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una storia originale di Andrej Koymasky


LA PENNA ALATA CAPITOLO 5 - PROGETTI E UNA RIVINCITA

Quando furono nella sua stanza, Geoffroy pagò i due ragazzi, poi disse: "A me piace guardare. Perciò adesso voi due vi spogliate, andate sul mio letto e fate l'amore. Tu, moretto, lo succhierai al biondino e glielo metterai dietro. Ma non voglio una cosa veloce, vi ho pagati per tutta la notte. Perciò voglio che facciate le cose con calma. Dovete comportarvi come... come farebbero due innamorati, baciarvi, carezzarvi, spogliarvi l'un l'altro a poco a poco... e non godere subito, a meno che siate capaci di farlo anche più di una volta. È tutto chiaro?"

"Ma lei... non viene sul letto a farlo con noi?" chiese Arnold.

"No, t'ho detto che a me piace guardare, no? Voglio godermi la scena. Vedete di non deludermi, chiaro?"

"Se va bene per lei, signore, per noi non c'è nessun problema, vero?" disse Jean-Pierre guardando Arnold.

"Sì... sì, va bene, signore." disse il ragazzo.

Geoffroy notò che Arnold faceva fatica a non dimostrare il proprio entusiasmo.

"Ho detto che voglio che facciate finta di essere due innamorati. Non voglio vedere una scopata frettolosa. Ah, e non mi va di chiamarvi moretto e biondino. Come devo chiamarvi?"

"Me, può chiamarmi Paul, signore." disse Arnold.

"Bene, e lui allora lo chiamerò Pierre... Andate vicino al letto e cominciate... senza andare subito al sodo... carezze, baci... non mi deludete." disse Geoffroy sedendo sulla sedia.

I due ragazzi cominciarono. Geoffroy notò che inizialmente Jean-Pierre era un po' imbarazzato, maldestro... ma vide anche che, gradualmente, si stava sciogliendo e rilassando... anche grazie al fatto che, evidentemente, Arnold non stava fingendo. Geoffroy era eccitato: era davvero curiosamente piacevole fare il guardone, scoprì.

I due ragazzi stavano prendendo il loro tempo, si baciavano, carezzavano, si denudavano l'un l'altro a poco a poco. All'inizio Jean-Pierre guardava abbastanza spesso verso Geoffroy, quasi ad assicurarsi che il "cliente" fosse soddisfatto della loro "recita". Ma poi, gradualmente si fece coinvolgere sempre più dalle attenzioni di Arnold.

Geoffroy dovette esercitare un certo autocontrollo per non unirsi ai due ragazzi, ma non voleva mancare alla promessa fatta ad Arnold. Notò con piacere che questi pareva essersi dimenticato di lui: era totalmente assorto a fare l'amore con il compagno.

Quando finalmente Jean-Pierre penetrò l'altro ragazzo e si mise a battergli dentro, Geoffroy pensò che erano molto belli: era un scena non solo altamente erotica, ma anche romantica. Li osservava, studiava i loro movimenti, le loro espressioni, le loro reazioni con un atteggiamento a metà fra il distacco dello studioso, e la partecipazione dell'appassionato.

Notò che i due ragazzi spesso si guardavano attraverso lo specchio che aveva piazzato sul muro accanto al letto. Aveva fatto bene a mettercelo. Si ricordò del bel marinaio che circa quattro anni prima gli aveva dato quell'idea, e si chiese dove potesse essere, ora.

Guardando i due ragazzi che continuavano a fare l'amore sul suo letto, Geoffroy sentì in sé due pulsioni contrastanti. Una lo spingeva a guardarli, e magari anche a partecipare. L'altra gli faceva sentire che non aveva il diritto di stare lì, e gli faceva desiderare andarsene, lasciarli soli, rispettare la loro intimità... Ma non poteva, doveva recitare la sua parte.

Decise di scrivere un articolo sul senso del pudore e sul desiderio di carpire le intimità di altri. Pensò di intitolarlo "Con il conte Geoffroy de Sainte Sabine, accanto all'alcova". Doveva calibrarlo molto bene, perché fosse pubblicato, e perché i due ragazzi, che sapeva essere lettori assidui della sua colonna, non vi si riconoscessero e non lo collegassero a lui.

