logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL CARRO DEI GUITTI CAPITOLO 4
DEBUTTO A LONDRA

Si fermarono per tutto l'inverno a Dunmow, ospiti della sorella di Ray e per guadagnarsi da vivere aiutarono la donna ad intrecciare panieri, come la compagnia degli attori Midwood faceva ogni inverno quando non potevano girare a fare i loro spettacoli.

Approfittarono anche della sosta forzata per ridipingere il carro, riparare i costumi e farne di nuovi, per preparare il nuovo repertorio per la buona stagione.

Ormai James faceva coppia fissa con Mel, e Vance con Jack e Walt. Jack aveva trovato un vecchio liuto ed aveva cercato di suonarlo. Presto cominciò a cavarsela piuttosto bene, anche grazie all'aiuto della sorella di Ray, sì che James decise di farlo suonare anche in scena.

Walt per un certo tempo si era trovato un amante nella vicina Waltham, il figlio del locale fabbro ferraio, sì che Vance e Jack poterono fare l'amore da soli. Ma il figlio del fabbro non aveva intenzione di unirsi agli attori, né James avrebbe accettato un membro in più nella sua compagnia, così i due ragazzi sapevano che quella era solo una tregua temporanea. Non che a loro dispiacesse fare l'amore in tre, ma preferivano quando potevano farlo da soli.

Quando stava per finire l'inverno Tod si ammalò e peggiorò rapidamente. Chiamarono una vecchia famosa per le sue cure a base di erbe me nulla sembrò giovare all'uomo che proprio quando si stavano organizzando per ripartire, morì. Lo seppellirono nel cimitero della chiesa parrocchiale, quindi ripresero il viaggio. Ora James sarebbe anche stato disposto a trovare un nuovo attore ma l'impresa non era facile. Modificarono quindi in parte le trame delle loro rappresentazioni.

A Danbury ottennero un discreto successo. Qui, nella locanda, c'era di passaggio un nobile che voleva a tutti i costi avere Mel nel proprio letto. James dapprima cercò di rifiutare ma alla fine, un po' per l'insistenza del nobile, un po' per l'abbondante regalo in denaro e un po' anche per le velate minacce del nobile, dovette acconsentire. Ma era evidente, per i compagni, quanto l'uomo fosse geloso nei confronti del ragazzo.

Quando ripartirono per Baddow e riebbe Mel tutto per sé, James per i primi giorni fece l'amore col ragazzo quasi furiosamente e continuava a rimproverare il ragazzo di essere andato con il nobile anche troppo volentieri. Walt allora intervenne, mettendo in guardia il fratello che se avesse continuato a trattare così Mel, avrebbe rischiato di perderlo per sempre.

A Vance faceva uno strano effetto vedere l'uomo così ingelosito nei confronti del suo ragazzo: a lui era sempre sembrato logico che ognuno di loro avesse rapporti sessuali con una certa libertà. Anche se lui preferiva fare l'amore con Jack da solo, non si sentiva tradito quando il ragazzo riusciva a far soldi dimostrandosi disponibile ad andare con qualche danaroso spettatore, o quando comunque faceva l'amore con altri.

Ad Ingatestone ebbero un piccolo incidente che per poco non rischiò di avere peggiori conseguenze. Ray s'era scopato una ragazza del villaggio ed i fratelli, scoperta la cosa, avevano legnato Ray e volevano bruciare il carro dei guitti. Si salvarono per il rotto della cuffia, perché passò di lì con la sua scorta il nobile che aveva voluto fare l'amore con Mel. L'uomo intervenne prontamente proteggendoli ma in cambio logicamente volle avere per altre notti Mel nel suo letto. A James non restò che rassegnarsi, pur rodendosi il fegato per la gelosia.

A Brentwood si fermarono per dieci giorni in modo di essere sul luogo anche per la Pasqua. Qui la fortuna sembrò girare dalla loro parte. Un attore della celebre compagnia Fraser, che s'era disciolta nell'estate precedente a causa di un'epidemia che aveva ucciso quasi tutti i suoi componenti, chiese di unirsi a loro.

In un primo momento insisté per portare con sé la propria donna, ma quando James gli disse che lui sarebbe stato accettato volentieri, ma che non voleva assolutamente donne con loro, alla fine l'uomo, che si chiamava Timothy, la lasciò e li seguì da solo. Tim era un bravo attore, inoltre portò con sé un cesto di bei costumi e diverse nuove trame di commedie. La compagnia Midwood così non solo riuscì a riprendere a lavorare in pieno, ma fece anche un discreto salto di qualità.

