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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL CARRO DEI GUITTI CAPITOLO 15
UN COMPLOTTO SVENTATO

La vita a corte era molto più interessante che non al castello dei Villefranche. Feste, cacce, tornei e giostre, menestrelli e danze, ricevimenti e cerimonie si alternavano in un ritmo vertiginoso. Gli incarichi di Godefroy erano più onorifici e cerimoniali che non di effettiva responsabilità.

Gradualmente fra il giovane nobile e Vance iniziò a formarsi una sorta di confidenza, quasi di complicità. Spesso passavano il tempo in lunghe chiacchierate durante le quali Vance gli raccontava le trame delle commedie dei suoi vecchi repertori inglesi ed irlandesi, che Godefroy ascoltava affascinato. Man mano che la loro confidenza aumentava, Vance si rese conto che il giovane figlio del marchese pareva mostrare un particolare interesse verso i giovani maschi che popolavano la corte del duca.

Poiché Vance si sentiva sempre più attratto da Godefroy, cominciò a pensare che forse poteva avere qualche possibilità di riuscire a farci l'amore. Ma non gli si era mai presentata l'occasione propizia per tentare di capire se poteva azzardarsi a fare il primo passo senza esporsi troppo.

Nel frattempo Roe aveva trovato un amico nel valletto di un altro ospite della corte e senza grossi problemi era riuscito a convincerlo a fare l'amore con lui. Cosicché a volte a sera sgattaiolava via per andare ad incontrarlo in segreto.

Una sera Vance e Godefroy erano rientrati da una festa. Poiché il giovane marchese era piuttosto brillo, Vance, sorreggendolo con un braccio attorno alla vita, lo accompagnò in camera da letto.

"Aiutami a spogliarmi, Vance, temo di non riuscirci da solo, stanotte. Mi sento debole debole..."

Vance, che era già semieccitato per quella specie di abbraccio con cui l'aveva sostenuto, iniziando a spogliarlo si eccitò ancora di più. Così, un po' inconsciamente e un po' volutamente, mentre lo spogliava fece in modo di toccarlo per tutto il corpo. Vide che Godefroy si stava eccitando. Di solito il giovane andava a letto senza togliersi gli indumenti intimi, ma questa volta Vance iniziò a sfilargli anche la camisiola e così facendo gli sfiorò, in modo sapiente, il petto. Godefroy lo lasciò fare ed anzi sorrise quando si sentì quasi carezzare il petto. Vance vide che il membro del giovane ebbe un guizzo sotto la calzamaglia.

Godefroy gli disse, con voce lievemente impastata dall'alcol: "Vance, amico mio, mi piace come mi stai toccando. Perché non mi togli anche il resto?"

"Davvero? Volete restare nudo?"

"E perché no... almeno mi tocchi anche lì. Vedi come s'è svegliato, stasera?"

"Forse siete un po' ubriaco. Sarà meglio che vi lasci dormire, ora."

"No, no, no! Non sono abbastanza ubriaco per non sapere quello che faccio, che dico e che voglio. Non ho nessuna intenzione di dormire, ora, voglio che tu mi tocchi... anche lì."

"Ma sono un maschio come voi, non una ragazza. Non preferireste avere una ragazza ora, qui?"

"Lo so che dovrei risponderti di sì. Ma a te posso dire la verità, no? Mi piacciono i maschi, ecco cosa mi piacciono. Non le ragazze. A te lo posso dire, ma non deve saperlo nessuno."

"Sapete quello che state dicendo, Godefroy?"

"Sì, certo che lo so. Mi piacciono i cazzi e i culi e non le tette e le fighe. Sono stato abbastanza chiaro, adesso?"

"Ma avete mai fatto l'amore con un uomo o con un ragazzo, voi?"

"Sì, certo, tre anni fa. Ma poi basta, più niente. Il prete in confessione mi ha detto che non dovevo farlo mai più. Io gli ho dato retta, per tre anni. Gli ho dato retta, ma adesso basta. Dai, amico, spogliami nudo e facciamo l'amore!"

"Adesso vado a dormire, è meglio. A domani."

"No, no, no! Ti ordino di restare qui. Spogliati anche tu, dai! Non ti piacerebbe fare l'amore con me?"

