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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'EREDITÀ SETTIMO NASTRO

Inutile dire che Malik mi affascinava. Soprattutto forse perché era un arabo decisamente atipico: non circonciso, non musulmano, dichiaratamente gay. Ma anche perché era molto bello e molto dolce.

Mi raccontò che aveva accettato di essere gay solo da quando era in Italia. Lui in realtà nella sua terra, figlio della sua cultura, aveva pensato che solo i ragazzini, gli effeminati ed i travestiti potessero prenderlo in culo, e perciò non lui. Aveva anche una specie di amante, un ragazzino di cinque anni più giovane di lui ed un po' effeminato, che però spesso si faceva prendere anche da altri giovanotti ed uomini in cambio di poche monete.

Poi era venuto in Italia in cerca di lavoro. Per due anni era stato clandestino, ma poi era riuscito a mettersi in regola ed ora aveva il permesso di soggiorno ed un lavoro non in nero.

Appena arrivato in Italia aveva iniziato lavando vetri alle auto ai semafori. Dormiva in una stanza con altri otto arabi di varie nazionalità in vecchi letti a castello. Non stava bene in quel posto, anche perché gli altri erano tutti musulmani e lo trattavano male.

Era in Italia da soli quattro mesi quando una sera incontrò un uomo di quaranta anni, un italiano molto bello, che lo guardava con evidente desiderio. Anche lui si eccitò a guardarlo e decise di abbordarlo con una scusa. Chiacchierarono in inglese, perché Malik conosceva ancora poco e male la nostra lingua. Quell'uomo era un professore di lettere alle scuole medie ed era simpatico.

Malik gli disse che lui si trovava male coi suoi compagni, soprattutto a causa della sua religione, e che avrebbe voluto cambiare casa, ma che non aveva abbastanza soldi per pagarsi una stanza da solo. Quell'uomo allora gli offrì di ospitarlo a casa sua, poiché aveva una stanza libera, proponendogli solo di dividere le spese. Malik accettò subito. Non avevano ancora parlato di sesso, ma Malik era sicuro che quello fosse sottinteso. Così si trasferì a casa di Angelo, il professore.

Questi lo sistemò nella stanza degli ospiti, senza ancora fare nessun approccio sessuale. Ma la seconda sera, quando Malik uscì dal bagno indossando solo i suoi bianchi boxer di cotone, vide che Angelo era in camera sua. Bussò alla porta: l'uomo era già a letto e stava leggendo un libro. Malik gli chiese se aveva voglia di parlare un po' e al cenno positivo dell'uomo, sedette sul bordo del suo letto.

Mentre parlavano del più e del meno, Malik notò lo sguardo del professore carezzare il suo petto nudo, allora lui allungò una mano e carezzò il petto dell'uomo. Angelo prese la sua mano e la baciò. Dopo poco erano nudi, abbracciati, eccitati. Malik pensava che avrebbe penetrato Angelo, lo desiderava molto, ma Angelo era solo attivo ed era lui a voler penetrare Malik... così quella sera non fecero granché e vennero semplicemente toccandosi e masturbandosi a vicenda.

Malik ancora non baciava in bocca né lo avrebbe mai succhiato ad un altro uomo. Angelo sapeva carezzarlo ed eccitarlo come mai nessuno aveva saputo fare con lui, ne accendeva e faceva divampare il desiderio. E glielo succhiava in un modo incredibilmente bello. Ma lui, abituato a fare il "maschio" lo lasciava fare con piacere ma non reciprocava. Così, dopo alcune notti in cui dormirono assieme nel grande letto di Angelo, questi gli disse che non lo voleva più in letto con sé.

"Non so che farmene di un bambolotto di carne che sta lì immobile." gli disse Angelo, scuro in volto.

