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una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 1
UN BUON LAVORO

Jeff Flanagan guidava tranquillamente per coprire le 117 miglia che dividevano la capitale da Benton. Non aveva fretta di tornare a casa, di rivedere la moglie. Perciò non aveva preso l'autostrada e si godeva il panorama e l'avvicinarsi del tramonto. La giornata era mite e teneva il finestrino aperto.

Il colloquio era andato bene, il gran capo in persona gli aveva promesso che appena il direttore della filiale fosse andato in pensione, quel posto sarebbe stato suo. Mancava ancora qualche anno, ma Jeff era sicuro che sarebbe andata così, si fidava pienamente della parola del Boss. Sì, era soddisfatto.

L'unico neo di quella giornata consisteva nel fatto che non aveva potuto godersi un paio di orette al club come le altre volte. Quando v'era andato, un grande cartello annunciava "Chiuso per rinnovamento". Ne era rimasto deluso. E così aveva dovuto tenersi la voglia che anzi pareva essersi rafforzata per quello spiacevole contrattempo.

Pensò con un sorrisetto che avrebbe potuto sempre ripiegare su Joel... quel ragazzetto pareva non essere mai sazio di sesso. Sì, poteva fargli uno squillo e proporgli di andare a fare un giro con lui. Se non ci fosse stata a casa Martha, il giro glielo avrebbe potuto far fare sul suo letto matrimoniale... pensò e sorrise, iniziando a eccitarsi a quel pensiero.

Inconsciamente si passò una mano fra le gambe, quasi a carezzare la forte erezione che gli gonfiava i calzoni del completo formale che doveva indossare per il lavoro, soprattutto quando si recava alla sede centrale. Il gran capo ci teneva molto alla forma, era quasi ossessionato riguardo all'abbigliamento del personale della banca.

Jeff scalò la marcia e si chiese che cosa stesse facendo in quel momento la moglie. Probabilmente stava preparando la cena... o forse no, era ancora troppo presto... Tutto sommato era stato fortunato a sposarsi con Martha, che sembrava anche meno interessata di lui ai loro "doveri coniugali", cioè a scopare con il marito. Jeff si chiese se Martha avesse un amante... poi se per caso fosse lesbica... In effetti aveva due o tre "amiche del cuore"...

Certo, si disse Jeff, se Martha fosse stata lesbica, avrebbero potuto anche dirselo e anzi, coprirsi l'un l'altro in modo da poter avere le loro storie sessuali senza paranoie che l'altro le scoprisse e ne facesse uno scandalo. Ma certamente non poteva prendere in disparte la moglie e chiederle: "Ehi, scusa, tanto per sapere, sei mica lesbica, tu?"

Il fatto era che ormai facevano sesso sì e no una volta al mese, ed era sempre lui a cominciare, più per dovere che per altro. Lei non gli si era mai negata, è vero, e ogni volta aveva partecipato con lo stesso suo moderato piacere. Lo facevano sempre nello stesso modo, lui sopra lei sotto, godevano tutti e due (Jeff faceva sempre attenzione a portare anche lei all'orgasmo, era una questione di onestà e di rispetto). Quindi lei faceva una doccia, poi toccava lui, si davano la buona notte... e per un mesetto continuavano a dormire assieme come due buoni amici.

Sì, lui e Martha erano più due buoni amici che non realmente marito e moglie, nonostante si fossero sposati anche in chiesa. Ma non erano neanche "veri" amici, dato che non si erano mai confidati le cose più intime. Forse più che buoni amici, sarebbe stato giusto dire che erano buoni colleghi, in quanto collaboravano molto bene a mandare avanti la loro casa, la loro vita comune, aiutandosi e sostenendosi a vicenda. Andavano d'accordo: in tutti i sette anni di matrimonio non avevano mai litigato.

Benton era un piccolo centro di provincia, dall'economia essenzialmente agricola, con grandi distese di campi a sud, allevamenti sull'altopiano a nord, il bosco a est, su verso i monti e il deserto a ovest dietro le "Colored Hills", con un'antica fabbrica di ceramiche fra le colline e il Debbie River, e piccole fabbriche di mobili a sud fra il fiume e l'autostrada. La gente aveva una mentalità chiusa, conservatrice, tradizionalista.

Ciò non ostante Jeff era riuscito a vivere la sua dimensione sessuale senza troppi problemi, anche se, logicamente, in gran segreto. Guai se si fosse saputo, o anche solo sospettato, che lui era gay! Tutta la dimensione sessuale pareva totalmente "inesistente" a Benton, anche quella cosiddetta "normale", perciò tanto più quella al di fuori della norma comunemente approvata.

