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una storia originale di Andrej Koymasky


LA PENNA ALATA CAPITOLO 7 - PATRICK E SÉBASTIEN

Quando il ricevimento terminò, tutti si accomiatarono, salutando gli anfitrioni secondo l'etichetta, scambiandosi frasi di circostanza a bassa voce.

Geoffroy strinse la mano al banchiere: "Barone Maximilien Delaitre, la mia penna vi ringrazia per questo ricevimento in onore dei suoi scritti."

"Ricevimento in vostro onore, conte." lo corresse con cortesia l'uomo.

"Che sarei io, senza la mia penna alata? Un essere di cui nessuno si curerebbe, nonostante io sia la stessa persona. Per questo, la mi penna vi ringrazia." insisté Geoffroy.

Poi passò a stringere la mano alla consorte del banchiere: "Signora baronessa, la vostra elegante mise, il vostro diadema e il vostro decolleté hanno offuscato la mia fama, questa sera."

"Sempre galante, il nostro caro signor conte..." cinguettò la dama, senza capire che i complimenti non erano per lei, ma per lo sfoggio dei suoi abiti.

"Sto solo pagando il conto, dopo tutto." le sussurrò con una risatina Geoffroy, facendole una lieve riverenza.

"Credetemi, conte, per me è un vero piacere poter avere un'attrazione come voi nella nostra villa." rispose la dama.

"Mi lusingate... dicendo che sono come una calamita, signora baronessa. Fra l'attrazione che voi dite io eserciti, e quella che voi volete esercitare, faremo perdere la bussola a tutti i vostri ospiti."

Geoffroy, poi, salutò scambiando alcune parole con il figlio maggiore del barone, si inchinò alla figlia maggiore scambiando con lei poche battute.

Quando infine salutò Patrick, mentre si stringevano la mano, gli disse, sottovoce: "Domani, alle quattro del pomeriggio, da me."

Il ragazzo lo guardò negli occhi e sussurrò: "Ci sarò."

"Conoscete già il mio indirizzo?"

"Certamente... Geoffroy."

"Voi e io... soli."

"Sì, soli." gli fece eco il ragazzo, con occhi sorridenti.

Il giorno seguente alle sedici, puntuale, Patrick bussò all'appartamento di Geoffroy in Rue des Ursins.

Geoffroy lo fece entrare. Il ragazzo era vestito con eleganza, e aveva in mano una sola rosa rossa che porse al giornalista: "Per voi, Geoffroy..."

Questi sorrise, la prese, e guidò il ragazzo fino al salotto. Lo fece accomodare sul sofà e sedette accanto a lui.

"Ieri... al brindisi... mi avete quasi fatto morire... Temevo mi voleste svergognare davanti a tutti." mormorò Patrick.

"E l'avrei fatto, se l'aveste meritato. Ma la gentilezza delle vostre frasi mi ha commosso."

"Dite davvero? Posso allora sperare... che accettiate i miei sentimenti?"

"Vedete, Patrick, un sentimento va sempre rispettato. Se ho ben capito, vi sentite attratto da me."

"Così è." rispose sottovoce il ragazzo, arrossendo ma guardandolo negli occhi.

"Ma vi sono due tipi di attrazione. Una puramente fisica, una invece spirituale. E nell'attrazione spirituale, vi sono ancora due tipi di attrazione, una di amore, una di amicizia. Vorrei capire quale voi provate nei miei confronti. Per potervi dire se e quale io sono in grado di rendervi e di accettare."

"Io... io credo... che sia la prima e la terza." gli disse in tono incerto il ragazzo.

"Cioè, vorreste avere con me un rapporto che sia al tempo stesso di amicizia e fisico, ma non di amore."

"Se... se per voi fosse possibile, ve ne sarei molto grato." confermò il ragazzo sottovoce.

"Perché lo dite con tanto timore?"

"Perché... voi potreste sdegnare... la parte fisica del mio desiderio. Io non so se voi... siete... come me... se siete sensibile anche... a questo, che molti giudicano assai sconveniente e..."