Malik tornò a dormire in camera sua, ma sentì che ora gli mancava Angelo. Resistette poche notti, poi finalmente una notte andò di nuovo a bussare alla porta di Angelo e lo pregò di riprenderlo nel suo letto, di fare l'amore. Malik, per dare piacere ad Angelo ed essere accettato e ricevere da lui piacere, imparò a baciare in bocca ed a carezzare... ma non voleva fare altro. Così dopo un po' di giorni Angelo lo rifiutò di nuovo e lo rimandò nella sua camera.

Malik tornò a cercarlo... ed imparò a succhiare un uccello e scoprì che non solo gli piaceva ma che per questo non era meno maschio, non si sentiva meno uomo. Così, dopo un'ultima, sempre più debole resistenza, in pochi giorni accettò anche di essere penetrato da Angelo. Stava con lui da circa sei mesi quando finalmente si arrese del tutto. E scoprì che gli piaceva molto e che non per questo si sentiva meno uomo, meno maschio.

Con Angelo non c'era solo sesso. L'uomo gli aveva dato ogni giorno lezioni di italiano e, sempre Angelo, l'aveva aiutato a trovare un lavoro, dapprima in nero, ma poi un lavoro regolare e a mettersi a posto con la legge. Era Angelo infatti che l'aveva presentato al padrone della ditta di ristrutturazioni edilizie in cui adesso lavorava, che era il marito di una sua collega.

Poi Angelo si era innamorato di un altro così Malik aveva dovuto lasciarlo e poiché l'amante di Angelo era geloso, anche la loro amicizia era cessata. Malik si trovò una mansarda da solo: ora era in grado di pagarsela.

Seppi anche che Malik, benché facesse l'amore con me ormai quasi ogni giorno, aveva un amante fiso, un filippino di diciannove anni, anche lui in regola con la legge, che viveva con lui e che lavorava come uomo delle pulizie per una ricca famiglia. Stavano assieme da un anno. Mi fece vedere la foto di Marcos, il suo ragazzo. Era molto carino ed aveva un bel sorriso. Gli chiesi se non gli sarebbe piaciuto fare l'amore in tre.

"No, Marcos sa che a volte io ho avventure, ma lui non vuole fare l'amore con altri."

"Sa che lo fai con me?"

"No, non vuole che gliene parli. Non è geloso, dice che se qualche volta io ho piacere di altro, lui lo capisce, ma che non devo parlargliene né fargli conoscere con chi faccio l'amore. E la notte, comunque, devo passarla sempre con lui."

"Ma se poi tu ti innamorassi di un altro?"

"Oh no, non c'è pericolo! Io amo davvero Marcos e non lo lascerò mai, come lui non lascerà mai me. Stiamo molto bene assieme. E comunque in un anno tu sei solo il secondo con cui faccio l'amore."

"Sei sicuro che lui non lo faccia con altri?"

"Sì, sono sicuro. Ma se anche lo facesse, l'importante è che resti con me, no?"

"Come vi siete conosciuti?"

"All'Ufficio Stranieri in Questura. Lui stava facendo il suo primo permesso di soggiorno. Parlava male italiano e io che ero in coda subito dopo di lui, l'ho aiutato. Poi l'ho invitato a venire a prendere un caffè con me, poi... ci si è capiti e l'ho invitato a venire nella mia mansarda... Lui abitava con un fratello sposato. Dopo un po' di volte che veniva da me a fare l'amore ci siamo accorti che ci stavamo innamorando, così Marcos ha detto al fratello che veniva ad abitare con me."

"Ma il fratello sa di voi due?"

"Sì, certo."

"E non dice niente?"

"No. Anzi, ora mi tratta come uno di famiglia, proprio come se Marcos ed io fossimo sposati."

"Mi piacerebbe conoscere il tuo Marcos."

"Solo quando io e te non faremo più l'amore, però. Non voglio che ci stia male."

"Quando avrai finito i lavori qui, molto probabilmente, io e te non faremo più l'amore, penso."

"Sì, lo penso anche io."

Infatti fu così. Dopo circa un mese Malik terminò tutti i lavori nell'appartamentino e così smise di venire.

