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una storia originale di Andrej Koymasky


pin ANCHE UNA SPIA PUÒ AMARE CAPITOLO 11
DESTINAZIONE FINALE

Walter accompagnò in macchina Roger e Yuri fino ad Anglesey, dove i due si imbarcarono per Dublino. Al controllo passaporti non ebbero difficoltà con le loro nuove identità. Roger aveva procurato a Yuri un passaporto Jugoslavo, dove figurava come Milian Kossavich, e lui viaggiava con un passaporto belga con il nome di Albrecht Verriest. Si fermarono a Dublino per acquistare due posti sul volo per Auckland, in Nuova Zelanda, che partiva tre giorni dopo.

Nell'attesa della partenza visitarono Dublino. Poi finalmente venne il giorno del loro volo per la Nuova Zelanda. Appena atterrati ad Auckland, Roger fissò una camera all'Aspen Lodge Bed & Breakfast in Emily Place, al centro della città. Il giorno seguente andò con Yuri in banca: il bonifico a suo favore era già stato fatto. Aprirono un conto congiunto in un'altra banca, quindi si misero a cercare un alloggio. Poi andarono presso un'agenzia privata di assistenza per l'immigrazione per essere guidati ed aiutati per la preparazione di tutti i documenti necessari per ottenere un permesso di soggiorno e di lavoro.

Dopo cinque giorni di ricerche, trovarono un appartamentino in Wyndham Street. Lo arredarono in modo semplice e funzionale. Quando vi passarono la loro prima notte, la celebrarono facendo l'amore per tutta la notte.

Frattanto avevano anche visitato un po' la città e discusso su come investire i soldi che avevano in banca per iniziare una qualche attività che permettesse loro di vivere. L'idea la ebbe Yuri quando visitarono l'Auckland Museum, dove erano esposti tesori dell'arte maori e nella cui bottega interna videro prodotti dell'artigianato locale. Decisero di aprire un negozio di oggetti e souvenir per turisti e lo chiamarono con il nome maori della città, cioè Tamaki Makau Rau, che significa "battaglia dei mille amanti".

Mentre cercavano il locale adatto, si informarono anche sul modo di procurarsi sia oggetti fabbricati dai maori, come le loro belle sculture in osso o in legno, e dell'artigianato come i bellissimi variopinti maglioni di lana.

Trovarono finalmente un piccolo locale all'inizio del Queen Street, non lontano dal porto e poterono così dare inizio alla loro attività.

"Sei felice, Yuri?" gli chiese Roger quando tornarono a casa dopo la prima giornata di lavoro nel loro negozietto.

"Più che felice, amore. Ma sarebbe meglio che ti abituassi a chiamarmi Milian, non ti pare?" gli rispose il ragazzo abbracciandolo.

Roger lo baciò, giocarono un po' con le loro lingue, a poco a poco si spogliarono a vicenda. I due amanti erano più che mai innamorati e non si stancavano mai di dimostrarsi il reciproco desiderio ed amore...

"Non sei pentito di aver lasciato tutto per me?" gli chiese Yuri mentre si rilassavano sul loro grande letto.

"Non ho lasciato niente di importante, qui ho tutto ciò che posso desiderare: te!"

"Galante!"

"No, semplicemente sincero. E tu, amore?" gli chiese Roger.

"Posso dire la stessa cosa. E qui in Nuova Zelanda la vita mi piace molto più che non al mio paese... Soprattutto perché sono con te, poi anche per l'aria di libertà che si respira... La gente qui è gentile, cordiale, aperta..."

"Sì. Credo davvero che avremo una bella vita, qui e assieme. La Nuova Zelanda è un paese giovane, in piena crescita, ed è benedetto da una natura splendida. Appena possiamo ci compriamo un fuoristrada ed iniziamo ad esplorare tutte le sue bellezze naturali. D'accordo?"

"Certo, amore..." gli disse Yuri con un sospiro di piacere.

Il loro negozietto andava discretamente bene, cosicché presto poterono comprare anche i locali del negozio adiacente ed ingrandirsi, assumendo anche un paio di commessi. Si comprarono un'automobile, poi si trasferirono in una casetta monofamiliare in Mount Albert Road. Cominciavano ad avere amici e conoscenti, fra cui anche alcuni gay come loro, con cui a volte si incontravano per party o per gite. Stavano bene ed erano felici.

