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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL CARRO DEI GUITTI CAPITOLO 11
UNA SEPARAZIONE ED UN INCONTRO

I mesi passavano fra battaglie, scaramucce e agguati, fra cacce, feste ed incontri. Stava terminando una nuova primavera e già si annunciava l'estate. Vance, ormai ben inserito nel clan, riusciva ad avere rari momenti di intimità con Lionel ma si consolava quasi ogni notte col suo servo Roe. Il ragazzo si stava affezionando sempre più a Vance e ormai, e sempre più spesso, lo accompagnava anche sui campi di battaglia a fianco degli O'Neil.

Ma Vance si sentiva sempre più irrequieto. Accarezzava sempre più spesso l'idea di tentare di metter su una compagnia di attori e di girare per l'Irlanda. Lo tratteneva solo l'idea di perdere Lionel, a cui era comunque molto affezionato.

In un periodo in cui Lionel era con i fratelli al castello di Kilcoman per una riunione fra i clan ostili agli inglesi, un mattino Vance decise di salire fino al lago di Inishannon assieme a Roe. Aveva scoperto un punto riparato in cui avrebbero potuto godersi il sole nudi ed anche fare l'amore. Non l'aveva ancora mai fatto con Roe in pieno giorno, in mezzo alla natura, e pensava che il ragazzo avrebbe apprezzato la novità. Dissero agli altri che sarebbero andati a pescare e partirono a cavallo.

Appena arrivati, legate le briglie dei cavalli ad un ramo, si inoltrarono fino alla piccola radura in riva al lago.

Vance disse al ragazzo: "Spogliamoci nudi, dai!"

"Facciamo il bagno, signore?"

"No, facciamo l'amore."

"Qui? Così? Adesso? Che idea meravigliosa!" gridò il ragazzo entusiasta.

In breve erano entrambi nudi e subito si allacciarono sulla fresca erba del prato, abbracciandosi. Vi si rotolarono baciandosi ed accarezzandosi spensierati, eccitandosi a vicenda in una specie di gioco amoroso finché Roe si fermò.

Guardò Vance: "Prendetemi, signore. Muoio dalla voglia di sentirvi in me!"

"Beh, devi convincermi a farlo, ragazzo mio!" rispose scherzoso Vance.

Roe ridacchiò e gli sedette in grembo. Cominciò a sfregare il proprio sedere contro il membro turgido del suo padrone.

"Prendetemi, suvvia... Sentite come il mio culetto è già pieno di voglia... fatemi sentire quanto siete forte e valoroso, infilatemelo tutto dentro."

Continuarono un po' così, finché Vance lo sollevò per la vita, lo fece atterrare sul prato mettendolo a quattro zampe, gli si inginocchiò dietro e lo penetrò con gusto. Entrambi mugolarono in preda al piacere e l'eccitazione dell'uno non faceva che esaltare quella dell'altro. Roe si dimenava tutto sotto i colpi irruenti del giovanotto, aumentandogli così il piacere. Le forti mani di Vance gli massaggiavano il membro, gli sfregavano i piccoli capezzoli sodi, lo stuzzicavano sui punti più sensibili, mandandolo in visibilio.

Roe, un po' per istinto ed un po' ad arte, aveva imparato a controllare il proprio orgasmo in modo di venire contemporaneamente a Vance, perché aveva scoperto che questo procurava un godimento più intenso ad entrambi. Così, quando infine vennero, gridarono entrambi ad alta voce tutto il proprio godimento, in una specie di lungo gemito liberatorio.

Ansando forte, si separarono per riunirsi subito in un abbraccio ed in lunghi baci appassionati. I loro corpi si rilassarono a poco a poco e subentrò in loro una specie di dolce languore.

"Andiamo a pescare, ora." propose Vance.

"Sì, ma restiamo nudi. Godiamoci questa libertà!"

Dopo aver pescato per un po', chiacchierando e scherzando, si cucinarono il pesce alla brace e mangiarono. Quindi ripresero a pescare.