Ma non ci si deve lasciare ingannare dalla calma piatta del mare: apparentemente la superficie è una tavola liscia, imperturbata... ma, se ti ci tuffi, sotto vedi che brulica di vita e di attività... Ecco, così era la vita sessuale a Benton: in superficie assolutamente nulla... ma sommerse, fervevano miriadi di attività, e molte erano assai diverse da quelle "canoniche". Soprattutto fra i ragazzi... ma non solo.

Certo, i ragazzi, con lo scatenarsi dei loro ormoni, sono i più pronti a esplorare il vasto e variegato territorio della sessualità con curiosità e spirito d'avventura. Se inoltre trovano una compiacente guida, sono altrettanto pronti a seguirla, se pure con cautela e spirito critico. Jeff ne sapeva qualcosa.

Eppure, se anche non gli erano mancati ragazzini curiosi e pronti a chiedergli di guidarli (cioè di portarseli a letto o da qualche pare per fare sesso assieme), non ultimo suo nipote Joel, (una vera bomba sessuale, quel ragazzo), a Jeff mancava qualcuno più maturo, più saldo, con cui avere una relazione possibilmente duratura, stabile e non fatta solo di scopate.

Mentre guidava quietamente verso la propria cittadina, Jeff non stava però pensando a tutto questo. La sua mente era piuttosto concentrata sul proprio lavoro. Vide perciò solo all'ultimo minuto l'autostoppista che, il pollice sollevato, sostava sul ciglio della strada. Ma la visione, appena penetrò nella sua mente, gli fece saltare un paio di battiti del cuore: se pure la visione era stata fugace, gli era sembrato che l'autostoppista fosse molto ben fatto, attraente, decisamente interessante.

Dette un'occhiata rapida agli specchietti retrovisori e, visto che nessuna auto lo seguiva, frenò con forza ma gradualmente in modo da non far sbandare l'auto. Fermatosi, mise la retromarcia per tornare al punto in cui l'autostoppista stava attendendo. Quando questi vide l'auto tornare indietro, raccolse da terra uno zaino e corse verso la vettura.

Jeff, girato indietro mentre procedeva in retromarcia, vide sul bel volto del ragazzo un luminoso sorriso, notò le sue movenze atletiche, il corpo fasciato in un paio di jeans grigi e una T-shirt celeste e pensò che quel ragazzo era terribilmente sexy. Fermò accanto al ragazzo che si chinò al finestrino e lo salutò con un ampio sorriso.

"Grazie, erano almeno tre ore che nessuno si fermava!" disse il ragazzo.

"Dove devi andare?" gli chiese Jeff, ricambiando il sorriso e sentendosi nuovamente risvegliare l'erezione sotto gli eleganti calzoni.

"Su a nord... dovunque. Sto girando per cercare lavoro."

"Salta su, allora. Metti lo zaino sul sedile posteriore."

Il ragazzo salì, chiuse la portiera e cinse subito la cintura di sicurezza. Mentre Jeff metteva la prima e ripartiva, l'autostoppista si girò verso lui e disse: "Grazie, è molto gentile. Io mi chiamo Ray Hoffmann."

"Io sono Jeff Flanagan, piacere. Quanti anni hai?"

"Ventuno appena compiuti."

"Undici meno di me, allora. Che lavoro cerchi? Che lavoro facevi?"

"I miei erano negozianti. Ho studiato, poi ho fatto tre anni nell'esercito, e ora sono qui, senza arte né parte. Ero solo in gamba a sparare, sotto le armi, ed ero uno dei migliori. Ma dopo tre anni ne ho avuto abbastanza di quella vita e della disciplina e così ho chiesto il congedo."

"E non ti sarebbe piaciuto lavorare magari nel negozio dei tuoi genitori?"

"Non è che non mi sarebbe piaciuto, un lavoro vale un altro... È che sono in rotta con i miei: erano peggio dei miei superiori nell'esercito. Ora che sono maggiorenne, voglio farmi la mia vita a modo mio."

Jeff studiava con la coda dell'occhio il ragazzo e si sentiva sempre più eccitato dalla sua vicinanza. Ray stava seduto rilassato, le mani poggiate morbidamente sulle cosce, le gambe lievemente divaricate, il torso contro lo schienale. Aveva un volto pulito, un sorriso luminoso... una voce sensuale.