Domenico ed io arredammo le stanze così il "quartierino degli ospiti" fu pronto. Allora Malik mi fece conoscere il suo Marcos. Il ragazzo era anche più grazioso che in fotografia. Marcos aveva un buon carattere, dolce ed allegro. Quando i due erano assieme era un piacere vederli: si guardavano con evidente affetto. Fu proprio frequentando loro due che iniziai a desiderare di avere anche io un amante vero e proprio.

Mi invitarono nel loro appartamentino in mansarda, composto da un minuscolo ingresso, bagno, cucina e camera da letto, modesto ma grazioso, decorato con oggetti palestinesi e filippini armoniosamente amalgamati. Anche la cena era un misto di cucina araba, filippina ed italiana molto buona.

I primi ospiti del nuovo quartierino furono Lars e Piet. A Domenico li presentai come cugini. Sapeva che avevo conosciuto Lars durante il mio viaggio in Islanda anche se non sapeva, logicamente, che avevo fatto l'amore con lui.

Piet invece lo sapeva ed un paio di volte, di là nel quartierino degli ospiti, facemmo anche l'amore tutti e tre. Si trattennero solo una settimana, perché poi andarono a visitare Firenze, Roma e Venezia, quindi rientrarono in Danimarca.

Quando venne l'estate io e Domenico andammo nella nostra bella villa in Riviera. Domenico m'aveva proposto di andare a fare un altro viaggio, ma io preferii passare l'estate con lui ed ora ne sono doppiamente contento, perché quella fu l'ultima estate che passai con Domenico, anche se allora non lo immaginavo nemmeno.

Domenico aveva ormai settanta anni ma li portava bene. Pareva ancora in ottima salute.

Quell'estate passò tranquilla e gradevole come le altre ed io ebbi anche un paio di avventure piuttosto piacevoli.

La prima accadde all'inizio delle vacanze. Domenico aveva ricevuto una telefonata da un conoscente che gli segnalava che una famiglia di Genova vendeva vecchi oggetti. Domenico mi disse allora di andare a vedere e di comprare tutto quello che mi sembrava interessante. Era la prima volta che lo facevo da solo e la sua fiducia mi fece molto piacere. Andai a vedere e comprai per un buon prezzo diversi mobili, vasi, orologi ed altri oggetti che sapevo si sarebbero venduti bene. Pagai e feci caricare tutto da un corriere spedendolo a Torino dove Anselmo avrebbe ritirato la roba. Tornai quindi con la mia auto verso la villa. Non so perché, decisi di passare per la nazionale, invece di prendere l'autostrada. Poco fuori Genova vidi un autostoppista e lo caricai. Era un ragazzo romano di diciassette anni che stava andando in Francia.

Mi piaceva e lo guardavo, mentre guidavo, di tanto in tanto. Lui si accorse delle mie occhiate e, per farmi capire che era interessato a me, allargò un po' le gambe e si passò una mano sulla patta. Allora allungai una mano e lo palpai.

"Hai un posto dove possiamo fermarci?" chiese allora lui.

"Non so... a casa c'è mio padre e la governante..." dissi io pieno di voglia.

La mia mano aveva sentito sotto la tela dei calzoni del ragazzo un membro tutt'altro che da adolescente.

"Mi piaci... vorrei stare un po' con te..." disse il ragazzo carezzandomi la mano con cui lo stavo palpando.

"Anche a me." gli risposi sincero.

Fu lui ad avere l'idea. Lo portai in villa spiegando che gli avevo dato un passaggio e che lui durante il viaggio s'era sentito male e che perciò gli avevo proposto di fermarsi un po' da noi prima di proseguire il viaggio. Lui disse che gli girava la testa e che si sentiva debole e recitò bene la sua parte. Domenico gli fece preparare una stanza da Tina e il ragazzo si mise a letto... Io, dopo aver detto a Domenico degli acquisti fatti, dissi che andavo a tenergli un po' compagnia.

