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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'EREDITÀ QUINTO NASTRO

Iniziai terzo e quarto anno assieme nella mia solita scuola privata e ripresi a vedermi con Lorenzo. Avevo pensato di raccontargli di Brad ma decisi prima di sottoporlo al massaggio erotico con cui l'australiano iniziava tutti i nostri incontri. Lorenzo ne fu molto eccitato e dopo mi chiese come avessi imparato, così gli raccontai di Brad.

Anche lui aveva avuto la sua avventura estiva e proprio al suo paese. Quando andava ad incontrare gli amici al bar, doveva percorrere la via principale del paese per alcuni isolati. Così doveva passare davanti ad un altro bar che aveva il dehors. Un giorno aveva notato un ragazzo seduto in quel dehors che mentre lui si avvicinava, lo aveva fissato spostando il suo sguardo dal suo volto al suo pacco più volte. Quando, oltrepassatolo, Lorenzo si girò a guardare, il ragazzo lo stava ancora guardando.

Il messaggio glie era sembrato piuttosto chiaro e il ragazzo era attraente, ma gli amici lo aspettavano e, se pure a malincuore, aveva proseguito per la sua strada. Ma non aveva fatto che ripensare a quel bel ragazzo... Il giorno dopo, verso la stessa ora, decise di passare di nuovo davanti a quel bar, anche se non aveva nessun appuntamento, nella speranza di rivedere quel ragazzo che aveva colpito la sua fantasia. Ma il ragazzo non c'era, né seduto nel dehors né dentro al bar. Lorenzo comunque ordinò un caffè.

Mentre stava uscendo dal bar, Lorenzo vide il ragazzo che arrivava. Questi lo guardò esattamente come l'aveva guardato il giorno prima e Lorenzo gli ricambiò lo stesso sguardo, sentendosi subito eccitato. Lo aspettò restando sulla porta del bar. Il ragazzo gli arrivò vicino ma tirò dritto. Lorenzo ci rimase un po' male e lo seguì con lo sguardo. Il ragazzo si fermò poco più oltre davanti ad una vetrina e finse di guardare la merce, ma lanciava continue occhiate verso Lorenzo.

Allora il mio amico andò verso la vetrina. Il ragazzo si allontanò e girò al primo incrocio in una via laterale. Lorenzo lo seguì. L'altro girò di nuovo ad un incrocio e camminò fino davanti l'ufficio postale e sedette su una panchina del giardinetto. Lorenzo, dopo un attimo di esitazione, andò a sedergli a fianco.

"Ciao..." gli disse Lorenzo.

"Ciao..." rispose l'altro con un sorriso incoraggiante.

"Come ti chiami?" gli chiese allora Lorenzo.

L'altro rispose: "Massimo."

"Tu non sei di qui, vero?"

"No, di Vercelli."

"Sei qui in vacanza?"

"No, mio padre è stato trasferito qui due mesi fa..."

"Quanti anni hai, Massimo?"

"Diciotto."

"Te ne davo di meno..."

"No, li ho appena compiuti."

"Lavori? Studi?"

"Ancora un anno di liceo a Susa."

"Ti trovi bene qui?"

"Mi sento un po' solo..."

"Beh... in questo momento non sei solo..." gli disse Lorenzo.

Il ragazzo gli chiese, subito: "Hai un posto, tu?"

Lorenzo lo guardò un po' sorpreso per un approccio così esplicito, e gli disse: "Purtroppo no. Sono a casa dei miei. E tu?"

"Neanche io... Peccato, tu mi piaci."

"Anche tu mi piaci. Senti, ho la moto... possiamo cercarci un posto."

"Così di giorno?"

"Perché no? Possiamo andare al fiume..."

"Non c'è un posto meno in pubblico?"

"Vicino alla riva c'è una vecchia casa in rovina. Basta infilarci sotto il filo spinato... Lì dentro non ci può vedere nessuno."