Jeff pensò che con quel ragazzo sconosciuto, ancora così lontani da Benton, rischiava assai poco... perciò si lanciò: "Sei un bel ragazzo, Ray. Mi piacerebbe scopare con te!"

Ray lo guardò senza cambiare espressione: "Si potrebbe fare, anche a me piacerebbe scopare con te, Jeff. Sei un bell'uomo. Dove, però? Un motel?" rispose quietamente.

"Sì, ce ne dovrebbe essere uno fra poche miglia. Tu sei attivo o passivo?"

"Indifferentemente. Mi piace tutto, purché non siano cose troppo particolari... cioè niente SM, fist-fucking o golden shower o cose del genere. E a te?"

"Esattamente lo stesso."

"Non hai un ragazzo fisso, tu?"

"No, sono sposato. Al mio paese c'è qualche ragazzino con cui a volte mi posso divertire... con le dovute cautele."

"Ragazzini? Di che età?" gli chiese Ray un po' accigliato.

"Dai sedici in su... Sono i più facili da agganciare, perché hanno sempre voglia di fottere. Però io li preferisco più grandi, almeno come te."

"Io preferisco gente più grande di me, invece. Già da ragazzino. Il mio primo, quando avevo quattordici anni, ne aveva venti. Non so perché, ma non m'è mai piaciuto farlo con gente più giovane di me, e poco anche coi miei coetanei, con qualche eccezione."

Jeff vide l'insegna del motel girò a destra, andandosi a fermare nell'area di parcheggio. Andò a chiedere una camera, pagò, prese la chiave, tornò all'auto e fece uscire Ray; chiuse l'auto e assieme andarono nella stanza.

"Preferisci farti una doccia prima o dopo?" chiese Jeff appoggiando la sua ventiquattr'ore sulla scrivania.

Ray posò lo zaino a terra. "Prima; mi sento un po' accaldato e impolverato. Sono tre giorni che non mi posso lavare veramente bene. Ti va di fare la doccia assieme?" chiese aprendo lo zaino e tirandone fuori un ricambio pulito di abiti.

"Sì, certo, volentieri." rispose Jeff iniziando subito a spogliarsi.

Anche il ragazzo si spogliò e i due si guardavano, curiosi di vedere finalmente quanto gli abiti avevano fino ad allora celato. Ognuno posò i propri abiti su una sedia. Finalmente nudi, si guardarono con un sorriso compiaciuto: avevano entrambi una bella erezione.

"Sei anche meglio di quello che potevo sperare." mormorò il ragazzo avvicinandosi a Jeff e carezzandogli il membro duro con mano lieve.

"Anche tu hai un corpo molto bello... sensuale... desiderabile." mormorò Jeff tirandolo a sé, e posò le labbra su quelle del ragazzo.

Le loro lingue giocarono un po', poi il bacio si fece intimo, profondo, pieno di fuoco e il ragazzo si addossò al corpo dell'altro, strofinandoglisi contro e mugolando lieve. Jeff gli posò le mani sulle piccole natiche sode e lo tirò con vigore ancora di più contro di sé. Le loro bocche si separarono.

"Fottimi adesso, qui... la doccia la facciamo dopo!" mormorò Ray fremendo per il desiderio.

"Dopo la doccia, però, tu fotti me, d'accordo?" gli disse Jeff mentre il ragazzo gli si girava fra le braccia e si divaricava le natiche con entrambe le mani, offrendosi al giovane uomo. "No, aspetta... devo prendere i preservativi." gli disse questi.

"Sì, hai ragione... ma mi hai fatto perdere la testa!" mormorò il ragazzo arrossendo lievemente.

Jeff frugò nella sua borsa e ne tirò fuori una confezione. Ray tolse una bustina dalla scatoletta, la lacerò, ne estrasse l'opalescente diaframma, s'accoccolò davanti al compagno e, con le dita e con le labbra, glielo srotolò sul fiero membro fremente.

"Ecco... prendimi, adesso... dai!" mormorò rialzandosi in piedi ed offrendosi di nuovo all'altro.

Jeff glielo puntò sulla rosetta di carne e iniziò a spingere. Lo sfintere si schiuse docilmente per accoglierlo e l'asta scivolò dentro il caldo canale in un'avanzata lenta ma continua. Ray mugolò il proprio piacere e spinse indietro il bacino per facilitare la penetrazione. "Ohhh... sì!" mormorò quando lo sentì tutto dentro, "...dai!"