Nel frattempo Lionel era rientrato a Clonakilty, prima del previsto. Avendo saputo che Vance era andato a pescare con il suo servo, decise di andarlo a cercare per terminare la giornata in sua compagnia. Mentre cavalcava verso il lago pensava che avrebbe potuto rimandare a casa il servo Roe e rimanere così solo con Vance per fare l'amore. Costeggiando il lago, giunse al punto dove i due avevano legato i loro cavalli, che riconobbe. Legò lì anche il suo e si addentrò fra gli alberi in direzione della riva. Presto sentì le voci dei due.

Quando finalmente li vide, stava per chiamare ma si trattenne. Dapprima perché si rese conto che erano entrambi nudi, poi perché, avvicinandosi ancora, vide che entrambi avevano delle vistose erezioni e che se le stavano toccando l'un l'altro. Allora si nascose fra i cespugli in modo di non essere visto.

"Se continui a toccarmi così, Roe, mi fai venire voglia di fotterti di nuovo!"

"E vi dispiace? A me no, perché è molto più bello farlo qui che non di notte nel vostro letto."

"Vorresti dire che non ti piace quando lo facciamo a letto?"

"Ma no, lo sapete bene quanto mi piace. Solo che qui è ancora più bello!"

"Ehi, Roe, tu lo sai come si crea un cavaliere?"

"Sì, certo. L'Ard Righ lo fa inginocchiare davanti a lui poi gli appoggia la spada prima su una spalla, poi sull'altra e infine sulla testa. Perché me lo chiedete, signore?"

"Perché se tu adesso ti inginocchi davanti a me, io ti nomino cavaliere."

"E la spada?"

"Eccola qui!" rispose Vance brandendo il suo membro duro e ridendo.

"Mi inginocchio subito, mio signore. Fatemi cavaliere del vostro uccello. Ma non mettetelo sulle mie spalle o sulla mia testa, vi prego..."

"Ah no? E dove, allora?"

"Prima in bocca poi nel mio culo, mio re!"

"Come vuoi. Diamo inizio al rito, allora..."

Lionel, mentre assisteva all'unione sessuale fra i due, tremava da capo a piedi e lacrime cocenti gli rigavano le gote. Il suo Vance, dunque, gli aveva trovato un sostituto, e da parecchio tempo, pareva. Voleva scappare via ma qualcosa lo teneva inchiodato lì a guardare come il suo Vance faceva l'amore con quel ragazzo.

Così vide il suo amante prendere fra le mani il capo di Roe ed infilargli il membro in bocca. Vide il ragazzo iniziare a succhiarlo con evidente eccitazione. La lingua andava su e giù lungo l'asta fremente, poi le labbra si chiudevano con lascivia su quell'oggetto del desiderio che scompariva completamente nella bocca accogliente. Vide Vance avvicinarsi al limite dell'orgasmo, lo vide fremere nel modo che lui conosceva così bene. Roe allora se lo lasciò scivolar via dalla bocca e si girò, offrendo le sue piccole chiappe all'asta lucida di saliva.

Vide Vance afferrare il ragazzo per le spalle e questi spingere indietro il culetto ed una mano per guidarsi dentro quella dura lancia di carne bollente. Vide Vance spingere ed udì i mugolii di piacere dei due. La penetrazione fu lunga e tenera, i due vibravano all'unisono ed infine si sciolsero in una lunga e fremente serie di forti contrazioni.

Lionel ebbe come un singhiozzo. Poi vide Vance far girare il suo servo, prenderlo fra le braccia e baciarlo in bocca con ardore. Allora, finalmente, Lionel riuscì ad alzarsi, a tornare al proprio cavallo e a tornare verso casa.

I due, ignari di essere stati spiati, giocavano con le loro lingue, sfregandosi lentamente i petti ed i ventri l'uno contro l'altro, carezzandosi teneramente mentre i loro membri lentamente tornavano morbidi.

"È sempre un'esperienza bellissima fare l'amore con voi, signore, lo sapete?"

"Anche tu mi piaci molto, Roe. Quel giorno che ti ho catturato, m'è venuta subito la voglia di prenderti, lo sai?"

"Sì, me ne ero accorto. Ho sentito la vostra eccitazione e quasi speravo che lo faceste, lì nel bosco."

"Non saresti scappato appena avessi mollato la presa per snudarmi l'uccello?"

"No. Avevo potuto leggere il desiderio nei vostri occhi e mi sono sentito subito conquistato, vinto da voi, vostro. Di solito, negli occhi di un nemico si legge solo sete di sangue. Nei vostri invece c'era, evidente, sete di... me."

