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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL CARRO DEI GUITTI di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 3 giugno 1992
CAPITOLO 1
VANCE DIVENTA... ATTRICE

Un'altra uggiosa giornata di pioggia fine ed insistente.

Vance Elton si caricò il telo pieno di fieno sulle spalle e si avviò verso la capanna della madre. Era di umor nero: se almeno la madre gli fosse stata grata per tutto il lavoro che lui faceva anche quando i fratelli si riposavano! Non era colpa sua se lui era il figlio illegittimo, non l'aveva chiesto lui, eppure tutti sembravano prendersela con lui. Vance il Bastardo! Quel marchio gli aderiva addosso come una piaga, come una sanguisuga e sembrava non volersi staccare da lui. La madre era stata violentata dal figlio del Conte sedici anni prima... e il marito, quando s'era accorto che lei era incinta, l'aveva abbandonata. Qualcuno aveva insinuato che la donna si fosse data spontaneamente al giovane conte e che questo era il motivo per cui il marito l'aveva lasciata. Così ora, in famiglia, sia la madre che i tre fratelli maggiori se la prendevano con lui. Non era giusto!

Scaricò il fieno sistemandolo sotto la tettoia e ripartì per fare un nuovo carico. Stava per lasciare la strada ed inoltrarsi tra i campi, quando vide sopraggiungere uno strano carro tirato da due magri cavalli. Si fermò sul ciglio a guardare incuriosito. Era un carrozzone dipinto a vivaci colori, con su scritto qualcosa. Vance non sapeva leggere, ma sapeva che quella era scrittura. A cassetta un uomo sui venticinque anni, tutto avvolto in una specie di mantello con un cappuccio calato sugli occhi, spronava i cavalli che tiravano stancamente il carro e sembravano essere sul punto di cedere da un momento all'altro per lo sforzo.

Il carro gli passò davanti cigolando. Accanto all'uomo era seduta un'altra figura più piccola, talmente imbacuccata da sembrare più un fagotto di stracci che un essere umano. Sul retro del carro erano seduti altri due, le gambe penzoloni che che si muovevano ad ogni sussulto del carro sulla strada ineguale, quasi fossero disarticolate gambe di marionette. Il carro proseguì verso il villaggio.

Vance s'inoltrò fra i campi, ammassò altro fieno bagnato, ne riempì il telo di cui legò strette le cocche e se lo caricò sulle spalle, avviandosi di nuovo verso la capanna. Mentre scaricava vide il carro fermo poco più in là, davanti alla locanda del Liocorno. Vance si scostò dagli occhi i capelli grondanti e guardò incuriosito: chi poteva essere quella gente con quello strano carro? Dalla porta della capanna la madre lo chiamò.

"Vance, c'è da andare a prendere l'acqua! Sbrigati!"

Il ragazzo annuì, posò il telo, entrò in casa per prendere il secchio quindi si recò al pozzo, di fianco alla locanda. Sul carro non c'era più nessuno, ora, erano entrati tutti dentro, forse a bere qualcosa. Mentre attingeva acqua arrivò al pozzo la figlia del locandiere.

"Ehi, Meg, chi sono gli stranieri appena arrivati?"

"Attori ambulanti. Si fermeranno qui un paio di giorni. Se smette di piovere, faranno uno spettacolo."

Il ragazzo guardò il carro variopinto ed annuì: avrebbe dovuto immaginare che si trattava di attori, ne aveva sentito parlare dai vecchi. Sperava che smettesse di piovere, gli sarebbe piaciuto poter vedere uno spettacolo. Guardò verso il cielo ma ma tutto era d'un grigio uniforme e la pioggia continuava a cadere, sottile ma fitta ed insistente. Ma era ancora mattina e forse prima di sera avrebbe spiovuto.

La giornata passò, lenta e grigia come tutte le altre. Poco prima dell'imbrunire la pioggia cessò. Uno degli uomini del carro girò per il villaggio suonando il tamburo per annunciare lo spettacolo della sera: si trattava della storia di Re Riccardo Cuor di Leone. Gli altri tre stavano già allestendo la scena, aprendo una fiancata del carro.