Jeff gli pose una mano sui genitali turgidi palpandoglieli e una sul petto sfregandogli i capezzoli, quindi iniziò a stantuffargli dentro con calmo vigore. Ray dimenava lievemente il bacino per godere meglio quella tanto sospirata ginnastica erotica.

"Ti piace, eh?" gli sussurrò a un orecchio il giovane uomo, poi prese a mordicchiargli il lobo.

"Oh sì! Sono tre giorni che non faccio più niente. Ne avevo davvero bisogno! Dai... dai... mi piace troppo!"

Ray si chinò un poco e si appoggiò con le mani sul bordo della testiera del fondo del letto, per sostenere meglio le forti spinte dell'altro. Jeff gli batteva dentro con crescente piacere e passione, sentendo l'eccitazione aumentare a ogni affondo nell'accogliente culetto. Pensò che gli piaceva moltissimo come quel giovane autostoppista si faceva prendere.

Finalmente raggiunse l'orgasmo. Cinse con le braccia la vita dell'altro e lo tirò con forza a sé, mentre con forti guizzi gli si scaricava nelle profondità calde e strette. "Oh... Ray... Ray... Ray..." mormorò quasi a sottolineare ogni schizzo. Gli piaceva quel ragazzo, gli piaceva pronunciarne il nome.

Poi si fermò, ansando lievemente e restarono immobili per un po', finché il membro di Jeff iniziò ad ammorbidirsi e a ritrarsi dall'accogliente canale del ragazzo e ne uscì. Allora Ray si drizzò, si girò e lo baciò in bocca.

"Andiamo a fare la doccia, adesso?" gli chiese con un ampio sorriso. "Così dopo... ti rendo la cortesia."

"Sì. Vieni." gli disse Jeff e, presolo per mano, lo condusse nella cabina della doccia.

Si lavarono l'un l'altro e il lieve massaggio delle mani rese scivolose dalla schiuma sui loro corpi, teneva ben deste le loro eccitazioni. Di tanto in tanto si baciavano con crescente, rinnovato desiderio.

"Quant'era che non fottevi, tu?" gli chiese il ragazzo mentre si asciugavano.

"Cinque giorni... con il figlio di mio fratello, un ragazzetto di sedici anni, già ben sviluppato. Ma preferisco te." gli rispose Jeff, portandolo sul letto da una piazza e mezza.

"Gli hai insegnato tu? L'hai sverginato tu? Fate di tutto?" gli chiese Ray, mentre Jeff gli infilava un preservativo sul bel membro pienamente eretto.

"Sì a tutte e tre le domande. Avevo da un po' il sospetto che fosse gay, così ho cominciato a sondarlo, finché l'ha ammesso e mi ha detto che però non aveva mai fatto niente ma ne aveva voglia. E m'ha chiesto di insegnargli, di farlo con lui. È un naturale, ha imparato bene e in fretta. È un caro ragazzo. Ma tu mi piaci di più." gli disse Jeff, stendendosi sul letto e tirandolo sopra di sé.

Gli cinse la vita con le gambe e Ray si mosse in modo di accingersi a penetrarlo. Poi, tenendogli i polsi premuti sul materasso, avanzò col bacino fino a puntare il membro sul bersaglio. Lo guardò e gli sorrise. Jeff annuì e rispose con un sorriso. Ray iniziò a spingere e il giovane uomo gli si schiuse sotto, accogliendolo con un lieve e lungo sospiro di piacere.

Quando Ray fu completamente immerso in lui, si chinò a baciarlo, e mentre gli fotteva la bocca con la lingua, iniziò a muovere con energia il bacino, fottendolo anche nel sedere. Jeff si sentì immediatamente eccitato di nuovo: gli piaceva il modo di prenderlo di quel giovanottello pieno di passione e di vigore.

Ray, oltre ad essere un gran bel ragazzo e a saper fare davvero bene l'amore, aveva un'aria simpatica che incantava Jeff. Anche ora, mentre lo prendeva, aveva un sorriso pieno di gioia, virile e dolce al tempo stesso. Jeff gli carezzava il corpo giovane e fresco, i muscoli guizzanti a ogni spinta, e rispondeva con un sorriso beato al sorriso dell'altro.

"Ti piace, eh?" gli chiese Ray, la voce lievemente roca per l'aumentare del piacere.

"Sì, molto. E a te?"

"Eccome! Mi piace sia come fotti che come ti fai fottere, mi piace come baci, mi piace il tuo corpo. È davvero grande farlo con te!"

