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una storia originale di Andrej Koymasky


pin ANCHE UNA SPIA PUÒ AMARE CAPITOLO 7
LIGIO AL DOVERE

Yuri fu svegliato dai primi raggi del sole che stava sorgendo. Accanto a sé vide Roger che ancora dormiva. Si alzò a sedere sul letto, ne scoprì il bel corpo nudo languidamente abbandonato nel sonno e lo ammirò a lungo. La sera precedente avevano finalmente fatto l'amore per la prima volta. Era stato qualcosa di speciale, molto bello e Yuri fremette al ricordo della loro unione. Più guardava Roger, più gli sembrava bello. Quel corpo così sorprendentemente perfetto, con i muscoli ben disegnati, proporzionati, veramente degni di una statua di atleta greco scolpita da un autore classico, aveva vibrato di desiderio e di passione per lui.

Avevano fatto l'amore su quel letto d'albergo e Yuri aveva provato una sensazione particolare, quasi come se fosse stata la sua prima volta. Si era offerto a Roger con spontaneità, aveva preso Roger con naturalezza e tutto era avvenuto come se da sempre entrambi non avessero atteso che quel momento. Come se l'uno fosse stato creato appositamente per l'altro. Tutto era avvenuto semplicemente perché doveva avvenire e come doveva avvenire. Perché non poteva essere diversamente. Quel corpo che fino a poche ore prima gli era estraneo, ora era suo. Yuri era stupito: in quale magia stava vivendo?

Allungò quasi timidamente una mano e con le punte delle dita sfiorò lieve la pelle serica di quel bellissimo maschio che aveva vibrato per lui, con lui. Roger si mosse appena ma non si svegliò. Yuri non voleva che si svegliasse, non ancora. Voleva ammirarlo, bearsi di quella visione, goderlo con gli occhi e con la fantasia in quell'abbandono innocente e puro.

Quando aveva fatto l'amore con altri, prima, per quanto bella aveva vissuto l'esperienza come un qualcosa di essenzialmente fisico, carnale, materiale. Con Roger era stato diverso. Gli altri, per quanto gradevoli, per quanto desiderati, erano sempre rimasti... altri. Lui no. Roger non era più un altro, era... cosa? Yuri non riusciva a capirlo, a rispondersi, ma sapeva, sentiva che non era più un altro, per lui.

A parte la bellezza, che cosa aveva di speciale, di diverso dagli altri, Roger? Non riusciva a capirlo eppure sentiva che aveva davvero qualcosa di speciale. Forse quel volto maturo, da uomo, con gli occhi puri ed il sorriso fresco di un ragazzino? O forse proprio il modo in cui Roger lo guardava, lo toccava? Oppure era semplicemente la magia del luogo? O era solo il fatto che entrambi avevano desiderato così a lungo quella unione prima di abbandonarcisi?

Yuri non lo sapeva. Ma sapeva che quella notte, con quel giovane uomo così bello, era accaduto qualcosa di... speciale. Non riusciva a trovare altre parole per descriverlo.

Ora i raggi del sole giocavano con i capelli di Roger traendone caldi riflessi dorati, di quell'oro antico delle vecchie icone dei musei o delle chiese. Yuri aspettava che l'uomo aprisse gli occhi per catturarne il colore dell'acquamarina in cui tuffarsi ed il sorriso limpido e puro come acque sorgive. Yuri aspettava che quella dolce bocca si schiudesse per ripetere il suo nome. Roger gli aveva detto che il suo nome aveva un bel suono e quando lo pronunciava l'uomo anche a Yuri sembrava un nome più bello che mai.

Il miracolo si compì di nuovo: Roger aprì gli occhi, vide Yuri che lo guardava, si illuminò del suo caldo sorriso e pronunciò il suo nome.

"Yuri... perché sei così bello?"

Yuri sorrise e lo carezzò senza rispondere. Roger sollevò le braccia, gli cinse la schiena e lo tirò a sé. Si baciarono. I loro corpi si cercarono, fremettero all'unisono, l'uno in risonanza con l'altro. Le loro lingue giocarono teneramente e il ragazzo e il giovane uomo si unirono cominciando nuovamente a fare l'amore. Yuri perse la sensazione del tempo, dello spazio. Gli sembrava di essere sospeso in una dimensione nuova. Roger assorbiva tutti i suoi pensieri, tutte le sue emozioni, tutte le sue energie. Non esisteva null'altro. Quel letto anonimo era l'intero cosmo e la loro unione era l'essenza vitale di quel cosmo misterioso, meraviglioso, affascinante.