Vance stava per cedere, ne sentiva fortissimo il desiderio. Ma pensò che se avesse ceduto, poi Godefroy avrebbe potuto accusarlo di aver approfittato del suo stato di semiubriachezza. Così salutò ed uscì precipitosamente dalla stanza. Mentre si allontanava sentì Godefroy chiamarlo, poi imprecare e infine il silenzio.

La mattina seguente, quando entrò nella stanza per svegliarlo, lo trovò steso sul letto, completamente nudo, scoperto. Aveva un corpo davvero sensuale ed attraente. Gli si avvicinò, lo ammirò ancora per un poco, poi lo chiamò fino a svegliarlo. Godefroy aprì gli occhi, guardò Vance facendogli un lieve sorriso, poi si stirò voluttuosamente. Quindi si passò lentamente le mani sul petto e sul ventre.

"Ti piace guardarmi, Vance?"

"Siete molto attraente..." rispose Vance.

"Non abbastanza, direi. Ieri notte non sono riuscito ad attirarti qui con me."

"Ieri sera eravate un po' brillo..."

"Sì, mi ricordo tutto perfettamente. Il fatto di essere un po' ubriaco e il modo in cui mi guardavi e mi toccavi mi ha dato il coraggio di dirti quello che desideravo da tempo. Sono sicuro che anche tu lo desideravi, avevo notato la tua erezione. Perché allora sei scappato? L'unica spiegazione è che io non ti piaccio."

"No, al contrario. Ma temevo che diceste quelle cose solo per effetto del vino e che, se avessi dato retta a voi o al mio desiderio, stamattina me lo avreste potuto rinfacciare."

"Ma anche tu desideri me, non è forse vero?"

"Siete più che desiderabile."

"Perché allora non facciamo stamattina quello che non hai voluto fare ieri notte? Ora l'effetto del vino è passato e sono perfettamente in me."

"Mi stupisce, dopo tanti mesi passati assieme, tutto questo ardire improvviso da parte vostra."

"Te l'ho spiegato, no? Ti studio da mesi e il mio desiderio per te è aumentato giorno dopo giorno. E ieri sera il vino m'ha aiutato a vincere la mia timidezza ed ogni residua esitazione."

"Ma ora, svanito l'effetto del vino, la vostra timidezza non pare sia tornata..."

"Ormai quello che avevo dentro, nel segreto del mio animo, è uscito fuori... Spogliati, suvvia!"

"È un ordine, mio giovane signore?"

"No, è solo un desiderio, ma un forte desiderio."

"È difficile resistere ad un tale desiderio, che coincide con il mio..." disse sospirando Vance e si iniziò a spogliare.

Gli occhi di Godefroy brillarono e si alzò a sedere per guardarlo meglio. Vance smise di spogliarsi, andò a girare la chiave della porta, quindi tornò verso il letto del giovane e terminò di togliersi di dosso tutti gli indumenti. Godefroy guardava quasi affascinato fra le gambe di Vance la poderosa erezione. Scese dal letto, gli si avvicinò e gliela carezzò con mano lieve, quindi lo guardò dritto negli occhi.

Dopo un sospiro disse, a mezza voce: "Sono tre anni che sogno in segreto un momento come questo... Infilamelo tutto nel culo, ti prego!"

Godefroy si girò e si chinò appoggiando il petto sull'alto letto, offrendosi così al membro dritto del compagno. Vance gli si accostò e cominciò a solleticarlo con un dito nel foro che sentì caldo, palpitante e morbido.

"Dai, non perdere tempo, mettimelo tutto dentro!"

"Se da tre anni non lo prendete... non vorrei farvi male. La mia asta non è piccola, come avete visto bene."

"È della giusta dimensione. Sono stanco di doverlo sempre e solo fare con le mie dita o con stani oggetti inanimati. Dai, prendimi!"

Vance gli si accostò ancora, gli spalmò di saliva il foro e vi appoggiò la punta del suo membro. Godefroy subito spinse con forza indietro il suo sedere. Allora Vance lo afferrò per i fianchi ed inizio a spingere a sua volta con vigore.

"Oh, sì! Bravo... così... spingi dai... cacciamelo tutto dentro... poi sbattimi... con forza... oh, che bello! Fottimi, dai!"!

