L'uomo gli disse solo di seguirlo. Lo condusse fino ad un altro capannone, gli mostrò una cassa e disse: "Puzza di pesce, ma doveva essere una cassa come le altre. Quando avrò messo il coperchio, la coprirò con altre casse vuote e le legherò tutte assieme. Prima sarebbe bene che tu vada al gabinetto e che ti svuoti: dovrai restare lì dentro per parecchie ore. Non fiatare, non far rumore, resta più immobile che puoi. Se per caso dovessero scoprirti, tu ci sei entrato da solo, di nascosto di tutti, chiaro? Non ci crederanno ma almeno non potranno risalire a me. Hai qualche domanda da farmi, prima di andare al cesso?"
"No... sarai tu a liberarmi di qui dentro?"
"Sì, stanotte, quando saremo al largo."
"Gli altri dell'equipaggio sanno di me?"
"Solo chi deve, non tutti."
"Come sbarcherò?"
"Verrà una barca sotto bordo, domani notte."
"E che farò tutta la giornata?"
"Starai nascosto, ci penserò io quando ti tirerò fuori di lì."
Yuri andò al gabinetto, poi si lasciò chiudere nella cassa. Ci stava appena, raggomitolato. Non avrebbe potuto muoversi neanche se l'avesse voluto. Sperò di resistere, ma poi pensò che con quel mezzo doveva essere scappata altra gente. Doveva essere una via collaudata. Chissà come mai il Kgb non l'aveva ancora scoperta? Evidentemente non era onnipotente come amava far credere.
Pensò che forse si sarebbero accorti della sua scomparsa solo un paio di giorni più tardi quando lui, se tutto andava bene, avrebbe già dovuto essere in Finlandia. Roger gli aveva detto di non ritenersi al sicuro fino a quando si fossero ritrovati. Roger doveva intendersene... chissà quanta altra gente aveva già fatto fuggire?
Ripensò ad Olof ed alla sua rete di emigrazione clandestina che era stata smantellata proprio grazie a lui... Sperò che non scoprissero anche questa rete, almeno non ora che serviva a lui. Anche se, rifletté, dopo tutto se lo sarebbe anche meritato.
Dalle sottili fessure della cassa filtrava un minimo di luce e l'aria necessaria per permettergli di respirare. Sentì che spostavano la sua cassa con un carrello, che ve ne sovrapponevano ed affiancavano altre, capì che le legavano con la grossa rete da carico. Fu spostato con un trattore, poi sentì voci, grida, quindi si sentì ondeggiare sospeso nel vuoto. Capì che lo stavano caricando a bordo.
Le giunture delle gambe e la schiena cominciavano ed essere indolenzite, ma resistette. Stava fuggendo con una manciata di soldi in tasca ed i soli abiti che indossava. In lui si alternavano momenti di timore, di speranza, di felicità... Quando avrebbe rivisto Roger? Come sarebbe stata la loro vita in Canada?
Il tempo sembrava non passare mai. Ora doveva essere nella stiva del peschereccio. Non aveva idea di quanto fosse grande. Ad un tratto sentì il sordo pulsare dei motori e capì che l'imbarcazione stava per lasciare il porto.
La sua fuga proseguiva: fra non molto sarebbe stato fuori dalle acque territoriali dell'Unione Sovietica. Fra non molto l'uomo sarebbe venuto a liberarlo da quella scomoda cassa. Un'idea folle, terribile, lo colpì: e se si fosse dimenticato di lui? Se per un qualsiasi motivo l'uomo fosse dovuto restare a terra, o si sentisse male, o avesse un incidente... quando avrebbero trovato il suo cadavere in quella cassa? Quanto tempo avrebbe potuto sopravvivere senza bere e senza mangiare? Scacciò quell'assurdo pensiero dicendosi che non poteva essere affidato tutto ad un solo uomo. Quell'uomo gli aveva detto che a bordo sapeva "solo chi doveva sapere", perciò qualcun altro... Non gli restava che attendere.
L'uomo arrivò, spostò le casse, tolse il coperchio: "Vieni fuori, sei al sicuro. Appoggiati al mio braccio, sarai tutto anchilosato, scommetto. Ecco, muoviti lentamente. Ti ho portato qualcosa da mangiare e da bere. Siediti qui..."