Così salii in camera. Il ragazzo era già sotto le lenzuola ed indossava solo le mutande e la canottiera. Quando arrivai si denudò svelto offrendosi alla mia vista. Aveva un corpo maturo, molto bello, glabre le braccia, il petto e il ventre, un folto ciuffo di peli scuri attorno al membro semiturgido e di rispettabili dimensioni, pelosette le cosce e le gambe. Era una visione eccitante.

Mi denudai velocemente anche io e lo raggiunsi sul letto, dove il ragazzo mi accolse abbracciandomi e baciandomi. Aveva il fuoco nelle vene, quel ragazzo! Mi leccava, mi palpava, mi succhiava dappertutto facendomi eccitare moltissimo. Sembrava che non facesse l'amore da un anno, tanto era scatenato! Quando mi ebbe portato su di giri ben bene, mi fece stendere sulla schiena e si accoccolò sul mio uccello duro facendosi penetrare in un sol colpo.

Ben premuto sul mio pube, ci si agitò sopra quindi iniziò a molleggiare su e giù con vigore. Pensai che pareva che stesse facendo un rodeo, una cavalcata selvaggia. Era una vera e propria forza della natura, pieno di libidine. Mentre caracollava su e giù, saldamente imperniato sul mio uccello, io gli sfregavo il suo e glielo palpavo a piene mani, tenendolo ritto verso l'alto parallelo al suo ventre in modo che col suo stesso movimento era come se lo masturbassi. Finalmente il ragazzo zampillò, parte sul proprio petto e parte sul mio, una quantità cospicua di tiepido ed opalescente seme. Il suo orgasmo accelerò il mio sì che dopo poco anch'io mi scaricai nelle sue profondità, dando vigorosi colpi di reni verso l'alto.

Ci fermammo ansanti. Lui mi guardò con occhi luminosi.

"Ti è piaciuto?!" disse ed era più un'affermazione che una domanda.

"Moltissimo. Sei fantastico. Ti fermi qui qualche giorno?"

"Non posso. Al massimo questa notte, ma domattina devo ripartire. Mi aspetta a San Raphael un amico."

"Il tuo ragazzo? È fortunato ad avere uno come te."

"Non proprio. È un attore che mi paga per stare con lui per un mese."

"Per far sesso?"

"Certo."

"Ma tu... lo fai per soldi?"

"Non con te, tu mi piaci. Non faccio vere e proprie marchette. Sono una specie di... compagno a pagamento per gente ricca."

"Ma hai solo diciassette anni!"

"Beh? Sono solo nove mesi che lo faccio ed ho già guadagnato milioni."

"Ma... come hai cominciato?"

"Un deputato, amico del mio fratello maggiore. Mi ha offerto un sacco di soldi per potermi sverginare. Poi lui mi ha presentato ad un industriale e questo a un suo amico e così via."

"Vuoi dire che sono solo nove mesi che hai scoperto di essere gay?"

"No, lo so da quando avevo quindici anni. Ma avevo solo fatto qualche sessantanove con un compagno di scuola."

"Ma, e quel deputato come faceva a sapere che tu eri gay?"

"Non lo sapeva, ci ha provato. E gli è andata bene, anzi, mi è andata bene. Io ho fatto finta di non essere mai andato con un maschio prima, di non sapere niente e questo lo eccitava da matti. Comunque m'ha sverginato per davvero. Ma con gli altri mica faccio come con te. Faccio finta di essere timido e inesperto e a quelli piace l'idea di dovermi convincere a fare certe cose... Gli piace l'idea di corrompere un ragazzino minorenne, di insegnargli a fare sesso... E io ci guadagno bene e mi diverto..."

Quella notte salii di nuovo da lui e facemmo l'amore un'altra volta. E nuovamente mi fece impazzire per il piacere. La mattina seguente, essendosi "rimesso", ringraziò e partì di nuovo in autostop verso la Francia. Viaggiava in autostop, mi spiegò, non tanto per risparmiare quanto nella speranza di incontrare gente come me che gli piacesse, per divertirsi un po' fra un cliente e l'altro.

