Luca
20 dicembre 1987. Ieri.
Questa è una data che dovrei segnarmi sul calendario. Ieri infatti è successa una cosa strana e bella.
Roberto ha fatto sesso con me, cioè mi ha fottuto, come dice lui. Prima di farlo con lui avevo fatto qualcosa con mio cugino Gianni, col mio amico Rino e con Sandro. Con Gianni quando ero al paese e ci hanno messo a dormire assieme. Lui di notte ha cominciato a toccarmi e io gli ho chiesto che fai ma lui mi dice ssst! e continuava e così m'è venuto duro e non era niente male, così mi ha insegnato a farmi seghe. Mi è piaciuto. E allora, dopo quella volta, la notte a letto mentre lui faceva una sega a me io la facevo a lui finché venivamo e poi si dormiva.
Così, quando mi è capitato di dormire con Rino nella stessa camera quando eravamo in trasferta per il campionato juniores, io ci ho provato con lui e lui ci è subito stato a farsi seghe con me, che lui già lo sapeva come si fa. È lui che m'ha spiegato che si dice far seghe e che quando vieni si chiama sborra o seme o sperma. E qualche volta ce lo facevamo in piedi a chi schizzava più lontano e anche davanti allo specchio che pareva di essere in quattro. Rino ce l'aveva meno grosso del mio ma ne schizzava più di me. E poi sapeva tenerlo in mano bene, mi piaceva proprio come lui me lo faceva a me.
E poi con Sandro al campeggio scaut, eravamo in tenda insieme al campeggio e di notte ci ho provato anche con lui. Avevamo il sacco a pelo aperto perché faceva caldo, allora io ci ho infilato la mano quando pensavo che dormiva. Prima pareva che non voleva e mi toglie la mano. Ma quando ho sentito che dormiva di nuovo, ci ho provato e quando s'è svegliato io gliel'avevo già tirato fuori dalle mutande e gli era venuto duro. Allora lui questa volta non solo non m'ha levato la mano ma ha subito preso il mio e ci siamo fatti una bella sega.
E poi seghe per tutta la durata del campo che quando non cominciavo io, lui dopo un po' che aspettava, cominciava lui. Così non passava notte che non lo facevamo. Mi piaceva parecchio ma non sapevo che si poteva fare anche altro, e neanche loro, e poi mentre lo facevamo non si parlava per paura che ci scoprivano.
Ma ieri, quando sono arrivati gli zii per fare Natale con noi e i miei hanno deciso che Roberto dormiva con me, io già pensavo alla notte che ci provavo con lui e ero tutto contento. Roberto ha sedici anni e è un fusto. Quando siamo andati a letto era già tardi. Ci siamo spogliati in fretta e messi sotto le coperte, ho spento la luce e lui ha detto buonanotte.
Quando ho sentito Roberto che respirava come chi dorme ho fatto come chi si gira dormendo e imitavo il respiro di chi dorme e la mia mano ha toccato Roberto come per caso. Lui non si è mosso. Allora ho fatto finta di muovermi di nuovo nel sonno e ho messo la mia mano sul suo stomaco soffice. Toccarlo così mi piaceva e ce l'avevo più duro ancora. Visto che lui non si muoveva, non mi mandava via, ho mosso la mano in giù, ho forzato l'elastico delle sue mutande e sono riuscito a toccargli il cazzo. Ce l'aveva già duro come il mio, ma più grosso e con tanti peli. Ero emozionato che tremavo quasi.
Non so perché ma toccare il cazzo di un altro mi ha sempre dato una sensazione meglio che toccarmelo da solo. E questo era grosso, duro, teso in su parallelo al corpo, caldo e palpitava. Roberto era sempre fermo. Ho carezzato quel bel cazzo duro e caldo per un bel po' ma poi ho perso la prudenza e ho cercato di abbassargli le mutande. Roberto ha sollevato il sedere per aiutarmi a toglierle e io subito non ho neanche pensato che allora era sveglio. Mi sono sfilato le mie mutande e gliel'ho preso in mano a palparlo. Allora ho sentito la sua mano sul mio e mi piaceva un sacco sentirla sul mio cazzo e abbiamo cominciato a farci una bella sega.