Yuri sentiva in sé una felicità tale e talmente incontenibile che gli sgorgarono dolci lacrime di gioia. Roger riconobbe quelle lacrime e le raccolse con le labbra, baciandolo e carezzandolo, facendogli sentire tutta la propria tenerezza. Ed infine sentirono tutte le loro energie concentrarsi, accumularsi, crescere a dismisura... poi fluire via dolcemente in una corrente maestosa ed inarrestabile, finché una dolce calma li pervase.

"Roger..." mormorò Yuri sorridendogli dolcemente.

"Sì... siamo tornati sulla terra, come vedi."

"Che viaggio, però!"

"Sì, è stato straordinario, Yuri."

"Forse ora è meglio che scendiamo, però. Hai visto che ora abbiamo fatto? Sono già quasi le dieci."

"Il lago ci aspetta. Peccato non aver potuto fare l'amore in riva al lago, all'aperto."

Scesero, pagarono le camere e tornarono sulle rive del lago. Yuri tirò fuori le altre cose che aveva preparato da mangiare e fecero pranzo con appetito, ridendo e scherzando fra di loro.

Poi Roger chiese: "Yuri, ora che... il ghiaccio è rotto, quando potremo fare di nuovo l'amore? Non voglio dover aspettare ancora tanto a lungo."

"Neanche io, Roger. Voglio fare l'amore con te il più spesso possibile. Ma dove farlo? A Mosca non si può andare in albergo, lo sai. Non io che ho lì la residenza, per lo meno."

"Da me non si può, vivo nella stessa casa di altri impiegati dell'ambasciata, non ti ci potrei portare. Da te non è possibile?"

"Sì... basta che mi metta d'accordo con i miei compagni e qualche volta, in certi orari, potremmo anche restare soli. Ma preferirei che i miei compagni non ti vedano... sai, non sanno dei miei gusti sessuali... dovrò dire che mi porto a letto una ragazza, come a volte fanno anche loro. A volte mi chiedono di non rientrare in certe ore proprio per quello."

"Perciò non sarà facile farlo abbastanza spesso..."

"Già. Ma nei week-end loro spesso vanno al paese dai genitori e qualche volta anche durante la settimana... A meno che io e tu ci si veda di mattina... io potrei saltare alcune lezioni..."

"Non mi sarà facile assentarmi dall'ambasciata durante gli orari d'ufficio. Qualche volta sì, ma non troppo spesso..."

"Roger, io vorrei fare l'amore con te ogni giorno, però."

"Anche io, Yuri. Ma dovremo accontentarci delle volte in cui riusciremo a far combinare i nostri impegni, i nostri orari."

Yuri era contento che Roger avesse accettato di andare da lui con tanta facilità. Pensò che così quelli del centro d'ascolto avrebbero potuto vederli, ascoltarli... e ne provò al tempo stesso un senso di fastidio e di soddisfazione. Fastidio perché gli pesava far vedere ad altri la bellezza delle loro unioni, soddisfazione perché avrebbe fatto parlare Roger ed i suoi superiori del Kgb sarebbero stati contenti di lui. E questi due sentimenti entrarono in conflitto.

"Che c'è, Yuri?" chiese Roger sentendo che l'umore del ragazzo era cambiato.

"Niente... un lieve mal di testa."

"Ti ho stancato io?"

"No, no... affatto. Pensavo a come e dove vederci, oltre che a casa mia."

"Quando non ci possiamo andare, possiamo comunque stare assieme, andare a passeggio quando il tempo è buono, o a teatro, al cinema, a vedere musei quando il tempo è cattivo... ma potremo stare comunque assieme."

"Sì, certo, ma io... io vorrei poter fare l'amore con te il più spesso possibile e non solo ogni tanto."

"Anche io, Yuri. Ma dovremo accontentarci."

Al termine della giornata dovettero rientrare. Roger accompagnò Yuri sotto casa e lo salutò dandogli appuntamento per il giorno dopo. Yuri trovò Nikita che riposava e Stanislav immerso nei suoi studi.

