logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


LA PENNA ALATA CAPITOLO 8 - IL SENEGALESE E IL BARONE

Parlarono per buona parte della notte. Sébastien gli recitò alcune delle sue poesie. Geoffroy le trovò belle, piene di sana rabbia, ma anche di un notevole liricismo.

Dopo che il ragazzo l'ebbe "montato" una seconda volta, prima di lasciarlo andare, Geoffroy gli fece una proposta.

"Ascolta, Sébastien. Io conosco un editore, o per meglio dire un libraio che intende aprire una piccola casa editrice. Se ti faccio incontrare con lui, tu saresti disposto a fargli pubblicare un primo libro con le tue poesie?"

Il ragazzo rise: "Se lui fosse disposto, piuttosto, vedendo che sono un negro. Certo che mi piacerebbe."

"E se tu guadagnassi abbastanza denaro, ti piacerebbe continuare il tuo mestiere di ragazzo di vita oppure vivere dei proventi come poeta."

"I poeti non sono sempre morti di fame? Però... mi piacerebbe poterlo fare con chi mi piace, e non con chi mi paga."

"Perché non vieni qui domani: a pian terreno c'è il libraio di cui ti parlavo. Vi farei incontrare e chissà che non possa accettare di pubblicare le tue poesie."

"Scrivendo in copertina che è l'opera di un senegalese? Non venderebbe neanche una copia. Però, perché no? A che ora dovrei presentarmi?"

"Alle quattro, potrei esserci anche io. Porterai i tuoi scritti? Verrai?"

"Sì, va bene."

La mattina Geoffroy andò a parlare del suo progetto: "Alle quattro verrà qui un ragazzo senegalese con le sue poesie. Tu gliele pubblicherai, accettando le sue condizioni."

"Ma... Geoffroy... lo farei volentieri, però non credo di avere ancora i mezzi per diventare un editore... e temo che abbia ragione lui, venderebbe ben poche copie. Sarebbe per me una spesa senza ritorno."

Il giornalista rise: "Jean-Pierre, sai che sono abbastanza matto e anticonformista per amare questi rischi, no? Il ragazzo ha valore, credi a me. Io finanzierò la casa editrice, anche se ufficialmente sarà tua. La chiameremo GAN, le iniziali dei miei tre nomi... Ed io farò su Le Figaro un'ottima recensione del libro, e vedrai che riusciremo a lanciare quel ragazzo."

"Ti piace tanto? Ne vuoi fare il tuo amante?" gli chiese Jean-Pierre con un sorrisetto.

"Sì, mi piace. Ma ho fatto di te il mio amante? Credi che io agisca solo per un mio interesse personale?"

Jean-Pierre lo guardò imbarazzato: "No, scusami, sono stato ingiusto con te. Pensi davvero che quel ragazzo meriti di essere aiutato?"

"Certo che lo penso."

"Bene, allora alle quattro gli dirò che gli pubblico il suo primo libro."

"Ci sarò anche io. Non sa chi sono veramente, perciò tu mi chiamerai Nicolas, non Geoffroy. Avverti anche Arnold, perché senza volerlo non mi tradisca. Ho detto a Sébastien che sono un semplice scrivano."

"D'accordo. Ma prima o poi dovrai pur dirgli chi veramente sei."

"Sì, certo: quando gli proporrò di lavorare per me come mio segretario, come ho intenzione di fare."

Sébastien arrivò alla libreria con i suoi manoscritti e con sua sorpresa e piacere, Jean-Pierre accettò di pubblicare il suo primo libro di poesie. Usciti dalla libreria, Sébastien chiese a Geoffroy se lo portava su a casa sua.

"Vorrei ringraziarti... a modo mio, per quanto hai fatto per me. Questa volta non mi devi pagare."

"Io non ho fatto nulla, Sébastien. Jean-Pierre ha apprezzato la tua opera e ha deciso che vale la pena di correre il rischio. Il merito perciò è solo tuo e del libraio-editore."

"Sarà come dici... ma comunque lo devo a te. Suvvia, portami su da te... non te ne pentirai."

