Domenica mattina ci svegliammo tardi. Era la prima volta che dormivo con qualcuno nello stesso letto e trovai piacevole svegliarmi a contatto con un corpo caldo e bello. Era una dolce intimità che non avevo mai sperimentato. Prima di alzarci ci carezzammo e baciammo per un po' ma senza rimetterci a fare l'amore, semplicemente per godere di quella gradevole vicinanza.
Lorenzo mi disse che avevo fatto molto colpo sui suoi due amici, sia Claudio che Dario e mi chiese se mi piacevano.
Risposi di sì, poi gli chiesi: "Tu hai già fatto l'amore con loro?"
"Sì, certo."
"E come sono?"
"Gradevoli, tutti e due."
"Attivi o passivi?"
"Claudio solo passivo, Dario tutti e due. Ti piacerebbe provarci con loro?"
"Beh, credo di sì."
"Se vuoi la prossima volta invitiamo uno dei due a venire qui con noi."
"Perché non tutti e due?"
"Credo che pur essendo amici fra loro non siano attratti l'uno dall'altro."
"Allora una volta invitiamo uno e una volta l'altro..."
"Con chi ti piacerebbe farlo per primo?"
"Bah, è uguale... Ma a loro andrà di farlo in tre?"
"Penso di sì. Sabato prossimo invitiamo Claudio, allora?"
"Sì, va bene." dissi io pregustando la cosa.
Ci alzammo. Ascoltammo un po' di musica mentre Lorenzo montava il modellino di una casa per l'università e io lo guardavo affascinato. Poi Lorenzo si mise a preparare il pranzo. Era bravo anche come cuoco e mangiammo bene. Poi mi chiese se volevo guardare un film gay e mise su un film francese. Lo guardavo incantato: non avrei mai creduto che esistessero anche dei film così, con tanti bei ragazzi che facevano l'amore tutti nudi e in tutti i modi.
Ero eccitatissimo e, inconsciamente, mi cominciai a carezzare fra le gambe. Lorenzo mi lasciò fare senza dire nulla. Ma dopo poco mi accorsi che anche lui era eccitato, così spostai la mano dalla mia alla sua patta e presi a carezzare lui.
"Sono belli, vero?" disse Lorenzo senza staccare gli occhi dallo schermo, "Avrò visto questo film dieci volte, ma mi eccita sempre."
"Sono molto belli. E mi piace la storia."
"Capisci il francese?"
"Poco, qua e là. Ma si capisce lo stesso."
Lorenzo si inginocchiò fra le mie gambe e sfregò il viso sul mio pacco gonfio.
"Ma così non vedi il film..." dissi io.
"Il film io lo conosco già. Preferisco vedere qualcosa di più reale e concreto..." disse lui cominciando a slacciarmi i pantaloni.
Io allargai di più le gambe e spinsi un po' in avanti il bacino per facilitargli l'opera, continuando a guardare le scene che scorrevano sul piccolo schermo. Lo sentii trafficare e finalmente sentii le sue mani sui miei genitali turgidi. Subito vi sentii le sue labbra e la sua lingua. Era bellissimo guardare quelle scene e nello stesso tempo provare quelle sensazioni. Me lo sentivo duro come non l'avevo mai avuto.
Lorenzo non voleva farmi venire, perciò ogni volta che mi sentiva quasi pronto lui rallentava e mi faceva smontare un po' l'eccitazione, per poi ricominciare a darmi piacere. Era una vera croce e delizia. A volte davo un'occhiata giù verso il mio grembo e mi piaceva vedere il mio uccello duro e lucido di saliva scivolare dentro e fuori fra le labbra serrate del mio amico e amante e professore... ma tornavo subito a contemplare lo svolgersi della storia erotica sul televisore.
Il film giunse alla fine. Allora Lorenzo mi sfilò i calzoni, mi sollevò le gambe e cominciò ad insalivarmi ben bene fra le natiche preparandomi accuratamente, mentre si toglieva i calzoni con le mutande. Io ero tutto un fremito. Ma quando fummo tutti e due pronti, invece di prendermi in quella posizione sedette sulla poltrona di fronte e mi disse di andare a sedermi su di lui.