Molto più tardi, quando i due ragazzi ebbero portato a termine la loro unione, e alla fine del giusto periodo di rilassamento del dopo-orgasmo, Jean-Pierre gli chiese se potevano rivestirsi e andare via.

"Sì. Ma mi piacerebbe rivedervi fare l'amore come stasera. Verreste di nuovo qui da me, fra tre giorni?" chiese rivolto a Jean-Pierre.

"Per me, non c'è nessun problema, signore," rispose questi mentre si rivestiva, "alla solita tariffa."

"Neanche per me, signore." disse Arnold.

"Molto bene. Allora vi aspetto qui venerdì sera verso le dieci. Buona notte, ragazzi."

"Buona notte a lei." risposero i due, uscendo dalla stanza.

Geoffroy si mise immediatamente a scrivere il nuovo articolo.

La sera seguente sentì bussare alla sua porta. Andò ad aprire: era Arnold, con un ampio sorriso sulle labbra.

"Eccomi qui, Geoffroy, come d'accordo." gli disse.

"Come è andata, ieri sera?" gli chiese Geoffroy.

"Molto bene, è stato molto bello. Grazie, mille grazie!" gli disse e gli porse una scatola di cioccolatini: "Questi sono per te... un piccolo pensiero, per ringraziarti."

"Grazie. Ma dopo, ne avete parlato? Che ti ha detto Jean-Pierre?"

Arnold arrossì: "Non ti offendere, ma... ha detto che devi essere un tipo strano, ma che se ti va di buttar via i soldi per guardare due che scopano, a lui va bene."

"No che non mi offendo. E dopo tutto Jean-Pierre ha ragione. Ma non ti ha detto se gli è piaciuto farlo con te?"

"No. E io non ho avuto coraggio di chiederglielo. Però... mi pare che sia andata piuttosto bene."

"Ti dava fastidio che io fossi lì a guardarvi?"

"No... non mi ha dato fastidio... e dopo un po'... quasi non mi ricordavo più che c'eri anche tu, nella stanza."

"Meglio così."

"Hai letto l'ultimo articolo del conte di Sainte Sabine?" gli chiese Arnold.

"Quale?"

"Quello sulle ragazze di vita. Se l'avesse scritto al maschile, si sarebbe adattato molto bene anche a noi. Ne abbimo discusso, con gli altri ragazzi. Dicono che se tutti la pensassero come il conte, staremmo tutti meglio."

"Sì, l'ho letto. Mi chiedo se sia un discorso serio o ipocrita. Se l'ha scritto più per condannare i clienti delle prostitute o se per assolvere le ragazze di vita."

"Secondo me tutti e due, e non mi pare proprio che sia stato ipocrita." disse Arnold.

Parlarono ancora un po', poi si misero a fare l'amore.


Quegli incontri, una volta come voyeur, fra i due ragazzi, e la sera dopo con il solo Arnold, per sapere come stava andando e per fare l'amore con lui, proseguirono per alcuni mesi.

Finalmente Geoffroy raggiunse la maggiore età. Per prima cosa, aprì due conti in due diverse banche e vi versò, un poco alla volta, l'enorme somma che aveva messo da parte in quei cinque anni, grazie al fatto che aveva continuato a vivere in quella modesta stanzetta e a risparmiare.

Da un anno aveva detto al padre che aveva smesso di studiare e che aveva trovato un "lavoretto" con cui mantenersi. I genitori erano rimasti molto delusi, avevano insistito perché riprendesse gli studi, ma Geoffroy disse loro che preferiva lavorare. Alla fine i genitori, se pure profondamente scontenti di lui, si arresero.

Dopo poco che aveva raggiuto la maggiore età, Geoffroy vide che i due appartamenti al primo piano della casa in cui viveva, erano in vendita, infatti vi abitavano due fratelli con le loro famiglie, che si erano trasferiti altrove e li avevano lasciati liberi. Andò immediatamente dal proprietario dell'immobile, e chiese di comprarli, come pure di vendergli la sua stanzetta.

