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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL CARRO DEI GUITTI CAPITOLO 7
PASSI SULLA STRADA DELL'AMORE

Per Vance fu un'esperienza del tutto nuova ed eccitante dover "conquistare" un uomo. Di solito arrivava al sodo dopo una breve schermaglia verbale ed a volte senza neppure quella. Un solo sguardo, una toccata, ed era subito sesso.

Con Lionel invece fu un cammino lungo, dolce, lieve, fatto di quasi impercettibili passi che nascevano e si sviluppavano spontaneamente. Nonostante sentisse vivo il desiderio fisico, non gli fu affatto difficile contenerlo, controllarlo, tenerlo a freno. Forse era proprio per il fatto che Lionel s'era affidato così interamente a lui, forse per il fatto che per la prima volta sentiva che non era solamente desiderio quello che provava ma anche amore, che Vance riuscì ad attendere.

Dapprima, quando erano soli, era solo un sorridersi in un modo speciale, un semplice sfiorarsi le mani soffermandosi un po' più a lungo del solito, uno stare accanto consci della presenza fisica dell'altro. Poi cominciarono a stare sempre più a lungo mano nella mano, o con un braccio attorno alle spalle o alla vita dell'altro. Vennero poi i primi timidi baci, lievi, appena frementi, su una mano, su una guancia, in fronte, sulle palpebre... ed infine sulle labbra. I baci si colorirono gradualmente di intimità e le labbra iniziarono a dischiudersi appena, gli abbracci divennero reciproci e più stretti.

Iniziarono a sentire il corpo dell'altro fremere durante l'abbraccio ed i baci divennero via via più intimi e prolungati. Le mani si sciolsero dalla stretta dell'abbraccio per iniziare a carezzare: dapprima la nuca ed il collo, poi la schiena, poi i fianchi e ad ogni progresso i loro corpi fremevano con maggiore intensità, provavano un crescente, piacevole calore. I loro corpi aderivano sempre di più, si cercavano e le loro lingue iniziarono a giocare l'una con l'altra, poi ad esplorare la bocca dell'altro.

Questo graduale imparare a sentirsi l'un l'altro durò parecchi giorni finché, per la prima volta, ognuno dei due ragazzi durante un abbraccio sentì pulsare contro il proprio corpo, attraverso la stoffa degli abiti, l'erezione del compagno. Quando questo accadde, Vance vide Lionel illuminarsi in un ampio e schietto sorriso. Si guardarono negli occhi.

Lionel mormorò: "Ti sento... ti sento... è bello. Questo è il segno del tuo desiderio, non è vero?"

"Sì, certo, ed io sto sentendo il tuo."

"Ti pesa molto questa attesa? Ti sono pesati tutti questi giorni, amato mio?"

"No, affatto. E per te, stiamo andando troppo veloci?"

"No, sta tutto accadendo come in un sogno, in un bel sogno. Sto scoprendo il piacere di desiderarti, di sapere che sono desiderato. Sto cominciando a sognare il momento in cui questo mio corpo sarà completamente tuo ed il tuo corpo si offrirà a me... Sto scoprendo un universo nuovo, sconosciuto, affascinante..."

"Anche io, lo sai?"

"Tu? Ma tu hai già molta esperienza..."

"In quello che verrà poi, certamente. Ma non avevo mai provato, prima, la bellezza di questo avvicinarsi così lento, così dolce, così graduale. Mi stai facendo un dono molto grande, Lionel. Tu, e questi momenti, stanno diventando sempre più preziosi, per me."

Passarono altri giorni ed ora le loro mani spaziavano per tutto il corpo dell'altro, soffermandosi sempre più spesso, sempre più a lungo ed in modo sempre più intimo anche fra le gambe dell'altro a catturarne il calore, i fremiti, il turgore crescente. Spontaneamente iniziarono ad abbracciarsi stando stesi sul letto. Così un giorno le mani di Lionel iniziarono ad inserirsi sotto gli abiti di Vance per cercare il contatto con la nuda pelle del compagno.

"Com'è bello... mi piace sentire il tuo corpo senza nulla fra esso e la mia mano. Se slacciassi i tuoi abiti potrei carezzarti più liberamente... posso?"