"Come mai Nikita è a letto?"

"Era stanco. Pare che il suo brasiliano stanotte non gli abbia fatto chiudere occhio, non era mai sazio e l'ha fatto e s'è fatto fare un sacco di volte... Poi oggi pomeriggio non ha potuto riposare perché io mi sono portato qui il mio australiano."

"Come va col tuo?"

"Bene. Lo sto spremendo a dovere, fra una scopata e l'altra. Tu, piuttosto, cosa hai combinato in questo week-end con il tuo canadese?"

"Sono riuscito a portarmelo a letto, in un alberghetto. Ora dovrò cominciare a portarmelo qui in casa, dovremo metterci d'accordo sugli orari. Vorrei recuperare il tempo perso, vorrei portarmelo qui un po' spesso..."

"A letto com'è?"

"Molto gradevole, fa tutto quello che gli chiedo e lo fa bene. È esperto, insomma. Mi ha fatto godere e, soprattutto, gli piaccio."

"Buon per te. Il mio è un po'... come dire... abitudinario. Alla lunga viene un po' a noia, ma comunque non va male. E soprattutto è abbastanza chiacchierone. Non come il brasiliano di Nikita, ma va bene. Jusichev ha detto ad Aleksandr che è abbastanza contento di me, e questo è quello che conta. Ma raccontami per filo e per segno come è andata fra voi due... è bello di corpo come è bello di viso?"

"Sì, molto. Dunque, eravamo in riva al lago di Dubna e lui ha cominciato a fare strani discorsi..." iniziò a raccontare Yuri mentre Stanislav lo ascoltava attentamente.

Yuri si accorse che faceva fatica a non parlarne in termini superlativi. Man mano che raccontava i vari momenti delle due giornate passate assieme a Roger, Yuri riviveva la bellezza di quei momenti e gli era difficile non mostrare il suo entusiasmo, mantenersi freddo e distaccato come avrebbe voluto. Descrivendo poi le due volte che avevano fatto l'amore, Yuri si eccitò e provò forte il desiderio di essere ancora con Roger, a contatto col suo corpo così sensuale, ad ammirare il suo sorriso così intimo e dolce.

Alla fine Stanislav commentò: "Da come ne parli pare che sia stato tutto molto bello. Ti auguro che duri. A volte, all'inizio, possono sembrare quasi come i principi delle fiabe, ma poi... un po' come il brasiliano di Nikita, che quando scopa è un satiro o come il mio che invece è più noioso di una vecchia moglie. Ma il lavoro è lavoro: l'importante è che riusciamo a spremerli bene. Ah, tra l'altro sai che al povero Dmitri pare sia capitato un americano con un cazzo da elefante, che l'ha praticamente violentato? Lui ha chiesto che glielo lasciassero mollare ma nonostante Ivan e Aleksandr l'abbiano appoggiato, Jusichev non ha voluto perché ci tengono troppo a sorvegliare quell'americano. Dice Timotej che al povero Dmitri manca poco che gli dovessero mettere i punti..."

"Come sta il piccolo Timotej? E gli altri?"

"Bene. Il suo bersaglio è un negro... non ricordo più di quale nazione africana. Dice che anche il suo negro ce l'ha enorme, ma che per fortuna gli piace solo farselo succhiare, così il nostro Timotej non ha troppi problemi. Pavel aveva come bersaglio un cinese, ma se ne stava innamorando, così ha chiesto di essere sostituito. Hanno passato il cinese a Valery che era libero. Valery è il solito, basta che gli capiti a tiro un maschio che subito prova a farci l'amore. Pare che Mikail faccia fatica a farlo stare tranquillo. Ecco, forse per Valery sarebbe adatto il brasiliano di Nikita. Però, quanti problemi, quanti casini... All'inizio quando ci hanno proposto di lavorare nella Nod, mi sembrava quasi una fiaba, e invece..."

"Che vuoi, in fondo noi non siamo altro che le puttane omosessuali del Kgb. Ci dicono con chi andare a letto e dobbiamo fare del nostro meglio per accontentarli, compreso rischiare di farci spaccare il didietro e passare la notte in bianco. E non dobbiamo assolutamente innamorarci dei nostri bersagli, altrimenti non saremmo più efficaci. Una spia non può amare..."