L'uomo, un farmacista che viveva accanto all'Etoile, glieli vendette. Fatto il contratto, Geoffroy gli disse che, quando si fossero liberati altri alloggi in quella casa, li avrebbe voluti comprare lui. Il farmacista gli disse che se voleva un diritto di prelazione, doveva versargli una caparra. Discussero sia sulla caparra che sul prezzo dei singoli alloggi, trovarono un accordo, e stesero il nuovo contratto. Geoffroy gli versò la caparra: gli piaceva l'idea di poter possedere un giorno tutto l'immobile.

Chiamò un architetto e gli chiese di unire i due appartamenti del primo piano, e di arredarli in stile Art Decó, con i migliori pezzi che trovasse. Nel giro di quattro mesi, il suo nuovo appartamento era pronto. Mentre nella stanzetta dell'ultimo piano aveva lasciato il nome "Nicolas Vauquelin", sulla porta dell'appartamento del primo piano fece fare una targa in ottone con il nome "Conte Geoffroy de Sainte Sabine".

Andò da uno dei migliori sarti per uomo della capitale, e si fece fare, su misura, un guardaroba all'ultima moda, con abiti da mattino, da pomeriggio, da sera, per lo sport e alcuni casuali, nonché una serie di dodici pezzi di ogni capo di biancheria intima: tre in seta, tre in fine lana, tre in ottimo cotone e tre in pregiato lino.

Quindi decise che era ora di uscire allo scoperto. Perciò inviò tramite posta un invito stampato su cartoncino a mano al redattore capo su cui era scritto che "Il Conte Geoffroy de Sainte Sabine, ha il piacere di invitarLa per un tè, in occasione del proprio compleanno, nella sua casa di Parigi, in Rue des Oursin al numero 3, il giorno 14 giugno 1923, alle ore 16,30. R.S.V.P."... e attese.

Giunse, a stretto giro di posta, la risposta del redattore capo, con la preghiera di poter estendere il gentile invito anche alla propria consorte, al redattore letterario e alla consorte di questi. Geoffroy immediatamente rispose che li attendeva tutti e quattro con estremo piacere per la data e l'ora fissata.

Si era fatto fare un certificato di nascita, da cui risultava che lui era Geoffroy Antoine Nicolas Vauquelin, figlio di François Vauquelin e di Marguerite Duvernet, nato a Sainte Sabine il 14 giugno 1901. Vi allegò il primo articolo che il redattore capo di "Le Figaro" gli aveva rifiutato senza neanche leggerlo e anche l'ultimo contratto che aveva firmato con "Le Figaro", oltre a un nuovo contratto, e li pose in un cassetto nel salotto in cui avrebbe ricevuto i quattro ospiti.

Nel frattempo, aveva saputo da Arnold che le cose con Jean-Pierre stavano andando bene: l'amico si stava rendendo conto di trovarsi molto bene con lui, anche sul piano sessuale, e avevano deciso di trovarsi una stanza da soli.

"Ma... si sta innamorando di te?" gli chiese Geoffroy.

"Non me l'ha ancora detto chiaramente, ma credo proprio di sì. Ah, e, sai, gli ho parlato della tua idea di aprire un caffè-libreria assieme, e pare piuttosto interessato. Dovremmo solo trovare il locale adatto. Non abbiamo abbastanza soldi per comprarlo, e gli affitti sono un po' cari, e per aprirli ci sono molte spese, però dice Jean-Pierre che ci possiamo pensare."

"Credi che se all'inaugurazione partecipasse il conte Geoffroy de Sainte Sabine, potrebbe essere un buon inizio?"

"Oh, sarebbe un ottimo inizio! Ma come fare per invitarlo? Nessuno sembra sapere dove abita."

"Mandategli un invito tramite "Le Figaro", quando aprirete il vostro locale. Probabilmente accetta e viene."

"Sì? Sarebbe davvero bello... Comunque dobbiamo prima trovare il locale adatto, alla portata delle nostre tasche."

"Non potreste trovare un finanziatore?"

"Chi vuoi che faccia credito a due ragazzi di vita, senza un lavoro serio o una famiglia alle spalle, che non potrebbero dare nessuna garanzia?"

"Mah... chi sa... magari non è poi tanto difficile."

"Eh, tu sei sempre ottimista."

"Beh, hai visto che il mio strattagemma per te e Jean-Pierre pare stia funzionando, no? Ricordati della tua promessa, quando aprite il caffè non mi farai pagare le consumazioni."

