Nel grande ufficio grigio della Lubianka due uomini in uniforme erano seduti l'uno di fronte all'altro, ai lati di una massiccia scrivania. Dalle finestre senza tende entrava un sole pallido che rendeva anche più triste l'ambiente. Solo gli arredi di lusso, incongrui in quell'ambiente piuttosto squallido, facevano capire che quell'uffico apparteneva ad una persona molto in alto nella gerarchia del Kgb.
"È stato un fallimento, compagno Jusichev, un vero fallimento!" disse con tono severo ma a voce bassa l'uomo corpulento che sedeva con le spalle verso la grande finestra dai vetri lievemente smerigliati.
"Beh, non direi, compagno colonnello... il sergente Korobilo sta facendo un ottimo lavoro, come lei ben sa..."
"Korobilo, Korobilo, mi parla sempre del compagno Korobilo proprio perché è l'unico con cui abbiamo ottenuto un qualche risultato. Non è altro che l'eccezione che conferma la regola, che conferma il fallimento di tutta l'Operazione Dacia. Con quello che è costata! Comunque vorrei riuscire a capire perché Korobilo ha ottenuto risultati dove tutti i suoi compagni hanno più o meno fallito. Ho studiato il suo fascicolo, e non è che avesse un curriculum o note caratteristiche molto migliori dei suoi compagni... Ho qui il suo dossier riservato e non risulta nulla."
"Compagno colonnello, avrei una mia teoria... Il fatto è che il giovane compagno Korobilo svolge con particolare... competenza, potremmo dire, e passione, ecco sì, passione il compito che gli è stato assegnato. Gli altri invece, pur facendo a mio parere del proprio meglio... sono monete false."
"Sta forse cercando di dirmi, Jusichev, che il nostro agente sergente Korobilo è un omosessuale?"
"Mah, compagno colonnello, non vorrei avanzare accuse pesanti nei suoi confronti, mi capisce..."
"Qui non si tratta di accuse, compagno Jusichev. Si tratta di capire che cosa ha Korobilo che gli altri non hanno. Qui la legge non c'entra, siamo al Kgb, siamo... dispensati dal seguire le leggi, lo sa bene. Perciò mi dica chiaramente i fatti di cui è a conoscenza e la sua opinione: forse Korobilo riesce perché è omosessuale?"
"Vede, colonnello Zhitnikov, i soggetti da seguire, essendo omosessuali, probabilmente sentono, forse in modo inconscio, se il nostro agente che li ha agganciati è o non è come loro... Credo che non basti scegliere ragazzi giovani a dall'aspetto... diciamo così, appetibile. A letto, per quanto si prestino a quelle pratiche, probabilmente non possono essere... all'altezza ed i nostri soggetti a mio parere, lo sentono. Inoltre anche se i nostri uomini, per disciplina e dedizione alla causa, accettano un rapporto sessuale contro natura, i soggetti da loro spiati difficilmente potranno innamorarsi di qualcuno che si unisce a loro solo per... dovere. Ma se non si innamorano, non abbassano le difese, non si lasciano andare a quelle confidenze che ci possono servire... Questa è la mia teoria, compagno colonnello..."
"Vedo... interessante teoria. Bene, se è davvero come lei mi sta prospettando non ci resta che cercare fra i nostri agenti quelli che sono omosessuali e trasferirli all'Operazione Dacia. Non ne conviene?"
"Il fatto è che, sapendo che le nostre leggi puniscono severamente coloro che manifestano tali tendenze... nessuno dei nostri ammetterà mai di esserlo. Lo stesso Korobilo, a mio parere, credo che..."
