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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'EREDITÀ ULTIMO NASTRO

Mi stavo affezionando sempre più a Mimmo e lui a me. Sentivo di volergli bene, ma più che come ad un fratello o ad un amico, come al ragazzo che più avessi desiderato in vita mia. Mi sentivo sempre più attratto da lui e, anche se non l'avevo mai visto nudo né seminudo, lo desideravo con sempre maggior forza.

Fra di noi non avevamo mai parlato di sesso né di ragazze, né di nulla che mi potesse far capire se potevo azzardare un passo verso di lui o no.

Eravamo assieme da circa due mesi quando una sera, dopo cena, lui mi disse: "Stefano, sto molto bene qui con te. Non avrei mai immaginato, quando è morta mamma, che non sarei rimasto solo, che avrei avuto un futuro così... così bello. E questo, grazie a te."

"Io sono molto contento di averti qui. Anch'io mi sentivo solo dopo la morte di Domenico. Anch'io sto veramente bene con te."

"Ma a volte ti vedo pensieroso. Come se tu avessi un problema... Non vuoi parlarmene? Ormai siamo... più che amici, no?"

"È vero. Ma è un problema che devo risolvere da solo."

"Quindi avevo visto giusto. Perché non provi a parlarmene? Abbiamo solo tre anni di differenza... credo che potrei capirti..."

"Non lo so. A volte ci sono cose difficili da dire, da rivelare... anche al più intimo amico, anche ad un fratello."

"Non voglio forzarti, Stefano. Voglio solo che tu sappia che io sono pronto ad ascoltarti..."

"Grazie. Ma vedi, ci sono cose di cui è veramente difficile parlare..."

"Sì, ti capisco. Scusami se ti ho chiesto..."

"No no, anzi. Mi ha fatto piacere." risposi io combattuto.

I suoi occhi scuri, profondi, mi studiarono per un attimo, poi sorrise e disse: "Vedi, la mia vita è cambiata completamente in questi ultimi mesi. E chi l'ha resa interessante, bella, sei stato tu... E io ti voglio bene, Stefano. Ti voglio davvero bene. Vorrei poter fare qualcosa per darti almeno un po' della serenità, della gioia che tu stai dando a me."

"Lo stai facendo, Mimmo." dissi io, sinceramente.

"Ma vorrei poterti dimostrare meglio... quanto stai diventando importante per me."

D'istinto gli presi una mano e le nostre dita s'intrecciarono. Era un gesto tenero e carico di sentimento. A quel contatto dolce io mi eccitai. Dio, quanto lo desideravo!

Allora, con la voce rotta dall'emozione, mormorai: "Avrei voglia di abbracciarti... di baciarti..." e il cuore mi batteva in petto forte forte.

Lui strinse la mia mano e disse: "Puoi farlo..." e mi sorrise con una dolcezza che i fece sciogliere tutto dentro.

Allora, e non so neppure io dove trovai il coraggio, gli dissi: "Ma non come un amico o un fratello..."

Lui, con la stessa dolcezza, sussurrò: "L'ho capito... e per me va bene."

"Mimmo, io credo... credo di essere... di essere innamorato di te..." dissi cercando disperatamente di fargli capire che cosa desideravo da lui ma senza avere il coraggio di dirglielo chiaramente.

"Sì, Stefano, l'ho capito..."

"E temo... temo che non mi basterebbe un bacio." aggiunsi quasi tremando.

"Neanche a me, credo." rispose lui.

Volevo alzarmi, tirarlo a me, baciarlo, stringerlo... ma non ci riuscivo. Lo guardavo, mi guardava. Poi Mimmo si alzò, mi fece alzare, sempre con le dita intrecciate alle mie. Era ad un solo palmo da me.

Guardandomi negli occhi mi disse: "Se mi sbaglio... spero che mi perdonerai, Stefano, ma io... Ma io ti amo, e vorrei fare l'amore con te."

Il mio cuore batteva all'impazzata e la testa mi girava. Con un filo di voce gli dissi: "Ti desidero, Mimmo!"

