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una storia originale di Andrej Koymasky


IL MERCENARIO
E IL FRATE
UNO - IL CAPITANO E L'ABATE

Capitan Sanders, giunto a uno slargo, fermò la jeep, scese e aprì la carta appoggiandola sul cofano. Anche i suoi uomini fermarono gli automezzi, scesero e si affollarono attorno a lui.

"Credo che sia meglio restare fra questi monti, finché non ci comunicheranno il prossimo obiettivo." disse Sanders.

"Troviamo un villaggio in cui installarci, capitano?" chiese Matt.

"Pensavo di sì, ma ho notato qualcosa di interessante su questa mappa, a cui non avevo fatto caso prima. Vedete questo quadratino con una croce? Sapete cos'è?"

"Un cimitero?" chiese François.

"No, una chiesa." disse Raoul.

"Non proprio, è un monastero. Ci fermeremo lì, sarà molto meglio e più sicuro che non andare in un villaggio." disse il capitano.

"Un monastero? Di monache, vuol dire? Allora ci possiamo anche scopare le più giovani e carine, no?" disse allegro Brian.

"Dalla mappa non si capisce, potrebbe anche essere di frati." rispose ridendo il capitano.

"Beh, frati o monache, io ho proprio voglia di farmi una bella scopata, sono stufo di farmi seghe assieme a Matt!" disse Damien e tutti risero.

"Hah, tu ti scoperesti pure un buco di serratura." lo derise Raoul.

"Certo, un buco è un buco, e dopo quasi dieci giorni di seghe, una scopata ci vuole. Giusto, capitano?" disse Damien.

"Più che giusto. Andiamo a vedere, e chi di voi ha voglia di scopare si potrà scegliere una monaca, o un frate secondo quello che troveremo e secondo quanto gli tira. Come al solito, vi sceglierete chi scopare in ordine di merito." disse il capitano ripiegando la carta.

Gli piacevano, i suoi uomini, erano in gamba, decisi, esperti, affiatati nonostante fossero di almeno cinque diverse nazionalità. Stavano assieme da due anni, e lui era fiero di aver perso un solo uomo nonostante decine di dure battaglie contro i ribelli. E quando si fermavano in un villaggio conquistato, li lasciava liberi di scopare chi, come e quanto volevano: un uomo dopo tutto, specialmente un guerriero, ha tutto il diritto di sfogare i propri istinti, ogni tanto.

"Ha aggiornato la graduatoria dopo l'ultima azione, capitano?" gli chiese Serge con evidente interesse.

"Sì, sta tranquillo, è tutto nel mio lap-top. E ti ho aggiunto i due punti che ti sei meritato. Adesso tu sei settimo, contento?"

"Bene, capitano. Il primo è sempre Big Jim?"

"No, è stato scavalcato da Max. Pare che Big Jim dormisse, durante l'ultima operazione." rispose il capitano strizzando l'occhio al soldato.

"No, capitano, che non dormivo, io. Solo che dove mi ha messo non è successo niente di speciale. E io non sono il tipo che cerca di ficcarsi dove può guadagnare più punti, io rispetto le consegne." rispose il massiccio irlandese.

"Ehi, cosa vorresti insinuare, bastardo!" chiese Serge alterato.

"Niente, niente. Se il capitano mi dice di bloccare una strada, e di lì non passa nessuno, io non vado a cercare dove c'è la mischia tanto per guadagnarci punti. Magari, appena io mi allontano, proprio di lì potrebbe passare un gruppo di ribelli armati fino ai denti, no? Perciò sto lì come ha detto il capitano, anche se non ci guadagno punti." disse calmo l'uomo.

"Anch'io, bastardo, sto dove mi ordina il capitano, non sono mai andato a cercarmi la mischia. Prova a ripetere l'accusa e ti faccio mangiare tutti i tuoi denti." reagì Serge.

"Calma, calma ragazzi. Big Jim non ti voleva accusare di niente. Lo sappiamo tutti che obbedite sempre ai miei ordini, se non altro per non fare la fine di Mallory, no?" disse il capitano con un tono a metà tra il minaccioso ed il conciliante.