La stiva era illuminata da una fioca lampada elettrica protetta da una griglia. Yuri sedette su una cassa e mangiò quello che l'uomo gli aveva portato, bevve una birra amara e forte che però gli fece bene.
L'uomo disse: "Ora di nuovo al cesso, poi vieni qua dietro a stenderti un po', t'ho preparato una specie di pagliericcio di fortuna. Cerca di dormire. Tornerò io a portarti da mangiare. Domani notte, appena la barca a motore affiancherà il nostro peschereccio, verrò a prenderti e scenderai. Non ti muovere da dove t'ho messo il pagliericcio, per nessun motivo, per tutta la giornata. Chiaro?"
"E se dovesse trovarmi qualcuno?"
"Non verrà nessuno qui se non quelli che sono d'accordo con me. La parte della stiva dove ho preparato il pagliericcio è chiusa a chiave e gli altri non ce l'hanno, la chiave. Non ti porterò io da mangiare, verrà un altro, ma non aver timore."
Yuri ringraziò. L'uomo lo portò fino ad un piccolo cesso maleodorante e il ragazzo l'usò. Quindi lo portò nella parte della stiva di cui gli aveva parlato. Yuri si stese sul pagliericcio, ringraziò l'uomo che gli lasciò una piccola torcia elettrica e se ne andò chiudendolo dentro a chiave.
Faceva molto caldo lì dentro, così il ragazzo decise di togliersi tutto e di restare solo in mutande. Si addormentò subito, stanco morto, sentendo ancora tutto il corpo indolenzito.
Sentì la chiave girare nella toppa. La porta si aprì ed entrò un giovane uomo con un vassoio ed una torcia elettrica.
"Qualcosa da mangiare..." disse con voce allegra il nuovo arrivato scorrendo con gli occhi su e giù per il corpo seminudo di Yuri.
Il ragazzo s'alzò a sedere e il giovanotto depose il vassoio accanto a lui. Quindi sedette a sua volta sul pagliericcio. Yuri lo ringraziò e si mise a mangiare. Il giovanotto non gli toglieva gli occhi da dosso e Yuri si sentì lievemente infastidito da quello sguardo.
"Che c'è da guardare?" chiese ad un certo punto, dopo aver finito il pasto.
"Sei un bel pezzo di ragazzo. A me piacciono i ragazzi come te. Che ne diresti di una sveltina, eh?"
"No, a me non va."
"Non mi pare che sei in grado di dire di no... se non vuoi rischiare di essere scoperto e riportato in Russia, no?" gli disse il giovanotto con un sorriso lascivo ed allungò una mano a toccare Yuri fra le gambe.
Il ragazzo gli scostò la mano con un gesto brusco: "Ti ho detto di lasciar perdere."
"Basta che dico al capitano che ho scoperto un clandestino a bordo... e la tua fuga è finita. Non fare il prezioso con me. Dopotutto non sono tanto male, no? E ho proprio voglia di assaggiare quel tuo bel culetto... Dai, facciamo svelti... Levati le mutande..."
A Yuri non andava di sottoporsi a quel ricatto, ma capiva che l'altro aveva davvero il coltello per il manico, che se voleva riuscire nella sua fuga doveva sottostare alle sue voglie. D'altronde aveva passato una notte nel letto di quel ragazzo a Leningrado, per facilitarsi la fuga. Uno in più o uno in meno, pensò...
Sentendosi furioso per quel sopruso, si sfilò le mutande e si stese sul pagliericcio:"Fai svelto, dai!" disse a voce bassa.
"Ehi, non credevo che cedessi così in fretta... piace anche a te, allora! Vedrai che non te ne pentirai... Hai proprio un bel culo, ragazzo..." disse il giovanotto sbottonandosi i calzoni ed abbassandoseli, quindi si inginocchiò fra le gambe di Yuri e prese ad impastargli le natiche ed a stuzzicargli il buchetto con le dita.
"Dai, fai in fretta e lasciami in pace!" disse Yuri sentendosi la rabbia montare addosso.