"Se apriremo il caffè-libreria, certamente sarai il nostro cliente preferito."

"Anche più del conte?" chiese Geoffroy con un sorriso.

"Sì, perché tu ti sei dimostrato un amico e per me hai fatto la cosa più importante, facendo venire Jean-Pierre a letto con me."

Si avvicinava la data del suo ventiduesimo compleanno. Geoffroy si disse che avrebbe dovuto avere un paio di camerieri per ricevere il redattore capo e gli altri tre. Si ricordò di aver fatto l'amore, pochi mesi prima, con un grazioso cameriere di un ristorante della Place Vendôme, un giovanotto di ventotto anni.

Lo andò a cercare, andando di nuovo al ristorante. Il cameriere lo riconobbe subito.

"Geoffroy, che sorpresa!" disse, poi rivolto a un altro cameriere che si stava avvicinando, gli disse: "Servo io il signore, François."

"Dimmi, prima di consigliami che cosa ordinare, potresti prendere un giorno di permesso dal lavoro?"

"Perché, hai voglia di scopare con me? Tutto il giorno?" gli chiese sottovoce, ridacchiando, il giovanotto.

"Si può fare, certo. Ma ho bisogno di due camerieri, per il 14 giugno."

"Vuoi farlo in tre?" insisté ridendo il cameriere.

"No, in due. Ma se l'altro mi piace più di te, lo faccio solo con lui, invece che con te. Scherzi a parte, puoi trovare un altro bravo cameriere e venire da me il 14 giugno? Vi pago la giornata, logicamente. Ho un piccolo party, saremo in cinque in tutto."

"Tutti... come noi? Un'orgia?"

"E smettila! No, loro sono due coppie, moglie e marito. Parlo di lavoro, non di divertimento. Puoi o non puoi?"

"Beh, credo di sì... devo trovare un altro, dici."

"Sì, certo. E dovreste venire in uniforme, possibilmente uguale, dovete figurare come miei camerieri, capisci?"

"Posso darti una risposta... diciamo fra due giorni?"

"Sì, purché sia veramente fara due giorni. Manca poco al 14 giugno."

"Ho in mente un ragazzo, ha venticinque anni, è molto carino, anche se purtroppo lui non ci sta. Abbiamo lavorato assieme fino all'anno sorso, è un bravo cameriere. Riguardo all'uniforme, non credo che ci sia nessun problema, abbiamo la stessa corporatura, perciò o io gli do una mia uniforme, o lui una delle sue."

"Scegliete la più elegante. Pensi che accetterà?"

"Se ci paghi la giornata... più quanto perdiamo chiedendo un giorno di permesso..."

"D'accordo, vi pago due giornate. Ma dovete arrivare a casa mia la mattina in modo di orgnizzare tutto bene per l'ora del ricevimento."

"E dopo il ricevimento, io posso fermarmi con te?"

"Sì, d'accordo, l'idea non mi dispiace. Ah, voglio che indossiate tutti e due guanti bianchi... e un papillon rosso. Se non li avete, comprateli e mettetemeli in conto."

"D'accordo."

Tornò due giorni dopo e il cameriere gli disse che il suo amico aveva accettato. Sistemata anche quella faccenda, Geoffroy era soddisfatto. Presto si sarebbe preso la sua rivincita.


Arrivò il 14 giugno. I due camerieri, Serge, l'amico di Geoffroy, e Daniel, l'amico di Serge, si presentarono alle dieci di mattina all'ultimo piano, nella stanzetta di Geoffroy che li attendeva.

"Ma è qui, il ricevimento?" chiese Daniel stupito.

"No, è di sotto. Venite." rispose Geoffroy.

Mentre apriva la porta del primo piano, Serge gli disse: "Ah, ma è qui che abita il conte di Sainte Sabine? È a casa sua il ricevimento? Non me l'avevi detto... e tu, come mai hai le chiavi di casa sua?"

Geoffroy sorrise: "Perché sono io, il conte Geoffroy de Sainte Sabine. È lo pseudonimo sotto cui scrivo."

I due camerieri lo guardarono a bocca aperta.

"Scherzi?" gli chiese Serge.

"No, affatto. Voi due siete i primi a saperlo: da oggi ho deciso di uscire allo scoperto. Il ricevimento ha questo scopo." disse Geoffroy e spiegò loro come era "nato" il conte, e la rivincita che si stava per prendere.

