Il nuovo bersaglio assegnato a Yuri era un giovanotto di ventinove anni, che ufficialmente ricopriva la carica di addetto culturale dell'ambasciata canadese. Quando Yuri ne vide le fotografie ed i filmati, trattenne letteralmente il fiato: era un uomo molto bello, con un sorriso luminoso, occhi intelligenti e vivaci. Si chiamava Roger Bertheau.
Dagli archivi del Kgb risultava che Bertheau, facendo parte dei servizi segreti canadesi, quando era nell'ambasciata di Sofia e poi in quella di Praga, aveva collaborato con la Cia. Sin dai tempi di Praga era venuta una segnalazione che suggeriva una possibile omosessualità del soggetto. Questa era stata confermata quando Bertheau era stato trasferito a Mosca.
Yuri vide come faceva per agganciare i ragazzi che gli interessavano. Studiò attentamente i filmati e si preparò con la consueta cura. A Bertheau parevano interessare ragazzi fini, colti, ben vestiti. Yuri controllò il proprio guardaroba, mise via alcuni vestiti e chiese ad Ivan l'autorizzazione per comperarne altri. Poi il Kgb gli procurò un lavoro part-time presso il caffè dell'Hotel Belgrade, dove Bertheau si recava spesso quanto voleva agganciare un ragazzo da portarsi a letto.
Così Yuri vide di persona Bertheau e lo servì più volte e poté osservare il modo in cui l'uomo agganciava i ragazzi con cui poi andava via. Il canadese cominciò a riconoscere Yuri ed a lasciargli buone mance, ma ancora non aveva fatto nulla per abbordarlo. Cominciarono anche a salutarsi. Una sera, al solito, Yuri si avvicinò al tavolo di Bertheau per prendere l'ordine.
Il giovanotto gli disse: "Ah, buona sera. Pochi clienti stasera, vero?"
"Sì signore, è molto tranquillo oggi. Il solito bourbon, signore?"
"Sì, grazie. Fai sempre il turno di sera, tu?"
"Sì, signore. Sono uno studente universitario e lavoro solo poche ore la sera, tento per avere qualche soldo in più in tasca. Ma credo che mi terranno qui solo per un'altra settimana..."
"Ah, te ne andrai? Cominciavo ad abituarmi a te... Così non ti vedrò più, allora..."
"Già. Le porto subito il suo bourbon, signore."
Tornò col liquore. Bertheau pagò e gli lasciò la solita mancia.
Yuri ringraziò e disse: "È sempre generoso lei, signore."
"Mi fa piacere essere servito da te... Mi dispiacerà non vederti più. Come mai te ne vai?"
"Vorrebbero che facessi l'orario completo, ma purtroppo non posso, devo anche studiare."
"Che cosa fai all'università?"
"Agraria, signore. Il signore parla bene il russo."
"Me la cavo..."
"È qui per lavoro?"
"Esatto. Da quattro mesi."
"E si tratterrà ancora a lungo qui a Mosca, signore?"
"Probabilmente sì, alcuni anni, penso."
"Mi scusi, signore, ma devo andare a servire un altro cliente..."
"Vai pure. Ma... come ti chiami?"
"Yuri Dudaev, signore."
"Se puoi vieni a scambiare due parole, dopo?"
"Non so se mi sarà possibile, signore. Non credo che il gestore sia contento che ci fermiamo a conversare troppo a lungo con i clienti, signore."
Yuri aveva notato che durante questo loro breve colloquio il canadese l'aveva guardato con attenzione, come se lo stesse studiando, valutando. Dunque finalmente ne aveva attratto l'attenzione. Notò anche che, mentre si muoveva per la sala a servire gli altri clienti, il bel canadese lo seguiva con lo sguardo.
Poi Bertheau si alzò, lo chiamò con un cenno e gli disse: "A che ora smonti dal servizio, di solito?"
"Verso mezzanotte, signore."
"Allora domani verrò tardi, così quando smonti possiamo scambiare due parole senza far brontolare il tuo capo, d'accordo Yuri?"
"Va bene, signore. Sono lusingato, signore."
"Buona notte, Yuri."