Il pescatore calò su di lui e con poche spinte lo penetrò: "Scommetto che non sono il primo a cui lo dai, eh, ragazzo? Ti piace prenderlo in culo?"
"Sta zitto e sbrigati." rispose Yuri secco.
Il giovane uomo cominciò a fotterlo con gusto. Yuri ne sentiva il respiro pesante accanto all'orecchio. Chiuse gli occhi ed artigliò il pagliericcio, sperando che l'altro facesse in fretta. Lo sentì ansare sempre più forte e finalmente il pescatore raggiunse l'orgasmo, mugolando basso per il piacere. Poi si tolse e si riassettò gli abiti.
"Ah, m'è piaciuto. Anche a te, scommetto!" gli disse con aria soddisfatta raccogliendo il vassoio.
"Ma va a fa 'n culo!" gli rispose Yuri rimettendosi le mutande.
"Dai che t'è piaciuto! E poi, in fin dei conti, hai solo pagato il biglietto per il trasporto, no?" disse ridacchiando il giovanotto.
"Ti fai sempre pagare così da tutti quelli che trasportate?" gli chiese Yuri.
"Oh no, di solito sono vecchi o comunque poco desiderabili. È la prima volta che trasportiamo carne così fresca. Non me l'immaginavo proprio, è stata una bella sorpresa, quando ho aperto la porta vederti lì, mezzo nudo, pronto per una bella sveltina..." disse e se ne andò, richiudendo la porticina a chiave.
Yuri si chiese quanti altri spiacevoli imprevisti gli avrebbe riservato quello strano viaggio. Ma si disse che doveva essere pronto ad affrontare, a superare, a sopportare tutto, pur di riunirsi finalmente al suo Roger. Chissà dove era ora, che cosa stava facendo, se stava pensando a lui...
Alcune ore più tardi sentì di nuovo la porticina aprirsi, ma questa volta era il primo uomo. Si chiese se dovesse dirgli quello che era accaduto prima... poi decise di non dire nulla. Mangiò di nuovo e l'uomo gli disse di rivestirsi che di lì a poche ore sarebbe avvenuto il trasbordo.
Più tardi tornarono sia l'uomo che il giovanotto. Mentre uno stava di guardia, l'altro lo portò sul ponte deserto.
"Ecco, il motoscafo è arrivato. Scendi la scaletta di corda e cerca di non cadere in acqua, o rischi di restare schiacciato fra i due scafi. Buona fortuna." gli disse l'uomo.
Si strinsero la mano e Yuri si calò giù per la scaletta. Vide sotto di sé il motoscafo con due figure a bordo, una che teneva l'estremità della scaletta di corda, l'altra al timone. Quando arrivò giù sentì una mano guidarlo a bordo. Appena toccò l'impiantito, il motoscafo si allontanò dal peschereccio.
Non avevano detto una sola parola. Yuri guardò i due nel motoscafo, alla luce chiara della luna. Quello che l'aveva aiutato a salire a bordo era un giovanotto sui venticinque anni, l'altro al timone doveva essere sulla trentina. Si assomigliavano molto, dovevano essere fratelli. Si chiese se parlassero il russo o l'inglese e tentò di comunicare con loro.
"Grazie." disse in russo.
L'altro gli disse qualcosa che lui non capì.
"Parli inglese?" chiese allora Yuri, in inglese.
"Molto poco." rispose il più giovane dei due.
Il motoscafo solcava veloce le scure acque appena increspate d'argento. Attorno non si vedeva nulla. L'aria della corsa rinfrescò Yuri, dopo la lunga permanenza nella stiva calda, umida e maleodorante. A volte il natante sobbalzava sulle onde e Yuri dovette tenersi per non cadere. Finalmente vide avvicinarsi la costa. Il motoscafo si avvicinò ad una caletta ed aiutarono Yuri a scendere. Il più giovane dei due gli indicò una direzione.
In un inglese approssimativo, gli disse: "Là, strada. Sinistra Hangö. Trovi telefono. Buona fortuna." e gli mise in mano alcune monete, "Per telefono." spiegò con un lieve sorriso.
"Grazie, e buona fortuna a voi." rispose Yuri.
