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una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 2
BRUTTI SCHERZI

Jordan Morris era andato con i compagni a bagnarsi alla cascata, sotto "The Wall", l'alta parete rocciosa quasi verticale, a nord di Benton, su cui si stendeva l'altopiano con le fattorie degli allevatori di bestiame.

Avevano scavallato nell'acqua, nudi come mamma l'aveva fatti, come sempre. Jordan era il più timido e il più riservato del gruppo, nonostante i suoi diciotto anni. Il motivo principale era il fatto che, da un paio di anni, s'era reso conto di sentirsi fortemente attratto dagli uomini e non dalle donne.

Per Jordan quelle uscite alla cascata erano una croce e una delizia, ed era sempre assillato al solo pensiero di potersi innamorare di un maschio come lui. Gli piaceva poter sogguardare i corpi nudi dei compagni, specialmente di quelli più grandi, più ben sviluppati. Nel gruppo degli amici, tutti ragazzi fra i quindici e i venticinque anni, erano soprattutto questi ultimi ad attirare i suoi sguardi e le sue fantasie.

Quel giorno era rimasto profondamente colpito da un ragazzo nuovo, il cugino di Daniel, bello quasi come il protagonista di un serial televisivo! Per la prima volta gli batteva il cuore per qualcuno, si sentiva tutto il corpo in fiamme per un altro ragazzo. Si chiamava Frank, aveva ventitré anni. Il respiro di Jordan diventava affannoso al solo guardarlo, gli era quasi difficile tirar fuori la voce quando l'altro gli parlava, perciò cercava di tenersi alla larga da lui, per paura di tradirsi.

Il fatto era che pareva proprio che Frank fosse etero dalla testa ai piedi, infatti Daniel aveva detto agli amici che il cugino, al suo paese, aveva una ragazza bella da non credere, bionda e con un corpo da favola.

Ma il sangue di Jordan ribolliva, avrebbe voluto essere solo suo, di quel bellissimo maschio, avrebbe fatto qualsiasi cosa per poter essere suo... per donargli la sua verginità, che ora gli pesava addosso come un cappa di piombo.

Mentre, stesi al sole sul prato, si asciugavano, Jordan sentì Frank fare una battuta pesante e cattiva sui gay... e gli sembrò che il sole fosse improvvisamente tramontato, che tutto venisse avvolto da una densa nebbia, e il bosco attorno alla radura della cascata gli parve fatto di rami di dolore.

Quando, dopo poco, incrociò gli occhi verdi di Frank, si sentì l'anima lacerata. Guardò altrove, cercando di ritrovare la propria calma, e soprattutto temendo di avere una nuova erezione, come quella avuta per parecchi minuti quando era nella polla accanto alla cascata, e che solo lo spumeggiare dell'acqua aveva pietosamente nascosto agli occhi degli altri.

Qualcuno propose di rivestirsi e di andare tutti al Mall, alla sala giochi. Tutti aderirono allegramente alla proposta. La combriccola si rivestì, rapidamente... Ma Jordan non trovava più i propri abiti.

"Ehi, ragazzi, dove cavolo sono finite le mie cose?" chiese ad alta voce, guardandosi attorno.

Qualcuno rispose che non ne sapeva niente, altri ridacchiarono e Jordan capì che gli stavano facendo uno scherzo, cosa tutt'altro che inusuale e anzi proprio lui era più spesso degli altri il bersaglio degli scherzi dei compagni, forse proprio per la sua timidezza.

"Dai ragazzi, un bel gioco dura poco!" esclamò, guardando i compagni ormai quasi completamente rivestiti. "Dove avete nascosto le mie cose?" chiese cominciando a cercarle.

"Che ne sappiamo, noi? Se non ti ricordi dove l'hai messe..." disse uno.

"Sì che mi ricordo, erano lì, vicino ai vestiti di Frank!" protestò.

"Io non li ho visti." disse il giovane con espressione seria... troppo seria.

"Per favore..." pregò Jordan continuando a cercare attorno.

Ma gli altri, ora completamente rivestiti, presero il viottolo per tornare in città.

"Ehi, aspettate! Mica potete lasciarmi qui così, no?"

"E perché no?" disse ridendo Drew e il gruppo di ragazzi scomparve fra gli alberi.

