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una storia originale di Andrej Koymasky


pin ANCHE UNA SPIA PUÒ AMARE CAPITOLO 5
RISULTATI E PROMOZIONI

Yuri osservò attentamente le fotografie mentre Aleksandr gli illustrava la sua prima missione.

"Si chiama Jean Pierre Napier ed è l'addetto militare all'ambasciata di Francia. Ha trentanove anni. È sposato ed ha un figlio ma è segretamente omosessuale. Tu sei il tipo di ragazzo che gli dovrebbe piacere. È cattolico praticante, va sempre a messa alla chiesa cattolica dei francesi di Mosca. È qui da sei mesi. Di solito va a battere nella piazza del Bolshoi o anche alla stazione della metropolitana di Prospekt Marska. Più di rado va anche a cercare un ragazzo al caffè dell'ultimo piano dell'Hotel Ukraininia. Dopo ti farò vedere anche i filmati dei ragazzi che ha agganciato, così ti potrai rendere conto della tecnica che usa. Non dovrebbe essere difficile farti agganciare da lui.

"Ricordati che, a differenza di quello che hai fatto con i turisti, questa volta non devi limitarti a scopare ma devi cercare di farlo invaghire di te in modo di entrare in confidenza. Solo così potrai pian piano farlo parlare. Lui non ti porterà certamente a casa sua perché ha famiglia. Infatti quando è andato con i ragazzi che trovava erano sempre loro a trovare il posto, comunque non è mai andato in un albergo. Perciò pensiamo che potrai facilmente portarlo a casa tua. Hai qualche domanda, Yuri?"

"Per il momento no. Prima voglio leggere il fascicolo e vedermi i filmati. Non è che sia granché bello questo Napier. Speriamo che almeno a letto non sia proprio una frana..."

Aleksandr sorrise e gli dette una videocassetta. Yuri visionò i filmati in cui il francese agganciava i ragazzi. Li studiò, li fece passare più volte. Ogni tanto Korobilo gli faceva notare qualcosa di particolare.

Alla fine Yuri chiese: "Sapete come mai ha cambiato tanti ragazzi?"

"Non poi tanti, cinque in sei mesi. Siccome l'uomo ci interessa, quando continuava a vedere lo stesso ragazzo noi abbiamo sempre fatto in modo che i loro incontri cessassero, logicamente senza che lui sospettasse che li facevamo cessare noi."

"I francesi sanno che è omosessuale?"

"Crediamo di no. I nostri agenti infiltrati nei servizi segreti francesi non ci hanno segnalato nulla a questo proposito. L'abbiamo scoperto noi qui. Ogni persona del corpo diplomatico straniero viene costantemente seguita e a volte segretamente filmata dai nostri uomini, qui in patria. Otteniamo così un gran numero di interessanti notizie che a volte possono tornarci utili anche a distanza di anni. Anche solamente i filmati di quando scoperete potrebbero diventare una buona arma nelle nostre mani, come minimo per un eventuale ricatto."

Yuri annuì, poi chiese a Korobilo: "A proposito di filmati, che fine hanno fatto le cassette delle nostre scopate con i turisti?"

"Cancellate quasi tutte. Li avevamo ripresi solo per provare gli impianti e per discuterne assieme."

Yuri sorrise poi chiese con aria maliziosa: "Quante volte ve li siete guardati tu e Ivan come spettacolini porno gratuiti? Sei sicuro che non ne avete conservato qualcuno anche per vostro uso personale?"

Korobilo rise: "Ammetto che qualcuno fosse particolarmente eccitante, ma preferisco sempre te in carne ed ossa ad un filmato, non dubitare."

"È un bel po' di tempo che io e te non facciamo più niente assieme..."

"Vero, ma tra Ivan ed i nuovi cadetti non ho mai avuto una vita sessuale così intensa. Tu, piuttosto, te la rifai con i tuoi compagni?"

"S', e grazie per averci lasciato una camera senza microspie, È vero che ci siamo abituati a sapere che ci guardate, ma a volte fa piacere, almeno fra di noi, farlo al riparo dagli sguardi di altri."

"Mi raccomando, non fatelo mai con i soggetti assegnativi nella camera senza microspie. In alto non lo gradirebbero affatto e sospetterebbero subito di voi. E rischieremmo di trovarci punti di ripresa anche nei cessi, dopo..."

"Lo so, lo immagino. Ma se uno dei nostri soggetti volesse farlo, per esempio, nel bagno? Dobbiamo rifiutare?"