Poi Roberto si è girato e mi è venuto sopra e mi ha baciato in bocca. Era la prima volta che succedeva e all'inizio mi sembrava strano e mi dava anche un po' fastidio, ma poi ha cominciato a piacermi. Quando lui ha sentito che mi piaceva e stavo tremando tutto, mi ha girato su un fianco scivolandomi dietro e mi ha abbracciato passandomi le mani su tutto il corpo. Per me era qualcosa di nuovo, imprevisto, non era più la solita piacevole sega, ma mi piaceva comunque. E un'altra novità era che Roberto mi sussurrava in un orecchio mi piaci, mi piaci, mi piaci e sentivo il suo cazzo duro spingermi sulle chiappe. Era bello sentirlo sodo e duro e caldo palpitare e sfregarsi lì contro.
Poi si è staccato da me, allora mi sono girato un po' per capire perché e alla luce che veniva da fuori ho visto che lui ha preso lo sputo con la mano e se lo spalmava sul cazzo (che bello! Non glielo avevo mai visto prima!) poi mi ha fatto mettere di nuovo su un fianco e ora il suo cazzo non spingeva più sulle mie chiappe di piatto ma di punta e me lo sono sentito scivolare dentro il buco liscio liscio come infilare una mano in tasca.
Allora ho sentito come un calore dentro al mio culo, che è diventato più forte e piacevole quando ha cominciato a fottermi. Prima mi fotteva lentamente e a fondo, poi più veloce e più a fondo e frattanto mugolava e mi sussurrava nelle orecchie e mi stringeva fra le sue braccia forti e mi carezzava tutto e mi faceva una sega. Io ho sentito un piacere così forte come non ho mai sentito prima, più forte, più forte finché abbiamo goduto e siamo venuti tutti e due. Altro che seghe come avevo fatto fino a quel giorno. Credo che abbiamo fatto un tale casino che non so proprio come hanno fatto a non sentirci tutti gli altri in casa.
Poi Roberto m'ha chiesto se avevo un fazzoletto per pulire. Poi ci siamo rimessi le mutande ma invece di dormire lui mi ha chiesto se mi è piaciuto come mi ha fottuto. Io gli ho detto di sì. Lui mi ha chiesto con chi l'avevo già fatto prima e io gli dico mai con nessuno. Allora lui mi dice: che forte, allora io t'ho sverginato, ormai sei un uomo anche tu, hai un culetto delizioso, bello stretto, vero che me lo dai anche domani notte il tuo bel culetto? Cazzo, certo che te lo do, gli ho detto io.
Ma lui stamattina mi sveglia e mi dice guarda come ce l'ho duro come una roccia. Io lo guardo alla luce del giorno, è bello, mica più grosso del mio come m'era sembrato a toccarlo, ma più lungo e il suo quand'è duro non sta dritto in fuori come il mio, ma in su. E poi lui ha più peli di me, folti e ricci. E lui mi dice adesso che sei diventato un uomo perché non sei più vergine, ti insegno a fare l'amore anche in altri modi. E come, gli chiedo io.
Lui mi dice adesso me lo prendi in bocca e me lo succhi. Io gli dico no mi fa impressione, di lì esce la pipì. Ma lui ride e mi dice tutte palle, se te lo succhio prima io dopo tu lo fai a me, vero? Io allora gli dico di sì. Lui allora me lo prende davvero in bocca e me lo succhia e me lo fa diventare duro e sento la sua bocca calda e la sua lingua che dentro me lo lecca e mi piace da matti e mi deve mettere una mano sulla bocca che se no mi sentono.
Lui poi smette e così lo faccio io a lui. All'inizio mi faceva un po' strano ma poi sentire il suo coso duro che mi scivola dentro e fuori dalla bocca non è niente male. E lui mi dice mettici tanta saliva così poi ti fotto di nuovo in quel tuo bel culetto. Mica ci ho pensato che la porta non era chiusa a chiave e c'era la luce del giorno e niente, e l'ho lasciato fare come ieri sera.
Lui mi s'è messo dietro e mi piaceva sentire le sue braccia forti, il suo corpo forte, il suo cazzo forte che mi è scivolato dentro e mi ha fottuto finché siamo venuti di nuovo tutti e due. Io per non bagnare un'altra volta il lenzuolo avevo messo il fazzoletto e ci sono venuto dentro. Poi ci siamo alzati e siamo andati in bagno a lavarci e ci siamo vestiti.
