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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA STORIA DI HIRAM IL FENICIO
HIRAM LIBERATO DALL'ESILIO SULLA NAVE NERA
HIRAM RITORNA A URUK
DISTRUZIONE DI URUK - FINE DI HIRAM

9 - HIRAM LIBERATO DALL'ESILIO SULLA NAVE NERA

Trecento e trentatré giorni rimase Hiram prigioniero nella enorme e mostruosa nave nera per ordine del dio Melqart, per soddisfare e dare piacere con il proprio corpo a tutti e trecento e trentatré i poderosi marinai neri, e quando questi giorni furono passati, i marinai lo liberarono e lo condussero con una barca fin sulla terra asciutta.

Questa era però una terra desertica, senza acqua e con un calore ardente e Hiram, la benedizione di Melqart sia su di lui, giaceva completamente nudo sotto il sole cocente, poiché gli uomini neri, abituati sulla loro nave alla più completa nudità avevano da tempo gettato a mare i suoi abiti reputandoli inutili.

Inoltre la sua pelle, a causa della lunga reclusione nella piena oscurità della cella in cui era stato allestito il giaciglio su cui dare piacere a tutto l'equipaggio sulla nave nera, era divenuta del tutto bianca e delicata sicché egli soffriva molto nel calore bruciante della spiaggia deserta.

Melqart ebbe compassione del suo servo e fece crescere durante la notte una grande pianta a foglie ampie, mai vista in nessuna parte del mondo, con le cui foglie Hiram si poté coprire alla meno peggio e alla cui ombra trovò riposo. Era ancora troppo debole per alzarsi e camminare, allora Melqart, il più misericordioso di tutti gli dei, fece spuntare sulla pianta sodi frutti rosati a forma di membro virile compresi i testicoli che, spiccati dal picciuolo, potevano essere succhiati dando un latte zuccherino e molto nutriente.

Quattro volte al giorno riusciva Hiram a staccare un frutto per alimentarsi e presto il bellissimo uomo iniziò a recuperare parte delle sue forze. Attorno a lui Hiram, la mano di dio sia sempre su di lui, lasciava i vuoti involucri, sodi come gusci di zucca, che una volta usati assumevano un colore più bianco della neve.

Capitò un giorno che venisse per il sentiero un giovane e bellissimo pecoraio che conosceva ogni pietra e ogni arbusto in quella zona. Questi scorse da lontano la strana pianta nata da poco e sapeva perfettamente che in precedenza in quel posto non era cresciuta alcuna pianta e inoltre gli riusciva inspiegabile come fosse potuto crescere un simile arbusto in quella terra completamente priva di acqua.

Egli si avvicinò perciò con curiosità per esaminare la stupefacente pianta e notò che questa non aveva le radici infisse nella terra come tutte le altre piante, ma invece aveva radici che si stendevano sulla superficie tutto attorno formando un perfetto disegno di esagoni intrecciati. Di ciò si meravigliò molto il giovane pecoraio, ma molto più si meravigliò nello scorgere il bellissimo uomo che nudo giaceva all'ombra dei tralci.

Questo uomo era vestito soltanto di foglie di quella pianta e per di più era molto pallido ed era straniero nell'aspetto.

Il pecoraio fu estremamente sorpreso e anche incuriosito, per cui attaccò discorso e interrogò lo straniero sulla sua persona.

Questi gli rispose: "Io mi chiamo Hiram il fenicio e sono un indovino del dio Melqart il dio dell'amore fra maschi, sia egli lodato per sempre e in ogni terra, presso ogni popolo, il dio che mi ha mandato al popolo di Uruk.

"Ma io li ho lasciati in fretta e furia e nell'ora del loro massimo bisogno, senza il permesso del mio Signore e dio, per questo motivo il mio dio Melqart mi ha punito e mi ha lasciato a languire per trecento e trentatré giorni nell'interno di una grossa nave nera governata da uomini neri come la pece, affinché io dessi loro piacere con tutto il mio corpo ogni notte. Nella sua infinita misericordia però, il mio dio mi fece infine deporre su questa nuda spiaggia."

Il giovane e bellissimo pecoraio ascoltò il racconto di Hiram senza poter dar credito alle sue parole, poiché egli non era ancora mai uscito dai suoi pascoli, non aveva visto niente del mondo e non aveva notizie di ciò che era accaduto a Uruk. Tuttavia aveva un buon cuore e prese con sé Hiram nella propria capanna per curarlo, finché egli fosse guarito e rimesso in forze.