Passarono così alcuni anni e finalmente riuscirono entrambi ad ottenere la cittadinanza della Nuova Zelanda. Ormai anche Yuri parlava inglese senza alcun accento ed erano entrambi bene inseriti nella loro nuovo vita.

Avevano anche assunto un ragazzo gay di origine filippina, Efrem, che viveva con loro e gli teneva in ordine la casa, pulendola, facendo da mangiare e curando il giardinetto che la circondava.


Yuri e Roger erano nel loro negozio in Queen Street, Roger serviva alcuni clienti giapponesi e Yuri stava riordinando uno scaffale, quando entrò una coppia di nuovi clienti che si mise a curiosare. Yuri li aveva notati con la coda dell'occhio, ma come avevano l'abitudine di fare, li lasciò girare per il negozio perché vedessero con calma la merce esposta.

Ad un tratto uno dei due disse ad alta voce: "Yuri!"

Il ragazzo si sentì raggelare e si immobilizzò chiedendosi che fare.

La stessa voce ripeté, in russo: "Yuri Dudaev, questa sì che è una sorpresa!"

Yuri, sentendosi stringere le viscere come in una morsa di ghiaccio, si girò lentamente, vide Roger arrivargli davanti con aria protettiva e, alle sue spalle, riconobbe uno dei due nuovi clienti: si trattava di Ivan Volkhogonov, l'aiutante di Aleksandr Korobilo. Accanto a lui c'era un ragazzo giovane che Yuri non aveva mai visto. Vide che nel frattempo gli altri clienti erano usciti.

Yuri guardò Roger, poi disse, in inglese, rivolto ad Ivan: "Il signore desidera?"

Ivan rispose in russo: "Via, Yuri, non fare finta di non riconoscermi... D'accordo che sono passati parecchi anni, ma nessuno di noi due è cambiato tanto da non riconoscerci, no?"

Roger, sempre in inglese, disse ad Ivan: "Non so di che cosa parla, signore. Non capisco che cosa dice. La prego di parlare in inglese, se lo sa parlare..."

Ivan fece un sorriso ammiccante e continuando a parlare in russo, disse: "Scommetto che lei è il canadese che Yuri doveva seguire... non ricordo più il suo nome... ma lei certamente parla anche il russo..."

"Si sbaglia, io mi chiamo Milian e il mio socio è belga..." insisté Yuri.

"Ma via, ci siamo solo noi... a parte quei due commessi... che credo che non capiscano il russo. Comunque, non potremmo andare a parlare da qualche altra parte? Non potreste lasciare il negozio per pochi minuti?" insisté Ivan.

"Parlare? E di che cosa?" chiese Roger, passando al russo.

"Di questo incontro. In un luogo tranquillo, ma anche affollato, se questo vi fa sentire più... sicuri. Comunque, noi due siamo qui solo per turismo, non avete nulla da temere... Allora?"

Roger e Yuri scambiarono un rapido sguardo, poi Roger disse ai commessi: "Noi usciamo un attimo con questi signori. Badate voi al negozio. Bene, possiamo andare..."

Si recarono tutti e quattro in un pub non lontano, dove c'erano altri clienti, ma dove trovarono un tavolo un po' appartato.

Dopo aver ordinato, Yuri, sentendosi molto teso, chiese: "Che cosa volete da me? da noi?"

Ivan sorrise di nuovo: "Niente. Basil ed io siamo qui in vacanza, non per lavoro. Siamo due semplici, comuni turisti e tutto io mi sarei aspettato meno che imbattermi proprio in te, Yuri."

"Non siete venuti per... eliminarmi?" chiese il ragazzo ancora teso e Roger, che sedeva di fianco a lui, gli strinse una mano sotto il tavolo.

Ivan scosse la testa: "No, assolutamente no, Yuri. Non abbiamo con noi nemmeno un coltellino, nessuna arma, te lo garantisco. E comunque non siamo qui per te, come ti ho detto. Non pensavo neppure lontanamente di trovarti qui..."

"Ma ora mi hai trovato... E ti metterai in contatto con l'Ambasciata a Wellington, immagino."

"Ma no, Yuri! Né io né il mio ragazzo, Basil, abbiamo nessun motivo per farlo. Te lo posso giurare."

"Come possiamo crederti?" gli chiese allora Roger.

"Certamente saprete che abbiamo un nuovo segretario generale, in Unione Sovietica, il compagno Gorbachev. E avrete sicuramente anche sentito parlare della sua nuova politica, la perestroika, no?"