"Sarebbe meglio, penso. O almeno che capiti molto, ma molto di rado. So che sono limitazioni scomode ma ne capisci bene i motivi, no?"

"Fino ad un certo punto. Mentre si scopa non credo che possano venir fuori elementi utili per il Kgb. Semmai prima o dopo, questo sì. Credo che in alto dovrebbero avere un po' più di fiducia in noi..."

"La fiducia verrà con i risultati, penso. Migliori saranno i risultati che avrete, più sarete lasciati liberi di agire a modo vostro, di improvvisare. All'inizio è logico che vogliano seguirvi il più possibile."

"Anche questo è giusto. Bene, vado a prepararmi. Questa sera stessa voglio cominciare a frequentare i posti che mi hai indicato, sperando di riuscire a farmi agganciare da questo Napier. Ho notato che i ragazzi che sceglieva indossavano tutti abiti un po' informali ma attillati. Penso di avere quel che serve. Bene, augurami buon lavoro, Aleksandr."

"Ti auguro che non sia troppo male a letto..." gli disse il tenente con un sorriso.

Anche Yuri sorrise, uscì, scambiò due parole con Ivan che lavorava nell'anticamera dell'ufficio quindi andò a casa. Qui trovò Nikita e Stanislav. Accennò loro del suo francese e li avvertì che avrebbe potuto aver bisogno della casa libera già per quella sera stessa.

Nikita disse: "Speriamo che trovino qualcosa presto anche per noi..."

"Noi due andiamo a dormire nell'appartamento di Novodjevici. Ci vediamo domattina, allora. Auguri, Yuri." disse Stanislav dandogli un bacio.

Cominciava a fare un po' freddo, perciò non aveva potuto evitare di indossare un corto giaccone, ma i calzoni erano attillati e gli mettevano in giusta evidenza il bozzo fra le gambe. Controllò nelle varie stanze che tutto fosse in ordine, si guardò un attimo allo specchio ed uscì. Si recò subito nella piazza del Bolshoi. Individuò senza problemi gli altri ragazzi che erano lì sperando di trovare un compagno per la notte e si disse che non aveva molta concorrenza quella sera.

Camminò su e giù per sentire meno freddo. Sperò che il suo francese si facesse vivo. Dal file risultava che Napier andava a battere solitamente fra le venti e trenta e le ventidue e trenta. Erano le venti. Camminando si guardava intorno ed osservava tutto. Individuò anche il furgoncino della Nova Mir dentro cui sicuramente c'era la telecamera nascosta del Kgb.

Vide un uomo arrivare, camminare lentamente mentre guardava i ragazzi, avvicinarne uno ed attaccare bottone. Dopo poco i due se ne andavano assieme. Poi ne vide un secondo che tentò un approccio con uno dei ragazzi, poi anche con lui ed infine con un terzo con cui si allontanò veloce. Quella sera Yuri ebbe tre proposte. Una delle tre era un giovanotto dall'accento lèttone che gli era dispiaciuto parecchio dover scaricare. Alle ventitré Yuri era infreddolito ma di Napier neanche l'ombra.

Tornò a casa rammaricandosi di non aver potuto dire di sì al bellissimo lèttone ed andò a dormire raggomitolandosi sotto la spessa coperta che si rimboccò attorno al collo sperando di scaldarsi in fretta. Si addormentò presto. La mattina fu svegliato dai compagni che subito vollero sapere come fosse andata. Raccontò loro del buco fatto e del bel lèttone che aveva anche sognato nella notte.

Nikita commentò: "Quando siamo liberi dovremmo portarci a letto chi ci pare e piace. Non possono pretendere che ci sfoghiamo solo fra di noi."

"L'hai detto abbastanza forte che devono averti sentito anche alla centrale di ascolto!" commentò Yuri ridendo.

"Non mi piacerebbe proprio per niente lavorarci: pensa come devono annoiarsi quei poveretti." esclamò Stanislav.

Yuri lo attirò a sé e lo carezzò, poi gli sussurrò: "Ieri notte sono andato in bianco, Stanislav... perché non vieni a tenermi un po' di compagnia, adesso?"

"Fate tranquilli, ragazzi. Io intanto vado in cucina a preparare qualcosa da mangiare." disse Nikita facendo l'occhiolino agli amici mentre Stanislav cominciava già a spogliarsi.