Lui si aprì in un sorriso dolcissimo e mi disse: "Adesso non mi manca più nulla per essere felice! Ho sempre sognato un compagno come te. Se mi vuoi... voglio essere tuo."

"Sempre? Vuoi dire che anche tu... come me... anche tu sei..."

"Sì, sono gay. Non ho molta esperienza, però. Fino ad oggi ho avuto solo un compagno, un mio compagno di scuola. Avevamo sedici anni... grazie a lui ho capito la mia sessualità. Abbiamo fatto l'amore per un anno, finché lui è andato volontario in marina. Stavamo bene assieme, ma non eravamo innamorati. E con lui si faceva sì, l'amore, ma non siamo mai arrivati a... all'unione completa. Invece adesso io mi sono innamorato di te... ma non sapevo come fare a dirtelo. Però mi sembrava, sentivo che tu ti stavi innamorando di me... e ho sentito che dovevo fare qualcosa, dovevo rischiare... Vorrei farti felice, Stefano, vorrei donarmi tutto a te, essere tuo... Mi vuoi, Stefano?"

"Oh, sì! E tu vuoi me?"

"Con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutto il corpo... con tutto me stesso!"

"Oh, Mimmo, mi sembra di sognare..."

"No... toccami, sono qui, carne ed ossa, per te, solo per te."

"Abbracciami, Mimmo, baciami..." mormorai io emozionato.

Mi strinse a sé e passò lieve la punta della lingua sulle mie labbra. Le schiusi, l'accolsi e lo suggei delicatamente. Sentii la sua erezione e lui sentì la mia.

"Ho tanta voglia di te, Stefano, ma... non vorrei bruciare tutto subito... Ora che siamo riusciti a confessarci il nostro amore, vorrei che arrivassimo ad unirci a poco a poco... Ti dispiace?"

"No... non so... Mi sarà difficile non spogliarti ora, subito. Ti desidero da tanto tempo, ti desidero enormemente!"

"Anche io. Anche io ho tanta voglia di te. Ma abbiamo resistito fino ad ora... aspettiamo ancora un po'... Dimmi che mi ami, Stefano."

"Sì, ti amo, Mimmo. Ti desidero ma soprattutto ti amo. Voglio dedicarti tutta la mia vita, voglio renderti felice."

"So che ci riuscirai, amore."

"Ma perché mi ami?"

"Per come mi hai accolto e perché ho sentito il tuo amore. Perché mi hai fatto sentire importante ed ho sentito, giorno dopo giorno, che tu stavi diventando sempre più importante per me. Perché sento che non potrei più fare a meno di te. Perché sento che se ti perdessi la mia vita sarebbe vuota. Perché la notte, in quel gran letto, vorrei averti accanto a me, notte dopo notte e fondermi con te. Perché sei bello di una bellezza che supera quella fisica. Perché sei molto più di quello che ho sempre sognato..." mi disse, e mi baciò di nuovo.

La sua bocca era fresca come una sorgente di montagna, i suoi occhi luminosi come stelle, il suo corpo flessibile ed elastico come un giunco, le sue mani forti e calde. E la sua erezione potente mi parlava del suo desiderio per me ed è bello sentirsi desiderati.

Si staccò dolcemente da me: "Oggi è il sette luglio: 7-7. È una bella data, che dovremo festeggiare ogni anno, amore mio!"

"Sì, la nostra data."

"È bello poterti chiamare amore."

"Sì, amore."

"Da stanotte dormirai con me?"

"Certo, amore."

"Ti amo!"

Allora mi venne un'idea bellissima: "Mimmo, fra meno di un mese andremo in villa, in Riviera."

"Sì..."

"Allora inviteremo tutti i nostri amici e davanti a loro... ci sposeremo. Ci dichiareremo eterno amore."

"Sarebbe bello."

"Sarà bello. Ci scambieremo gli anelli. Faremo le partecipazioni... Domani stesso scriveremo gli inviti. Ci stai?"

"Sì, ma ad un patto... Quella sarà la prima notte in cui ti donerò la mia verginità, in cui ci uniremo completamente."