Quando lo spettacolo cominciò, al lume di torce e lanterne, Vance era in prima fila. Il terreno era bagnato perciò gli spettatori dovevano stare tutti in piedi. L'umidità impregnava l'aria e stava facendo un po' fresco, ma Vance era completamente assorbito dalla rappresentazione che si stava svolgendo davanti ai suoi occhi. Gli attori declamavano con voci stentoree. Vance colse subito i caratteri: uno faceva il buono (Re Riccardo), uno il cattivo (Giovanni Senza Terra), uno il comico (lo scudiero) mentre il quarto cambiava spesso ruolo e costume facendo altre parti secondarie. Vance sentì subito di parteggiare per il buon Re Riccardo, come d'altronde quasi tutta la gente del villaggio.

Finita la commedia passò uno degli attori con un cesto per raccogliere i doni della gente, qualche rara moneta e più spesso doni in natura. Quando fu davanti a Vance, questi si sentì imbarazzato: non aveva niente da dare. Così allargò le braccia in un gesto sconsolato. L'attore, che era quello che aveva impersonato Re Riccardo, l'uomo a cassetta sui venticinque anni che guidava i cavalli, gli fece un sorriso, gli strizzò l'occhio e passò oltre. Poi fu annunciato lo spettacolo per la sera seguente: la storia del Santo Vescovo Thomas assassinato a Canterbury.

Vance si ripromise di andare, ma questa volta portando qualcosa. Ci pensò per tutta la giornata seguente. Monete non ne aveva. Avrebbe potuto rubare del cibo in casa... ma la madre se ne sarebbe accorta e l'avrebbe spellato vivo. Infine pensò al suo tesoro nascosto. Andò nel campo, si assicurò che nessuno lo stesse guardando, sollevò alcune pietre del muretto di confine e ne tirò fuori un piccolo involto. C'era un manico in osso per un coltello, un bottone di metallo che aveva trovato sulla strada, la punta un po' storta di una freccia... Pensò che certamente agli attori non sarebbe servito niente di quel genere. Ripose l'involto. Poi pensò che avrebbe potuto arrampicarsi su qualche albero in cerca di uova. Cominciò la sua ricerca e quando ne ebbe trovate un po', si fermò soddisfatto. Le avvolse con foglie e le legò con un sottile giunco.

Così quella sera, finito il nuovo spettacolo, quando l'attore gli passò davanti e, riconosciutolo, fece per passare oltre senza tendere il cestino, Vance lo afferrò per una manica e gli porse il pacchetto.

L'uomo lo guardò, sorrise e chiese: "Che mi dai, stasera?"

"Uova. Le ho colte io dai nidi. Non ho altro."

"Va bene. Ti è piaciuta la commedia?"

"Oh sì, molto. Siete tutti bravi, specialmente tu."

"Sì, sono il capo attore, io."

"È difficile fare l'attore?"

"No, ma ci vuole talento. Perché me lo chiedi?"

"Bah... così!"

"Ti piacerebbe fare l'attore, forse?"

"Non ci ho mai pensato, ma... mi prenderesti con te?"

"Lasciami finire il giro, poi vieni al carro e ne parliamo."

Vance era pensieroso. Non sapeva, ma l'idea di lasciare il villaggio gli si presentò subito in mente come una liberazione, una soluzione di tutti i suoi problemi. Perché no? Fare l'attore, vestire costumi bellissimi, girare tutte le contrade... Ma sarebbe stato capace, lui? Aveva talento? Avrebbe saputo imparare?

La gente cominciava a defluire tornando alle proprie case, mentre gli attori smontavano le scene e chiudevano la fiancata del carro. Vance allora si avvicinò. Quello con cui aveva parlato, vedendolo arrivare, gli fece cenno di accostarsi.

"Io sono James, James Midwood, capocomico. E tu, ragazzo, come ti chiami?"

"Io sono Vance Elton."

"Quanti anni hai?"

"Sedici compiuti."

"E ti piacerebbe fare l'attore?"

"Beh, non so... penso di sì."

"Il problema è che... se tu fossi una ragazza, ti prenderemmo subito con noi. Ci manca una donna, vedi? Ma tu sei un ragazzo..."

"E non avete bisogno di un ragazzo?"

"No, c'è già mio fratello Walt, che ha venti anni. Le fa lui le parti da giovane."

"Allora non mi prenderete con voi?" disse Vance mogio mogio, "Io speravo di andarmene dal villaggio, di poter venire con voi, fare l'attore, girare il paese..."

"Vuoi andartene di qui, ragazzo? Perché?"

"Qui tutti mi trattano male, perché sono un figlio bastardo."