"Certo, amore mio. Puoi fare tutto ciò che desideri, lo sai."

"Ho sempre più voglia di te..."

"Lo sento."

"Quando sono solo e chiudo gli occhi, immagino di poterti finalmente ammirare senza nulla indosso..." sussurò Lionel e subito arrossì deliziosamente.

"Da molto lo sogno anche io. Quando vuoi, non hai che da togliermi gli abiti di dosso. Non sarò certo io a fermarti, lo sai bene."

"Perché non lo fai tu a me?"

"Perché non so se sei pronto. Stare nudo di fronte all'altro è un po' come arrendersi, lo capisci?"

"Sì, lo capisco. Io non mi sono ancora arreso, vero?"

"Forse non ancora del tutto, ma mi pare che tu sia sulla buona strada. Ma dimmi, non temi che possa entrare qualcuno e sorprenderci? Ci hai pensato? Finché siamo completamente vestiti, possiamo rialzarci non appena sentiamo la porta dell'altra stanza aprirsi, ma quando fossimo nudi..."

"Sì, ci ho pensato. L'unico momento cruciale è quando vengono per l'ispezione. Ma vengono sempre alla medesima ora, così possiamo stare tranquilli. Nelle altre ore basta che dica a Stewart che non voglio essere disturbato."

"Non credi che il tuo servo possa sospettare quello che stiamo facendo?"

"Può darsi, ma non m'importa."

"Sai che la legge di questo paese punisce con la morte due maschi che fanno quello che stiamo facendo noi?"

"Lo so, me l'hai già spiegato. Ma non mi importa. Staremo attenti a non farci scoprire, certo, ma se dovesse capitare, non mi fa paura morire a causa di questo mio amore. Stewart comunque è un servo fidato: mi ha praticamente visto nascere e si è offerto lui di accompagnarmi in questa prigionia. Non sarà certo lui a tradirci."

"Lionel?"

"Sì?"

"Da quando ci abbracciamo cosí, ti è capitato spesso di darti sollievo con la mano, una volta che sei solo?"

"Sì... ma ogni volta sognando che fossi tu a farlo..." mormorò Lionel e nuovamente arrossì, "E tu?" chiese poi.

"Anche io, certo. Lo sai che sei delizioso quando arrossisci? Mi fai tanta tenerezza..."

Venne il giorno in cui a Lionel non bastò più slacciare gli abiti di Vance per carezzargli il corpo nudo, per massaggiargli lievemente il bel membro ritto e teso. Così una sera, dopo l'ispezione dei soldati e dopo la cena in comune, Lionel invitò Vance a salire da lui. Avvertì Stewart che non voleva essere disturbato per nessun motivo e, giunto nella propria camera con Vance, iniziò a spogliarsi prima ancora di abbracciarlo. Vance, ritto di fronte a lui, lo guardava sorridendo.

Quando Lionel fu completamente nudo, disse semplicemente: "Eccomi."

Vance annuì, sollevò le braccia e sfiorò quel corpo che, per la prima volta, gli si offriva allo sguardo completamente nudo. Lo carezzò con levità, finché ne vide fiorire l'eccitazione tradita da un'incipiente erezione.

"Sei bello... sei proprio bello..."

"Mi piace come mi guardi. Pensavo di vergognarmi a stare nudo di fronte a te, e invece... mi piace."

"Perché, se pensavi che te ne saresti vergonato, l'hai fatto?"

"Perché... so che lo desideravi e perché ora anche tu ti spoglierai per me, vero? Io desidero vederti nudo, toccarti. E mi piace come mi tocchi."

"Spogliami tu, allora." suggerì Vance.

Lionel cominciò a slacciargli gli abiti.

Vance gli disse: "Ti tremano le mani... Come mai?"

"Sono emozionato, terribilmente emozionato."

"Ma anche eccitato, vedo."

"Sì, terribilmente eccitato, anche."

Man mano che Lionel spogliava Vance, gli occhi gli brillavano come fossero in preda ad una specie di febbre. Le tremule fiammelle dei due doppieri si riflettevano sui suoi occhi di un azzurro profondo. Anche Vance ora si sentiva pienamente eccitato ed il suo corpo vibrava all'unisono con quello dell'amico. Infine anche Vance fu nudo. Lionel si allontanò di due passi da lui e lo ammirò Allora Vance fece lentamente un giro su se stesso poi guardò dritto negli occhi il suo amico.

