Giunti alle porte di Bantry, stanchi morti per il lungo viaggio senza soste, si fermarono ad una fonte. Roe si tolse il suo travestimento da damigella e riassunse abiti maschili. Si lavarono accuratamente, mangiarono qualcosa quindi, presi i cavalli per le briglie e tornati sulla strada, entrarono in città.
Giunti al porto si informarono e trovarono una nave francese che era attraccata da poco e che sarebbe ripartita per la Francia due giorni dopo. Si misero d'accordo con il capitano che accettò di prenderli a bordo per una somma ragionevole di denaro. Vance fece i conti: se avessero venduto i tre cavalli avrebbero avuto abbastanza soldi per pagare la traversata e forse ne sarebbero anche avanzati un po'. Trovarono a chi venderli quindi, comprato un po' di cibo e di birra, chiesero al capitano di poter salire subito a bordo in attesa della partenza. Il capitano assegnò loro una cabina. Vi entrarono e si stesero subito per riposare. Dopo pochi secondi, nonostante il rumore dei marinai che scaricavano le merci francesi e caricavano quelle irlandesi, piombarono tutti e tre in un sonno profondo.
Il primo a svegliarsi, il giorno dopo, fu Roe. Guardò i suoi due compagni. Vance dormiva scomposto, supino, le gambe divaricate, il volto lievemente accigliato, un braccio sul volto e l'altro penzoloni fuori dal pagliericcio. Lionel invece dormiva raggomitolato su un fianco, il volto sereno. Roe pensò che erano belli tutti e due e provò il desiderio di toccarli, di carezzarli, specialmente il corpo di Lionel che ancora non conosceva. Ma si trattenne e restò seduto sul proprio pagliericcio a guardarli nella penombra della cabina.
Probabilmente, a giudicare dalla poca luce che entrava dallo stretto finestrino, doveva essere il tramonto. Il giorno seguente la nave sarebbe partita. Chissà come sarebbe stato fare l'amore con Lionel? Oltre ad essere molto bello, doveva essere molto dolce, pensò Roe.
Lionel si mosse e cambiò posizione, mettendosi supino. Roe notò che il suo kilt era sollevato fra le gambe dalla consueta erezione che, lo sapeva bene, spesso viene nel sonno. Si chiese se Lionel stesse sognando Vance. Avrebbe forse dovuto lasciarli soli in modo che, almeno la prima volta, facessero l'amore loro due, senza testimoni. Forse avrebbe perso Vance... i due, gli era evidente, erano ancora innamorati l'uno dell'altro, malgrado tutto.
Lionel, nel sonno, sorrise. Era davvero molto bello. Roe provò di nuovo l'impulso, fortissimo, di carezzarlo, di baciarlo. Anche lui si stava eccitando. Vance mormorò qualcosa di inintelligibile ed il suo braccio ripiegato sul volto scivolò via. Roe si chiese chi dei due lo attraesse di più. Vance, il cui corpo conosceva così bene, così intimamente, o Lionel, che era ancora un terreno inesplorato per lui? Non avrebbe saputo dirlo.
Stava di nuovo guardando Vance, quando la voce di Lionel disse: "Sei già sveglio?"
"Da poco."
Lionel si alzò a sedere e guardò Vance. Poi guardò Roe, poi si rese conto della propria evidente erezione e cercò di nasconderla. Roe sorrise.
"Che c'è di male, Lionel? Specialmente fra noi? Spesso ci si sveglia in quello stato, no? Sognavi Vance?"
"No... ho sognato te."
"Me? Davvero? E che cosa facevo?"
"Mi baciavi."
"E ti piaceva?"
"Non lo vedi?" chiese Lionel arrossendo lievemente.
Roe gli sorrise, poi disse: "Io invece stavo guardando voi due e pensavo che siete molto attraenti tutti e due."
"Credo che staremo bene, noi tre assieme."
"Sì, lo credo anche io. Adesso esco un po' sul ponte. Perché non svegli Vance carezzandolo, baciandolo? Voi due ancora non avete fatto neppure l'amore..."
"No... vorrei che fosse lui a volerlo fare con me. Non uscire, tu non sei di troppo. E neanche noi due abbiamo ancora fatto l'amore."