La seconda avventura mi capitò a metà mese.

Domenico aveva accompagnato in auto Tina fino a Genova per fare "le provviste grosse". Io ero rimasto in villa. Avevo indosso solo un paio di calzoncini corti e le ciabatte di plastica e stavo bagnando con la canna il vialetto d'accesso.

Arrivò un ragazzo, forse di un anno più grande di me. Aveva una grande cartellina sotto il braccio ed uno zainetto sulle spalle. Indossava un T shirt bianco con un logo a colori della Ferrari e dei jeans blu un po' stracciati come stava cominciando ad andare di moda. Lo guardai avvicinarsi e pensai che mi piaceva.

"Scusa, c'è qualcuno in casa?" mi chiese con un sorriso timido.

"No, ci sono solo io. Perché?"

"Ecco, vedi, io sono un ragazzo che non trova lavoro e allora per non andare a mendicare o a rubare, vendo delle stampe e delle foto d'arte. Se puoi aiutarmi comprandomene una..." disse lui con un sorriso accattivante.

"Vieni dentro e fammi vedere..." dissi io.

Mi seguì in soggiorno. Aprì la cartellina sul tavolo e tirò fuori la sua merce. Guardai, sfogliai, ma intanto guardavo quel ragazzo.

"Tutto qui?" gli chiesi alla fine.

"Sì... non c'è niente che ti piace? Guarda, questa è bella..." disse mostrandomi una serigrafia di un paesaggio.

"Quanto vuoi?"

"Diecimila l'una... Compramene una, per favore."

"Non mi interessano. Non ne avresti una con un nudo maschile?" gli chiesi.

"No..."

"Peccato. Te l'avrei pagata anche il doppio... o di più... Non ne hai proprio disegni o foto di uomini nudi?"

"No, non ne ho..."

"Magari anche una tua foto... nudo..." dissi guardandolo dritto negli occhi.

"Cosa?" chiese quello sinceramente stupito.

"Dovresti avere un bel corpo, tu... Mi piacerebbe vederlo. E pagherei volentieri..." gli dissi insinuante.

"Co... come? Me, nudo?" chiese il ragazzo confuso.

"Se ti spogli nudo..." insistei io.

"Ma... io..." disse lui guardandomi incerto.

"Dai, spogliati. Cos'è, ti vergogni?"

"No, ma... cos'è, sei un finocchio, tu?"

"Sì, perché?" risposi io tranquillo.

"E vuoi anche... toccarmi?"

"Anche."

"Vuoi... cosa vuoi fare, se mi spoglio?"

"Leccarti, succhiarti... farti godere."

"E... come?"

"Spogliati e te lo faccio vedere." insistei io notando che un certo gonfiore s'annunciava sotto la sua patta.

"Ma io non l'ho mai fatto... con un uomo."

"Beh, sarò io il tuo primo uomo, no? Mi piaci."

"Me lo vuoi succhiare?"

"Anche."

"Ma poi... ma poi mica vuoi anche mettermelo in culo?" chiese infine il ragazzo con tono esitante, arrossendo deliziosamente.

"Solo se sarai tu a volerlo. Spogliati, dai..." insistei io sentendo che stava per cedere alla mia richiesta.

"Non lo so..." disse il ragazzo abbassando gli occhi e muovendo appena i piedi in un gesto di disagio.

"Prova, almeno."

"Ma... qui?"

"No, su in camera mia."

"Non so..."

Non s'era ribellato né offeso, non era scappato via, stava lì imbarazzato ed incerto e questo mi confermò che era vicino a cedere alla mia richiesta.

Allora lo presi per un braccio e gli dissi semplicemente: "Vieni su con me." e lo sospinsi gentilmente verso le scale.

Mi seguì, lasciando le stampe sul tavolo, con lo zainetto ancora in spalla. Arrivati alla camera degli ospiti, gli tolsi lo zainetto dalle spalle e lo posai su una sedia.

"Spogliati..." gli dissi.