Mi fece salire in modo che lo fronteggiassi, appoggiando le cosce ben divaricate sui braccioli della poltrona e lasciando ciondolare giù le gambe. Quindi mi guidò, tenendoselo ben dritto, ad infilarmici sopra. Puntando le mani indietro sui braccioli mi lasciai calar giù lentamente per gustarmi quella inconsueta penetrazione. La colonna di carne s'insinuò in me man mano che scendevo, soda e fremente. Lui allora con una mano cominciò a carezzarmi mentre con l'altra mi stuzzicava i capezzoli.
"È troppo bello, Lorenzo..." sospirai io quando mi resi conto di averlo accolto tutto.
Feci per iniziare a molleggiare su e giù ma lui mi disse di star fermo. Mi fece mettere le braccia attorno al suo collo in modo di stare lievemente sollevato quindi iniziò a dare colpi di sotto in su. Ad ogni suo colpo il mio uccello sobbalzava ed i miei testicoli battevano contro il suo pube peloso. Era davvero molto bello. I nostri occhi si guardavano, rischiarati da un sorriso pieno di piacere.
"Non mi stancherei mai di fare l'amore con te..." gli dissi.
"Neanche io, Stefano. Mi piaci davvero un sacco." mi rispose continuando a muoversi su e giù dentro di me con vigore.
"Cosa ti piace più di tutto, di me?"
"La gioia con cui fai l'amore. E di me?" chiese lui.
"La forza e la tenerezza e come sai far durare a lungo questi momenti magici e il tuo corpo e il tuo sorriso..."
"E basta?" scherzò lui.
"No, e questo tuo bell'uccello che quando è a riposo è si e no una dozzina di centimetri ma quando è in azione dev'essere almeno di venti!"
"Ti piace davvero?"
"Sì, molto. E anche come lo usi."
"Anche a me piace il tuo uccello... mi piace sentirmelo in bocca..."
Questi discorsi ci eccitavano ed aggiungevano piacere alla già piacevole unione dei nostri corpi.
"Lo senti, Stefano, come ti si agita dentro?"
"Sì, e mi piace."
"Ti pesa molto che io non me lo faccio mettere da te?"
"Beh... non molto, anche se mi piacerebbe..."
"Ma dopo io te lo succhio..."
"Lo so e mi piace da matti venirti in gola..."
"Anche a me piace molto succhiartelo, sai?"
"Lo so. Per questo sto bene con te anche se non te lo lasci mettere."
"Sei un gran bel ragazzo, Stefano."
"Sono il tuo ragazzo."
"Sì, sei mio!" disse lui dando bei colpi d'ariete verso l'alto e facendomi sobbalzare ad ogni colpo.
"Se ci vedessero così i miei compagni o i tuoi colleghi..." dissi io ad un tratto, ridacchiando.
"Farebbero la coda in parecchi..." rispose lui sorridendomi.
"Perché, pensi che ci siano molti gay nella nostra scuola?"
"No. Ma si convertirebbero in molti vedendo quanto è bello!" disse lui.
"C'è qualcun altro dei tuoi allievi che ti piace?"
"No, nessuno quanto te." rispose lui.
Continuò a lungo ed io ero ammirato e compiaciuto per la sua resistenza. Ma infine non riuscì più a controllarsi e cominciò a dare colpi disordinati e violenti. Mi piaceva vedere i sintomi del piacere sempre più intenso dipingersi sul suo volto, spiare il progresso del suo godimento, vedere il suo sorriso farsi più e più estatico, la sua espressione più intensa e finalmente vederlo raggiungere l'apice dell'orgasmo e sentirlo liberarsi dentro di me mentre la sua espressione si addolciva, si distendeva ed una beatitudine infinita si diffondeva sul suo volto.
Allora mi fece sollevare puntando le ginocchia sui braccioli finché ebbe il mio uccello davanti alla sua bocca e fu il mio turno a provare le stesse emozioni che avevo contemplato susseguirsi in lui, finché mi scaricai, gemendo forte tutto il mio intenso piacere che lui aveva tenuto desto per ben più di un'ora. Gli sedetti di nuovo in grembo, ci abbracciammo stretti e ci baciammo a lungo, soavemente.