Finalmente, dopo tre sere, Yuri vide Napier. Il francese traversò la piazza lentamente, guardando i ragazzi che attendevano. Yuri si accorse che l'uomo stava osservando lui e si appoggiò ad un lampione restituendogli lo sguardo con un cenno di sorriso. Lo straniero proseguì il suo cammino e per un attimo Yuri temette di non interessargli. Ma poi Napier tornò sui suoi passi avvicinandosi al lampione di Yuri. Il ragazzo gli sorrise di nuovo, invitante.

L'uomo, in un russo approssimativo, gli chiese: "Parli inglese?"

"Un poco." rispose Yuri drizzandosi.

"Fa freddo, stasera. Aspetti qualcuno?"

Yuri pensò che l'uomo si ripeteva: aveva sempre agganciato i ragazzi con una frase di quel genere, cambiando solo la notazione metereologica. Rispose: "No, nessuno in particolare. E tu?"

"Posso offrirti un caffè?"

"Mi farebbe piacere qualcosa di caldo, con questo tempo..."

"C'è un caffè qui vicino. Vieni con me."

Entrarono e sedettero, Napier ordinò due caffè. Poi chiese a Yuri, passando al russo: "Che lavoro fai, ragazzo?"

"Studio all'università."

"Ah, e quanti anni hai?"

"Ventuno."

"Vivi da solo o con la famiglia?"

"No, con altri due studenti, per dividere le spese. Ma non ci sono, sono andati in gita di istruzione, loro."

"Perciò sei solo, questa sera."

"Sì. Mi annoiavo e così sono uscito."

"Proprio come me... Abiti lontano da qui?"

"In metropolitana sono solo pochi minuti."

"Ho la macchina parcheggiata qui dietro. Se vuoi ti accompagno a casa."

"Sì, grazie, mi farebbe piacere."

"Sei un ragazzo simpatico e..." aggiunse poi passando all'inglese, "sei anche un bel ragazzo, molto bello..."

"Devi andare subito a casa, dopo?"

"No, ho tutto il tempo che voglio. Perché?" chiese il francese chiaramente interessato.

"Pensavo, se non hai fretta, se mi accompagni a casa potresti salire un po' da me per chiacchierare e tenerci compagnia... al caldo."

"Sì, mi farebbe piacere. Quando tornano i tuoi amici?"

"Domani. Possiamo stare tranquilli... andiamo?"

L'uomo pagò e lo guidò fino alla macchina. Yuri gli spiegò la strada. Appena entrati in casa, Yuri chiuse la porta e l'uomo lo abbracciò da dietro, gli passò la lingua su un orecchio premendogli la propria erezione contro il sedere. Yuri fremette ed emise un sospiro di piacere.

"Vieni, la mia camera da letto è qui..." mormorò il ragazzo.

Entrarono. Yuri accese la luce e cominciarono subito a spogliarsi. Il francese non era granché come corpo, ma neanche brutto. Salirono sul letto e subito l'uomo cominciò a leccarlo dappertutto dicendogli, un po' in russo, un po' in inglese ed in francese: "Sei bello... Sei bello..." Fecero l'amore. Il francese non era male a letto, ma Yuri superò se stesso portando l'uomo a parossismi di piacere.

Quando finalmente, dopo un orgasmo molto intenso, l'uomo giacque spossato ma appagato, gli disse: "Non ci siamo neanche detti il nome. Io mi chiamo Jean Pierre."

"Io Yuri. Sei francese?"

"Sì."

"Turista?"

"No, sono qui per lavoro. Sai che mi hai fatto godere proprio tanto? Sei speciale tu a fare l'amore..."

"Anche a me è piaciuto."

"Mi piacerebbe vederti ancora, Yuri."

"Anche a me. Ma non sempre sono solo come stanotte. Se però me lo fai sapere per tempo, io posso chiedere agli amici di lasciarmi la casa, per due o tre ore."

"Lo farebbero?"

"Fra di noi lo facciamo."

"Sanno di te? Cioè..."

"Che mi piace farlo con un maschio? No, pensano che mi porto a casa una ragazza, quando gli chiedo di lasciarmi la casa libera. Sai com'è..."

"Capisco. Quando possiamo rivederci, allora?"

"In città, anche domani. Qui... devo prima mettermi d'accordo con loro. Comunque il venerdì sera loro tornano al paese dalle loro famiglie... la casa resta vuota fino alla domenica pomeriggio."

"Allora potremmo vederci anche domani. Magari andiamo da qualche parte assieme, al cinema o al teatro, o anche a fare un giro in macchina, come preferisci. E tu magari potresti chiedere la casa per dopodomani sera. Ti va?"