James lo squadrò da capo a piedi con attenzione. Poi gli disse: "Come ti ho detto, a noi servirebbe una donna. Ma tu sei giovane e, ben truccato, potresti anche passare per una donna. Se ti va di fare la donna per noi, ti prendo nella compagnia."

"Io la donna? Non lo so... ne sarò capace?"

"Ti posso insegnare io. E poi avrai solo da osservare le donne, come parlano, come si muovono, come fanno ed imitarle. Il tuo viso è ancora abbastanza delicato per poter passare per quello di una ragazza."

"Posso provarci..."

"Bene, allora trovati qui domattina all'alba. Partiamo per il prossimo villaggio. Ma bada che non ti aspetterò!"

"Non mancherò!"

"D'accordo, Vance. A domani, allora."

Il ragazzo tornò all capanna. Si buttò sul suo giaciglio ma non riusciva a prendere sonno. Pensava... cercava di immaginarsi là, sulla scena, vestito da donna. E perché no? Poteva imitare Meg, quella smorfiosetta della figlia del locandiere, o la vecchia vedova Stevens, o anche sua madre. Ma come fare ad imitare una regina, per esempio? Lui non aveva neanche mai visto la Lady del Castello, se non molto di lontano, figurarsi una regina! Beh, ma quello glielo avrebbe insegnato James...

Di tanto in tanto si assopiva ma subito saltava su, gli occhi sbarrati, e guardava la finestrella temendo di aver dormito troppo. Ma era ancora buio.

Appena ebbe la percezione che il cielo stesse iniziando a rischiarare, si alzò. In casa dormivano ancora tutti. Scavalcò senza far rumore il giaciglio di uno dei suoi fratelli, uscì cautamente ed arrivò accanto al carro quasi di corsa. Anche qui ancora dormivano tutti. Dall'esterno si sentiva solo qualcuno russare a tratti. Si appoggiò al muro della taverna, stringendosi le braccia attorno al corpo per attutire il freddo umido che gli stava penetrando addosso attraverso i miseri panni che lo coprivano appena.

Finalmente dall'interno del carro si sentì qualcuno muoversi, poi voci impastate dal sonno. Vance si scostò dal muro. S'aprì la porticina posteriore del carro e ne uscì Walt che si stirò voluttuosamente e a lungo. Quando vide Vance gli fece un cenno di saluto col capo. Il ragazzo rispose con un sorriso schivo e s'avvicinò. In quel mentre anche James uscì dal carro.

"Ehilà, puntuale come il gallo canterino. Bene. Walt, questo è Vance, il ragazzo di cui ti parlavo."

"Lo immaginavo. Va bene, avevamo giusto bisogno di uno che facesse la donna qui con noi. Benvenuto al carro dei guitti, Vance."

Scesero anche gli altri: il vecchio Tod, sui quarantacinque anni, che era il comico, e Ray, il cattivo, un uomo sui trentacinque anni. I due uomini salutarono Vance. Dopo essere andati nei campi a fare i loro bisogni, salirono tutti nel carro e partirono. Vance sedette a cassetta fra i due fratelli. Era felice e trepidante al tempo stesso. Il villaggio si stava allontanando alle sue spalle e con quel viaggio si stavano allontanandole umiliazioni, la vita grigia e piatta, il vuoto, mentre di fronte a lui si stava aprendo la strada colorata e nuova del futuro, del lavoro di attore.

"Ma... mi riuscirà di fare la donna?" chiese Vance ad un tratto.

Walt rise: "Non ti preoccupare, ti insegneremo noi. Ehi, James, dovremo trovargli un nome da donna, però. Che ne dici di Peg? Peg Midwood!"

"No, è meglio Liz, o Lizzie."

"No, no... Clarice?" disse Walt.

Vance rideva, e propose: "Ellie?"

"Ti piace Ellie? Vada per Ellie, allora, ti chiameremo così. La nostra sorellina Ellie Midwood! Ehi, Walt, dobbiamo vestirlo prima di arrivare al prossimo villaggio. Andate nel carro e vedi di sistemarlo a dovere."

"Perché devo vestirmi ora? Non basta che mi vesto per andare in scena?" chiese Vance stupito.

"Eh no! Se la gente s'accorge che non sei una donna, magari s'infuria. Devono credere tutti che tu sei la nostra sorella minore, Ellie Midwood. Perciò vestirai da donna, parlerai da donna, farai tutto proprio come una donna. Così sarai anche più convincente in scena, capisci?" disse James.