"Sei contento, Stefano?"
"Sì, per il momento..." dissi io con un'aria birichina e provocatoria, poi aggiunsi, "Ma prima di tornare a casa, stasera, voglio di nuovo fare l'amore."
"Perché non ti fermi di nuovo a dormire qui con me?"
"No, voglio stare un po' anche con Domenico. Non voglio lasciarlo troppo solo."
"Ma con lui ci stai tutta la settimana!" protestò Lorenzo fingendo di farmi il broncio.
"È vero, con te sto di meno, ma sono ore molto più intense. Lui ha bisogno di compagnia..."
Lorenzo non insistette e gliene fui grato. Passammo il pomeriggio in allegria poi, un'oretta prima di andar via, tornammo sul letto per fare di nuovo l'amore. Davvero non mi sarei mai stancato di fare l'amore con lui nonostante non potessi esaudire il mio desiderio di penetrarlo.
Tornato a casa trovai Domenico che era rientrato da poco. Al solito chiacchierammo: mi piaceva molto stare con lui. Nonostante la nostra differenza di età ci si intendeva bene, anche e soprattutto grazie alla sua notevole apertura mentale. Sentivo che mi rispettava profondamente e pensavo che era un peccato che non avesse potuto avere figli: sarebbe stato un ottimo padre. Gli ero grato per avermi voluto come figlio adottivo. In fondo un figlio adottivo è quasi più di un figlio naturale, perché come figlio naturale ti devi tenere quello che la natura o il destino ti ha dato, mentre un figlio adottivo l'hai accettato e scelto per quello che è.
Presi la patente e Domenico volle comprarmi un'auto in modo che fossi indipendente: una Y10 di seconda mano ma quasi nuova e molto ben tenuta, che andammo a scegliere assieme. Continuavo ad aiutarlo in negozio e cominciavo a capire in che cosa consistesse il lavoro di antiquario e di restauratore. Anche a scuola andavo benino e trovavo il ritmo lavoro studio non troppo pesante.
Con Lorenzo le cose andavano bene. A scuola si dimostrava amichevole con tutti e si faceva dare del tu dagli allievi, così non mi era difficile stare con lui come allievo senza far sospettare agli altri la nostra relazione, ma senza per ciò dover indossare una maschera.
Invitammo Claudio a venire a fare l'amore con noi e lui accettò subito e volentieri. A Claudio piaceva molto essere penetrato, così potei finalmente provare di nuovo questo piacere. Anzi, mi piaceva molto penetrare Claudio mentre Lorenzo penetrava me o essere penetrato da Lorenzo mentre Claudio me lo succhiava.
Claudio era simpatico ed aveva un corpo gradevole anche se un po' più peloso di quello che mi sarebbe piaciuto.
In seguito invitammo Dario. Dario forse mi piaceva un po' di più di Claudio, era più vivace ed anche fisicamente era più gradevole, benché preferissi Lorenzo sotto tutti gli aspetti.
Dario aveva capito di essere gay sei anni prima, cioè quando aveva ventidue anni, quando aveva iniziato a lavorare come truccatore teatrale, ma non a causa del suo lavoro. Il padre aveva ritrovato un suo vecchio amico del tempo del servizio militare e l'aveva ospitato a casa, mettendolo a dormire nella stanza di Dario dove c'era il letto lasciato libero dal fratello maggiore che s'era sposato.
L'amico del padre, un uomo di quarantasei anni, l'aveva svegliato una notte... succhiandogli l'uccello. Dario era rimasto molto turbato per l'accaduto perché non si aspettava certo una cosa del genere, ma soprattutto perché gli era piaciuto molto.
Aveva già avuto due o tre rapporti sessuali con ragazze, ma ne aveva sempre ricavato un piacere moderato, niente di paragonabile a quello che l'uomo gli aveva procurato a sorpresa quella notte. Così, quando la notte successiva l'uomo era tornato alla carica, Dario l'aveva accolto quasi con desiderio. Quando poi l'uomo aveva provato a penetrarlo, dopo una breve resistenza messa in atto più per timore che per altro, Dario aveva scoperto una nuova fonte di piacere che l'attraeva molto.