E finalmente una notte il giovane pecoraio disse a Hiram, la potenza di dio sia su di lui: "Insegnami la religione del tuo dio, insegna anche a me come due maschi possono amarsi, oltre che giacere assieme per il puro godimento. Io sento che vorrei imparare a darti il mio amore e a ricevere il tuo, perché tu in verità sei un uomo molto bello e molto speciale."

Allora Hiram, la mano di Melqart sia su di lui in eterno, attrasse il bellissimo giovane sul suo giaciglio, lo denudò con le sue deboli mani e lo carezzò e lo baciò e gli insegnò come dare amore e riceverne, come dare piacere e come riceverne, usando ogni parte del corpo. Il giovane pastore era molto stupito, perché lui aveva già giaciuto con altri uomini, ma come due animali che necessitano di sfogare i propri istinti e i propri bisogni e non come due uomini che si danno reciprocamente amore.

Di tempo in tempo capitava che alcuni viaggiatori attraversassero la regione nella quale il bel pecoraio pascolava il suo gregge. Un giorno egli si imbatté in un gruppo di persone che abitavano a Uruk. Da questi il giovane pastore venne a conoscenza dei fatti lì capitati e quindi poté sapere che Hiram, la potenza di dio sia in lui, gli aveva detto la verità.

Egli tornò allora al luogo in cui era la strana pianta che proteggeva Hiram e riferì all'uomo che aveva imparato ad amare tutto ciò che aveva appena udito.

Quando Hiram, la mano di Melqart sia su di lui in eterno, venne a sapere che il dio Melqart aveva risparmiato la città di Uruk all'ultimo momento, perché il popolo alla buonora aveva manifestato il suo pentimento e accettato la vera fede, gridò al suo Signore e suo dio: "Ah, Signore, povero me! perché nessuno si è convertito mentre io ancora mi trattenevo presso di loro! Perché è stato loro possibile per tanti anni disprezzarmi e oltraggiarmi con ingiurie, e senza mai essere stati puniti per questo! Ah, Signore!"

Così si lamentò Hiram, la benevolenza di dio sia su di lui, col suo dio Melqart e, dopo che egli ebbe detto queste parole, guardò e vide che il tralcio di quella strana pianta, che fino ad allora aveva verdeggiato vicino a lui, era rinsecchito completamente. Allora gridò: "Oh mio Dio, con cosa mi coprirò ora e dove potrò trovare ombra!"

Allora Melqart parlò al suo indovino e disse: "Hiram, mio fedele! Tu lamenti che io ho permesso che perisse una cosa che avevo fatto sorgere dal deserto in un sol giorno. Non capisci dunque quanto mi dolga distruggere una intera città con tutti i suoi abitanti che io, che amo tutti gli uomini, ho per tanti anni curato?"

Allora Hiram comprese e si pentì della sua pusillanimità.

Il pecoraio che aveva trovato sulla spiaggia Hiram, la potenza di dio sia su di lui, si accompagnò a lui, credeva ora infatti che quell'uomo gli era stato inviato dal gran dio, e nutriva verso di lui un forte affetto e un crescente amore.

Poiché Hiram, su lui sia la benedizione, era ancora troppo debole per muoversi indipendentemente, gli preparò una specie di slitta usando un abbeveratoio di legno che egli rivestì con morbide pellicce di pecora. Poi ci legò una fune la cui altra estremità attaccò al collare dei suoi cani da pastore, che così trainavano l'ammalato da un posto all'altro. I cani riconobbero la santità dell'indovino di Melqart e si davano molto da fare per non scuotere eccessivamente l'uomo ammalato nell'abbeveratoio-slitta, poiché la sua pelle era ancora troppo sottile ed egli non si era ancora del tutto ristabilito.

Un giorno però Hiram, la potenza di Melqart sia su di lui, disse al bel pecoraio suo amante: "Oh mio buon amico, cosa dirà il padrone del gregge quando scoprirà che tu mi dedichi tanto del tuo tempo, mentre egli ti paga perché tu ti prenda cura delle sue pecore?"

Gli rispose il giovane pecoraio: "Oh prediletto di Melqart, da quando tu sei con me si verificano molte cose meravigliose. Dove prima non verdeggiava neanche un solo filo di erba, ci sono ora interi prati del più opulento verde, attraversati da ruscelli gorgoglianti. In questo breve tempo le greggi sono cresciute di quattro volte. Di cosa dunque dovrebbe il loro padrone lamentarsi?"

