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una storia originale di Andrej Koymasky


pin ANCHE UNA SPIA PUÒ AMARE CAPITOLO 10
UNA PROMESSA MANTENUTA

Roger era partito da otto giorni. Yuri, per ingannare il tempo dell'attesa, andava spesso in spiaggia dove faceva lunghe camminate e nuotate per tenersi in forma fisicamente e per far passare il tempo.

In spiaggia aveva conosciuto alcuni ragazzi e ragazze del posto e a volte con loro andava anche al pub o al cinema: ai ragazzi del piccolo centro piaceva l'idea di avere per amico un ragazzo finlandese, come Yuri aveva detto di essere.

Yuri aveva avuto l'impressione che uno dei ragazzi gli stesse facendo una corte discreta, ma lui non solo non faceva nulla per incoraggiarlo, anche se era grazioso e simpatico, ma anzi evitava di trovarsi solo con questi. Infatti Yuri aveva la mente ed il cuore pieni del suo Roger, non aveva quindi posto per altri.

Il tempo era discreto e le giornate erano soleggiate, anche se a volte soffiava un vento freddo proveniente da nord est. Ma Yuri era abituato al freddo, quindi per lui non era un problema.

Una mattina stava correndo lungo la spiaggia come aveva preso l'abitudine di fare, e stava pensando che gli sarebbe piaciuto se al suo fianco a correre ci fosse stato anche il suo Roger, quando sentì una voce chiamarlo.

"Yuri!"

Si fermò senza girarsi, sentendosi di gelo.

"Yuri Dudaev, aspettami!" la voce ripeté di nuovo, parlando in russo.

Il ragazzo si girò lentamente sentendosi il cuore in gola, le tempie che gli martellavano furiosamente. Vide andargli incontro un giovane uomo alto e ben fatto, con un berretto di lana in testa ed occhiali scuri, una borsa a tracolla.

Yuri si sentì perso. Guardò nervosamente intorno ma in quel momento sulla spiaggia non c'era nessuno. Pensò di fuggire, ma capì che non aveva molte possibilità di mettersi in salvo. L'avevano trovato! Che cosa sarebbe successo ora? Il tizio che gli stava andando in contro l'aveva chiamato, non gli aveva sparato... avrebbe potuto farlo benissimo in quel tratto di spiaggia deserto...

L'altro gli arrivò davanti e si tolse gli occhiali. Lo riconobbe immediatamente.

"Nikolaj!" mormorò il ragazzo.

Il suo antico compagno gli rispose con un sorriso appena accennato: "Non mi hai dimenticato..." disse a bassa voce.

"Sei... sei venuto per... ti hanno mandato..." balbettò quasi Yuri sentendo come un pugno che gli stringeva lo stomaco.

"Sì, mi hanno mandato con l'ordine di... di liquidarti. Ma io non ho dimenticato la promessa che ti avevo fatto, non aver paura. Non sono qui per ucciderti, non potrei farlo... Quando m'è arrivato l'ordine di cercarti e di ucciderti, mi sono ricordato quello che mi avevi detto, che mi conveniva far finta di accettare per poterti avvertire... ed eccomi qua..."

"Nikolaj... come hai fatto a trovarmi? Credevo che il Kgb avesse perso le mie tracce..."

"Mi hanno detto di cercarti qui a Bridgewater. Per quello che ne so avevano perso le tue tracce, ma hanno seguito quelle del canadese, di quel Bertheau... hanno immaginato che dove era lui dovevi esserci anche tu. Hanno messo in relazione la tua scomparsa con il fatto che lui non era più a Mosca..."

"Allora anche Roger è in pericolo, ora?" chiese Yuri allarmato.