A Brentwood Vance ritrovò anche il mercante Mastro Hugues, ma i due riuscirono ad appartarsi per fare l'amore una sola volta perché la moglie, che doveva aver sospettato qualcosa si segreti gusti del marito, sembrava sorvergliarlo con particolare attenzione. Prima di lasciarsi Mastro Hugues scrisse per Vance una sua lettera di presentazione per il suo caro amico Mastro Felix, un mercante di Stratford, amante dei bei ragazzi. Mastro Felix poteva essere molto utile alla compagnia, perché aveva molte conoscenze altolocate a Londra, persino fra i nobili della corte.

Le cose per la compagnia di attori stavano andando di bene in meglio, grazie anche alla presenza di Tim che era un ottimo attore anche se aveva a volte un carattere un po' pesante. Passarono per Ramford, Hornchurch e Daglenham. Poi giunsero ad Ilford.

Qui vi era la residenza estiva di Lord Fernhurst che accolse assai bene la compagnia. Chiese loro di fermarsi per un paio di settimane per rallegrare le serate dei suoi ospiti, tutti appartenenti alla nobiltà londinese. Quanto al "rallegrare" non si riferiva solamente alle commedie, ma anche alla notoria disponibilità degli attori, specialmente dei quattro o cinque più giovani, a passare il dopo-spettacolo nei letti di quei signori.

Lord Horace Walsingham, uno degli ospiti, già la prima sera si mostrò affascinato da Vance. Dopo lo spettacolo Horace invitò Vance a sedere a tavola al suo fianco. Il giovane nobile indossava un lungo farsetto di broccato celeste con foglie verdi a pannelli ritagliati e bordati, una bassa cintura di broccato rosa con nappine e sotto il farsetto la calzamaglia bipartita con una gamba verde pisello e l'altra bianca con ricami di foglie, che gli fasciavano le belle gambe. Sullo schienale aveva abbandonato la sontuosa houppelande di broccato azzurro con fiori blu e gialli a bordi ritagliati e con fodera di seta.

Vance valutò dagli abiti che doveva trattarsi di un giovane non solo elegante ma anche assai ricco. Con i suoi capelli biondo platino, gli occhi grigio chiaro, il naso dritto ed affilato, anche il viso era interessante se non proprio bello.

Horace gli sorrise e gli chiese: "Hai finito l'esame? Qual è il tuo nome, ragazzo?"

"Vance Elton, signore."

"Sei molto bravo in scena, Elton. Ma devo dire che ti preferisco di gran lunga un abiti maschili. Quanti anni hai?"

"Diciassette, signore."

"Sì, sei giovane. Hai una pelle fresca e delicata che invita a sognare."

Vance sorrise maliziosamente: "Solo a sognare? Beh, mi piacerebbe entrare in uno dei vostri sogni... ma molto più entrare nella vostra stanza."

"Per derubarmi? Ho molto oro e gioielli, in camera mia, cose assai belle e preziose."

"O piuttosto per essere derubato da voi. Anche io ho cose preziose e belle, e le tengo tutte indosso, non me ne separo mai. Basterebbe frugarmi per scoprirle."

"Se ne parli così apertamente rischi che qualcuno ti ascolti e lo faccia. Vuoi proprio essere derubato, dunque?"

"Da voi sì, credo che mi piacerebbe molto..."

Horace sorrise: "I ladri agiscono solo di notte..."

"Ed ora è notte..."

"Mi piacerebbe scoprire quel che celi di tanto prezioso, metterci le mie mani."

A questo gioco verbale, Vance si stava eccitando: "Non chiedo di meglio, Mylord; sono a vostra completa disposizione. Ditemi solo dove... e quando."

"Vieni ora, giovane Elton, la notte è calda e dolce, ma breve. Vieni con me."

I due si alzarono. Vance notò che i suoi compagni erano tutti intenti in allegre conversazioni, ognuno con un diverso nobiluomo ed uno di questi, giovane quanto Walt, stava arditamente carezzando James fra le gambe. Vance seguì Horace, salirono nella camera di questi che accese tutti i lumi e chiuse accuratamente la porta.

"Vieni qui accanto alla luce: voglio guardarti bene, ammirarti mentre cercherò di svelare i tuoi nascosti gioielli..." disse Horace ed iniziò a carezzare il ragazzo attraverso gli abiti.