"Sai che mi piaci molto, che ti trovo molto bello e desiderabile. D'accordo, Sébastien, vieni."

Salirono nella mansarda. Il ragazzo senengalese lo prese fra le braccia, e lo baciò in bocca. Geoffroy lo guardò stupito e compiaciuto.

"Non avevi detto che tu non baciavi mai..."

"Non un cliente. Ma visto che non mi paghi. Oggi... e che comincio a sentirti come amico... Baci bene, tu." gli disse iniziando a spogliarlo.

Geoffroy allora spogliò lui. Si carezzavano e si baciavano, poi Sébastien aprì la tenda e lo sospinse sul letto. Lo guardò attreverso lo specchio e gli sorrise.

"Ho voglia di assaggiare di nuovo il tuo culetto... e so che tu hai voglia di assaggiare il mio... Oggi lo puoi fare."

"A tanto arriva la tua gratitudine?" gli chiese con lieve ironia Geoffroy.

"No, non è gratitudine: è un'offerta di pace. Un primo passo per vedere se possiamo diventare amici."

Fecero l'amore, prendendosi a vicenda, con reciproco piacere, godendo entrambi di quella nuova intimità.

"Ieri t'ho detto che non sei bello..."

"È vero."

"Sono stato scortese... e comunque mi piaci. Anche come m'hai preso."

"Come t'ho preso?"

"Con... rispetto. Senza farmi sentire un negro."

"Lo sei, ma questo non aggiunge né toglie nulla a te, a parte il ricco, sontuoso colore della tua pelle, la sua sericea e soda consistenza. Comunque, io ho goduto di e con Sébastien, che per caso ha la pelle del colore del cioccolato."

"E tu hai la pelle del colore di una gustosa crema al latte e uova... Dovrei scrivere una poesia, sulla crema e il cioccolato."

"E la dedicherai a me?" gli chiese Geoffroy carezzandogli il volto.

"Sì, certo."

Quando, fondata legalmente la GAN-éditeur e stampato il primo volume intitolato "Poesie di un senegalese nero e fiero", come aveva deciso Sébastien, comparve una bella recensione del libro su Le Figaro, a firma del conte Geoffroy de Sainte Sabine, il libro andò a ruba, poiché gli articoli di Geoffroy dettavano le tendenze e la moda in Parigi e anche in Francia.

Sébastien era felice, arrivò da "Nicolas" con il ritaglio del giornale, e gli mostrò il primo pagamento ricevuto da Jean-Pierre.

"Non ci credevo... ha funzionato! Sai che Jean-Pierre m'ha detto che vuole fare una seconda edizione del mio libro e mi ha chiesto di scriverne un secondo?"

"Bene. Come lo intitolerai, il tuo secondo volume?" gli chiese Geoffroy.

"Cioccolato e crema, un dolce incontro."

"Mi piace."

"Appena riceverò un altro pagamento, smetterò il mio mestiere. Ma verrò con te, quando lo vorrai."

"Grazie. Ma senti, che ne diresti se tu, oltre al guadagno che ti daranno i tuoi libri, potessi anche avere un lavoro che ti dia uno stipendio fisso?"

"Beh... se fosse un lavoro che mi piace e che so fare, sarebbe la ciliegina sulla torta." gli disse allegramente il bel ragazzo senegalese.

Così Geoffroy gli rivelò chi era veramente, poi gli propose di diventare il suo segretario e il capo del suo personale, spiegandogli come intendeva assumerlo.

"E che colore dovrei indossare, io, se accetterò?" gli chiese il ragazzo, divertito.

"Dato che tu saresti il maître-de-maison, puoi scegliere il colore che preferisci."

"Verde. È un colore che mi è sempre piaciuto."

"E che ti dona. Bene, questo è il biglietto da visita del mio sarto: vai da lui e ordina i tuoi abiti, che metterà sul mio conto."

"Non ti ho ancora detto di sì... e poi, probabilmente si rifiuterà di servire un nero."

"E allora dimmi di sì. E avvertilo che se non servirà te, non servirà più neanche me. Sa che deve la sua fortuna al fatto che mi servo da lui."

