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una storia originale di Andrej Koymasky


pin ANCHE UNA SPIA PUÒ AMARE CAPITOLO 8
LA DIFFICILE CONFESSIONE

Ormai Yuri e Roger si vedevano da due mesi. Ivan gli dava di tanto in tanto consigli sugli argomenti da toccare e sugli atteggiamenti da prendere e gli fece i complimenti per come recitava bene la parte dell'innamorato...

Ma Yuri era segretamente preoccupato, perché si rendeva conto che si stava innamorando per davvero del bel canadese e non solo questi di lui.

Aveva avuto la tentazione di raccontare a Ivan o ad Aleksandr quello che stava provando per Roger ma temeva, se l'avesse fatto, che gli avrebbero ordinato di non vederlo più e che avrebbero affidato Roger ad un altro agente del Nod. E Yuri, solo all'idea di perdere Roger, stava male. Così non aveva detto nulla, giustificandosi con il fatto che, comunque, lui stava svolgendo il suo compito. Grazie a lui infatti il Kgb aveva scoperto alcuni contatti segreti di Roger con alcuni politici del Pcus ed erano inoltre sulle tracce di un ramo della Cia che operava a Mosca.

Yuri però si sentiva sempre più teso. Solo quando era con Roger riusciva, non sempre e non del tutto, a sentirsi bene. Ma lui, amava Roger davvero? Evidentemente no, altrimenti non lo avrebbe tradito come stava facendo. Ma non tradire il bel canadese avrebbe voluto dire tradire la sua causa, la sua patria...

Yuri si sentiva sempre più confuso e stava spendendo gran parte delle proprie energie per dissimulare il proprio stato sia con i compagni che con i superiori che, soprattutto, con Roger.

Dopo quattro mesi che si vedevano, una sera, mentre erano in ristorante assieme, Roger gli disse: "Yuri, stavo pensando ad una cosa... Perché non cerchi un alloggetto per te da solo? Così non avremmo problemi a vederci. Io potrei avere la doppia chiave e venire appena sono libero, senza doverci mettere d'accordo ogni volta per far coincidere i nostri orari. Che ne dici?"

"Non so... io non riuscirei a pagarmi un affitto tutto da solo..."

"Pagherei io. Ti darei io i soldi per l'affitto."

"No, mi faresti sentire a disagio... mi sembrerebbe che tu... che mi paghi per... No davvero, davvero."

"Yuri, mi offendi. Come puoi pensare che io... io sono... io sono innamorato di te, ormai lo so, ne sono sicuro. Credevo che anche tu..."

"Anche io sono innamorato di te, Roger."

"E allora? Fra innamorati non dovrebbero esserci problemi di soldi, no? Io posso pagare l'affitto per te, per me non è un sacrificio. Ti prego, Yuri, pensaci. Pensa a quanto saremmo più liberi..."

"Roger... tanto tu te ne andrai un giorno. Per quanto possiamo essere innamorati, tutto dovrà finire fra noi due, Un alloggio solo nostro... sarebbe bello, non dico di no, ma..."

"Pensaci, Yuri. E poi non è detto che non si possa..." disse Roger, ma si interruppe e si versò da bere.

"Che non si possa... cosa?"

"Nulla. Un'idea, ma ne parleremo poi. Prima pensa alla mia idea dell'alloggio e dammi una risposta."

Yuri pensò che quelli della centrale di ascolto che seguivano la loro conversazione grazie al microtrasmettitore che aveva cucito nel bavero della giacca, gli avrebbero detto che cosa doveva fare, come doveva rispondere. Forse potevano preparargli un alloggetto attrezzato... in fondo non gli sarebbe dispiaciuto avere un posto solo per sé. Stava bene con Nikita e Stanislav, ma così avrebbe potuto vedere molto più spesso Roger e questo non gli dispiaceva affatto, anzi... Sperò che i suoi superiori avrebbero accettato l'idea di Roger.

Con sua sorpresa, e con sua segreta gioia, Aleksandr gli comunicò che la Nod era d'accordo. Gli disse anche che l'alloggetto, a differenza degli altri, avrebbe avuto solo microfoni nascosti e non telecamere: ormai non servivano più, avevano abbastanza nastri delle loro evoluzioni amorose. Anche questo fece piacere a Yuri.