"Felice notte a lei, signore."
La notte seguente Bertheau arrivò verso le ventitré e trenta. Prese il solito bourbon poi disse a Yuri che l'avrebbe atteso nella hall dell'albergo. Smontato dal servizio, Yuri si tolse l'uniforme da cameriere, indossò i propri abiti e scese con l'ascensore. Vide Bertheau seduto nella hall che leggeva un libro.
Quando l'uomo vide arrivare il ragazzo, chiuse il libro e sorrise: "Eccoti qua. Senti, ho l'auto qua fuori. Se ti va facciamo un giro, poi ti riaccompagno a casa."
"Come desidera, signore."
"Adesso non sei in servizio. Io mi chiamo Roger. Avevo voglia di parlare un po' con te... non conosco ancora nessuno qui a Mosca e tu sei un ragazzo istruito, hai un'aria intelligente, sveglia... chissà che si possa diventare amici..."
"Lei..."
"Diamoci del tu, Yuri."
"Sì, va bene, Roger. Sei solo qui a Mosca?"
"Sì."
"È la prima volta che sei qui?"
"Sì, la prima volta in Unione Sovietica."
"Parli bene il russo..."
"L'ho studiato a scuola."
"Sei statunitense?" chiese Yuri pur sapendo benissimo che il giovanotto veniva dal Canada.
"No, canadese. Sono di discendenza francese, ma di cultura inglese."
"Perciò parli inglese, francese e russo."
"Anche tedesco e spagnolo. E tu hai studiato lingue straniere?"
"Solo un po' di inglese e basta."
"Che studi hai detto che fai, all'università?"
"Agraria. Sono al quarto anno."
"Ti piace?"
"Abbastanza. Tu che lavoro fai?"
"Lavoro d'ufficio."
"Commerciale?"
"No. Scambi culturali con l'Unione Sovietica."
"Lavori per una rivista? Una casa editrice? O una università?"
"No, per il mio governo."
"Ah, allora fai parte del corpo diplomatico."
"Uno dei gradini più bassi. Sei mai stato all'estero, tu?"
"No, mai, neanche fuori dalla Russia. Deve essere bello viaggiare, conoscere posti diversi, costumi diversi..."
"Sì, certo. Si conoscono popoli, usanze, abitudini e tradizioni nuove. Si impara molto, viaggiando."
Continuarono a chiacchierare mentre Roger guidava per i viali di Mosca. Infine lo accompagnò sotto casa.
"Yuri, è stato un vero piacere conoscerti, conversare con te. Possiamo vederci di nuovo?"
"Volentieri."
"Magari, per avere un po' più di tempo e non farti fare troppo tardi, ci si potrebbe vedere prima del lavoro anziché dopo, se non sei impegnato con le lezioni all'università."
"Domani la mia ultima lezione finisce all'una..."
"Allora potrei venire ad aspettarti davanti alla tua facoltà. Avrei piacere di offrirti il pranzo, che ne dici?"
"Sei molto gentile, ma non vorrei..."
"Non fare complimenti, ti prego. A me farebbe molto piacere. All'una davanti alla tua università, allora?"
"Facciamo all'una e un quarto, è meglio."
"Ti aspetterò. Buona notte, Yuri."
"Buona notte, Roger, e grazie."
"Di che?"
"Di offrirmi la tua amicizia. Sei il primo straniero che conosco... sono molto curioso, sai?"
"Avremo tutto il tempo per soddisfare la tua curiosità. A domani."
Yuri salì in casa. Quel giovane uomo gli piaceva molto, se ne sentiva fortemente attratto. Quando si erano stretti la mano aveva sentito una presa decisa, calda, gradevole. Avrebbe voluto invitarlo a salire con lui in casa, ma aveva deciso di aspettare che fosse l'altro a fare la prima mossa.
Il giorno dopo lo trovò davanti all'università che lo attendeva in piedi accanto all'automobile. Il sole gli brillava tra i capelli castano chiari illuminandoli e traendone riflessi dorati. Si salutarono con un sorriso, salirono in macchina e Roger s'infilò subito nel traffico.