Sébastien sorrise: "Come tuo segretario, posso continuare a darti del tu?"

"Certamente. E come mio segretario, vorrei che fossi tu a selezionare il mio personale. Vieni, voi abiterete al terzo piano. Scegliti la stanza che preferisci, poi assegnerai le altre agli altri ragazzi."

"Vuoi che li scelga davvero tutti fra i ragazzi di vita?"

"Sì, certo: purché siano maggiorenni, belli, adatti al lavoro che dovranno fare e lavorino seriamente... E logicamente non si portino clienti in casa mia."

"Certo. Ma potremo, eventualmente fre l'amore fra di noi?"

"Sarete tutti maggiorenni, come ho detto. Dipende da voi."

"Dovranno essere disposti a venire a letto con te?"

"Se lo desiderano e lo desidero anche io, perché no. Ma non è una condizione. Arnold e Jean-Pierre si amano, e non vengono mai nel mio letto."

Geoffroy continuava a vedersi di tanto in tanto con Patrick. E quando Sébastien iniziò a scegliere i servitori, a volte faceva anche l'amore con qualcuno di loro, specialmente con un ragazzo italiano, che gli fungeva da cuoco, e con l'autista. Il cameriere, invece, un ragazzo vietnamita, era il ragazzo di Sébastien e dormiva con lui. Mentre il segretario senegalese, a volte, faceva ancora l'amore con Geoffroy, questi non lo fece mai con il ragazzo vietnamita, che era innamorato di Sébastien.

"Non ne soffre, Tuang Nhu, del fatto che vieni a letto con me?" gli chiese Geoffroy.

"No, ne ho parlato con lui, e sa che è il mio ragazzo, che per me lui è più prezioso di qualsiasi cosa."

"Sii attento, mi sembra un ragazzo... fragile."

"È tutt'altro che fragile, non ostante la sua apparenza. Sa quel che vuole e come ottenerlo. Sa che se me lo chiedesse, non andrei con altri."

"Siete innamorati?"

"Forse non in modo... tradizionale, per così dire. Ma abbiamo bisogno l'uno dell'altro e nessuno di noi due vuole far stare male l'altro."

Un giorno Sébastien annunciò a Geoffroy che il barone Maximilien Delaitre chiedeva udienza. Geoffroy entrò nel salotto e salutò l'ospite, lievemente sorpreso per quella visita.

"A che devo l'onore di una vostra visita, barone?" gli chiese.

"Aspettate, prima di rallegrarvene. So che vi portate a letto mio figlio Patrick, e che vi fequenta piuttosto assiduamente."

Geoffroy lo guardò sorpreso: "Avete il vostro personale servizio di spionaggio, signor barone? Come potete affermare una cosa come questa?"

"So da tempo che mio figlio è un omosessuale. E so pure che è infatuato di voi. Come so che voi, nonostante vi facciate spesso vedere in gentile compagnia, e siate sempre galante con il sesso debole, non avete mai ricevuto una sola donna qui a casa vostra, perciò..."

"E con questo? Perché siete venuto a farmi questo discorso?" gli chiese Geoffroy un po' teso.

"Pensate a quale scandalo sarebbe se io vi denunciassi e si venisse a sapere che voi fate queste cose con mio figlio, un minorenne. Cadreste dalle stelle alle stalle."

"Sareste pronto a trascinare nel fango anche vostro figlio?"

"Oh, lui è ancora solamente un ragazzo. Il biasimo, la condanna, cadrebbero solamente su di voi, che osate sedurre poveri ragazzi innocenti." rise l'uomo.

"Siete venuto per proibirmi di vedere vostro figlio?"

"No, non mi importa minimamente ciò che fate con lui nel vostro letto. Son venuto a dirvi che, o vi piegate ai miei desideri, e vi lasciate fottere da me a mio piacere, oppure vi getterò nel fango. Non dimenticate che sono uno dei più importanti azionisti di Le Figaro."