Vance iniziò a muoversi avanti e dietro con piccoli ma energici colpi di bacino, mentre con la mano scese al membro di Godefroy ed iniziò a masturbarlo con lo stesso ritmo. Il giovane si dimenava tutto sotto a quei vigorosi colpi, per godersi meglio la penetrazione. Era molto stretto e questo aumentava il piacere di Vance. Nel perfetto silenzio della stanza si udiva solo il lieve, ritmico rumore del pube di Vance che batteva sulle piccole natiche sode e nervose del giovane signore. Questo stesso rumore produceva una specie di carica erotica che ebbe l'effetto di aumentare l'eccitazione dei due. Poi, con una serie di mugolii strozzati e di colpi sincopati, Vance si scaricò nelle calde profondità di Godefroy mentre anche questi eiaculava con forza nella mano del compagno.

Quando si staccarono, Godefroy si girò con un sorriso radioso: "Ah, grazie, ne avevo proprio bisogno. Sei stato bravo, un vero stallone in calore. Lo faremo ancora, vero?"

"Sì, ma a letto, con più calma. Sarà anche più bello e piacevole, non credete?"

"Sì, ma ora avevo proprio bisogno di questo. Tre anni di desiderio inappagato... puoi capirmi?"

"Come mai in questi tre anni non avete trovato nessuno con cui farlo?"

"Timidezza, paura, vergogna... Timore d'essere scoperto, segnato a dito. E poi a castello avevo sempre vicino a me persone poco appetibili, al servizio di mio padre, che controllavano ogni più piccola cosa che facessi."

"E... tre anni fa, con chi facevate l'amore?"

"Con il mio precettore di latino. Un prestante giovane di venticinque anni da poco laureato alla Sorbona. Per un anno. Poi fu sostituito da un vecchio prete."

"Fu lui a guidarvi nella via dell'amore fra uomini?"

Sì, ma io mi ero già reso conto di desiderarlo."

"Dunque, io sono solamente il secondo uomo, nella vostra vita."

"Sì. E temevo di non trovarne più alcuno."

"Qui a corte, almeno questa è la mia impressione, più di uno dei giovani vostri pari dovrebbero apprezzare l'amore fra uomini."

"Dici davvero? Chi, per esempio?"

"Già non vi basto più io?" gli chiese Vance scherzoso.

"No, è che io di bei ragazzi ne vedo tanti, ma sembrano tutti devoti seguaci del gentil sesso..."

"È naturale. Anche voi, non v'ho mai sentito parlare di bei maschietti. Nessuno pare avere il coraggio di lasciar trapelare le proprie preferenze. Ma se voi osservate attentamente, come io ho osservato voi, lo sguardo di alcuni indugia più sulle grazie maschili che non su quelle femminili. Il loro vestire, il loro atteggiarsi è un po' più elegante. Con chi loro piace sono più affabili e cortesi e cercano ogni pretesto per passarci più tempo. Piuttosto che dirvi io chi potrebbe essere, perché non vi divertite a cercare di scoprirlo voi?"

"Se poi mi sbagliassi?"

"Cercate di non confondere il vostro desiderio con la realtà delle cose. Siate prudente, non fate come avete fatto con me."

"Ma se non l'avessi fatto ancora non saprei per certo che anche a te piace far l'amore con maschi."

"È vero. Ma siate meno diretto. Lasciatevi sempre una via d'uscita. Fate in modo che se l'altro non si espone, non si dichiara, voi non vi siate esposto troppo."

"Ti ringrazio per questi consigli, Vance. E sono felice di poter avere almeno te con cui fare l'amore e con cui confidarmi per queste cose. Ma ora è meglio che ci vestiamo, non pensi?"

Quando Vance rivide gli amici, stava per raccontar loro di come Godefroy avesse voluto esser fottuto da lui, ma preferì non dir loro ancora nulla, almeno per il momento.

Cominciò a fare l'amore con Godefroy quasi ogni giorno. Gli insegnò a baciare, carezzare, leccare, ma al giovane signore piaceva soprattutto essere fottuto e con un certo vigore. Lionel e Roe si accorsero che da un po' di tempo Vance si fermava un po' più a lungo del solito nella camera di Godefroy, e si accorsero anche che i due si chiudevano dentro a chiave. Immaginarono quindi che cosa accadesse dietro quella porta chiusa. Lionel non disse nulla, per paura di infastidire Vance e di sembrare geloso.