"Ti va se andiamo a mangiare in un piccolo ristorante vicino al Prospekt Mira? Ho scovato un localino molto grazioso in cui servono la vecchia cucina russa e dove si mangia veramente bene."
"Certo, va bene. Io di solito pranzo al refettorio dell'università... non è granché. Poi ceno a casa."
"Cucini dal solo?"
"A volte io, a volte uno dei miei due amici con cui abbiamo affittato l'appartamento."
"Sono studenti universitari anche loro?"
"Sì. Siamo assieme fin dal primo anno."
"Tu hai la ragazza?"
"No, non ho nessuno, in questo momento."
Andarono a mangiare. Yuri guardava gli occhi verde-azzurri di Roger, del colore dell'acquamarina, e li trovava bellissimi. Roger gli sorrideva spesso, ma ancora non faceva nessuna avance. Parlarono a lungo, poi il canadese gli propose di andare a fare una passeggiata nel parco Gorki. Qui giunti salirono sulla grande ruota panoramica e Roger sembrava divertirsi come un ragazzino.
"È bello quassù, vero?" chiese il canadese.
"Sì, Roger, molto bello. Mi pare di essere tornato bambino a girare così e guardare la gente laggiù diventare piccola come soldatini di stagno. Di notte è magico venire qui, perché si vedono tutte le luci della città dall'alto..."
"Sì, è vero. Una volta ci sono venuto di notte, fa sognare... Fa bene all'anima. In sogno puoi essere quello che vuoi, ottenere tutto ciò che desideri, vivere la più fantastica delle avventure."
"Ma poi, al risveglio?"
"La vita quotidiana. Ma se uno la sa guardare bene anche la vita quotidiana può riservare belle sorprese, cose inaspettate... come quella di aver conosciuto te, Yuri."
"Sono solo uno studente, un ragazzo."
"Yuri, anche io sono solo un impiegato, dopo tutto. Ma ognuno di noi è un universo da esplorare, da scoprire."
"Temo che ci sia poco da scoprire, in me."
"Lascia che sia io a stabilirlo... lasciami esplorare..."
"Che cosa speri di trovare?"
"Nulla. Eppure so che troverò moltissimo."
"Che cosa hai trovato in me finora."
"Un ragazzo simpatico, intelligente, di gradevolissima compagnia. E che mi fa sentire meno solo."
"In fondo siamo tutti sempre un po' soli, no?"
"Ma con te non mi sento più troppo solo. E se ci conosceremo meglio, penso che mi sentirò ancora meno solo."
"Soffri molto la solitudine?"
"No, non troppo. Sto bene anche in compagnia di me stesso. Ma un buon compagno rende più gradevole la vita. Sì, molto più gradevole..."
"O una buona compagna..." insinuò Yuri sperando di lanciare così un'esca.
"Una compagna? È difficile stabilire un rapporto di amicizia con una donna. Non si è mai alla pari. O cerca di dominarti, o chiede di essere dominata da te. Le donne hanno una psiche troppo diversa da noi maschi. Preferisco un uomo per amico... per compagno."
"Sì, ti capisco. Anche se è non è facile trovare un vero amico, qualcuno che ti accetti così come sei, che ti voglia bene non per quello che proietta in te ma per quello che sei realmente. Tante volte si dà il nome di amico a chi ti è compagno solo per un piccolo tratto di strada, a chi è solo un conoscente."
"Già. Un vero amico è qualcuno che non indossa la maschera di fronte a te e di fronte al quale non puoi, non devi, non vuoi indossare una maschera."
"Essere completamente trasparenti... credi che sia possibile? E, soprattutto, credi che sia saggio?"
"Molto di rado, forse, ma è l'unico modo per instaurare un rapporto vero, autentico. Forse sta proprio lì il confine fra amicizia e amore."
"Tu credi all'amore?"
"Certo, anche se è molto raro. E pericoloso."
"Pericoloso?"