"Oh dio! Come resisterò un mese nel tuo letto... senza toccarti?"

"Ci toccheremo, ci baceremo... ma senza arrivare all'unione completa... Sarà anche più bella, così, quella notte."

"Farò del mio meglio, amore, se è questo ciò che desideri."

"Sì. Sarà la prova di quanto è forte il nostro amore. Anche io vorrei spogliarti adesso, mettermi a fare l'amore qui, subito, essere tuo, completamente. Ma sento che sarà più bello così..."

Accettai. Quella notte, per la prima volta, lo vidi nudo. Aveva un corpo glabro e liscio, non muscoloso ma molto bello, proporzionato. Aveva due piccoli capezzoli rosa, deliziosi, un folto ciuffo di peli sul pube, da cui sorgeva una bella colonna di carne, semieretta, due ciuffetti sotto le ascelle... E quel dolce e bellissimo sorriso che mi incantava, specialmente ora che sapevo che era tutto per me.

Ci sfiorammo appena, temendo di andare oltre il limite che ci eravamo fissati, ci abbracciamo e ci baciammo. La sua pelle era liscia come seta, morbida come velluto, ma il suo corpo era sodo.

"Dio, come sei bello, Mimmo!" gli mormorai, emozionato.

"E tu sei erotico, sensuale... più che desiderabile..."

Ci coccolammo finché ci colse il sonno. Durante la notte mi svegliai più volte ed ogni volta, sentendolo caldo e tenero accanto a me, mi sentivo felice come non ero mai stato.Sì, lo amavo, lo amavo veramente e l'amore è il sentimento più bello che si possa provare.

Il giorno dopo scrivemmo gli inviti a tutti gli amici perché venissero in villa, nostri ospiti, per la settimana fra il 12 ed il 19 agosto, dicendo loro che il 15 Mimmo ed io avremmo celebrato davanti a loro il rito della nostra unione. Invitammo Lorenzo e Sergio, Roberto e Marco, Alessandro col suo Franco, Lars e Piet, Giacomo e Mattia e logicamente Malik e Marcos. Con nostra gioia risposero tutti dicendo che sarebbero venuti.

Allora, appena chiuso il negozio per le ferie, con l'aiuto di Marcos e Malik che vennero subito con noi, andammo in villa e preparammo il posto per dormire per tutte le coppie. Poi ordinammo il pranzo per il 15 ad un ristorante vicino.

Avevamo comprato gli anelli e le bomboniere e ci eravamo comprati due completi identici, da società ma di linea giovane, molto eleganti, da indossare in quel giorno. Mattia ci aveva promesso di venire con le sue macchine fotografiche per farci un bel servizio di foto come ricordo.

Conoscemmo l'uomo di Alessandro, Franco, che aveva trentaquattro anni: era un toscano simpaticissimo e di bell'aspetto. Mimmo conobbe gli altri miei amici e legarono subito. Sapeva che erano stati quasi tutti miei amanti, ma non era geloso perché io gli avevo giurato che gli sarei stato fedele e mi conosceva abbastanza per sapere che ero sincero.

Malik aveva decorato il salotto bianco della villa con belle composizioni di fiori bianchi e rossi. Il 15 mattina, quando furono tutti riuniti, scendemmo indossando i nostri abiti nuovi, accolti da un lungo applauso. Allora leggemmo il foglio che avevamo preparato.

"Io, Stefano Boetto, davanti a voi tutti come testimoni, dichiaro di amare Domenico Scanferla. Mi impegno perciò solennemente a dargli il mio amore, la mia assistenza, il mio aiuto e rispetto nella buona e nella cattiva sorte, in salute e malattia, in gioventù e vecchiaia, con l'aiuto di dio e vostro, per sempre. Perciò, Domenico, ti pongo questo anello al dito a simbolo del mio amore e del mio giuramento." e gli infilai l'anello, emozionatissimo.

Allora Mimmo lesse la stessa formula ed infilò l'anello al mio dito. Quindi firmammo il foglio su cui erano scritte le due dichiarazioni e sotto di noi firmarono tutti i presenti. Ci baciammo, fra gli applausi dei nostri amici, Mattia, per tutto il tempo, aveva scattato foto su foto.