Ma Roe un giorno chiese a Vance, con un sorrisetto malizioso: "Sa fare bene l'amore, Godefroy?"

Vance, vistosi scoperto, non tentò di negare e rispose sorridendo: "Non è male. Gli piace farsi fottere in quel suo bel culetto stretto e sodo. È piacevole, ma mi piace assai di più con voi. Ti piacerebbe provarci? Forse lui ne sarebbe contento."

"No. Ogni tanto vado a divertirmi un po' con Julien, il paggio del giovane conte d'Arcy."

"Ah, ti sei trovato l'amichetto, dunque. Quanti anni ha?"

"Sedici... ma è più scatenato di un vecchio libertino. Pensa che dall'età di tredici anni ha già fatto l'amore con decine di uomini d'ogni età, d'ogni tipo e d'ogni condizione sociale."

"Anche col conte suo padrone?"

"Anche. Pare che chi gli ha tolto la verginità quando aveva tredici anni sia stato il padre del conte. E poi pare che, oltre che con me, si diverta con metà del personale maschile di questa corte, da soldati e servi al tesoriere del duca."

"Che? Quel vecchio mingherlino e calvo?"

"Pare che a letto sappia fare meraviglie e che sia anche piuttosto generoso..."

"Beh, potremmo quasi provare ad andarci a letto anche noi, se è così generoso. Potremmo guadagnarci altro oro per il nostro carro dei guitti..."

"Ci avevo pensato, ma pare che al signor tesoriere piacciano solamente i ragazzini. Noi tre ormai siamo troppo vecchi per lui. Ma tu, Lionel, come mai così silenzioso, oggi? Non hai trovato anche tu un'avventura galante in questa corte così piena di bei giovani maschi?" chiese Roe.

"No, nessuno. Ho l'impressione che il cugino del duca sia interessato a me... ma forse mi sbaglio."

"È indubbiamente un bell'uomo. Tu ci andresti?" chiese Roe.

"Non so, non credo. Forse se ci provasse non gli direi di no. Nonostante abbia già quasi trentacinque anni, sembra avere un bel corpo, ed ha modi eleganti e suggestivi. Ci proverei con suo figlio, se solo avesse quattro o cinque anni in più. È un ragazzo molto simpatico ed anche bello. Ma è ancora soltanto un ragazzino."

"Beh, ha quattordici anni, è già abbastanza ben sviluppato. A volte i ragazzini ci sanno fare meglio di gente più adulta." osservò Vance.

Solo tre giorni dopo Lionel raccontò agli amici che Jean Marc, il cugino del duca, l'aveva fermato in un corridoio deserto, l'aveva arditamente baciato in bocca e gli aveva chiesto di andare quella notte stessa nelle sue stanze. Lionel era stupito per quell'approccio così esplicito e diretto.

"Pensi di andarci?" gli chiese Roe.

"Non so... forse." rispose Lionel incerto e pensieroso.

"Ma tu, a lui, cosa hai detto?" chiese allora Roe.

"Ero imbarazzatissimo, temevo che qualcuno potesse arrivare e vederci. Così gli ho chiesto solo di lasciarmi andare."

"Se ti piace, vai nelle sue stanze questa notte. È un gentiluomo raffinato ed è anche potente, qui a corte. E poi l'ho visto bagnarsi nella Saone, ed è un bell'uomo." gli disse Vance.

Lionel andò. Era il primo uomo con cui faceva l'amore oltre a Vance ed a Roe. Era un uomo esperto e gentile e fece l'amore con Lionel in modo estremamente gradevole.

Quando i tre amici facevano l'amore fra loro, raccontavano sempre agli altri due come i loro rispettivi amanti facessero l'amore. Ma tutti e tre erano concordi nel riconoscere che fare l'amore fra di loro era molto più piacevole. Forse perché si conoscevano meglio e forse anche perché erano legati da un forte e profondo affetto.

Una sera, Vance e Roe stavano mettendosi a letto nella loro stanza, quando sopraggiunse Lionel. Videro subito che era pallido ed agitato. Lionel chiuse accuratamente la porta della stanza ed i due amici si alzarono.

"Vance, Roe, dobbiamo fuggire al più presto possibile!"

"Perché, che ti è successo? Qualche problema con il cugino del duca?" chiese Vance.