Vance annuì con convinzione. Fermato il carro, Walt e Vance vi entrarono. Mentre il carro riprendeva il cammino,Walt cercò nel baule dei costumi qualcosa di adatto. Fece spogliare il ragazzo e gli fece provare diversi abiti femminili.

Quando infine fu soddisfatto, gli disse: "C'è il problema dei capelli, non sono abbastanza lunghi. Per ora tienili coperti con questa pezza annodata in capo, così... poi ti si allungheranno e non ci saranno più problemi. Ecco, così va bene. Sai che sembri proprio una bella ragazza? Ti cresce già la barba?"

"Non ancora..."

"Ma quanti anni hai?"

"Sedici compiuti."

"Io me la dovevo già tagliare a quindici anni. Bah, meglio così, dopo tutto. Prova a girarti. Ma no, non così, con più grazia. Guarda me, così... Ecco, adesso provaci tu... sì, ora va un po' meglio."

Continuarono a provare e Vance si stava divertendo. Il carro si fermò.

"Scendiamo, Ellie, voglio farti vedere a James ed agli altri. Vediamo che ne pensano."

Vance scese dal carro, sentendosi un po' impacciato. Gli altri, appena lo videro, si misero a ridere e batterono le mani.

"Bene bene, Ellie. Allora, benvenuta nella compagnia!" esclamò James.

Ray gli dette una pacca sul sedere e Vance fece un salto, stupito.

Tod rise: "Dovrai abituartici, se devi passare per una donna. Ma devi avere una reazione più femminile. Ray, dai a me una pacca sul sedere, che faccio vedere a Vance come reagirebbe una donna."

"Ellie, non Vance, ricordatevelo!" lo corresse Walt.

Tod e Ray fecero la scena. Vance scoppiò a ridere poi ci riprovò lui. Erano fermi in aperta campagna. Walt e Ray si allontanarono, mentre James faceva ancora provare Vance. Tornarono poco dopo carichi di frutta e di verdure.

"Ecco qui il contributo involontario dei nostri buoni contadini. Per oggi c'è di che mettere sotto i denti. Ah, Ellie, sai cucinare?" disse Walt allegro.

"Io? No..."

"Dovrai imparare, allora. Da oggi in poi questo sarà compito tuo. Ti insegnerò anche questo e farò di te una buona cuoca."

Vance si divertiva. Ripresero il cammino. Vance sedeva di nuovo a cassetta fra i due fratelli, vestito da donna. Quei panni lo coprivano meglio che non i suoi vecchi abiti striminziti e sdruciti, si sentiva confortevole.

Dopo un po' James disse: "No, Ellie, non ti faremo passare per mia sorella, ma per mia moglie."

"Perché non mia moglie, allora?" chiese Walt furbescamente.

"Zitto tu. Il capo sono io, qui e Ellie sarà mia moglie. Fine del discorso!"

Vance sorrideva divertito per quello scherzo.

Giunti nel nuovo villaggio, come al solito lo girarono per annunciare lo spettacolo della sera. Poi James, chiuso nel carro con gli altri, spiegò la trama della rappresentazione, specialmente a beneficio di Vance. Il ragazzo avrebbe dovuto fare la parte della moglie del re Dunn Scot. Provò e riprovò, seguendo i consigli dei compagni. A sera aiutò gli altri ad allestire la scena.

E finalmente debuttò. Si sentiva terribilmente emozionato, ma man mano che la rappresentazione andava avanti, cominciò a sentirsi più sicuro ed a recitare in modo più disinvolto, perché si stava lasciando prendere da quanto accadeva in scena, che gli sembrava sempre più reale. Alla fine della rappresentazione anche Vance fece il giro con il cestino per raccogliere le offerte degli spettatori. Quando tornò sul carro si vide che il cestino del ragazzo era il più pieno.

Walt allora disse: "Certo, ad una bella ragazza gli uomini danno con più generosità."

Vance allora chiese: "Come sono andato, in scena?"

"Non male, per essere la prima volta. Hai del talento, e le prossime volte andrà anche meglio. La gente del villaggio l'ha bevuta, e questo è l'importante. Tu osserva molto attentamente le donne, Ellie, ed impara ad imitarle in tutto. Così avrai sempre più successo."

"Certo, James, farò del mio meglio."

"Ed ora, tutti a dormire!" ordinò James.