"Posso... dire che ho servito a casa del conte?" chiese Daniel, "E me lo fa un autografo, signore?"

Geoffroy sorrise: "Sì, certo. Prima che tu vada via, ti farò un autografo con una frase di ringraziamento per il tuo servizio, va bene?"

"Oh, sì, grazie signore! Lo metterò in cornice! Ci mette anche la data?"

"Sì, Daniel, ci metterò anche la data. Ora venite a vedere la cucina, poi decidiamo come fare il rinfresco, andate a comprare il necessario e lo preparate. Deve essere tutto pronto per le sedici, poiché i miei ospiti verranno alle sedici e trenta."

"Posso ancora darle del tu?" gli chiese Serge.

"Sì, ma non davanti ai miei ospiti."

In un momento in cui erano soli, Serge gli disse: "Caspita, ho scopato con il conte e neanche lo sapevo! Dopo posso fermarmi con te, vero?"

"Sì... peccato però che Daniel non ci stia."

"Meno male, invece... magari sceglievi lui invece di me... ti devi accontentare." rispose ridacchiando il cameriere.

Per le sedici, tutto era pronto. Geoffroy si era cambiato, aveva indossato il più elegante abito da pomeriggio del suo nuovo guardaroba.

Alle sedici e trenta, Daniel, in guanti bianchi, andò ad aprire la porta e fece accomodare gli ospiti nel salotto. Dopo poco entrò Geoffroy. Il redattore capo e il redattore letterario, si alzarono in piedi. Geoffroy si rese conto che il redattore capo non l'aveva riconosciuto.

"Signor conte, è un grande onore, dopo tanti anni di fruttuosa collaborazione, poter fare finalmente la sua conoscenza." disse il redattore capo facendo un lieve inchino cerimonioso.

Geoffroy salutò le due signore, con un galante baciamano, poi chiese ai due uomini di accomodarsi e sedette anche lui.

Iniziarono una conversazione salottiera. La moglie del redattore letterario, a un certo punto disse: "Ma lei, signor conte, è incredibilmente giovane... Se ha cominciato a scrivere sul giornale cinque anni fa... quanti anni aveva?"

"Cinque meno di ora, madame. Sì, sono giovane, ma vede, come lei ben sa, la gioventù è una malattia che passa con gli anni."

"Ah, sempre molto spitiroso, il nostro caro conte!" esclamò la moglie del redattore capo.

I due camerieri arrivarono con i rinfreschi e li servirono. Allora Geoffroy prese l'articolo che gli era stato rifiutato cinque anni prima dal redattore capo e lo porse al redattore letterario: "Le spiace leggere questo mio articolo e dirmi che cosa ne pensa?"

"Con molto piacere, signor conte..." disse l'uomo prendendo i fogli manoscritti e inforcando gli occhiali a pince-nez.

Lesse l'articolo, poi disse: "Squisito! Veramente bello! Un capolavoro come tutti i suoi articoli, signor conte. Ma come mai ha scritto questo capolavoro quasi cinque anni dopo il giorno della vittoria? E... perché questo pseudonimo: Antoine Duvernet?"

"Lo scrisse cinque anni or sono un ragazzo di nome Antoine Duvernet..." disse Geoffroy divertito.

"Mi scusi, ma non è possibile. Questo è il suo stile, non v'è alcun dubbio." insisté il redattore letterario. "Legga anche lei..." disse poi porgendolo al redattore capo.

"Caro, leggilo ad alta voce, per cortesia, vorremmo anche noi udire l'ultima perla del nostro caro conte!" cinguettò la moglie del redattore capo.

I due camerieri, che non volevano perdersi la scena, restavano in piedi, seri e compassati, accanto al carrello dei rinfreschi.

Il redattore capo iniziò a leggere ad alta voce. Alla fine disse: "Davvero un pezzo bellissimo! Possiamo pubblicarlo per il quinto anniversario della vittoria, signor conte? In prima pagina? E mettendoci la sua vera firma, s'intende."