Così il ragazzo disse a Roger che accettava la sua proposta e che stava cercando un miniappartamento, sperando di trovarlo non troppo lontano dall'università. Quando il Kgb l'ebbe preparato, Yuri comunicò al suo canadese che l'aveva trovato. Così, dopo sette mesi che s'erano conosciuti, Yuri si trasferì nel suo nuovo alloggio. La loro relazione ne ebbe un netto miglioramento.

La primavera già si stava annunciando e dalle finestre della nuova casa Yuri stava guardando le prime gemme sugli alberi, quando sentì girare la chiave nella toppa.

"Roger! È bello vederti così, all'improvviso... Ogni volta è come una sorpresa, una bella sorpresa."

"Ho solo mezz'oretta, sono di passaggio. Senti, ti va di venire in ristorante stasera? Oggi è il mio compleanno e vorrei festeggiarlo con te."

"Sì, volentieri. Ma dopo cena vieni qui, d'accordo?"

"Certo, amore mio. Hai voglia di farmi un caffè, ora?"

"Subito. Dove devi andare, adesso?"

"Ho un appuntamento all'Hotel Ukraninia, poi devo andare all'aereoporto. Vengo a prenderti a casa verso le otto, stasera, forse anche un po' prima. Fatti bello, mi raccomando."

Passarono una bella serata assieme e la conclusero tornando a casa per fare l'amore.

Quando Roger si rivestì per andarsene, Yuri gli disse: "Peccato che non puoi fermarti anche stanotte. Mi piace tanto addormentarmi fra le tue braccia, lo sai, amore mio?"

"Sabato mi fermerò. Dio, quanto sei bello, Yuri... non mi staccherei mai da te. Lo sai che più ti conosco e più ti amo?"

"Mi piace come mi guardi..."

"Come ti guardo?"

"Con tenerezza, con amore, con desiderio. È bello sentirsi desiderati. Mi sentirò solo, adesso che te ne vai."

"Lo so, amore, e mi dispiace doverti lasciare, davvero."

"Se io fossi una donna potresti sposarmi... Lo faresti?"

"Se tu fossi una donna non ti guarderei neppure. Mi piaci proprio perché sei un maschio, Yuri, lo sai, e non sei per nulla effeminato. Ma se si potesse, certo che ti sposerei. Vorrei poter passare tutta la mia vita con te... non lasciarti mai... e invece adesso devo andare, purtroppo."

"Ci rifaremo sabato e domenica, promesso?"

"Certo, amore mio."

Quando Roger uscì, Yuri si girò prono sul letto e pianse silenziosamente. Era davvero innamorato di Roger, ma la vita li separava. Perché aveva dovuto conoscere un uomo così eccezionale, così unico, e non poteva amarlo senza problemi? Perché Roger non era come gli altri, solo un bersaglio da centrare, con cui magari divertirsi anche, ma da fregare e basta?

Nei giorni seguenti Yuri si sentì sempre più in crisi. Quel doppio gioco gli pesava sempre di più. Non gliela faceva più a dirgli "ti amo", ed era sincero nel dirglielo, e nel frattempo essere il mezzo con cui il Kgb spiava il suo amato.

Fu una crisi lunga e travagliata che riusciva a dissimulare sempre meno e sempre peggio sia con Roger che con i suoi superiori. Con questi ultimi ci riusciva un po' meglio, ma sentiva che la crisi si stava avvicinando e che prima o poi sarebbe scoppiata... con quali conseguenze?

Festeggiarono il primo anno dal loro primo incontro. Passarono altri mesi e si avvicinava l'estate. Yuri si laureò e Roger gli fece un bel regalo. Poi, in un week-end, Roger lo portò al lago di Dubna dove per la prima volta si erano amati. Yuri si sentiva teso, cosciente del microtrasmettitore dissimulato nella sua cintura.

Roger gli propose: "Che ne diresti di andare a fare un bagno?"

Yuri stava per dire di no, quando in lui avvenne una specie di improvviso cambiamento, una vera e propria rivoluzione. E prese la sua decisione.

"Certo, è una bella idea. Spogliamoci."