Così, quando l'uomo era andato via, dopo poco più di una settimana, era stato Dario a cercare altri uomini e aveva trovato i suoi primi compagni proprio nell'ambiente dello spettacolo. Aveva così anche provato il piacere della penetrazione attiva. Da allora non aveva mai più fatto l'amore con una donna: aveva scoperto chiaramente la sua predilezione per gli uomini.
Così Lorenzo ed io si cominciò a fare l'amore a volte in tre ma il più delle volte lo facevamo noi due soli. Ripensandoci adesso credo che quello che ci legava fosse solo una forte simpatia unita ad affetto reciproco, ma non veramente amore. In effetti fra noi due non si era mai parlato di amore. Eppure, pur piacendoci ogni tanto avere un terzo amico con noi, noi due ci si considerava quasi una coppia fissa, io ero il suo ragazzo e lui il mio.
Quando mi fermavo a dormire da Lorenzo, Domenico era convinto che passassi la notte con una ragazza, ma non mi chiese mai nulla. Smise anche di chiedermi se avevo con me i preservativi e se ne facessi uso. Discuteva con me di politica, di economia, sui miei studi, sul lavoro in negozio, su cose che si leggevano sui giornali o si vedevano alla televisione. Era un uomo colto, ma di una cultura che si era fatto da solo. In effetti i suoi studi si erano fermati al diploma di scuola professionale per odontotecnici, lavoro che in realtà non aveva mai fatto.
Ma aveva letto molto e in casa aveva una bella biblioteca con molti testi di storia dell'arte, storia del mobile, arredamento ed antiquariato. A poco a poco anche io profittai della sua biblioteca per leggere quei volumi.
Il suo hobby comunque rimaneva la pesca. Qualche volta lo accompagnavo a pescare, soprattutto quando Lorenzo andava a passare il week-end al paese dei suoi.
Il tribunale accettò la domanda di adozione ed espletate le ultime pratiche io divenni ufficialmente e legalmente il figlio adottivo di Domenico. Sinceramente non riuscivo a chiamarlo "papà", perché ero già grande e mio padre era ancora vivo, ma lui non l'ha mai preteso né chiesto. L'affetto che ci legava comunque era molto vicino e simile a quello che c'è fra un padre ed un figlio. Anche Tina aveva un po' un atteggiamento materno nei miei confronti, che non mi dispiaceva affatto.
Una domenica che ero in montagna con Domenico a pescare, mentre lui gettava la lenza io andai a passeggiare un po' lungo il torrente, verso valle. Mentre tornavo vidi il suo berretto trasportato dalla corrente. Di colpo provai una gran paura che gli fosse accaduto qualcosa e corsi disperato verso il punto in cui l'avevo lasciato. Non lo vedevo ed ero letteralmente sconvolto.
Lui invece mi vide arrivare, pallido e gli occhi fuori dalle orbite, agitato e mi chiese: "Che cosa è successo, Stefano?"
Mi girai e lo vidi, sorridente e tirai un gran sospiro di sollievo: "Temevo che ti fosse successo qualcosa!"
"E perché?"
"Ho visto il tuo berretto che scendeva nell'acqua e..."
"Ah, ecco. Non capivo dove lo avessi messo e lo stavo giusto cercando. Era caduto in acqua, dunque."
"Ho preso uno spavento, Domenico!"
"Lo vedo. Ma no, non è successo nulla. Come vedi sto bene."
"Sì, grazie a dio!" dissi io ancora un po' scosso.
Domenico mi guardò: "Stefano, ci tieni dunque tanto a me?"
Lo guardai quasi offeso: "E che, ne dubitavi?"
"No, no... ma fa piacere rendersene conto. Tu sei davvero un figlio per me, il figlio che ho tanto desiderato e che non ho mai avuto..."
"Peccato che tu non abbia avuto figli, Domenico. Saresti stato davvero un ottimo padre..."
Domenico mi sorrise, posò la canna da pesca, mi venne vicino e mi abbracciò in silenzio per alcuni istanti. Poi, sempre in silenzio, mi lasciò e riprese a pescare.
La sera, tornati a casa, Domenico volle riparlare della mia paura del pomeriggio.
"Stefano, prima o poi morirò. Sono vecchio..."