"Poche storie. Smettiamola di parlare come se davvero credessimo che un buon compagno automaticamente non può essere omosessuale. Qui nessuno ci ascolta, perciò posso affermare che questo concetto va bene solo per la propaganda. Da quanto mi risulta, secondo i nostri studi più recenti almeno un maschio su venti è sicuramente omosessuale e secondo gli studi americani addirittura uno su dieci... e penso che siano più vicini alla verità loro. Perciò fra i nostri cadetti della scuola agenti dovremmo essere in grado di trovare un numero sufficiente di omosessuali per far finalmente funzionare l'Operazione Dacia. Le do un mese ti tempo per scovarli ed inserirli nell'organico dell'Operazione Dacia. Se lo crede utile ed opportuno, si faccia aiutare dal sergente Korobilo. Gli faccia lasciare il soggetto che sta seguendo. Meglio perderne uno ora pur di poterne seguire dieci domani. Ma si ricordi: non possiamo assolutamente permetterci un altro fallimento. Le do carta bianca, ma si dia subito da fare. Le firmo l'ordine di servizio... e mi tenga sempre al corrente."
Zhitnikov compilò e firmò un modulo e lo porse a Jusichev. Quindi si mise a guardare altre carte. Jusichev capì che quello era un congedo. Si alzò, saluto ed uscì, avviandosi al proprio ufficio.
Consegnò il modulo al suo segretario: "Korobilo immediatamente a rapporto. Veloce!"
"Subito, compagno."
Jusichev andò a prendere la sua copia del dossier di Korobilo ed iniziò a studiarlo per l'ennesima volta. Di tanto in tanto prendeva appunti su alcuni fogli ed aggiungeva note. Dubitava di riuscire a portare risultati soddisfacenti al proprio superiore entro il mese che questi gli aveva concesso, ma se non fosse riuscito almeno in parte non solo poteva dare addio alla propria carriera, ma forse anche al suo posto. Di tanto in tanto si grattava la testa con la matita, immerso in riflessioni. Forse con l'aiuto di Korobilo sarebbe riuscito ad uscire da quella incresciosa impasse. Ma il sergente avrebbe mai ammesso quello che lui sospettava?
Il giorno seguente, quando Jusichev arrivò in ufficio, trovò Korobilo in segreteria che lo attendeva. Lo fece entrare e lo fece sedere di fronte alla propria scrivania.
"Compagno Korobilo, il colonnello Zhitnikov ed io stesso siamo molto soddisfatti per i risultati che hai conseguito fino ad ora." esordì con un sorriso condiscendente.
"Grazie, compagno."
"Abbiamo attentamente analizzato il motivo del tuo successo per cercare di capire il perché dell'insuccesso quasi totale dei tuoi compagni. E crediamo di aver capito che la ragione è assai semplice. Mentre i tuoi compagni fingono di essere omosessuali per poter accalappiare i soggetti che ci interessano, tu riesci a coinvolgere le persone che ti sono assegnate in modo molto più profondo semplicemente perché tu sei omosessuale. È corretta questa analisi?"
Korobilo si irrigidì lievemente sulla sedia, cosa che non sfuggì al suo superiore, e disse: "Compagno Jusichev, le nostre leggi condannano e puniscono l'omosessualità. Una cosa è fingere di esserlo per obbedire ad ordini superiori, altra cosa è esserlo veramente. Io sono un buon comunista, compagno."
"Nessuno lo mette in dubbio, Korobilo. Ma in questo ufficio nessuno ci può ascoltare e soprattutto io non ho alcuna intenzione di nuocerti, al contrario... Vedi, se tu sei omosessuale, sei esattamente l'uomo che fa per noi, se non lo sei... dovremo trovare qualcun altro a cui affidare la... Nuova Operazione Dacia. Per essere più chiari, io ho bisogno di un vero omosessuale, capisci?"
"Compagno, lei mi sta chiedendo di... di compromettermi."
"No, Korobilo. Io ti sto chiedendo di aiutarmi. Ufficialmente su nessun documento sarà segnalata la tua reale sessualità, se tu mi aiuterai. Ma io, capisci, per proporti come responsabile di questa operazione, io devo sapere."
"Mi scusi, compagno ma... lei mi ha detto di essere convinto che io lo sia. Da che cosa le viene una simile convinzione?" chiese il giovanotto scrutando negli occhi il suo superiore e sentendo che stava camminando sul filo di un rasoio.