Oggi un momento che eravamo soli, lui m'ha raccontato che lui lo fa tante volte l'amore anche con un suo amico di tennis e con altri ragazzi e con gente più grande di lui, anche con un uomo di ventisette anni. Poi mi ha detto che anche qui da noi, come da lui a Milano, ci devono essere i posti dove uno va per trovare uno con cui fare l'amore, per esempio certi parchi.
Allora io gli ho chiesto ma tu l'amore con le ragazze l'hai mai fatto? Fossi matto mi dice lui poi quelle aspettano un bambino e tu devi sposarle e poi a me piace solo farlo coi maschi è molto più bello e stanotte ti insegno in un altro modo e ti fotto in un modo che vedrai che ti piace anche di più. E io gli dico spiegami come. Ma lui mi ha detto no aspetta stanotte fidati vedrai che è bello.
Così io adesso aspetto stanotte. Sono proprio contento che è venuto Roberto e che dorme con me. E anche a me mi ha sempre fatto più curiosità i maschi che le femmine e penso che forse Roberto ha proprio ragione anche se tutti parlano solo di scopare con le femmine. Anche al cinema a me mi piace sempre il protagonista maschio e mai la donna. E poi come fa Roberto è molto più divertente di come facevo coi miei amici prima.
Chissà se quando Roberto dovrà tornare a Milano trovo qualcun altro? Devo chiedergli se mi spiega meglio quella questione dei parchi e come si fa a capire chi ha voglia di fare le cose che ho voglia di fare io. Lui pare che la sa lunga e forse mi può spiegare bene.
Non vedo proprio l'ora che arriva stanotte, ma devo ricordarmi di chiudere la porta che non vorrei che entra qualcuno sul più bello.
Matteo
È bello vivere assieme. È bello vedere Marco girare per casa, svegliarsi di notte e guardarlo a piacimento, immerso nel sonno, e carezzarlo con lo sguardo. Essere svegliati da lui con un bacio, un sorriso e un caffè fumante.
È bello dover perdere le vecchie abitudini e prendere abitudini nuove. È bello vedertelo comparire davanti tutto nudo, dopo la doccia, per chiederti dove sono le mutande pulite, attrarlo a te con dolcezza e vedere la sua erezione fiorire, far fiorire la tua e farci l'amore lì, dove ti trovi. È bello vederlo scivolare accanto a me mentre faccio la doccia e unirci in un dolce amplesso sotto lo scroscio dell'acqua.
È bello tornare a casa ed essere accolti dal suo sorriso dolce e caldo, mettersi a preparare le lezioni accanto a lui che studia e sorprendere nei suoi occhi il desiderio che si accende, andargli alle spalle mentre sta lavando i piatti e abbracciarlo impedendogli di continuare, baciarlo e toccarlo finché si arrende al tuo desiderio.
È bello giacere appagati, languidamente, senza dover guardare l'orologio, parlare di tutto quello che ti viene in mente sapendo che lui può capirti qualunque cosa dici, qualunque cosa pensi, qualunque cosa senti.
È bello, mentre faccio lezione, pensare a lui e sentire un'erezione prepotente svegliarsi fra le tue gambe e dare una rapida occhiata in giù per essere certi che i miei allievi non possano accorgersene.
Sì, è bello amare ed essere amati.
Marco, tornati dalle ferie lo scorso anno, ha parlato con me dicendomi quanto era stato bello vivere assieme tutti quei giorni, dicendomi che avrebbe voluto vivere sempre con me, ma che non voleva pesarmi finanziariamente e chiedendomi che cosa gli consigliavo di fare. Allora io gli ho detto che anche io desideravo averlo lì con me e che capivo il suo problema e che forse c'era una soluzione. Così gli dissi della possibilità di chiedere l'assegno di studio. Si illuminò tutto e si chiese come non ci aveva pensato. Allora gli dissi quale poteva essere secondo me l'ultimo problema: che cosa avrebbe detto ai suoi? Come avrebbe giustificato il fatto di andare via da casa e di venire a vivere con me?