"Lo stai dicendo con amarezza, Yuri. Eppure l'abbiamo sempre saputo, Aleksandr ce l'aveva detto fin dal primo giorno. È stato onesto con tutti noi, non puoi negarlo."

"Sì, certo, e non mi lamento assolutamente. I miei tre bersagli sono andati tutti bene, specialmente quest'ultimo, da quel che pare. Ma siamo sempre e solo gente pagata per scopare. Forse proprio per quello è bello ogni tanto poter fare l'amore fra di noi... È sano sesso fatto per il gusto di farlo, e non per lavoro, per una paga. Sai che ti dico, Stanislav? Perché non ci spogliamo e non andiamo di là a svegliare Nikita? Ho proprio voglia di fare l'amore senza doppi fini, adesso."

"In tre?"

"E perché no. Con calma, senza fretta, aspettando l'ora di cena... Vieni, allora?"

Stanislav sorrise ma annuì. Si spogliarono e s'infilarono nello stretto lettino di Nikita, addossandoglisi ai due fianchi. Appena il ragazzo si svegliò fra i due compagni nudi ed eccitati, cominciarono a fare l'amore tutti e tre.

Ma, mentre stava con i compagni, Yuri si chiedeva che cosa gli stesse prendendo. Continuava a pensare a Roger, non riusciva a toglierselo dalla testa un solo momento. E, si accorse, non era solo l'immagine del corpo perfetto del giovane uomo, e neppure il modo speciale con cui sapeva fare l'amore, o come lo guardava e gli sorrideva... Era Roger tutto intero, il suo carattere, la sua personalità che assieme al resto lo stavano affascinando. Una specie di ritornello ossessivo ritmava i suoi pensieri: il mio Roger, il mio Roger...

Yuri si ribellò a quel pensiero: col cavolo che era il suo Roger. Era Roger preda del Kgb, di cui Yuri era il ragno che doveva tessere pazientemente la ragnatela per invischiarlo, col suo corpo, facendoci sesso...

Eppure... adesso stava facendo sesso con gli amici, come l'aveva fatto con Jean Pierre e con Olof... anche con loro aveva fatto sesso... ma con Roger era stato qualcosa di più. O forse, si corresse, per Roger era stato qualcosa di più. Il canadese si stava innamorando di lui, si era già cominciato ad innamorare di lui. Questo gli avrebbe permesso di invischiarlo meglio nella sua ragnatela, di centrare il suo bersaglio, di fregarlo ben bene.

Ad un certo punto Nikita gli chiese: "Ehi, dove sei Yuri? Sento che sei a miglia di distanza..."

"No, sono qui che faccio l'amore con te... e con Stanislav..."

"Eppure sei stranamente pensieroso e taciturno. Che c'è? A che pensi?"

"Che mi piacerebbe se tu mi prendessi da dietro e Stanislav davanti... Ne ho proprio tanta voglia..."

"Se è solo questo, ti accontentiamo subito, vero Stanislav? Mettiti a quattro zampe, dai, compagno Dudaev!" rispose Nikita sorridendogli allegro.

Yuri si mise in posizione ed i due amici lo infilarono... ma il ragazzo continuava a pensare a Roger... Chissà che cosa avrebbe detto il suo Roger se l'avesse visto ora, così, impalato alle due estremità? Forse il suo dolce sorriso si sarebbe spento... forse la sua tenerezza si sarebbe tramutata in freddezza... forse il suo affetto in disprezzo? O si sarebbe invece unito a loro tre per un'orgia senza limitazioni? E a lui, che effetto avrebbe fatto vedere Roger al suo posto, fottuto contemporaneamente da due maschi in calore, il focoso Nikita che gli batteva dentro con vigore e ad un ritmo veloce e il sensuale Stanislav che si muoveva avanti e dietro, dentro e fuori dalla sua bocca con calma ma determinazione?

Yuri lo sapeva, gli si sarebbe accostato e gli avrebbe chiesto se non gli bastava lui... avrebbe allontanato i due amici, avrebbe abbracciato Roger e gli avrebbe chiesto: o me o loro, cosa scegli? Mentre i suoi due compagni stavano accelerando, prossimi all'orgasmo, Yuri si disse: io sarei geloso di Roger... e fu come una rivelazione.