Dopo che anche Ray ebbe raggiunto l'orgasmo, mentre si rilassavano sul letto, semiabbracciati e soddisfatti, Jeff gli chiese: "Tre giorni fa... un altro autostop?"

Ray capì: "No. Un tizio che m'aveva agganciato ai cessi di un autogrill. Aveva il camper parcheggiato lì vicino... mi ci ha portato e abbiamo scopato. Ma sinceramente, non ci sapeva fare bene come te, né a prenderlo né tanto meno a metterlo. Doveva avere sui venticinque anni, non di più. Sai che non ci siamo nemmeno detti il nome, io e quello? Una scopata, e via!"

"Beh, credo che ora anche io devo rimettermi in strada. Mi sarebbe piaciuto poter avere un po' più di tempo."

"Beh, comunque non hai voluto rivestirti appena abbiamo finito. Sì, anche a me piacerebbe avere più tempo. Sento che sto bene, con te."

Si rivestirono e si rimisero in strada. Chiacchierarono. A Jeff quel ragazzo piaceva sempre più. Guardò l'orologio... desiderava stare più a lungo con lui.

"Ti andrebbe di fare cena assieme? Offro io." gli propose.

Ray sorrise: "Come no, certo. Grazie."

"Devo solo avvertire a casa che arrivo più tardi del previsto." disse Jeff accostando al ciglio della strada e fermandosi. Prese il cellulare e chiamò. Avvertì la moglie che, essendosi protratta la riunione, cenava fuori e sarebbe rientrato a notte, quindi di non aspettarlo.

Quando mise via il cellulare e riprese la strada, Ray gli chiese: "Scusa, non per mettere il naso nei tuoi affari, ma... sei sposato, tu? Hai figli?"

"Sì, sono sposato. No, non abbiamo figli. Che vuoi, in un piccolo centro, ci si deve sposare quasi tutti, specialmente noi gay."

"Ma tua moglie non sa niente di te, no?"

"No, certo, per lo meno credo di no. E per mia fortuna non è che a lei piace fare sesso troppo spesso. Non è che sia proprio frigida... ma a volte mi chiedo se per caso non sia lesbica."

"Se lo fosse e ve lo diceste... sarebbe tutto molto più semplice per tutti e due, no?" commentò Ray in tono divertito. Poi aggiunse: "Io credo che non riuscirei nemmeno a farmelo rizzare, con una donna."

"Non posso chiederle se è lesbica. Se lei chiedesse a me se sono gay, dovrei negare, per prudenza. Così dovrebbe fare lei con me. Una situazione senza uscita. Comunque non mi lamento. Per ogni scopata che faccio con lei, riesco a farne almeno una decina con un ragazzo."

"Non ti piacerebbe avere un ragazzo fisso?"

"Uno come te... sì." gli rispose sinceramente Jeff, che si sentiva sempre più attratto verso Ray, e non solo fisicamente.

"Per quello che ti conosco... anche a me credo che piacerebbe mettermi con te. Non potresti aiutarmi a trovare un lavoro al tuo paese, in modo che ci si può frequentare e vedere se si sta bene assieme?"

"Beh... potrei pensarci... però non si potrebbe mai abitare assieme, capisci."

"Ma ci si potrebbe vedere abbastanza spesso, no? E se fra te e me funzionasse... io sarei contento."

Jeff ci pensò e si disse che forse poteva valere la pena di provarci. Pensò che poteva anche offrirgli un lavoro lui, come guardia giurata nella banca dove lavorava, dato che aveva detto di essere abile con le armi.

"M'hai detto che eri in gamba a sparare, tu?" gli chiese.

Ray fu un po' stupito per quell'apparente cambiamento del discorso. "Sì... ero uno dei migliori sia con la pistola che con il fucile." rispose.

Jeff si infilò con l'auto in un'area di servizio. Fece il pieno di benzina, poi andò a parcheggiare davanti al piccolo ristorante che c'era dietro al distributore. "È un po' presto per cenare, possiamo fare due passi poi andare a mangiare. Che ne dici?"

"Sì, volentieri." rispose il ragazzo.

Scesero e si misero a passeggiare fra gli alberi dell'area di servizio, avanti e dietro, chiacchierando. Jeff studiava il carattere del ragazzo, facendolo parlare molto in modo di rendersi conto di come fosse, e si sentiva sempre più convinto che forse poteva davvero offrirgli un lavoro e provare a mettersi con lui.