"Per cercare di capire il motivo dei tuoi successi e dei fallimenti degli altri, ho visionato con particolare attenzione tutti i filmati che siamo riusciti a fare delle vostre... prestazioni con i soggetti a voi assegnati, sia le tue che quelle dei tuoi compagni. Ebbene, è evidente che mentre gli altri fanno quello che devono simulando un piacere che non provano, tu lo provi davvero. A te piace in modo piuttosto evidente quello che fai a letto con quei maschi... Potresti sostenere che sei un attore migliore dei tuoi compagni... ma vedi, ho notato che quando ti spogli tu ce l'hai già ritto e duro prima ancora che l'altro ti sfiori... e questa non può essere finzione. Inoltre, quando ai tuoi compagni capita di doversi lasciar sodomizzare, a tutti si ammoscia quasi immediatamente, a te invece resta turgido per tutto il tempo... Devo andare avanti con altri esempi?"
"No, compagno... non è necessario..." ammise l'agente cercando di controllare il tremito che lo stava invadendo.
"Korobilo, ti ho detto e ti ripeto... ti garantisco che non corri il minimo rischio ad essere sincero con me. Allora, confermi la mia supposizione o no?"
L'agente annuì, guardando negli occhi il superiore, cercando una conferma che si poteva veramente fidare delle sue parole.
Jusichev sorrise: "Bene, è importante, credimi. Da oggi i tuoi compagni saranno richiamati ed utilizzati in altra maniera. Io e te, invece, inizieremo subito ad organizzare la Nuova Operazione Dacia, la Nod. Innanzitutto chiederò al colonnello Zhitnikov che tu sia subito promosso a tenente. Sarai tu a sovrintendere all'istruzione del nuovo gruppo di agenti. Anzi, ancor prima tu dovrai reclutarli, esaminarli, istruirli, metterli alla prova e, quando ti sembrano pronti, li porterai qui da me ed assegneremo loro i casi da seguire. È chiaro?"
"Reclutarli, compagno?"
"Sì. Dovrai cioè scoprire fra i cadetti che stanno seguendo il corso speciale per agenti quali sono sicuramente omosessuali. Una volta che li avrai individuati, cominceranno a frequentare la dacia, che ben conosci, dove tu li istruirai per il loro speciale compito. Tutto il materiale che è stato usato in occasione della tua istruzione sarà a tua completa disposizione e se occorre anche altro materiale che tu richiederai."
"Esaminarli?"
"Certamente. Dovrai essere sicuro non solo che siano omosessuali, ma anche che non abbiano inibizioni. Detto in altri termini, se sarà utile o necessario, dovrai portarteli anche a letto e fare sesso con loro. Sul piano delle prestazioni sessuali potrai chiedere loro di fare, con te o con altri di tua scelta, tutto quello che vuoi. Infatti dovranno essere ragazzi non solo belli ed attraenti, ma anche disposti a fare a letto qualsiasi cosa un uomo possa chiedere loro e farlo con piacere. Senza inibizioni. La cosa... dovrebbe essere allettante per te, no?"
"Lo è... anche troppo. Qual è il rovescio della medaglia, compagno Jusichev?"
"Non c'è nessun rovescio della medaglia, credimi. Se agendo in questo modo riusciremo a rilanciare la Nod, ci saranno solo promozioni, comodità, privilegi ed anche onori..."
"Bene, compagno Jusichev. Ma se qualcuno degli allievi dovesse denunciarmi per... molestie sessuali, per adescamento... o che so io?"
"Avrai piena e completa copertura, logicamente."
"Posso avere accesso ai dossier dei cadetti?"
"Accesso completo, anche ai file segreti."
"Anche ai sistemi di controllo operanti nella zona allievi e nella dacia? Quando ero allievo si sussurrava che ogni stanza avesse microspie e qualcuna anche obiettivi ben dissimulati..."
"Alcune stanze sono monitorizzate, in effetti."
"Posso sapere quali?"
"Le camerate e la sala giochi, che io sappia."
"Io credo che ci sarebbero utili anche nei gabinetti, nei locali docce, negli spogliatoi delle palestre... e ne vorrei il controllo esclusivo."
"Capisco. Se non ci sono, come credo, li faremo installare. E tutto il sistema farà capo ad una centralina d'ascolto affidata personalmente ed esclusivamente a te. Ti va bene?"