"Mi desideri?"
"Credo di sì. Sono innamorato di Vance, lui è la mia vita. Ma tu fai parte della sua vita perciò non ti sento come un estraneo. Conoscere te, fare l'amore con te, è un po' conoscere meglio Vance, credo."
"Non sei geloso di me?"
"Onestamente, lo sono stato, e molto. Ora non più, almeno mi pare. E se non fosse stato per te, ora non avrei più Vance."
"Non preferiresti essere tu e lui, soli, in coppia fissa, senza altri con voi due?"
"Come sogno sì, è vero. Ma se devo amare Vance, l'ho capito, lo devo amare così come è, non come lo immagino o lo desidero io. E Vance è così, e tu in qualche modo ne fai parte. Non posso accettare lui senza accettare te."
"E accetterai anche le sue avventure? Perché quasi certamente ne avrà..."
"Accetterò anche quelle. E se mi peseranno... vorrà dire che non lo so ancora amare abbastanza."
"Per me, che gli voglio molto bene, ma che non ne sono innamorato, è facile ragionare così. Ma chi è innamorato, non è anche geloso?"
"Pensavo che dovesse essere così, ma ora non ne sono più tanto convinto. Chi è geloso non ama in realtà. Chi è geloso possiede."
"Non hai voglia, adesso, di fare l'amore con lui?"
"Da quando l'ho rivisto, da quando l'ho visto lottare per liberarmi, ho voglia di fare l'amore con lui."
"Allora perché non vai a svegliare carezzandolo... È un bel modo di svegliarsi."
"Vorrei che fosse lui a desiderarlo. Sento che non mi ha veramente accettato di nuovo, che non mi ha ancora perdonato. Ho l'impressione che se non ti fossi impuntato tu, lui m'avrebbe lasciato andare..."
Vance s'era svegliato senza che gli altri due se ne rendessero conto ed aveva udito queste ultime parole di Lionel.
Senza alzarsi dal pagliericcio, disse: "Hai ragione, Lionel. Se Roe non s'impuntava come ha fatto, io avrei commesso la più grande bestialità della mia vita e ti avrei perso di nuovo, per sempre. E invece ora siamo qui, finalmente uniti, finalmente con tutta la vita davanti a noi. E io ti amo e ti desidero, Lionel, come non ho smesso mai di fare. Perché non venite tutti e due qui, con me? Ho voglia di fare l'amore con voi due, ho bisogno di voi due. Lionel, ti prego..."
Roe si alzò, fece alzare Lionel e lo sospinse verso Vance: "Spoglialo, Lionel, e lasciati spogliare da lui. Poi mi unirò anche io a voi due."
"No, ognuno di noi spoglia gli altri due. Venite qui..." disse Vance sorridendo invitante.
All'inizo erano tutti e tre un po' impacciati, quasi incerti, ma presto la vicinanza fisica, il contatto delle mani sui corpi, il desiderio che si risvegliava forte e dolce nello stesso tempo, ebbero il potere di rendere tutto più semplice, spontaneo, bello.
Lionel in particolare era chiaramente assetato di Vance, comunque non solo godeva con piacere le attenzioni di Roe, ma lo coinvolgeva con baci e carezze. Vance a poco a poco si arrese a Lionel e ad un certo punto spalancò le gambe e gli si offrì in una muta richiesta di essere penetrato. Lionel era chiaramente emozionato. Roe s'inginocchiò accanto alla testa di Vance e gli spinse le gambe verso il petto mentre Lionel, tremante e fremente, iniziava ad affondare nel suo ritrovato amante.
Vance rovesciò la testa indietro fino a catturare il membro ritto di Roe e mentre Lionel iniziava a muoversi dentro di lui, si mise a succhiarlo avidamente. A Roe piaceva vedere Vance, per la prima volta da che stavano assieme, godersi una penetrazione. Questa vista lo eccitò moltissimo.
Lionel, continuando a stantuffare con crescente piacere in Vance, attirò a sé Roe e lo baciò in bocca: il triangolo si era chiuso. Era impossibile dire chi dei tre stesse godendo di più per quell'unione appassionata.