"Certo. Se resti qui per lavoro, mi piacerebbe che diventassimo amici, se vuoi. Mi piaci."

"Credo che potremmo andare d'accordo. Mi piace come mi fotti... sai che hai un corpo stupendo? E un arnese divino?"

"Mi piace come me lo lecchi..."

"E a me piace da matti leccartelo, per poi sentirmelo tutto dentro. Sei come un torello in calore, tu."

"Vuoi che ti faccia un caffè? O un tè?"

"Non avresti un liquore?"

"No... Se è buono costa troppo e quelli da poco fanno schifo."

"Domani ti porto del cognac francese. Ti piace?"

"Cavolo, sì! Ma sei troppo gentile..."

"No, So che voi studenti avete sempre troppo pochi soldi. Io guadagno bene. È solo un regalino, un segno di amicizia."

"Non sono venuto con te per avere regali, io..."

"Non volevo mica offenderti. Ma mi farebbe piacere portarti del cognac, così almeno la prossima volta che vengo potrai offrirmene, no?"

"Allora dovrò nasconderlo, se no i miei amici lo finiscono..."

Jean Pierre guardò l'orologio e cominciò a rivestirsi: "Ora devo andare, purtroppo. No, non rivestirti tu, non è necessario che ti alzi. Me la cavo da solo. A domani allora, Yuri. Dove vuoi che ci vediamo, e a che ora?"

"Decidi tu: per me è facile girare per Mosca:"

Si accordarono e l'uomo se ne andò. Si rividero spesso. Dapprima divennero amici, poi amanti. Napier s'era invaghito del ragazzo e del suo modo di fare l'amore. A Yuri sembrava di ottenere solo poche informazioni di scarso interesse e fu stupito quando lo stesso Jusichev gli fece i complimenti: quelli del centro d'ascolto erano riusciti a trarre dalle loro conversazioni (quando andavano in giro assieme Yuri aveva un microtrasmettitore dissimulato addosso) elementi utili e notizie importanti.

Anche Stanislav e Nikita ora avevano i loro uomini ed anche loro stavano svolgendo un buon lavoro. Yuri invidiava un po' Stanislav perché gli era stato affidato un viceconsole australiano molto sensuale, giovane e bello come un divo del cinema. Nikita invece aveva un addetto commerciale dell'Arabia Saudita che lo colmava di regali anche se a letto era piuttosto monotono: gli piaceva solo penetrare e sempre allo stesso modo, senza preliminari, senza tenerezza né affetto e con una notevole resistenza sì che le sue cavalcate parevano non finire mai. Comunque tutti e tre erano soddisfatti ed i superiori erano contenti di loro.

Un giorno Yuri seppe che Napier era stato trasferito a Washington. Così per qualche tempo rimase senza "bersaglio" come i ragazzi chiamavano fra di loro gli uomini che dovevano seguire. Per un paio di mesi aiutò Korobilo ed Ivan alla dacia per seguire i nuovi cadetti. Aleksandr era stato promosso capitano, Ivan tenente e Yuri con alcuni altri veterani, sergenti. Questo significava anche una paga un po' più alta e maggiore libertà di iniziativa.

Poi a Yuri fu assegnato un nuovo bersaglio: Olof Nilsson, un segretario d'ambasciata svedese. Era un uomo di quarantotto anni dal fisico asciutto, un tipo piuttosto ricercato ed un edonista. A letto non era eccezionale, mancava di fantasia, ma non era neppure male. Yuri impiegò un po' più di tempo che con Napier ad entrare in confidenza con lo svedese, ma pian piano ci riuscì. Aveva intuito che l'uomo era sensibile all'adulazione e, senza strafare, era riuscito a fargli credere di essere completamente cotto, di nutrire una sempre maggiore ammirazione per lui. Sì che Olof s'era gradualmente attaccato a Yuri e, per far colpo sul ragazzo, aveva cominciato a svelargli parte del proprio lavoro e del proprio ruolo in ambasciata.

Così il Kgb, grazie a Yuri, era riuscito a scoprire cose interessanti sulle attività di spionaggio degli svedesi in Unione Sovietica. Fu anche scoperta un'organizzazione per far espatriare clandestinamente alcuni personaggi dell'intelligencja russa e fu stroncata.