"Sì, certo. E come sarò presentato agli allievi?"
"Come vorresti essere presentato, tu?"
"Come... consigliere speciale... così, genericamente."
"Nessun problema. Altro?"
"I responsabili, gli istruttori ed il personale dei corsi saranno informati sul vero scopo della mia presenza ai corsi?"
"Solamente il direttore, che però sarà tenuto al segreto."
"In caso di conflitto di autorità o di competenza?"
"Essendo tu un tenente, in un confronto diretto dovrai regolarti secondo il grado di chi ti è di fronte. Ma in caso di problemi basterà che mi telefoni e s'interverrà dall'alto. Con un tuo parere motivato sarà il tuo punto di vista a prevalere quando questo sia necessario per il buon funzionamento del Nod. Va bene?"
"Sì, certo. Ma quando avrò... diciamo individuato gli allievi che ci servono, come potrò curare al tempo stesso reclutamento ed istruzione?"
"Inizialmente dovrai dividerti nei due compiti, ma poi gradualmente ti formerai uno staff di aiutanti fra quelli che avrai selezionato ed istruito. Vedi, dobbiamo ricreare una struttura dal nulla. All'inizio sarà forse dura... ma sarai ricompensato bene."
"E mi dica, compagno, fra i membri della Nod saranno ammessi eventuali rapporti sessuali al di fuori della... ordinaria amministrazione?"
"Vuoi sapere se fra di voi possono esserci relazioni sessuali non solamente di lavoro?"
"Esattamente."
"Con discrezione e finché non pregiudicano la Nod, sì. Voglio dire, fra quattro mura e senza dare... spettacolo."
"Nella dacia però vorrei che ci fosse piena libertà, nessuna restrizione a priori."
"Sarai tu a fissare le regole all'interno della dacia. Logicamente me le dovrai sottoporre ed ottenere la mia controfirma, ma non credo che ci saranno problemi."
"Posso parlare chiaro, compagno?"
"Certamente."
"Nella dacia potrebbero esserci anche... orge, se lo ritenessi utile?"
Jusichev rise ed annuì: "Qualsiasi cosa fra voi escludendo tassativamente elementi estranei alla Nod e comunque mai in presenza di estranei. Purché non si sappia fuori, cioè. E che non si sappia neanche qui agli uffici del Kgb, a parte me, s'intende."
Korobilo annuì più volte, come immerso in chissà quali pensieri.
"Bene, compagno Jusichev, mi pare che abbiamo definito i punti fondamentali, almeno a grandi linee. Vorrei un ordine di servizio il più possibile esatto e dettagliato, specialmente per quanto riguarda le mie responsabilità ed i miei poteri..."
"Certamente. Trovati qui domattina alle otto. Ti farò assegnare un ufficio in questa ala del complesso. Comunque ricorda: io e tu siamo nella stessa barca. Fra noi due nessun segreto, nessuna reticenza, piena fiducia e collaborazione."
"La cosa sarà reciproca, compagno Jusichev, immagino."
"Esatto. Ora vai, Korobilo. Sistema le cose che hai in sospeso. A domani."
Uscito il sergente, Jusichev aprì un cassetto della scrivania, fece riavvolgere il nastro del registratore che vi era dissimulato e usando le cuffie riascoltò tutta la conversazione prendendo appunti. Quindi preparò una relazione per il suo superiore. Estrasse la bobina dal registratore, ne fece una copia, chiuse l'originale nella cassaforte e infilò nella sua borsa la copia che avrebbe messo al sicuro altrove, in una sua cassaforte privata.
Nel primo pomeriggio andò da Zhitnikov e gli espose la bozza di progetto della Nod. Il colonnello siglò la relazione per approvazione e firmò tutti i documenti necessari per avviarla ufficialmente. Il mattino seguente Korobilo ricevette la promozione a tenente, l'ordine di servizio e gli fu assegnato il suo nuovo ufficio. Ne ammirò la targa sulla porta con soddisfazione: "Ten. Aleksandr Korobilo - Sez. Spec. Sorv. - Coord. Oper. Sper. - N.O.D."