"Ah... una interessante proposta, la vostra. Purché mi faccia fottere dal padre, posso continuare a divertirmi con il figlio. Davvero interessante. Ma già, la vostra cosiddetta morale borghese non si smentisce. Immagino che il vostro modo di fare affari, che vi permette di arricchirvi alle spalle degli altri, non sia molto diverso: tutto è lecito, pur di ottenere ciò che si vuole."

"Da che pulpito viene la vostra predica. Credete forse di essere migliore di me, voi, seduttore di giovani privi di esperienza?"

"Mi posso vantare di non aver mai costretto nessuno a venire nel mio letto, signore. A differenza di voi."

"Poche chiacchiere. O accettate il mio baratto, o..."

"Potete avere la cortesia, ammesso che conosciate il significato di questa parola, di lasciarmi un po' di tempo per riflettere sulla vostra proposta di fare un... baratto?"

"Ma sì, perché no? Dopo tutto so di avervi in pugno: o vi lascerete fottere da me o vi rovinerò."

"Molto chiaro."

"Tornerò da voi fra tre giorni. A questa stessa ora. Se accettate, fatevi trovare pronto, riscuoterò subito quanto voglio da voi." disse l'uomo e, salutatolo con sarcastica cortesia formale, lasciò la casa di Geoffroy.

Quando questi andò nel suo studio, Sébastien ne vide subito l'espressione furente: "Ehilà, Geoffroy, sei più nero di me!" gli disse con ironia, "Che è accaduto? Il barone ha scoperto quello che c'è fra te e suo figlio?"

Geoffroy gli raccontò il colloquio avuto con il barone: "Mi ripugna cedere al suo ricatto. Non posso, a costo di essere veramente denunciato! Però mi piacerebbe potergli rendere quel che merita." disse furente.

Sébastien sorrise: "Forse ti posso essere utile io..."

"Come?"

"Lui non mi ha riconosciuto, perché non è mai stato un mio cliente: disprezza troppo i negri, anche solo per fotterli, e io da lui non mi lasciavo fottere, come sai. Ma veniva spesso al Bois per scegliersi un ragazzo. Che ne sarebbe di lui, se i miei ex-colleghi lo denunciassero come un degenerato quale è? Chi avrebbe più da rimetterci, tu o lui?"

"Credi che i tuoi compagni si presterebbero?" gli chiese Geoffroy pensando che forse aveva trovato la risposta al suo problema.

"Ne sono sicuro. Quando hai detto che tornerà qui da te?"

"Fra tre giorni."

"Ottimo, ho il tempo per cercarli... e farli venire qui da te. Inoltre, al tuo posto, farei venire anche suo figlio... perché senta e veda chi è suo padre."

"Sì, è giusto. Dì ai tuoi compagni che pagherò loro la giornata, se si presteranno... e manda qualcuno a cercare Patrick, so che fequenta un corso alla Sorbonne: gli consegnerà un mio biglietto, chiedendogli di venire da me un paio d'ore prima del padre."

Organizzarono tutto. Sébastien trovò cinque ragazzi, tutti minorenni, disposti ad andare da Geoffroy, ed eventualmente a denunciare il barone. Uno di loro, oltre alla paga, chiese se poteva avere un autografo di Geoffroy.

Il salotto dava, da una parte, nella sala da pranzo, e dall'altra nello studio privato di Geoffroy. Questi prima ricevette i cinque ragazzi, e si accordò con loro.

"Ma potremo anche fotterlo a nostro piacere, trattandolo come lui trattava noi? Tutti e cinque assieme?" gli chiese uno dei ragazzi.

"È possibile, vedremo. Ma vi dovrà pagare, anche!" disse ridendo Geoffroy.

"Ottimo. Ci divertiremo, ragazzi!" disse un altro ridendo anche lui.

"Ora andate in sala da pranzo. Mi raccomando, non fatevi sentire, fino a quando non vi chiamerò io..."

"Saremo silenziosi come morti... per resuscitare appena ci chiamerai!"

Dopo poco arrivò Patrick. Geoffroy lo portò nel proprio studio.

"Sono lieto che abbiate voluto incontrarmi di nuovo, Geoffroy." gli disse il ragazzo.