Poi Mattia venne fuori solo con noi due, sul giardino dietro alla villa, davanti ad un muro con rampicanti fioriti. Lì, come gli avevamo chiesto noi, ci fotografò nudi mentre ci baciavamo, ci tenevamo per mano, ci abbracciavamo...

Ci rivestimmo e tornammo con gli altri. Marcos frattanto dirigeva quelli del ristorante che preparavano nella sala da pranzo il tavolo per quattordici persone. Quando tutto fu pronto, ci mettemmo a tavola. Dopo il pranzo distribuimmo le bomboniere. Eravamo riusciti a trovare un bel disegno al tratto dei Dioscuri, che faceva pensare a due amanti, e l'avevamo fatto pantografare su delle belle tabacchiere d'argento al cui interno erano incisi i nostri nomi e la data.

Infine, mentre i nostri amici chiacchieravano e si divertivano, Mimmo ed io salimmo nella nostra camera. Anche qui Malik aveva posto mazzi di fiori bianchi e rossi, a nostra insaputa.

"Finalmente, amore... ora possiamo fare l'amore!" gli dissi pieno di emozione.

"Sì, finalmente davvero! Non sto più nella pelle... ti desidero da morire..." mi sussurrò Mimmo.

Ci spogliammo l'un l'altro senza fretta, carezzandoci e baciandoci. Avevamo già visto molte volte i nostri corpi, li avevamo già carezzati, baciati, toccati ma ora era quasi come se fosse la prima volta. Mimmo mi pareva ancor più bello del solito, forse perché era felice, forse perché sapevo che fra poco sarebbe stato finalmente mio ed io suo.

Dalle finestre spalancate irrompeva un sole forte e luminoso, gioioso, che carezzava i nostri corpi rendendoli ancora più belli. Eravamo tutti e due così emozionati che ci sembrava quasi impossibile che stessimo davvero vivendo un momento così bello. Quando fummo nudi, gloriosamente esposti l'uno all'altro, quasi avevamo timore di toccarci. Ma i nostri corpi si avvicinarono, aderirono come calamitati.

"Mio dio, quanto ti desidero..." mormorò Mimmo.

Lo presi in braccio, lo sollevai e lo deposi sul letto. Lui mi prese il membro fra le sue mani e lo baciò, lo lecchettò.

"Ecco, Stefano, ora posso donarti la mia verginità. Voglio che sia tu a prendere me per primo."

"Ti amo!"

"Dimmelo ancora..." invocò lui.

"Ti amo, ti amo da morire, Mimmo!"

"Mi vuoi?"

"Sì, ti voglio."

"Prendimi, amore, sono tuo." mi disse allargando le cosce ed offrendomisi con un luminoso sorriso.

"Dio, quanto sei bello, Mimmo!"

"Ti piaccio?"

"Da matti.."

Mi addossai a lui infilandomi fra le sue cosce e mi preparai a prenderlo. Sapendo che era la sua prima volta ero estremamente preoccupato di non fargli male. Esitai un attimo, ma lui mi incoraggiò con un sorriso pieno di desiderio. Spinsi e lui si rilassò completamente. Inizia ad affondargli dentro con dolcezza ed estrema cautela e lo sentii fremere mentre si apriva a me, accogliendomi a poco a poco.

"Oh, Stefano, finalmente... Oh quant'è bello sentirti in me!" ansimò lui puntando i gomiti sul letto e spingendosi in fuori ad incontrare la mia spinta.

Finalmente gli ero tutto dentro.

"Non ti sto facendo male?" gli chiesi preoccupato, fermandomi.

"No no, è bellissimo, amore. Non aver paura, è troppo bello. Dai, amore, dai!"