Entrò e sedette alla sua scrivania. Come in tutti gli uffici, c'era la cassaforte-archivio. Ne fissò la combinazione d'apertura, la trascrisse sull'apposito modulo che pose in una busta sigillata su cui appose il suo nome, e che sarebbe stata depositata nella cassaforte di Jusichev. Poi si avvicinò alla finestra che dava in un cortile interno. Guardò le grosse auto nere di servizio e si chiese quando ce ne sarebbe stata una per lui...
Si girò a guardare il proprio ufficio: era spoglio e disadorno, impersonale. Sentì l'esigenza di dargli la propria impronta. Ripensò a Jusichev che quella mattina gli aveva detto che presto avrebbe avuto anche un ufficio all'interno della scuola cadetti ed un altro nella dacia. Indubbiamente stava facendo grandi passi avanti. E non, come pensava fino a pochi giorni prima, nonostante la sua segreta omosessualità, ma proprio grazie a quella! La cosa lo divertiva. Era addirittura autorizzato a fare l'amore in servizio con i ragazzi che avrebbe individuato...
Già... ma questo era proprio il lato più delicato del suo compito: far venire allo scoperto quelli tra i cadetti che erano segretamente omosessuali... Ci sarebbe riuscito? E senza troppi problemi? Ripensò a quando era lui un allievo. Aveva sempre fatto del tutto per non tradirsi, per non far mai sospettare a nessuno la propria sessualità... Anche quando l'avevano ingaggiato per l'Operazione Dacia, l'avevano scelto solo per la sua avvenenza, come i suoi compagni. Imitandoli, aveva anche lui finto esitazione, disagio... si era solo lasciato andare quando era a letto con i soggetti affidatigli ed ora capiva che doveva proprio a quell'errore la sua fortuna attuale. Fortuna, sì... ma solo se fosse riuscito nel compito assegnatogli, logicamente.
Telefonò alla segreteria di Jusichev per sapere quando gli sarebbero stati consegnati i dossier degli attuali allievi. Gli dissero che l'ordine di duplicarli era già stato inviato all'archivio centrale assieme all'ordine di inviargli le copie dei dossier dei nuovi cadetti man mano che venivano arruolati. Chiese anche di avere una copia degli organigrammi della scuola, una pianta aggiornata di tutti i locali del centro addestramento e della dacia, un orario delle attività degli allievi. Promisero di fargli avere il tutto al più presto. Non aveva altro da fare perciò, dopo essersi riletta la copia del regolamento interno e di sicurezza, decise di uscire.
Si recò ai grandi magazzini Gum per cercare qualcosa con cui abbellire il proprio ufficio. Avrebbe potuto fare una capatina nei magazzini della Lubianka, ma immaginava che non vi avrebbe trovato cose di suo gusto. Girò in lungo ed in largo tutti i piani del grande magazzino, comprese le balconate, osservando bene tutto, scegliendo mentalmente quello che lo interessava e prendendo nota di dove ritrovarlo. Finito il primo accurato giro tornò sui propri passi fermandosi qua e là ad acquistare ciò che aveva deciso. Tre piante in vaso, un portaritratti da tavolo, un vecchio calamaio in vetro con penna e pennini, un mazzo di ciclamini ed un vaso per metterli, una statuetta di peltro rappresentante un "eroe del lavoro", cioè un uomo nudo, atletico, rappresentato in atto di camminare con passo deciso e con una mazza sulla spalla. La retorica arte del regime, pensò compiaciuto Korobilo, ama questi nudi simbolici, gioia per gli occhi di un amante dei maschi come era lui.