"Temo che questa volta non sarete molto lieto, dopo che avrete ascoltato quanto ho da dirvi."

"Non mi volete più qui con voi?"

"No, non è questo. Vedete, ho ricevuto una visita, tre giorni or sono..." gli disse Geoffroy e gli raccontò il colloquio avuto con il padre.

Patrick era furibondo: "Ha osato fare questo? E io che... che temevo che cosa avrebbe detto mio padre se avesse saputo di me! Lui sapeva già tutto... E ora capisco certi atteggiamenti del ragazzo con cui io... prima di conoscere voi... Scommetto che lo ricattava nello stesso modo!"

Allora Geoffroy gli spiegò quanto aveva organizzato e concluse: "Voglio che voi, da qui, ascoltiate tutto. E quando avrò umiliato vostro padre, veniate fuori, se volete, per godere della sua umiliazione e renderla anche più cocente."

"Non merita altro. Mio padre... così meschino, così abietto... Mi vergogno di essere suo figlio! E lui che insisteva che si andasse tutti a messa assieme ogni domenica! E che faceva generose offerte all'orfanotrofio di Champfleuri! Scommetto che approfitta anche di quei ragazzi."

"Vi capisco. E non è escluso che abbiate ragione, riguardo all'orfanotrofio. Ma ci prenderemo la nostra rivincita, fra poco."

"Sì. E me ne andrò da quella casa! Non potrei più vivere con mio padre, dopo quanto m'avete detto."

"Siete ancora minorenne..."

"Troverò il modo di andarmene: non me lo potrà impedire."

Più tardi, Sébastien gli annunciò che il barone lo attendeva nel salotto, poi andò con i suoi ex-colleghi nella sala da pranzo, passando per un'altra parte.

"Allora, egregio signor conte, vedo che indossate un'elegante vese da camera. Presumo perciò che siate pronto a darmi quanto vi ho chiesto!" lo salutò con un sorrisetto di trionfo il barone, fregandosi le mani, soddisfatto.

"Prima, vi dispiace dirmi che cosa volete da me, esattamente?"

"Lo sapete bene: voglio sfondare a mio gusto il vostro culo, signor conte! Voglio fare di voi il mio trastullo, e trattarvi da quella puttana che siete."

"E in cambio..."

"In cambio, vi lascio continuare a trastullarvi a vostro piacere con mio figlio Patrick, e a trattarlo da puttana come è anche lui: uno scambio equo, non è vero?"

"Ho saputo, egregio signor barone, che siete uno dei più insigni benefattori dell'orfanotrofio di Champfleuri..."

"Che c'entra ora, questo, con il nostro baratto?"

"Anche io ho i miei informatori. So che in cambio della vostra... generosità, vi scegliete uno dei ragazzi più grandi per divertirvi con lui."

"E con ciò? Il capo dei sorveglianti è pronto a giurare che non mi sono mai appartato da solo con uno di quei dolci culetti. Credete di potermi ricattare, voi, con questo? Non pensate che ho preso le mie precauzioni? A nessuno dei ragazzi conviene tentare di ricattarmi. A chi pensate che crederebbe un giudice, a un ragazzo irriconoscente che tenta di ricattarmi, o al sorvegliante generale e a me, che sono un benefattore? Lasciamo perdere questi noiosi discorsi. Preferite che ve lo metta in culo qui, o sul vostro letto, dove approfittate del mio ingenuo e stupido figlio?"

"Un attimo, solo, egregio signor barone. Prima ho una piccola sorpresa per voi..." gli disse Geoffroy con un sorrisetto ironico, e andò ad aprire la porta della sala da pranzo.

"Oh, buon giorno, signor barone." lo salutò Sébastien seguito dai cinque ragazzi: "Che ne direste se noi sei testimoniassimo che vi siete vantato di approfittare dei ragazzi che dite di beneficare? E se questi miei amici, che vi faccio notare sono tutti minorenni, vi denunciassero per averli pagati per portarli in uno squallido alberghetto e approfittare di loro?"

L'uomo impallidì, poi si riprese e disse: "Non lo faranno mai: sarebbero rinchiusi in una casa di correzione per criminali minorili."