Allora cominciai a limargli il caldo e stretto canale col mio membro, che non avevo mai sentito così duro. Mimmo se lo stava visibilmente godendo, con mio grande piacere. Ero felice di dargli piacere, volevo farlo felice con tutto me stesso. Vedere il suo volto radioso era per me una casa bellissima, sapere che ero io la causa di quella trasfigurazione mi esaltava. Non avevo mai provato sentimenti così profondi, intensi, forti e belli. Mi sentivo veramente una cosa sola con lui, unito in una sola carne ed un solo spirito. Lo amavo con tutto me stesso. Era letteralmente un'esperienza mistica...

"Ti amo, Mimmo." gli mormorai commosso,

"Sì, amore, lo sento." mi rispose lui in estasi.

Certo, è difficile trovare parole per descrivere quel che provammo in quella nostra prima unione. Anche quando raggiunsi l'acme del piacere e gli donai tutto il mio seme, ebbi la netta sensazione che con lui fosse diverso che con tutti gli altri: tra noi stava accadendo qualcosa di infinitamente più bello e più prezioso, qualcosa di... sacro!

Quasi senza soluzione di continuità, fu lui finalmente ad entrare in me, ed il miracolo si ripeté tale e quale.

A volte la gente, anche fra noi stessi gay, fa una distinzione fra chi è attivo e chi è passivo, quasi come se chi svolge il ruolo attivo sia il "maschio" e l'altro la "femmina". Può darsi che per qualcuno sia così, ma io non ho mai sentito nulla di simile, e in modo del tutto particolare con Mimmo. Anche quando lui mi penetra e mi sovrasta col suo vigore, io mi sento profondamente e completamente maschio. E quando sono io a penetrare lui e lui mi si offre e mi accoglie in sé, lo sento veramente e pianamente maschio e credo che questo sia il bello della nostra unione: il fatto che è completamente alla pari, l'unione di due maschi che si amano davvero.

Certo, dopo quella prima volta il rapporto sessuale è diventato meno... straordinario, più normale, ma non per questo meno bello e meno valido. C'è più calma nelle nostre unioni ma non certo meno amore né meno piacere e sicuramente non meno desiderio reciproco.

Ora sono cinque anni che Mimmo ed io viviamo assieme. In questi cinque anni sono accadute alcune cose...

Anselmo a poco a poco ha capito che noi due siamo amanti, e allora s'è aperto con noi. Come avevo sospettato, anche lui è gay, ma non aveva mai avuto il coraggio di accettarsi come tale. Aprendosi con noi, ha anche cominciato ad accettarsi e così ha smesso di andare a cercarsi una marchetta una volta ogni tanto e di sentirsi poi in colpa. Questo l'ha portato non solo a vivere più serenamente ma anche, venendo con noi in discoteche e in altri locali gay, a trovarsi finalmente un amante, Giorgio, con cui vive ormai da due anni.

Giorgio è un impiegato di trentasei anni, non veramente bello ma buono, simpatico ed intelligente. Così il nostro Anselmo è ora più aperto, estroverso, sereno.

Un'altra novità è che Malik e Marcos vivono ora nel nostro quartierino degli ospiti e che Malik lavora con Anselmo nel nostro negozio, occupandosi dei trasporti e delle consegne, e sotto la guida di Anselmo sta anche imparando il mestiere di restauratore.

Mimmo ed io ci siamo comprati un camper per due, con cui andiamo spesso in giro, nei week-end e nelle ferie. Ci stiamo girando a poco a poco tutta l'Italia e le nazioni confinati, facendo del piacevole turismo.

Ma l'ultima novità è accaduta poco più di un anno fa. Mio fratello Mario, il più piccolo, è venuto a fare il servizio militare a Torino. Perciò, logicamente, è venuto a casa nostra. D'accordo con Mimmo abbiamo deciso che dovevamo dire a Mario della nostra relazione. Così, la seconda volta che, in libera uscita, è venuto a trovarci, mentre eravamo a tavola affrontai il discorso con lui.

"Mario, io e Mimmo dobbiamo dirti una cosa, ma prima devo chiederti di tenere il segreto con tutti, specialmente a casa, su quello che sto per dirti..." iniziai.

Mario mi guardò un po' sorpreso, un po' incuriosito e disse: "Certo, come vuoi tu."