"Sì, certo, e con questo?"

"Spesso quando da noi cambia il segretario generale avviene anche un terremoto, alle alte sfere. A volte una purga, a volte pensionamenti forzati o magari solo trasferimenti che allontanino persone non gradite, per mettere al loro posto persone vicine al nuovo segretario generale... Tu dovresti saper bene come vanno queste cose, Yuri, no?"

"...Sì... so che spesso accade..."

"Accade sempre, direi. Bene, anche alla Lubianka abbiamo avuto il nostro piccolo terremoto. Il compagno colonnello Zhitnikov è stato nominato ambasciatore in Gambia... il che è come dire che è stato messo da parte. Al suo posto è stato messo il compagno Valerj Aghilev. Tu forse tu non l'hai mai sentito nominare... È un funzionario, non un militare, che proviene dal ministero degli esteri. È un pragmatico, non un ideologo, il che significa che ha una mentalità diciamo... piuttosto aperta. Il compagno Jusichev è stato messo in pensione ed è stato nominato al suo posto il nostro Aleksandr Korobilo. Come conseguenza, io ho preso il posto di Aleksandr..."

"Congratulazioni per te e per Aleksandr... ma ancora non vedo chiaramente come questi cambiamenti possano farmi stare tranquillo..." disse titubante Yuri.

"I vecchi ordini, e specialmente quelli di eliminazione, dovrebbero essere controfirmati dalla nuova dirigenza per restare effettivi. Bene, io so per certo che Aleksandr non solo non ha controfirmato l'ordine di eliminazione emesso a suo tempo contro di te, ma lo ha cestinato definitivamente..."

"Ne sei certo?" chiese Yuri ancora esitante.

"Sì, ne ha discusso con me, quindi ne sono più che certo. Per la mentalità di Jusichev il tuo era stato un vero e proprio tradimento. Aleksandr ed io sapevamo che tu non eri passato al nemico, che non avresti lavorato per una potenza straniera contro l'Unione Sovietica... Ti conoscevamo abbastanza per sapere che era così... E comunque, se scoprissimo che ci eravamo sbagliati sul tuo conto, si può sempre emettere un nuovo ordine, no?"

"E quindi, nel mio fascicolo personale, che cosa risulta? Scomparso? O cosa?" chiese Yuri cominciando a sentirsi un po' sollevato.

"Aleksandr ha semplicemente scritto nel tuo fascicolo: ha cessato il servizio per motivi personali. È tutto."

"Quindi davvero ora non corro più pericoli? Né io né Roger?"

"Certo, nel modo più assoluto. Potresti anche tranquillamente riprendere la tua vera identità, se lo desiderassi."

"No, questo no. Ormai Roger ed io siamo cittadini Neo Zelandesi, qui abbiamo casa, un lavoro che ci piace, amici... Stiamo bene così, credimi..."

"Basta guardarvi per capire che state bene, che state bene qui e che state bene assieme." disse Ivan con un sorriso amichevole.

Chiacchierarono un po', poi Yuri chiese a Ivan: "È grazioso, il tuo Boris e mi pare un ragazzo dolce... come vi siete conosciuti? Fa parte anche lui dell'Operazione Nuova Dacia?"

"Ora ne fa parte anche lui, ma lavora in ufficio con me, come mio segretario, non è un agente esterno. Quando l'ho conosciuto era stato appena assunto come archivista alla sezione Affari Interni della Lubianka. La prima volta l'ho incontrato proprio lì, e mi sono subito sentito molto attratto da lui. Ho cominciato a cercare delle scuse per rivederlo, ma pareva che il destino si accanisse contro di me... Ogni volta che trovavo un motivo valido per andare nell'ufficio dove lui lavorava, ora per un motivo ora per un altro non riuscivo a rivederlo...

"Ma poi un giorno, mentre stavo in uno dei nostri furgoncini spia nella piazza del Bolshoi per far vedere ad una delle nostre reclute come i ragazzi facessero per agganciare o per farsi agganciare da un uomo, rividi il mio Boris, e fui abbastanza fortunato per vedere che un uomo lo agganciava e se lo portava via... Allora nei giorni seguenti, sentendomi ormai sicuro sul fatto che anche a Boris piacesse fare l'amore con persone del proprio sesso, feci in modo di incontrarlo all'uscita del suo ufficio alla fine dell'orario di lavoro. Lo invitai a venire a prendere un caffè con me. Gli dissi che mi piaceva molto, che avrei voluto provare a vedere se si poteva diventare amici... e per mia fortuna anche lui si sentiva attratto da me e così siamo diventati amanti... Ecco, questa è in breve la nostra storia."