"No, lasciami andare..." mormorò lui.

Ma la sua patta gonfia m'attraeva troppo. Ci appoggiai sopra la mano a coppa. Lui scattò indietro come se fosse stato scottato, ma non disse nulla.

"Dai, mica ti faccio male, no? Ti voglio solo far godere..." dissi io toccandolo di nuovo fra le gambe.

"No, torniamo giù..." mormorò di nuovo, confuso.

Ma questa volta non si era sottratto al mio tocco.

"Ce l'hai duro..." dissi io palpandolo.

"Sì, ma..."

M'inginocchiai davanti a lui tenendolo per le anche e premetti le mie labbra contro la sua erezione.

"Che fai? No..." genette lui ma lo sentii fremere e non cercò di sfuggirmi.

Allora cominciai ad aprirgli i calzoni.

"No... aspetta..." ansimò il ragazzo, tremando.

Ma io continuai finché liberai il suo uccello turgido che subito catturai con la mia bocca.

"Oh, dio... oh dio..." gemette lui e sentii che gli tremavano le gambe.

Mentre continuavo a succhiarlo, gli finii di aprire i calzoni facendoglieli calare sulle ginocchia, quindi gli carezzai il culetto scoperto. Tremava ed ansimava, gemendo piano. Gli spinsi giù i calzoni sulle caviglie e gli carezzai l'interno delle cosce ed il pesante sacco dei testicoli, continuando a succhiarlo.

"Oh dio..." gemette ancora lui.

Mi aprii i calzoncini, sotto a cui non avevo niente, e mentre mi alzavo me li lasciai calare sui piedi. Gli sollevai il T-shirt e glielo sfilai e lui, docile, alzò le braccia lasciandomi fare. I suoi occhi celeste chiaro erano spalancati e colmi di un misto di timore e di sorpresa. Scesi di nuovo lentamente, gli mordicchiai lieve un capezzolo facendolo mugolare, e scesi ancora a succhiargli di nuovo l'uccello dritto e durissimo. Gli feci sollevare i piedi uno alla volta e gli sfilai i mocassini, poi i jeans con le mutande. Ora eravamo tutti e due completamente nudi. Allora mi alzai di nuovo e lo sospinsi verso il letto.

"No, ti prego..." gemette lui, ma io lo spinsi sul petto sfregandogli i capezzoli ed addossandomi a lui.

Cadde quasi, sul letto, sulla schiena, le gambe penzoloni. Gli sistemai le gambe sul letto quindi gli salii sopra carponi ma capovolto, e mi rimisi a succhiarlo standogli sopra in modo che il mio uccello duro gli puntasse dritto verso il viso. Quando lo sentii fremere tutto, abbassai un po' il bacino finché il mio uccello gli sfiorò il viso. Glielo strofinai lievemente sopra.

"Succhiamelo." gli dissi.

"No..." gemette lui.

"Succhiamelo, che ti piace."

"No, per favore..."

"Così, come faccio io a te... è bello..." dissi io succhiandolo ancora a fondo.

Le sue mani salirono a toccare i miei genitali, poi cominciarono a masturbarmi. Lo succhiai ancora per un po'. Poi lo lasciai, mi girai e sedetti sul suo petto puntando di nuovo il mio uccello sulla sua bocca. Gli presi la testa fra le mani e lo guidai verso la mia asta dura.

"Dai, apri la bocca, leccalo, succhialo. Vedi quant'è bello?"

"No, per favore."

"Sì, dai! Apri la bocca! Dai, lo so che lo vuoi tutto in bocca, questo bel cazzo... Dai, provaci, succhialo, vedrai che ti piace."

Finalmente aprì la bocca. Glielo feci scivolare dentro per metà e lui cominciò a succhiarlo. Era maldestro ma la situazione mi eccitava molto. Dopo un po' che me lo succhiava, seguendo i miei consigli su come farlo meglio, mi staccai da lui e mi stesi al suo fianco, al rovescio. Lo feci girare su un fianco verso di me e ripresi a succhiarglielo. Lui di nuovo me lo toccò, me lo palpò e senza che gli dicessi niente, cominciò a leccarlo poi a succhiarlo di nuovo.