Andarono, Lorenzo guidò Massimo dentro la vecchia casa e il ragazzo timido si scatenò rivelando al mio amico tutta la sua carica di lussuria e la bravura di una puttana esperta. Lorenzo ne era stupito ma anche compiaciuto. Il ragazzo prima lo portò ad una forte eccitazione leccandolo e succhiandolo a fondo quindi gli si offrì calandosi i jeans. Era evidente che il bel Massimo doveva aver già accolto in sé non pochi maschi, prima di Lorenzo, perché lo ricevette senza lubrificante e senza fatica, dimenandosi e spingendo indietro da vero esperto, fino a portare il mio amico ad un forte orgasmo. Non contento, Massimo dopo riprese a succhiare l'uccello di Lorenzo fino a portarlo ad un secondo orgasmo e il ragazzo venne masturbandosi. Così Lorenzo e Massimo si rividero quai tutti i giorni nella vecchia casa in rovina.

Il racconto di Lorenzo mi aveva fatto eccitare, così gli dissi: "Senti, non potresti qualche volta andare a prendere questo Massimo e portarlo qui? In fondo con la tua moto o con la mia auto in meno di un'oretta si potrebbe andare a prenderlo, no? La domenica abbiamo tutto il tempo, lo possiamo andare a prendere di mattina e riportarlo a casa il pomeriggio..."

Lorenzo aderì subito alla mia richiesta: anche lui aveva voglia di rivedere quel ragazzo. Così una domenica andammo a cercarlo. Dopo pochi giri per il paese lo incontrammo. Quando vide Lorenzo lo saltò con un gran sorriso: davvero pareva un ragazzino dolce, timido, riservato.

"Massimo, questo è Stefano, il mio ragazzo."

"Piacere..." disse lui studiandomi.

"Piacere." risposi io porgendogli la mano.

"Verresti con noi a Torino? Poi ti riportiamo su stasera..." gli propose Lorenzo.

Massimo mi guardò con un sorrisetto malizioso che mi suscitò un fremito di piacere: "Tutti e tre assieme?" chiese semplicemente.

"Sicuro. Ci possiamo divertire, noi tre soli a casa mia. Che ne dici?"

"Devo solo avvertire i miei che non pranzo a casa..." disse Massimo prontamente.

"Avrai dei problemi?"

"No. Dico ai miei che vado a Susa da un compagno di classe. Mi aspettate qui solo pochi minuti?" disse Massimo allegro.

"Certo."

Scappò veloce.

"Che ne dici?" mi chiese allora Lorenzo.

"Che lo trovo attraente, anzi, arrapante."

"Vedrai allora quando saremo soli..." promise Lorenzo.

Massimo tornò dopo poco: "Eccomi, andiamo?"

"Certo."

In macchina Lorenzo salì dietro e Massimo sedette accanto a me. Mentre guidavo, Massimo, le gambe un po' larghe, si carezzava sulla patta, guardandomi.

"Così tu sei il ragazzo di Lorenzo..."

"Sì."

"Quanti anni hai?"

"Diciannove compiuti."

"Ah, uno più di me. È tanto che state insieme?"

"Un anno, poco più."

"Non ho mai avuto un ragazzo fisso, io. E lì al paese non ho nessuno. Lorenzo è l'unico che ho incontrato, fino ad ora. A Vercelli avevo un bel giro di amici, invece."

"Abitavi a Vercelli, prima? Sei di lì?"

"No, sono nato a Pinerolo, ma quando avevo dodici anni mio padre è stato trasferito a Vercelli. E lì ho avuto i miei primi uomini."

"A dodici anni?"

"No, a quattordici. Ai cessi della stazione, un ragazzo di venti anni, all'orinatoio. Se lo stava menando e quando ha visto che lo guardavo mi ha chiesto se andavo con lui. Mi ha portato in una cantina e lì mi ha sverginato. Mi è piaciuto un sacco. Così la volta dopo ha portato un suo amico di diciassette anni e me l'hanno messo tutti e due. Poi loro mi hanno presentato altri loro amici così in poche settimane avevo una decina di ragazzi da accontentare. Non mi mancava mai un bel cazzo da soddisfare. Non è che fossero tutti gay, però gli piaceva farselo succhiare da me poi mettermelo e anche a me piaceva. Certi giorni ne prendevo anche due o tre. Bastava che ci incontrassimo e si combinava, non dicevano quasi mai di no. Qualcuno veniva anche ad aspettarmi quando uscivo da scuola.