Nondimeno udì un giorno Hiram, la benedizione di Melqart sia su di lui, la voce di uno sconosciuto che sgridava pesantemente il pecoraio e gli diceva con voce irata: "Cosa fai tu tutto il tempo? Cosa hai tu a che fare con questo straniero? Sei diventato per caso la sua sgualdrina? Ti piace farti fottere da lui invece di badare alle mie greggi? In fin dei conti sono io quello che qui deve pagare tutto!"

Era il padrone del gregge e questi era, come Hiram aveva correttamente supposto, una persona assai sgradevole e dal cuore gretto e meschino.

Il pastore però rispose coraggiosamente e disse al suo padrone: "Quest'uomo, che io ho trovato ignudo al margine del deserto, è un indovino del dio Melqart ed è un uomo pieno di amore. Da quando egli è presso di me, io mungo le pecore due volte al giorno, inoltre adesso nascono solo gemelli, e la tua proprietà è così raddoppiata. Tutto ciò lo dobbiamo a questo santo uomo, la cui sola presenza benedice ogni cosa!"

Ma il padrone del gregge era un uomo molto avido. Egli aveva già sentito dire che il re di Uruk cercava un profeta di nome Hiram, e che il grande re aveva promesso a colui che glielo portasse una grossa ricompensa.

Pertanto disse al pastore: "Ebbene, servo, dimmi, dove è questo uomo misterioso e potente di cui parli, portami da lui, in modo che io lo veda e possa a mia volta parlare con lui."

Tuttavia il giovane e bel pastore non era un ingenuo e indovinò che l'uomo era mosso solo dall'egoismo e dal proprio interesse, dall'avidità che indurisce il cuore, e gli rispose con un gesto evasivo e disse: "Proprio oggi egli è partito in quella direzione." e indicò verso un punto che era dalla parte opposta rispetto al nascondiglio di Hiram.

Allora il padrone del gregge si mise subito in cammino assieme alla sua gente e cavalcarono nella direzione indicata dall'astuto pastore per cercarlo, prenderlo, legarlo e portarlo con loro fino al cospetto del re di Uruk e riscutere così la generosa ricompensa.

Hiram, che Melqart gli doni salute, seppe che era arrivato il tempo di allontanarsi da quel luogo e assieme al suo amante andarono a cercare un nuovo e sicuro nascondiglio.

Verso sera raggiunsero una caverna che offrì loro riparo contro il freddo della notte del deserto, poiché egli era ancora molto indebolito. Il suo amante aveva portato con sé un otre di latte appena munto e gli diede da bere, quindi si coricò vicino a lui e lo scaldò con il proprio corpo. Hiram volle farci l'amore ancora una volta, perché pensava che da un momento all'altro il bel pastore dovesse tornare alle greggi a cui doveva badare.

Fecero l'amore a lungo, con dolcezza e tenerezza, donandosi l'uno all'altro, ognuno pensando solamente a procurare all'altro il più nobile e bello e intenso dei piaceri.

Nel bel mezzo della notte si svegliò Hiram, la mano di Melqart sia su di lui, al suono di una dolce canzone e riconobbe la voce del suo amante. Uscì e vide che la luna era piena e rivestiva tutto di un manto di prezioso argento.

Hiram, che Melqart lo benedica, apostrofò il giovane e bel pastore: "Perché ti sei alzato, amico mio? Senti la nostalgia della tua casa? Vuoi forse tornare dal tuo padrone? Non vuoi restare ancora per qualche giorno?"

"Oh no," gli rispose il gentile e bel pecoraio, "il mio padrone è andato e non ritornerà mai più. Egli pensava solo a trovarti per non lasciarsi sfuggire la ricompensa promessa dal re, e non fece sosta, all'arrivo delle tenebre, per quanto io l'avessi messo sull'avviso di farla. Questa regione è piena di pendii scoscesi e improvvisi precipizi di sassi. Eppure non mi ha ascoltato e così il suo destino lo ha sorpreso. Tutto questo il nostro dio Melqart mi ha mostrato in sogno. Perciò io non devo più tornare da lui. E non ti accompagnerò solo per qualche giorno, ma per sempre, fino a che tu non mi manderai via dal tuo fianco o fino a che il nostro dio non ci chiamerà a sé."

