Posò la penna, piegò il foglio, l'infilò nella busta senza chiuderla e la consegnò al piantone perché la portasse al censore che l'avrebbe poi spedita ai suoi genitori, come ogni mese. Tornato in camerata si stese sul letto. Aveva mezz'ora abbondante per riposare prima di cambiarsi per l'allenamento. Chiuse gli occhi cercando però di non addormentarsi. Poco dopo sentì qualcuno entrare nella camerata ed avvicinarsi a lui.
"Yuri... dormi?" chiese sottovoce il nuovo arrivato.
"No, Nikolaj. Che c'è?"
"Mi potresti passare i tuoi appunti di tecnica?"
"Sono nel mio armadietto. Il quaderno verde. Prendilo."
"Grazie. Non so proprio come fai tu a prendere sempre appunti così completi. Io mi perdo. Il professore di tecnica va troppo veloce, per me... o sono io troppo lento, probabilmente."
"È solo questione di allenamento, come tu con il tiro. Tu hai imparato a sparare fin da ragazzino, grazie a tuo padre. Io invece da mio padre ho imparato a scrivere e a farlo velocemente."
"Già, ma tu stai facendo progressi anche nell'uso delle armi, io invece... Mi sa che alla fine del corso tu sarai un agente completo, io invece sarò soltanto un tiratore scelto."
"Servono anche i tiratori scelti, no? Vai a copiarti gli appunti, adesso, io vorrei riposare ancora un po'"
Vide Nikolaj mettersi a scrivere. Gli piaceva, Nikolaj. Quando gli capitava di fare la doccia assieme doveva stare attento a non guardarlo troppo e a non fantasticare o gli venivano imbarazzanti erezioni. Aveva preso l'abitudine di masturbarsi al cesso, subito prima di andare a fare la doccia, proprio per evitare quel tipo di incidente.
Ma gli mancava un maschio...
Quando era al paese gli capitava abbastanza spesso di divertirsi, o con Gavril il figlio del segretario, o con Lev il giovane poliziotto o anche con Ilic, il proprio cugino. Ripensando al grosso membro di Lev, Yuri si eccitò. Anche Nikolaj aveva un grosso membro che gli sarebbe piaciuto parecchio poter assaggiare. Forse, fantasticò, poteva proporgli uno scambio con i suoi appunti...
Ma Nikolaj parlava sempre di ragazze... È vero che anche lui ne parlava per nascondere le sue vere tendenze... Lì dentro, fra tanti compagni, ci doveva essere per forza qualcun altro come lui, non poteva essere l'unico. Forse Grigori, l'elegante Grigori... O Nikita l'intellettuale... o magari anche l'odioso Piotr... E perché no il bel Nikolaj, così sensuale?
Yuri si alzò ed andò al gabinetto a masturbarsi, chiudendo gli occhi e fantasticando di avere Nikolaj inginocchiato proprio lì, davanti a lui fra le sue gambe, che lo implorava di permettergli di succhiarlo... e lui, dopo averlo lascito pregare abbastanza a lungo, allargava le gambe facendo spazio alla sua bocca avida che lo accoglieva tutto dentro e lo succhiava con golosità... E Yuri venne abbondantemente. Dovette ripulire accuratamente tutto con la carta igienica in modo di non lasciare la minima traccia, quindi si riassettò gli abiti.
Finalmente più calmo, attese che il membro gli tornasse morbido ed uscì, tornò in camerata e si cambiò. Stava finendo di infilarsi la tuta da ginnastica quando anche Nikolaj cominciò a cambiarsi. Yuri lo guardava di sottecchi, ma poi arrivarono a cambiarsi anche altri cadetti e Yuri andò alla finestra e si mise a guardare fuori per vincere il desiderio di guardare anche i corpi dei suoi compagni.