Decisi di farlo venire presto, di farlo godere il più intensamente possibile. Lo succhiai con tutte le mei arti, con una mano gli sfregavo i capezzoli, con un dito gli massaggiavo delicatamente l'ano e il ragazzo cominciò a sussultare con sempre maggiore intensità, finché ad ogni sussulto corrispose un forte getto di buona crema nella mia bocca. Aveva lasciato il mio uccello e gemeva con forza in preda al piacere. Mi girai e lo carezzai, abbracciandolo. Avevo rinunciato al mio orgasmo per non spaventarlo e per conquistarlo definitivamente.

Gli parlai con dolcezza: "Allora, era così terribile?"

"No..."

"Ti è piaciuto, vero?"

"È la prima volta che... che vengo così."

"Non te l'hanno mai succhiato?"

"No, mai."

"Ma è bello, vero?"

"Sì, è bello..." mormorò lui.

I suoi occhi limpidi e chiari mi mostravano la sua confusione. Doveva ancora risistemare nella sua testa questa nuova esperienza, ne ero cosciente. Lo carezzai intimamente, con tenerezza, e come mi aspettavo dopo un po' il suo uccello che stava afflosciandosi, tornò in vita fremendo e palpitando.

"Mi fai eccitare di nuovo, così..." mormorò lui.

"Ti dispiace?"

"No..." ripose, lasciandomi fare.

Poggiai le labbra sulle sue e gli feci sentire la mia lingua. Schiuse le sue labbra e spinse fuori la sua lingua, giocando con la mia. Le sue mani cominciarono ad esplorare il mio corpo, dapprima incerte e timide, ma via via più ardite e sicure. Si stava eccitando sempre più e capiva che era il mio corpo ad eccitarlo e lo stava accettando. Stava scoprendo ed accettando che era piacevole fare l'amore con un maschio. Capivo che dovevo andarci piano, per non fargli fare marcia indietro. Ma nello stesso tempo lo volevo, volevo conquistarlo completamente.

Mi girai di nuovo e ripresi a leccargli e suggergli i genitali, dall'asta al glande poi giù di nuovo fino ai testicoli. Il ragazzo mugolava, sempre più eccitato. Allora scesi a leccarlo sotto i testicoli, fra le cosce, fino a frugare con la punta della lingua fra le sue piccole natiche, fino a raggiungere il suo ano. Mugolò di nuovo ed allargò un po' le cosce per permettermi di leccarlo meglio. Mentre con le mani gli palpavo e gli carezzavo i genitali, mi dedicai con la lingua al suo ano.

Lo sentivo eccitarsi sempre più e ad un certo punto si dedicò nuovamente al mio uccello, dapprima solo con le mani, poi anche con la lingua e le labbra. Me lo lappava come un gelato, me lo stringeva fra le labbra, e finalmente se lo fece scivolare tutto in bocca ed iniziò a muovere la testa avanti e dietro.

Allora io, alla lingua unii le dita e cominciai a frugarlo, dapprima torno torno al suo sfintere, quindi inziai a forzarlo appena con la punta della lingua mentre con i polpastrelli lo stuzzicavo senza ancora entrare. Sentivo il suo uccello spingere duro come granito sotto la mia gola contro il mio petto. Quel ragazzo stava gradualmente cedendo alle mie manipolazioni e questo mi eccitava molto. Fremeva, si rilassava e si contraeva, accettava a poco a poco l'intrusione della mia lingua e delle mie dita.

L'avevo insalivato abbondantemente e allora iniziai a spingergli nello sfintere caldissimo un dito. Non s'irrigidì, non si oppose ed anzi succhiò con più voracità il mio uccello, premendo tutto il suo corpo contro il mio e carezzandomi le natiche e la schiena.