Poi si sciolsero e Vance si inginocchiò dietro a Lionel e lo prese, mentre Roe si chinava a succhiare il bel membro turgido e duro di Lionel. Continuarono così, scambiandosi di posizione, allacciandosi e sciogliendosi, unendosi in vari modi, prendendosi e donandosi. Lionel prese Roe, mentre accoglieva in bocca il membro di Vance.
Facevano quasi a gara nel dare e nel ricevere piacere finché, mentre erano riuniti in un ennesimo triangolo, ognuno intento a succhiare il membro dell'altro, vennero in rapida successione. Per primo si scaricò Lionel in Vance, poi Vance in Roe e finalmente anche Roe in Lionel. Allora si abbracciarono tutti e tre, stretti, appagati e felici.
"È un sogno... è un sogno..." mormorò Lionel commosso.
"No, è solo l'inizio di una meravigliosa realtà!" disse sorridendo soddisfatto Vance.
"Siete così belli, voi due!" disse Roe.
Lionel lo corresse: "Siamo belli noi tre, belli e fortunati."
Si riaddormentarono ancora allacciati. La mattina seguente si svegliò per primo Lionel. Guardò i suoi due compagni ancora addormentati accanto a lui, la nudità dolce di Roe e quella gloriosa di Vance e cominciò subito a carezzare lievemente e a baciare tutti e due fra le gambe, fino a far rizzare i loro membri.
Quando Roe si svegliò, Lionel gli sussurrò: "Mettimelo dentro..." e si dedicò a succhiare Vance.
Mentre Roe stantuffava felice dentro a Lionel, si svegliò anche Vance.
"Che bel risveglio!" mormorò questi e si alzò a sedere per carezzare la schiena di Lionel ed il petto di Roe.
Fecero di nuovo l'amore a lungo e, per la prima volta, Vance volle essere penetrato anche da Roe mentre lui e Lionel se lo succhiavano a vicenda. Roe era emozionatissimo per quella penetrazione che così a lungo aveva desiderato fare ma che non aveva mai osato chiedere.
Quando tutti e tre furono finalmente appagati, Lionel emise un grande sospiro ed esclamò allegro: "Uh, che fame m'è venuta! Chi prende da mangiare?"
Mangiarono e bevvero restando nudi, seduti a triangolo, carezzandosi ti tanto in tanto. Poi decisero di rivestirsi e di uscire sul ponte per assistere alle manovre per la partenza che sentivano essere appena iniziate.
Respirarono a pieni polmoni l'aria salmastra ed ammirarono i corpi svelti e guizzanti dei marinai, soffermandosi ad ammirare i più belli e commentando sottovoce fra di loro.
"Guardate quel marinaio che si sta arrampicando sul pennone... non è bello?"
"Mica starai già pensando di trovare il quarto, no?" chiese maliziosamente Roe.
"Perché mi piace non vuol dire che lui ci stia." rispose sorridendo Vance.
"I marinai ci stanno, spesso. Lo sai bene." insisté Roe.
Lionel attirò la loro attenzione su un giovane marinaio che stava seduto su un paranco a gambe larghe e che avvolgeva una gomena.
"Guardate quello, che bel rigonfio ha nei calzoni!"
"Ti piacerebbe averlo a disposizione?" chiese con un sorriso malizioso Vance.
"Finché ho voi due, non ho bisogno d'altro. Ma devo ammettere che quel rigonfio è attraente. Tu saresti geloso, Vance, se dovessi appartarmi con lui?"
"Certo che lo sarei! Non lo sarei se tu lo condividessi con noi, però. Anche se i preferirei quel marinaio laggiù, quello a petto nudo e con quell'aria malandrina. Guardate come i calzoni gli fasciano bene il culetto..."
"Sì, i calzoni attillati di questi marinai francesi sono più erotici dei nostri kilt." disse Lionel.
"Ma il kilt è più pratico: lo sollevi e tutto è pronto," ribatté Roe, "tutto a disposizione sia davanti che di dietro!"
"Ragazzi, o la smettiamo di fare questi discorsi o va a finire che io salto addosso ad uno di quei marinai!" disse Vance ridacchiando.