Dopo gli allenamenti, alle docce, per Yuri fu nuovamente un momento critico ma fortunatamente riuscì a superarlo senza troppi problemi. Si recarono tutti in aula per le lezioni pomeridiane. Entrò il professore della prima ora e con lui una faccia nuova. Era un uomo sulla trentina o poco meno, alto, distinto, elegante nella sua impeccabile uniforme, con un volto decisamente interessante e bello. Il professore lo presentò agli allievi come il tenente Aleksandr Korobilo, consigliere speciale per i cadetti della scuola.
Il giovane tenente spiegò loro che il suo compito era aiutare gli allievi per i loro problemi psicologici e che perciò li avrebbe, di tanto in tanto, sottoposti a speciali test e fatto opportuni colloqui privati. Yuri ne ascoltava attentamente le parole ma soprattutto la voce calda, profonda, sensuale che gli faceva provare lievi brividi di piacere lungo la schiena. Gli occhi del tenente, mentre parlava, sembravano scrutare gli allievi ad uno ad uno. Erano occhi castani, penetranti ma non freddi.
Yuri cercò di immaginare come potesse essere il tenente Korobilo nudo... e si chiese perché l'uniforme sembra rendere più attraente un uomo.
Il tenente, finito di parlare, chiese se c'erano domande. Rispose alle poche che ci furono, poi salutò ed uscì. Yuri lo seguì con lo sguardo finché lo vide scomparire attraverso la porta e pensò che gli sarebbe davvero piaciuto poter fare l'amore con quel bell'uomo.
Korobilo, finito il giro di tutte le classi, si recò nel proprio ufficio che gli era stato preparato nella scuola. Era composto di quattro locali collegati fra di loro. Dal corridoio si entrava in un'anticamera che dava nell'ufficio vero e proprio e in una piccola camera da letto. Dall'ufficio si accedeva al bagno ed alla camera da letto. Dalla camera da letto si accedeva alla stanza della centralina di ascolto.
Korobilo entrò nella centralina, mise la cuffia e guardò la fila di piccoli monitor. I locali sorvegliati ora erano vuoti perché tutti gli allievi erano nelle aule. Tolse dal videoregistratore dei cessi la cassetta e la sostituì con una vergine, quindi la passò alla moviola. Vide vari allievi entrare, fare i propri bisogni ed uscire. Poi ne vide entrare uno, calarsi i calzoni, sedere sulla tazza a gambe larghe ed iniziare a masturbarsi lentamente. Passò tutta la sequenza al rallentatore ed individuò il cadetto: ci trattava di Yuri Dudaev. Un bel ragazzo, pensò. Ma chissà se stava fantasticando di farlo con una femmina o con un maschio?
Trasferì tutta la sequenza su una cassetta che intestò "Dudaev" e scrisse: "23 maggio - ore 15,42/15,59 - cessi - mast.". Perciò, pensò, prima doveva essere in camerata e dopo sarebbe andato all'allenamento. Prese la cassetta della camerata di Dudaev e controllò anche quella. Vide il ragazzo scrivere una lettera, poi andare a sdraiarsi sul proprio letto, poi parlare con Nikolaj Zasulic. Non si dicevano niente di particolare. Poi Dudaev uscì per andare al cesso.
Tornò indietro al rallentatore e studiò la figura di Dudaev steso sul letto: guardava il compagno... e qualcosa iniziava a rigonfiare la sua patta tradendo una incipiente erezione. Era del tutto casuale o era in relazione al compagno? Yuri si sentiva forse attratto da Nikolaj? Korobilo annotò altri dati sula scheda e copiò sulla cassetta di Dudaev anche il passaggio dell'erezione a letto. Doveva fare particolare attenzione ai momenti in cui Dudaev e Zasulic erano soli assieme.