"Vedi, chi veramente ama mette la vita dell'altro prima della propria, perciò rischia di non vivere più, se anche l'altro non ama. Perché se l'altro non ama mantiene la propria vita al primo posto, così chi invece ama non ha più una vita propria. Non so se mi sono spiegato con questo che sembra solo un gioco di parole. Ma quando due si amano, ognuno mette la vita dell'altro al primo posto così tutti e due vivono e vivono bene. E si forma la vera unione, l'unità..."
"Non è un'utopia?"
"No, accade, a volte. Di rado, d'accordo, ma accade. E quando accade è un vero miracolo, una cosa stupenda."
"A te è mai capitato?"
"Non ancora. Ma io credo fermamente che potrà accadere, un giorno. Forse proprio quando meno me lo aspetto."
Passeggiarono per il parco, poi si fermarono e sedettero sull'erba. Per un po' restarono tutti e due in silenzio, guardandosi attorno, osservando i bambini giocare, le coppiette passeggiare, gli anziani prendere il pallido sole.
"Yuri?"
"Sì, Roger?"
"Che cos'è la cosa più importante per te nella vita?"
"Fare bene quello che sto facendo."
"Bello, ma... in prospettiva?"
"In prospettiva... Saper seguire la corrente, senza però lasciarsi travolgere e tenendo saldo il timone in mano."
"Non ti viene mai voglia di navigare controcorrente?"
"A volte sì... ma credo che sia inutile tentarlo se non quando se ne ha la forza e se c'è una meta valida da raggiungere."
"Quale può essere una meta valida, per te?"
"Oggi non lo so. Spero solo di vederla quando se ne presenta l'opportunità."
Ripresero a passeggiare, poi Roger accompagnò Yuri al lavoro. Il ragazzo, ormai che aveva agganciato Roger, non aveva più motivo di andare a lavorare al caffè, ma per non smentire la propria storia finì la settimana.
Con Roger si vedevano quasi tutti i giorni. Ormai era quasi mezzo mese che si frequentavano ma l'uomo non aveva ancora fatto nessuna avance. Yuri ne parlò con Korobilo ed Ivan, ma disse loro che preferiva ancora aspettare che fosse il canadese a fare il primo passo. I due si dissero d'accordo, nonostante non ci fossero ancora risultati. Pazientare in quella fase poteva portare a migliori risultati in seguito.
Venuto il week-end, Roger invitò Yuri a fare una gita con lui fuori Mosca. Propose di andare fino a Dubna. Yuri preparò qualcosa da mangiare per tutti e due. Con l'auto si recarono fino alle rive del laghetto. Roger tirò fuori dall'auto un plaid, lo stese e vi sedettero.
"Senti che pace, qui..." disse Yuri incantato dal posto.
"Sì, è bello. Se fosse un po' più caldo mi toglierei gli abiti e mi stenderei a prendere il sole e a contemplare il cielo..."
"Lo facevi spesso, in Canada?"
"Sì, andavo in riva ad un laghetto non lontano da casa mia, un posto in cui raramente c'era gente, stendevo una coperta sull'erba, mi spogliavo nudo e prendevo il sole."
"Completamente nudo?"
"Ti sembra tanto strano?" gli chiese Roger sorridendo.
"Ma se veniva gente?"
"Se la nudità gli avesse dato fastidio, avrebbe girato alla larga. Se invece avesse apprezzato la nudità, mi sarebbe passata vicino..."
"E non ti dava fastidio essere guardato?"
"Essere ammirato, mai. Un sano nudo maschile è uno dei capolavori della natura, a mio parere."
"Io mi vergognerei da morire."
"Non ti sei mai fatto vedere nudo da nessuno?"
"Beh, alle docce della palestra, dai compagni, ma è diverso."
"Credo che sia solo questione di abitudine. Comunque raramente passava qualcuno da quelle parti. Così praticamente nessuno mi vedeva. A meno che io ci andassi con un amico, allora stavamo nudi tutti e due."
"Sì, forse con un amico neanche io avrei problemi, lo potrei fare... purché però sia sicuro che non possa arrivare nessun estraneo."
"Ma che ti importa degli estranei? Non li conosci, non ti conoscono... Quando stai in costume da bagno ti vedono tutti quasi nudo, in fondo, e non è che ti vergogni degli estranei, no?"
"È quel quasi che fa la differenza."