"Il problema era un posto in cui farlo tranquilli. Uno dei ragazzi lavorava come maschera al Cinema Civico e fu lui a trovare la soluzione. Aveva la chiave di un grande sgabuzzino pieno di vecchi sedili e altre cose a cui si accedeva da corridoio di un'uscita di sicurezza. Noi si andava in due o tre al cinema, si comprava il biglietto, l'amico ci dava la chiave e senza farci vedere si andava assieme nello sgabuzzino, ci si chiudeva dentro... e si faceva tutto tranquilli.

"Non sono mai andato tanto al cinema! Quante scopate su quei vecchi sedili che avevamo sistemato in modo di poterci anche stendere... Ma poi purtroppo mio padre ha avuto una promozione ed è stato trasferito in quel buco di paese..."

"Che lavoro fa tuo padre?" gli chiesi.

"Tenente dei carabinieri." disse lui tranquillo.

Arrivati a casa di Lorenzo, Massimo mi volò letteralmente addosso. Era davvero assetato di sesso, il ragazzo, e perdeva tutta la sua apparente timidezza. Andammo in camera da letto e ci spogliammo gettando i nostri abiti alla rinfusa in terra. Massimo volle essere penetrato contemporaneamente in bocca e nel culetto, facendoci scambiare di posizione ogni tanto. Il ragazzo aveva un bel corpo snello ed atletico, molto gradevole ed era davvero insaziabile. Passammo una piacevole domenica.


Con Lorenzo si andava a ballare in qualche disco gay quasi ogni sabato. Così conobbi Fabrizio, un uomo di trentasette anni che aveva un bar in periferia. Erano già due o tre settimane che mi faceva un filo discreto, così una sera decisi di abbordarlo e, sceso dalla pista mentre Lorenzo continuava a ballare,andai a sedere accanto a lui e lo salutai.

Lui allora mi disse: "È già da un po' che ti ho notato. Balli molto bene."

"Grazie."

"Dicono che da come uno balla si può capire come si comporta a letto..." disse lui con un sorriso malizioso.

Allora io gli risposi: "Non ti ho ancora visto ballare..."

"Chissà se, da come uno si comporta a letto, si può capire come balla?" disse lui allora.

Aveva un sorriso seducente, era un uomo seducente. Chiacchierammo un po'.

Poi lui mi disse: "Vuoi venire da me?"

"Sono qui con il mio ragazzo..." dissi io.

"Quale è?"

"Quello con i jeans color vino che sta ballando là..." indicai io.

"È un bel ragazzo anche lui..." disse Fabrizio.

"Se vuoi, posso chiedergli se gli va di fare l'amore in tre... Che ne pensi?"

"Non lo so. Non l'ho mai fatto in tre, io..."

"Può essere divertente..." gli dissi io.

Combinammo ma Fabrizio volle portarci a casa sua. Abitava in una vecchia costruzione in zona San Paolo, ma l'appartamento era stato rifatto ed era moderno ed elegante anche se non lussuoso. La camera da letto era semplice ma quello che mi colpì fu che ai due lati del grande letto matrimoniale c'erano due armadi tutti a specchi, così mentre si faceva l'amore ci si poteva vedere riflessi da varie angolazioni e questo era eccitante come guardare un film erotico.

Fabrizio aveva una lieve peluria sul ventre disposta quasi a raggiera attorno all'ombelico. Petto e braccia erano glabri, aveva due piccoli capezzoli bruni, cosce e gambe erano coperte da una peluria fine e fitta. Aveva un uccello non molto lungo ma grosso e sodo che era un piacere toccare e succhiare e che quando s'induriva lasciava scivolar fuori dal prepuzio il glande roseo e lucido, allettante.