Vide il motoscafo allontanarsi e sparire nel buio, poi anche il rumore del motore svanì. Camminò nella direzione indicatagli e presto trovò una stretta strada asfaltata. La prese verso sinistra come gli aveva detto il giovanotto. Presto vide le prime case di Hangö. S'inoltrò nell'abitato finché vide un telefono pubblico. Vi infilò le monete e compose il secondo numero. Dopo soli tre squilli una bassa voce maschile rispose, probabilmente in finlandese.
Yuri allora chiese in inglese: "Posso parlare con Avril?"
La stessa voce, passando all'inglese, disse: "Sono io. Sei arrivato? Sei a Hangö?"
"Sì... ma Avril non è un nome di donna?" chiese Yuri piuttosto perplesso.
La voce al telefono ridacchiò: "E il mio nome in codice, non ti preoccupare. Ho io i tuoi documenti e ti porterò all'aereoporto. Va tutto bene, stai tranquillo, il più ormai è fatto."
"Che devo fare, ora?"
"Sei al telefono davanti alla chiesa, immagino."
"Sì, c'è una chiesa, qui."
"Arrivo tra poco a prenderti in macchina. È una Volvo azzurra, e io ho un berretto rosso. Tu resta accanto al telefono. Non ci metto molto."
Yuri ringraziò e posò la cornetta. Alcune monete scesero e le riprese. Quindi si mise in attesa. Passò una decina di minuti, poi vide due fari arrivare dalla direzione da cui era arrivato lui. Dopo poco una Volvo azzurra con alla guida un uomo con un berretto rosso si fermò accanto a lui.
"Sali." gli disse l'uomo in inglese con un sorriso.
Yuri salì e l'auto, fatta conversione di marcia, tornò indietro. L'uomo guidava tranquillamente e di tanto in tanto gli lanciava un'occhiata.
"Puzzi di pesce vecchio!" gli disse dopo un po'.
"Mi dispiace..."
"A casa ti farai un bel bagno, e ti darò qualcosa di pulito da metterti. Mia figlia laverà i tuoi panni e per domani saranno asciutti e odoreranno di pulito."
"Grazie. Dove andiamo?"
"Poco prima di Karis, a casa mia. I tuoi documenti mi sono già arrivati ed ho già anche il biglietto d'aereo. Partirai da Helsinki per Stoccolma dopodomani. Ti accompagnerò io, o uno dei miei figli, fino all'aereoporto."
"Non c'era un volo prima?"
"Ci hanno avvertiti all'ultimo minuto, non c'erano posti liberi prima."
"Mi hanno detto che i miei documenti dicono che sono finlandese, ma io non so neanche una parola della vostra lingua. Come posso fare?"
"Ti accompagnerà mio figlio all'aereoporto. Al chek-in ci sarà lui, se necessario dirà che sei sordomuto e parlerà al posto tuo. Una volta sull'aereo, puoi parlare inglese, a così a Stoccolma... Non dovrebbero esserci problemi."
Arrivarono alla casa dell'uomo. Era alle porte di Karis, una vecchia fattoria tutta in legno, molto grande e fiancheggiata da un granaio e da una stalla. Entrarono in casa. Attorno al tavolo della cucina erano seduti i tre figli dell'uomo. Questi disse loro qualcosa in finlandese e tutti e tre si alzarono e, dopo aver fatto un cenno di saluto a Yuri, si affaccendarono.
Gli prepararono una tinozza di acqua calda, vi tirarono davanti una tenda ed il maggiore dei figli disse a Yuri, in inglese, di spogliarsi, quindi passò gli abiti alla sorella che andò subito a lavarli. Yuri, lasciato solo, si lavò accuratamente. Quando ebbe finito, disse ad alta voce che aveva fatto e si avvolse con il telo con cui s'era asciugato. Il secondo figlio, un ragazzo di diciotto anni, lo fece sedere accanto al focolare. Nella grande cucina erano rimasti solo loro due.
Il ragazzo disse a Yuri: "Ti vado a prendere qualcosa di mio da metterti addosso, abbiamo più o meno la stessa corporatura..."
Tornò poco dopo con un paio di brache ed un morbido camiciotto.