Jordan, restato solo, continuò a cercare gli abiti, provando a immaginare dove potessero averli nascosti. Non poteva tornare in città completamente nudo! Ma che poteva fare, se non li trovava? Avrebbe dovuto aspettare che venisse la notte e sperare di riuscire ad arrivare fino a casa senza essere visto. E poi... come poteva giustificare di essere di ritorno così tardi e per di più nudo? Il padre come minimo l'avrebbe preso a cinghiate. Poteva tentare di arrampicarsi fino alla finestra della sua camera e mettersi altri abiti. Sua madre si sarebbe comunque accorta che ne mancavano.

Jordan guardava nei cespugli, fra le pietre, su fra i rami degli alberi. Il sole stava calando, la luce diminuiva, non rapidamente, ma visibilmente. Continuò a cercare sempre più disperato. Il tempo passava ma non riusciva a trovarli.

"Erano tutti d'accordo!" si disse provando sconforto misto a rabbia. "Sennò, magari ognuno mi prestava qualcosa per poter tornare in città. E poi, si sono tutti rivestiti così in fretta! Sì, erano tutti d'accordo, quei disgraziati! Che scherzi del cazzo!"

Gli veniva voglia di piangere, più per la rabbia che per altro. Sedette su una pietra chiedendosi che cosa potesse fare. Se pure si fosse coperto alla meno peggio con foglie, la gente vedendolo l'avrebbe preso per matto. Sarebbe diventato lo zimbello di tutta la città... e comunque non c'erano nemmeno foglie abbastanza grandi per coprirsi, lì.

Sentì un rumore di rametti spezzati e si girò a guardare. Qualcuno stava arrivando. Si alzò, coprendosi i genitali con le mani, chiedendosi chi potesse essere. Riconobbe Andrew Pierce, uno del gruppo, un ragazzo di due anni più grande di lui, la cui famiglia aveva i campi a sud di Benton.

"Drew! Dai, dove cazzo avete messo la mia roba?!" chiese sentendosi un po' sollevato nel vederlo tornare.

L'altro gli arrivò davanti e lo guardò con un sorrisetto ironico: "Non l'hai trovati, eh?"

"Sai dove sono? Dai, per favore!" lo pregò Jordan.

"Sì che lo so. Ho anche visto chi te li nascondeva." disse l'altro continuando a guardarlo da capo a piedi con aria beffarda.

"E chi è stato? Magari proprio tu, Drew, no? Dove sono, dimmelo, dai!"

"No, non io. Ma li hai cercati bene?"

"Cazzo, non ho fatto altro! Non è una monetina da venti cents, no? Ho guardato dappertutto. Dai, dimmi dove sono."

Drew scosse il capo: "Mah, Jordan, sai... a questo mondo non si fa niente per niente. Se io ti dico dove sono nascosti... tu cosa fai per me?"

"Fare per te? E che ne so.? Ti offro un paio di birre... o qualcosa al MacDonald... o... troverò il modo di ripagarti, di ringraziarti."

Drew scosse di nuovo il capo: "No, Jordan. Io, vedi, sono un tipo generoso, dopo tutto. Adesso ti offro io una bella bevuta e, dopo, ti dico dove sono i tuoi vestiti."

"Una bevuta? Tu a me? Adesso?" chiese Jordan senza capire.

Drew si aprì la patta dei calzoni vi frugò dentro e si tirò fuori il membro semieretto: "Se me lo succhi, mi fai godere e ti bevi tutta la mia sborra, dopo ti dico dove sono i tuoi vestiti." gli spiegò con un sorrisetto divertito.

Jordan spalancò gli occhi: "Sei matto?" chiese a bassa voce, ma non riusciva a distogliere lo sguardo dal membro del compagno, che si stava inturgidendo rapidamente.

"No... l'ho visto prima, sai, come guardavi Frank. Tu sei un finocchio, a te piace il cazzo. Già lo pensavo, ma oggi ne ho avuto la prova."

"Non dire stronzate!" protestò Jordan, arrossendo.

Drew ridacchiò: "E lo vedo come guardi il mio cazzo. Ti piace, eh? Dai, succhiamelo, fammi godere e io ti dico dove sono i tuoi vestiti."

"Ma va a fa'n culo!" protestò Jordan, distogliendo gli occhi da quel membro ormai completamente duro.