Vance lo lasciava fare e già sentiva il suo membro palpitare sotto la stoffa. Il giovane uomo, continuando a carezzarlo, iniziò a sciogliergli gli abiti ed a sfilargli di dosso un capo alla volta, in una lentezza esasperante, finché il ragazzo fu completamente nudo ed esposto allo sguardo lucido di libidine del nobile.

"Oh, sei bello, ragazzo! Davvero celavi gioielli preziosi!" mormorò questi e con un dito si fece strada fra le piccole e sode natiche di Vance, saggiandone la resistenza dello sfintere, muovendo le dita torno torno e sospingendone appena una dentro il caldo ricettacolo. Il ragazzo rabbrividì per il piacere e chiuse gli occhi. Sentì quel dito inquisitore farsi strada in lui, affondare a poco a poco e muoverglisi dentro, e si lasciò sfuggire un lieve gemito di piacere.

"Ah, ti piace, vero? Allora ti piacerà ancor più quando ti visiterò qui con la mia lancia di carne."

"Oh, sì, signore! Fottetemi, vi prego!"

Il giovane uomo si tolse il farsetto, si aprì la braghetta e ne estrasse la sua notevole arma, già ritta e palpitante.

"Inginocchiati e preparamela ben bene, ragazzo, mentre mi finisco di spogliare. Succhiamela, baciamela, leccamela che poi questa lancia ti infilzerà e sarai la mia preda. Da quando t'ho visto salire sul palcoscenico ho desiderato scoprire che cosa celassero quelle inappropriate e stupide vesti femminili, ho desiderato possederti, farti mio, goderti per tutta la notte. Ecco, così, bravo. Rendila ben scivolosa con la tua saliva, ragazzo, così poi te la farò scivolare tutta dentro, fino in fondo. Ecco, bravo, così... così..."

Quando anche Horace fu completamente nudo, fece rialzare il ragazzo, lo fece chinare appoggiando il petto sull'alto letto, gli si mise alle spalle e, afferratolo per la vita, lo impalò con gusto. Tutto il letto si muoveva per l'irruenza degli assalti del giovane uomo e Vance frattanto si masturbava vigorosamente, in preda ad un intenso, crescente piacere.

Poi Horace si sfilò e lo fece sdraiare sul letto dove lo riprese in altre posizioni, interrompendosi ogni volta che il suo godimento giungeva a livelli troppo alti, in modo di non raggiungere troppo presto l'orgasmo. Vance pensò che quel giovane uomo era un vero e proprio toro in calore e gli piaceva il modo un po' rude ma non brutale con cui il nobile lo stava prendendo.

Con le sue mani possenti l'uomo lo afferrava, lo girava, lo modellava quasi, per piegarlo alle proprie voglie. Vance, remissivo, lo lasciava fare godendosi quegli assalti focosi, mentre il letto sussultava e scricchiolava e Horace proseguiva nel suo soliloquio erotico interpuntato di domande a cui rispondeva egli stesso.

"Hai un culetto delizioso, tenero e sodo, accogliente. Ti piace come ti fotto? Sì, ti piace proprio. Sentilo come scivola su e giù, come ti martella senza pietà. Ti piace il mio cazzo? Sì, te lo stai godendo tutto. Spalanca bene quelle tue belle chiappette, fammi affondare ancor più in te. Accoglimi, sono il tuo re e tu il mio schivo d'amore. No, non venire, devo prima venire io. Ma non ancora, voglio goderti per tutta la notte. Sei bello, eccitante. Mi piace come sorridi mentre t'inculo. Ti piace, vero? Sì, ti piace da impazzire..."

Vance stava davvero godendosi quell'interminabile monta, quel giovane uomo che lo stava facendo suo con una carica di immensa lussuria, godendolo senza freni e perciò facendolo godere in un modo profondo e del tutto nuovo.

Quando finalmente Horace decise che era giunto il momento di lasciare tutti i freni, il godimento si scatenò con una violenza improvvisa che coinvolse tutti i sensi dei due, facendoli gemere all'unisono per l'intensità delle sensazioni e lasciandoli infine spossati ma pienamente soddisfatti.

Vance non aveva mai sperimentato, prima di allora, nulla di così coinvolgente, di così intenso. Grazie a quell'uomo aveva toccato vette di piacere sconosciute.