"Ti imbarazza mostrare i genitali, in altre parole. Eppure non sono una parte del corpo di cui vergognarsi. È solo il costume, la cosiddetta civiltà che ci impone di coprire i genitali. La civiltà, la cosiddetta morale, ci impongono un sacco di cose assurde. Fissa delle regole che sembrano fatte apposta per essere violate. Come il fatto che due uomini non possano amarsi. Gli antichi greci amavano ed esaltavano la nudità, specialmente quella maschile, e per loro era naturale che due uomini si amassero."
Yuri avrebbe voluto dargli corda, ma non riuscì a trovare parole che non gli suonassero banali, perciò tacque.
Roger lo guardò negli occhi, gli sorrise, poi gli chiese: "Ti ho scandalizzato?"
"Eh? No. Credo che tu abbia ragione... Ma non tutti sono belli e da ammirare come statue greche..."
"Tu forse lo sei... e un corpo vivo è certamente molto meglio di una statua di marmo. Saresti un magnifico modello tu, per uno scultore o un pittore, per quel che riesco ad indovinare attraverso i tuoi vestiti. Poseresti per me se io fossi uno scultore?"
"Forse sì."
"Anche nudo?"
"Anche."
"Non ti vergogneresti di me?"
"Non credo. Ormai ti sento come amico."
"Mi piacerebbe poterti ammirare, Yuri, poter ammirare il tuo corpo... completamente nudo."
"Anche il tuo corpo, penso, dovrebbe essere bello..."
"Peccato che oggi faccia fresco."
"Mangiamo qualcosa, ora?"
"Volentieri."
Yuri aveva volutamente spezzato quel filo di discorsi perché stranamente si era sentito imbarazzato. Invece di cogliere la palla al balzo come avrebbe forse dovuto fare, e spingere più avanti quello scambio di battute, si ritrasse. Quasi non si riconosceva e si chiese che cosa gli stesse accadendo.
Mangiarono e parlarono d'altro. Poi Roger tirò fuori la macchina fotografica e scattò alcune foto a Yuri, girandogli lentamente attorno e facendo in modo di farlo sorridere o anche ridere.
"Sei molto bello quando ridi, Yuri." commentò.
"Voglio farti delle foto anch'io, però. Così dopo me le dai per ricordare questa gita. Passami la macchina, dai!"
Anche il ragazzo scattò diverse foto a Roger, poi sedettero di nuovo sul plaid. Yuri si sdraiò, le braccia ripiegate sotto la nuca. Roger, che era rimasto seduto accanto a lui, lo guardò da capo a piedi.
"Sei davvero un gran bel ragazzo, Yuri. E anche il tuo nome mi piace, ha un bel suono... A che stai pensando?"
"Che sto molto bene qui con te..."
"Anche io. C'è una gran pace, qui. È la prima volta che siamo soli, tu ed io, e non in mezzo alla gente. Pensavo che t'avrei detto tante cose la prima volta che saremmo stati soli e invece ora non ci riesco..."
"Tante cose? Cosa volevi dirmi?"
"Che... che mi piaci. Che sono molto contento di averti incontrato, di averti conosciuto. Che..."
"Che?" lo incoraggiò Yuri sorridendogli.
"Non credevo che mi sarebbe stato così difficile... di solito non mi sono mai fatto tanti problemi. Mi gira una frase in testa, una frase che non vuole uscire, che vorrei tanto dirti... ma non ci riesco. Stranamente non ci riesco. Non so cosa mi prende..."
"Provaci..."
"Forse ho paura della tua reazione."
"Paura? È una cosa brutta, allora?"
"No... non credo. Ma tu potresti... potrebbe non farti piacere. In fondo è un po' tirar via la maschera, è un po' un denudarsi..."
"Eppure poco fa dicevi che non ti vergogni a farti vedere nudo..."
"Denudare il proprio corpo è molto più facile che non mettere a nudo la propria anima."
"Vuoi che chiuda gli occhi?" chiese sorridendo Yuri.
"Sì. Ecco, ora ci provo. Non rispondermi subito, Yuri, ti prego. Non aprire subito gli occhi, ma... io vorrei... vorrei tanto... poter fare l'amore con te."