Visionò la cassetta delle docce ma qui non trovò niente di particolare a parte il piacere di vedere quei bei corpi giovani completamente nudi. Si dette mentalmente del guardone e sorrise fra sé e sé. Finì i controlli, sostituì le cassette e cancellò quelle già visionate, mise a posto la scheda di Dudaev e tornò nel suo ufficio. Qui prese il dossier di Dudaev e lo lesse attentamente. Non c'era nessun cenno al fatto che avesse avuto una ragazza prima di diventare allievo al Kgb. Ma anche questo non era che un lieve indizio. Mentre chiudeva il dossier del cadetto si chiese che cosa potesse esserci scritto sul proprio. Probabilmente nulla su quel punto, infatti chi l'aveva compilato non aveva ancora in mente quel tipo di problema...
Sarebbe stato un lavoro lungo e non facile, si disse. Soprattutto perché, come era capitato a lui quando era cadetto, difficilmente uno dei ragazzi si sarebbe arrischiato a far trasparire in quell'ambiente le proprie preferenze in fatto di sesso. Perciò avrebbe dovuto basarsi solo su indizi come quelli che stava raccogliendo su Dudaev.
Decise di recarsi alla Sezione Psicologica per vedere se esistessero test adatti ad analizzare la sessualità di una persona. La psicologa di servizio gli consigliò di leggere una serie di volumi. Si recò alla biblioteca centrale e li consultò ma ne trasse ben poco, comunque fotocopiò alcune pagine ed una serie di test.
Tornato alla centralina di ascolto visionò altre cassette. Quindi, terminato il suo orario di lavoro si mise in borghese e tornò a casa, portando con sé il materiale che aveva fotocopiato quel giorno.
Passò al caffè Sadko dove aveva appuntamento con Ivan. Il ragazzo già lo attendeva da alcuni minuti. Andarono assieme a casa sua. Ivan gli piaceva molto. Fecero subito l'amore, poi restarono a letto a parlare mentre si carezzavano lievemente.
Ivan gli raccontò come avesse capito di essere omosessuale circa cinque anni prima. La madre, vedova, s'era risposata con un vedovo che aveva un figlio di due anni più grande di lui. Essendo piccolo l'appartamento, i due ragazzi dormivano assieme su un divano letto nel soggiorno, e la loro privacy era garantita solo da una tenda tirata per traverso nella stanza.
Il fratellastro, notte dopo notte l'aveva sedotto, portandolo ad eccitarsi ed a desiderare di andare oltre. Così una notte Ivan aveva accettato di farsi scopare dal fratellastro. Ma per il ragazzo Ivan non era che un diversivo, un palliativo, infatti, appena s'era fatto la ragazza, aveva voluto smettere le sue attività notturne con Ivan.
Ma Ivan ci aveva preso gusto e così aveva cominciato a cercare altri maschi con cui fare l'amore. Per alcuni mesi era stato con un tassista che l'aveva abbordato al cinema. Era un uomo sposato da poco ed aveva un figlio piccolo. Poiché la moglie lavorava in fabbrica ed il figlio era all'asilo nido, l'uomo portava Ivan a casa nel primo pomeriggio e lì facevano l'amore. Iscrittosi poi all'università, Ivan aveva presto scoperto che al parco si potevano fare interessanti incontri. Aveva così trovato altri studenti o anche uomini che andavano in cerca di studenti. E lì aveva incontrato Aleksandr.
"Ti piace stare con me?" gli chiese Korobilo.
"Sì, mi piace molto. Tu sai veramente fare l'amore, molto meglio di tutti quelli con cui sono stato fino ad ora. E poi hai anche un corpo molto bello. Mi piace stare con te, anche come adesso... non come faceva la maggioranza di quelli che incontravo che appena avevano goduto pareva che scappassero via. Chissà perché agivano così?"
"Probabilmente è gente che non ha ancora saputo accettarsi in pieno, non credi? Hanno voglia di maschio, si sfogano, ma poi si vergognano..."
"Forse è come dici tu. In effetti non è che sia facile accettare di essere diversi, con le pressioni che esercita su di noi la società, il sistema. Chissà perché siamo perseguitati, noi omosessuali? A chi facciamo male noi, quando lo facciamo con gente adulta e consenziente?"