"No, lui no per quanto mi risulta. A loro non interessa lui. Ma vogliono che tu muoia per dare un esempio agli altri agenti... per far capire cosa succede a chi tradisce... Io t'ho promesso che non t'avrei ucciso, e non ti uccido. Ma tu devi scomparire di nuovo il più in fretta possibile. Posso dire che non ho trovato traccia di te qui... Ma potrebbero mandare un altro, se pensano che io ho fallito... Però tu devi spegarmi perché... perché hai tradito. Da te non me lo sarei mai aspettato..."

"Chi t'ha dato l'ordine di luquidarmi? Korobilo? Jusichev?"

"Chi sono? Non li ho mai sentiti nominare. No, l'ordine è firmato dal mio capo, il maggiore Karamzin e vistate dal colonnello Zhitnikov in persona..."

"Nikolaj... Il Kgb conosce la mia nuova identità?"

"No, direi proprio di no... E non voglio saperla neanche io. Ma finché sarai in relazione con quel canadese, potranno ritrovarti, e sai che il Kgb non lascia mai nessun conto in sospeso... Ma non mi hai ancora detto perché hai tradito..."

"Nikolaj, io non ho tradito... per lo meno io non la vedo così... ma lascio giudicare a te. Certo, sono fuggito dalla Russia, ma non ho rivelato nessun segreto ad agenti di altri paesi, perciò credo di poter dire che non ho tradito."

"Ma perché sei fuggito?"

"Per amore, Nikolaj... per amore. Vedi, anche una spia può innamorarsi e quando ti innamori nasce una nuova fedeltà... e allora tu devi scegliere fra la fedeltà alla persona che ami e al tuo paese... Non è una scelta facile, ma... Io ho scelto l'amore."

"Devo immaginare che non sia una ragazza russa, se sei fuggito. Quel canadese t'ha aiutato a fuggire? La ragazza è anche qui?"

"No, Nikolaj, è piuttosto più complicato... Non so se faccio bene a spiegarti tutto, in questo caso ti svelerei segreti che anche all'interno del Kgb non tutti conoscono... Ma tu sei un amico, ed io ormai ho rotto il mio giuramento di fedeltà al Kgb... perciò se tu vuoi sapere, ti spiegherò tutto. Ma solo se tu me lo chiedi..."

Nikolaj si grattò la punta del naso nel suo tipico gesto, poi disse a Yuri: "Andiamo a sederci da qualche parte dove nessuno ci ascolti. Immagino che sarà un lungo racconto quello che mi farai..."

Yuri lo portò in un pub e sedettero in un angolo appartato dove potevano parlare tranquillamente in russo senza essere ascoltati, e raccontò all'amico del Nod, poi del suo innamoramento per Roger. Nikita passava di meraviglia in meeraviglia.

"No, non sapevamo niente dell'esistenza di questo Nod... E non immaginavo neanche che tu fossi... omosessuale. Sì, capisco la tua scelta, forse avrei fatto anche io la stessa cosa... se ne avessi avuto il coraggio. E sono d'accordo con te, se quello che mi hai detto è tutto vero, non mi pare che il tuo possa essere davvero considerato un tradimento..."

"Non ti ho mentito, Nikolaj. È tutto vero, come te l'ho raccontato."

"Ti credo... e a questo punto... beh... penso di poterti dire una cosa... Vedi, quando eravamo cadetti tutti e due, e tu mi aiutavi negli studi... io non ti ero solo grato... Io, vedi... beh... io m'ero innamorato di te..."

"Tu, Nikolaj? Vuoi dire che anche tu... che sei come me anche tu?"

"Forse sì."

"Cosa vuoi dire?"

"Beh, vedi, io ho cercato di nasconderlo, non solo agli altri, ma in fondo anche a me stesso... Io ho avuto qualche ragazza, ma mai un ragazzo... non ci ho mai provato, ne avevo paura... vergogna..."

"Credo che non ci sia niente da vergognarsi, se siamo così. Ma a te le ragazze piacciono?"

"Sì, mi attirano... ma a volte anche qualche ragazzo mi fa lo stesso effetto..."