Entrati nel carrozzone i due fratelli stesero i loro giacigli nella parte anteriore del carro e prepararono un posto per Vance fra loro. Nella parte posteriore del carro Tod e Ray prepararono i propri giacigli e si stesero a dormire. Dopo aver spento la lanterna, parlarono per un po', poi a poco a poco nel carrozzone scese il silenzio. Vance si addormentò sentendosi felice.

Durante la notte però fu svegliato da una strana sensazione. Quando fu ben sveglio si rese conto che James gli si era addossato con tutto il corpo e lo stava stringendo fra le braccia.

"Ehi, che fai?" chiese sottovoce il ragazzo, stupito.

"Zitto... stai zitto..." mormorò James mentre gli sollevava la gonna.

"Ehi, no, smettila!" mormorò Vance cominciando a capire le intenzioni del giovanotto.

Il ragazzo cercò di divincolarsi ma James gli era addosso e tentava di immobilizzarlo e di spogliarlo ad un tempo.

"No... no, dai... non mi va..." protestò Vance.

James non smetteva, anzi sembrava più determinato che mai. A voce sommessa gli sussurrò in un orecchio: "T'ho detto che mi farai da moglie e adesso ti scopo come una moglie... Oh sì, farai la donna, in tutti i sensi davvero. Adesso prendo il tuo bel culetto, non puoi scapparmi."

In quella si svegliò Walt che si rese subito conto della situazione. Subito afferrò Vance aiutando il fratello a tenerlo fermo e gli sussurrò con voce lasciva: "Ma sì. Ellie, lasciati fottere da mio fratello, così mi prepara la strada... Poi tocca a me, vero James? E non farti sentire, Ellie, o anche Tod e Ray vorranno il loro turno... Preferisci essere inculato solo da noi due o da tutti e quattro, eh?"

Vance si immobilizzò perché capì che quel che gli aveva appena detto Walt era vero. Che avrebbe potuto fare da solo contro quattro uomini decisi ad approfittare di lui?

James frattanto era riuscito a denudarlo, gli si era messo dietro, su un fianco, e gli aveva spalmato con la saliva il buco. Poi aveva cominciato a premere con forza per penetrarlo. Vance era teso e tremava per la paura. Chiuse gli occhi e strinse i denti mentre si sentiva dilatare ed invadere da quell'asta turgida, dura ed incandescente. Sentì dolore, dapprima lancinante, acuto, poi sordo e continuo man mano che il giovanotto penetrava in lui. Cercò di assentarsi con la mente da quanto gli stava accadendo, di non pensarci, ma quella presenza dietro di lui, dentro di lui, non gli dava requie.

Walt gli si addossò da davanti, gli si premette contro e strofinò il suo corpo contro quello del ragazzo. Vance presto sentì il membro del fratello più giovane inturgidirsi e premergli contro il pube. Poi Walt cercò le sue labbra e tentò di baciarlo. Vance girò il capo e serrò le labbra per evitare quel contatto.

Ma a poco a poco nel sentire il suo corpo stretto fra quelli dei due maschi in calore, provocò in lui un cambiamento. Il ragazzo cominciò a provare sensazioni strane, brividi lievi gli percorrevano tutto il corpo. Sentì come un gran calore sorgergli dentro, invaderlo e con sorpresa si accorse che anche lui si stava eccitando, quasi in risonanza e in risposta all'eccitazione dei due fratelli.

Walt continuava a cercare di baciarlo. Gli aveva immobilizzato il viso con entrambe le mani e gli premeva le labbra sulle labbra, forzandogliele con la lingua. Allora Vance cedette, schiuse le labbra e si rilassò, arrendendosi. Scoprì con stupore che il dolore dietro si stava attenuando un poco, scoprì che la lingua di Walt che esplorava la sua bocca gli dava sensazioni piacevoli, e pensò che, dopotutto, quei due maschi erano in calore per lui, per il suo corpo... e questo gli fece provare come un senso di potere.

Man mano che l'eccitazione s'impadroniva di Vance, questi provava sempre maggior piacere e sempre minor fastidio così, istintivamente, cominciò a rispondere a quel duplice assalto, a partecipare.

Finalmente James venne con bassi gemiti di piacere, si strinse al ragazzo e lo abbracciò stretto immergendosi in lui in un ultimo forte spasmo, assaporando a fondo l'orgasmo. Quindi si staccò da Vance, lasciandolo libero. Ma ora il ragazzo era troppo eccitato, ora era lui a voler continuare, così si girò sull'altro fianco offrendosi a Walt. Quando anche il giovane l'ebbe penetrato e cominciò a muoversi avanti e dietro, Vance si masturbò e venne poco prima di Walt che lo stava prendendo con vero piacere.