Yuri restò immobile, gli occhi chiusi, ma spostò una mano fino a raggiungere la mano di Roger, la sfiorò, la strinse, vi intrecciò le dita e la attirò verso il proprio volto, appoggiandone il dorso contro la propria guancia. Poi, girando il capo sempre con gli occhi chiusi, vi appoggiò le labbra e vi depose un bacio. Allora Roger con l'altra mano carezzò Yuri sull'altra guancia, si chinò su di lui e lo baciò sulle labbra. Yuri, dischiusa la bocca, lo accolse e scambiarono un lungo bacio intimo ed appassionato. Yuri pose una mano sulla nuca di Roger e la carezzò, infilando le dita fra i capelli morbidi e folti del giovane uomo.
Roger si staccò da lui, emise un lieve sospiro e disse: "Oh, Yuri, vuoi fare l'amore con me?"
"Sì, Roger. Da tanto tempo non desidero altro."
"Lo desideri? Davvero?"
"Sì, Roger, e non avevo il coraggio di sognare che potesse accadere." mormorò Yuri aprendo gli occhi e fissandoli negli occhi dell'uomo ancora chino su di lui.
Roger si aprì in un sorriso luminoso, carezzò nuovamente il ragazzo sulla guancia e gli passò lievemente due dita sulle labbra socchiuse.
Poi l'uomo gli disse, con voce sognante: "Vorrei farlo qui, ora, ma sta per calare il sole, fa freddo. Però ho tanta voglia di abbracciarti, di carezzarti, di sentirti..."
"Abbracciami. Vienimi sopra col tuo corpo, fammi sentire il tuo calore, il tuo desiderio, Roger..."
"Quando abbiamo traversato Dubna, siamo passati davanti ad un piccolo albergo. Possiamo chiedere una camera lì, per stanotte. Così domattina possiamo tornare qui al lago... ed abbiamo la notte tutta per noi. Ti va?"
"Sì, andiamo in quell'albergo. Ceniamo poi andiamo subito in camera e facciamo l'amore, vero Roger?"
"Certo, Yuri. Io ti desidero dal primo giorno che ti ho visto e mi hai servito, là al caffè, lo sai?"
"Sai invece quando ho cominciato a desiderarti io?"
"No, dimmi..."
"Quando eravamo lassù, sulla ruota, al parco Gorki. Ho fatto fatica a non abbracciarti, a non baciarti. La prima volta che ti ho visto, là al caffè, ho pensato subito che eri un bell'uomo, ma in quel momento, sulla ruota, mentre ridevi felice ho cominciato a sognare che tu potessi essere il mio uomo. E prima, quando parlavi della nudità, avrei voluto spogliarti subito..."
"Lo potrai fare fra non molto... Ti peso?"
"No... è un peso dolcissimo. E sento la tua eccitazione... e so che ne sono io la causa... e mi piace."
"Andiamo, Yuri?"
Risaliti in macchina tornarono a Dubna ed entrarono nell'albergo. Fissarono subito una camera per la notte. La proprietaria disse a Yuri che erano rimaste libere solo una singola ed una matrimoniale. Yuri, per prudenza, le fissò tutte e due, la singola per sé e la matrimoniale per Roger. Salirono a vederle e con loro soddisfazione videro che erano contigue e comunicanti. Scesero di nuovo per la cena. Yuri notò che gli occhi di Roger ora brillavano di una luce speciale. Per tutto il tempo della cena quasi non parlarono ma si guardavano continuamente, sorridendosi ogni volta che i loro sguardi si incrociavano.
Yuri gli sussurrò in inglese: "You are so beautiful..."
"It's you who make me beautiful, babe..." rispose Roger.
Finita la cena salutarono la proprietaria e salirono alle loro camere. Yuri disfece il proprio letto in modo che sembrasse usato, quindi bussò lievemente alla porta di comunicazione. Roger aprì subito e furono l'uno nelle braccia dell'altro.
Fuori la luna stava sorgendo e sembrava spiare la scena dalla finestra, sorridendo benigna.