Drew gli si parò davanti e gli mise le mani sulle spalle, cercando di spingerlo giù. Jordan scattò indietro, liberandosi e, rosso in volto, si ribellò: "Piantala! Lasciami in pace. Dimmi dove sono i miei vestiti."

"Beh... se non me lo succhi... te ne torni a casa nudo, parola mia. Peggio per te."

"Ma io non sono un finocchio!" protestò Jordan, sperando di dare un tono abbastanza contrariato alla voce per essere convincente.

Drew ridacchiò di nuovo: "Allora, come mai t'è venuto duro solo a guardare il mio cazzo?"

"Anche a te è venuto duro a vedermi nudo. Sei finocchio anche tu?" lo provocò in tono di sfida.

"Noooo! A me è venuto duro all'idea di farmelo succhiare da te. E dai, Jordan! Mica ti vede nessuno se mi fai una pompa, no? E dopo io ti dico dove sono i tuoi vestiti. Che ti costa?"

"Ma cazzo, io non ho mai fatto una cosa così... così schifosa!" protestò ancora Jordan. "Dai, dimmi dove hai messo i miei vestiti, Drew! Per favore!"

"Non te li ho nascosti io. Però so dove sono. Ma Drew Pierce non fa mai niente per niente. O mi fai una pompa o me ne torno in città e tu ti arrangi. E poi mica è schifoso fare una pompa, le femmine e i finocchi le fanno, no?"

"Ma io non sono né una femmina né un finocchio!" ripeté Jordan, sull'orlo delle lacrime.

"Che non sei una femmina, con quel cazzo duro, non c'è dubbio. Che non sei un finocchio... dopo tutto non me ne frega un cazzo, basta che mi fai una pompa!"

"NO!"

Drew annuì, si rimise il membro nei calzoni, li richiuse e disse: "E allora arrangiati." e si avviò verso la città.

Jordan si sentì disperato. Lo raggiunse, prendendolo per un braccio, facendolo girare: "No, aspetta... Dai, per favore, dimmi dove sono i miei vestiti."

"Dopo che mi fai sborrare nella tua bocca." ripeté l'altro in tono piatto e, poggiategli di nuovo le mani sulle spalle, lo spinse in giù.

Jordan s'inginocchiò sull'erba, davanti a lui.

"Aprimi i calzoni, tiramelo fuori e datti da fare!" gli ordinò Drew.

Obbedì. Gli estrasse dai calzoni il membro, che si stava ammorbidendo ma che subito riprese a inturgidirsi appena glielo prese fra le mani.

"Non l'ho mai fatto..." protestò ancora Jordan.

"Pensa che sia un lecca lecca." ridacchiò l'altro.

Jordan timidamente vi accostò le labbra, tirò fuori la lingua e iniziò a leccare l'asta per tutta la lunghezza. La sensazione gli piaceva. Il glande era liscio come seta. Dopo averlo leccato torno torno e sopra, lo prese fra le labbra e se lo fece scivolare in bocca, muovendoci contro la lingua. Non avrebbe mai creduto che avere un membro duro in bocca potesse essere così gradevole. Vi si dedicò con crescente piacere e sentì che anche il suo stava diventando di nuovo duro.

"No mi fare sentire i denti!" ordinò Drew, che però si stava gustando quello che lo aveva costretto a fare. "Ecco, così, bravo... Succhia... fallo andare giù, più giù... giù fino in gola." disse prendendogli fra le mani la testa e iniziando a muovere avanti e dietro il bacino con crescente gusto.

A Jordan piaceva anche come l'altro lo stava fottendo in bocca e si chiese come sarebbe stato essere fottuti nel sedere. Se pure in un modo che non gli piaceva affatto, poteva finalmente fare qualcosa con un altro maschio. Chiuse gli occhi e immaginò di avere lì Frank invece di Drew... Non era brutto Drew, ma non c'era paragone con Frank.

Lo sentì fremere, dapprima lievemente, poi con maggiore intensità e capì che stava per raggiungere l'orgasmo. Si chiese che sapore avesse il seme: fra poco l'avrebbe saputo. Succhiò con maggiore lena e istintivamente gli impastò delicatamente i testicoli e gli carezzò il pube.