"Che vedi? Dimmi." gli chiese.

"Un bellissimo ragazzo nudo, nudo per me."

"Ti piace?"

"Molto. E vedo che è anche eccitato per me."

"Sì, per te amato mio."

Lionel gli si avvicinò nuovamente e prese a carezzargli il corpo. Vance fremette visibilmente.

"Ti piace, Vance, come ti sto toccando?"

"Sì, certo. Continua."

"Vieni sul letto, voglio sentire tutto il tuo corpo con tutto il mio. Voglio baciarti..."

"Sì, ma facciamolo qui, in piedi. Vieni..."

I loro corpi si toccarono, aderirono l'uno all'altro. Vance iniziò a sfregare il proprio corpo contro il corpo dell'amico, la propria erezione contro quella di Lionel. Si carezzavano così senza usare le mani. Continuarono in una specie di danza erotica finché Lionel sospinse Vance sul letto. Allora i loro corpi si intrecciarono e le loro mani presero a carezzare, a palpare, a toccare, ora con infinita levità, ora con fremente passione. D'improvviso Lionel venne, contro il ventre dell'altro.

"Scusami... non credevo..."

"Che hai da scusarti?"

"Ti ho sporcato con il mio... col mio seme."

"No, non m'hai sporcato. Il seme non è una cosa sporca. È il tuo dono, piuttosto. Me l'hai dato così, spontaneamente, senza neppure aiuitarti con la mano... è bello."

"Ho provato sensazioni così forti, così belle. Ma tu sei ancora eccitato. Posso aiutarti in qualche modo?"

"Puoi, certo."

Lionel sorrise e scese con una mano a massaggiare il membro dell'amico, mentre lo abbracciava e lo baciava. Vance gli guidò la mano in modo che gli prendesse il membro con vigore e gli insegnò a muoverla su e giù alla giusta velocità e finalmente venne anche lui, spargendo i suoi spruzzi contro il ventre di Lionel.

"Ecco, ora anche tu m'hai donato il tuo seme. Mi piaceva sentirti fremere fra le mie braccia, contro il mio corpo. Ti amo, Vance."

Si carezzarono ancora per un po', poi si asciugarono l'un l'altro e si rivestirono. Di tanto in tanto si scambiavano un tenero bacio.

"Abbiamo fatto un passo importante, vero Vance?"

"Sì, mio dolce Lionel."

"È bello essere nudi l'uno per l'altro, non credi? Se non ci fossero gli altri, ti vorrei sempre nudo con me. Il tuo corpo è bellissimo, più bello di quello che avessi potuto immaginare."

"Ti sembra più bello di quello che è perché lo desideri e perché lo senti tuo."

"Forse hai ragione tu, comunque mi piace... mi piace quel tuo ciuffo di pelo fra le tue gambe che incornicia il tuo arnese. Mi piace vederlo crescere e diventare ritto e duro. Mi piace sentirlo fremere nella mia mano e... a un certo punto avevo provato il desiderio di posarvi le labbra, sai?"

"Perché non l'hai fatto, Lionel? Mi sarebbe piaciuto molto."

"Mi sento ancora così incerto... non so se quello che mi viene in mente sia giusto o no, se possa piacerti o darti fastidio. Per me questa è la prima volta, lo sai."

"Devi fare tutto quello che ti viene in mente, senza timori. Se per caso mi desse fastidio, semplicemente te lo direi."

"Ma tu non l'hai fatto..."

"Non voglio travolgerti, né insegnarti io. Voglio che tu ci arrivi gradualmente, come d'altronde m'avevi chiesto."

"Ma forse comincio a desiderare di essere... travolto da te. In alcuni momenti ho come l'impressione che tu vorresti da me altro, ma non so immaginare che cosa. Però non vorrei deluderti."

"Non mi stai deludendo affatto, mio bel ragazzo. Sì, c'è altro, ma sento che lo scoprirai da solo. Mentre facciamo l'amore lascia correre libera la tua fantasia. Ci sono altri modi, oltre quello di oggi, per darci piacere reciproco. Modi per darci un piacere anche più intenso. Ma voglio che tu li scopra da solo: sarà più bello per entrambi."