Yuri pensò che così avrebbe potuto lasciare la cintura a riva con i loro vestiti e che una volta in acqua non sarebbero stati sentiti. Poteva parlare con Roger senza essere ascoltato da quegli altri... poteva forse...

Si tuffarono e Yuri, per sicurezza, si allontanò a nuoto, costeggiando la riva. Roger lo seguì. Quando Yuri fu sicuro di essere abbastanza lontano, si fermò in un punto in cui si toccava ed attese. Roger gli arrivò vicino ridente e, sott'acqua lo carezzò lievemente. Poi notò l'espressione seria, tesa del compagno.

"Che c'è, Yuri, ti do fastidio a toccarti così?" gli chiese lievemente stupito.

"No Roger... ma devo parlarti."

"Adesso? Qui? Che succede? Dio, hai un'espressione che spaventa..."

"Non è facile quello che devo dirti, ma... devo dirtelo."

"Yuri... ti sei stancato di me?" chiese Roger allarmato.

"No, oh no... Ma dopo quello che ti dirò... forse sarai tu a dovermi lasciare, a volermi lasciare."

"Io? Io non voglio lasciarti."

"Comunque mi dovrai lasciare, un giorno..."

"L'hai detto diverse volte ed io ti ho sempre risposto in modo vago perché volevo prima essere sicuro di me stesso e di te. Ma ora lo sono ed ho un'idea: perché non emigri nel Canada? Io lascio il lavoro diplomatico, mi hanno offerto diverse volte buoni lavori in patria... e possiamo vivere assieme. Non sarebbe bello?"

"Sarebbe un sogno... ma non è possibile. Tu stesso non lo vorrai più, dopo quello che ti devo dire..."

Roger fece per controbattere ma Yuri gli pose due dita sulle labbra per fargli fare silenzio e cominciò a raccontargli tutto dell'operazione Nod. Faticava molto a tirar fuori le parole, a svelare tutto all'uomo che amava senza lasciare che l'emozione gli incrinasse la voce. Parlava con un tono quasi monotono, senza guardarlo negli occhi. Sentiva il respiro del giovane uomo, che non lo interrompeva, che lo lasciava parlare, che non sembrava reagire...

Alla fine Yuri concluse dicendo: "E tutto, Roger. Non resistevo più... non so come giustificherò questa improvvisa rottura con i miei superiori... forse sospetteranno qualcosa, forse... ma sono disposto a subirne tutte le conseguenze."

Roger per un poco non parlò, poi con voce bassa chiese: "Perché me l'hai detto?"

"Perché non riesco più a fare questo doppio gioco. Perché... perché io ti..." stava per dire che lo amava ma non ne ebbe il coraggio.

Roger tacque ancora per un po', poi disse: "Torniamo a riva, parliamone."

"Nella cintura dei miei calzoni c'è un microtrasmettitore..."

"Torniamo a riva qui, siamo abbastanza lontani, non ci possono sentire. Voglio parlarti... devo parlarti. Vieni."

Salirono a riva e sedettero sull'erba. Roger si guardò attorno, non c'era anima viva in vista.

"Yuri, ti dispiace rispondere ad alcune mie domande?"

"No..."

"Yuri, tu mi ami?"

"Serve a qualcosa dirtelo?"

"Sì..."

"Dopo quello che ti appena detto, come potresti credermi?"

"Proprio dopo quello che mi hai detto, ti crederei più che mai. Devo capire, voglio capire. Allora, mi ami?"

"Io... sì."

"Capisci che, per quello che m'hai detto, rischi di perdermi?"

"Sì, lo so. Ma t'avrei perso comunque e io... non potevo continuare a farti del male. Non resistevo più, così... Diverse volte tu m'hai chiesto che cosa avevo, specialmente in questi ultimi tempi. Ogni volta inventavo una scusa, ma il vero motivo è che mi sentivo sempre più in crisi, sempre più in colpa verso te... Quello che ti stavo facendo mi piaceva sempre meno. Con gli altri prima di te non solo non m'importava ma ne ero quasi fiero. Con te no, mi pesava sempre di più. Quando i miei capi mi facevano i complimenti... ogni volta era come una pugnalata al cuore. Non potevo più andare avanti così. Anche se ora mi odierai..."