"Beh, ci sono anche quelli che possono sentirsi attratti sia dai ragazzi che dalle ragazze... Roger m'ha spiegato che in questo senso non ci sono due persone uguali... che la natura ci fa diversi, e qualcuno è attratto solo dalle ragazze, qualcuno da tutti e due i sessi, un po' più, un po' meno, e qualcuno, come me, solo dagli uomini... Tu forse sei in quella gategoria intermedia..."

"Sia come sia, io mi sentivo attratto da te..."

"Anche io ero attratto da te. E anche io avevo paura che si scoprisse, perciò ho sempre fatto del tutto per nasconderlo. Proprio il fatto di entrare a far parte del Nod mi ha fatto un po' riconciliare con la mia sessualità..."

"E sei felice ora col tuo Roger?"

"Più che felice."

"Com'è? Ti va di parlarmene?"

"Con piacere. Sai, quando si ama una persona, si vorrebbe parlarne a tutti..." disse Yuri con un sorriso sognatore e cominciò a parlare del suo Roger con l'amico.

Più tardi Nikolaj riprese a parlare del problema che li aveva fatti incontrare.

"Yuri, io dirò che non ti ho trovato. Ma loro potrebbero fare altre ricerche, mandare qualcun altro. Devi perciò scomparire di nuovo, e soprattutto il tuo Roger deve cambiare identità, se non vuole essere rintracciato di nuovo e metterti in pericolo. Oppure dovete lasciarvi, non vedervi mai più. Ma dubito che sceglierete questa soluzione, se è vero che siete così innamorati..."

"Dovrò parlarne con lui, decideremo insieme. Per quanto tempo pensi che potrai dire che mi stai ancora cercando?"

"Pochi giorni. Di tanto in tanto devo mettermi in contatto con un agente della nostra ambasciata di Londra per riferirgli a che punto sono... E non ho idea di come reagiranno quando dirò che non ti ho ancora trovato... Non so se mi diranno di cercare ancora, se affiancheranno a me qualcun altro, se mi toglieranno l'incarico e lo affideranno ad altri... Non posso che augurarti buona fortuna, Yuri... ma non affidarti troppo alla fortuna."

"Non avrai conseguenze se dirai che hai fallito?"

"Forse sì, ma niente di grave. Non sarei né il primo né l'ultimo agente a non essere riuscito nel compito che gli hanno affidato."

"Forse non ci vedremo mai più, Nikolaj... Vorrei fare qualcosa per te, per ringraziarti..."

"No, tu hai già fatto moltissimo per me quando eravamo cadetti... Credo anche io che non ci vedremo più. Ma sono felice di averti incontrato oggi, e di aver potuto mantenere la promessa che ti avevo fatto... Ora è meglio che vada. Abbi cura di te stesso, amico."

"Addio, Nikolaj."

"Addio, Yuri, amico mio." disse il giovane agente ed uscì dal pub senza girarsi indietro.

Yuri tornò subito a casa. Doveva scomparire di nuovo, certo, ma come fare, finché non fosse tornato Roger? Non sapeva neppure dopo quanti giorni il suo uomo sarebbe tornato. Aspettare troppo a lungo restando lì poteva essere rischioso, se avessero mandato qualcun altro a cercarlo poteva essere individuato con la stessa facilità con cui l'aveva trovato Nikolaj.

Allora si ricordò dell'amico di Roger a cui questi gli aveva detto di rivolgersi se avesse avuto qualche problema, quel Walter Muybridge che abitava a Bristol. Decise di telefonargli, ma non da casa, per sicurezza. Doveva chiamarlo da un telefono pubblico.

Uscì ed andò in una cabina. Compose il numero: la linea era libera, ma non rispose nessuno. Yuri guardò l'orologio, e decise di andare a mangiare qualcosa al vicino self service. Si sentiva nervoso, ma non veramente spaventato. Dopo pranzo provò a telefonare di nuovo, ma senza nessun risultato.