Quando tornò dai compagni, il ragazzo aveva un'aria sconvolta ma felice che non sfuggì a nessuno. Jack in particolare volle sapere da Vance che cosa fosse successo e, saputolo, lo guardò con aria preoccupata.

"Adesso allora non ti interesserà più fare l'amore con me... ti sembrerà qualcosa di insipido. Io non ti interesserò più, non mi vorrai più..."

"Ma no, Jack. Se lord Horace mi volesse ancora con sé, credo che ci andrei di corsa, è vero. Ma a lui non interesso io, a lui interessa solo avere un ragazzo qualsiasi con cui possa godere. E poi credo che questa volta sia stato così solo perché quando vive in famiglia, a Londra, non gli è facile fare l'amore in piena libertà. Probabilmente, se lo potesse fare, non sarebbe sempre così sconvolgente, probabilmente si calmerebbe, non so... Comunque lui è un nobile e io solo un attore. Tu ed io siamo fatti l'uno per l'altro, non io e lord Horace. Puoi stare tranquillo."

Comunque, per tutti i giorni in cui gli attori restarono a palazzo, Vance salì ogni notte nella camera di lord Horace ed ogni notte fecero l'amore con uguale carica di selvaggia sensualità.

Finalmente, quando quasi tutti gli ospiti di lord Fernhurst lasciarono Ilford per Londra, anche la compagnia Midwood riprese la via. Si fermarono a Leyton, poi a Upton ed infine a Stratford.

Qui trovarono Mastro Felix il mercante. Da lui, in cambio di qualche ora di amore che questi riuscì a concedersi con i vari attori, e se li portò a letto quasi tutti, uno dopo l'altro, di nascosto della moglie, ottennero belle pezze di tessuto per farsi costumi nuovi. La compagnia infatti si stava preparando per il suo debutto a Londra dove speravano di poter recitare in qualche palazzo nobiliare se non addirittura per la corte del Re.

Vance continuava a fare l'amore con il suo Jack, e qualche volta anche con Walt. Quando si fermarono a Bow, Walt si prese una mezza cotta per un ragazzo di diciotto anni, figlio del guardiacaccia di lord Sanders. Poiché il ragazzo non voleva lasciare il suo paese, Walt fu sul punto di abbandonare la compagnia per stabilirsi a Bow e solo a fatica il fratello e gli altri attori riuscirono a dissuaderlo.

Quindi partirono per Stepney, dove si fermarono per nove giorni, poi ad Aldgate dove restarono per altri undici giorni. Ormai erano alle porte di Londra. James e Ray andarono a prendere contatti per organizzare una tournée di recite nella capitale. Furono ingaggiati da tre diverse famiglie nobili e da due note locande: in tutto avevano lavoro per circa tre mesi e non era detto che, mentre recitavano in Londra, non trovassero anche altri ingaggi.

Il loro repertorio era ormai abbastanza vasto per accontentare tutti senza dover fare ripetizioni, nonostante Walt si lamentasse che non avevano ancora trovato uno scrittore di commedie che creasse appositamente per loro pezzi originali ed inediti. Ma James era dell'idea che si andava più sul sicuro con trame classiche già collaudate che con pezzi moderni, e che fosse più facile avere solo le trame ed improvvisare che non seguire un copione fisso di cui imparare a memoria le battute.

Erano a Londra da soli quattro giorni, quando Vance fu accostato in strada da un servo.

"Siete voi Vance Elton, l'attore?" gli chiese l'uomo.

"Sì, sono io. Perché?"

"Vengo da parte di Sir Horace Walsingham. Seguitemi, vi attende."

"Adesso? Subito?"

"Certamente."

Vance si sentì immediatamente eccitato all'idea di rivedere il giovane nobile, così seguì senza indugio il servo. Camminarono abbastanza a lungo, finché il servo si fermò davanti alla porta di una piccola locanda.

Prima di entrarvi disse a Vance: "Sua signoria è qui in incognito, sotto falso nome. Ricordate, d'ora in poi per voi sarà Mastro Martin di Greenford. Non lasciatevi mai sfuggire il suo vero nome."

Vance annuì e seguì il servo dentro la locanda. Questi, salutato il taverniere, salì rapido la scala che portava al piano superiore tenendo Vance per un braccio. Si fermò davanti ad una porta e bussò con un segnale convenuto. Si sentì il rumore del catenaccio che si apriva e la porta si socchiuse appena. Il servo spinse dentro Vance e restò fuori. Horace, vestito con abiti da borghese molto meno sontuosi di quelli che era solito indossare ad Ilford, richiuse il catenaccio e sorrise al ragazzo.