"E contro le leggi della nostra nazione." concluse per lui Geoffroy.

"Sì... so che palesandovi questo mio desiderio mi sto mettendo nelle vostre mani, Geoffroy, ma... non vi posso tacere oltre quanto sento."

"Nonostante la vostra esitazione, devo ammettere che avete coraggio nello svelare un desiderio condannato da molti."

"Il coraggio che viene quando la posta in gioco è di valore."

"E quale sarebbe la posta in gioco, Patrick?"

"Sicuramente conoscete il Simposio di Platone..."

"Una delle mie più lontane ma illuminanti letture."

"Poter condividere con voi mente e corpo, io credo fermamente, farebbe di me un uomo assai migliore."

"E per questo state correndo un sì grande rischio?" gli chiese con un certo stupito compiacimento Geoffroy.

"Voi scriveste, nel vostro articolo del 12 dicembre dello scorso anno, che l'uomo di valore non fugge il rischio quando questo è l'unico modo per perseguire un risultato di valore. E nel vostro articolo del 21 gennaio di questo anno, scriveste che il giovane che anela a una vita superiore, deve riconoscere il maestro, quando l'incontra per via, e seguirlo. Infine, nel vostro articolo del 4 febbraio seguente, affermaste che l'anima non ha che il corpo come mezzo per accostarsi alla maturità."

Geoffroy sorrise: "Ricordate a memoria tutti i miei articoli... o solo le parti che possono sostenere le vostre idee ed i vostri desideri?"

"Potete interrogarmi, Geoffroy, e vi potrò rispondere su uno qualsiasi dei vostri scritti. Grazie a essi io sto maturando dall'adolescenza verso la maturità... per questo mi sono detto che vorrei essere vostro discepolo, e anche il vostro... amasio, come usava nell'antica Grecia."

"Amasio, ma non amante. Escludete l'amore, dunque."

"Sì, infatti l'amore, a mio parere, può nascere, svilupparsi e fiorire solo fra pari, e io non sono di certo un vostro pari, né so se potrò mai esserlo."

Geoffroy prese fra le braccia il ragazzo e lo baciò lieve fra le labbra: "Se vi accetto, come desiderate, come mio discepolo e amasio... se riconoscete di non essere, almeno per ora, un mio pari, Patrick, accettate anche la mia autorità su di voi?"

"Certamente."

"Prima di darvi una risposta, ditemi: conoscete voi di già l'unione fisica fra persone dello stesso sesso? Ne avete già esperienza?"

"Sì... da circa tre anni... ma su un piano puramente fisico, Geoffroy. E questo, se da una parte mi ha procurato indubbio piacere, non mi basta più. Il figlio del nostro cocchiere mi ha fatto scoprire questa mia natura, e si fa prendere da me, con reciproco piacere... ma non può o non sa darmi altro. Perciò da alcuni mesi non ho più rapporti fisici né con lui... né con altri."

"È più grande di voi?"

"No, di un anno più giovane, anche se molto bello e fisicamente assai più maturo di me. Che decidete, Geoffroy? Volete sollevare uno scandalo denunciandomi a mio padre, o semplicemente cacciarmi dalla vostra presenza... o concedermi la grazia che sono venuto a chiedervi?"

"Il bacio che vi ho dato poc'anzi non era forse una sufficiente risposta, Patrick?" gli disse sorridendo il giovane uomo.

Il ragazzo lo abbracciò, Geoffroy a sua volta lo strinse a sé e si baciarono con calore. Le mani del ragazzo scesero a carezzare il corpo dell'altro in modo sempre più intimo, pur evitando ancora di toccarlo nella parte inferiore del corpo.

Geoffroy sbottonò la giacca e il panciotto di Patrick, e glieli sfilò, gli sciolse il papillon e gli sbottonò la camicia, sfilò pure questa poi anche la canottiera denudandogli il torso. Il ragazzo feremette. Geoffroy gli carezzò il petto nudo e glabro, poi si chinò a suggergli i piccoli capezzoli che subito reagirono inturgidendosi, mentre Patrick emetteva un lieve mugolio di piacere.