Il mio dito ora gli era ben immerso dentro. Lo mossi pian piano torno torno, poi avanti e dietro lentamente e gentilmente e sentii che gli piaceva. Ma un dito non è un uccello, è molto più piccolo. Così, sempre leccandolo ed insalivandolo, provai a penetrarlo con due dita assieme. All'inizio sembrò resistere un po', ma poi accettò in sé anche le due dita unite che oltre a muovere delicatamente avanti e dietro, facevo ruotare per ammorbidire la sua entrata, per abituarlo. Il ragazzo era sempre eccitatissimo. Mi staccai da lui, continuando sempre a lavorargli il buchetto con le dita e con la lingua.

"Dio... cosa mi fai?" ansimò lui a voce bassa e roca.

"Ti preparo..." mormorai io con dolcezza.

"Vuoi... tu vuoi incularmi, vero?"

"Sì, ma solo se lo vuoi anche tu. Ti voglio far godere come non hai mai goduto, non voglio farti male."

"Oh dio... è così strano..."

"Ti piace?"

"Sì... ma non mi pare vero..."

"Ti farò godere... Rilassati..."

"Sì..."

"Rilassati di più..." gli dissi sistemandomi su un fianco alle sue spalle.

Gli sfregai la punta del mio uccello duro sullo sfintere scivoloso di saliva. Lo sentii palpitare.

"Rilassati, così non sentirai male..." gli mormorai all'orecchio.

"Ho paura..."

"Farò piano... ti farò godere..." gli dissi iniziando a spingere lievemente.

"No..." mormorò lui, senza però tentare di sfuggirmi.

"Sì..." dissi semplicemente io, spingendo un po' di più, "... non stringere, dai..."

"Fa piano... ti prego..."

"Mi vuoi dentro, vero?"

"Sì, ma..."

"Rilassati..." mormorai di nuovo spingendo e dimenandolo appena per sistemarlo meglio sul punto giusto.

Il ragazzo stringeva e rilassava lo sfintere, combattuto fra il desiderio che avevo suscitato in lui e la paura che provava.

"Oh, dio... stai entrando..." ansimò, "... mi stai inculando..."

"Sì, ti inculo, certo. Perché a te piace da matti, vero?"

"Oh dio... mi stai inculando..." ripeté lui mentre gli scivolavo dentro lentamente ma inesorabilmente.

"Sì, rilassati. Prendilo tutto. È bello, no?"

"Non lo so... sì, è bello ma... ma è strano..."

Con le mani gli carezzavo il petto ed i genitali. Il suoi uccello si stava afflosciando, ma gli ero ormai completamente dentro. Allora gli stuzzicai i capezzoli e presi a masturbarlo delicatamente, ed iniziai a scivolando lentamente avanti e dietro nel suo canale strettissimo e bollente, muovendomi in modo che il mio palo turgido, ad ogni immersione, gli massaggiasse la prostata dall'interno. Il suo uccello, nella mia mano, riprese a crescere, ad indurirsi, palpitando.

"Oh sì... fottimi nel culo... oh dio... è... è... è bello! Chiavami... fottimi... scopami..." ansimò in preda al delirio dei sensi.

Allora cominciai a battergli dentro vigorosamente e più in fretta e frattanto lo masturbavo allo stesso ritmo dei miei colpi. Il ragazzo mugolava sottovoce ad ogni mio affondo, eccitatissimo. Era stretto, caldo, fremente e il suo palo nella mia mano era nuovamente durissimo, almeno quanto il mio in lui.

"Oh dio... vengo... sto per... venire... oh... godo... godo... godooooo!" gemette irrigidendosi tutto e stringendo con tutte le le forze le chiappette e lo sfintere ed iniziò a sparare uno schizzo dopo l'altro, a raffica.

Questo scatenò il mio orgasmo e, spingendomi bene a fondo in lui con tutte le mie forze, mi scaricai in lui riempiendolo del mio seme.

Restammo lì fermi e lui tremava con forza per tutto il corpo, ansando pesantemente.


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