"Non facciamo figli..."
"Ma se il governo fa continuamente propaganda per il controllo delle nascite!" esclamò Ivan, "Dovremmo essere dei benemeriti noi, semmai."
Aleksandr sorrise. "Sono d'accordo con te. Ma vedi, l'immagine dell'uomo nuovo socialista è quella dell'uomo medio, perciò, fra l'altro, eterosessuale."
"Che cavolata! Non esiste l'uomo medio. Esiste solo una serie di individui, uno diverso dall'altro."
"Questa non è un'affermazione molto ortodossa dal punto di vista marxista-leninista. Lo sai, no?"
"Sì, lo so: non conta l'individuo ma la massa. Ma una parte di questa massa è fatta di gente come noi, cioè di maschi che amano i maschi. Perché continuare a chiudere gli occhi?"
"Ogni minoranza, lottando per la propria sopravvivenza, mette in crisi i valori della maggioranza. Perciò ogni maggioranza, da che mondo è mondo, cerca di eliminare la minoranza."
"D'accordo, ma il fatto è che non esiste una maggioranza univoca. Esistono maggioranze diverse che di volta in volta si formano su punti diversi. Se la maggioranza riuscisse a far fuori una minoranza, poi scoprirebbe di avere in se un'altra minoranza... da far fuori, e così via finché resterebbero solo due individui... Fra due non ci può essere più maggioranza e minoranza, ma o unanimità o 50 e 50... Ma adesso basta con questi discorsi. Ti andrebbe di farmi un tè?"
"Sì, subito. Aspetta che mi metto qualcosa indosso..."
"Ma no, resta così. Mi piace vederti nudo." disse Ivan con un sorriso accattivante.
Aleksandr sorrise ed andò in cucina senza rivestirsi. Ivan lo seguì.
"Ti andrebbe di cenare qui e poi di passare la notte con me?"
"Mi piacerebbe sì, Aleksandr, Ma se non rientro a casa senza avvertire, i miei si preoccupano."
"Peccato. Mi sarebbe piaciuto potermi addormentare con te al mio fianco e poi svegliarmi con te al mio fianco..."
"Dovrebbe essere bello. Non mi è stato mai possibile, a parte col mio fratellastro. Ma lui scopava e basta, non aveva tenerezza... a parte i primissimi tempi quando cercava di conquistarmi."
Si lasciarono all'imbrunire, dandosi appuntamento per il giorno dopo. Restato solo, Korobilo lesse e rilesse i test. Non sapeva fino a che punto gli sarebbero stati utili, ma potevano costituire un elemento in più... e comunque un'ottima scusa per convocare i cadetti nel proprio ufficio ad uno ad uno. Ripensò a Yuri: chissà se era davvero uno dei possibili candidati per la Nuova Operazione Dacia? E chi altri? Ancora navigava nel buio, purtroppo.
Il mattino seguente si recò nella centralina di ascolto e visionò le nuove cassette ad alta velocità, fermandosi ogni volta che aveva l'impressione che ci potesse essere qualche cosa di interessante. Di nuovo copiò alcune sequenze e copiò le schede personali di altri cadetti.
Niente di nuovo su Yuri; qualcosa di interessante su Stanislav; Grigori solo nella doccia che si eccitava lavandosi e massaggiandosi lascivamente il corpo ed i genitali con la schiuma del sapone, gli occhi chiusi. Nikita che guardava con malcelato interesse i compagni spogliarsi in camerata per andare a dormire. Boris negli spogliatoi che cambiandosi tentava di celare ai compagni una cospicua erezione... Ma ancora nulla di certo, nulla di probante. Questo lavoro gli portò via tutta la mattinata.