Mallory. Circa dieci mesi prima, gli aveva dovuto sparare alle gambe, perché per l'ennesima volta aveva voluto fare di testa sua, e stava rischiando di mandare a monte tutta la loro operazione. Così era rimasto lì, e per paura di cadere nelle mani dei ribelli, che non erano assolutamente teneri con i nemici, Mallory si era sparato a una tempia. Mallory era l'unico uomo che il capitano aveva perso.

"Ehi, Neil, speriamo che sia un monastero di suore, no?" disse Raoul mentre risalivano sulla loro jeep.

"A lui lo dici? Non sai che Neil preferisce i maschietti?" rispose ridendo e ammiccando Alex.

"Ma va! Davvero tu Neil preferisci i maschi?" gli chiese Raoul lievemente stupito mentre la colonna di automezzi si rimetteva in marcia.

"Sicuro! Non lo sapevi? Se proprio non trovo di meglio, mi accontento anche della bocca o del culo di una ragazza, ma preferisco di sicuro un bel ragazzo, io."

"Beh, proprio il contrario di me, allora. Non ci faremo mai concorrenza, io e tu." commentò Raoul tranquillo. "Comunque, quando ce l'hai duro, un buco è sempre un buco, no? Ma non sapevo di te, Neil. Sapevo di Joe e anche di Rueben, ma non di te."

"Beh, cambia qualcosa, adesso che sai?" chiese Neil in aria quasi di sfida.

"Cazzo, no! Non cambia proprio niente. Come ognuno decide di amministrare il suo cazzo, non sono davvero cazzi miei. Tu sei un ottimo soldato a tanto mi basta. In caso di un'azione, accanto a te mi sentirei al sicuro." rispose Raoul con un sorriso.

"E ti sentiresti al sicuro vicino a lui anche in un letto, adesso che sai?" gli chiese Alex scherzoso.

"Cazzo sì. Neil non è stato mai un bastardo. Sono sicuro che non ci proverebbe con me. Giusto Neil?"

"Certo che non ci proverei con te, neanche morto! Non sei il mio tipo, tu." rispose Neil ridendo.

"Dai, non essere offensivo, adesso!" rispose ridendo Raoul.

"Ma che offensivo! Saresti pure un bell'uomo, ma sei troppo peloso per i miei gusti... Pari un orso!"

"E dire che le femmine impazziscono per questa mia pelliccia!" rispose ridendo Raoul e passandosi una mano sul petto villoso attraverso il camiciotto semi-sbottonato.

A Neil piacevano i suoi compagni. Avevano accettato la sua omosessualità senza nessun problema. Quello che interessava a tutti era solo che fosse un buon soldato, e Neil lo era. Logicamente lui non ci aveva mai provato con nessuno dei suoi compagni d'arme. Solo una volta aveva avuto una sveltina con Rueben, e su richiesta di questi.

Arrivarono in vista del monastero. Il capitano segnalò di fermarsi e tramite il radiotelefono dette gli ordini. Ripartirono. Arrivati al monastero videro che era una costruzione dei tempi coloniali, completamente circondata da un solido e alto muro, con un solo portale d'accesso, sbarrato. Sopra al muro si vedeva solo la parte alta della facciata della chiesa, nello stile barocco coloniale spagnolo, e l'alto e snello campanile.

Con una piccola carica di dinamite, fecero saltare i battenti del portale, liberarono il passaggio dai detriti e con tutti gli automezzi entrarono nel piazzale interno. Non si vedeva anima viva. Il piazzale era un rettangolo con il portale da cui erano entrati in uno dei lati minori, la chiesa di fronte, e due basse costruzioni con portico sui lati destro e sinistro. Ognuna delle due costruzioni aveva al centro, sotto i portici, una porta chiusa.

Stavano scendendo dagli automezzi, le armi in pugno, quando la porta di destra si aprì, e un frate dalla tonaca bianca e scapolare nero si affacciò a guardarli, con aria preoccupata.