"Quanto è che state assieme?" chiese Roger.

"Ormai sono quattro anni. E da due anni abbiamo anche preso un bell'appartamento assieme, non lontano da Prospekt Marska, nello stesso stabile in cui vive Aleksandr col suo ragazzo."

"Aleksandr con chi sta, ora? Con qualcuno che conosco?" chiese Yuri.

"No, non credo che tu lo conosca. Si tratta di un giovane cadetto, il terzo figlio di un sottosegretario del Ministero della Pubblica Istruzione... Un ragazzo molto piacevole, anche come carattere, intendo, e che in qualche modo assomiglia a te, Yuri. Pare che Aleksandr stia molto bene con lui."

Ormai in un'atmosfera molto più distesa e serena, parlarono ancora un po' di varie cose. Poi Yuri e Roger li invitarono a passare a casa loro quella sera per cenare assieme. Durante la cena Ivan di nuovo rassicurò i due amanti, anche promettendo loro che non avrebbe detto a nessuno, neppure ad Aleksandr, che si erano incontrati. Anche Boris, il ragazzo di Ivan, promise che non avrebbe fatto parola del loro incontro con anima viva.

Quando Ivan e Boris lasciarono la Nuova Zelanda, Yuri e Roger parlarono di quel fortunato incontro che li faceva ora sentire molto più tranquilli e sicuri.

"Non ti piacerebbe poter tornare in Russia ora che sai che non corri più pericoli, almeno come turista, per rivedere la tua terra, la tua gente e magari, chi sa, anche la tua famiglia?" gli chiese Roger ad un certo punto.

"No, amore. Ormai mi sento uno di qui, perché qui ho tutto quello che un uomo può desiderare: una casa, una lavoro, amici e soprattutto il tuo amore. Ti potrà sembrare strano, ma direi che quasi non mi sento più un russo... Il passato non conta più, non ha più importanza per me. Vedi, questa è una terra giovane, rivolta al futuro più che non altre nazioni, e questo mi piace. E a te, Roger, non manca il Canada?"

"Forse un poco, ma non poi troppo. Sì, sono d'accordo con te che qui stiamo bene perché abbiamo tutto quello che possiamo desiderare, di cui possiamo sentire il bisogno. E anche per me, l'essenziale è stare con te, avere il tuo amore."

"Pensi che durerà? A volte mi chiedo, con una certa ansia, se la felicità non sia che una parentesi nella vita, che un momento fuggente... E allora mi chiedo... quando finirà?"

"Non lo so, onestamente, ma so che da parte mia farò del tutto perché duri, farò tutto quanto è in mio potere. E so che anche per te è così. Vedi, l'amore non consiste nella consapevolezza di aver trovato la persona perfetta con cui vivere, ma piuttosto di aver trovato la persona i cui lati positivi sono maggiori di quelli negativi, e con cui si vuole costruire il proprio futuro, giorno dopo giorno."

"Sì, sono d'accordo, la penso anche io così. E solo l'idea che noi due continueremo a forgiare il nostro futuro assieme, giorno dopo giorno, come dici tu, mi fa sentire sereno, anzi, felice."

"Potrebbe anche capitarci di passare momenti difficili, l'uno a causa dell'altro, intendo dire..."

"Ma se saremo sempre sinceri, se sapremo comunicare, se cercheremo sempre di capire l'altro, di rispettarlo, di stimarlo, di amarlo, credo che li sapremo superare, no?"

"Sì, e saremo anzi sempre più uniti, amore." disse Roger con un ampio sorriso.

Rimasero in silenzio per un po', ripensando a quanto si erano appena detti, alla loro vita in comune. A poco a poco i loro corpi si avvicinarono, si intrecciarono, comunicandosi l'intensità del proprio desiderio e la gioia dello stare assieme, e insensibilmente, si ritrovarono allacciati in un nuovo, bellissimo rapporto d'amore, che si esprimevano con gioia attraverso i loro corpi che ormai conoscevano così bene e che pure non si stancavano mai di esplorare di cercare di conoscere anche meglio.


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