Carico di pacchetti e pacchettini, tornò alla Lubianka. Sorrise alla guardia stupita dell'ingresso a cui mostrò il lasciapassare appena ottenuto, salì con l'ascensore fino al quarto piano, percorse il corridoio e rientrò nel proprio ufficio dove sistemò il tutto. Indubbiamente ora aveva un'aria più personale, un po' più gradevole. Prese l'acqua per i ciclamini e per annaffiare i vasi che aveva posto sul davanzale della finestra, travasò l'inchiostro dall'anonima boccetta al bel calamaio e piazzò la cornice vuota sul tavolo, accanto alla statuetta di peltro. Che cosa ci avrebbe messo? La propria foto? La foto del suo ultimo, segreto amante Ivan, morto eroicamente in Afghanistan? La bella foto a colori di Nijinski seminudo che aveva in casa? Per il momento poteva restare vuota.
Squillò il telefono. Era Jusichev che gli chiedeva se andava tutto bene.
"Sì, compagno Jusichev. Solo che, almeno per ora, non ho ancora nulla da fare..."
"Poco male. Puoi tornare a casa, se vuoi. Presto sarai talmente occupato che recupererai sicuramente queste poche ore."
"Compagno Jusichev"
"Sì?"
"Posso vivere la mia vita intima tranquillamente, ora, quando non sono in servizio?"
"Vuoi sapere se puoi portarti un amico in casa tua?"
"Gia, pressappoco."
"Solita regola: discrezione. Chiusa la porta di casa tua a nessuno interessa che cosa vi succede dietro. Se vuoi farti un ragazzo fisso o se vuoi portartene uno nuovo ogni giorno, sono affari tuoi finché non ti fai beccare dalla polizia a farlo in un ambiente pubblico."
"No, certo, capisco. Non nei parchi o nei gabinetti pubblici... non l'ho mai fatto, d'altronde. Ma fino ad ora non m'ero neanche mai azzardato a portare qualcuno in casa per qualche momento di intimità, perché temevo che... che ci potesse esserci una pulce."
"No, casa tua è pulita, te lo garantisco.
"Ne è veramente sicuro, compagno?"
"Più che sicuro, poiché sono io il tuo diretto superiore, solo io avrei potuto ordinare che mettessero microspie nel tuo alloggio, e non l'ho fatto."
"Grazie. Mi fido..."
"Certo. Non rischierei di prenderti in giro, di ingannarti. So che non mi conviene. Devi poterti fidare di me come io devo potermi fidare di te."
Korobilo si sentiva moderatamente euforico. Certo doveva ancora fare attenzione, ma forse poteva fidarsi davvero di Jusichev...
Lasciò l'ufficio, lo chiuse a chiave ed uscì. Sulla via di casa decise di passare per il parco di fronte all'ala sinistra dell'università Lomossonov. Sapeva che lì, a tutte le ore, ci sono studenti universitari e altri maschi in cerca di avventure. Spesso ne aveva visti ma non aveva mai osato di agganciarne uno. Ora finalmente poteva permettersi di provare, sia pure con le dovute cautele. Se fosse stato fortunato avrebbe potuto portarsene uno a casa, a letto e farci l'amore senza troppi timori.
Passeggiò lentamente su e giù, le mani in tasca, osservando con piacere i ragazzi seduti sulle panche di legno o sdraiati sull'erba o che passeggiavano come lui. A volte incrociava sguardi eloquenti ma non si fermava: era in cerca di qualcuno che gli piacesse parecchio. Dopo le ultime "avventure pianificate", come le chiamava lui, in cui non poteva scegliere ma gli veniva assegnato il soggetto da portarsi a letto a da spiare, ora voleva finalmente concedersi il lusso di essere lui a scegliere.
Finalmente notò un ragazzo che attirò la sua attenzione. Indossava giacca e pantaloni grigio chiaro e sotto la giacca sbottonata aveva solo una canottiera bianca; ai piedi aveva scarpe da tennis bianche. Un folto ciuffo di capelli neri con la riga a sinistra incoronava un volto longilineo caratterizzato da uno sguardo intenso e da labbra ben disegnate. Decise che valeva la pena provarci con quel ragazzo e sperò di avere fortuna.
Il ragazzo stava appoggiato con le mani sulla bassa recinzione che bordava la pista da podismo e seguiva con lo sguardo un gruppo di ragazzi in calzoncini e canottiera che correvano allenandosi. Korobilo gli si avvicinò e si appoggiò anche lui alla recinzione a guardare i corridori. Dopo un po' tirò fuori un pacchetto di sigarette, ne mise una fra le labbra e finse di frugare nelle tasche in cerca dei fiammiferi.