"Ma hai solo sessantasette anni..."
"Quasi sessantotto, quasi settanta."
"Puoi vivere ancora qualche decina di anni."
"O pochi giorni, chi lo sa."
"Questo vale anche per me."
"Certo, ma tu sei giovane. Credo proprio che ci arriverò prima io. Devi pensarci, essere preparato."
"Che senso ha pensare alla morte?"
"Certo che ha senso: fa parte della vita, come la nascita. Io, Stefano, non ho paura della morte. Quando verrà... verrà. Ho vissuto e, tutto sommato, non male. Ormai ogni giorno in più è una specie di regalo. E ora che ho te, oltretutto, sono più tranquillo. Tutto il mio lavoro di una vita ora non andrà sprecato perché servirà a te. Ora, quando arriverà il momento, potrò andarmene soddisfatto, grazie a te."
"Spero che capiti il più tardi possibile, Domenico."
"Presto o tardi, va bene lo stesso."
Ammiravo la serenità con cui affrontava l'idea della morte e con cui viveva la sua vita. Quell'uomo aveva molto da insegnarmi. Era più di un padre, per me.
La cosa che mi stupiva in Domenico era che non aveva amici. Non riuscivo a rendermi conto del perché un uomo come lui non fosse pieno di amici. Così un giorno glielo chiesi.
"Non lo so. Forse perché io dagli amici pretendo troppo. Forse perché non sono capace di accettare un'amicizia fatta solo di chiacchiere. Forse perché, pur sentendomi a volte solo, prima di avere te amavo più la solitudine che non la compagnia di gente superficiale e vuota. Non ho mai sfuggito le amicizie. Semplicemente non sono mai durate, o meglio, non sono mai neppure nate..."
"Io al paese avevo dei cari amici..."
"Al paese è diverso. Forse è un po' l'effetto della grande città, non so. Ma non rimpiango di non avere amici, credimi. Anselmo è quanto di più simile ad un amico io abbia."
"Come mai Anselmo non si è ancora sposato? Ha trentasei anni ormai..."
"È un solitario come me. Per questo, credo, ci si intende così bene. E poi, non so, ma credo che Anselmo non sia attratto dalle donne."
"Vuoi dire che è un omosessuale?"
"Questo non lo so. Può darsi. Ma non l'ho mai visto nemmeno con un uomo. Comunque, le sue preferenze sessuali sono un argomento che non mi riguarda."
"Che ne pensi tu dell'omosessualità, Domenico?" chiesi io allora profittando dell'occasione.
"Che cosa dovrei pensarne? Penso, appunto, che la sessualità degli altri non mi riguarda, non deve interessarmi."
"Neanche se tuo figlio fosse un omosessuale?" chiesi io cercando di fargli esprimere un giudizio.
"Credo proprio di no. Se tu lo fossi non avrei nessun problema..."
Provai l'impulso di dirglielo, e stavo per farlo, quando lui aggiunse: "Nessuno deve rendere conto agli altri della propria sessualità. È la cosa più personale e privata di un essere umano. Se avessi una figlia non le chiederei se scopa, con chi scopa, come e quanto scopa. Cercherei solo di farle capire che è una cosa così importante, la sessualità, che va usata bene e non a cuor leggero. Così, la tua sessualità non mi riguarda, Stefano. È cosa tua. L'unica cosa che ti dico, è di usarla nel modo più onesto possibile..."
Così rinunciai a parlargli di me, di me e di Lorenzo. Con Lorenzo invece parlavo spesso di Domenico.
Venne l'estate. Avevo superato l'esame di ammissione alla terza liceo artistico a luglio, con la media del 6,25.
Andammo di nuovo in villa. Quell'estate, pochi giorni dopo essere arrivati in riviera, conobbi Brad, un ragazzo australiano di diciannove anni che stava girando l'Europa in tenda. Venne alla villa con una tanica in mano per chiedere se poteva avere dell'acqua potabile. Aveva indosso solo un costume da bagno, una canotta ed un paio di sandali di plastica. Aveva un bel corpo, capelli biondo scuro, occhi celeste-grigio... ed il costume ben gonfio davanti...
Lo portai al rubinetto dietro al garage dove iniziò a riempire la tanica. Lo guardavo, mi guardava.