Poi anche il ragazzo, con mani quasi febbricitanti, tolse tutti gli indumenti dalla parte superiore dell'altro, e a sua volta, mentre gli carezzava i fianchi, il ventre e la schiena, si chinò a suggergli i capezzoli, lecchettarli e mordicchiarli con delicatezza e desiderio.

Una mano di Geoffroy si posò fra le gambe del ragazzo e ne manipolò la forte erezione: "Eravate voi, Patrick, a prendere quel ragazzo?"

"Sì..."

"E ora... desiderate prendere me?"

"Solo se voi lo desiderate... Così come, se lo volete, voi potete prendere me."

"Ma voi desiderate che io vi prenda?"

"Come volete voi."

"Per prima cosa, imparate a rispondere onestamente e chiaramente alle domande che vi si fanno."

"No, io non lo desidero, anzi, lo temo, però farò tutto ciò che mi chiederete."

Geoffroy sorrise e annuì. "Per me entrambe le cose sono piacevoli, e non intendo chiedervi ciò che non desiderate, Patrick... Che altro desiderate?"

Il ragazzo, invece di rispondere, scivolò giù dal sofà, s'inginocchiò fra le gambe del giovane uomo, gli carezzò il rigonfio nei calzoni, poi prese a sbottonarglieli. Poi si fermò e lo guardò di sotto in su, facendogli un timido sorriso.

Disse: "Non vorrei fare nulla che vi dispiaccia, Geoffroy... se lo facessi, ditemelo, vi prego."

Geoffroy annuì con un sorriso, e gli carezzò i capelli. Il ragazzo finì di aprirgli i calzoni, Geoffroy sollevò il bacino in modo che l'altro glieli potesse calare sulle gambe. Poi gli tolse le scarpe, finì di sfilargli i calzoni, si chinò fra le sue gambe e, attraverso le mutande di seta, premette il viso contro il membro virile del giovane uomo, aspirandone il gradevole odore.

Infilò una mano nella gamba delle mutande e prese nella mano, calda, mobida ma sicura, il membro e lo strinse. Lo baciò attraverso la stoffa. Infine sbottonò anche le mutande di seta, liberandolo, e ne prese la punta fra le labbra, stuzzicandola con la lingua. Geoffroy si abbandonò contro lo schienale.

Patrick se lo fece scivolare tutto fra le labbra, in bocca, fino in gola, poi iniziò a muovere su e giù il capo con gusto.

"Vi ha insegnato bene, il ragazzo di cui m'avete parlato." mormorò Geoffroy compiaciuto.

Il ragazzo si staccò da lui e sollevò il capo: "Io non l'ho mai fatto a lui, non voleva, ma lui a me... così ho imparato... Ma io ardevo dal desiderio di farlo a voi. Davvero vi piace? Pensate che lo so fare nel modo giusto?"

"Sì... continuate, Patrick."

Il ragazzo riprese a dedicarsi alla bisogna, con golosa passione. Poi Geoffroy lo fece staccare da se, sollevare in piedi, gli aprì i calzoni e le mutande liberandone il bel membro duro, giovane ma già ben sviluppato. Lo tirò a sé ponendogli le mani sulle piccole natiche sode e nervose, e gli rese le stesse attenzioni. Il ragazzo gemette in preda al piacere.

Poi finì di liberarsi dai propri abiti, sospinse Geoffroy sul divano, supino, e gli si stese sopra, baciandolo con passione e sfregandoglisi sopra con tutto il corpo.

"Geoffroy, quanto è diverso poterlo fare con voi! Quanto è bello. Mi state rendendo felice. Davvero mi permettete di... entrare in voi?"

"Con vero piacere, Patrick, ma... se veramene volete godere di questo privilegio che il vostro compagno vi concede, dovete saper attendere fino al limite della vostra resistenza. Allora il vostro godimento e quello che donerete al vostro compagno, sarà assai più grande."

"Sì, grazie. Farò come mi dite... imparerò a trattenere il mio desiderio."

"Ma anche a far aumentare quello del vostro compagno."