"Soddisfatto, adesso, amico?" gli chiese Nikita dopo.

"Sì, ne avevo bisogno."

"Cos'è, non ti basta il tuo bel canadese?" gli chiese Stanislav sorridendogli malizioso e carezzandolo per tutto il corpo mentre Nikita scendeva a soddisfarlo di bocca.

"Non ho voglia di pensare al lavoro, adesso. Ho solo voglia di godere..." mormorò Yuri sentendo l'orgasmo avvicinarsi.

Stanislav lo baciò in bocca continuando a carezzargli il corpo, mentre Nikita portava a termine il suo capolavoro di labbra e di lingua. E mentre Yuri finalmente si scaricava arcuando le reni in uno spasmo di piacere, chiudendo gli occhi, rivide il sorriso dolcissimo di Roger che lo guardava durante l'orgasmo, là nell'alberghetto non lontano dal lago, sia la sera precedente che la mattina di quello stesso giorno. E pensò che l'indomani avrebbe rivisto Roger, ma non avrebbe potuto farci l'amore... a meno che...

"Domani non potreste mica lasciarmi la casa libera fra le quattordici e le diciannove?"

"Vuoi portarci il tuo canadese?" gli chiese Nikita.

"Esatto. Avete mica già preso un appuntamento, voi due?"

"No, io vedo il mio fra le ventuno e le ventiquattro." disse Stanislav.

"E io non lo vedo fino a dopodomani, fra le quindici e le venti..." disse Nikita.

"Ora che siamo in tre ad avere il nostro bersaglio, dovremmo tirar giù degli orari di massima, magari a rotazione. Mentre tu prepari la cena io e Nikita cominciamo a stenderlo. Che ne dite? Alziamoci, su!" disse Stanislav.

Mentre cenavano stabilirono gli orari per tutta la settimana in modo che in certe ore uno solo di loro avrebbe avuto a disposizione l'alloggio e gli altri due sarebbero restati fuori, e così non dover chiedere ogni volta. Nikita e Stanislav lasciarono volentieri più tempo a disposizione di Yuri, visto che questi era agli inizi con il suo bersaglio e agli inizi, si sa, di solito ci si vuole vedere più spesso.

Il giorno dopo, quando Yuri incontrò Roger, sentì un tuffo al cuore: dio, come gli sembrava bello, desiderabile... Quando il ragazzo disse che in casa non ci sarebbe stato nessuno fino all'ora di cena, Roger sorrise compiaciuto.

Disse: "Allora, possiamo andare subito da te... Sapessi quanto mi sei mancato in queste venti ore. Tu m'hai stregato, ragazzo mio. Oggi in ufficio non ho fatto che pensare a te."

Andarono a casa di Yuri e si misero subito a fare l'amore. Yuri pensava a quelli del centro d'ascolto che li stavano guardando in quel momento o che li avrebbero guardati in seguito dalla videocassetta che stava registrando le loro effusioni. E per la prima volta questo pensiero lo disturbò. Sentì che quel che stavano facendo lui e Roger era una cosa bellissima e il fatto che la stessero registrando, spiando, la rendeva invece sporca. Quelli del centro di ascolto non l'avrebbero distinta da ogni altra qualsiasi scopata...

Poi un pensiero nuovo lo fulminò: quelli del centro di ascolto non dovevano assolutamente capire che questa volta si trattava di una cosa diversa. Yuri si sentì terribilmente confuso.

"Che cosa hai, Yuri? Sei diverso, oggi. Qualcosa ti preoccupa?"

"No no, niente, proprio niente..." disse quasi spaventato il ragazzo poi, cercando di assumere un'aria più disinvolta, aggiunse, "Mi piace molto fare l'amore con te, Roger, lo sai?"

"Sì, Yuri, anche a me piace molto... ma ho l'impressione che tu oggi sia un po' più... distaccato di ieri. Forse ti dispiace perché appena venuti qui ho cominciato subito... senza parlare prima un po'? Forse pensi che a me interessi solo fare sesso con te? Ma non è così, te lo assicuro. Solo, credevo che anche tu desiderassi farlo subito... Tu per me non sei solo un passatempo, lo sento. Per me sei importante. Per questo ci ho messo tanto a decidermi a dirti che ti desideravo anche fisicamente, sai? Con gli altri combinavo in quattro e quattr'otto. Li vedevo e se mi piacevano gli chiedevo subito se avevano un posto... Con te è stato diverso, fin dalla prima volta che ti ho visto."