"Ah, merda, sono frati!" esclamò uno dei soldati ad alta voce, e altri risero.

"Perché avete fatto saltare il portone? Bastava suonare la campanella!" disse il frate accigliato, per nulla intimorito da quel branco di uomini armati.

"Perché noi si va per le spicce!" rispose il capitano secco, avanzando verso il frate, poi aggiunse: "Facci entrare, abbiamo deciso di fermarci qui da voi per qualche giorno."

"Non credo che abbiamo abbastanza stanze per tutti voi, la nostra foresteria è piccola..." disse il frate e aggiunse: "Comunque dovete chiedere all'Abate se potete fermarvi qui o no."

"L'abate? E chi cavolo se ne frega dell'abate. Abbiamo deciso di stare qui e qui staremo. E useremo le vostre stanze e voi vi arrangerete. Piuttosto, vai a dire che ci preparino una buona cena per le sette, abbiamo fame, vero ragazzi?"

Un coro di allegri "sì" gli rispose.

"Come ho appena detto..." iniziò a dire il frate, ma il capitano lo scostò bruscamente ed entrò, seguito dai suoi uomini.

Si trovarono in un ampio chiostro con un pozzo in centro e un giardinetto attorno al pozzo.

"Di dove si sale sul campanile?" chiese il capitano al frate che gli stava trotterellando a fianco, ora preoccupato.

"Devo chiamare l'abate..." rispose il frate.

Il capitano gli dette un manrovescio, l'uomo barcollò e lo guardò stupito, carezzandosi la guancia.

"Del vostro abate non me ne frega un cazzo, frate! Qui dentro, finché decidiamo di starci, comando io, poi tutti i miei uomini e voi, abate compreso, dovete solo obbedire, chiaro? E non mi va di dover ripetere due volte la stessa cosa. Di dove si sale sul campanile?"

"Per di qua..." rispose il frate intimorito.

"Bene, Raitano, vai col frate. Tu farai il primo turno di vedetta sul campanile. Usa il radiotelefono per ogni cosa. Poi ti manderò il cambio."

"Sì, capitano." rispose l'uomo interpellato e seguì il frate.

In quel momento arrivò nel chiostro un altro frate, un uomo sui trentacinque, quarant'anni, alto e snello, tonaca e scapolare bianchi e una sottile catena di ferro al collo da cui pendeva una croce pure di ferro. Era seguito da tre altri frati pure vestiti tutti di bianco, ma senza la croce al collo. Il frate si fermò davanti al capitano.

"Buongiorno. Io sono l'abate di questa abbazia. In che cosa vi possiamo essere utili?" chiese il frate con asciutta cortesia.

"Ah, abate, hai un nome?" gli chiese il capitano.

"Mi chiamo padre Juliano. E voi, señor?"

"Io sono il capitano Sanders. Siamo mercenari agli ordini del vostro Governo. Perciò, con questa autorità, requisisco questo monastero con tutto quello e tutti quelli che contiene. Ci fermeremo solo per qualche giorno, ma i miei uomini sono stanchi e hanno bisogno di ritemprarsi. D'ora in poi voi frati siete tutti ai nostri ordini, chiaro?"

"Capitano Sanders, faremo del nostro meglio per ospitarvi. Non sarà facile, siete numerosi, ma..." disse l'abate.

Il capitano lo interruppe: "Sarà facile." lo contraddisse con tono piatto. "Quanti siete, qui dentro?"

"Beh, fra padri, fratelli, professi, novizi e piccoli, se non vado errato, siamo in cento e sedici."

"Quindi abbiamo camere più che a sufficienza. Piccoli, avete detto? Che piccoli?"

"I postulanti, ragazzini fra i dodici e i quindici anni. Ma loro dormono assieme, in dormitorio."

"E quanti sono?"

"Quarantadue, in questo momento."

"Restano sempre abbastanza stanze, comunque. Bene, allora adesso raduni tutti, nessuno escluso, nella più grande stanza che avete, perché voglio mettere subito in chiaro con tutti le nuove regole che dovete osservare finché staremo qui."