"Yuri, quando ti dicevo che ti amo... ero sincero, lo sai."

"Sì lo so... lo so e anche per questo..."

"Sai che cosa significa amare qualcuno?"

"Essere onesti, sinceri... proprio il contrario di quello che io ero con te..."

"Ma ora sei stato onesto."

"Troppo tardi, no?"

"Dici? Io ti amo, Yuri... e forse, dopo quello che mi hai appena detto, ti amo anche più di prima."

"Più di prima?" chiese incredulo il ragazzo.

Per la prima volta i loro sguardi s'incrociarono e lacrime cominciarono a scendere dagli occhi di Yuri, offuscandogli la vista, non abbastanza però per non vedere che Roger gli stava sorridendo.

"Certo, più di prima, perché tu m'hai dato una prova del tuo amore confessandomi quello che m'hai appena confessato."

"Vuoi dire che non mi disprezzi, che non provi odio per me?"

"No, te l'ho detto, io ti amo, Yuri."

"Come è possibile? Come?"

"Yuri, io ti amo e non voglio perderti."

"Oh, Roger... non dirlo... Ormai dobbiamo lasciarci, non possiamo più andare avanti così... Non lo capisci?"

"Perché? Un attimo prima che tu mi confessassi tutto, io t'avevo detto qual è il mio progetto. Vieni via con me..."

"Ma non è possibile, non te ne rendi conto? Non mi lasceranno mai andare... E poi non è giusto che tu rinunci alla mia carriera per me, non me lo merito... Dovremo lasciarci, non c'è scampo."

"Tu vuoi lasciarmi?"

"Oh no, non vorrei. Ma non c'è altra soluzione."

"Yuri, ti fidi di me?"

"Sì..."

"Allora lasciami solo il tempo per organizzare il tutto. Ti voglio portare via con me. Troverò il modo, vedrai. Forse ci vorrà qualche mese, ma... Te la senti di aspettare?"

"Roger, ma come possiamo vederci, fare l'amore, ora che sai che ci spiano? Microspie in casa, microtrasmettitori addosso..."

"Li inganneremo. Continueremo come se niente fosse... Di tanto in tanto mi lascerò sfuggire qualche notizia in modo che i tuoi capi non si accorgano di nulla. Sarà persino più facile per me, adesso. Ma io non voglio perderti. Se smettiamo di vederci, se si accorgono di qualche cosa, non riusciremmo più ad organizzare la tua fuga... Sempre che tu voglia davvero fuggire con me."

"Lo farei subito, ora, se solo potessi. Roger, io ti amo."

"Lo so, me l'hai appena dimostrato. Anche io ti amo e non voglio perderti. Lascia fare a me, amore, e vedrai che ci riusciremo."

"Io... mi affido a te, Roger. Mi metto completamente nelle tue mani. Farò tutto quello che mi dirai..."

"Bene, amore mio. Adesso torniamo dove abbiamo i nostri vestiti... e facciamogli sentire che va tutto bene. Te la senti, amore?"

"Certo... Dio, quanto ti amo, Roger. Ero sicuro che mi avresti odiato per quel che ti ho fatto..."

Tornarono a nuoto, salirono a riva accanto ai vestiti ed entrambi istintivamente guardarono verso i calzoni di Yuri.

Roger gli strizzò l'occhio e con voce normale gli disse: "Ah, che bella nuotata! Ma adesso vieni qui, Yuri... ho voglia di fare l'amore con te..."

"Qui? Adesso? Ma se viene qualcuno?"

"Non c'è nessuno. E ho tanta voglia di te... vieni... Se arrivasse qualcuno, di qui lo vedremmo in tempo... Mi piace l'idea di poter fare l'amore con te qui, sotto il sole, in mezzo alla natura. Vieni..."

Si allacciarono sull'erba e fecero l'amore, dimentichi di tutto e di tutti, anche del microtrasmettitore che inviava i loro gemiti di passione alla centrale d'ascolto. Avevano appena finito quando videro un'auto arrivare. Fecero in tempo ad infilarsi i costumi da bagno. L'auto si fermò sulla strada, poco lontano dal posto in cui erano seduti, e ne scesero due poliziotti che si avvicinarono a loro.