Tornato in ufficio stese un programma di convocazione dei cadetti per un primo contatto personale e lo portò dal direttore della scuola per farlo vistare, poi lo appese nella bacheca degli avvisi. Quindi andò nel suo ufficio alla Lubianka. Vi trovò un promemoria di Jusichev che lesse e mise nella propria borsa. Dette acqua alle piante poi andò a mangiare. Quindi torno al proprio ufficio nella scuola. Mancavano venti minuti al primo appuntamento. Lesse il dossier del primo allievo. Risultava che prima di essere arruolato nel Kgb aveva avuto una ragazza. Era solo una copertura o gli piacevano davvero le ragazze? Non era facile stabilirlo. E comunque non sarebbe stato facile farselo dire dal diretto interessato.
Uscito il primo ragazzo, Korobilo compilò subito la scheda del cadetto con le sue osservazioni ed annotazioni. Si soffermò un attimo a pensare che si sarebbe portato volentieri a letto quel ragazzo ma, si disse, non doveva confondere i suoi desideri con la realtà. Prese il dossier di un altro allievo e lo iniziò a leggere.
Così, uno dopo l'altro, in due settimane passò in rivista tutti gli allievi per il primo contatto. Allora si portò tutto il materiale raccolto nel suo ufficio alla centrale e lo riesaminò attentamente. Dalle riprese segrete e dal primo colloquio trasse una prima valutazione dei singoli ragazzi che scrisse nell'elenco alfabetico, mettendo accanto ad ogni nome una cifra fra lo zero, per chi gli aveva dato l'impressione di essere quasi certamente eterosessuale ed il cinque per chi poteva essere omosessuale. Su centotré allievi aveva segnato solo tre cinque.
Era sorpreso per l'alto numero di ragazzi che si masturbavano nei cessi o sotto le docce. Ma mai due assieme, come d'altronde si aspettava. Chi si masturbava più spesso era il cadetto Evgenj Ilarianov: ne aveva già tre cassette piene. Ma l'unico che mentre si masturbava si infilava anche un dito nell'ano era Stanislav Solvei. Questo era un indizio importante, anche se non determinante. Il terzo cinque l'aveva dato a Grigori Lisov, per il modo in cui si faceva la doccia. A Yuri Dudaev aveva dato un quattro.
Studiate le nuove schede, stese il programma per la settimana. Stava terminando quando squillò il telefono.
"Sono Jusichev. Allora, qualche risultato?"
"Non ancora, compagno. C'è qualche interessante indizio ma non ho ancora nulla di certo."
"Devi sbrigarti. Zhitnikov vuole avere i primi risultati entro un paio di settimane, lo sai."
"Non posso certo radunarli e chiedere che alzi la mano chi è omosessuale! Purtroppo non esistono test collaudati per scoprire le tendenze sessuali di un soggetto, o per lo meno non mi risulta che esistano. Mi ci vuole tempo, non posso fare di più."
"Cerca di portarteli a letto, allora!"
"Chi? Tutta la scuola? Dovrei provarci con sette o otto al giorno per passarli tutti entro due settimane. E quasi certamente direbbero tutti di no, Se solo avessimo un cadetto sicuramente omosessuale fra di loro, sarebbe più facile. Fra di loro, forse, si scoprirebbero un po' di più. Forse. La colpa è della repressione esercitata contro gli omosessuali, lo sa bene, compagno."
"Non è il momento di fare discussioni ideologiche, discussioni inutili, comunque. Se scopri un cadetto che abbia i requisiti giusti, puoi farti aiutare al lui... Inventa qualcosa, perbacco!"
Ad Aleksandr in quel momento venne un'idea: "Se facessimo arruolare un ragazzo sicuramente omosessuale... sarebbe più semplice, non crede?"
"Hai in mente qualcuno?"
"Sì... ma non so se lui sarebbe disposto ad entrare a far parte del Kgb e collaborare. E non so se il Kgb lo accetterebbe."
"Dammi i dati di questo ragazzo: lo faccio controllare ed eventualmente contattare tramite i soliti canali. Se è adatto a fare l'agente e se accetta, te lo passiamo e lo istruisci, così poi ti fai aiutare da lui."
"Prima vorrei sondarlo io, però..."