"Sì... sì... ecco... ecco... bevila... tutta... bevi... bevi..." ruggì Drew, tendendogli fermo il capo e schizzandogli in bocca il seme in un serie di forti getti.

Jordan ingoiò tutto rapidamente, e ne sentì il sapore: era lievemente aspro ma non spiacevole, tiepido, cremoso. Lo deglutì facendo attenzione a non lasciarsene sfuggire neppure una goccia e si sentì come inebriato. Sì, gli piaceva davvero molto!

Dopo un po' che Drew ebbe versato anche l'ultima stilla del suo seme, gli allontanò il capo sfilandoglielo dalla bocca, ed emise un sospiro soddisfatto. "T'è piaciuto, eh?" gli chiese con un sorrisetto ironico.

"No." mentì Jordan, riaprendo gli occhi.

"E allora com'è che hai il cazzo duro come il ferro? E l'hai ingoiato tutto senza che ti veniva da vomitare? Eh? Dai, dillo che t'è piaciuto!"

"No, che cazzo! L'ho fatto solo per riavere i miei vestiti." disse alzandosi, rosso in volto. "Io non sono un finocchio!"

"Se non sei un finocchio, ti veniva da vomitare." sentenziò l'altro, riponendo il membro nei calzoni, con espressione soddisfatta. "E scommetto che non è il primo che succhi, il mio. Vero?"

"Cazzo, no, non l'ho mai succhiato a nessuno! Non sono finocchio, io!" insisté Jordan. Non poteva ammetterlo, sapeva che non era saggio ammetterlo. "Dai, cazzo, ho fatto quello che volevi, no? Adesso dimmi dove sono i miei vestiti!"

Finalmente Drew lo portò fino al nascondiglio dove erano gli abiti di Jordan, che si rivestì rapidamente, tirando un sospiro di sollievo. Per un attimo aveva temuto che l'altro avesse approfittato di lui senza poi fargli ritrovare i vestiti. Drew lo guardò rivestirsi, con il suo sorrisetto ironico sempre sulle labbra. Ripresero assieme la strada per tornare in città.

"Mica lo dici a nessuno, no?" si preoccupò Jordan ad un certo punto.

"No, certo che no. I vestiti puoi dire che li hai ritrovati da solo. Dopo tutto potevi pure riuscirci. Comunque... tu sei finocchio, è inutile che continui a dire di no. Ti piaceva succhiarmelo, no?"

"Ma piantala! Io non ho mai fatto niente con un maschio."

"Non puoi più dirlo, ormai!" ridacchiò Drew.

Arrivati in città, poco prima della chiesa presbiteriana, si salutarono - Drew tirò dritto per la Broadway e Jordan girò a destra in Desert Road per tornare a casa. Sì, gli era piaciuto molto succhiare il suo primo membro virile. Rientrato in casa in tempo per la cena, perciò senza problemi, andò a chiudersi nel gabinetto e finalmente si masturbò per scaricare l'eccitazione che si sentiva addosso, gli occhi chiusi, immaginando di stare con il bel Frank.


Pochi giorni dopo, Jordan stava bighellonando nel Mall guardando la merce esposta: voleva comprarsi un paio di shorts che aveva visto pochi giorni prima e che gli piacevano molto. Stava per entrare nel negozio, quando si sentì un braccio sulle spalle. Si girò a guardare: era Drew che lo fissava con il suo solito sorrisetto scanzonato.

"Ehi, Jordan! Che fai di bello?"

"Mi volevo comprare qualcosa qui..." rispose incerto, chiedendosi il perché del sorrisetto dell'altro, che gli prometteva ben poco di buono.

"Vieni con me, invece." disse Drew, sospingendolo oltre il negozio.

"Dove? Perché?"

"Ho voglia che me lo succhi di nuovo!" gli disse sottovoce, in un orecchio.

"Ma dai, piantala! Non mi piace questo tipo di scherzo."

"No che non scherzo, sono serio. Adesso vieni con me e mi fai una bella pompa... se non vuoi che dico a tutti che sei un finocchio."

"Ma che cazzo vuoi? Non sono un finocchio, te l'ho detto."

"Secondo me invece lo sei. E comunque, anche se non lo sei, gli altri credono a me, mica a te. Non lo capisci? Non ti conviene dirmi di no." gli disse in tono deciso.