Il giovane e bel pecoraio si associò perciò con Hiram, che la benedizione del potente dio sia sempre su di lui, e divenne da allora in poi il suo accompagnatore fisso, il suo amico, il suo amante e infine anche il suo fedele sposo.


10 - HIRAM RITORNA A URUK

Hiram, la potenza del dio dell'amore fra maschi sia sempre con lui, rimase ancora un po' di tempo presso il pecoraio suo sposo. Ogni giorno andava al mare e lo osservava attentamente stando sulla riva. Così osservava volentieri il gioco dei pesci quando questi schizzavano fuori dall'acqua e danzavano e giocavano nella splendente luce del sole.

Anche il più grosso dei pesci si voltava spesso verso il profeta e lo guardava a lungo, come se volesse porgergli un muto saluto oppure comunicargli qualcosa che però il bell'uomo non riusciva ancora a comprendere.

Un giorno sembrò a Hiram, la protezione di dio sia su di lui, come se questo pesce tenesse in bocca qualcosa di chiaro e brillante e infatti il pesce nuotò in prossimità della riva e gettò sulla spiaggia un oggetto scintillante. Hiram riconobbe il pesce, era proprio lo stesso a cui da bambino aveva gettato le briciole di pane assieme a suo padre. E Hiram riconobbe anche l'oggetto scintillante. Era una catena da collo che apparteneva al re degli assiri. Hiram, la mano di Melqart sia su di lui, vide in questo dono del pesce un segno, prese la catena e andò dal bel pecoraio suo sposo.

"Ora è tempo che tu vada dal re," disse Hiram al suo fedele sposo, "e gli porti la notizia che mi hai visto; tuttavia non rivelargli ancora nulla riguardo al luogo in cui mi trovo. Come segno che tu dici la verità, restituisci a lui questa catena che è sua. Prendi anche con te un pugno di terra sulla quale sono stato coricato, e anche questo ramo della pianta che mi aveva protetto, e uno dei mirabili frutti secchi e vuoti a forma di membro virile che contenevano il latte zuccherino che mi ha nutrito. Di' al re che io verrò a trovarlo non appena mi sentirò nuovamente abbastanza forte."

Il pecoraio si mise in marcia verso Uruk. Egli si presentò al re e tutto successe come Hiram, la potenza di dio sia su di lui, aveva predetto. Il re riconobbe l'odore del suo indovino nel pugno di terra e nel ramoscello. Gli si chiese molto del suo compagno ma il pecoraio scomparve non appena portata la sua ambasciata e nessuno seppe dove fosse andato. Egli però fece ritorno da Hiram e lo curò finché il suo uomo ritornò del tutto sano e forte.

Allora parlò Hiram, la protezione di Melqart sia su di lui, al suo amato e giovane pecoraio e disse: "Vieni ora, mio fedele sposo, andiamo insieme, perché infine tu devi riscuotere la tua ricompensa dal re, per il fatto che mi riporti a Ninive."

"No," replicò il pecoraio, "mai io richiederò altra ricompensa che non sia il tuo amore pieno di benedizioni. Essere stato scelto da te come tuo sposo è la più grande, e bella, e preziosa ricompensa, mio amato."

Hiram lo accrezzò con tenero amore, e parlò e disse: "Tutto come tu vuoi, mio dolce sposo, tu sarai il mio compagno finché a Dio piacerà. Tuttavia io ti raccomando di riscuotere la ricompensa del re, per dividerla tra i poveri che sono più bisognosi di te."

Partirono dunque i due per Uruk e la città li accolse con molta gioia ed entusiasmo. Si festeggiò per alcuni giorni il ritorno dell'indovino, quindi Hiram assunse la sorveglianza della costruzione del tempio al dio Melqart e delle case per i sacerdoti e gli accoliti del Dio. I templi furono sgombrati e purificati e furono istituite in essi molte scuole e centri di insegnamento della vera fede. Hiram, la benedizione di dio sia sempre su di lui, insegnava al popolo e istruiva i dottori sui precetti del vero amore fra maschi e dell'amore fra veri maschi, in modo che la religione fosse tramandata correttamente anche dopo la sua dipartita per riunirsi con il suo dio.

Hiram, Melqart gli dia eterna ricompensa, si stabilì addirittura in in una bella casa in Uruk e secondo una tradizione si sarebbe sposato pubblicamente in quel periodo con il suo bel pastore, il giorno stesso in cui fu inaugurato il tempio a Melqart. Alcuni dicono che egli ha trovato nel giovane e bellissimo pastore uno sposo molto buono e pio.