"Si potrebbe fare... bisogna vedere che cosa ne pensa Antoine Duvernet. Vede, egregio signor redattore capo, cinque anni fa questo Antoine Duvernet, venne nel suo ufficio per proporle proprio questo articolo, così come l'ha in mano lei ora, quella è la copia originale. Lei non lo ascoltò, non volle neppure dare una lettura rapida a quell'articolo, minacciò il ragazzo di farlo cacciare dai custodi, anzi, di farlo gettare in strada, per usare le sue parole.

"Ma quel ragazzo credeva in se stesso, perciò le inviò un secondo articolo, senza farsi vedere da lei, mantenendo l'anonimato, e firmandosi Geoffroy, conte di Sainte Sabine. Gli articoli di quel ragazzo ebbero successo, e ora è qui, davanti a lei. Se quel ragazzo di diciassette anni, ora gentili signore conoscete la mia età, non avesse avuto fiducia in se stesso, se scoraggiato da lei avesse rinunciato, ora Le Figaro non avrebbe l'onore di ospitare le colonne del conte Geoffroy de Sainte Sabine."

"Ma... ma... io non sapevo... non potevo sapere..." balbettò il redattore capo imbarazzatissimo.

"Certo, non poteva sapere: le sarebbe bastato aprire la busta che le porgevo, e leggere, invece che trattarmi con tanta sufficienza e così poca educazione. Quanti altri ottimi giornalisti ha perso, signor redattore capo, per il suo modo di agire?"

"Mi... mi dispiace... Mi creda, sono confuso... mortificato..."

"Un po' tardi, nevvero?" disse Geoffroy con un sorrisetto. "Comunque, quel ragazzo che s'era firmato Antoine Duvernet, è disposto a venderle questo articolo, e anche a farlo pubblicare con il nome del conte Geoffroy de Sainte Sabine, dietro congruo compenso, si capisce, pari a uno dei miei articoli, più gli interessi di banca di questi cinque anni. E con una prefazione scritta di suo pugno e firmata da lei, in cui si scusa per non averlo accettato cinque anni fa, cacciando dal suo studio l'autore..."

"Quello... quello che lei mi chiede, signor conte... è... è un po' troppo... è umiliante..."

"Non crede che sia il minimo per ripagare l'umiliazione che lei mi ha inflitto cinque anni fa?" chiese con un sorriso lieve Geoffroy.

"Hai solo quello che ti meriti, Charles!" esclamò la moglie del redattore capo a bassa voce.

"Non si potebbe..." iniziò a dire il redattore capo, con la coda fra le gambe.

"No, non si potrebbe. O lei accetta le mie condizioni, o io venderò i miei articoli ai giornali della concorrenza."

"Non può farlo... Lei ci ha dato l'esclusiva..." provò a intervenire il redattore letterario.

"Mi spiace per lei, monsieur, ma vede, ho qui l'ultimo contratto che ho firmato con il vostro giornale: come può verificare, il nostro contratto scade proprio oggi. Se il signor redattore capo accetta le mie condizioni, sono disposto a rinnovare il contratto per altri tre anni, altrimenti..."

"Accetto, sì, va bene, accetto tutte le sue condizioni, signor... come la devo chiamare, in fin dei conti?"

Geoffroy gli dette il proprio certificato di nascita: "Ecco, qui ha tutti i miei dati. Ma preferisco continuare ad usare il nom-de-plume conte Geoffroy de Sainte Sabine. Credo sia meglio anche per voi."

In quella Daniel chiese: "Un cordiale, signori?"

Geoffroy scoppiò a ridere: "Grazie, Daniel ... ma forse i miei ospiti preferiscono qualcosa di dolce... per mandare giù il boccone amaro..." poi, rivolto al redattore capo, disse: "Suvvia, tutto è bene quel che finisce bene. Ho qui pronto un nuovo contratto. Se lo riceverò firmato entro domani, vi apporrò anche la mia firma e resterò un fedele collaboratore del giornale per i prossimi tre anni."

Quando i quattro ospiti se ne furono andati, Serge disse: "Sei stato grande! Non mi sono mai divertito tanto in vita mia."

"E tu, Daniel, con la tua offerta di un cordiale, sei stato magnifico. Ti ringrazio per la tua bella trovata!"

"Pensavo che ne sentissero davvero la necessità, signore." gli rispose ridendo il bel giovane.