Olof amava fare lunghe conversazioni con Yuri, specialmente durante i preliminari dei loro incontri di sesso, con l'evidente scopo di impressionare il ragazzo, di fargli capire la sua importanza, così a volte diceva un po' più di quello che avrebbe dovuto, abilmente incoraggiato da Yuri, convinto che il ragazzo non avrebbe potuto cogliere molto di quel che gli raccontava. E Yuri in effetti spesso non era neppure cosciente dell'importanza degli indizi che l'uomo gli rivelava, ma aveva ormai imparato a capire come quelli del centro di ascolto sapessero rilevare dalle chiacchierate dello svedese pezzettini di informazioni che, messi a confronto con altri dati in loro possesso, formavano un quadro più esatto e completo delle attività clandestine del personale non solo dell'ambasciata svedese ma anche di altre ambasciate con cui questa collaborava. Quando Yuri ne parlava con gli amici, l'aveva soprannominato "il chiacchierone".

Stanislav continuava con il suo bell'australiano mentre a Nikita era stato affidato un diplomatico brasiliano che, a detta dell'amico, a letto era una bomba.

Nei momenti in cui i tre amici potevano restare soli, si raccontavano dei loro bersagli e non di rado si davano consigli a vicenda. Lo stesso Korobilo li aveva incoraggiati a farlo. Grazie alle loro paghe un po' aumentate ed ai regali che a volte ricevevano, i tre amici ora stavano bene. Il loro appartamentino, pur conservando l'impronta dell'alloggio di tre studenti universitari, era un po' più ben fornito e dotato di piccole comodità, inoltre i ragazzi stavano anche cominciando ad avere qualche risparmio.

Tutti e tre, nel loro tempo libero, su pressione di Ivan, frequentavano anche davvero l'università, studiavano e davano esami. Yuri aveva scelto la facoltà di agraria, Stanislav quella di lettere e Nikita di ingegneria. Quest'ultimo in facoltà, aveva conosciuto un altro studente, figlio di un colonnello dell'aviazione militare, con cui a volte si concedeva qualche scappatella, specialmente quando andava a studiare a casa del compagno.

La loro vita, fra il servizio attivo come agenti dello spionaggio, un po' di lavoro alla dacia e gli studi, era molto piena e senza un momento di riposo. La notte, quando Yuri e Stanislav non avevano il loro bersaglio con sé, a volte facevano l'amore fra loro. Yuri si sentiva sempre molto attratto da Korobilo e quando prestava servizio nella dacia a volte faceva l'amore anche con lui.

Ma la maggior parte del suo tempo e delle sue energie li dedicava ad Olof e riusciva a farlo parlare sempre più spesso della propria vita e delle proprie attività. Olof, convinto che Yuri fosse semplicemente uno studente di agraria, per impressionarlo a volte gli accennava alle proprie incombenze, alle proprie responsabilità. Yuri si fingeva anche un po' geloso, cosa che dava piacere ad Olof, così l'uomo gli raccontava tranquillamente, anche se non certo nei dettagli, dove andava o con chi si incontrava. Lo svedese ora parlava molto più di quello che avesse fatto Napier. Per certi aspetti Yuri pensava che Olof fosse persino ingenuo e si stupiva di una simile ingenuità in un uomo che da anni lavorava per i servizi segreti del suo paese. Jusichev e Korobilo erano contenti del suo lavoro.

Tutto continuò così finché i superiori di Olof dovettero intuire che il loro uomo, per qualche motivo a loro sconosciuto, era meno efficiente del solito, così un giorno lo svedese fu trasferito a Madrid, il che equivaleva praticamente ad una retrocessione. Così si incontrarono un'ultima volta poi Yuri fu di nuovo libero.

Dapprima gli fu dato un periodo di riposo in modo che potesse dedicarsi più a fondo ai propri studi. Yuri si trovò anche un ragazzo con cui divertirsi di tanto in tanto. Poi passò due mesi alla dacia come istruttore.

La Nod era ormai diventata un settore importante del servizio di spionaggio e Yuri venne a sapere che alcuni di loro venivano anche usati per sorvegliare qualche uomo politico o qualche influente membro dell'Armata Rossa omosessuale che il governo o il partito volevano tenere sotto controllo. Nella Nod perciò si formarono due sezioni, non nettamente separate ma distinte, una per lo spionaggio di personaggi stranieri e l'altra per quello interno.

Inoltre Jusichev stava progettando di usare alcuni degli agenti della Nod anche all'estero, perciò alcuni dei più giovani furono preparati in modo particolare, facendo loro frequentare anche corsi di lingua e di cultura delle nazioni in cui sarebbero stati inviati a svolgere il loro servizio. Questa terza sezione richiedeva una preparazione più lunga ed accurata e non sarebbe stata operativa prima di alcuni anni.