Altri dicono invece, ance se ciò pare incredibile, che il suo sposo sarebbe invece diventato una persona paurosamente insopportabile, riottoso e cattivo. Si dice che il pastore, un giorno in cui Hiram aveva molti ospiti, si fosse comportato ancora una volta in maniera riprovevole ma Hiram, la mano di Melqart su di lui, rimase zitto e non replicò a lui con alcuna parola cattiva. I suoi amici lo compiansero e pieni di compassione gli domandarono perché egli tollerasse tanta sfrontatezza da parte del suo sposo.

Hiram rispose loro: "Io ho ricevuto ciò che avevo chiesto in preghiera, poiché io ho pregato una volta Melqart il dio potente che volesse infliggermi già in questa vita la mia punizione dell'aldilà, ma che dopo morto mi desse il suo paradiso. Il nostro dio Melqart ha ascoltato la mia preghiera e mi comandò di prendere in sposo il pastore che mi aveva soccorso. Così avrei conosciuto le pene dell'inferno già durante la vita terrena e non dovrò conoscerle dopo questa vita."


11 - DISTRUZIONE DI URUK - FINE DI HIRAM

Per alcuni anni tutto andò bene a Uruk, tuttavia a poco a poco si scoloriva il ricordo di ciò che per poco non era capitato e piano piano gli abitanti di Uruk si ricordarono dei loro antichi costumi e usanze. Essi seguivano ancora gli insegnamenti della nuova religione che Hiram, la pace sia con lui, aveva portato loro. Però non è che ne fossero completamente soddisfatti. Sentivano la mancanza delle feste e delle fiere annuali con le orge che vi si compivano, a cui essi in passato partecipavano sempre, e dell'eccitazione delle rappresentazioni coreografiche e vocali di donne nude che essi prima, al tempo degli idoli, avevano fatto rappresentare. Cominciarono quindi in segreto a scolpirsi alcune immagini e le veneravano di nascosto.

Hiram si impaurì vedendo di nuovo trionfare la loro ignoranza e divenne triste per questo. Tuttavia le sue parole ed i suoi ammonimenti caddero di nuovo su orecchie sorde.

Un giorno il re fece chiamare a sé Hiram, la mano di dio sia su di lui, e lo accolse con faccia triste.

"Ci sono malumori con i nostri vicini. Tutti ci prendono in giro per il fatto che noi abbiamo aggiunto ai nostri templi con le nostre belle, preziose opere d'arte un tempio in cui adoriamo un dio che benedice l'amore fra due maschi. Essi ridono alle nostre spalle, perché dicono che un siffatto dio non può che farci indebolire. Ai loro occhi noi sembriamo già persone deboli e personaggi comici. Pertanto io ho deciso di permettere a ciascuno da ora in poi di adorare ciò che più gli aggrada, e gli sia concesso di sceglierlo e tu non ti devi più immischiare in queste cose, o Hiram."

Evidentemente era riuscito ai sacerdoti e agli stregoni di rientrare di soppiatto nella città e di influenzare il cuore del re in modo tale che egli non volesse più ascoltare alcun consiglio dell'indovino di Melqart.

L'opinione che nel caso dell'evento straordinario si fosse trattato solo di una catastrofe naturale, che per motivi altrettanto naturali non si era verificata, prese il sopravvento e ci si dimenticò che solo la misericordia di Melqart era stata sollecita a scongiurare la sicura rovina.

Dunque il popolo si lasciò prontamente illudere e credette di essere stato quella volta stregato dalle parole dell'indovino, sicché essi avevano dato un credito sbagliato al "pazzo visionario".

Per cui essi tornarono di nuovo al loro stato di ignoranza originario.

Hiram, su cui sia la benedizione di dio, si presentò di nuovo al re e disse: "Oh mio re, non credere che il nostro dio Melqart non vi veda e non vi senta solo perché voi non potete vederlo o sentirlo. Vede come gli uomini che si amano fra loro vengono derisi, come i padri proibiscono ai loro figli che vogliono scegliere questa via di seguirla e li obbligano a sposare una donna e accoppiarsi con lei malgrado essi non vogliano.