Jordan sapeva che era vero... se Drew avesse sparso la voce, lui avrebbe potuto negare fino al giorno del Giudizio ma tutti avrebbero creduto a Drew e non a lui. Si lasciò sospingere fin fuori dal Mall, al parcheggio, all'auto di Drew.

"Salta su!" gli ordinò.

"Dove mi porti?" chiese Jordan, sentendosi in parte abbattuto ma in parte anche eccitato.

"A casa mia. Non c'è nessuno, a quest'ora." gli rispose mettendo in moto.

Presa la Main Street, uscì dal centro abitato, guidò in silenzio fino quasi alla fabbrica di ceramiche e girò a sinistra, prese poi una via sterrata sulla destra fino a fermarsi di fronte a una casa colonica. Scesi, Drew sospinse Jordan nella casa, su per una scala, fino a una camera da letto.

"Eccoci qui." annunciò Drew con un sorriso compiaciuto. "Spogliati nudo, dai!" ordinò ed iniziò a spogliarsi.

"Perché nudo?" chiese incerto Jordan. "Sei sicuro che non c'è nessuno a casa?"

"E piantala di fare tutte 'ste storie. Certo che sono sicuro. Sono tutti nei campi, a quest'ora. Levati tutto, anche le calze... Così, bene... adesso stenditi sul mio letto."

Drew gli andò sopra, sedendo sul suo petto, in modo di presentargli il membro, già duro, alle labbra. Jordan capì e iniziò a leccarlo. Da una parte non gli piaceva essere usato in quel modo, eppure finalmente poteva dare corpo alle sue segrete fantasie, finalmente stava nudo su un letto con un ragazzo nudo.

Drew si appoggiò con entrambe le mani sulla testiera del letto chinandosi sul suo capo, sollevando un po' il sedere dal petto di Jordan e immergendo il membro duro fra le sue labbra, e cominciò a fotterlo in bocca con evidente gusto. Jordan istintivamente sollevò le mani a carezzargli il corpo.

Drew ebbe un risolino: "Ti piace, eh, finocchietto? Mi sa che te lo stai godendo più tu che io! Dai... dai, succhia... succhia che tra poco ti do tutta la mia buona crema. Roba genuina, di campagna."

Infatti in breve Drew raggiunse l'orgasmo e si scaricò con un lungo mugolio di piacere nell'accogliente bocca dell'altro, che bevve tutto, pensando che questa volta il sapore era anche migliore della prima volta là alla cascata.

Poi Drew si tolse, soddisfatto e si rivestì. Quasi con aria di fastidio, disse: "Che fai ancora lì sul letto? Vestiti, dai, che ti riporto in città!"

"Ma io non sono ancora venuto..." protestò debolmente Jordan, alzandosi a sedere.

"E che me ne frega, a me. Cazzi tuoi. Vestiti, svelto!"

Jordan era scontento... non gli piaceva né essere usato in quel modo né essere trattato così. D'altronde, però, poteva finalmente avere sesso con un ragazzo. Gli era piaciuto carezzarne le nudità.

Era molto combattuto; ma nei giorni seguenti, ogni volta che Drew lo portava di nuovo a casa sua per fotterlo in bocca, lo seguiva senza più protestare.

Era un pomeriggio, Drew lo stava come al solito fottendo in bocca, nudi nella sua camera da letto, quando improvvisamente s'aprì la porta e sulla soglia comparve Mark, il fratello maggiore di Drew.

"Ma bravo il mio fratellino che se lo fa succhiare dal finocchietto!" esclamò con un sorriso divertito sulle labbra.

Jordan si sentì un nodo allo stomaco e il gelo avvolgerlo, mentre il volto gli diventava di brace. Drew rise, si sfilò dalla sua bocca e, in ginocchio sul letto, il membro ancora ritto e lucido di saliva, fece un cenno al fratello.

"Vieni anche tu a divertirti, dai! Non ti tira? Questo qui lo succhia proprio bene, vedrai che ti farà godere. Lo succhia meglio di una femmina, te l'ho detto, no? Spogliati, dai!"

"No..." gemette Jordan cercando di scendere dal letto, ma Drew lo spinse giù con una certa rudezza.