La nave uscì dal porto e Lionel sussurrò: "Addio, Irlanda!"
"Ti dispiace lasciare la tua terra?" chiese Vance affettuosamente.
"Un po' sì, ma non troppo. La mia terra è dove siete voi. Il mio clan siete voi. Non esiste più niente altro, per me."
Il viaggio durò due giornate abbondanti. Il mare era calmo e la navigazione piacevole. I tre fecero l'amore per quasi tutto il tempo del viaggio. Verso la fine, il porto di Croisic era già in vista, e dal parapetto del ponte i tre amici lo guardavano avvicinare.
Roe disse: "Meno male che tu Lionel conosci il francese. Io e te, Vance, saremmo come due sordomuti."
"Come ho imparato l'irlandese, imparerò anche il francese. E dovremo impararlo molto bene, se un giorno vorremo metter su un nuovo carro dei guitti."
"Sì, ma nel frattempo come vivremo? Per poterci costruire un nuovo carro dovremo non solo sopravvivere ma guadagnare piuttosto bene." obiettò Roe.
"Troveremo certamente un modo, una volta a terra. Siamo giovani, forti, pieni di voglia di vivere. Non mi spaventa nulla, con voi vicino!" rispose allegro Lionel.
"I guitti si sono sempre guadagnati da vivere per metà recitando e per l'altra metà concedendo i loro favori agli amanti dei maschi... lo sapete." disse Vance studiando la reazione di Lionel.
Questi fece spallucce e disse:" Vance, se io sarò, almeno inizialmente, la vostra guida per la lingua, tu sei la nostra guida per il resto e io mi affido a te. Se tu me lo chiederai, imparerò anche a fare quello. Se però troveremo un altro modo per far denaro ne sarei contento." disse Lionel sereno.
Sbarcarono col loro fagottino contenente il cibo, una coperta, due pugnali e le poche monete che rimanevano: quella era tutta la loro ricchezza. Si addentrarono fra le case del piccolo porto. Lionel di tanto in tanto si fermava nella bottega di un artigiano o di un commerciante chiedendo se potevano dar loro lavoro, ma la risposta era invariabilmente negativa.
Un vasaio consigliò loro di andare a Nantes: essendo la città assai grande potevano più facilmente trovare qualcuno che potesse offrire loro un qualche lavoro. Così, comprato altro cibo, chiesta la direzione, si avviarono a piedi verso la città.
Camminarono per tutta la giornata fermandosi di tanto in tanto anche alle case dei contadini per offrirsi come lavoranti. Qualche contadino, pur rifiutando loro un lavoro, gli donava qualcosa da mangiare. Giunsero finalmente a Nantes ma, a parte qualche lavoretto estemporaneo che fruttava loro poche monete, che permettevano loro di sopravvivere appena, girarono invano anche questa città. Ciò nonostante non erano scoraggiati.
Decisero di lasciare anche Nantes e di dirigersi verso l'interno, così presero la strada per Poitiers. Stavano camminando nella stretta strada che si svolgeva fra curve e tornanti in una fitta foresta, quando udirono alte grida e cozzare di armi. Incuriositi, decisero di avvicinarsi con cautela per rendersi conto di che cosa stesse accadendo. Finalmente, subito dopo una stretta curva, videro un nobiluomo appiedato accanto ad un cavallo morente e due soldati ancora a cavallo che lottavano contro sette uomini a piedi, con barbe incolte e vestiti in modo eterogeneo ed armati di spade, lance e mazze ferrate. Videro anche che a terra giacevano due soldati ed uno degli assalitori, morti.
Lionel allora sussurrò agli altri: "Abbiamo solo due pugnali, ma se ci avviciniamo a sorpresa alle spalle degli assalitori più vicini a noi, forse riusciamo ad ucciderne uno o due ed a prendere le armi che ci sono a terra. Dovremo riuscire a soccorrere quel gentiluomo."
"Chi ti dice che non sia più giusto aiutare gli altri? Potrebbero essere loro gli irlandesi di qui, ed il nobiluomo essere l'inglese, non credi?" chiese Roe.