"Mi consideri ancora tuo nemico?"

"No. Già da quell'istante nel bosco, e più ancora poi dalla prima notte che avete fatto l'amore con me, " e aggiunse poi scherzoso, "e poi poco fa quando mi avete creato cavaliere con la vostra bella spada... ormai siete il mio re, il mio Ard Righ personale!"

Vance allora gli chiese con tono giocosamente solenne: "Cavaliere Roe, mi giurate eterna fedeltà?"

"Ve lo giuro, re Vance!"

"Mi giurate obbedienza?"

"Giuro, mio re!"

"Giurate di darmi piacere?"

"Con tutto il mio corpo, mio valoroso sovrano!"

"Giurate di mettere la vostra spada a mio servizio?"

"Lo giuro, mio signore!" disse il ragazzo prendendosi il membro fra le mani, "Eccola, fatene ciò che volete. La mia spada è vostra!"

"Roe, sai che mi sta venendo voglia di succhiartelo e di farmelo succhiare da te?"

"Stendiamoci nuovamente sull'erba... Ne ho voglia anch'io ed ho sete del vostro bianco liquore."

I due si unirono nuovamente ancora pieni di desiderio, fino a sentirsi sciogliere l'uno nell'avida bocca dell'altro in un terzo, piacevolissimo orgasmo. Il sole stava calando. Allora, finalmente paghi, si rivestirono, presero la cesta colma di pesci, tornarono ai cavalli e scesero fino alla casa-fortezza degli O'Neil.

Qui giunti, Vance seppe dalla gente di casa che nel frattempo Lionel era tornato. Chiese dove fosse e gli dissero che, stanco per il viaggio, era andato a riposare. Allora Vance andò subito alla camera dell'amico. Bussò, ma non ottenne risposta. Pensando che il suo amico dormisse, spinse la porta ed entrò silenziosamente.

Lionel era riverso sul letto, ancora vestito da viaggio. Allora Vance s'accostò e sedette sul bordo del letto. Carezzando lievemente la nuca dell'amico, lo chiamò sottovoce, con dolcezza.

"Che vuoi?" giunse la voce soffocata di Lionel.

"Sono io, sono Vance. Sono contento che tu sia tornato. Come stai? Sei molto stanco?"

"Lasciami in pace!"

"Che c'è, sei arrabbiato?"

"Ne ho motivo."

"Per che cosa? Qualcosa è andato male alla riunione dei clan? Spiegami..."

Lionel si girò a guardarlo e Vance fu quasi impaurito dallo sguardo dell'amico: vi era durezza, rabbia, disperazione e pianto.

"Che c'è Lionel? Che è successo?"

"Da quando ti diverti con Roe?"

"Come? Cosa?"

"Vi ho visti, su al lago, nudi che facevate l'amore. È inutile che neghi, ho visto tutto!"

Vance sentì come un'improvvisa vampata di calore scoppiargli dentro la testa, poi un lieve capogiro.

Allora, a mezza voce, disse: "Non posso certo negarlo. Da quando Roe è con me, nella mia camera, ci faccio l'amore. Ne avevo bisogno, capisci? Noi lo possiamo fare così di rado..."

"E magari, facendolo, ridevate alle mie spalle, vero?"

"No, questo mai! Io ti voglio bene, Lionel, molto bene. Io ho bisogno di te, te l'ho detto tante volte. Ma per te era sempre più importante il clan di me. Ti capisco, non te ne faccio una colpa, non pretendo nulla. E sono rimasto qui, solo per te. Ma Roe mi ha dato quel contatto fisico che tu non potevi, o non volevi, o non sapevi darmi e di cui avevo bisogno."

"E io che credevo che tu mi amassi."

"Ma io ti voglio molto, molto bene, Lionel..."

"Anche io ho bisogno di te, ma non ho mai cercato altri. Anche io ho bisogno di te, ma ho rifiutato quando mi si era presentata la possibilità... che stupido!"

"No. Forse tu sei diverso da me. O forse, credo, a te bastava il tuo clan. Non è un rimprovero, il mio, ti capisco, ti accetto... Ma forse anche tu dovresti cercare di capire ed accettare me, non credi?"