Poi si rivolse al ragazzo, con un sorriso: "Scusa... hai da accendere?"
"Non fumo, mi spiace... faccio sport, perciò non fumo..." rispose questi con un sorriso schivo.
"Corri anche tu come quei ragazzi?"
"No, io sono un maratoneta."
"Squadra dell'università?"
"Esatto."
"Come mai non ti alleni, ora?"
"Già fatto. Adesso mi riposo."
"Niente tabacco, niente alcool e... niente sesso, immagino."
Il ragazzo fece un mezzo sorriso e scosse la testa: "Per i primi due è esatto..."
"Ah, capisco. Anche io credo che potrei rinunciare a fumare e a bere, ma non al terzo." disse Korobilo con aria complice, "Per il terzo, però, bisogna essere in due..."
"Già, e non sempre ci si riesce, purtroppo."
"È vero, soprattutto quando si hanno gusti... un po' particolari come ho io..."
"Particolari? In che senso?" chiese il ragazzo con aria interessata.
"La persona che cerco deve essere bella, intelligente, giovane, focosa ma dolce a letto, disinibita e non pretendere subito un legame serio..."
"Ah, abbiamo gusti simili, allora."
"Davvero? Mi fa piacere... Ma non ci siamo ancora presentati. Io mi chiamo Aleksandr. E tu?"
"Ivan."
"Avevo un carissimo amico che si chiamava Ivan come te. È morto in Afghanistan due anni fa..."
"Già. È triste. Quanti anni aveva?"
"Se fosse vivo adesso ne avrebbe ventitré, quattro meno di me."
"Ventitré... come me."
"Altra coincidenza... Ma lui aveva i capelli di un bel castano chiaro, del colore di un campo di grano maturo."
"Mi sarebbe piaciuto averli castano chiaro..."
"No, perché? Stai molto bene anche così, coi capelli neri."
"Dici?"
"Sicuro. Senti, Ivan, Ti andrebbe di venire a bere qualcosa con me? Un analcolico, s'intende, Vieni fino ad un caffè? Offro io... oggi ho appena avuto una promozione sul lavoro e ho voglia di festeggiare con qualcuno..."
"Volentieri, tanto non ho niente di importante da fare fino alle quattro. E congratulazioni per la tua promozione."
Korobilo era sempre più convinto di aver trovato il ragazzo giusto. Ancora nessuno dei due aveva detto nulla che facesse capire di essere interessato all'altro fisicamente, ma Korobilo sentiva a fior di pelle che il ragazzo poteva essere attratto da lui. Sedettero ad un caffè e bevvero una bibita chiacchierando di cose banali. Ma senza darlo a vedere, entrambi si stavano studiando. Dopo un po' Korobilo guardò l'orologio.
"Comincio a sentire un po' di fame. Che ne diresti di fare un salto a casa mia così mangiamo qualcosa assieme?"
"Non vorrei disturbare..."
"No, al contrario. Così possiamo parlare ancora un po'. E poi mi sentirò meno solo, se vieni. Abito poco lontano, solo un quarto d'ora a piedi... non dovrebbe spaventare un maratoneta, no?" concluse sorridendo.
"No, certo. Va bene, grazie, vengo."
Arrivati nell'appartamento, Korobilo lo fece sedere in cucina ed iniziò a preparare il pranzo.
Dopo un po' Ivan disse: "Fa un po' caldo qui dentro. Ti dispiace se mi tolgo la giacca?"
"No no, fai pure. Appendila dietro la porta d'ingresso: a destra c'è un attaccapanni."
Il ragazzo tornò in canottiera. Korobilo ne ammirò le braccia ed i pettorali e desiderò vederlo nudo, toccarlo... I pantaloni un po' ampi non permettevano di indovinare nulla nella parte bassa del corpo del ragazzo, ma l'uomo si disse che per quel che vedeva anche il resto non doveva essere per niente male.
"Sembri ben fatto..." disse continuando a guardarlo.