"Quanti anni hai?" mi chiese.
"Diciannove."
"Come me. Studi o lavori?"
"Tutt'e due, studio e lavoro." gli risposi.
"E dove lo trovi il tempo per fare l'amore?" mi chiese lui.
Sorrisi e gli dissi che lo trovavo comunque, nei week-end.
Lui mi disse: "A me non basterebbe. Oggi sono già quattro giorni che non faccio sesso e mi sento già pieno di voglia..."
"Quattro giorni? Una ragazza italiana?" gli chiesi io.
Lui mi guardò dritto negli occhi e mi disse: "Francese. Ero in Francia quattro giorni fa. Mai ancora fatto l'amore qui in Italia. Dicono che voi italiani siete molto caldi. È vero?"
Non capivo se quella era una proposta o no. Da come mi guardava poteva esserlo ma non ne ero sicuro.
Allora gli risposi: "Io credo di essere piuttosto caldo. A me piace molto fare l'amore."
"Ah sì? Anche a me piace molto. Hai qualche pregiudizio, tu?"
La domanda, ora, era quasi diretta.
"No, nessun pregiudizio. Il sesso è sesso, comunque." gli risposi guardandolo di nuovo da capo a piedi, quindi aggiunsi: "Mi piacerebbe vedere come lo fa un ragazzo australiano..."
"Sei solo in casa?"
"No, ci sono la Tina e Domenico..."
"Allora perché non vieni nella mia tenda? Non è lontano da qui..."
"Va bene." dissi, sentendomi già eccitato.
Brad prese la tanica piena ed io lo seguii. Aveva una bella tenda ad igloo superleggera azzurra e verde. Posò la tanica all'ombra ed aprì la cerniera, facendomi segno di entrare. Mi sfilai i mocassini e vi entrai a piedi nudi. Lui entrò dietro di me e richiuse accuratamente la cerniera. Io m'ero seduto sul suo materassino. Lui sedette accanto a me e mi sospinse sul petto in modo che mi stendessi, quindi mi sbottonò la camicia. Sotto non avevo nulla e lui si chinò su di me e prese a baciarmi il petto ed il ventre ed a suggermi i capezzoli mentre la sua mano si posava sulla mia patta gonfia.
Mi slacciò la cintura ed i pantaloni. Inarcai la schiena sollevando il bacino e allora lui mi calò pantaloni e mutande in un sol gesto, liberando così il mio uccello che saltò su, dritto e duro. Me lo carezzò ma, contrariamente a quello che mi aspettavo, non lo toccò con le labbra. Si denudò rapidamente, mi liberò dei miei vestiti e s'accoccolò cavalcioni sulle mie cosce. Cominciò a massaggiarmi tutto il corpo con un massaggio al tempo stesso rilassante ed erotico, sì che la mia erezione non diminuisse. Era molto abile e lo lasciai fare godendomi le sensazioni che mi stava regalando.
Quando, istintivamente, provai a carezzarlo lui mi disse di stare fermo, di non muovermi.
"È difficile..." dissi io, "sono molto eccitato."
Lui sorrise: "Lo so, lo sento. Quando ti avrò portato al punto giusto ti dirò io che cosa fare. Lascia fare a me, ora, e non fare niente."
Io guardavo il suo membro circonciso, grosso e bello, duro e ritto in su verso il suo ombelico, quasi aderente al suo ventre piatto e sodo. Lui continuò a farmi quel bel massaggio erotico facendomi eccitare sempre più. Sembrava quasi che stesse plasmando il mio corpo, genitali compresi. Il suo sguardo mi diceva che gli piaceva il mio corpo. Le sue mani erano abili ed esperte e sapevano scoprire tutti i miei punti erogeni e trarne il massimo del piacere. Ero eccitatissimo e mi era sempre più difficile restare fermo. Brad continuò. Perfino quando mi massaggiava le mani ed i piedi mi provocava acute sensazioni erotiche. Mi sentivo tutto in fiamme. Volevo toccarlo, dovevo toccarlo.