"E va bene, basta che sia una cosa rapida. Entro dopodomani voglio una tua risposta. Altrimenti, a costo di provare a scoparti davvero otto ragazzi al giorno, dovrai darti da fare tu."
Korobilo sorrise ed assicurò il suo superiore che avrebbe fatto del proprio meglio. Ma come domandare a Ivan se fosse disposto a lavorare per il Kgb senza dirgli che lui già ci lavorava? D'altra parte non gli andava che Ivan fosse contattato direttamente dal Kgb e che scoprisse solo in seguito che c'entrava lui. Temeva che il ragazzo potesse avere una reazione negativa. Ci pensò finché venne l'ora di andare all'appuntamento col ragazzo.
Ivan gli andò incontro con un ampio sorriso sulle labbra: "Ho una buona notizia, Aleksandr. Ho detto a casa che vado in gita con l'università, così posso fermarmi da te questa notte. Sei contento?"
"Certo, è un'ottima notizia. Che vuoi fare adesso, andiamo subito a casa mia o preferisci prima fare qualcos'altro?"
"Che ne dici di una passeggiata prima di cena?"
Camminando, ognuno raccontava all'altro episodi della propria vita, quasi per farsi conoscere meglio dal compagno. Quando andarono a casa di Korobilo, questi si mise a preparare la cena. Mentre mangiavano Ivan di tanto in tanto allungava una mano per toccare Aleksandr suscitandone così il desiderio. Poi, semiabbracciati, guardarono per un po' la televisione ma a parte il notiziario non c'era niente di interessante. Così, fra un bacio ed una carezza, a poco a poco si spogliarono l'un l'altro e si misero a fare l'amore.
"Ti piace stare con me, Aleksandr?"
"Certo. Ma perché me lo chiedi ogni volta? Non sei sicuro di te stesso o forse non te lo dimostro abbastanza?"
"No, è che... mi piace sentirti dire che t'è piaciuto. Tu sei diverso dagli altri, sai? A te non interessa solo scopare, e questo mi piace. E mi piace sapere che ti interesso io e non solo il mio corpo. Non mi giudicare troppo romantico, ma... E non ridere di me."
"No, non rido di te. Ma... non starai mica... prendendoti una cotta per me, no?"
"Non lo so, forse no, forse sì. Certo è che mi piaci moltissimo. Ma non credo, tutto sommato. Se trovassi un ragazzo che m'attrae e che ci sta ci andrei a letto senza pensare che ti sto tradendo. Quindi non sono innamorato di te. Ma a te ci tengo moltissimo, tutto qui."
"Ti piacerebbe poter avere avventure con parecchi ragazzi diversi? Bei ragazzi? E poterci provare senza correre rischi?"
"Beh, perché no. Poterlo fare così come uno può provarci tranquillamente con le ragazze... sarebbe bello. Ma sono solamente sogni."
Korobilo parlò d'altro. Poi gli chiese: "Ti piace quello che stai studiando?"
"All'inizio sì, mi piaceva. Ora un po' di meno. Ma penso che sia sempre così. Uno intraprende qualcosa pensando che un certo tipo di studi, un certo tipo di lavoro siano il suo ideale ma poi, strada facendo, ne scopre anche tutti i lati negativi. Perciò alla fin fine credo che una strada valga l'altra, una cosa valga l'altra. Solo che facendo l'università c'è la speranza di poter fare un giorno un lavoro un po' più di responsabilità, un po' più creativo. Ma forse mi illudo anche su questo. Tu, a proposito, che lavoro fai? Ancora non me ne hai parlato."
"Te ne parlerò, non ci sono problemi... Ma a te piacerebbe fare un lavoro per il governo?"
"Più o meno, direttamente o indirettamente, tutti i lavori sono per il governo, no?"
"Alcuni lo sono in modo più istituzionale, come ad esempio l'esercito o il lavoro nei ministeri, la polizia o l'insegnamento..."