"Ma a te li hanno insegnati gli uomini con cui sei stato, con cui hai fatto l'amore, no?"

"Sì, ma loro cercavano solo il proprio piacere perciò, in fondo, mi usavano. Tu invece mi stai donando te stesso ed è diverso, è molto più bello. Ed è nuovo anche per me."

"Dici che sarà l'amore che provo per te a suggerirmi come darti maggior piacere?"

"Sicuro! Comunque, anche il fatto di dovermi trattenere per non... travolgerti, è qualcosa di nuovo per me e di piacevole. Prima di scendere nella mia camera, ho voglia di baciarti ancora... Vieni."

Si strinsero l'uno all'altro e si baciarono. Le mani di Lionel scesero sulle sode natiche dell'amico tirandolo a sé per sentirlo meglio.

"Ci stiamo eccitando di nuovo... Perché non ti fermi qui e passi la notte con me?"

"No, è più saggio e prudente che ora io vada. Tratteniamo il nostro desiderio fino a domani. Sarà più bello."

"Buona notte, allora, e sogni d'oro."

"Saranno sicuramente sogni d'oro, perché sognerò te."

Vance traversò la stanza di Stewart. Il servo, che si era già steso sul proprio letto, si alzò a sedere e gli augurò la buona notte con cortesia.

Il giorno seguente, i due giovani si appartarono subito dopo il pranzo. Si spogliarono l'un l'altro, si ammirarono e Lionel s'inginocchiò davanti all'amico, con una mano gli sollevò il membro e cominciò a baciarlo, poi a strofinarci le labbra per tutta la sua soda lunghezza. Vance chiuse gli occhi e gli carezzò la nuca. Sentiva il desiderio di guidargli il capo, di puntargli il membro fra le labbra e spingere, in modo di costringerlo ad accoglierlo tutto in bocca, ma si trattenne. Lionel si accorse che il punto più sensibile di quel bel palo di carne era la punta e vi si soffermò più a lungo. Sentì Vance fremere più forte ed allora, d'istinto, schiuse le labbra e lo carezzò con la punta della lingua. Il bel membro di Vance ebbe un guizzo e Vance esalò un breve ma profondo sospiro.

Lionel intuì di aver fatto la cosa giusta. Schiuse di più le labbra e catturò il glande dell'amico mentre lo titillava con la lingua. Sentì fremiti e guizzi aumentare. Lionel era felice. Posò le mani a coppa sulle natiche del compagno e lo tirò a sé. Sentì il membro turgido scivolargli fra le labbra ed immergersi nella sua bocca, scorrendogli caldo e forte sulla lingua, poi raggiungergli la gola riempiendogli completamente la bocca. Continuò a tirarlo a sé finché il suo naso fu premuto fra i peli del pube dell'amante. Aspirò con vero piacere il buon odore muschiato che ne promanava.

Allora pensò che, se l'avesse tenuto stretto fra le labbra ed avesse mosso la testa avanti e dietro come il giorno prima aveva fatto con la mano, avrebbe certamente portato Vance al godimento. Cominciò quindi a muovere il capo in un ritmico va e vieni e sentì che l'amico fremeva con intensità crescente per tutto il corpo. Lionel era raggiante: questo era certamente un altro modo per dare piacere all'amante, questo era un altro passo avanti sulla strada dell'amore.

Dopo un poco Vance lo afferrò sotto le ascelle obbligandolo ad alzarsi ed a lasciare così la presa delle labbra sul suo membro.

Lionel gli chiese: "Credevo che ti piacesse... ho sbagliato?"

"No, al contrario. È che ora ci stendiamo sul tuo letto così posso anche io dedicarmi al tuo bel membro e dare piacere anche a te."

Vance lo baciò in bocca e lo sospinse verso il letto. Si sdraiarono su un fianco poi Vance si girò e prese a succhiare la verga dell'amico. Lionel si rituffò sul membro ancora lucido di saliva che aveva appena lasciato, e riprese a sua volta a dargli piacere con la bocca, muovendo il capo. Sentire la bocca di Vance sul proprio arnese gli fece capire l'intensità delle emozioni che stava donando all'amante. In breve venne e si scaricò nella bocca calda ed umida del compagno e con stupore s'accorse che questi ne beveva tutto il seme, schizzo dopo schizzo, sorsata dopo sorsata. Così, quando dopo pochi istanti anche Vance venne dentro la sua bocca, anche lui bevve tutto coscienziosamente.