"Ne hai avuti tanti, ragazzi?"

"Sì, devo ammetterlo, non pochi. Ma erano tutte avventurette senza seguito o quasi. Tu sei diverso, lo sento."

"Hai mai avuto un ragazzo fisso, una relazione seria?"

"Una sola volta, ma non c'era veramente amore. Siamo stati assieme un intero anno scolastico, l'ultimo all'università. Eravamo compagni di stanza e facevamo l'amore praticamente ogni notte o quasi. Finché, finito il corso, ognuno ha preso la sua strada, senza rimpianti."

"È stato lui il tuo primo ragazzo? Con lui la tua prima volta?"

"No, questo è successo quando avevo circa la tua età, all'ultimo anno di università, come ti ho detto. La mia prima volta è stata parecchio tempo prima, quando avevo sedici anni. Papà aveva adottato un ragazzo mulatto di quindici anni, figlio illegittimo di un suo cugino che era morto. Ci aveva messo a dormire nella stessa stanza. Dopo un paio di mesi che eravamo assieme, una notte lui è venuto nel mio letto e mi ha detto che io per lui ero più che un fratello e che mi voleva bene... e ha cominciato a carezzarmi in modo sempre più intimo e mi ha fatto eccitare... e mi ha insegnato a fare l'amore. Ma poi ho scoperto che lui lo faceva anche con altri ragazzi: quella è stata la mia prima, grande delusione. Allora non ho mai più voluto farlo con lui, anzi, per un po' ho cercato di soffiargli i ragazzi con cui andava. Ma poi ho cominciato a cercarne anche io... Finché dopo l'università mi sono arruolato in marina."

"E anche in marina chissà quante avventure, con i compagni..."

"No, solo con uno. Ma quando eravamo in libera uscita sì... un ragazzo giovane e in uniforme, trova sempre un sacco di uomini che ci provano, ad ogni porto. Avevo solo l'imbarazzo della scelta."

"E poi tu, così bello... anche qui a Mosca..."

"Prima di incontrare te ho conosciuto altri quattro o cinque ragazzi, qui a Mosca, ma nessuno eccezionale come te. Tu sei davvero speciale,Yuri, credimi. E non solo a letto. Tu sei speciale in ogni senso, per me."

"Se tu dovessi scegliere fra essere solo amici senza fare l'amore con me o solo fare l'amore senza essere amici, che cosa sceglieresti?"

"Mi stai chiedendo di scegliere fra l'aria e il cibo... l'uno senza l'altro porta alla morte."

"Ma se proprio dovessi scegliere?"

"L'amicizia, credo. Ma ne morirei."

"Esagerato..."

"No, Yuri. Da ieri sera ho pensato molto a te, a noi due. Ancora non ci conosciamo bene, è vero, ma... tu sei la persona più splendida che io abbia mai conosciuto. Io spero davvero che la nostra non sia solo un'avventura da dimenticare un giorno."

"Non mi conosci, appunto. Così come io ancora non conosco te. Non so neppure che lavoro esattamente tu fai, all'ambasciata."

Yuri aveva detto apposta questa frase a beneficio di chi stava in ascolto. Roger cominciò tranquillamente a parlare del suo lavoro come addetto culturale. Logicamente parlava solo dell'aspetto ufficiale del suo lavoro, ma questo era un primo passo. Yuri ascoltava e faceva domande per lo più innocenti.

Poi ad un tratto, senza sapere neanche lui perché, gli chiese: "Ma è vero quello che si dice che tutti quelli che lavorano nelle ambasciate sono anche spie?"

"No, non tutti. Alcuni sì, però."

"E tu?"

Roger lo guardò sorridendo: "Se io fossi una spia, la mia risposta dovrebbe essere per forza un no. Se io non lo fossi, logicamente ti risponderei di no. Perciò è una domanda inutile la tua, Yuri, non pensi?"

Il ragazzo sorrise a sua volta, poi chiese: "E se tu invece mi avessi risposto di sì?"

"O sarei un bugiardo o sarei una spia da due soldi."