"Ma, questa abbazia ha le sue regole, e..."

"Scordatele, le vostre regole sono abolite. Io qui sono la legge, mettitelo bene in testa, Juliano. E non ammetto repliche." tagliò corto il capitano.

"Bene, ho capito." disse l'abate accigliato, poi si girò verso uno dei suoi accompagnatori: "Padre Benito, potete suonare la campana del Capitolo Generale, per favore?"

"Sì, Padre Juliano." rispose il monaco andando.

"Fra pochi minuti saranno tutti in chiesa, capitano."

"Bene, portaci in chiesa, dunque."

"Per di qua..." disse l'Abate avviandosi.

Il capitano lo seguì, e dietro di loro gli altri due monaci e tutti i soldati. Alla porta della chiesa l'abate disse:

"Capitano, le devo chiedere che i suoi uomini lascino le armi fuori dalla chiesa e che entrando si scoprano il capo. Stiamo per entrare in un luogo sacro."

"Queste regole tenetevele per le vostre beghine e i vostri contadini. Nessuno dei miei uomini lascerà le proprie armi, puoi stare sicuro. Pensa che ci dormono pure, con le loro armi. Quanto a levarsi il berretto, ognuno farà quello che cazzo gli pare." disse entrando.

"Capitano, per favore, un po' di rispetto, moderi il linguaggio, siamo in un luogo sacro!" disse uno degli altri due monaci.

Il capitano non rispose, lo guardò e sogghignò. La chiesa era a una sola navata, con l'altare al centro e un'ampia abside al cui centro era il seggio abbaziale, circondato da tre file di stalli. Da una porticina fra gli stalli stavano affluendo i monaci che svelti e silenziosi, prendevano posto. Mentre aspettavano che arrivassero tutti, i soldati si guardavano attorno incuriositi.

"Allora, ci sono tutti?" chiese il capitano all'abate dopo un po'.

"Un attimo, mi permetta..." rispose l'abate che andò nell'abside e sedette nel suo seggio. "I responsabili riportino gli eventuali assenti." chiese ad alta voce.

"Padre, questi soldati..." iniziò un monaco.

L'abate l'interruppe: "Una cosa alla volta. Rispondete alla mia domanda."

"Ben detto!" commentò il capitano a mezza voce, riconoscendo nell'abate la stoffa del capo.

"Sono assenti fra Augustin e fra Marcel." disse uno dei monaci.

"E perché sono assenti? Tutti, avevo detto!" tuonò il capitano.

Il monaco guardò sorpreso il capitano, poi l'abate. Questi fece solo un lieve cenno d'assenso.

"Fra Marcel ha la febbre e fra Augustin lo assiste." spiegò allora il monaco.

"Ho detto tutti, e tutti devono essere! Se questo Marcel non riesce a stare in piedi, portatelo qui di peso. Via!" ordinò il capitano.

Il monaco di nuovo guardò l'abate che assentì col capo, quindi uscì svelto dalla porticina.

Mentre aspettavano, il capitano chiese all'abate: "Com'è che non siete vestiti tutti uguali?"

L'abate spiegò che i monaci vestiti completamente in bianco erano anche sacerdoti, quelli con la tonaca bianca e lo scapolare nero erano i fratelli senza messa o i professi, quelli con tonaca e scapolare nero i novizi, e i piccoli con tonaca nera e senza scapolare i postulanti.

"Ah, un po' come i gradi per noi. Tre barre capitano, due tenente, una sergente e nessuna soldato semplice. E come fate per guadagnarvi da mangiare?"

"Lavoriamo i campi, abbiamo una stalla e inoltre riceviamo offerte dai fedeli dei villaggi della vallata." rispose l'abate.

Mentre parlavano, tornò il monaco con un novizio e sorreggevano il novizio malato che fecero premurosamente sedere in uno degli scanni vuoti.

"Ecco, ora ci siamo tutti." disse l'abate.