Mark s'avvicinò al letto, iniziando a spogliarsi: "Ma perché no? Noi fratelli Pierce si condivide sempre tutto, giusto? Dai vestiti al cibo... dalla moto ai divertimenti. E adesso ci possiamo dividere anche questo finocchietto, giusto? Lo prende anche in culo, il finocchio?" chiese al fratello, mentre saliva anche lui sul letto.

"No!" protestò Jordan. "Adesso basta, voglio tornare in città." disse cercando di nuovo di scendere dal letto.

Ma i due fratelli lo bloccarono. "Non essere così scortese con mio fratello Mark!" disse Drew col tono con cui si parla a un bambino capriccioso. Poi, rivolto al fratello: "In culo non gliel'ho mai messo, non mi va di sporcarmelo tutto con la sua merda."

"Oh tonto! Si deve solo usare il goldone, no? Non ne hai?"

"No... Non m'avevi detto che glielo volevi mettere in culo."

"Ma certo che glielo mettiamo in culo, uno lo fotte in bocca e l'altro in culo, a turno, no? Vado a prendere i goldoni in camera mia." annunciò Mark.

"No, non lo voglio in culo! Non l'ho mai preso in culo!" protestò Jordan.

"Meglio così, ce l'avrai ancora bello stretto, perciò, e ci farai godere di più." gli annunciò Mark ridendo divertito.

"No, non voglio! In culo no!"

"E chi se ne frega di quello che vuoi o non vuoi? Tu non hai nessuna possibilità di dire di no a noi due." disse Drew.

"Mica sono il vostro schiavo, io!"

Drew rise: "Mark, oltre ai goldoni, perché non prendi anche quelle belle foto che hai scattato e le fai vedere al nostro finocchietto?"

"Quali foto?" chiese Jordan allarmato.

"Vedrai... Mark è stato proprio in gamba. Ti si vede proprio bene, nudo con un bel cazzo in bocca. Che ne diresti se ne ricevesse qualche copia tuo padre e tua madre... o i professori nel tuo college? E magari anche i tuoi amici? O se le mettiamo nella bacheca della tua chiesa?"

"Non potete farlo, anche tu, Drew, saresti smerdato a far andare in giro quelle foto... ammesso che le ha prese. E quando, poi, e da dove, che eravamo sempre soli?" disse Jordan in tono di sfida.

"L'idea è stata di Mark... ha saputo organizzare tutto bene. E sta tranquillo, che te ti si vede bene, ma me non mi si può riconoscere, perché le ha tagliate in modo che si vede appena un pezzetto del mio cazzo. Lui è un vero mago con le foto, sai? E poi il finocchio è chi lo succhia, mica chi se lo fa succhiare."

Mark tornò e gettò sul letto una serie di foto. Jordan le guardò e arrossì fino alle orecchie. Si chiese come avesse fatto a scattare quelle fotografie. Dalle inquadrature capì che doveva essersi nascosto dentro l'armadio. L'avevano fregato bene! Capì di essere nelle loro mani... o per meglio dire a disposizione dei loro cazzi.

"Non l'ho mai preso in culo, io..." protestò ancora, sentendosi perso. "Lasciatemi andare. Perché volete..."

"Lasciarti andare? Sicuro, ma solo dopo che ci siamo divertiti." gli disse Drew.

"Non l'ho mai preso lì... mi farete male..." protestò ancora, sull'orlo delle lacrime.

"Ti abituerai. Guarda, ho anche il gel, per fartelo scivolare dentro senza troppi problemi. Anzi, comincia a spalmartelo nel buco del culo, che tra poco te lo sfondo." gli disse Mark gettando sul letto il flacone di gel lubrificante.

Jordan lo prese in mano... "Wet Original - Water based, moisturizing, lubricant gel - Net wt. 8 oz / 236.56 ml" lesse sulla confezione. L'aprì e ne sentì l'odore... era lieve, faceva pensare all'odore delle creme idratanti che usava la madre.

"Dai, preparati, svelto, non perdere tempo!" gli ordinò Drew, gli occhi accesi di libidine.

Jordan si preparò, rassegnato, e si lubrificò abbondantemente il foro. Lo fecero mettere a quattro zampe e, mentre Drew gli presentava di nuovo il membro alle labbra, sentì quello di Mark iniziare a premere sulla sua rosetta di carne fra le natiche, con una crescente pressione: con un grido di dolore, accompagnato da un grido di vittoria di Mark, Jordan perse la sua verginità.


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