"Comunque, vedi, tra noi due non ci potrà mai essere nulla di veramente profondo. Il tuo lavoro, la nostra nazionalità... La nostra, nella migliore delle ipotesi, sarà solo una bella avventura, niente altro che un'avventura."

"Lasciamo che sia il tempo a dirlo, Yuri. Per ora cerchiamo di conoscerci meglio, di stare bene assieme. Cerchiamo di approfittare della sorte che ci ha fatto incontrare, conoscere, scoprire..."

Yuri pensò che quella "sorte" in realtà si chiamava Kgb. Eppure, dentro di sé, il ragazzo sentiva che Roger per lui stava diventando qualcosa di più di uno dei tanti bersagli. E ne aveva paura. Sembrava che Roger si stesse innamorando di lui e questo gli avrebbe permesso di manipolarlo a suo piacimento. Ma sentiva anche che lui stava provando per il giovane uomo sentimenti particolari, che non gli era permesso provare, e questo era molto pericoloso.

"Ma perché sei così bello, Roger?" chiese accoratamente.

"Per te... Così come tu sei bello, per me."

Parlarono ancora a lungo, stesi sul letto, flirtando di tanto in tanto fino a risvegliare le loro eccitazioni.

Ad un certo punto Roger guardò l'orologio: "Vorrei fare di nuovo l'amore, prima di dovermene andare. Ne hai voglia anche tu, mio dolce Yuri?"

"Sì. Come potrei starti vicino, specialmente ora, così, nudi tutti e due, senza averne una gran voglia? Dimmi un po', mio bellissimo maschio venuto da lontano? E dopo, mi porti a cena fuori con te?"

"Non posso, Yuri. Ho una cena di lavoro."

"O magari, invece, vai da un altro bel maschietto..."

"No, stai tranquillo, è grassoccio e bruttino, e in là con l'età. Ma è un pezzo grosso, e non posso mancare."

"Un tuo capo?"

"No, un vostro deputato... e m'è pure antipatico."

Ricominciarono a fare l'amore e questa volta Yuri se lo godette anche più di prima, perché riuscì a non pensare alle microspie ed alla registrazione, ma solo a Roger.

Anche l'uomo se ne accorse, perché mentre poi si rivestivano, disse: "Sono contento di aver fatto di nuovo l'amore con te. Ho ritrovato lo Yuri di Dubna, quello che m'ha conquistato."

Uscirono e si salutarono. Yuri prese la metropolitana e si recò subito alla Lubianka attraverso una delle entrate segrete che usavano di solito, per evitare di essere visti se fossero stati seguiti. Korobilo non c'era, ma trovò Ivan e gli raccontò di come finalmente fosse riuscito a far iniziare la sua relazione con il diplomatico canadese.

Gli disse anche che aveva l'impressione che il suo bersaglio si fosse preso una vera e propria cotta per lui, e che quindi pensava di dargli corda facendogli credere che anche lui si stesse innamorando di Roger. Ivan approvò, gli diede alcuni consigli poi gli disse che avrebbe guardato la registrazione dopo che era stata controllata dagli specialisti dell'ascolto, per dargli eventualmente consigli più precisi.

"Se davvero riuscirai a farlo innamorare di te, devi cercare di legarlo a te a doppio filo, in modo di spremerlo bene. Dagli corda e vedrai che si impiccherà con le sue stesse mani. Se è un tipo romantico come dici, più ti mostrerai innamorato di lui, più lo terrai in mano. Sai che i nostri capi ci tendono parecchio a lui, visto che sicuramente lavora in stretto contatto con gli uomini della Cia. Mi raccomando, Yuri, gioca bene tutte le tue carte, contiamo molto su di te. Questo caso è uno dei più importanti che ci siano stati affidati fino ad ora."

Yuri gli assicurò che avrebbe giocato bene tutte le sue carte e che sarebbero stati fieri di lui. Chiese notizie sui nuovi cadetti, specialmente quelli che aveva conosciuto lui, e sui vecchi compagni. Poi gli chiese anche come andassero le cose fra lui ed Aleksandr. Ivan disse che stavano sempre meglio insieme e che stavano progettando di trovarsi un nuovo appartamento, visto che ora guadagnavano piuttosto bene tutti e due.

Si salutarono e Yuri andò al cinema per aspettare l'ora in cui sarebbe potuto rientrare a casa.


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