"Appena mi è giunta notizia che la tua compagnia era a Londra, non ho saputo resistere all'idea di poterti fottere di nuovo. Qui devo però farlo di nascosto: guai se la mia famiglia scoprisse che mi piace farlo con i ragazzi. Per quanto tempo vi fermerete a Londra?"

"Almeno per tre mesi, forse più."

"Non potremo certamente vederci tutti i giorni come ad Ilford ma credo che almeno quattro o cinque volte al mese mi sarà possibile. Ti manderò quel mio servo, che è fidato. Verrai, vero?"

"Certo, se potrò verrò molto volentieri. Ma quel tuo servo... fotti anche lui?"

"No, innanzitutto lui non è il mio tipo e inoltre a lui non piacciono i maschi. Ma lo pago bene per i suoi servizi ed è lui che solitamente mi va a cercare un bel ragazzo disponibile. Ma ora basta con queste chiacchiere, lasciati spogliare, ho proprio una gran voglia di fotterti di nuovo sia in bocca che in questo tuo bel culetto!" gli disse palpandoglielo con un sorriso pieno di anticipazione.

Vance non si fece pregare due volte e mentre il giovanotto lo iniziava a denudare, lui a sua volta cominciò ad aprire gli abiti di Horace pregustando il piacere che di lì a poco, come sapeva bene, gli avrebbe fatto perdere la testa.

Fecero l'amore con il consueto trasporto e Vance si sentì nuovamente morire per l'intensità del godimento e si offriva al nobile uomo che di nuovo lo prese in tutte le posizioni e in tutti i modi, penetrandolo con sempre rinnovato entusiasmo. Il ragazzo si lasciò andare con dolce passività a quell'amplesso così scatenato e pieno di passione, godendoselo istante per istante e godendosi anche il lungo soliloquio pieno di libidine che il giovanotto aveva subito iniziato ad indirizzargli.

Quando Horace si sentì finalmente appagato, donò al ragazzo il solito sacchetto di monete e lo congedò dicendogli di aspettare la sua nuova chiamata. Vance, appena in strada, tolse alcune monete che si nascose indosso e tornò in locanda dai compagni, consegnando il sacchetto a James.

Iniziarono le loro recite e fu subito un successo. Fra gli spettacoli e le varie prestazioni sessuali che James, Tim e Ray facevano con le donne e Walt, Vance, Mel e Jack con gli uomini, gli incassi furono ottimi. Poiché James s'era trovato una ragazza, Mel divenne il ragazzo fisso di Walt, mentre Jack e Vance, quando non erano impegnati con i loro clienti particolari, facevano l'amore fra di loro. Horace mandò a chiamare Vance diverse volte, dal solito servo compiacente.

Una sera, appena terminata la loro recita a palazzo di lord Berkley, uno degli ospiti scivolò dietro le quinte ed afferrò Vance, che ancora indossava il costume femminile di scena.

"Mi sei piaciuta, bella! Che ne diresti di appartarti con me per un... intimo colloquio? Io sono lord Harrington. "

Vance intuì l'equivoco in cui il nobile uomo era caduto perciò, sorridendo, gli disse: "Temo che non sia possibile, Mylord."

"Ma certo che è possibile! Suvvia, vieni, non fare la ritrosa. Sappiamo tutti che le commedianti sono sempre e assai disponibili. Seguimi, non tentare di resistermi, ho deciso di appartarmi con te!"

Il nobile uomo cominciò a sospingere Vance, tenendolo stretto per un braccio, verso una scala di servizio. Il ragazzo di nuovo cercò di resistergli e di chiarire l'equivoco.

"Mylord, vi prego... Se solo voleste ascoltarmi un attimo, vi vorrei spiegare perché non è possibile..."

"Ti ordino di tacere e di non fare la scontrosa. Se mi saprai far divertire ti donerò un bel sacchetto di monete sonanti, hai la mia parola." insisté il nobile sospingendolo su per la scala.

Nessuno li aveva visti perciò Vance, sicuro di non far fare una brutta figura al nobiluomo, gli disse: "Mylord, non vorrei darvi una brutta delusione, ma, vedete, io non sono..."