Provò a chiamarlo ancora più tardi e finalmente verso le sette di sera una voce rispose al telefono.

"Qui casa Muybridge. Con chi parlo?"

"Sono Ilmari Janson, posso parlare con il signor Walter?"

"Sono io, ragazzo. Qualche problema?"

"Non so se posso parlarne al telefono, ma... sì, c'è un problema."

"Qualcosa di urgente?"

"Penso di sì."

"Bene. Fra un'ora sarò lì da te. Aspettami in casa."

"Sa dove..."

"Certo. Quando busserò ti dirò il nome del tuo primo contatto... chiaro?"

"Sì, chiaro."

Yuri tornò a casa e si mise in attesa. Il tempo sembrava non passare mai. Ma finalmente sentì bussare alla porta dell'appartamento e nonostante aspettasse solo quello, sobbalzò.

"Chi è?" chiese da dietro la porta.

"Sono il padre di Monika..." rispose una voce.

Yuri aprì e si trovò davanti un uomo sulla cinquantina, un po' pingue, con una gran massa di capelli castani brizzolati ed un ampio sorriso stampato in faccia.

"Si accomodi..." disse Yuri studiando l'uomo.

"Sono Walter, l'amico di Roger che vi ha trovato questo alloggio. Tu sei Yuri, vero?"

"Sì. Mi ha detto Roger che lei sa tutto di noi..."

"Penso di sapere quasi tutto, almeno l'essenziale. Allora, ragazzo mio, qual è il problema urgente che hai?"

"Mi dispiace di averla disturbata..."

"Niente complimenti, e dammi del tu."

"Ecco, vede, oggi ho incontrato una persona, un agente del Kgb mandato per uccidermi..." esordì Yuri e raccontò all'uomo tutto il suo colloquio con Nikolaj.

"Hai avuto veramente fortuna, ragazzo mio. Pensa se avessero mandato qualcun altro... non saresti qui a raccontarmelo. Pensi di poterti fidare di questo Nikolaj?"

"Sì, mi fido."

"Bene, questo ci dà un po' di respiro. Comunque concordo con quello che ha detto il tuo vecchio compagno, tu devi scomparire di qui e Roger farebbe bene a non tornare da te usando le sue vere generalità, altrimenti sareste da capo..."

"Scusami Walter, ma... anche tu sei nei servizi segreti?"

"Ero nei servizi segreti di Sua Maestà, ma da tre anni sono in pensione ed ora faccio l'insegnante di chimica in una scuola superiore. Ho conosciuto il tuo Roger anni fa, in occasione di un'operazione congiunta... lui mi salvò la vita... Perciò quando mi chiese aiuto per voi due mi sono prestato più che volentieri. Ma di questo avremo tempo di parlare nei prossimi giorni. Ora, per prima cosa, devi sparire da Bridgewater senza lasciare traccia. Fai subito le tue valigie, poi verrai via con me. Ti porto a Bristol, a casa mia. Io farò in modo di avvertire Roger in modo che non venga in Inghilterra se non ha un'altra identità."

"Riesci a metterti in contatto con lui senza problemi?"

"Quasi sicuramente. Userò uno dei vecchi canali non ufficiali. Comunque se dovesse arrivare a Bridgewater e non ti trovasse, si metterebbe certamente in contatto con me..."

"Ma se lo seguono, se lo sorvegliano, riusciranno a risalire anche a te... e a me."

"Roger non è un pivellino. Trovando l'alloggio vuoto capirà che c'è un problema e conosce il modo di contattarmi senza correre rischi né farne correre a noi. Ma sono quasi sicuro di riuscire a contattarlo prima che torni in Inghilterra. Coraggio, ragazzo, fai le tue valigie."

Arrivarono a casa di Walter a notte. L'uomo portò Yuri nella stanza degli ospiti e gli disse di sistemare le sue cose mentre lui preparava qualcosa per cena.