"Credo che semplicemente accetterò quello che mi offriranno al momento opportuno."
Korobilo dirottò la conversazione su altri argomenti, poi chiese: "Ivan, ti piacerebbe trovare un lavoro in cui tu possa vivere la tua sessualità senza timori, senza controlli, senza sotterfugi?"
Ivan rise: "Esiste una cosa del genere?"
"Ma se esistesse?"
"Ci metterei la firma. Tu no?"
"Certo. Io ce l'ho già messa..."
"Eh? Che vuoi dire?"
"Non posso spiegarti tutto subito. Ma i miei superiori sanno che sono omosessuale e mi lasciano tranquillo. Nessuna discriminazione, nessuna pressione, nessun rischio."
"Dimmi dove lavori che presento subito domanda di assunzione." disse Ivan ridendo di nuovo, come se fosse stata una barzelletta.
"Posso dire al mio superiore al lavoro che sei interessato anche tu al mio lavoro e se anche lui fosse interessato a te, si farà vivo lui..."
"Ma allora dicevi sul serio!? Di che si tratta?"
"Il mio superiore sa che ho bisogno di un aiuto e sa anche che come aiuto voglio uno come me. Così mi ha chiesto di proporgli qualcuno."
"Ma che razza di lavoro fai tu? Non sarai mica per caso nella squadra di moralità della polizia, no?"
"No, il mio compito non è scovare e denunciare gli omosessuali, non l'avrei mai accettato."
"Sinceramente non capisco... ma la cosa mi incuriosisce davvero. Che razza di lavoro può essere quello in cui hai bisogno di un omosessuale come aiuto?"
"Vuoi che parli di te al mio superiore, allora?"
"Mah... te l'ho detto, la cosa mi incuriosisce parecchio..."
"Lui, prima di mettersi in contatto con te, farà sicuramente fare delle indagini sul tuo conto. Se tu avessi qualcosa da nascondere forse è meglio che io non gli faccia il tuo nome. Non vorrei metterti nei guai."
"L'unica cosa che ho da nascondere la sai, è la mia omosessualità. Ma se mi dici che questo non creerebbe problemi..."
"Neanche nella tua famiglia ci sono problemi?"
"No, assolutamente. I miei sono gente semplice ed onesta e il mio patrigno è iscritto al partito da secoli."
"Allora mi autorizzi a parlarne ai miei superiori? Ti andrebbe di venire a lavorare con me come mio aiuto personale?"
"Beh... sì, certo. Ma che c'entra questo con la nostra sessualità? Non riesco proprio ad immaginarlo... Si tratta forse di uno studio del dipartimento psicologico o qualcosa del genere?"
"Se ti assumeranno lo capirai, anzi, sarò io a spiegartelo. Scrivimi qui i tuoi dati, indirizzo, studi fatti e tutto ciò che pensi utile sapere su di te."
Ivan prese il foglio che Aleksandr gli porgeva e si mise a scrivere. Poi, prima di consegnarlo all'amico gli chiese: "Sei veramente sicuro che non avrò conseguenze perché sono omosessuale?"
"Se dovessi avere problemi tu per questo, automaticamente ne avrei anche io. Ti fidi di me?"
"Credo di potermi fidare... Solo che... non vorrei proprio finire confinato in un campo di rieducazione in Siberia."
"Neanche io, stai tranquillo. Ma credo proprio che se il mio superiore ti assumerà, sarai piacevolmente sorpreso per il tuo lavoro."
"Ci conosciamo solo da una quindicina di giorni... ed ora ho l'impressione che tu stia per far cambiare completamente la mia vita. Però... sì, mi fido di te. Ecco, tieni."
Korobilo lesse il foglio, annuì, poi gli disse: "Credo che verrai a sapere molto presto se lavoreremo assieme o no. Io ci spero. Credo che il tuo aiuto sarà determinante per il mio lavoro. E credo anche che ti piacerà molto il lavoro che dovrai fare con me."