"Taci, non fingere di non averlo mai fatto, tanto non ti crederei. Ecco, siamo arrivati, entra qui!" disse e sospinse il ragazzo in una piccola stanza con un letto, chiudendone la porta a chiave.

Vance, ridotto quasi alla disperazione, disse tutto d'un fiato: "Ma io sono un maschio, non una donna! Non ci sono donne, nella nostra compagnia!"

Lord Harrington scoppiò a ridere e disse: "Come scusa, questa è nuova! Vorrei solo sapere perché mai sei così ritrosa. Sono un buon amatore, io, non ancora anziano, ricco..."

"Ve lo giuro, signore, non è una scusa."

"Fammi controllare, allora!" disse il nobiluomo infilando una mano sotto l'ampia gonna del costume di scena e palpando fra le gambe del ragazzo.

Vance si sentì toccare i genitali e vide l'uomo diventare improvvisamente serio: "Santo Iddio! Non mentivi! E dici che siete tutti maschi?"

"Sì, mio signore, e mi spiace per voi..."

"Io ero già eccitato e ardevo di desiderio... e tu sei un maschio! Tu sei un maschio!" gridò quasi.

"Non ne ho colpa, signore..."

Lord Harrington lo guardò e, quasi fosse ancora incredulo, palpò di nuovo i genitali del ragazzo. Li sentì iniziare ad inturgidirsi ma non tolse la mano.

Allora Vance, con un filo di voce, disse: "Mylord, smettete, vi prego... la vostra mano mi sta facendo..."

Gli occhi dell'uomo ebbero come un guizzo: "Sì, lo sento. Ti ecciti ad essere toccato intimamente da un altro maschio. Tu sei dunque uno di quei poveri pervertiti a cui piace giacere con i maschi... Bene, bene, bene. Allora ti darò quello che ti meriti. Dopotutto una bocca è sempre una bocca ed un culo è sempre un culo, no? Preparati, ragazzo, voglio divertirmi con te!"

"Devo spogliarmi, Mylord?" chiese Vance esitante.

"No, certo che no! Almeno avrò l'illusione di fottere una femmina. Inginocchiati, tiramelo fuori dalla braghetta e lavoralo ben bene di bocca, come la sgualdrina che sei!"

Vance obbedì e ce la mise tuta per farlo godere. L'uomo, all'inizio, aveva un'aria di beffardo scherno, ma con gran divertimento del ragazzo, a poco a poco cominciò a gustarsi quel trattamento. Vance gli leccò e succhiò con arte il lungo membro, finché lo sentì fremere tutto.

Allora l'uomo, cercando di parlare con tono duro e sprezzante, gli disse: "Ora tirati su la sottana e porgimi il tuo culetto, che voglio proprio sfondartelo, sgualdrina!"

Vance obbedì prontamente e si appoggiò con le mani al muro, protendendo il sedere nudo ed offrendolo all'assalto dell'uomo. Questi gli si addossò prontamente e subito lo infilò con pochi colpi ben assestati, quindi cominciò a fotterlo con energia. Vance si godeva in silenzio quella vigorosa monta. L'uomo gradualmente perse la sua irruenza ed ora era evidente che si stava godendo quella penetrazione, forse dimentico che fosse il culetto di un ragazzo. E finalmente raggiunse l'orgasmo svuotandosi dentro di lui in lunghi spasmi di piacere. Quindi si sfilò e si riassettò gli abiti.

Vance si girò e gli chiese, quasi sottovoce, con ostentata umiltà: "Il signore è soddisfatto? Desidera altro, Mylord?"

"Non illuderti, non potrai mai rivaleggiare con una donna, tu. E non ti aspettare che ora ti dia dei soldi, pervertito!"

"Mi basta aver potuto soddisfare il signore."

"Scompari, ora, vattene!" disse brusco l'uomo riaprendo la porta.

Vance scese a raggiungere i compagni ed a riporre il suo costume. James gli chiese i soldi, ma Vance gli spiegò che cosa gli fosse successo e come l'uomo si fosse rifiutato di pagarlo.

"Ah, che miseria! Ma purtroppo capita. Anche se quello, secondo me, sapeva bene fin dall'inizio che tu sei un maschio ed ha trovato la scusa buona per goderti senza pagare."

"No, non credo... Era troppo stupito, quando ha scoperto che sono un maschio. Se fosse come dici tu, sarebbe stato un attore più in gamba di tutti noi messi assieme!"


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
7oScaffale
scaffale 7
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008