Alla dacia erano state aggiunte due nuove ali e il numero degli appartamenti di Mosca era stato più che raddoppiato. Ora Korobilo aveva uno staff di collaboratori fissi oltre ai collaboratori occasionali come Yuri. Le tre sezioni in cui era ora organizzata la Nod erano tutte sotto la direzione di Korobilo, che aveva posto Ivan a capo della sezione stranieri, Vladimir a capo della sezione interni e Boris a capo di quella esteri.

Yuri ebbe una breve relazione con uno studente liceale, figlio di un vicedirettore della Pravda, che aveva agganciato una sera sulla piazza del Bolshoi all'uscita da uno spettacolo. Ma quando si accorse che si stava innamorando del ragazzo, Yuri decise che era meglio troncare quella relazione. Korobilo lo lodò per la sua decisione.

Ma il ragazzo gli rispose: "Sì, certo, ne capisco il pericolo e per questo ho deciso di troncare. Però... mi sto chiedendo: noi non potremo mai avere una vita nostra, un amore, una relazione seria e vera? A volte sono quasi pentito di aver accettato questo tipo di vita, di lavoro. Certamente sul piano sessuale sono un privilegiato, ma quanto mi costerà alla lunga questo privilegio?"

"Sei ancora giovane. Più in qua, quando anche tu diventerai un funzionario come me e forse prenderai anche il mio posto, allora potrai avere una fetta della tua vita tuta per te, un po' come è ora per me e Ivan. Devi solo avere pazienza."

"Spero che tu abbia ragione. Ma vedi, temo che quando non serviremo più si ricordino delle leggi contro l'omosessualità e che ci freghino. Tu non hai questo timore?"

"No, e per vari motivi. Primo, che la Nod servirà fin tanto che ci sono omosessuali da spiare... e perciò per sempre. Secondo: fregare un ex agente non sarebbe una buona propaganda per avere nuovi agenti. Se faremo bene il nostro lavoro quando andremo in pensione saremo semplicemente dimenticati e lasciati in pace col nostro eventuale amante. Al solito, sarà solo sufficiente che non si sappia ufficialmente. Terzo, la nomenklatura non vuole scandali e non ne crea, a meno che uno non vada a cercarseli. Un buon servitore del partito che non si metta idee riformiste in testa, quando si ritira viene lasciato vivere tranquillamente. No, non ho paura per il futuro."

"Spero che tu abbia ragione. Comunque per ora cerco di fare meglio che posso il mio lavoro e di non pensare troppo al futuro. Cerco di non pensare che stiamo camminando sul filo del rasoio. Cerco di non pensare che se cambierà Segretario Generale del Pcus, potrebbe esserci uno sconvolgimento tale che parecchi di noi si troveranno col culo scoperto..."

"Siamo pesci troppo piccoli per subire le conseguenze di un cambiamento ai vertici. Ogni nuovo Segretario Generale parla quasi sempre di moralizzazione... è solo il mezzo per far saltare le teste che non gli piacciono, ma ad alto livello. La base però resta sempre quella e noi, grazie al cielo siamo la base. Nessuno di noi avrà mai un posto veramente importante, fuori dalla Nuova Operazione Dacia. Proprio il fatto che siamo omosessuali e che i nostri immediati superiori, ma solo loro, lo sanno, ci impedisce qualsiasi carriera politica, se anche per caso ne avessimo la velleità. Siamo troppo vulnerabili, facilmente ricattabili. Ma proprio per questo, finché restiamo nel nostro ambito, siamo al sicuro. Siamo utili, se non addirittura preziosi. Dobbiamo solamente non cercare di fare il passo più lungo della nostra gamba. Può sembrare una rinuncia, ma invece è quello che ci permette di vivere la nostra sessualità senza problemi... e non è poco. Anche Ivan la pensa come me."

"Probabilmente avete ragione. Comunque anche a me non interessa proprio la carriera politica. Vorrei soltanto, un giorno, potermi innamorare tranquillamente e poter convivere con l'uomo che amo, senza troppi problemi..."

"Credo che quel giorno verrà anche per te, anche se non tanto presto, temo. Devi solo avere pazienza ed andare avanti come stai facendo. Lo sai che sei uno dei nostri migliori agenti, no? Coraggio, compagno Dudaev, vedrai che la vita ti sorriderà..."


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