"Sì, certo." disse il ragazzo con un sorriso e scese a baciarlo di nuovo.

Geoffroy dopo poco lo fece alzare, lo condusse nella propria camera da letto, salì con lui sul grande letto e gli si stese sopra, ricominciando a baciarlo e stringendolo fra le braccia e le gambe. A volte, sempre così uniti, si rotolavano sul letto, sì che ognuno di loro ora stava sopra, ora stava sotto.

Patrick rideva felice: "È incredibilmente bello fare l'amore con voi, Geoffroy! Più di quanto sperassi."

"Il vostro fresco entusiasmo è assai gradevole... e anche contagioso." ribatté il giornalista carezzandogli una guancia con tenerezza.

Poi Geoffroy, facendo stare il ragazzo steso sulla schiena, gli sedette cavalcioni del suo bacino, e si mise a sfregare il proprio piccolo sedere sul forte e duro membro virile di Patrick.

"Mi desiderate, Patrick?"

"Di più non potrei... non so se riuscirò a resistere oltre. Davvero non vi spiace permettere a me, tanto più giovane di voi, di prendervi?"

"Qui sbagliate, Patrick: non siete voi a prendere me, ma io a volervi accogliere in me. L'atto è fisicamente uguale, ma sostanzialmente diverso. Prendere implica dominio; si prende un oggetto, uno schiavo, un prigioniero che non ha diritto a scelta. Imparate a usare le parole per quanto realmente significano, mio giovane amico."

"Allora... grazie per volermi accogliere in voi."

Geoffroy sorrise e finalmente si impalò con piacere sul bel membro virile, ritto e duro, del ragazzo. Patrick chiuse gli occhi, il suo volto non bello, era rischiarato da un sorriso di caldo piacere. Il giovane uomo iniziò a cavalcare con vigore la virilità del ragazzo.

Patrick lo attirò a sé, cingendogli il collo, e lo baciò con passione, mentre Geoffroy continuava a muovere su e giù il proprio bacino sul suo pube, gustando la fresca passione del ragazzo, che a sua volta, arcuando il corpo, gli si spingeva dentro.

D'un tratto il ragazzo spalancò gli occhi, illuminati da un senso di sorpresa e di intenso godimento, e raggiunse l'orgasmo nel giovane uomo, mugolando con forte piacere, mentre il suo volto s'arrossava lievemente. Poi carezzò il duro membro di Geoffroy, adagiato sul suo ventre incavato e teso.

Quando Geoffroy si sfilò lentamente da lui, il ragazzo gli pose le mani sulle piccole natiche e lo tirò a sé. Il giovane uomo s'alzò in ginocchio e, appoggiando le mani sulla testiera del letto, offrì il proprio membro alle labbra di Patrick, che dopo averlo baciato e leccato con desiderio, lo prese tutto in bocca e iniziò a muovere avanti e dietro il capo con piacere, finché riuscì a gustare tutto il bianco liquore di Geoffroy.

"Sono riuscito a compiacervi, Geoffroy?" gli chiese.

Il giovane uomo gli si stese a fianco, lo cinse fra le braccia e le gambe e lo tirò a sé, baciandolo profondamente in bocca.

"Posso rivedervi? Presto?" gli chiese Patrick.

"Sì, certo. Se prendete l'abitudine di frequentare il caffè-libreria qui a pian terreno, potrete incontrarmi ancora. Potrete prima godere di buone e utili conversazioni con vari artisti e uomini di lettere e poi, a volte, tornare qui da me per un gradevole colloquio a due... fra le nostre menti e i nostri corpi."

"Mi avete fatto morire, quando avete letto ad alta voce il mio biglietto, ieri a tavola, davanti a tutti." lo rimproverò con dolcezza il ragazzo, carezzandogli il volto.

"Non c'è vero piacere, se non è figlio di una qualche sofferenza. Sofferenza che sia dovuta a un'attesa, all'incertezza, al timore d'essere respinti... Non sto parlando di sofferenza fisica, mi capite, io, anche se sono forse un letterato decadente, non sono un seguace né di monsieur de Sade, né di Masoch..."