"Donnell, contali!" ordinò il capitano.

"Cento diciotto, capitano." rispose dopo poco il soldato.

"Ma come, Juliano, non avevi detto cento sedici?"

"Sì, ma due sono ospiti temporanei, vengono da un'altra abbazia, perciò non li avevo considerati..."

"Ci sono altre persone in questo convento che non hai contato?" chiese il capitano accigliato.

"No, capitano. E questo non è un convento, è un'abbazia, noi siamo benedettini riformati..."

"Va beh, non me ne frega un cazzo, basta che ci capiamo. Allora, visto che ci siamo tutti, sturatevi bene le orecchie e non scordatevi una sola parola di quello che sto per dirvi." disse il capitano avanzando in centro all'abside.

"Primo - io requisisco questo convento, o monastero, o abbazia che sia, con tutto quello e tutti quelli che contiene. D'ora in poi, finché non ce ne andremo, la gerarchia qui cambia. Io comando su tutti, poi vengono i miei due tenenti, poi i quattro sergenti, e poi tutti gli altri soldati. E, dopo i soldati, il vostro abate eccetera. Chiaro?

"Secondo - i nostri ordini non si discutono, si eseguono presto e bene, e basta. E senza fiatare. Alla prima mancanza, venti colpi di cinghia sul culo nudo, alla seconda quaranta colpi, e alla terza una pallottola nella testa. Chiaro?

"Terzo - tutto e tutti siete al nostro servizio, nessuno escluso. Il vostro dovere in questi giorni è solo fare qualsiasi cosa vi chiediamo di fare. Qualsiasi altra attività, impegno, cosa, è annullata. Chiaro?"

Il silenzio accolse queste parole. Allora il capitano tuonò: "Avete capito? è chiaro? Ci sono problemi?"

Nuovamente il più assoluto silenzio accolse le sue domande.

"Ho fatto una domanda, esigo una risposta!" urlò il capitano ed estratta la pistola sparò un colpo sopra la testa dell'abate, poco più in alto, e uno dei pannelli della vetrata esplose in una pioggia di vetri infranti.

"Sì, capitano, siete stato chiaro." rispose allora l'abate, assolutamente calmo.

"Bene. Allora, chi è di cucina qui dentro si alzi in piedi." ordinò il capitano.

Alcuni frati si alzarono. Il capitano indicò uno di essi, giovane e grazioso e disse:

"Tu resti qui. Gli altri vadano a preparare da mangiare per tutti. E che sia pronto per le sette e mezza al massimo. Tu, Donnell, vai con loro e sorvegliali." Il gruppetto uscì.

"Bene, e adesso pensiamo alle stanze. Ehi, Juliano, ognuno di voi ha la propria stanza, qui, no?"

"Tutti compresi i professi. I novizi dormano assieme in un dormitorio, e i postulanti in un altro."

"Ho sentito che avete anche una foresteria. Quante stanze in tutto?"

"In tutto dodici, ma due sono occupate..."

"Bene. Allora adesso ognuno dei miei uomini sceglierà se andare in una stanza vuota o, se ha voglia di fottere, si sceglierà uno dei frati e andrà a dormire con lui."

"Capitano, spero che stiate scherzando!" protestò l'abate alzandosi in piedi esterrefatto.

"Seduto! Ho detto che non tollero obiezioni!" tuono il capitano.

"Non posso permettere..." iniziò l'Abate.

"Juliano! Vieni qui, immediatamente!"

L'abate scese dal suo scanno ed andò di fronte al capitano, fronteggiandolo con indomita dignità.

"Bene, tanto per far vedere che non scherziamo, levati la tonaca e scopriti il culo. Mark, prendi il tuo cinturone e dagli venti colpi sul culo." ordinò.

"Con piacere, capitano." disse l'uomo interpellato togliendosi il cinturone dalla mimetica e facendolo ondeggiare in mano mentre si avvicinava ai due.

L'abate non si mosse.

"Ho dato un ordine. Vuoi quaranta colpi?" gli chiese il capitano.