Marco scosse la testa e mi disse che non doveva giustificarsi con i suoi, che non doveva giustificare il nostro amore. Avrebbe detto la vera ragione per cui voleva venire a vivere con me. Se i suoi avessero capito, accettato, cosa di cui dubitava, sarebbe stato contento, certo. Ma se non avessero capito non sarebbe cambiato nulla. Ragionammo, discutemmo, ma ormai Marco aveva deciso.
Così, dopo che Arne e Kaj ci lasciarono, lui tornò a casa dai suoi. Mi aveva detto che mi avrebbe telefonato. Io aspettavo accanto al telefono, nervoso, impaziente, preoccupato, cercando di immaginare quel che stava capitando a casa di Marco. Passarono circa quattro ore. Era notte quando Marco finalmente mi chiamò. Mi chiese se potevo andare sotto casa sua a prenderlo con l'auto, perché avrebbe caricato tutte le sue cose. Gli chiesi come fosse andata, ma lui disse semplicemente che m'avrebbe raccontato poi.
Mi aspettava già in strada, accanto a due valige e alcuni scatoloni. L'aiutai a caricare in auto le sue cose e partimmo per casa. Gli chiesi di nuovo come fosse andata. Lui rispose di nuovo che ne avremmo parlato a casa. Con la coda dell'occhio cercavo di decifrare la sua espressione. Aveva una specie di mezzo sorriso sulle labbra ma non mi convinceva affatto. Giunti a casa abbiamo portato su tutta la sua roba.
Quindi io gli ho chiesto: "Allora?"
"Mi abbracci?"
"Certo, vieni qui..."
"Papà ha detto che lo immaginava. Mamma s'è messa a piangere. Ho spiegato loro che non c'era motivo di piangere: io amo te e ho la fortuna di essere amato da te. Amarsi è una cosa bella. Mi ascoltavano senza controbattere, senza obiettare. Ascoltavano. Alla fine io ho detto loro che gli volevo bene, a tutti e due, ma che dovevo seguire la mia strada. Papà mi ha detto: anche noi ti vogliamo bene. Questa resta sempre casa tua. Qualunque cosa succeda noi siamo qui, siamo i tuoi genitori. Io ho chiesto: che cosa dovrebbe succedere? E lui: non lo so, io sarò senza istruzione o quasi, sarò vecchio, ma se tu andavi con una ragazza lo capivo, così no. E allora penso che forse un giorno puoi pentirti di questa cosa che fai. Io ho detto: non più e non meno che se andassi con una ragazza o mi sposassi. Matteo è una persona eccezionale, non credo che mi pentirò mai di stare con lui.
"Papà ha detto: sì, stimavo molto il tuo professore. Ho sempre pensato che era un uomo in gamba e che eri fortunato di averlo come professore. E io: perché, adesso non lo stimi più? Non sono più fortunato a averlo avuto come professore? E papà mi dice: non lo so, sono confuso. Sì, probabilmente resta un buon professore... Ma pensare che tu e lui... mi sembra sbagliato, ecco. Allora io gli ho detto: ma tu prima m'hai detto che te l'aspettavi, che immaginavi già di noi due. Perché non hai mai detto niente? E lui: perché se non ne parlavi tu, ho pensato che non volevi parlarne. Ormai sei grande, sei maggiorenne. Quando avevamo scoperto che tu... insomma, come sei, eri un ragazzino eppure non avevi voluto ascoltarci. Quello che pensiamo noi non t'interessava. Come potrebbe interessarti oggi?
"Allora io ho detto: ascoltatemi bene, papà, mamma. Quand'ero ragazzino mi sono impuntato con voi perché non volevo discutere ma volevo essere capito, voi però non mi avete saputo capire. Lo so che mi volevate bene e che me ne volete ancora, ma voi avevate e avete le vostre idee e non volete capire le mie. Anche prima ho cercato di spiegavi, di farvi capire che Matteo è la mia felicità, il mio scopo nella vita, non solo una scopata, ma voi non sapete o non potete capire. Spero solo che capiate che io vi voglio bene e che non sono un mostro e che neanche Matteo lo è.
"Papà allora ha detto: è triste che genitori e figlio non riescono a capirsi, non è colpa tua, ma non è neanche colpa nostra. No, tu non sei un mostro e neanche il professore è un mostro... siamo solo diversi, che vuoi che ti dica?