"È importante curare il proprio corpo, il proprio aspetto fisico... e non solo per motivi di salute."
"Giusto, anche per essere desiderabili, no?"
"Appunto."
"Chissà quante conquiste hai al tuo attivo, tu!"
"Non mi posso davvero lamentare... Specialmente lì al parco, dove ci siamo incontrati."
"Eri lì per quello?"
"No, oggi no, ma... Il tuo amico Ivan aveva... un bel corpo? Hai qualche sua fotografia da farmi vedere?"
"Sì, per me era molto bello. Aveva un corpo da nuotatore. Dopo prendo le sue foto e te le faccio vedere."
"Ti manca?"
"Sì, molto. Eravamo amici... intimi."
"Amici intimi..." ripeté Ivan mettendosi a sedere sul ripiano del tavolo, poi chiese, "Vi vedevate spesso?"
"Sì. Quando era in caserma qui a Mosca ed era il libera uscita veniva sempre a mangiare qui con me. Sedeva spesso lì, mentre cucinavo, proprio come te ora. Poi, dopo mangiato, ci si andava a sdraiare sul mio letto a raccontarci le cose, a rilassarci assieme, a fare progetti per il futuro..."
"Doveva essere molto bella la vostra... intimità."
"Era bellissima davvero. E ora mi manca molto."
Mangiarono parlando d'altro. Poi Aleksandr andò a prendere le foto del suo Ivan e le mostrò al ragazzo. Questi si soffermò a guardare una foto in cui era in costume da bagno.
"Sì, era davvero un gran bel ragazzo, il tuo amico. Capisco che ora tu ti senti solo..." e dopo una breve pausa aggiunse, "Vuoi che andiamo a sdraiarci di là, sul tuo letto, come facevi col tuo amico?"
"Sì, mi farebbe piacere."
"Fa davvero caldo oggi... ti dispiace se mi tolgo anche i calzoni e resto in mutande?"
"No, affatto. Con Ivan a volte ci si sdraiava anche completamente nudi. Ci piaceva guardarci... ammirarci a vicenda."
"Sì, capisco. Anche a me piacerebbe davvero molto poter ammirare il tuo corpo... Spogliati anche tu, dai... togliamoci tutto..."
Si spogliarono completamente e, nudi, si stesero sul letto uno a fianco dell'altro. Solo le loro braccia si sfioravano appena. Per un po' restarono immobili, in silenzio, guardandosi negli occhi. Ma poi Korobilo cinse con un braccio le spalle di Ivan e lo tirò a sé.
Con voce emozionata gli sussurrò: "Sai, a volte ci baciavamo, io e il mio Ivan..."
"Puoi farlo... e anche tutto il resto puoi farlo con me, Aleksandr, tutto... Io ho tanta voglia di fare l'amore con te..." mormorò il ragazzo addossandoglisi, baciandolo e scendendo con una mano a carezzargli i genitali che subito risposero a quel piacevole tocco intimo inturgidendosi.
Korobilo fremette da capo a piedi e strinse di più a sé il bel corpo maschio, atletico e giovane dello studente.
"Lo sai che sei proprio bello? E che io ti desidero, Ivan, ti desidero davvero tanto..." gli mormorò con voce lievemente arrochita dalla passione che si stava rafforzando in lui.
Aleksandr gli carezzò le piccole natiche sode e con un dito tentatore stuzzicò il buchetto del ragazzo che fremette fra le sue braccia.
"Anche io ti desidero tanto. Sei proprio un bel maschio, Aleksandr... ma prendimi prima tu, ti prego. Sto morendo dalla voglia di sentirti tutto dentro di me..."
Aleksandr allora gli salì sopra col corpo e si inserì fra le gambe del ragazzo. Ivan si schiuse sotto il corpo dell'uomo e lo accolse in sé con un lieve sospiro di piacere. Fecero l'amore in silenzio ma con passione e vigore, prendendosi a turno, e Korobilo pensò che era un vero peccato che quel bel ragazzo non fosse uno degli allievi del corso. Sperava comunque che sarebbero diventati amici, che si sarebbero incontrati ancora.