Fabrizio era sia attivo che passivo e baciava in un modo molto erotico. Era evidentemente attratto più da me che da Lorenzo ed era chiaro che lo aveva accettato più che altro per poter avere me. Lorenzo si sentiva un po' escluso, credo. Quando tornammo a casa sua infatti mi disse che Fabrizio non gli era piaciuto granché. A me invece era piaciuto, ma potevo capire Lorenzo. Domenica Lorenzo volle restare solo con me anche se io avevo un po' insistito per andare a prendere Massimo.

Credo che fu proprio quella volta che Lorenzo cominciò a cambiare. In seguito incontrammo Carlo, un professore di scienze in un liceo statale, un uomo di trentotto anni. Anche rasato di fresco, Carlo aveva la nera ombra di barba sulla mascella, che gli dava un aspetto forte e virile. Mi piaceva la fossetta che aveva sul mento, le labbra carnose, le sopracciglia dritte e lunghe, lo sguardo intenso. Riuscii a convincere Lorenzo di agganciarlo e di portarcelo a casa.

A Carlo piaceva evidentemente molto il mio Lorenzo e perciò pensavo che così lui si sarebbe sentito più coinvolto. Ma stranamente mi sbagliavo. Quando fummo a letto sembrò quasi che Lorenzo ci sfuggisse, si facesse da parte. Non lo capivo. Carlo forse fece l'errore di insistere per penetrare Lorenzo così questi alla fine scese dal letto e ci disse di andare avanti noi due ed andò in soggiorno a guardarsi un film porno.

Io ero un po' incerto su cosa fare, ma quando Carlo tuffò il suo viso fra le mie natiche e cominciò a leccarmi a fondo, mi eccitò talmente che per il momento non pensai più a Lorenzo e mi godetti quelle lappate sapienti e quella lingua che mi frugava a fondo penetrandomi nel foro surriscaldato. Allora Carlo mi fece inginocchiare e mi penetrò con pochi colpi decisi, quindi, tenendomi stretto contro il suo petto e masturbandomi, iniziò a fottermi con forza.

Credo che l'uccello di Carlo sia stato uno dei più grossi che io abbia mai preso, o forse sapeva semplicemente usarlo bene, fatto sta che mi piacque molto. Mi inforcava dentro con delle spinte dal basso in alto e frattanto con una mano mi stuzzicava i capezzoli e con l'altra mi masturbava a ritmo. Non c'era dolcezza nel modo in cui mi prendeva, anzi, c'era una certa rudezza che però non solo non mi dispiaceva ma mi procurava un piacere forte e intenso. Mi mordicchiava le spalle, il collo, i lobi delle orecchie e mi fotteva a fondo con vigore.

Continuò a lungo a pomparmi dentro, stringendomi a sé con forza. Io mi agitavo tutto contro di lui, godendomi quella colonna di carne viva che si agitava nel mio tunnel caldo e stretto e quella sua foga, quella monta implacabile. Quando finalmente si scaricò in me, venni anche io nella sua mano che chiuse a coppa sulla testa del mio uccello raccogliendo tutto il mio seme che subito portò alle labbra e leccò golosamente ed accuratamente.

Solo allora mi ricordai di Lorenzo. Scesi dal letto ed andai a cercarlo. Era addormentato sul sofà, davanti al televisore su cui scorrevano le ultime scene del film porno. Sul suo ventre brillavano le perle del suo seme, lucenti resti del suo godimento solitario. Carlo comparve, nudo, in piedi sulla soglia della porta. Gli dissi che forse era meglio se ci lasciava soli. Capì, si rivestì e ci lasciò. Allora io mi accostai a Lorenzo e lo baciai, carezzandolo.

"Che fai qui? Non stai con lui?" mi chiese appena si svegliò.

"No, l'ho fatto andare via. Vieni sul letto, dai..."