Roger sussurrò, sorridendo al suo amante: "Appena in tempo. Lascia parlare me, ho il passaporto diplomatico, ci lasceranno in pace."

I due poliziotti controllarono i loro documenti, fecero alcune domande di routine, poi se ne andarono.

"Visto? Serve a qualcosa far parte del corpo diplomatico."

"Meno male che non ci hanno visto fare l'amore, però. Sennò... ci pensi in che casino ci saremmo trovati?"

"È vero, Yuri, però m'è piaciuto molto farlo qui, così. È stato più eccitante del solito, vero? Dovremmo tornare a farlo qui, finché il tempo è bello. Hai visto che qui siamo al sicuro, se arriva un estraneo facciamo in tempo a rivestirci."

"Ho avuto l'impressione che uno dei due poliziotti ci guardasse in modo speciale... Forse ha sospettato qualcosa..."

"O forse semplicemente gli piacevamo ed avrebbe voluto poter fare qualcosa con noi due..."

"Già, non ci avevo pensato. Ti sarebbe piaciuto farlo in tre?"

"No, preferisco farlo solo con te."

"A proposito, non ti ho detto una cosa: sai che finalmente ho trovato lavoro?"

"Bene! Nel tuo campo?"

"Abbastanza. Mi hanno dato un posto al Ministero dell'Agricoltura russo. Devo cominciare domani mattina. Lavorerò dalle otto alle sedici. Inizialmente dovrò fare lavoro d'ufficio, di routine, credo. Ma spero di poter far carriera, prima o poi, ed usare quello che ho imparato all'università."

Parlarono, poi si rivestirono e tornarono all'automobile di Roger. Questi mise in moto, poi prese un pezzo di carta e ci scrisse sopra: -Chiedimi che cosa faccio domani- e lo mostrò a Yuri mentre avviava l'auto. Il ragazzo annuì e gli fece la domanda.

"Domattina devo incontrare un collega dell'ambasciata americana, poi verrò da te. Se ancora non ci sei ti aspetterò. Mi racconterai della tua prima giornata di lavoro."

Continuarono così. Ogni tanto si scrivevano un biglietto per dirsi quello che non volevano far sentire a chi li ascoltava.

Iniziò un periodo strano ma anche bello. Strano perché dovevano calibrare ogni parola che dicevano e comunicare o tramite biglietti o con altri sotterfugi, come quello di vedersi fuori casa per pochi minuti senza che Yuri dovesse indossare il microtrasmettitore. Ma bello, specialmente per Yuri, perché finalmente non aveva più bisogno di mentire con il suo Roger.

Poi il giovane uomo escogitò un sistema per poter parlare con Yuri liberamente, senza far insospettire quelli del centro di ascolto. Aveva registrato alcune cassette con rumori di chi si muove per casa e brevi frasi. Così ogni tanto accendevano il televisore, facevano andare il registratore e loro due si chiudevano nel bagno, in cui non c'erano microspie, e potevano così parlare tranquillamente per alcuni minuti.

Di tanto in tanto Roger passava informazioni che non lo danneggiavano ma che avevano lo scopo di tenere tranquilli gli uomini del Kgb. La controprova che tutto stava andando per il meglio l'ebbero quando, ancora una volta, Yuri ricevette i complimenti da Jusichev per il lavoro che stava svolgendo con il canadese.

Roger frattanto stava lavorando al suo piano per far uscire Yuri dall'Unione Sovietica. Non poteva avvalersi a pieno della collaborazione dei servizi segreti canadesi o americani, perché non avrebbe saputo come giustificare il suo interessamento per Yuri, ma tramite alcune conoscenze ed amici che gli dovevano qualche favore, riuscì a farsi dare una mano. Così fece preparare alcuni documenti falsi per Yuri, che lo descrivevano come un finlandese.