"Bene. Vedi Mario, io e Mimmo ci amiamo, siamo amanti. Facciamo l'amore assieme." dissi chiaro e tondo, pensando che fosse inutile girarci attorno.

Mario ci guardò un po' sorpreso, ma meno di quel che m'aspettassi. Poi disse: "Davvero? Tu e Mimmo... Tu, Stefano, sei sempre stato... così?"

"Sì, fin da ragazzino, fin da quando andavo in alpeggio con gli amici..."

"E... non ti ha mai creato problemi essere... così?" chiese Mario interessato.

"No, Mario. Sono sempre stato ben contento di questa mia sessualità."

Mario rifletté un poco, poi disse: "Beh, grazie di avermelo detto. Perché, vedi, a me ha sempre creato un problema. Anche io, in alpeggio, con gli amici... Ma ho sempre pensato che forse era una cosa sbagliata e così cercavo di non farlo... ma non ci riuscivo. Credevo di essere malato... sbagliato... Specialmente ora, qui in caserma, tutti parlano sempre e solo di fighe e disprezzano i froci... Così, davvero, non sapevo cosa fare, come fare... Io ci ho provato ad andare con una ragazza... ma a me le ragazze proprio non me lo fanno tirare per niente..."

Così parlammo del fatto di essere gay. Da una parte per me era un sollievo che Mario fosse così, come me, perché almeno potevamo ospitarlo senza problemi. E dall'altra cercammo di aiutarlo ad accettarsi serenamente, senza traumi. Credo che più che non le nostre parole, quello cha ha aiutato Mario sia stato vedere quanto Mimmo ed io stiamo bene insieme e quanto siamo felici di amarci.

Portammo Mario con noi a ballare e gli facemmo conoscere tutti i nostri amici gay. So che ebbe anche qualche avventura, perché dopo ne voleva sempre parlare con noi due per confrontarsi, per capire.

Stava per finire il suo periodo di naja quando conobbe un ragazzo. Era un rifugiato politico bosniaco, un ragazzo biondo, molto carino, musulmano, di ventuno anni, di nome Ahmed che in patria, prima di fuggire lavorava come elettricista.

Dopo diverse volte che si incontravano, quando Mario si accorse che fra loro stava nascendo qualcosa di serio, portò Ahmed a casa nostra e ce lo fece conoscere. Per me era una cosa curiosa conoscere un musulmano biondo con gli occhi celeste-verde acquamarina. Il ragazzo era in Italia con il permesso di soggiorno come rifugiato politico, ma non era riuscito a trovare lavoro, e sopravviveva lavando vetri agli incroci, vendendo accendini, facendo piccoli lavori temporanei.

Sembrava un ragazzo a posto e vedemmo che lui e Mario erano molto affezionati. Si erano conosciuti una sera in un bar. Ahmed con la sua cassettina di accendini e fazzolettini di carta, era entrato in un bar ed aveva chiesto al barista il favore di un bicchiere d'acqua di rubinetto. Il barista gli aveva risposto sgarbatamente che loro erano lì per vendere, e non un centro di assistenza.

Ahmed s'era scusato ed aveva detto: "Sono un rifugiato bosniaco, non ho soldi, mi scusi."

Al che il barista aveva iniziato una tirata razzista dicendo che noi italiani non sappiamo cosa farcene di "marocchini, negri, zingari, vu'cumprà e robaccia del genere".

Mario, che stava per ordinare un toast ed un cappuccino, era intervenuto in difesa del ragazzo, poi gli aveva detto: "Vieni con me, andiamo in un bar di gente più civile, che ti offro io qualcosa."

I due erano usciti e Mario gli aveva chiesto scusa, dicendogli: "Noi italiani non siamo tutti così..."

"Lo so," aveva risposto il ragazzo, "ma sono abituato ad essere trattato male..."

Avevano parlato, seduti ad un altro bar, ed Ahmed gli aveva raccontato della sua fuga da un campo di concentramento dei serbi... e gli raccontò anche che il capo campo, scoperto che lui era gay, l'avesse violentato più volte. Ahmed aveva dichiarato con molta tranquillità la sua omosessualità ed allora Mario, che si era sentito attratto dal ragazzo, gli disse che anche lui era gay, e che gli sarebbe piaciuto fare l'amore con lui.