"Capitano, obbediremo a tutti vostri ordini, e io posso anche spogliarmi e lasciarmi battere, ma quanto ai propositi sessuali che pare abbiate..."

Il capitano sfoderò la pistola, la puntò alla tempia dell'Abate e fece scattare la sicura. Il silenzio più assoluto scese nell'abside. L'abate si sollevò la tonaca, si abbassò i calzoni, lasciandosi indosso solo le mutande.

"No, no, no! Levati quella tonaca, che impiccia." ordinò il capitano.

L'abate obbedì.

"E adesso, levati calzoni e mutande." ordinò il capitano premendogli la pistola sulla tempia.

L'abate arrossì ma obbedì.

"Vai, Mark, quaranta colpi, e ben dati!" ordinò il capitano rinfoderando la pistola.

Il soldato sorrise, si piazzò dietro l'abate e cominciò a dare forti colpi ben calibrati sulle sue natiche, contando ad alta voce. Il monaco aveva chiuso gli occhi e stringeva i denti, e non emise un solo lamento. Il rumore dei colpi riverberava nella chiesa silenziosa, alternato dalla voce del soldato che contava. Non si udiva altro.

"... e quaranta." annunciò il soldato e si rimise il cinturone alla vita.

"Grazie Mark. Tu resta qui Juliano, come sei. Ti vestirai quando te lo dirò io." disse il capitano e andò a sedere al posto dell'abate.

L'uomo, la sola camicia e scarpe indosso, rimase immobile al centro dell'abside, il capo chino. Il capitano sfilò da un'ampia tasca della sua mimetica il piccolo lap-top, lo aprì e lo accese.

"Allora Max, a te la prima scelta."

Il soldato avanzò e guardò attentamente tutti i religiosi seduti impietriti ai loro scanni.

"Io avrei preferito una femmina, ma... visto che qui non ce ne sono, mi accontenterò di inculare questo ragazzino. Ma se ho capito bene, non ha una stanza sua..." disse il soldato lentamente, mentre prendeva per un braccio e faceva alzare in piedi uno dei postulanti.

"Capitano! A costo di farmi uccidere da voi, io mi oppongo..." insorse l'abate rosso in viso.

Il capitano si stava per alzare in piedi, quando un ragazzo sui diciassette anni si alzò e disse ad alta voce:

"Padre Juliano, state zitto almeno! Proprio voi che mi fottete in culo a ogni occasione, ora fate il puritano? Cos'è, siamo merce riservata, noi ragazzi? Inculato da voi o da un soldato, spiegatemi che differenza fa!"

"Taci, sciagurato, perché infanghi così il buon nome del nostro abate? Bugiardo e cattivo, non sei degno di..." disse uno dei monaci dal suo scanno.

Allora un ragazzo di vent'anni, un professo, si alzò: "Lo sapete bene che non mente. Prima di lui il nostro caro abate ha inculato me. E prima di me padre Carlos, non è forse vero?"

"Menti, menti, mentite tutti! Cosa vi ha preso?" gridò un altro dei monaci.

Il capitano ascoltava divertito. "Silenzio!" gridò, poi chiese: "Nessun altro di voi ragazzi ha qualcosa da dire? Pare che qui dentro ne capitassero davvero, di cose interessanti..."

Uno dei novizi si alzò: "Padre Carlos se lo fa succhiare da me e da fra Donato..." disse arrossendo.

"Basta, basta!" gridò l'abate rosso in volto e fece per rivestirsi.

"Fermo!" gridò il capitano.

L'abate si bloccò e lo guardò irato. Il capitano lo guardava divertito.

"Bene, allora, tanto per chiarire le cose, chi è questo Carlos?" chiese

"Sono io, señor." disse un giovane padre alzandosi.

"Così l'abate ti fotteva, quando eri un ragazzino?"

"No, non è vero..." disse il giovane padre.

"Bugiardo, tu l'hai detto a me! Quando lui non era ancora abate e tu eri novizio. E mi hai detto anche che ti piaceva." disse il professo.