Appartatosi con lui in modo di non essere ascoltati, gli disse: "È quasi tutto pronto, Yuri. Fra otto giorni io farò un viaggio in Canada per motivi di servizio. Ufficialmente starò via per quindici giorni. Tu devi approfittare della mia assenza per chiedere una vacanza o qualcosa del genere. Magari di' loro che vuoi andare al tuo paese, o da qualche altra parte. Dovresti invece andare in Estonia. A Tartu devi telefonare a questo numero e chiedere di Monika. Lei ti verrà a prendere alla stazione e ti porterà fino a Paldiski. Qui ti farà salire su un peschereccio che ti sbarcherà ad Hangö, in Finlandia. Una volta arrivato lì, telefona a questo altro numero e chiedi di Avril. Lui ti consegnerà i documenti falsi che ho fatto preparare ed un biglietto aereo per Stoccolma. A Stoccolma prenderai un taxi e ti farai portare all'hotel Aland, dove chiederai la camera numero 23. E mi aspetterai."

"Ci sarai tu?"

"Sì, ma siccome non so quanto esattamente ci metterai ad arrivare, passerò ogni due giorni finché ti trovo. Poi viaggeremo assieme. Ti porterò in un luogo sicuro, finché avrò sistemato tutte le mie cose e potrò finalmente venire a prenderti e portarti via con me, in Canada. Va bene? È tutto chiaro?"

"Sì, Roger. Ma... se ci fosse qualche contrattempo?"

"Spero proprio di no. I due numeri di telefono che ti ho dato potranno servirti, in caso, per comunicare con me. Non te li scrivere, imparateli a memoria. Quando partirai porta con te il minimo possibile. Non dire a nessuno, nemmeno al tuo amico più fidato, di questa tua fuga o di noi due."

"Certo. Ma sei proprio sicuro di voler rinunciare alla tua carriera per me, Roger?"

"Più che sicuro. Anche tu rinunci a tutto per me... ricominceremo una vita assieme. Io ti amo, Yuri e voglio vivere con te."

"Posso portarmi i miei soldi?"

"Non più di quelli che ti porteresti se andassi davvero al tuo paese o in vacanza da qualche parte. Soldi a me non ne mancano. Penserò io a tutte le spese. Non devono sospettare niente. Se tu prendessi tutti i tuoi soldi lo potrebbero trovare strano, no?"

"È vero. Ho un po' paura, Roger, ma farò tutto come m'hai detto. Potrei dire ai miei superiori che ho intenzione di visitare Leningrado... non ci sono mai stato e..."

"Può essere una buona idea. Questa parte devi vedertela tu, tu conosci i tuoi capi. Pensi che ti daranno qualche giorno libero, al lavoro?"

"Se i miei capi decidono che posso averli, il Ministero me li concederà di sicuro. Il mio è solo un lavoro di copertura."

"Bene. Ora impara a memoria questi numeri e questi nomi. Fra otto giorni comincia l'avventura."

Yuri era teso ed eccitato ma riuscì a superare quel periodo di otto giorni. Poco prima che Roger partisse per il Canada, quando gli diede la notizia ufficiale ad uso di quelli del Kgb, Yuri andò da Korobilo.

"Senti, Aleksandr, Roger mancherà da Mosca per un paio di settimane. Io mi sento molto stanco, vorrei approfittarne per riposarmi un po', per prendermi una vacanza. Pensi che sia possibile?"

"Certamente, Yuri. Credo che ti meriti una bella vacanza. Vuoi andare al Mar Caspio nella casa di vacanze del Kgb? O hai in mente qualcos'altro?"

"Ma, non so... pensavo di andarmi a visitare Leningrado, che non conosco affatto. Ho abbastanza soldi da parte per prendermi una camera d'albergo. Vorrei visitarmi la città in lungo e in largo. Che ne dici?"

"Va bene. Divertiti e rimettiti in forma. Ultimamente ho notato che sei stanco, vedi di riposarti bene. E di non farti troppe avventure, o rischi di tornare più stanco di quello che sei..." gli disse Korobilo con un sorrisetto.

"A Leningrado? Non conosco nessuno e non saprei neppure dove andarmi a trovare un ragazzo..."

"Se hai voglia di qualche avventuretta a Leningrado, puoi andare al bar Saigon sul Nevskij Prospekt. Ci sono già stato e ci sono parecchi ragazzi disponibili, là dentro. E uno bello come te non avrà certo difficoltà."

"Ma mi lasceranno portare gente in albergo?"

"No, non credo. Ma trovati qualcuno che ti possa portare a casa sua o che abbia comunque un posto, no? E buon divertimento."