"Dove sono gli altri?" chiese Yuri rivestendosi, senza preoccuparsi di farsi veder nudo per un attimo dal ragazzo.
"Sono andati a letto. Mia sorella ha finito di lavare la tua roba e probabilmente per domattina sarà asciutta. Hai fame?"
"Un po', non troppo."
"Mangiamo qualche biscotto. Li ha fatti mia sorella, sono buoni."
"E vostra madre?"
"È morta, nove anni fa."
"Mi dispiace. Così siete solo voi quattro?"
"Sì..."
"E lavorate la terra?"
"Sì..."
"Come ti chiami, tu?"
"Mi chiamo Teuvo."
"Io mi chiamo..."
"Non ha importanza. Sul tuo nuovo passaporto c'è scritto che ti chiami Ilmari Janson, perciò ti chiamerò Ilmari."
"Che cosa sai di me?"
"Niente, a parte che arrivi dall'Estonia e che devi andare a Stoccolma. Sai, in queste cose meno si sa più si è al sicuro."
"Avete aiutato molti altri a..."
"Meno si sa e più si è al sicuro." ripeté il ragazzo con un sorriso. Poi aggiunse: "Quando vuoi andare a letto... tu dormirai con me, se non ti dispiace."
"No, va bene. Spero di non darti fastidio..."
"Non credo proprio... Io sono contento di dividere il mio letto con te..."
"Dormiremo nello stesso letto?" chiese Yuri guardando il ragazzo e pensando che gli piaceva.
"Sì, ma è abbastanza largo. E poi, ci possiamo tener caldo a vicenda. La notte qui è piuttosto fredda anche in questa stagione."
"Sì, me ne sono accorto..."
Andarono a letto e si infilarono sotto le spesse coperte.
"Hai freddo?" gli chiese poco dopo Teuvo.
"Un po', ma sta passando."
"Vieni più vicino, allora. Ci scaldiamo meglio."
Yuri si addossò al ragazzo cercando di nascondere l'erezione che quella vicinanza gli stava procurando. In breve si addormentò, godendosi il tepore dell'altro corpo aderente al suo.
La mattina si svegliò tardi. Tutta la famiglia era già fuori al lavoro, solo Teuvo era in casa. Gli preparò la colazione. La radio accesa trasmetteva in sordina alcune canzoni.
"Tu studi, Teuvo?"
"No, ho smesso due anni fa. Preferisco fare il contadino, dare una mano a papà."
"Hai studiato l'inglese a scuola?"
"Sì, mi piaceva, ero abbastanza bravo."
"Me ne accorgo. Mi accompagnerai tu all'aereoporto?"
"Penso di sì. Lo sai che piaci molto a mia sorella? Stamattina non ha fatto che parlare di te, che dire quanto eri bello... e non t'ha nemmeno visto nudo, lei."
"Tu sì, però." gli disse Yuri in tono vagamente provocante.
"Io sì. E penso che sei davvero bello." disse Teuvo con un sorriso.
"Ma magari avresti preferito vedere una ragazza nuda, invece di me." lo stuzzicò Yuri, sempre lievemente provocante.
"Non necessariamente... Un bel corpo è sempre un bel corpo, secondo me. Non la pensi anche tu così?"
"Beh... anche tu sembri ben fatto, anche se io non t'ho visto nudo."
Teuvo sorrise e gli disse: "Sembra quasi che tu mi stia facendo una proposta..."
"Ti scandalizzerebbe?"
"No, per nulla. Ma quasi certamente il mio ragazzo sarebbe geloso, se mi facessi vedere nudo da te..."
"Il tuo ragazzo?"
"Sorpreso? Eppure da come mi guardavi e mi guardi, direi che anche a te piacciono i ragazzi..."
"Sì... e spero di poter raggiungere presto il mio..."
"Beh, te lo auguro. Il mio abita a Ekenäs, non lontano da qui. Stiamo progettando di andare a vivere assieme. Mio padre ci sta cercando una casa con un pezzo di terra da lavorare..."
"Tuo padre sa di voi?"
"Sì. All'inizio non era proprio contento, ma poi s'è rassegnato. E è contento che sto con Akseli, perché è un bravo ragazzo, onesto e lavoratore. Lui ha ventidue anni e sono due anni che stiamo insieme."