I due camerieri portarono via tutto e rimisero in ordine, poi Daniel si accomiatò. Geoffroy gli dette una busta con dentro il denaro pattuito, e un'altra a Serge, poi disse a questi: "Ti dispiace andare di là ad attendermi, Serge? La seconda porta dopo quella del bagno..."

Restato solo con Daniel, gli disse: "T'ho promesso un autografo. Siedi un attimo, che te lo scrivo."

Prese un foglio di elegante carta intestata e lo scrisse, poi lo porse al cameriere.

"La ringrazio moltissimo, signore..."

"Daniel... avrei piacere se tu volessi tornare trovarmi... quando non c'è Serge..." gli disse Geoffroy prendendogli una mano fra le sue.

Il giovane arrossì: "La ringrazio per l'offerta, signore, ma io non ho mai..."

"Non potrebbe esserci una prima volta? Se poi non ne sei soddisfatto, non ci sarà una seconda volta. Un uomo di mondo, non dovrebbe provare un po' di tutto, nella vita?"

"Mi creda, signore io... Lei è molto gentile, è una persona importante, famosa, io non sono, però un... uomo di mondo, sono solo un cameriere."

"Un cameriere particolarmente bello... Suvvia, che ti costa, solo per una volta? Ti piace farti pregare?"

"Io sono fidanzato, signore... mi sposo fra tre mesi."

"Ragione di più per provare una volta, prima di legarti per sempre. Finché sei ancora libero... Ti garantisco che te lo farei piacere... o forse è proprio questo che ti fa paura?"

"No, signore, non è che mi fa paura... È che, con tutto il rispetto, io non sono un... omosessuale."

"Non solo gli omosessuali lo fanno, Daniel. Credimi. Ne ho esperienza. Anche uomini felicemente sposati e con figli, a volte ci provano."

"Mi scusi, signore, ma davvero non me la sento... Lei mi lusinga con la sua insistenza, ma..."

"Sì, ho capito. Hai ragione a rimproverare questa mia insistenza, e te ne chiedo scusa. Non mi sono comportato correttamente. Il fatto è che ti trovo... veramente desiderabile." disse Geoffroy alzandosi in piedi con un sorriso. "Ti lascio andare, ora. Ti prego solamente di perdonarmi."

"Lei è molto cortese, signore. Capisco che desiderasse chiedermelo. Non ho nulla da perdonare, a un gentiluomo come lei." disse il giovane in tono gentile e lasciò l'appartamento.

Geoffroy emise un sospiro: aveva sperato che il bel cameriere accettasse... Andò nella camera da letto dove Serge, già nudo, e lo attendeva steso sul letto. Gli sorrise e iniziò a spogliarsi anche lui.

"Scommetto che ci hai provato con Daniel..." gli disse Serge, "Ma io non ci sono mai riuscito, nonostante siamo molto amici. Quello è sempre molto gentile, ma non lo smuovi dalle sue idee."

"Lo capisco. Nemmeno io, se pure mi pregasse la più bella delle donne di andare a letto con lei, cederei. E io non sono nemmeno il più bello degli uomini." gli disse con un sorriso Geoffroy.

"Però hai un bel corpo e sai fare l'amore molto bene... E sei anche una persona molto affascinante."

"Perché sono il conte Geoffroy de Sainte Sabine?" gli chiese, salendo sul letto e stendendoglisi sopra.

"No, ti trovavo affascinante anche prima, anche quando mi ricevevi in quella misera soffitta da studentello. D'altronde, quella prima volta quando tu m'hai proposto di venire da te, ho accettato subito, no? I tuoi occhi hanno un che di magnetico." gli disse carezzandogli i piccoli glutei sodi.

"Io pensavo che fosse quello che mi stai accarezzando in questo momento che esercita un fascino magnetico su te, e sul tuo bel membro virile." scherzò Geoffroy, e lo baciò in bocca.

"Sì, certo, anche quello... non vedi come l'ago della mia bussola punta già bello dritto verso di lui? Ti piace, Geoffroy, come ti prendo io?"

"Non lo so, non me lo ricordo... vedi di rinfrescarmi la memoria." scherzò Geoffroy scivolando lungo il suo corpo, finché poté prendere fra le labbra il bel membro dritto e duro, e prepararlo per accogliero in sé fra le natiche.


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