Sembrava che Korobilo non avesse nessun sospetto. Così Yuri si organizzò. Comprò una guida turistica di Leningrado con una mappa della città. Andò all'Intourist a prenotare la camera d'albergo ed a comprare il biglietto del treno, andata e ritorno. Salutò Roger a beneficio del Kgb facendoci l'amore, poi lo salutò di nuovo incontrandolo fuori casa.

Tornato a casa fece un sopralluogo accurato per essere sicuro di non lasciare alcuna traccia della sua vera destinazione e lasciò sul tavolo un biglietto per Roger: così, se quelli del Kgb fossero andati a casa sua durante la sua assenza, non avrebbero sospettato nulla. Quindi partì per Leningrado.

Qui si fece vedere al bar Saigon ed agganciò un ragazzo con cui passò la notte andando a casa sua. Almeno in albergo non si sarebbero stupiti a non vederlo rientrare per la notte, quando avesse lasciato la città. Dopo quattro giorni, quando pensò di aver lasciato abbastanza tracce del suo passaggio per quando l'avessero cercato, lasciò la valigia in albergo, andò alla stazione e prese il treno per Pskow. Qui cambiò e prese quello per Tartu. Non ebbe problemi.

Arrivato alla stazione di Tartu compose il primo numero datogli da Roger e disse che era arrivato. Dopo poco arrivò una ragazza bionda a prenderlo.

"Sono Monika. Ho l'auto qui fuori. Vieni, andiamo subito. Ho già avvertito del nostro arrivo. Dietro c'è qualcosa da mangiare, se hai fame."

"Tu conosci..."

"Niente nomi, per favore. Io non conosco nessuno, non so niente, non mi interessa niente. So solo che ti ho preso alla stazione e che ti lascio ad un peschereccio. Meno parli, meno domande fai, meglio è."

"Sì, scusa." mormorò Yuri dandosi mentalmente dello sciocco.

La ragazza si addolcì: "Possiamo parlare del più e del meno, però..."

"Quanto ci metteremo ad arrivare?"

"Da qui a Paldiski, se non ci fermano e se non ci sono intoppi, dovremmo metterci tre ore e mezza circa."

"E se ci fermano?"

"Tu facevi l'autostop. Noi non ci conosciamo. Devi inventarti la tua storia. Ma non dovrebbero fermarci."

"Potrò salire a bordo in pieno giorno, senza problemi?"

"Sicuro. Non ci salirai coi tuoi piedi. Caricheranno le casse vuote per stivare i pesci che pescheranno. Tu sarai dentro a una delle casse, finché non sarete in alto mare e verrà a tirarti fuori qualcuno."

"Come faccio a sapere che è la persona giusta?"

"Sarà lo stesso che ti mette nella cassa."

"Perché fai tutto questo per me?"

"T'ho detto, niente domande. Tu per me sei solo... merce da esportare. Fine del discorso. Anzi, per ora sei solo un autostoppista."

"Già, scusa. Ma mi sento così... è tutto così nuovo per me."

"Ti credo. Anzi, sembri abbastanza tranquillo. Lo sai che sei proprio un bel ragazzo? Peccato non averti conosciuto in un'altra occasione."

"Anche tu sei una bella ragazza, ma... sono già impegnato."

"E comunque non ne avremmo il tempo. Non giudicarmi una ragazza dai facili costumi, non lo sono, ma tu mi piaci proprio. È bella la tua ragazza?"

Yuri sorrise e pensò al suo Roger, ma disse: "A me sembra la persona più bella dell'universo."

"Innamorato, eh?"

"Sì... è stata dura separarci... senza poter dire niente." mentì Yuri.

La ragazza annuì. Poi si misero a parlare d'altro. Il viaggio proseguì senza intoppi. Giunti a destinazione la ragazza entrò nel cortile di un centro ittico. Lo fece scendere dall'auto e lo portò dentro un capannone, fra cumuli di casse vuote. L'odore di pesce permeava ogni cosa.

Monika lo presentò ad un uomo con le semplici parole: "Eccolo, è lui." Poi disse a Yuri: "Buona fortuna." gli diede un lieve bacio sulle labbra ed andò via.


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