Si alzo, si ripulì del proprio seme e venne a sdraiarsi sul letto. Lo abbracciai ma lui non rispose al mio abbraccio.

"Cos'hai, Lorenzo?"

"Niente. Ho voglia di dormire."

"Sei arrabbiato con me?" gli chiesi un po' preoccupato.

"No..."

"Allora perché non mi abbracci?"

"Sono stanco."

"Ho voglia di te..."

"Non t'è bastato quello?" chiese lui freddo.

"Mica sarai geloso, no?"

"Geloso? Macché geloso. Mica siamo una coppia, io e te."

"Da un po' di tempo sei strano... Se vuoi non cerchiamo più il terzo... anche se sei stato tu a proporlo, mica io. Ma se non ti va più, per me va bene anche solo noi due..."

"Io avevo pensato al terzo solo perché a te piace anche fottere. Ma se è solo per farti fottere da un altro..."

"Sì ma... a me piacerebbe fottere te, Lorenzo."

"Sai che non mi va, no?"

"Sì e va bene. Mi piace comunque fare l'amore con te. E adesso ne ho voglia..."

"Ma io no." rispose lui secco.

Non parlammo più e ci addormentammo. Ma la mattina dopo fu lui a cercarmi e tutto sembrò essere tornato come prima. Facemmo l'amore a lungo, tranquilli, con la consueta tenerezza. Per due o tre settimane non portammo più nessuno a letto con noi, neppure Massimo. Poi, un sabato sera, incontrammo Sergio. Era un ragazzo di ventisei anni che lavorava in un negozio di fotocopie dove Lorenzo si serviva solitamente. Sergio era chiaramente attratto da Lorenzo e fu Lorenzo che ad un certo punto mi chiese di proporgli di venire a letto con noi.

"Se a te fa piacere, Lorenzo, per me va bene..." gli risposi.

Così Lorenzo lo invitò a venire con noi ed il giovanotto accettò.

Quando fummo a letto, Lorenzo si dedicò anima e corpo a Sergio, ignorandomi quasi. Pensai che volesse vendicarsi per quella volta di Carlo e me e lo lasciai fare, ma io non me ne andai di là. Leccavo i testicoli di Lorenzo mentre fotteva l'altro o facevo un sessantanove con Sergio mentre Lorenzo continuava a fotterlo... Ma Lorenzo non mi baciò né succhiò né penetrò mai per tutta la notte. Ci addormentammo con Sergio steso in mezzo fra Lorenzo e me. Pensai che gli sarebbe passata.

Il giorno seguente Sergio non accennò a lasciarci soli, anzi lui e Lorenzo ogni tanto si toccavano, si baciavano e così io mi sentii escluso, anzi, un intruso. All'ora di pranzo perciò annunciai che avevo un impegno e che dovevo andare via. Lorenzo sapeva bene che non era vero, ma non fece nulla per trattenermi.

Tornai a casa. Domenico ancora non c'era. Mi misi a leggere e lo attesi. Quando arrivò fu sorpreso di trovarmi già a casa. Anche lui era rincasato prima del solito perché cominciava a fare freddo ed aveva trovato pochi pesci.

Chiacchierammo del più e del meno. Il suo calore ed il suo affetto mi fecero bene. Mi sentivo irritato nei confronti di Lorenzo ma la compagnia di Domenico mi fece rilassare e dimenticare la mia frustrazione.

Quando incontrai Lorenzo il martedì a scuola, ci ignorammo quasi. Poi il giovedì lui mi disse che sarebbe passato a prendermi il sabato per andare a ballare. Gli dissi di no, che non ne avevo voglia e che volevo stare un po' con Domenico. Lui insistette un po' ma io continuai a dirgli che non mi andava. Mi chiese di parlare con lui, mi propose di vederci il sabato anche senza andare in discoteca.

"Qui non possiamo parlare. Vieni sabato pomeriggio dopo la scuola a casa mia..." chiese.