Ahmed accettò subito, perché anche a lui piaceva Mario. Ma non sapevano dove andare, anche perché Mario non voleva portare uno sconosciuto a casa nostra. Ahmed gli disse che aveva sentito dire di una pensione vicino a Porta Nuova in cui affittavano le stanze ad ore. Così andarono, Mario pagò la stanza e fecero l'amore. Mario fu colpito dalla dolcezza dell'altro e si trovarono così bene assieme che decisero di rivedersi. Quando potevano incontrarsi, andavano a mangiare una pizza assieme, poi al cinema, poi in quella compiacente pensione. Pagava Mario, ma ogni volta doveva insistere perché Ahmed avrebbe voluto pagare la sua parte.

La sera in cui lo conoscemmo, il ragazzo ci fece un'ottima impressione.

Così dopo cena dissi a Mario: "Se volete andare di là, nella tua camera... senza problemi..."

Mario annuì sorridendo ed Ahmed arrossì deliziosamente, ma lo seguì contento. Mentre i due ragazzi stavano facendo l'amore, parlai con Mimmo e decidemmo che dovevamo cercare di aiutare Ahmed.

Quando parlammo a tu per tu con Mario, gli chiedemmo se lui avesse intenzione di mettersi con Ahmed.

"Sì, ne ho parlato con lui e ci piacerebbe molto poter vivere assieme. Stiamo molto bene assieme e ci vogliamo bene."

Allora io gli chiesi: "Tu, Mario, cosa vorresti fare dopo la naja? Pensi di fermarti qui a Torino o di tornare al paese?"

"Beh, sì, certo mi fermerei qui a Torino: non potrei portare Ahmed su al paese..."

"Hai già in mente un lavoro?"

"No, non so. Non ho una specializzazione, so solo badare alle mucche io..."

"Che ne diresti se Mimmo e io ti comprassimo un negozio di elettricità, così potreste lavorarci tu con Ahmed? E se vi va bene, potreste venire a vivere qui con noi, nella camera che era mia e che ora usi tu..."

"Oh, Stefano, Mimmo... sarebbe bellissimo, un sogno! Ma un negozio da elettricista... ci vogliono milioni!"

"Li abbiamo e voi due potreste renderceli a poco a poco quando gli affari vi vanno bene. Ahmed potrebbe andare in giro a fare impianti e riparazioni, e tu potresti stare in negozio... Perché non gliene parli?"

Mario, eccitato e felice ci abbracciò e ci ringraziò. Appena incontrò il suo Ahmed gli parlò della nostra proposta. Il ragazzo ne fu molto commosso e volle venire a ringraziarci di persona e ci giurò che ci sarebbe stato eternamente riconoscente.

Così, appena Mario ebbe finito la naja, gli comprammo un bel locale in via Lagrange, intestandolo a tutti e due, lo facemmo arredare e facemmo la prima grossa ordinazione di materiale elettrico perché potessero iniziare la loro attività. Mario e Ahmed vennero ad abitare con noi. Più conosciamo Ahmed, più siamo contenti di lui. È un ragazzo molto dolce e buono ed è ormai veramente uno di famiglia. Ha legato bene anche con Malik e Marcos, così ora tutti e sei assieme siamo una gran bella famiglia.


Ecco, caro Andrej, questa è la mia storia. Tu m'hai chiesto di raccontartela e qui finisco di registrarla. Se vuoi sbobinarla e trascriverla, ed anche pubblicarla nel tuo sito, Mimmo ed io siamo d'accordo: chissà che possa servire a qualcuno per accettarsi o per accettarci? Perché la mia conclusione è questa: sono felice di vivere, di essere gay, di avere un amante ed amici che mi amano. Auguro a tutti di poter conoscere un'uguale felicità e, soprattutto, di saper accettare serenamente la propria sessualità.

Ecco, ho finito.


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