"Vedete, signore, noi abbiamo poco da perderci: avremmo vitto e alloggio gratis. Ma voi? Siete pronto a perdere la vostra bella banca e l'onore che immeritatamente avete? Se il signor Geoffroy ce lo chiede, siamo pronti a testimoniare sia quanto avete affermato di fare con i ragazzi dell'orfanotrofio, sia il fatto che avete ricattato il signor Geoffroy, sia quanto avete fatto con noi." disse uno dei cinque ragazzi.

"E se vi denunciamo noi, non pensate che per salvarsi il degno sorvegliante generale, e i ragazzi dell'orfanotrofio, sarebbero pronti a fare altrettanto?" gli disse un altro con un sorrisetto di scherno.

"E se si cominciasse a togliere il coperchio sulle vostre porcate, chissà quanto altro putridume verrebbe fuori..."

"E potremmo anche testimoniare che avete offerto al signor Geoffroy vostro figlio pur di avere lui..."

"Questo è falso!" gridò il barone rosso in volto: "La tresca fra loro due, andava avanti da prima che io..."

"Credete che sarà creduta la vostra parola o quella di noi sette?"

"Io... io... che volete da me?" chiese smarrito l'uomo.

"Forse divertirci un po' con voi... rendervi quello che ci avete dato... non parliamo dei soldi, che anzi, ora ci pagherete tutti e cinque, per poi farci divertire con voi, come voi vi siete divertito con noi."

"È la legge del contrappasso, mio caro signor barone." gli disse ridendo Geoffroy. "Cominciate con il togliervi la giacca, il panciotto, poi mettetevi giù sul pavimento a quattro zampe: il divertimento può cominciare."

L'uomo guardò torvo il muro di volti sorridenti con scherno, poi, lentamente, si sfilò i due indumenti e si mise giù a quattro zampe.

In quella s'aprì la porta dello studio e uscì Patrick: "No, Geoffroy, per favore. Anche se concordo con voi che lo meriterebbe, fatelo per me, risparmiategli questa umiliazione in mia presenza."

L'uomo impallidì: "Patrick!" gemette.

"Ho sentito ogni parola, padre, e sarei pronto a testimoniare anche io contro di voi, se fosse necessario, confermando a pieno tutte le loro parole. Ho vergogna di essere vostro figlio! Ma mi fate pietà." disse Patrick, poi, rivolgendosi nuovamente a Geoffroy, gli chiese: "Ve ne prego, lasciatelo andare, ora."

"Poiché me lo chiedete voi... Però, prima, voglio che il signor barone mi firmi alcune carte. Alzatevi!"

Uno dei ragazzi disse: "Peccato, volevo proprio divertirmi a trattarlo con il disprezzo con cui lui trattava noi..."

"La vendetta è un boccone amaro anche per chi si vuole vendicare." gli disse Geoffroy, "Lo so per esperienza personale. Accontentatevi di quanto sta accadendo qui, oggi. Voi, barone, sedete. Ecco qui, carta e penna. Per prima cosa, ora firmerete un foglio con cui donerete a Patrick uno dei vostri appartamenti a sua scelta, perché vi si possa trasferire, e gli assegnerete un vitalizio affinché possa mantenersi in modo degno del suo nome, che purtroppo è anche il vostro."

L'uomo obbedì e stese il documento, che Geoffroy e Sébastien controfirmarono come testimoni e consegnarono a Patrick. Poi Geoffroy gli fece aprire il portafogli e dare a ognuno dei cinque ragazzi una cospicua somma di denaro. Infine gli fece stendere un altro documento in cui confessava di approfittare dei ragazzi dell'orfanotrofio, con la complicità del sorvegliante generale.

"Bene, potete andare ora. Non azzardatevi mai più di farvi vedere da noi, né tanto meno di invitarmi a casa vostra. E d'ora in poi manderete i vostri cotributi all'orfanotrofio, senza mai più mettervi piede. Se obbedirete... non sarete denunciato, benché lo meritereste. Fuori da casa mia, ora, la vostra presenza mi è oltremodo sgradita. E ringraziate il cielo che vostro figlio Patrick vi ha risparmiato un'ulteriore umiliazione."