"No, non mi va. E poi io non ho niente da dirti..."

"Ma io sì..."

"Se vuoi ci vediamo domenica sera." gli dissi.

"Perché non domenica mattina, allora?"

"Vado con Domenico, durante la giornata..." dissi io.

"Come vuoi. Ti aspetto domenica sera, allora. Ceni con me?"

"No, dopo cena, se mai."

"Ti aspetto verso le nove, d'accordo?"

"Sì, va bene. Domenica alle 21." risposi io asciutto.

Quando dissi a Domenico che intendevo passare il sabato e la domenica con lui, fu contento e la sua contentezza mi fece piacere. Visto che a me non interessava particolarmente andare a pescare, Domenico mi portò a fare un giro in Val d'Aosta a visitare i castelli ed a mangiare in un ristorante tipico. Passammo una bella giornata. La primavera era ormai avanzata ed il clima era mite.

Dopo cena andai a trovare Lorenzo. M'aspettavo che lui volesse chiarire, capire e farmi capire che cosa stava succedendo fra noi due. Quando invece arrivai da lui, a casa sua c'era già Sergio.

"Ciao, Stefano, accomodati." disse Lorenzo.

Io guardai Sergio che stava seduto sul sofà e stava fumando tranquillo.

"Vedi, Stefano, io e Sergio abbiamo deciso di metterci assieme." disse Lorenzo studiando la mia espressione.

"Ah, bene." dissi io sentendomi il cuore battere forte: dunque era finita. Così!

Lorenzo allora aggiunse: "Ma qualche volta ci piacerebbe continuare a fare l'amore con te. Tu piaci anche a Sergio..."

"Non è necessario. Se è finita, è finita." dissi io cercando di restare calmo.

"Ma si può restare buoni amici..." disse Lorenzo.

"Si dice sempre così, no?" lo rimbeccai io.

"Noi due non eravamo una coppia..." disse Lorenzo in tono di scusa.

"No, certo. Per cui non vedo il problema. Ci siamo divertiti. Adesso ci divertiremo in un altro modo, con altri partner, semplicemente." dissi io serio.

"Noi due... speravamo che tu volessi fermarti un po' con noi, vero Sergio?"

"Sì, certo." rispose Sergio col tono di quello a cui la cosa non interessa per nulla.

"No, adesso torno a casa," dissi io, "Domenico mi aspetta."

"È il tuo nuovo ragazzo?" chiese Sergio.

"No, è mio padre." risposi io secco alzandomi in piedi.

Lorenzo pareva imbarazzato, Sergio invece aveva l'aria soddisfatta. Li salutai ed uscii. Tornando a casa per un attimo pensai di fermarmi alla Cage aux Folles o al Triangolo Rosa, ma invece decisi di rientrare. Un po' ero deluso, un po' irritato. Non avrei pensato che fra Lorenzo e me dovesse finire così... Forse era colpa mia, forse di Lorenzo, forse di Sergio... ma in fondo non aveva molta importanza.

Arrivò la fine dell'anno scolastico ed affrontai l'esame di maturità artistica. Fui promosso con la media del sette. Con Lorenzo, a scuola, avevo conservato un rapporto formale. Lui aveva tentato due o tre volte di parlare con me, ma io l'avevo sempre scoraggiato e alla fine aveva lasciato perdere.

Domenico, come regalo per la mia maturità, m'aveva pagato un viaggio in Islanda. Avrei voluto che venisse anche lui, ma disse che preferiva stare nella sua villa in Riviera, tranquillo, senza troppi strapazzi. Domenico aveva ormai sessantanove anni.

Il viaggio in Islanda fu molto interessante. Era un giro organizzato e visitammo tutta l'isola ammirandone le peculiari bellezze. All'arrivo a Reikyavick vidi che nel nostro gruppo c'era un ragazzo danese piuttosto bello. Si chiamava Lars, aveva capelli d'un biondo platinato con riflessi più scuri, occhi nocciola chiaro, un accenno di baffi che sottolineavano una bocca sensuale. Mi guardava, lo guardai. La prima sera a cena era seduto accanto a me. Attaccammo bottone. I suoi sguardi erano eloquenti e quando, dopo cena, ci avviammo verso le nostre stanze d'albergo, lui mi propose di passare nella sua stanza per farmi vedere le fotografie del suo "boy friend". Più chiaro di così...