"Ti è piaciuto, Vance? Sei contento?"

"Sì. Stai scoprendo in fretta come fare l'amore."

"Ha un sapore curioso, il seme... è come una tiepida crema... non dolce, non aspro... che sapore è?"

"Hai scoperto il sapore di Vance, mio bel maschietto. Ed ora io conosco il sapore di Lionel... e mi piace."

"Anche a me piace la tua crema. E mi piace anche sentirmi il tuo... aggeggio in bocca. Ma anche sentire il mio nella tua."

Passarono alcuni giorni, e stavano sempre meglio assieme.

Poi un pomeriggio che si erano al solito appartati nella camera di Lionel, mentre Stewart faceva la guardia nell'altra stanza, dopo un poco che si stavano baciando, carezzando e di tanto in tanto succhiandoselo l'un l'altro, Lionel sussurrò nell'orecchio di Vance: "Ti piacerebbe infilare il tuo bel palo nel mio culetto?"

"Come t'è venuta questa idea?" chiese Vance stupito.

"Dopo te lo spiego. Rispondi, ti piacerebbe?"

"Sì... certo."

"Allora fallo."

"A me, le prime volte, faceva male. Io non voglio farti male. A me piace anche prenderlo nel mio culo. Perché non provi ad infilarlo tu a me?"

"Come vuoi tu, amore. Ma poi devi anche tu farlo a me. Non m'importa se mi farà male. Se a te piace, devi farlo."

"Non m'hai ancora spiegato come ha fatto a venirti in mente questa idea. Sapevi già che fra maschi ci si fotte anche nel culo? Ne avevi già sentito parlare?"

"No... ma me l'ha spiegato Stewart."

"Come? Ne hai parlato con lui?"

"Sì, ma non ti arrabbiare. Lui ieri, dopo che sei andato via, mi ha chiesto se ero contento che il signorino Vance venisse a tenermi compagnia. Io gli ho detto di sì. Lui allora mi ha chiesto se tu mi piaci ed io ho risposto che mi piaci molto e che sto bene con te. Stewart allora mi ha detto che da quando mi apparto con te mi vede più sereno, e che ne è contento. Poi mi ha detto però di stare in guardia perché è bene che nessuno sospetti quello che c'è fra noi due. Io allora gli ho chiesto se avesse capito quello che c'è fra te e me. Lui mi ha detto che pensava di sì, poi ha detto che siamo entrambi così giovani e che è naturale che tutti e due si abbia bisogno di un po' di intimità e di tenerezza, e che ce la diamo a vicenda. Allora io gli ho detto chiaramente che tu ed io facciamo l'amore e che è una cosa molto bella. Lui m'ha subito detto che è molto contento per me e che pensa che tu sia una degna persona.

"Allora io gli ho detto che io, prima non avevo mai fatto l'amore né con un uomo né con una donna, perciò gli ho chiesto se sapeva e poteva spiegarmi come deve fare un maschio per dare piacere ad un altro maschio. Lui mi ha chiesto, piuttosto stupito come mai tu non me l'avessi spiegato, allora gli ho detto che tu volevi che io lo scoprissi da solo. Ma, gli ho spiegato, io desideravo fare altro oltre quello che già facciamo. Stewart allora mi ha detto che solitamente, quando due maschi vogliono unirsi carnalmente, uno infila il proprio arnese nel buco posteriore dell'altro.

"Io allora gli ho chiesto se lui l'avesse mai fatto e Stewart mi disse che gli era capitato alcune volte quando era un ragazzo. Gli ho chiesto se fosse bello e lui mi ha detto che se è fatto nel modo giusto e con la persona giusta, può anche essere molto piacevole per tutti e due. Io allora gli ho detto che avrei voluto farlo con te, e lui mi ha detto che avrei prima dovuto chiederti se anche a te piace... È tutto, amore mio. Ti dispiace che ne abbia parlato con Stewart?"