"Voi siete l'uomo più eccezionale e desiderabile che io abbia mai incontrato, Geoffroy. Vi ringrazio di aver accettato me e il mio desiderio."

Così i due iniziarono a frequentarsi con una certa assiduità.


Geoffroy, in quel periodo, riuscì finalmente ad acquistare anche i due alloggetti del secondo piano, poi anche quelli del terzo, nel giro di meno di un anno. Per quanto il giornalista, ormai famoso, spendesse in abiti, feste, comodità e piaceri, continuava ad arricchirsi.

Fece arredare il secondo piano ricavandone una bibloteca, un ampio studio e due camere per gli ospiti, e i due alloggetti del terzo piano come quartiere per i servi. La sua vecchia stanzetta all'ultimo piano, di fronte all'appartamentino in cui vivevano i suoi amici Arnold e Jean-Pierre, la lasciò come era, a ricordo dei suoi lontani inizi.

Decise quindi che era tempo di avere qualche servitore fisso, invece di assumerli a ore quando ne aveva bisogno, come aveva fatto fino ad allora. Decise tre cose, riguardo a questi: una fu che invece di una livrea, avrebbe fatto indossare loro abiti alla moda, della foggia che ognuno desiderasse, assegnando però a ogni servitore un colore diverso, uguale per tutti i propri abiti. Inoltre volle che fossero tutti amanti del proprio sesso come lui, giovani e belli. Per terza cosa, decise di sceglierli tutti fra i ragazzi di vita.

Perciò riprese a frequentare i luoghi in cui i ragazzi vendevano i loro servizi. Ogni qual volta decideva di metterne alla prova uno, approfittando del fatto che aveva sempre rifiutato che una sua fotografia venisse mai pubblicata, perciò i ragazzi di vita non lo potevano riconoscere, e indossando per l'occasione abiti comuni, da operaio, ne sceglieva uno e lo portava nella sua vecchia soffitta, per farci l'amore e sondarlo, a volte anche più di una volta, finché o li scartava o proponeva loro di assumerli.

Fu così che una sera incontrò, presso il Lago Superiore del Bois de Boulogne, un ragazzo africano. Geoffroy non s'era mai sentito attratto dai ragazzi di colore, che spesso trovava non rispondenti ai suoi canoni estetici, ma quella sera fu colpito dall'incredibile bellezza di quel ragazzo.

Gli si accostò e gli disse con un sorriso: "Buona sera. Saresti disposto a passare la notte con me?"

"Sono qui per questo. Basta che paghi... e che te lo fai mettere in culo. Io non lo prendo, dai bianchi." rispose serio il ragazzo.

"Quanti anni hai? Da dove vieni?"

"Ventitré anni. E vengo dal Senegal. Allora?"

"Mi chiamo Nicolas... qual è il tuo nome?"

"Vuoi solo chiacchierare, o fottere?"

"L'uno non esclude l'altro, dato che ti pago..."

"Mi porti da te, o dobbiamo farlo qui fra i cespugli?"

"Da me. Hai un nome?"

"Mi chiamo Sébastien. Andiamo?"

"Sì, vieni."

Lo portò su nella soffitta. Il ragazzo si denudò rapidamente e si mostrò con fierezza al giornalista.

"Che ne dici, ti piace il mio cazzo nero? Lo vuoi tutto nel tuo culetto bianco? Hai voglia di farti montare da un vero stallone?"

"Ti ho portato qui per questo. Ma dimmi, hai affermato che non lo prendi dai bianchi... devo perciò pensare che dai neri lo prendi senza problemi."

"Dai miei fratelli neri, o dagli asiatici, o dagli arabi, sì, mi piace."

"E perché non dai bianchi?" gli chiese incuriosito Geoffroy, senza ancora spogliarsi, ma sfiorando con le dita il bel corpo scultoreo del ragazzo.

"Perché voi siete venuti nella nostra terra, e ce l'avete messo in culo in ogni modo, sfruttandoci e rubando le nostre ricchezze, con la scusa che siamo incivili. Questa è la mia rivincita."