L'uomo uscì, con l'espressione di un cane bastonato.

Patrick sedette: "Mi dispiace di aver assistito alla degradazione di mio padre. No, non mi riferisco a quanto avete fatto voi, Geoffroy, ma a quanto lui si sia degradato con le sue stesse mani... Mio padre... il moralista... ipocrita!"

Geoffroy fece cenno a Sébastien di uscire con i cinque ragazzi. Poi sedette accanto a Patrick e lo prese fra le braccia: "Avete comunque conquistato la vostra libertà, Patrick, anche se a caro prezzo. Voi siete quello che mantiene ancora alto l'onore del vostro nome. Mi spiace che tutta questa storia vi abbia rattristato tanto."

"No, non dovete dispiacervi per questo, avete agito nel migliore dei modi e, dopo tutto, siete stato generoso con lui."

"Solo perché lo siete stato voi, intervenendo per evitargli il peggio. Avete un cuore nobile. Credo che non abbiate più bisogno di me come maestro, credo che oggi, qui, siate maturato abbastanza per pensare a voi stesso come a un uomo e non più un ragazzo."

"Mi conserverete la vostra amicizia, Geoffroy?"

"Con vero piacere. Ma se volete un consiglio, da amico e non da maestro, cercatevi qualcuno da amare, ora che avete la vostra libertà: un uomo è veramente tale solo se sa e può dare e ricevere amore."

"E voi? Quando vi troverete un amante, un uomo da amare e da cui essere amato?"

"Quando sarà il momento... quando incrocerò la via della persona giusta."

"Mi spiace di non essere io... nutro per voi un profondo affetto, ma non vero amore, lo sapete."

"Sì, lo so, ed è così anche per me, anche se ora posso considerarvi un mio pari. Continuerete a studiare, non è vero? Che contate di fare, poi?"

"Sì, certo, fino alla laurea... Poi credo che viaggerò per terre lontane... mi piacerebbe scrivere libri di viaggio."

"Ricordate che Jean-Pierre sarà onorato di pubblicare quanto scriverete."

"Se sarà degno di essere pubblicato. Può darsi. Comunque vada... vi ringrazio per tutto quanto avete fatto per me, e per la vostra amicizia."

"Spero di rivedervi meno triste, meno abbattuto, Patrick."

"Certamente... Passerà. Quando mi sarò trasferito, vi farò sapere il mio nuovo indirizzo. Vorrei che si restasse in contatto, voi ed io."

"Con piacere. Arrivederci, amico mio. Cercate di reagire, di ritrovare la vostra serenità."

"Farò del mio meglio. Arrivederci."

Quando anche Patrick fu uscito, Geoffroy chiamò Sébastien: "Mi dispace aver dovuto dare tanta pena a Patrick."

"Hai fatto quanto era giusto fare... e sei stato generoso. L'hanno detto anche i ragazzi, e non si riferivano a tutto il denaro che hanno ricavato da questa avventura."

Geoffroy sospirò: "È pronto il tuo nuovo libro di poesie?"

"Quasi. Posso chiederti un favore?"

"Certo."

"Scriverai la prefazione al mio secondo libro di poesie?"

"Con vero piacere: quando sarà pronto me lo farai leggere. Ma ti avverto, non ti risparmierò né lodi né critiche."

"Non mi aspettavo di meno da te." gli disse il bellissimo giovane senegalese.

Lo prese fra le braccia e lo baciò. Geoffroy rispose con piacere al caldo e intimo bacio, poi lo condusse nella propria camera da letto, e i due iniziarono a fare l'amore con passione e trasporto. Geoffroy ne aveva bisogno, per dimenticare la brutta scena da poco conclusa, e Sébastien lo sapeva, per l'affetto che provava per lui.

Nonostante Geoffroy giocasse a fare il gaudente e il cinico, Séabastien sapeva che in realtà era un uomo gentile e sensibile.


Pagina precedente
back
Copertina
INDICE
11oScaffale

shelf

Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 2015