"Avevi sedici anni quando ti sei messo con lui?"
"Sì. Ci siamo conosciuti alla fiera di primavera di Karis, e lui mi ha... sedotto. È stato il mio primo ed unico uomo, sai? Non è che ci abbia messo molto a sedurmi, a dire la verità. Io già da un po' m'ero accorto che mi piacevano gli uomini e non le donne... E lui, oltre a piacermi, è molto dolce, tenero con me, mi ha conquistato facendomi la corte per pochi giorni."
Passò la giornata, dormirono di nuovo assieme, questa volta semiabbracciati, ma senza fare nulla perché Teuvo gli aveva detto che non intendeva tradire il suo Akseli.
E finalmente Teuvo accompagnò Yuri fino ad Helsinki, all'aereoporto. L'imbarco avvenne senza problemi. I due ragazzi si salutarono abbracciandosi ed augurandosi l'un l'altro buona fortuna. Il volo durò poco più di un'ora. All'aereoporto di Stoccolma Yuri passò il controllo dei documenti senza nessun problema. Il padre di Teuvo, assieme al passaporto e ad altri documenti, gli aveva dato della valuta svedese ed una borsa con un ricambio di abiti, il necessario per l'igiene personale e qualcosa da mangiare.
Yuri con l'autobus arrivò al centro di Stoccolma e da qui con un taxi si fece portare all'hotel Aland. Era un piccolo albergo dall'aria molto curata e pulita. Alla reception disse di avere una camera prenotata, la numero 23, e mostrò il proprio passaporto finlandese.
Il portiere controllò, gli diede la chiave della stanza, Yuri salì al secondo piano e si chiuse in camera. Fin lì tutto era andato liscio come l'olio, ora doveva solo aspettare che Roger si facesse vivo. La camera aveva un letto matrimoniale, un piccolo bagno accluso, l'aria condizionata, il televisore ed un minuscolo frigorifero.
Yuri si sentiva stanco, più per lo stress di quell'avventuroso viaggio che non di una vera stanchezza fisica. Si spogliò e si mise a letto, raggomitolandosi sotto la coperta ed addormentandosi quasi subito. Fece strani sogni, non veri e propri incubi ma che gli dettero un sonno agitato.
Si svegliò verso le sette di sera. Fece una rapida doccia, quindi scese per andare a mangiare qualcosa in un self service non lontano dall'albergo che aveva notato arrivando. Quindi tornò in camera. Si chiedeva se al Kgb avevano già saputo della sua scomparsa da Leningrado. Verso le nove sentì bussare alla porta della sua camera. Un po' teso andò ad aprire e a stento trattenne un grido di gioia: era Roger, con una rosa in mano e due valigie a terra accanto a lui.
"Roger! Finalmente! Entra..." gli disse aiutandolo a portar dentro i suoi bagagli.
L'uomo gli dette la rosa, poi lo strinse fra le sue braccia e si baciarono con passione.
"Come stai, amore? Tutto bene?"
"Amore mio, quanto mi sei mancato..." sospirò Yuri premendoglisi contro per farli sentire tutto il proprio desiderio.
"Anche tu, tantissimo. Non poter avere tue notizie per tutti questi giorni mi faceva star male... Non poterti vedere, stringere a me..."
"Roger, vieni, ho tanta voglia di te..." mormorò Yuri iniziando a spogliare il suo uomo.
In breve erano tutti e due sul grande letto, nudi, stretti l'uno all'altro e cominciarono a fare l'amore. Yuri si sentiva felice di stare finalmente fra le braccia del suo uomo e per un po' dimenticò tutto e si abbandonò al piacere.
Dopo, Roger volle sapere per filo e per segno come fosse andato il viaggio. Yuri gli raccontò tutto, compreso il fatto di aver dovuto sottostare alle voglie del pescatore quando era nascosto sul peschereccio. Roger lo carezzava teneramente e gli disse che avrebbe segnalato la cosa ma che dubitava che quel pescatore sarebbe stato punito per quel che aveva fatto. Yuri sorrise e gli disse che non aveva importanza, visto che comunque erano finalmente di nuovo insieme.