"Ed accettare che, mentre io sono qui solo che penso a te, che ti desidero senza poterti avere, tu te la stai spassando, due stanze più in là, con quel ragazzino? No, grazie. Io ti amo, Vance. Ma tu devi fare una scelta: o lui o me."

"Se solo tu volessi venire via con me, non avrei dubbi, sceglierei te."

"Lo sai bene che non mi è possibile."

"Allora... mi stai obbligando a scegliere lui. Mi dispiace. Cercherò di andarmene con Roe appena possibile. Mi dispiace, Lionel, mi dispiace moltissimo."

"Risparmiati le parole di circostanza. Non ti dispiaceva affatto oggi al lago divertirti col ragazzino."

"Speravo che tu potessi capire, ma... Allora, addio, Lionel. Ti auguro ogni bene, specialmente il bene che forse io non so darti. Addio."

Vance tornò in camera sua e chiamò Roe.

"Ragazzo, raduna tutte le mie cose e prepara i miei bagagli. Non so se stasera o domattina, ce ne andiamo via da qui."

"Dove andiamo?"

"Non so ancora. Adesso sbrigati a preparare tutto. Io devo andare ad accomiatarmi dagli O'Neil."

Vance andò in cerca di John e quando lo trovò gli disse della sua intenzione di andarsene.

S'era preparato una scusa, così gli spiegò: "Sono stato molto bene qui con voi e vi considero un po' la mia famiglia... Ma io sono un attore, non un guerriero ed ho bisogno di girare, di viaggiare, di recitare. Questa vita non è per me. Quindi ti chiedo il permesso di andare, di lasciarvi ed anche di portar via con me il mio servo Roe."

John lo guardò sorpreso: "Tu sei uno di noi, ormai. Che è successo? Qualcuno degli uomini ti ha mancato di rispetto?"

"No, no. È gia da un po' che ci pensavo ma cercavo di resistere, avrei voluto essere capace di restare con voi che mi avete accolto così bene e a cui, non lo dimenticherò mai, devo la mia libertà. Siete stati tutti splendidi con me. Non saprò mai come sdebitarmi, come ringraziarvi. Ma ho deciso di partire."

"Bene, sembri deciso. Ma qui da noi le cose si fanno sempre tutti insieme. Perciò ora raduno la famiglia e comunicherai a tutti le tue decisioni e le tue motivazioni. Non partirai certo da questa casa come un ladro di notte, ma come un membro del clan che prende un'altra strada."

John fece suonare il segnale dell'adunata ed in breve furono tutti nella sala comune. Mancava solo Lionel.

"Andate a chiamare Lionel." ordinò John.

Vance intervenne: "Credo che sia molto stanco e che abbia bisogno di riposare. Sono già passato a salutarlo..."

"Non più stanco di noi. E poi, lui ti ha introdotto fra di noi, quindi è logico che non possa mancare proprio ora."

Dopo poco Lionel arrivò, guardò con aria neutra Vance e sedette accanto ai fratelli ed alla madre. Vance ammirò l'autocontrollo di Lionel e pensò che sarebbe stato un grande attore.

John invitò Vance a dire quel che aveva da dire. Questi ripeté ciò che aveva detto a John. Si levarono diverse voci di protesta, che lo invitavano a restare. Ma Vance, dopo aver ringraziato, ripeté che ormai aveva preso la sua decisione.

Anche Lionel ad un certo punto era intervenuto ed aveva detto: "Se resti, tutti saranno contenti, l'hai sentito."

Vance notò che aveva detto "tutti saranno" e non "tutti saremo". Se avesse detto questo forse avrebbe incrinato la sua determinazione...

Così rispose: "Non mi è possibile fare diversamente, Lionel, tu lo sai. Ne ho già parlato con te... diverse volte."

Allora Conn disse: "Vance, rispettiamo la tua decisione ed il tuo desiderio ed anzi, ti aiuteremo a realizzarlo. Ti servirà della moneta per cominciare, dovrai trovare dei compagni, farti costruire un carro, preparare scene e costumi, commedie... inoltre per i primi tempi non potrai guadagnarti di che vivere. Noi quindi ti aiuteremo, come è costume. Inoltre, tu hai combattuto con noi, per noi e per la nostra causa ed anche con bravura e valore. Vedi, facendo l'attore ambulante, se tu lo vuoi, se te la senti... potresti essere ancora utile alla causa, forse persino più di prima."