"Non io, non io. In qualche modo il padre di Godefroy ha saputo di voi due, non so come. Un suo uomo è venuto per conferire con il duca. Ma Jean Marc ha scoperto che di fatto è venuto a chiedere al duca di farti uccidere. Dovrà sembrare un incidente. Il duca ha accettato. Jean Marc sa che ti amo, glielo avevo confidato, perciò mi ha subito avvertito. Mi ha detto che ci conviene scappare al più presto, possibilmente domani stesso. Egli organizzerà una battuta di caccia nei boschi verso sud. Dice di portare con noi solo il nostro denaro e null'altro, per non dare nell'occhio. E quando saremo lontani, di proseguire al galoppo verso sud e di passare i confini. Prima che si accorgano della nostra scomparsa saremo già in salvo. Lui cercherà di coprire la nostra fuga, di più non può fare. Mi ha anche donato questo sacchetto di monete d'oro perché possiamo rifarci una vita. Dice di non avvertire nessuno, neppure Godefroy. Lo avvertirà lui dopo, quando saremo già fuggiti."

Restarono in silenzio per un poco, quasi a digerire quella notizia.

Poi Roe disse: "È stata una vera fortuna che tu abbia accettato di far l'amore col conte Jean Marc! Faremo come ci ha suggerito. Dove andiamo, a sud?"

"Jean Marc consiglia di passare nel Delfinato ma di non fermarci lì, perché i sicari del duca potrebbero ancora raggiungerci. Dice di proseguire fino ai domini di Ludovico, duca di Savoia. Quel signore non è in buoni rapporti col re di Francia né col duca di Borgogna. Dice Jean Marc, se arriviamo a Chambery, di cercare il marchese di Bresse, suo antico amico, un uomo sposato ma segretamente amante dei maschi come lui. Mi ha anche dato questa lettera per il marchese."

Vance era teso e preoccupato: "Per colpa mia dobbiamo abbandonare tutto! Mi dispiace, amici..."

"No, avremmo comunque prima o poi lasciato questa vita. Dobbiamo rifare il nostro carro dei guitti, no? Questa potrebbe essere l'occasione buona. Col danaro donatomi dal conte Jean Marc, forse ce la caviamo, guardate..." disse Lionel e vuotò sul letto il sacchetto di monete d'oro.

Roe andò allora a prendere il loro piccolo tesoro e contarono la somma.

"Chissà, forse possono bastare per cominciare. Suvvia, Vance, non tutto il male viene per nuocere. Domani non ti perderemo di vista un solo istante, finché non saremo al sicuro. Adesso dividiamo questo denaro in tre parti ed ognuno di noi ne terrà una parte su di sé. Oltre alle armi per la caccia, porteremo con noi i nostri tre pugnali e null'altro. Prenderemo i migliori fra i nostri cavalli. Andrà tutto bene. Adesso cerchiamo di riposare."

"Mi piacerebbe sapere come ha fatto il padre di Godefroy a venire a sapere... E perché il conte Jean Marc non vuole che io avverta Godefroy." disse Vance pensieroso.

"Forse uno dei servi ha capito qualche cosa ed ha avvertito il marchese... e forse il conte teme che Godefroy, nel tentativo di non perdere Vance, faccia qualche sciocchezza che possa pregiudicare la nostra salvezza. Sia come sia, adesso riposiamo per essere freschi domani per la fuga. Domattina Jean Marc annuncerà la caccia e si partirà subito dopo il pranzo. Indirà una caccia notturna, per cui sarà logico partire tardi ed allontanarci dal castello, inoltre fino a dopo domani mattina nessuno potrà notare la nostra assenza. Penserà lui ad intrattenere Godefroy in modo che non voglia cavalcare accanto a noi tre."

"Il conte è incredibilmente gentile. Sei sicuro che non ci sia sotto qualcosa? Che in realtà non voglia proprio isolarci per farci uccidere?" chiese Roe.

"No, non credo proprio. La lettera che mi ha dato, e l'oro, e poi il suo tono... non credo. Inoltre io non gli ho mai detto di Vance e di Godefroy, quindi da chi può averlo saputo? Comunque staremo all'erta. Non sarà facile avere ragione di noi, lo sa che siamo tutti e tre molto abili nel maneggiare le armi. Per maggiore sicurezza, comunque, possiamo indossare sotto agli abiti da caccia il giustacuore di maglia di ferro. Nessuno se ne accorgerà... Ma ora, dormiamo."