Il giorno seguente Roger andò a prenotare un volo fino a Londra in due diverse agenzie di viaggi, in modo che le loro prenotazioni non potessero essere messe in relazione. Trovò i due posti sullo stesso volo per la sera tardi del giorno stesso. Poi andò con Yuri a comprare due valigie, abiti di ricambio e biancheria intima per il ragazzo ed altre cose utili, e infine tornarono in albergo dove fecero l'amore di nuovo.
Si prepararono per partire, prendendo due diversi taxi, e Roger disse a Yuri che per prudenza dovevano fare finta di non conoscersi finché non fossero atterrati a Londra. Gli diede appuntamento all'aereoporto di Heatrow, nelle vicinanze dello sportello della Hertz dove avrebbe affittato una macchina per andare al luogo della loro destinazione.
Roger sarebbe poi dovuto rientrare in Canada per concludere alcune cose e licenziarsi dal suo posto di lavoro, poi sarebbe tornato a prendere Yuri e finalmente avrebbero potuto andare insieme fino a Kincardine, sul lago Huron in Canada, dove Roger aveva una casetta.
Il volo fino a Londra fu senza storia, a parte il fatto che Yuri faceva fatica a non guardare troppo spesso verso il posto in cui era seduto il suo Roger. Atterrati a Heatrow, Yuri cercò lo sportello della Hertz e vide Roger parlare con l'impiegata, quindi uscire con le chiavi dell'auto noleggiata in mano. Lo seguì come d'accordo, fermandosi all'entrata dell'area di parcheggio riservata alle compagnie di autonoleggio ed attese. Dopo poco arrivò Roger al volante di una Opel. Yuri vi caricò le sue valige, sedette accanto a Roger e partirono.
Roger guidò fino a Salisbury, poi deviò per far vedere a Yuri Stonehenge, dove arrivarono poco dopo il sorgere del sole. Si fermarono a visitare il maestoso circolo di pietre, poi ripresero la strada. Arrivarono a Bridgewater, nel Somerset, dove Roger, grazie ad un amico, aveva preso in affitto un appartamentino al centro della cittadina. L'appartamento era minuscolo ma completamente arredato e con il telefono. Vi si installarono.
Roger disse: "Ascolta, amore, io devo andare a Londra per sistemare alcune cose. Credo che starò via tre o quattro giorni. Tu stai qui e riposati, vai in spiaggia, al cinema, cerca di distrarti. Tornerò e starò qualche giorno con te. Poi dovrò andare di nuovo in Canada, come t'avevo detto, per sistemare le ultime cose e finalmente ti verrò a prendere. Ancora poche settimane di pazienza, amore."
"Mi mancherai..."
"Anche tu mi mancherai molto. Ecco, ti lascio qui il numero di telefono del mio amico, che abita a Bristol. Se tu avessi qualche problema, mettiti in contatto con lui. Si chiama Walter Muybridge."
"Sa di noi due?"
"Sì, gli ho raccontato tutto, è un caro amico, fidato..."
"È un tuo ex?"
"No, non abbiamo mai fatto l'amore assieme. L'ho conosciuto tramite il suo ragazzo, che era un mio compagno di liceo in Canada e che era venuto poi a fare l'università qui in Inghilterra..."
"Stanno ancora assieme?"
"Purtroppo no... Poco meno di due anni fa il mio compagno morì per complicazioni dovute all'Aids... E così ora Walter è solo... non si è ancora completamente rimesso dalla tragedia."
"Mi ami, Roger?" chiese improvvisamente Yuri.
L'uomo lo guardò stupito per quella domanda: "Certo che ti amo, non dovresti avere più nessun dubbio, ormai."
"No, non ho dubbi... ma mi piace sentirtelo dire..." disse Yuri civettuolo.
"Non mi stancherò mai di dirtelo..."
"Mai... proprio mai?"
"Certo, proprio mai!"
"Roger, prima di andare via, mi porti in riva al mare?"
"Certo. Andiamo subito, amore."
Andarono sulla spiaggia e sedettero a guardare le onde che lambivano la riva. Non parlarono, non ne avevano bisogno, la semplice vicinanza dei loro corpi parlava per loro...