"Allora, signor abate, questi ragazzi mentono o no?" chiese il capitano.

"Potete uccidermi, io non riconosco la vostra autorità!" disse l'abate cercando di rivestirsi.

"Ma bene, bene, bravo il nostro eroico abate." disse sardonico il capitano. Poi aggiunse, rivolto ai suoi uomini: "Ognuno di voi prenda uno dei piccoli, e gli metta il coltello alla gola!"

Gli uomini prontamente obbedirono.

"Ora, caro Juliano, ti daremo la punizione che ti meriti. Joe, Rueben, so che forse vi chiedo un sacrificio, ma potete fare qualcosa per me?"

"Certo, capitano!" risposero i due uomini.

"Bene, grazie, ragazzi. Adesso tu Juliano ti spogli completamente nudo... Ah, ti avverto, ogni volta che non obbedirai prontamente, o se uno dei tuoi frati cercherà di opporsi, io dirò il nome di un mio uomo e quello sgozzerà uno dei ragazzini. Uccidetemi, dice l'eroe! Vediamo se è disposto a far ammazzare il suo gregge! Spogliati nudo, subito!"

L'abate aveva gli occhi fuori dalle orbite, ma obbedì.

"Bravo. Giù a quattro zampe. Così. Adesso lo succhierai a Rueben, e Joe ti fotterà in culo. E non abbiate fretta, ragazzi, fateglielo godere a lungo. Ah, tu, Juliano, oltre a quei tre, chi altro hai fottuto qui dentro, o da chi te lo sei fatto succhiare? Bada di dire la verità, perché se scopro una bugia, uno dei tuoi piccoli ci rimette la vita!"

"Io..." cominciò l'uomo sempre stando nudo, a quattro zampe, "L'ho fatto anche con fra Rojelio e con fra Juan Pedro... e quando era novizio, anche con padre Celestino... e basta. Lo giuro." concluse quasi in un singhiozzo.

"Bene, forse sei stato sincero. Allora, ragazzi, cominciate a fotterlo, adesso." disse il capitano sedendo soddisfatto.

Rueben e Joe si sbottonarono la patta della mimetica e si inginocchiarono uno davanti, l'altro dietro il monaco nudo. Rueben se lo tirò fuori e con le due mani afferrò la testa dell'uomo e la guidò verso il suo membro già semieretto. Anche Joe se l'era tirato fuori. Si infilò un preservativo. Si sputò sulla mano e se lo inumidì facendolo diventare bello duro, quindi, proprio mentre Rueben lo infilava nella bocca che l'abate aveva prontamente spalancato, Joe afferrò l'uomo per le anche e con una serie di forti spinte, lo impalò completamente. Il capitano guardava i monaci. Molti stavano col capo chino e gli occhi chiusi e sembravano pregare intensamente, ma altri guardavano, chi con paura, chi con morbosa attenzione, chi affascinato, la scena che si stava svolgendo davanti ai loro occhi. I due soldati stavano fottendo l'abate vigorosamente, dalle due estremità. E il capitano osservò divertito che il membro del monaco, fino a poco prima flaccido, stava diventando duro come acciaio temprato, man mano che quella pubblica fottitura procedeva.

Quando i due soldati, prima Rueben, poi anche Joe, raggiunsero l'orgasmo, anche il monaco eiaculò sul pavimento dell'abside.

"Bene, grazie, ragazzi. Adesso legatelo e portatelo nella sua stanza. Io andrò a dormire nella sua stanza, dopo cena, e voglio avere uno scambio di opinioni con lui. Cioè, il mio cazzo col suo culo."

"Cos'è, capitano, ti sei convertito ai maschi?" gli chiese ridendo uno degli uomini.

"No, ma... mi piace l'idea di fottere quest'ipocrita un po' di volte. D'altronde, un buco è un buco, no? Lo diceva qualcuno di voi poco fa, mi pare. Bene, potete lasciare i ragazzini, adesso. Continuiamo con le assegnazioni delle stanze. Big Jim, tu..."


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