Ma ora, hai vinto... sii generoso. Sii un gran capo, come sei sempre stato."
Zanko allora guardò gli altri, poi disse: "Bene. Siano portate le palle bianche e rosse. Chi vuole che sia lasciato andare, metterà la palla rossa. Né io né Osman voteremo, quindi ci saranno 29 palle. Se ne ha almeno 15 rosse, lo lascerò andare. Se no resterà qui come puttana della tribù, come gli avevo giurato."
Osman che era venuto nell'uomo, si alzò e si ricompose lui pure.
"Sì, ma se dovesse andare, lui deve giurare che non si farà mai più vedere e che non cercherà in nessun modo la vendetta! O lo sgozzerò io con le mie mani!" disse Osman deciso.
"D'accordo, mio Osman, così sarà. Votate, ora."
Ci furono 17 palle rosse. Garabet giurò solennemente che non si sarebbe mai più fatto vedere e che non avrebbe cercato in nessun modo di vendicarsi e così lo lasciarono andare.
Dopo questo fatto ripresero la via del pellegrinaggio. Zanko presentò alla Baro Mama il suo sposo e le diede il regalo che la tribù aveva preparato per lei: un bellissimo bracciale con 31 giri di sferette di filigrana d'oro, uno per ogni membro della tribù.
Quello fu l'ultimo anno in cui videro la vecchia Baro Mama, perché pochi mesi dopo la vecchia morì e si elesse una nuova Baro Mama.
La storia dei Rogasi era ormai parte della storia dei Rom. Anche i Rogasi erano, a pieno titolo, manush!