Mentre mangiavano Yuri gli chiese: "Roger m'ha detto che il tuo ragazzo era un suo vecchio compagno di scuola che era venuto a studiare qui in Inghilterra... ma tu m'hai detto che avete lavorato asssieme come agenti segreti..."

"Sì, è una storia curiosa. Quando io conobbi il mio Raymond, non sapevo nulla di Roger né lui di me. Solo quando lavorammo assieme, dopo che come t'ho detto Roger m'aveva salvato la vita, e io l'invitai a cena da me per ringraziarlo, il mio Raymond e Roger si incontrarono e si riconobbero immediatamente... Il mondo è veramente piccolo, le coincidenze fortuite accadono quando meno te l'aspetti..."

"Mi ha detto Roger che il tuo compagno è mancato due anni fa..."

"Sì... Aveva preso l'Aids... non era un tipo promiscuo, credimi... Ma aveva avuto un'avventuretta solo una volta... senza usare il preservativo... solo una volta... Quando scoprì di essere stato infettato volle che facessi subito anche io le analisi. Io ero siero-negativo... E quell'avventura, era stata l'unica volta che lui avesse fatto l'amore con un'altra persona... Il fato è stato crudele con lui... Avrei voluto morire io al suo posto, ma il destino aveva stabilito diversamente..."

"Eravate innamorati?"

"Molto innamorati. Né Raymond né io avevamo mai fatto sesso con nessun altro, dopo che ci eravamo messi insieme... solo quella volta... Eravamo ad una festa, nella villa di amici gay, forse avevamo bevuto un po' troppo, eravamo tutti e due ubriachi... Non so dirti come, ci siamo trovati in un letto, in tre... Pensa che non so nemmeno chi fosse quel ragazzo... Uno dei tanti ospiti..."

"Forse è meglio che cambiamo discorso..."

"Non so, non importa. All'inizio non riuscivo a darmene pace... a farmene una ragione. Raymond, quando scoprì che lui era stato infettato ma che io ero negativo, non voleva più avere sesso con me, per paura di infettarmi. Ma io l'ho convinto che bastava prendere le necessarie precauzioni, ma che lo volevo con me, che nulla era cambiato... L'unica cosa di cui mi rallegro è di essergli stato vicino fino all'ultimo, e che se n'è andato serenamente..."

"Per quello hai lasciato il servizio tre anni fa?"

"Sì, certo, per curarlo, per stargli vicino quando aveva più bisogno di me..."

"Deve essere stato tremendo per te, vederlo... andar via così."

"Tremendo, certo, soprattutto perché non potevo fare niente per lui. Potevo solo stargli vicino, solo stargli vicino fino all'ultimo."

Yuri sentiva l'intensità del dolore nelle parole dell'uomo, ne leggeva la forza nello sguardo, e sentì che avrebbe voluto poter fare qualcosa per alleviarlo, ma sapeva che anche lui era impotente, come lo era stato Walter per il suo Raymond. E allora si chiese che cosa sarebbe stato di lui se un giorno Roger gli fosse morto, e provò una stretta al cuore, come una morsa gelida che gli fece quasi mancare il respiro.

Finirono di mangiare in silenzio, ognuno immerso nei suoi pensieri.

Poi Walter disse: "Ma la vita continua, deve continuare... Solo così Raymond può continuare a vivere dentro di me, nel mio cuore, nei miei ricordi... Certo, la cicatrice resta, non credo che andrà mai via... ma la vita deve continuare."

"Ti piace insegnare?" gli chiese Yuri cercando di dirottare su altri argomenti la loro conversazione.

"Sì, mi piace. Insegnavo già prima di diventare un agente... ho ripreso il mio antico lavoro. Insegnare mi aiuta a sopravvivere, spiritualmente. Aiutare quei ragazzi a crescere dà uno scopo alla mia vita."