"No... no, non importa. Anzi, forse e persin meglio che lui sappia, così ci può proteggere meglio. Così ora tu vuoi che lo facciamo, vero?"

"Sì, te l'ho detto!"

"Bene. Cominciamo come le altre volte, in modo di eccitarci, poi comincerai a metterlo tu dentro di me. Frattanto io farò in modo di prepararti e di abituarti gradualmente, così non ti farò troppo male quando comincerò anche io a prendere questo tuo bel culetto..."

Dopo essersi eccitati a lungo a vicenda nei soliti modi, Vance si offrì all'amico e lo guidò dentro di sé. Gli insegnò a muoversi nel modo giusto. Mentre Lionel si agitava dentro di lui, per la prima volta Vance, col dito bagnato di saliva, cominciò a stuzzicargli l'ano. Lionel era completamente partito, in preda ad un piacere intenso e crescente e quando si scaricò dentro di Vance, tremava tutto come una foglia investita da un forte vento. Vance lo carezzò finché si fu calmato.

"Oh, Vance, se è tanto bello, devi anche tu penetrarmi e venire così dentro di me!" esclamò Lionel.

"Sì, certo. Nei prossimi giorni, quando ti sentirò pronto ad accogliermi anche in questo modo."

Nei giorni seguenti Vance lo preparò con cura, finché finalmente lo prese e lo penetrò con tenera attenzione. Quando entrambi furono appagati, si stesero per rilassarsi, semiabbracciati, coccolandosi l'un l'altro.

Allora Lionel disse: "È stato molto bello. Mi fa un po' male, è vero, ma è stato bellissimo. Ora sento di essere veramente e completamente tuo. Mi piace come me lo infili dentro e come lo muovi. Tu sì che ci sai fare. Io mi sento ancora così maldestro..."

"Imparerai, mio dolce ragazzo. Già mi piace così, comunque, non dubitare. E vedrai che anche a te farà sempre meno male e ti piacerà sempre di più. È la prima volta che entro in un culetto ancora inviolato. Sei talmente stretto che ha fatto male un po' anche a me. Ma mi piace molto."

Come aveva previsto Vance, nel giro di poche settimane Lionel sentì sempre meno fastidio e sempre maggior piacere. Ormai Vance non aveva più bisogno di controllarsi ed aveva insegnato all'amico come farlo in tutte le posizioni immaginabili. I due giovani erano sempre più infatuati l'uno dell'altro. Non passava giorno che non si unissero a fare l'amore. In genere preferivano farlo di mattina o di primo pomeriggio, perché così la stanza era illuminata dalla luce del giorno e potevano anche godere l'uno la vista dell'altro.

I compagni di prigionia, o non avevano sospettato nulla o, se anche avevano immaginato qualche cosa, non lo diedero mai a vedere. I due giovani comunque, oltre a fare l'amore, proseguivano anche le lezioni di lettura e scrittura, le partite a scacchi ed ora Lionel aveva anche cominciato ad insegnare a Vance a suonare il liuto. Forse anche per questo, quando si ritiravano nella stanza di Lionel, gli altri non sospettavano che i due facevano l'amore.

Avevano cominciato, qualche volta, a fare l'amore anche la notte nella camera di Vance. La prima volta accadde una notte in cui Lionel, la candela in mano, dovette scendere all'unico cesso che era al primo piano. Stava per risalire quando gli era venuta l'idea di entrare nella camera di Vance per guardarlo mentre dormiva. Nessuna delle loro porte poteva essere chiusa a chiave perciò entrò senza problemi. S'avvicinò al letto dell'amante e rimirò il corpo di Vance al chiarore della candela. Non seppe trattenersi e si chinò a baciarlo sulle labbra. Vance si svegliò, riconobbe Lionel e si aprì in un sorriso. Poi, facendogli cenno di tacere, soffiò sulla fiammella, tirò a sé sul letto Lionel, gli sfilò il camicione e si misero a fare l'amore, pieni di passione. Più tardi Lionel tornò al piano superiore, nella propria camera da letto, felice e soddisfatto.

Anche Vance era felice per aver trovato un simile, splendido amante. Ora i mesi scorrevano più veloci e meno tristi per tutti e due i giovani prigionieri.


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