"Parli molto bene la mia lingua... e mi pare che tu abbia una certa istruzione."

"Ho studiato nel seminario dei vostri preti, sfruttandoli finché mi ha fatto comodo. Poi ho deciso di venire qui da voi per prendermi la mia rivincita. Non ti spogli? Non cominciamo a fottere?"

"Non ancora, più tardi. Mi piace il tuo modo esplicito di parlare. Dunque, ti vuoi vendicare di noi... usando il tuo corpo."

"Usando il vostro, piuttosto."

"Non è una magra consolazione metterti sotto un culo bianco per alimentare il tuo orgoglio?" gli chiese Geoffroy carezzandogli il membro ancora morbido: il ragazzo aveva una pelle color del mogano ma liscia come preziosa seta.

"Non è per curare il mio orgoglio ferito... o forse lo è, come dici tu. Mio nonno era un re, per usare i vostri termini, un re fra la nostra gente. Voi l'avete umiliato, l'avete reso uno schiavo... Ci avete imposto le vostre leggi, la vostra religione. Questa è la mia rivincita."

"Piccola rivincita, mi pare..."

"A me basta. Mi diverto e in più mi pagate." disse il bellissimo ragazzo con un sorriso malizioso. "So che vi piace farvi metter sotto da un vero uomo."

"Quanta rabbia hai in corpo, ragazzo?"

"Spogliati nudo, stenditi sul letto, e te la faccio sentire tutta."

Geoffroy, ancora vestito, gli si accoccolò davanti e prese a darli piacere con la bocca. Il ragazzo gli prese il capo fra le mani e prese a muovere avanti e dietro il bacino, con vigore. Quando Geoffroy sentì che stava per raggiungere l'orgasmo, fece per toglersi, ma Sébasien lo tenne fermo e gli si scaricò in gola, con forti getti. Poi lo lasciò.

Geoffroy si alzò sorridendogli: "Sei già venuto... come fai, ora?"

"Posso farlo anche due volte, senza problemi. E se davvero mi vuoi qui per tutta la notte, lo posso rifare anche una terza volta, più tardi." gli disse con fierezza il ragazzo senegalese.

"Ottimo." disse Geoffroy iniziando a spogliarsi.

Il ragazzo lo guardava con un sorrisetto ironico. Quando anche Geoffroy fu nudo, lo tirò a sé e gli frugò con un dito fra le natiche.

"Andiamo sul letto." gli disse Geoffroy.

Si stesero. Il giornalista gli carezzava il corpo, gli suggeva i capezzoli, mentre l'altro continuava a stuzzicargli il foro. Geoffroy provò a baciarlo, ma il ragazzo nero lo bloccò.

"No. Io bacio solo chi io scelgo come amico, mai un cliente. Tu mi hai pagato per farti fottere, non per fare l'amore."

"Una sottile distinzione, che pochi fanno, ma giusta. Capisco il tuo punto di vista, Sébastien, e lo accetto. Non puoi fare l'amore con qualcuno che odii, o che disprezzi."

"Non odio e non disprezzo te, che non conosco neppure, ma tutti i bianchi."

"E per mia sfortuna, io sono un bianco."

"Sfortuna? La chiami sfortuna essere diventati i padroni del mondo?" gli chiese con lieve sarcasmo il ragazzo.

"No, credo una sfortuna il fatto che troppi di noi si sentano padroni del mondo. A mio parere ogni uomo dovrebbe valere per quanto è, non per il colore della propria pelle, o perché è nato in una famiglia, in una terra, invece che in un'altra."

"Ti vergogni di essere un bianco, un francese?"

"No, non più di quanto abbia senso che tu ti vergogni di essere nero e del Senegal."

"Io non me ne vergogno affatto!"

"Appunto. Se spegnessimo la luce, chi potrebbe dire chi di noi due è bianco e chi nero? E chi vale di più, fra noi francesi, chi è biondo o chi è castano o ha i capelli neri? Non è una domanda sciocca, questa?"