"Nessun rimpianto del tuo periodo come agente segreto?"

"No... dopo tutto non è un lavoro avventuroso ed eccitante come fanno vedere nei film. Sei solo il connubbio fra un commesso viaggiatore, un attore e uno scribacchino."

"Come hai cominciato a farlo?"

"Un giorno un collega a scuola ha cominciato a farmi strani discorsi... poi mi hanno contattato proponendomi semplicemente di diventare un agente... La cosa mi pareva affascinante, così accettai. Beh, come ti ho detto in realtà era molto meno affascinante di quello che avessi pensato, ma ormai c'ero dentro... sai, a volte si va avanti per pura forza d'inerzia..."

"Quando ti metterai in contatto con Roger?"

"Stanotte. Non sarà una cosa semplice, ma spero di riuscirci. Vedi, ufficialmente è il mio hobby, sono un radioamatore. Con questo mezzo sono ancora in contatto con alcune persone, qua e là nel mondo, con cui in passato ho avuto rapporti di... diciamo di lavoro. Abbiamo un codice, che spero i russi non conoscano... e comunque non credo che possano controllare tutte le trasmissioni di tutti i radioamatori. Inoltre non userò il vero nome di Roger, ma il suo nome in codice..."

"Sai che non mi ha mai detto il suo nome in codice?"

"Non so se usa ancora quello di quando avevamo lavorato assieme..."

"E se Roger ha il tuo messaggio, quando credi che ti risponderà?"

"Non ne ho idea. Ma spero presto..."

Dopo aver chiacchierato ancora un po' del più e del meno, decisero di andare a letto. Yuri era contento di aver conosciuto Walter, gli sembrava una persona simpatica e degna di fiducia... Doveva essere degno di fiducia, se Roger gli aveva detto tutto di loro e si fidava di lui. Il ragazzo si addormentò pensando al suo uomo...

La mattina seguente Walter gli disse di aver trasmesso il messaggio per Roger. Poi l'uomo andò alla sua scuola per fare lezione. Per prudenza Yuri rimase in casa, in quanto non sapevano se e quanto i russi lo stessero ancora cercando. Guardò per tutta la mattina la televisione, sia per passare il tempo che per migliorare la sua comprensione dell'inglese. L'uomo tornò per pranzo, cucinò e mangiarono assieme.

Passarono cinque giorni, poi una notte Walter andò a svegliare Yuri: "Roger ha risposto... Aspetta, metto in chiaro il suo messaggio..." disse l'uomo e tornò nel soggiorno, prese la cassetta su cui aveva registrato la comunicazione e si mise a trascriverne il testo. Dopo una mezz'ora, durante la quale Yuri si sentiva sempre più impaziente, finalmente Walter gli passò un foglio.

Yuri lesse: "Messaggio ricevuto. Preparo serie documenti nuovi per tutti e due. Necessari alcuni giorni più del previsto. Cerco anche nuova destinazione, qui forse troppo pericoloso. Saluti a te e un abbraccio a chi sai." Poi disse a Walter: "Non dice quando arriverà..."

"No, probabilmente anche lui non è in grado di prevederlo con esattezza. Ma credo che non dobbiamo preoccuparci. Sono contento che i vecchi canali ancora funzionino, comunque. Se avrà altri messaggi da mandarci così potrà farlo..."

"Ma tu non puoi stare sempre in ascolto... come fai a sapere quando arriva un messaggio?"

"Mai sentito parlare del segnale portante codificato?"

"No, ai corsi non ci hanno mai detto niente a proposito di questo..."