"Avevamo parlato abbastanza, non aveva senso continuare. Così sono andato a preparare le mie cose e ti ho telefonato. Prima di andare via papà voleva darmi dei soldi ma non li ho voluti. Forse ho fatto male, forse l'ho ferito, ma non me la sono sentita di prenderli. Questo è tutto, Matteo. Questo è tutto."
"L'importante e che vi volete ancora bene, no?"
"Ha un po' il sapore di un premio di consolazione. Mi dispiace per papà e mamma, davvero. Ma era ora che facessi questo passo, per te e per me. So di aver dato loro un dispiacere, come loro l'hanno dato a me. Senza volerlo, da tutte e due le parti. Ma ci siamo fatti del male a vicenda. Ma io, almeno, ho te; sono fortunato. Mi sento triste, Matteo, ma passerà. E lo rifarei di nuovo, lo rifarei mille volte, se necessario."
Siamo rimasti abbracciati, in silenzio, a lungo. Io lo cullavo fra le mie braccia e gli carezzavo i capelli, sapendo che in quel momento non potevo dargli altro che il mio amore.
Abbiamo sistemato le sue cose il giorno dopo. Gradualmente ha ritrovato la sua serenità. Anche il fatto che abbia ricominciato a frequentare le lezioni all'università l'ha aiutato. Ha messo la residenza qui, ha fatto domanda per l'assegno di studio e l'ha ottenuto. Ha ripreso a studiare e a poco a poco la nostra vita ha ricominciato a sorridere. Sta dando gli esami e continuano a essere un successo dopo l'altro. Io all'università avevo una buona media agli esami, ma lui ha il trenta esatto, senza contare le lodi. Marco è il ragazzo più straordinario che abbia mai conosciuto e non lo dico solo perché ne sono innamorato. Lo dicono anche tutti i nostri amici. Anche Arne, dopo averlo conosciuto, me l'ha detto, a quattr'occhi.
"E tu rischiavi di lasciarti sfuggire un ragazzo come Marco? Saresti stato davvero imperdonabile. Anche Kaj ne è rimasto colpito e Kaj è abituato a giudicare gli uomini, per il suo lavoro. Il tuo Marco, oltre a essere bello fisicamente, il che non guasta, è bellissimo dentro. Comunque anche tu sei piaciuto a Kaj, devo essere onesto. Siete una bella coppia, davvero."
Siamo stati bene con Arne e Kaj, i dieci giorni che sono rimasti con noi. Kaj, l'ho visto con i soli slip indosso quando andava in bagno a lavarsi, ha un corpo notevole, si vede che fa molto esercizio fisico. Ed è anche intelligente e di piacevole compagnia. Si sente che è un militare, ha un carattere forte e deciso, abituato al comando, anche se a letto, mi diceva Arne, è di una dolcezza incredibile.
Una cosa che all'inizio mi ha sorpreso ma poi mi è piaciuta di loro è che si baciavano e si carezzavano con tenerezza anche davanti a noi. Appena potranno metter su casa assieme hanno intenzione di sposarsi, visto che da loro è permesso dalla legge che due maschi si sposino. Ci hanno chiesto se andremo al loro matrimonio. Abbiamo promesso che, se ci sarà possibile, andremo più che volentieri.
Marco, dopo, mi ha detto che gli sarebbe piaciuto un sacco potersi sposare con me. Io gli ho detto che per me è come se già lo fossimo. Allora lui mi ha chiesto se sarei d'accordo a comprare due fedi e a scambiarcele. Così l'abbiamo fatto e abbiamo invitato Gino e Lorenzo, Leo e Tony e due amici di Gino e Lorenzo, cioè Silvio e Mario, un'altra coppia gay che vive assieme da dieci anni.
Silvio ha trentadue anni e Mario ventinove e gestiscono assieme un laboratorio di programmazioni elettroniche, perché Silvio è un perito elettronico. Quando erano giovani, erano tutti e due indossatori e modelli e qualche volta hanno fatto e ancora fanno qualche servizio per Armani. Si sono conosciuti proprio all'inizio della loro carriera come indossatori. Pare che Silvio, prima di conoscere Mario, andasse a letto con buona parte degli altri modelli e indossatori, e non solo quelli, ma pare anche che proprio Mario sia riuscito a fargli mettere la testa a posto.