E finalmente lui si fermò, prese un vasetto di vetro, l'aprì, con un dito ne estrasse del gel lubrificante e se lo spalmò fra le natiche. Quindi prese una bustina, la stracciò e mi infilò un preservativo sul membro che sentivo in fiamme. Poi si stese accanto a me sul ventre.
"Prendimi, ora!" mi disse.
Mi girai mettendomi su di lui, infilai le mie gambe fra le sue divaricandogliele e, quasi con un senso di urgenza, mi tuffai in lui scivolandogli dentro in un sol colpo fino in fondo e pesandogli sopra con tutto il mio corpo. Lo abbracciai stretto contro il mio petto e, puntando le ginocchia, iniziai a prenderlo con una serie di colpi forti ed appassionati, mentre gli leccavo il collo, le orecchie e gli mordicchiavo i lobi. Ero scatenato come mai ero stato. Tutta l'energia che lui aveva sapientemente accumulato in me si stava ora liberando in quella monta piena d'ardore.
"Sì, così... sei grande..." mugolava lui eccitato godendosi in modo evidente il mio assalto.
Roteava il bacino lievemente, faceva palpitare l'ano, spingeva in su le sue piccole e sode chiappe ad ogni mio affondo. Sentivo il sudore fra il mio petto, il mio ventre e la sua schiena ed anche questa era una sensazione piacevole.
Ansimavo ed ai miei ansiti rispondevano i suoi quasi in un'eco; il suo evidente piacere aumentava il mio.
"Dai, dai... così... più forte..." mi incitava lui con voce roca.
"Mi piaci..." gli dissi ansimando più forte.
"Anche tu..."
Man mano che l'eccitazione si rafforzava in me e in lui, mi spingevo in lui con tutte le mie energie. Quando Brad sentì che ormai il mio orgasmo si stava avvicinando girò la testa verso la mia e mi chiese di baciarlo. Le nostre bocche si unirono, le nostre lingue rovistarono l'una contro l'altra ed io sentii aumentare il mio vigore e mi lanciai in una specie di cavalcata selvaggia finché ad ogni affondo corrispose un forte getto e mi svuotai in lui gemendo con forza tutta la mia passione ed il mio godimento. Fu un orgasmo squassante, fortissimo.
Continuai a muovermi in lui con un va e vieni meno forte, sempre meno forte, finché mi lasciai andare inerte sul suo corpo e le nostre bocche si separarono. Il nostro respiro affannoso si calmò pian piano ed il mio uccello iniziò a ritrarsi da quel canale caldo e stretto che aveva invaso e dominato fino ad allora. Gli scivolai di fianco e lo feci girare.
"Adesso ti faccio godere io..." gli dissi.
Lui sorrise: "Ho già goduto... Sei stato davvero grande. Voi italiani siete caldi sul serio. Mi hai fottuto proprio come ho sempre sognato. Sei stato grande..."
"Sei tu che mi hai caricato a dovere..." gli dissi, rendendo onore al merito.
"Sì, ma molti si scaricano subito... Tu no!"
"A te non piace fottere? O succhiare?"
"No. A me piace così. Non va bene a te?"
"Oh sì, benissimo. Sai massaggiare e poi muovere il culetto in un modo..."
"Lo so. Io sono il massaggiatore della squadra di rugby del mio collegio. E dopo ogni massaggio parecchi degli atleti si divertono a massaggiarmi il culo come hai fatto tu. Ma pochi hanno la tua resistenza, solo un paio."
"Sono tutti gay i giocatori del tuo collegio?" chiesi io stupito.
"Oh no, solo tre. Ma quasi nessuno di loro si rifiuta di prendermi, purché non si sappia in giro. Hanno la ragazza, ma lo fanno volentieri anche con me. Anche perché le ragazze non sempre si lasciano fottere dai loro ragazzi... e così questi sono spesso pieni di voglia."
"Ti credo. E inoltre i tuoi massaggi farebbero venire la voglia persino ad un morto!"
Brad restò campeggiato accanto alla nostra villa per una decina di giorni ed io andai a trovarlo quasi ogni giorno. Fu lui a spiegarmi l'importanza di usare il preservativo anche fra maschi e dopo di allora lo usai sempre con attenzione. Con Brad si faceva l'amore sempre allo stesso modo, eppure non mi venne a noia per nulla.