"Beh, è un sistema un po' vecchio, ma sempre buono. La mia radio ricevente è sempre sintonizzata su una lunghezza d'onda prefissata. Quando arriva un certo segnale contenente un codice prefissato, il ricevitore mette in azione un registratore per registrare il messaggio in arrivo ed un allarme, ottico o acustico, per avvisare l'operatore che sta arrivando un messaggio. Il messaggio è codificato in una serie di pacchetti di cinque cifre secondo il codice morse, supercompresse, così se per caso un'altra radio fosse sintonizzata sulla stessa lunghezza d'onda, si sentirebbe solo una specie di rumore di fondo. Il codice cambia a seconda del giorno dell'anno, quindi ha trecentosessantacinque varianti... Con i mezzi moderni quasi sicuramente il codice potrebbe venire violato, per questo, come hai visto, nel messaggio di Roger non c'erano nomi, date, niente che qualcun altro potesse comunque interpretare..."

"Ma tu, anche se non svolgi più la tua attività come agente, sei ancora inserito nel giro?"

"Non proprio. Non posso più usare i canali ufficiali, ma ogni buon agente negli anni ha anche sviluppato contatti personali, amicizie, conoscenze che per un certo periodo gli possono ancora essere utili... come vedi. Il tuo tipo di lavoro era molto diverso, e inoltre, dopo tutto, l'hai svolto per un tempo limitato... E poi a volte i vecchi amici chiedono un favore, quindi, anche se non si è più nel giro, qualche volta ci si appoggia alle vecchie conoscenze per avere una mano."

Parlarono anora un po' del lavoro di agente segreto, poi di altro.

Yuri restava in casa, attendendo notizie di Roger. Dalla finestra vedeva ragazzi andare a scuola, massaie andare a fare la spesa, la normale vita di ogni giorno continuare... e diventava sempre più irrequieto. Walter, per farlo divagare, a volte gli portava a casa qualche videocassetta che affittava o comprava e nel week-end lo portò a visitare la bella città universitaria di Oxford. Yuri stava bene in compagnia dell'uomo, ma la lontanaza da Roger ed il suo silenzio gli pesavano sempre più.

Finalmente arrivò un nuovo messagio radio che annunciava l'imminente ritorno di Roger, e che diede a Yuri una nuova carica di energia e di ottimismo.

Poi un giorno Walter tornò a casa da scuola con un ampio sorriso sulle labbra. Appena vide Yuri, gli comunicò la buona notizia.

"Roger mi ha telefonato a scuola, stamattina. Nel pomeriggio arriverà qui, a casa mia. Dice che è tutto pronto per la vostra definitiva sistemazione."

Yuri s'illuminò tutto: "A che ora arriverà?"

"Verrà con il treno delle tre e quattordici."

"Lo andiamo a prendere alla stazione?"

"No, verrà lui direttamente qui. Sei contento, Yuri?"

"Non vedo l'ora di abbracciarlo..."

"Lo immagino. Ache io sono ansioso di rivederlo."

Le ore passavano lente, Yuri guardava spesso la via dalla finestra sperando di vederlo arrivare.

Finalmente si sentì suonare alla porta. Walter guardò dallo spioncino e con le dita fece a Yuri il segno di "ok". Aprì la porta e finalmente Roger entrò nell'appartamento con due valigie ed un borsone, accaldato e stanco ma con un'espresione felice sul volto.

Appena entrato e salutato Walter, Yuri e Roger si gettarono l'uno nelle braccia dell'altro e si baciarono pieni di gioia e di passione. Walter portò i bagagli in soggiorno e li chiamò.

"Finalmente, Roger! E andato tutto bene?" gli chiese Walter facendogli segno di accomodarsi.

Yuri e Roger sedettero sul sofà, semiabbracciati, Walter su una poltrona di fronte a loro.

"Allora, raccontaci cosa sei riuscito a fare..." gli chiese Walter.

"Ho tutto pronto, nuovi documenti sia per Yuri che per me, ho studiato un tragitto ed ho trovato dove possiamo provare a sistemarci. Un amico di Canberra ci manderà tramite banca tutti i miei risparmi una volta che saremo arrivati..." e continuò spiegando loro tutti i dettagli del suo piano.


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