L'amicizia fra noi due e queste altre tre coppie si sta approfondendo e cementando sempre più, tanto che Lorenzo ha proposto, per la prossima estate, di affittare un cabinato e di farci tutte le coste tirreniche. E chissà che non possano venire anche Arne e Kaj: in un cabinato come propone Lorenzo ci sarebbe posto per dodici persone. L'unico problema sarà vedere se riusciremo tutti a far combinare le nostre ferie.
Nella mia scuola il gruppo di studenti dell'Arci-gay è ora composto di otto elementi, ma quest'anno non ne ho nessuno nella mia sezione. Almeno nessuno dichiarato. Ho un allievo in seconda che secondo me è gay, ma non ne posso essere sicuro. La preside ha accettato di spostare la gita scolastica in seconda come io avevo suggerito. Così quest'anno andranno in gita sia le terze, che ne hanno diritto, sia, quindici giorni dopo, le seconde. Io, su suggerimento di Marco, andrò con tutte e due le classi. Il mio Marco mi aiuta sempre più a preparare le lezioni e a correggere i compiti e io studio con lui le sue materie d'esame e mi piace perché per me è un po' come un ripasso e un approfondimento. Quando non smettiamo per metterci a fare l'amore.
L'altro giorno, stavo correggendo alcuni temi, lui mi è venuto vicino e mi ha spinto contro la spalla la sua erezione, facendomela sentire.
Io ho alzato lo sguardo e lui mi ha sorriso: "Questa volta non mi sgridi, professore?"
"No, questa volta te lo palpo come m'era venuta voglia di fare quel giorno."
"Davvero? Non m'avevi mai detto che quella volta t'era venuta voglia di toccarmelo."
"E neanche che mi si era rizzato, proprio come adesso. Credo che sia stato quel giorno che mi sono reso conto con chiarezza di quanto tu mi piacessi!"
"Allora ho fatto bene, quella volta, a fare quella pazzia!"
"Sì, davvero. Non ti ho neanche mai detto che una volta ho anche sognato a occhi aperti di poter fare l'amore con te in aula, davanti a tutta la classe..."
Marco ha spalancato gli occhi: "No, mai! Io invece, il primo anno, guardandoti mentre spiegavi, fissavo le tue labbra e fantasticavo di infilarci il mio arnese... e mi eccitavo."
"Perché non lo fai adesso, allora?"
"Sì, ma non credere che mi accontenterò solo di questo!"
Abbiamo cominciato a fare l'amore e frattanto ci siamo raccontati tutte le nostre prime fantasie erotiche, lui nei miei confronti e io nei suoi.
Poi lui mi dice: "Lo sai che ancor prima di me, s'era preso una mezza cotta per te anche Stefano?"
"No, non l'ho neanche mai sospettato. A proposito, è un sacco che non abbiamo più notizie di Stefano. Chissà che fine avrà fatto?"
"Non lo so. Neanche Leo ne sa più nulla. Credo che l'abbia anche cercato ma deve aver cambiato casa o qualcosa del genere. Hai mai sognato, allora, di fare qualcosa con Stefano o con Leo?"
"No, mai. Tu sei stato il primo e resterai l'unico mio allievo con cui abbia sognato di fare l'amore."
"Sono davvero stato fortunato, allora."
"Anche io mi sento l'uomo più fortunato e felice della terra, lo sai."
"Tutte le mie fantasie, comunque, tu le hai superate abbondantemente. Mi piace da matti fare l'amore con te..."
"Anche a me, amore."
Sì, mio dolce Marco, è bellissimo fare l'amore con te. Non smetterei mai di dirtelo, non smetterei mai di farlo. Sono due anni che stiamo insieme, che facciamo l'amore e ancora non sono sazio di te, non sarò mai sazio di te. E io, sciocco, che avevo fatto del tutto per dimenticarti! Per fortuna non ci sono riuscito, tu non me l'hai permesso, il tuo amore per me non me l'ha permesso. E sapessi quanto è bello sentirti godere di me, per me, con me e in me. La tua espressione mentre godi è uno dei doni più belli che tu possa farmi.