"Ti ringrazio per l'aiuto che mi offri. Ma non capisco come un attore possa essere utile alla causa. Se davvero potrò esservi ancora utile, comunque, potete contare su di me: ve lo devo."

Allora Conn spiegò la sua idea: girando anche nelle zone in mano agli inglesi o ai clan loro alleati, poteva raccogliere informazioni, spiare, portare messaggi... Vance ascoltò assorto, rifletté, fece domande.

Infine disse: "Accetto. Lo farò volentieri."

"Correrai dei rischi, così." disse Shane.

"Ne ho corsi di maggiori in battaglia al vostro fianco, ma non mi sono mai tirato indietro. Non mi tirerò certo indietro adesso."

Un coro di urrà accolse queste sue parole. Allora John dichiarò sciolta l'assemblea quindi fece sedere al tavolo anche Vance e cominciarono a discutere i piani. John gli chiese di fermarsi qualche giorno in più ma Vance, con la scusa di dover iniziare subito a cercare gli artigiani per far fare il carro, per le scene ed i costumi, di dover trovare i testi per le commedie, disse che preferiva iniziare il suo viaggio già il giorno dopo.

John allora gli offrì una prima somma di denaro e con gli altri fratelli cominciò a dargli consigli su dove trovare i bravi artigiani che potevano servirgli. Lionel, dopo un po' si scusò e tornò nella sua camera. Più tardi cenarono poi anche Vance si ritirò in camera sua.

Roe gli chiese: "Come mai questa decisione improvvisa, signore? A me non la date a bere..."

"Ti spiegherò domani, strada facendo. Domattina prenderemo i due cavalli che John mi ha donato e partiremo. Andiamo a dormire, adesso."

Roe lo guardò, poi chiese: "Stanotte è meglio che io vada a dormire sul mio pagliericcio, vero?"

"Perché me lo chiedi?"

"Perché non vi vedo dell'umore adatto a fare l'amore, stanotte."

"Forse hai ragione tu..."

Il mattino seguente, caricati i cavalli, salutarono tutti e partirono. Lionel non s'era visto.

Per via, Vance raccontò a Roe la vera ragione della loro partenza: il fatto che Lionel li aveva visti fare l'amore e che gli aveva imposto di scegliere.

"E voi avete scelto me? Eppure... eppure io so che siete molto attaccato a Lord Lionel. Io sono solo il vostro servo, lui invece è il vostro amante."

"Lo credevo. Ma tu ora, se lo vuoi, non sarai più il mio servo, ma il mio compagno d'arte... e il mio amante."

"Restare con voi? Recitare con voi? Certo che dico di sì, che domande! Ma sarò capace di recitare?"

"Imparerai, imparerai, ti insegnerò io. Ma dovremo anche trovare altri attori, in due possiamo combinare ben poco. E se devi essere il mio compagno, il mio aiutante ed il mio amante, d'ora in poi non mi chiamerai più signore ma mi darai del tu, intesi?"

"Intesi, Vance. Riusciremo, vedrai. E poi, quel lavoro di spionaggio che ci aspetta mi affascina, mi eccita."

"Credevo di essere io ad eccitarti, cavaliere."

"Certo, maestà, sei proprio tu ad eccitarmi, non dubitarne mai!" rispose gioiosamente il ragazzo.

Si recarono a Cork. Qui trovarono un ottimo carpentiere a cui Vance spiegò in dettaglio come doveva essere un carro dei guitti e che si impegnò a costruirlo. Quindi, sempre a Cork, trovò secondo le indicazioni di Hugues un pittore che accettò di dipingere le prime necessarie scene. Infine girò per cercare i tessuti per i costumi, recandosi a Fermoy ed a Lismore. Ordinò le stoffe e se le fece spedire a Cork, dove aveva trovato alloggio presso una locanda gestita da un uomo legato al clan O'Neil.

Mentre rientravano da Lismore, appena oltrepassato Tallow, incrociarono due giovani viandanti malvestiti. I due si scansarono per lasciar passare i cavalli che procedevano al passo. Vance li superò lanciando loro appena un'occhiata distratta, quando uno dei due gridò: "Fra' George!"