"No, in Francia non esiste quella situazione. Quelli sono solo volgari banditi. Se aiutiamo il gentiluomo forse potrebbe volersi sdebitare con noi ed offrirci del denaro o magari anche un lavoro. Allora, d'accordo? Andiamo?" chiese Lionel.
Vance e Roe assentirono. Passando fra gli alberi riuscirono a portarsi alle spalle di due banditi e mentre Lionel e Roe, ciascuno armato con un pugnale, si avventarono a pugnalare alle spalle un brigante, Vance raccoglieva da terra una spada, quindi si lanciava nella mischia urlando. Roe prese la scure dell'uomo che aveva pugnalato e Lionel la mazza dell'altro e seguirono Vance, urlando anche loro il grido di guerra degli O'Neil.
Gli altri briganti si resero conto dell'inaspettato arrivo di tre nuove persone e del conseguente capovolgimento delle forze e cercarono di fuggire. Solo due riuscirono ad eclissarsi fra gli alberi, gli altri tre furono raggiunti ed uccisi.
Di colpo scese il silenzio. Il gentiluomo si avvicinò ai tre amici e dopo averli studiati un attimo, con voce forte e chiara disse: "Stranieri, capite la mia lingua?"
"Sì, signore, io la comprendo." rispose Lionel.
"Devo ringraziarvi, senza il vostro aiuto non ero certo di riuscire a salvarmi. Ma, devo dire, voi non siete comuni viandanti, maneggiate le armi con la perizia di chi è abituato a combattere. Chi siete, di grazia?"
"Siamo tre profughi dall'Irlanda dove, con il nostro clan, abbiamo a lungo dovuto combattere contro l'inglese invasore. Inseguiti, braccati, solo l'imbarco su una nave di Francia ci ha permesso di porre in salvo le nostre vite."
"Ed ora, che intendete farne, delle vostre vite?"
"Cerchiamo un lavoro, tanto per iniziare."
"Vi andrebbe di diventare miei soldati?"
"Con chi abbiamo l'onore di parlare, signore?"
"Più che giusto. Io sono il marchese Charles Auguste Jacques se Villefranche de Rovergue, gran conestabile di Filippo, duca di Borgogna. Sto tornando alla mia sede, il castello di Tournous. Non essendo nei miei territori, mi era stata concessa una scorta di soli quattro uomini d'arme e, come vedete, due sono stati uccisi. Se vi uniste a me, oltre a ricostituire la mia scorta con tre validi combattenti, vi potrei garantire una buona vita... Ma io, con chi ho l'onore di parlare?"
"Io sono lord Lionel O'Neil, e questi sono i miei amici e compagni Roe O'Brian e Vance Elton. Essi ancora non sanno il francese, ma lo apprenderanno rapidamente."
"Bene. Il mio cavallo è gravemente ferito e purtroppo dovrò abbatterlo. Per il momento siamo in sei con soli quattro cavalli ma appena giunti in un centro abitato potrò acquistare i due cavalli mancanti. Voi lord Lionel prendete uno dei due cavalli ed io l'altro. I vostri uomini potranno per un tratto cavalcare con i miei soldati. Frattanto potete discutere con i vostri amici sulla mia proposta. In sella, ora."
Lionel accettò con un lieve inchino, poi mise al corrente Vance e Roe della proposta appena ricevuta. Non ci furono discussioni, accettarono immediatamente.
Giunti a Parthenay, il marchese acquistò altri due cavalli poi si fermarono ad una locanda per mangiare e bere. Quindi ripresero la via fino a Poitiers. Qui il marchese decise di fermarsi per alcuni giorni, giusto il tempo per far confezionare alcune uniformi e livree. Furono ospiti di un signore locale, una conoscenza del marchese. Quindi a lunghe tappe viaggiarono per diversi giorni finché raggiunsero Tournous.
A castello furono alloggiati nella zona riservata ai soldati e, su loro richiesta, fu loro assegnata una stanza in comune. Solitamente i soldati dormivano in grandi camerate comuni contenenti ognuna da otto a dodici giacigli ed i graduati, come Lionel era stato subito nominato date le sue nobili origini, dormivano in stanzette da soli. Ma la loro richiesta fu accolta, motivata come fu dal fatto che in questo modo Lionel poteva insegnare loro il francese nei momenti di libertà o di riposo.