"Stai cercando di blandirmi?" gli chiese il ragazzo con un sorrisetto.

"No, sto solo cercando di dirti che non puoi rimproverare a me quanto io non ho scelto. Credo che fra la mia gente come fra la tua vi siano uomini degni di questo nome come pure uomini indegni di essere detti tali."

"Questo è vero." ammise il ragazzo carezzandogli la schiena. "Tu non sembri un fottuto razzista."

"Meno di te, questo è chiaro. Anche se fra poco sarò fottuto... da te."

Il ragazzo rise: "Sei spiritoso. Ti piace il mio cazzo?"

"Spero di poter dire che mi piaci molto più, tu, che non questa tua appendice, per quanto bella e importante."

"Tu hai pagato per avere quella."

"Io ho pagato per stare con te."

"Sei un tipo strano. Ma voi bianchi sapete come blandire la gente per ottenere quanto volete."

"E cosa voglio da te, a tuo parere?"

"Farti fottere, forse... ma forse anche convincermi a lasciarmi fottere da te... Sii sincero, se sei capace di esserlo."

"Sì, sono sincero, a me piace sia una cosa che l'altra. Ma i patti erano chiari, no? E io li ho accettati."

"Allora mettiti a quattro zampe, che te lo sbatto dentro."

Geoffroy obbedì. Sébastien gli si inginocchiò dietro e lo penetrò con vigore, poi lo montò con energia, tenendolo per la vita e godendosi la focosa monta, sottolinenadola con forti mugolii di piacere. Essendo venuto da poco, continuò a lungo a battergli dentro. Geoffroy lo lasciava fare, voleva che il ragazzo si sfogasse a modo suo.

Infine Sébastien si scaricò in lui, con forti spinte. Poi si afflosciò sul suo corpo, lievemente ansante.

Il bellissimo ragazzo nero, gli sussurrò all'orecchio: "Ti è piaciuto?"

"Strano che tu me lo chieda. L'importante, per te, non è che sia piaciuto a te? Che t'importa di me?"

"Dopo tutto hai pagato." disse il ragazzo.

"Ah, un onesto commerciante: il cliente deve essere soddisfatto, almeno torna a servirsi nella bottega."

Sébastien rise: "Vuoi che me ne vada, o che resti qui con te?"

"Ho pagato tutta la notte, no? Se te ne vuoi andare, puoi, ma io preferirei che tu restassi."

"Per farlo ancora? Ma sì, perché no? Hai ragione, hai pagato per tutta la notte. E non si sta male con te, dopo tutto. Anche se non si può dire che tu sia un adone, il tuo corpo mi piace."

"Solo il mio corpo?"

"Per ora conosco solo questo."

"Mi piace questo tuo: per ora. Non escludi perciò di conoscermi meglio."

"Mi incuriosisci. Sei diverso dagli altri bianchi, tu."

"Trovami due esseri umani che si possano dire uguali."

"Non sei stupido, hai capito benissimo che cosa voglio dire. Sei un tipo interessante. Che lavoro fai, tu?"

"Lo scrivano."

"Ah. Pensavo piuttosto lo scrittore: parli con un buono stile. A me piace scrivere, scrivo poesie."

"Ne hai pubblicate?" gli chiese Geoffroy.

"Quale editore bianco pubblicherà mai l'opera di un nero?"

"Se è letterariamente valida, perché no?"

"Io sono sicuro di scrivere bene, ma tutti hanno rifiutato i miei scritti."

"Hai sentito parlare del conte Geoffroy de Sainte Sabine? Pur essendo bianco, il suo primo articolo fu rifiutato, perché era troppo giovane."

"Sì, chi non ne ha sentito parlare? Lui allora mandò un secondo articolo in incognito... ed ebbe succeso. Ma io non voglio ricorrere a questo strattagemma. Voglio che la mia opera sia pubblicata, se lo sarà mai, sapendo che è l'opera di un negro."

"Un'opera d'arte è tale a prescindere dal colore della pelle."

"Vallo a dire agli editori!" ribatté Sébastien con scherno.


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