Il giorno dopo si seppe della caccia notturna organizzata dal cugino del duca. Subito il castello fervé di attività per i preparativi. Lionel, Vance e Roe pranzarono con Godefroy quindi, indossati gli abiti da caccia, scesero assieme nella corte del castello dove si stavano radunando tutti gli altri. Al suono del corno si fece scendere il ponte levatoio ed iniziarono tutti a defluire, seguiti dai servi con i cani e con il necessario per mangiare e riposare durante la giornata.

Erano in marcia da un paio di ore, in allegra brigata, quando il conte Jean Marc li affiancò e cominciò a parlare con Godefroy. Lionel e Roe cavalcavano ai fianchi di Vance. Il conte gradualmente si allontanò da loro, con Godefroy al suo fianco. Dopo poco si avvicinò ai tre amici un gentiluomo del seguito del conte.

"Siete voi Lord Lionel, vero?" chiese con tono cortese.

"Sì, sono io."

"Sono il cavaliere de Poligny, gentiluomo del conte Jean Marc. Conosco bene il bosco in cui stiamo per entrare ed anche la strada del Delfinato, così il conte mi ha pregato di assistervi... Quando faremo sosta ai limiti del bosco per rinfrescarci, cercate di fermarvi dove vedrete che sono io. Non ci parleremo. Quando ci inoltreremo nel bosco, non perdetemi di vista. A poco a poco ci isoleremo dagli altri. Seguitemi, vi farò traversare il bosco senza problemi, lo conosco assai bene, come vi ho detto. Poi vi indicherò la strada per il Delfinato da un punto da cui non potete smarrirvi. È tutto chiaro?"

"Sì, vi ringrazio, cavaliere. Siete molto cortese a prendervi cura di noi."

"Sono uomo del conte. Ogni suo desiderio è un ordine per me. So che ci tiene a voi e che un pericolo vi minaccia. Vi aiuterò volentieri a mettervi in salvo." Poi, abbassando la voce in modo che solo Lionel lo potesse sentire, aggiunse, "Il conte mi ha spiegato la vicenda. Peccato che non vi abbia conosciuto prima di oggi... e che ora non avremo più occasione di frequentarci. Il vostro compagno più giovane, vedete, l'avrei conosciuto molto volentieri se intendete che cosa voglio dire..."

"Voi e il conte..."

"Sì, ma solo per pochi mesi, e un paio di anni fa. Da tre mesi circa mi onoro di essere l'amante di suo figlio."

"Di suo figlio? Ma... il conte ne è a conoscenza?"

"Certamente, ed approva. Per questo si fida di me." poi aggiunse a voce normale, "Adesso vi lascio. Non avremo occasione di parlarci ancora, fino a quando non saremo separati dagli altri. A dopo, signori."

Tutto andò come previsto. Godefroy era ancora con il conte e fuori vista quando il cavaliere risalì a cavallo e si inoltrò nel bosco. Vance, Lionel e Roe lo seguirono quasi subito. Altri salirono a cavallo, ma i quattro riuscirono in breve a restare isolati ed a far perdere le loro tracce. Rapidamente, alle ultime luci del giorno, traversarono il bosco.

Fermatisi fuori dai suoi limiti, il cavaliere disse loro: "Ecco, seguite questa strada, girate al primo incrocio con una chiesa, prendendo la strada che va verso sud e seguitela sempre. Non potete sbagliare. Buona strada e buona fortuna, signori."

"Grazie, cavaliere, vi siamo grati. Mi spiace che non possiamo ringraziarvi in modo adeguato."

"È stato un piacere. Peccato che non ho avuto l'opportunità di conoscervi prima e meglio... specialmente voi... Roe, vi chiamate, se non erro."

"Sì, cavaliere. Anche a me sarebbe certamente piaciuto potervi conoscere prima... e meno superficialmente..."

"Sì... che la fortuna vi sia propizia. Io devo tornare indietro. Rimane poca luce, ma sufficiente sia per me che per voi. Affrettatevi, ora, e cercate di attraversare il Delfinato più velocemente che potete. Avete pochi giorni di vantaggio prima che possano eventualmente mandare qualcuno a cercarvi. Ma nel ducato di Savoia sarete al sicuro. Addio, signori, addio!"


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