"Già una volta egli vi ha protetto dal malanno che per voi stava scritto e trattenne il suo sdegno. Ma cosa farete se il suo sdegno cade su di voi una seconda volta? Allora lo stesso viene non solo come una pioggia dal cielo che vi rovina, ma questa volta la punizione risalirà anche dalla superficie della terra e voi sarete circondati da tutte le parti e sarete annientati e tutta la vostra potenza non servirà a nulla. Cosa volete fare contro ciò?"

Eppure il re, il suo cuore avvelenato anche dalle subdole grazie delle sue nuove moglie e delle avvenenti concubine che i sacersoti degli altri dei avevano inserito nel suo harem, non poteva più capire i suoi avvertimenti, il suo cuore era ancora una volta chiuso, e egli riteneva che il suo indovino fosse assolamente un pazzo.

Per cui fece un cenno di rifiuto e congedò Hiram come già spesso in passato aveva fatto.

Per dimostrare al mondo la sua forza, il re di Uruk decise di fare una spedizione contro la Fenicia, la terra natale dell'indovino Hiram, che il dio Melqart gli dia felicità eterna. Vittorioso, dopo aver distrutto il tempio di Melqart che era in Sidone, ritornò in patria e ascrisse il suo successo agli dei e agli idoli degli assiri.

Nell'esaltazione della sua ubriacatura di potenza egli progettò anche una spedizione contro la terra di Egitto. Egli non sapeva che nel frattempo tutti i fedeli del dio Melqart erano emigrati dalla Fenicia nella terra di Egitto e che qui avevano trovato rifugio e protezione; e sebbene Hiram lo avesse avvertito che il dio Melqart non avrebbe dato il suo popolo nelle mani dei servitori degli idoli, disdegnò il re il suo consiglio e mosse con un grande esercito alla conquista della fertile e ricca terra di Egitto.

Un secondo esercito, di coloni, seguiva l'armata. Era talmente sicuro della sua vittoria, lo stolto re, che già pensava alla ricolonizzazione delle terre da parte della sua stirpe.

Gli sembrò ciò essere una cosa così semplice che egli divise in due parti il suo esercito e inviò una divisione verso l'Egitto per conquistarsi l'impero del fertile Nilo e una parte verso l'Asia Minore e diventare così il signore di tutto il mondo.

Mentre l'esercito era già pronto all'assalto e schierato sul campo di battaglia, si sollevò del tutto inattesa e improvvisa una orribile tempesta che racchiuse ogni cosa in una oscurità che rendeva impossibile vedere, talché non si riusciva a distinguere il cielo dalla terra.

L'assalto fu così frustrato, l'esercito si volse in ritirata e si scontrò nella ritirata con il re che marciava contro l'Egitto.

Il re si irritò con i generali per i loro errori e ordinò loro immediatamente di fare dietro front.

Così stavano essi di nuovo alle frontiere della terra di Fenicia e di nuovo fu l'intervento del dio potente Melqart che impedì il loro assalto.

Scoppiò una epidemia nell'esercito assiro che abbatteva tutti i guerrieri assiri mentre i fenici rimanevano non toccati dall'epidemia.

Nel contempo le truppe del re che erano giunte in Egitto vennero sconfitte e in assenza dei loro dominatori, i persiani invasero la città di Uruk e così finì la grandezza dell'impero assiro.

Il re stesso morì nella battaglia e molti dei suoi sudditi furono deportati come schiavi nei paesi dei vincitori.

Dopo questi avvenimenti anche Hiram, su lui sia la mano di dio, non visse molto a lungo, poiché egli era diventato vecchio e stanco. Fin quando ne ebbe ancora la forza andò egli avanti a predicare e richiamare il popolo al bene.

Un giorno però Hiram si sentì debole e comprese che presto sarebbe morto. Allora si preparò la sua propria fossa e una mattina, dopo che ebbe fatto la preghiera del mattino, volò indietro la sua anima e ritornò a Lui, che tiene la vita e la morte nelle sue mani. Allora il suo sposo, che gli fosse rimasto fedele o che fosse diventato importuno a seconda delle due contrastanti tradizioni, non ha più importanza, pianse e pianse giorno e notte sulla sua tomba e le sue lacrime vi fecero spuntare bellissimi fiori. Il dio Melqart infine ebbe pietà di lui, prese la sua anima e il suo corpo e la portò in cielo, dove la riunì all'anima ed al corpo di Hiram per sempre, unendolo a lui nell'eterna felicità dell'amore.


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