Lì per lì Vance non ci fece caso e stava per passare oltre, ma poi frenò il cavallo e si girò a guardare quello che aveva gridato. I loro occhi si incontrarono e Vance scese da cavallo.

Gli andò incontro esclamando: "Ma tu... tu sei fra' Timothy! Che ci fai vestito così, per strada? Non dovevi essere in convento?"

"Sono scappato... ma tu, piuttosto?"

"In un certo senso, sono scappato anche io. Che sorpresa... che piacere... ma come mai sei scappato dal convento?"

L'altro guardò verso Roe poi chiese: "Lui capisce l'inglese?"

"Non so, non credo. Ma puoi parlare liberamente anche in irlandese, se vuoi."

"Di... qualsiasi cosa? Capisci a che mi riferisco, no?"

Vance rise: "Certo, lui è il mio ragazzo."

"Ah... bene." disse Timothy sorridendo e cominciò a raccontare.

Era andato nel convento e qui, almeno inizialmente, non si trovava male. Ma a lui mancava la possibilità di far l'amore con un uomo e più il tempo passava, più ne sentiva la mancanza. Aveva resistito, bene o male, per mesi. Poi un giorno, circa un anno prima, mentre andava a fare la questua, era entrato nel recinto di una casa di contadini che solitamente erano abbastanza generosi coi frati del convento. Aveva girato attorno alla casa per trovare qualcuno della famiglia, ma non aveva trovato nessuno. Pensò che forse erano tutti nei campi a lavorare e stava per andarsene quando sentì un rumore provenire da dentro la casa. Allora si avvicinò alla casa e da una finestra sbirciò dentro.

Il figlio più piccolo del contadino, Rupert, che allora aveva quattordici anni, e cioè il ragazzo che ora era lì con lui, stava steso sul pagliericcio, le braghe calate sulle caviglie, le ginocchia allargate, e mentre con una mano si masturbava, con l'altra si infilava un dito nel culo mugolando e gemendo ad occhi chiusi. Timothy lo guardò affascinato e come folgorato. Rupert era un gran bel ragazzo e se il fatto che si masturbasse non voleva dire molto, quel dito affondato nel suo culetto, che dimenava ed agitava su e giù, non lasciava dubbi che il ragazzo stesse sognando di stare con un maschio.

Timothy non rifletté, non pensò più a nulla, posò la cesta in cui raccoglieva i doni, si arrampicò sul davanzale della finestra e saltò dentro la stanza. Rupert aveva sentito un rumore ed aveva aperto gli occhi, Visto il giovane frate, era rimasto immobile come una statua di sale, una mano ancora sul membro, il dito ancora immerso nel culetto. Aveva guardato terrorizzato Timothy accostarsi al suo pagliericcio. L'aveva visto sciogliersi il suo cordone ed aveva pensato che il frate lo volesse fustigare...

Ma poi aveva l'aveva visto sfilarsi la tonaca e lo guardò stupito, ancora senza capire. Timothy poi s'era tolte anche le braghe e la casacca e, senza dire nulla, era salito in ginocchio sul pagliericcio. Gli occhi di Rupert ora erano sbarrati, fissi come calamitati sul membro eretto e duro del giovane frate. Timothy aveva tolto la mano del ragazzo e sostituito il suo dito con quel paletto di carne calda e dura, quindi era affondato nel canale del ragazzo senza difficoltà ed aveva cominciato a fotterlo.

Quando avevano goduto tutti e due, Rupert gli aveva chiesto: "Fra' Timothy, non lo direte a mio padre, vero?"

"Certo che no. Ma tu non è la prima volta che lo prendi in questo tuo bel culetto, vero?"

"No, fra' Timothy."

"Da chi te lo sei fatto mettere?"

"I miei due fratelli maggiori, i due non ancora sposati. Quando gli tira, me lo mettono."

"E a te piace fartelo mettere, non è vero?"

"Sì, è vero..."

"E ti piace metterlo?"

"Non ho mai potuto farlo..."

"Ma ti piacerebbe provarci?"

"Credo di sì."

"Allora adesso mettimelo, che sono mesi che ne ho voglia!"

"Adesso non è possibile, non gliela faccio, questa è la terza volta di oggi che vengo. Ma magari la prossima volta..."