Quando all'inizio Vance aveva dovuto arrendersi a quei due maschi infoiati, aveva pensato che se anche lì per lì doveva subire quella violenza, il giorno dopo sarebbe fuggito e sarebbe tornato al suo villaggio. Ma ora, dopo aver provato quel nuovo piacere così inatteso e così forte, non si sentiva più tanto certo di voler scappare. All'inizio era stato spiacevole, ma forse più per l'imposizione della cosa che non per l'atto in sé, ed era stato anche molto doloroso. Ma ora, pur sentendo ancora un certo dolore, si sentiva anche soddisfatto: venire così era molto meglio che non masturbarsi da solo o con uno dei fratelli durante la notte.

"Rivestiti, Ellie, che se quelli ti vedono nudo domattina magari ci provano anche loro." gli sussurrò Walt.

Vance armeggiò un poco per rimettersi indosso gli abiti da donna, quindi si sistemò per dormire e presto scivolò in un tranquillo e profondo sonno.

Il mattino seguente si alzarono tutti e tre come se durante la notte non fosse accaduto nulla. Ma Vance poté notare uno sguardo un po' particolare negli occhi dei due fratelli quando questi parlavano con lui.

Durante la giornata Walt e Tod gli insegnarono a cucinare e Ray gli insegnò a rammendare i costumi. Ripassarono la commedia per la serata, "Il ritorno di Re Riccardo". Lui avrebbe dovuto fare la parte di tre diverse donne: all'inizio la principessa araba, poi la castellana che tenta di trattenere re Riccardo in Francia, ed infine la regina. Tutto andò bene, a parte uno scivolone di Tod che però, essendo il comico, non fece che far ridere ancor di più la gente del villaggio.

Di nuovo, dopo lo spettacolo, anche Vance girò col cestino per fare la questua. Un giovanotto, dopo aver deposto nel cesto un intero formaggio, gli diede un pizzicotto sul sedere.

Vance si girò guardandolo sorpreso, ma poi batté le palpebre e gli sussurrò, come gli aveva insegnato Tod: "Ah, se non ci fosse qui mio marito..." e si allontanò continuando a fare la questua.

Sistemati i viveri nelle ceste dentro il carrozzone e contate le poche monete, Vance raccontò ai compagni del pizzicotto e della sua risposta e risero tutti assieme. Bevuta un po' di birra, andarono a dormire. Vance, immaginando che tutto sarebbe andato come la notte prima, appena Ray ebbe spento la lanterna, cominciò a spogliarsi.

Per un po' non successe niente ed il ragazzo pensava già di essersi sbagliato, ma appena si sentì Tod ronfare, James gli mise le mani addosso e, sentendolo nudo, s'aprì le braghe e lo prese. Vance allora allungò una mano per toccare Walt, che subito gli si addossò e lo baciò come la notte precedente. Vance si rese conto che in un certo senso gli piaceva di più come lo faceva Walt che, oltre a prenderlo, lo carezzava, palpava e baciava, facendo così eccitare anche lui.

Perciò attese con una certa impazienza che James si sfogasse per dedicarsi al fratello minore e così godere anche lui. Mentre si addormentava, dopo essersi rivestito, pensò che dopotutto non aveva davvero motivo di scappar via. Con loro poteva mangiare e bere bene, coprirsi più che a sufficienza, e poteva anche sopportare James, visto che dopo, con Walt, anche lui poteva godere.

Il terzo giorno che erano in quel villaggio, mentre andava ad attingere acqua alla fontana, incontrò il giovanotto che la sera prima gli aveva dato un pizzicotto sul sedere.

Questi lo salutò e gli disse: "Ehi, bella, non riesci ad allontanarti un po' da tuo marito?"

"E perché?"

"Mi piacerebbe farti vedere una cosa..."

"Ah sì? E cosa?"

"Ho un fratellino che vorrebbe essere un po' coccolato da te..."

"Un fratellino? E dov'è?"

"Qui sotto. Appena t'ho visto lui s'è risvegliato."

Vance capì e per un attimo restò un po' sorpreso, ma poi disse: "Per carità! Neanche a parlarne: mio marito è terribilmente geloso!" e con l'anfora piena d'acqua tornò svelto al carrozzone dove si mise a cucinare.



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