Cenarono, continuando a parlare. E finalmente, mentre aspettavano che la cameriera portasse loro il caffè, Jeff gli fece la sua proposta.

"Ascolta, Ray, adesso ti porto a Benton, quasi al centro c'è una pensioncina dove credo abbiano ancora stanze libere. Domattina io darò ordine, nella banca dove lavoro, di mettere un'inserzione per una nuova guardia giurata. Tu presentati verso mezzogiorno e chiedi se ti assumono. Ti faranno parlare con me. Faremo finta di non conoscerci, è meglio. Così cominci a lavorare per noi."

"Dici davvero? Cavolo, mi piacerebbe! Ma poi, come faremo per vederci? Non credo che tu potrai venire nella pensione per scopare, né io a casa tua."

"In banca, dopo la chiusura. Nel mio ufficio c'è una sofà letto dove a volte mi stendo se sono troppo stanco. Quando ci siamo solo noi due, dopo la chiusura. Ufficialmente tu devi controllare i sistemi di sicurezza e io riordinare le ultime carte. L'altra guardia, a cui farò fare il turno d'apertura, si fermava sempre, quindi non ci sarà niente di strano."

"Scopavi anche con lui?"

Jeff rise: "No, no! Quello è sposato, è un uomo tozzo, di mezza età e davvero poco interessante."

"Ma sei sicuro che assumeranno una guardia giurata in più?" chiese Ray, decisamente interessato.

"Sì, fino all'anno scorso ne avevamo tre che facevano i turni, poi uno s'è trasferito e siamo rimasti con due soli, ma il direttore sarà certamente d'accordo con me che è meglio averne di nuovo tre."

"Ma se ti dicesse di no?" insisté Ray.

"Beh... cercherò un'altra soluzione. Mi va troppo a genio l'idea di provare a mettermi con te. Mi piaci molto... e non solo a letto. Credo che sia possibile che ci si metta assieme."

Jeff lasciò Ray davanti alla pensione, poi tornò a casa. La mattina seguente propose al direttore di assumere un'altra guardia giurata, e questi accettò subito. Ray si presentò, e fu assunto. Così potevano fare l'amore tutte le sere nello studio di Jeff, dopo la chiusura, dal lunedì al venerdì.

I due stavano sempre meglio assieme, anzi, a poco a poco si innamorarono l'uno dell'altro. Jeff quindi smise di divertirsi con i ragazzini della città, e perciò anche con suo nipote Joel, spiegando a questi che, essendo innamorato di Ray, non poteva né voleva più avere altre avventure.

Ray si inserì bene nella vita della piccola cittadina, anche grazie al suo buon carattere, e dopo pochi mesi lasciò la pensione e prese in affitto un appartamentino in un complesso che sorgeva non lontano dalla villetta di Jeff. Così il ragazzo iniziò a frequentare la chiesa presbiteriana che Jeff con la moglie frequentavano, e Ray fece presto amicizia con Martha: i due si trovarono subito reciprocamente simpatici.

La moglie di Jeff, avendo saputo che Ray non aveva la famiglia, iniziò a proporre a Jeff di invitarlo a pranzo la domenica, poi qualche volta anche a cena. Questo facilitò il formarsi di un'amicizia "ufficiale" fra Jeff e Ray, che così a volte poterono iniziare, con la scusa di andare a scalare le cime che sorgevano a est della città, attività che non interessava assolutamente Martha, anche a passare qualche week end assieme in tenda, con reciproca grande soddisfazione.

"Mi piace un sacco potermi addormentare così con te e svegliarmi accanto a te, sai?" gli disse Jeff un sabato sera, dopo aver fatto l'amore nella tenda che avevano piazzato alle pendici del Monte Del Castello.

"Anche a me... sarebbe bello se potessimo farlo tutte le sere, invece che solo una volta ogni tanto."

"Sì, sarebbe bello. Ma dobbiamo accontentarci di quello che possiamo avere. Dio, quanto ti amo, Ray!"

"Anche io. Sono stato fortunato, quel giorno, che per tre ore nessuno si sia fermato a darmi un passaggio... E che poi me l'abbia dato proprio tu."

"Sì, siamo stati fortunati tutti e due." sussurrò il giovane uomo, tirando a sé il corpo ancora nudo dell'amante e baciandolo in bocca con desiderio.

Si carezzavano per tutto il corpo, si baciavano, e dopo poco ricominciarono a fare l'amore, con rinnovata passione.


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