Così Timothy cominciò a fare l'amore con Rupert, con grande soddisfazione di tutti e due. Quando riuscivano ad appartarsi, si godevano a lungo l'un l'altro. Ma un giorno, circa due mesi prima, furono sorpresi dai fratelli di Rupert mentre stavano facendo l'amore. I giovanotti li riempirono tutti e due di legnate, poi, arrivato a casa il padre e messo al corrente, rincarò la dose e cacciò di casa il figlio. Poi partì deciso alla volta del convento per denunciare fra' Timothy. I due ragazzi allora decisero di fuggire. Rupert riuscì a rubare in casa degli abiti per Timothy che gettò la tonaca, mise un cappellaccio in testa per nascondere la chierica finché non gli fossero ricresciuti i capelli, e insieme se la dettero a gambe.

In quei due mesi avevano vagato qua e là ed erano sopravvissuti chiedendo l'elemosina, rubacchiando, dormendo nei campi o nei boschi e facendo l'amore ogni notte. Ed ora erano lì, su quella strada, senza meta.

Vance raccontò allora la sua storia. Spiegò a Timothy che lui non era mai stato un frate e che il suo vero nome era Vance. Poi offrì ai due ragazzi di unirsi a lui per diventare attori erranti. I due accettarono subito entusiasticamente.

Vance allora li fece salire in groppa ai loro cavalli e ripresero tutti la strada per Cork. Durante il viaggio parlarono ancora. Mentre cavalcavano Timothy spingeva indietro il suo sedere, finché riuscì a provocare a Vance un'erezione ed a sentirla premergli contro.

"Ti piace ancora il mio culetto?" gli chiese sottovoce.

"Sì, ma ora non stai con Rupert?"

"Mica siamo sposati, no? Con te lo rifarei volentieri. Ti ho pensato spesso in tutti questi mesi, sai?"

"Avremo occasione, penso. Ma adesso smettila con queste tue manovre, o va a finire che ti fotto qui sul cavallo!"

"Potrebbe essere divertente!" rispose Timothy ridendo di gusto.

Roe si avvicinò col cavallo e chiese incuriosito: "Che cosa è divertente?"

"Niente di speciale." rispose Vance.

Ma contemporaneamente Timothy disse: "Che Vance mi fotta ora, mentre cavalchiamo."

Allora Rupert disse, con aria maliziosa: "Se lui continua a mettermi le mani lì e a toccare, tra un po' io vengo nelle mie braghe!"

Roe arrossì come la brace ma Vance sorrise: "Come dice giustamente Timothy, mica siamo sposati, no? Se ci va di farlo, non dobbiamo avere problemi, questa è la vita degli attori. Ma ora forse è meglio smettere di toccarci o, come diceva Rupert, veniamo nelle braghe e quando arriviamo a Cork ci facciamo ridere dietro da tutti."

I quattro continuarono il viaggio ridendo e scherzando fra di loro. Arrivati a Cork, Vance fece aggiungere due pagliericci nella sua stanza, pagando la differenza, chiese di preparare una tinozza di acqua calda per far lavare i due nuovi arrivati e mandò Roe a comprare degli abiti decenti per i due. Poi con un paio di forbici accorciò i capelli della chierica di Timothy, cercando di pareggiarli con quelli che erano rispuntati sulla tonsura. Infine offrì ai due ragazzi un buon pasto.

Quando a sera si ritirarono nella stanza, dopo aver tirato il paletto per chiudere bene la porta, senza che si fossero messi d'accordo, si denudarono subito tutti e quattro e si misero a fare l'amore tutti assieme. Il più scatenato era il timido Rupert, che sfarfallava felice da un membro all'altro, lavorandoli di mani, di bocca e di sedere senza il minimo ritegno. Roe all'inizio era il più riservato, pa presto anche lui si sbloccò e cominciò a fare concorrenza a Rupert.

Prima che tutti e quattro si sentissero soddisfatti, vennero più volte, unendosi in tutte le possibili combinazioni. Ma quando finalmente venne l'ora di dormire, Roe salì sul letto di Vance e gli si accoccolò contro, mentre Rupert e Timothy si stesero abbracciati sull'altro letto. I due pagliericci aggiunti rimasero così inutilizzati.


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