Infatti, appena fummo nella sua stanza lui mi attirò a sé e mi baciò in bocca, carezzandomi fra le gambe. Ci spogliammo l'un l'altro. Aveva un bel corpo, con un accenno di peluria sul petto, sugli avambracci e sulle gambe. Dopo esserci carezzati e baciati a lungo, Lars si girò e mi si offrì. Lo presi lì, in piedi, le sue mani appoggiate alla spalliera d una sedia.

"Ho sempre sognato di farlo con un italiano..." disse lui mentre lo prendevo con vero piacere.

Aveva spalle larghe, vita stretta, un bel culetto piccolo e sodo, gambe e braccia muscolose senza essere troppo gonfio. Mi piaceva parecchio ed io evidentemente piacevo a lui.

"Oh... fottimi, fottimi... fottimi..." m'incitava lui mentre gli battevo dentro.

Non avevo certo bisogno d'essere incoraggiato a farlo. Lo martellavo a ritmo con vigore, godendomi il suo godimento. Quando sentì che stavo per venire, Lars si staccò da me ed andò a stendersi sul letto, sulla schiena, e sollevò le gambe contro il proprio petto.

"Prendimi così, adesso... voglio vederti in faccia mentre godi dentro di me..." mi disse.

Salii in ginocchio sul suo letto e mi immersi di nuovo nel suo canale accogliente e ripresi a martellargli dentro con vero gusto, finché mi scaricai in lui con lunghi e forti getti. Allora mi staccai da lui, presi in bocca il suo bell'uccello teso e duro e con pochi va e vieni gli feci raggiungere l'orgasmo bevendo golosamente tutto il suo seme tiepido.

"Saranno vacanze bellissime..." sospirò lui mentre ci rilassavamo, appagati.

Dopo mi fece vedere davvero le foto del suo ragazzo ed anche le foto del loro sposalizio celebrato in municipio. L'idea che in Danimarca anche due uomini potessero sposarsi mi stupì, ma mi piacque molto. Al loro matrimonio avevano presenziato anche i loro genitori e questo mi piacque ancora di più. Davvero la Danimarca era un paese civile! Mi spiegò che erano sposati da quattro anni ma che ogni estate ognuno faceva metà delle vacanze da solo e si cercava un'avventura. Quando erano assieme invece erano assolutamente fedeli l'uno all'altro.

Nei giorni seguenti Lars volle fotografarmi per far vedere al suo Piet, il suo ragazzo, con chi aveva avuto la sua avventura estiva. Facevano sempre così. Facemmo l'amore ogni sera per tutta la durata del viaggio. A volte si cominciava con lunghi e piacevoli sessantanove, ma si finiva sempre con me che lo prendevo da davanti come piaceva a lui.

Ci lasciammo scambiandoci gli indirizzi e promettendoci di restare in contatto scrivendoci. L'avventura con Lars m'aveva aiutato a togliermi dalla testa Lorenzo e di questo, tra l'altro, gli ero grato.

Tornato a Torino scrissi subito a Lars per ringraziarlo per la bella estate che avevo passato anche grazie a lui e chiedendogli di spedirmi una foto di lui col suo ragazzo. Rispose subito allegandomi la foto che avevo chiesto: erano tutti e due nudi accanto alla motocicletta di Piet, semiabbracciati, che si baciavano. La nascosi fra le mie cose, non volevo che Domenico la vedesse.

Mi sono chiesto molte volte se Domenico immaginasse qualcosa riguardo alla mia sessualità... Dopo tutto non m'aveva mai visto né sentito parlare di ragazze. Ma lui non faceva mai domande... chissà!


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