Durante la giornata non avevano normalmente molto da fare, a parte qualche ora di esercitazioni di combattimento sulla spianata del castello, o qualche scorta a membri della famiglia quando dovevano uscire dal castello.
Ai tre in particolare veniva chiesto di scortare il secondo figlio del marchese, Godefroy, un giovane di venti anni. Era stato proprio Godefroy a chiedere al padre di avere i tre stranieri come scorta, sia per la curiosità di avere soldati stranieri, sia per praticare il poco inglese che conosceva, sia perché erano tutti e tre giovani come lui. A volte Godefroy amava anche allenarsi al combattimento con i tre per imparare il loro modo di maneggiare le armi, che era diverso da quello dei francesi.
Quando la sera potevano chiudersi nella loro stanza, i tre, tirato il paletto, facevano spesso l'amore. Comunque dormivano tutti e tre assieme sullo stesso largo pagliericcio, infatti i soldati o i servi non avevano letti singoli, un lusso riservato ai nobili, ma pagliericci strettamente affiancati su un'unica, lunga piattaforma di legno.
Poiché i tre, a differenza della quasi totalità dei soldati, quando erano in libera uscita non andavano in osteria a bere o a giocarsi i soldi ai dadi, stavano gradualmente risparmiando una piccola somma che tenevano nascosta cucendo ogni moneta nell'intercapedine del sottomaglia del giustacuore. I tre presto furono invitati anche a partecipare alle battute di caccia, perché il marchese aveva saputo che in Irlanda erano soliti praticare questo passatempo.
Così i mesi trascorrevano in serenità. Vance e Roe stavano imparando ad esprimersi in francese e, nonostante l'accento molto marcato, stavano acquisendo una certa padronanza e fluidità nella lingua. Infatti si impegnavano molto anche per correggere il loro accento, perché Vance non aveva rinunciato all'idea di rifare con i suoi amici, un giorno, il suo carro dei guitti. La vita che stavano conducendo, in fondo, era noiosa per tutti e tre.
Una novità venne quando i tre furono chiamati per scortare Godefroy, che doveva recarsi alla corte del duca Filippo presso cui doveva effettuare il consueto servizio per un anno. I preparativi furono lunghi e meticolosi. Si prepararono le casse con i vestiti e tutte le suppellettili necessarie per quella lunga permanenza a corte. Per l'occasione il marchese nominò Lionel cavaliere, Roe divenne lo staffiere di Godefroy e Vance il suo scudiero. In questo modo avrebbero potuto seguirlo ed essergli accanto anche durante le cerimonie di corte. Anche essi ebbero nuovi abiti adatti alle loro funzioni ed alle varie occasioni.
Mentre li riponevano nelle casse, Vance disse agli altri: "Sarebbe bello poterceli portar via come costumi di scena, quando verrà il giorno."
Il lungo corteo che accompagnava Godefroy si mise in marcia. Oltre al giovane signore ed ai suoi tre uomini di scorta, vi erano quattro soldati e due carri con quattro servi: un cameriere, un cuoco, uno stalliere ed un guardarobiere. In testa al corteo vi erano due soldati a cavallo, seguiva Lionel con lo stendardo, Poi Godefroy affiancato da Vance e seguito da Roe. Quindi venivano i due carri con le casse ed i servi ed infine gli altri due soldati a cavallo chiudevano il corteo.
Viaggiarono al passo, rallentati dai carri, finché finalmente giunsero al castello del duca. Fermatisi fuori dal ponte levatoio, Lionel avanzò con lo stendardo ed annunciò l'arrivo del suo giovane signore. Furono subito accolti con tutti gli onori e condotti alle stanze loro assegnate in un'ala del castello. Vi era una bella camera da letto per Godefroy, una per i tre amici, una per i quattro soldati ed i quattro servi. Vi erano inoltre una cucina ed una sala. Mentre si sistemavano arrivò il maggiordomo ad annunciare che il giorno seguente sarebbero stati ricevuti dal duca.