logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 4
LONTANO, LONTANO

Daniel, quando si videro in classe, riuscì ad avvertire il suo Joel su come era andata.

"Cazzo, te l'avevo detto che non dovevi farlo... E adesso?" gli chiese preoccupato.

"Comunque mica gli ho detto niente di te e me."

"Non è questo che mi preoccupa. È che adesso diventerà un sacco più difficile per te e me vederci, non lo capisci? Ti terranno d'occhio... Come faremo?"

"Non ci avevo pensato... hai ragione. Ma io credevo che i miei l'avrebbero presa in un altro modo, specialmente mia madre. Non lo so, Joel... io però non ti voglio perdere. Adesso anche più di prima ho bisogno di te... Non mi abbandonare, almeno tu."

"Sì, anche io ho bisogno di te, Danny, e non ti abbandonerò mai. Ma cosa credi che faranno i tuoi, adesso?"

"Hanno detto che vogliono parlarne con il dottor Harnell, il nostro pastore."

"Cavolo, ho sentito dire che quello è uno dei peggiori cristiani integralisti della città se non della contea! Il nostro pastore dice che se dipendesse dal dottor Harnell, quello rimetterebbe in vigore i roghi come nel 1600!"

"Ma che vuoi che mi può fare? Ormai sono maggiorenne, no?"

"Può renderti la vita impossibile, ecco cosa può fare. Impossibile sia in casa che nella congregazione."

"E io me ne vado via, via da casa, via da Benton... se tu... se tu..."

"Io... io ti seguirò in capo al mondo, Daniel. Sì, se tu decidi di andare via, io vengo via con te."

"Me lo giuri?"

"Te lo giuro, certo!"

"Non ti fa... paura, dover lasciare tutto?"

"Certo che mi fa un po' paura... ma mica troppo, non abbastanza. Io non ti voglio perdere, Daniel. Cazzo, se tu mi davi retta e non dicevi niente ai tuoi..."

"Ormai è fatta, purtroppo. Ma... e i tuoi? Come fai a dirgli che te ne vuoi andare? E perché? E con me?"

"Se decido di venire via con te... mica glielo dico prima. Gli lascerò una lettera dove gli spiego che sono gay e che perciò me ne devo andare. E senza bisogno di dirgli che vengo via con te. Meno sanno, meglio è."

"Davvero lo faresti?"

"Non ne devi dubitare nemmeno per un momento."

Daniel gli fece un sorriso grato: la piena e pronta disponibilità del suo amante e amato gli diede di nuovo un po' di coraggio e di forza. E ne aveva davvero un gran bisogno.

I genitori portarono Daniel dal pastore, a cui avevano già spiegato il problema che era emerso con il figlio.

Il dottor Harnell era un uomo massiccio, dal volto severo. Quando fu solo con Daniel nel suo ufficio, affrontò subito il problema, senza mezzi termini.

"Dunque, giovane Daniel Bowens, mi dicono i tuoi genitori che tu affermi di essere omosessuale."

"Sì, reverendo." rispose guardandolo dritto negli occhi.

"Questo significa che hai avuto rapporti sessuali contro natura?"

"No, non ho mai avuto nessun rapporto sessuale contro natura." rispose, pensando che quello che faceva con Joel era "secondo" natura e non "contro" natura.

"E dunque, che cosa ti fa pensare di essere un omosessuale, se non hai mai avuto rapporti sessuali con persone del tuo stesso sesso?"

"Non ho detto questo. Ho rapporti sessuali con una persona del mio stesso sesso. Siamo innamorati..."

"Un uomo può solo innamorarsi di una donna, ragazzo. Non dire bestialità. E un maschio che ha rapporti sessuali con un altro maschio, ha rapporti contro natura. Non lo sai che Dio odia gli omosessuali? Chi è l'uomo che ti ha indotto a compiere questo abominevole peccato?"

"Perché vuole sapere chi è?"

"Perché è un pericolo per tutta la nostra comunità. Lo si deve mettere in condizione di non nuocere ulteriormente. Purtroppo la legge non ci dà mezzi per perseguire un uomo che ha rapporti carnali con un maggiorenne... a meno che ti abbia allettato quando eri ancora minorenne, nel qual caso lo potremmo denunciare."

"Non ho intenzione di denunciare proprio nessuno, io."

"Ma non capisci, ragazzo? Quell'uomo ti ha plagiato... questa è opera del demonio! Tu hai bisogno di aiuto per guarire da questa perversione."

"Nessuno mi ha plagiato, non credo al demonio e non ho niente da guarire!" esclamò Daniel con forza.

"Ah! Non credi al demonio... Questo significa che sei in suo potere!"

"E vorrebbe farmi un esorcismo, adesso? Come nel film?"

"Ironia a buon mercato. Caratteristica di voi giovani pieni soltanto di voi stessi. Vi credete i padroni del mondo e non siete che fuscelli sbattuti dal vento. Non siete neppure padroni di voi stessi, siete schiavi della lussuria, dell'edonismo, della droga, dell'alcool, del sesso, delle più assurde mode!"

Daniel lo stava ad ascoltare con un sorrisetto lieve sulle labbra, e annuiva leggermente, chiedendosi che altro avrebbe tirato fuori il pastore e, soprattutto, dove volesse arrivare.

"... Non avete più rispetto per niente e per nessuno, neppure per voi stessi. Daniel Bowens, devi assolutamente cercare di cambiare, finché sei ancora in tempo. Purtroppo sei già maggiorenne, nel nostro stato. Hah, maggiorenne! Già diventare maggiorenni a ventuno anni era troppo presto, a diciotto, poi! Si dovrebbe diventare maggiorenni solo quando si è in grado di mantenersi da soli e si mette su famiglia!"

"Conosce Seth Reeves, pastore?" chiese Daniel con un sorriso lieve.

L'uomo lo guardò accigliato: "No, chi sarebbe?"

"Un ragazzo dell'altopiano. Era un mio compagno di classe... poi, a sedici anni ha messo incinta una ragazza, si è sposato, ha smesso di studiare e si è messo a lavorare, e ora mantiene due figli. Ecco, lui sarebbe diventato maggiorenne a sedici anni, secondo le sue idee."

"E perché no?"

"Mentre il direttore della nostra banca, mister Robert Douglas, nonostante abbia sui cinquanta anni e un ottimo lavoro, visto che non è sposato, dovrebbe ancora essere minorenne?" proseguì in tono ironico.

"Non siamo qui per parlare degli altri, ma del tuo problema."

"Il mio problema? Ma io davvero non ho nessun problema... a parte i miei genitori e il loro pastore."

"Sono già d'accordo con i tuoi genitori, Daniel: tu la prossima settimana partirai per il centro di riabilitazione di Exodus North America. Sono specializzati nella guarigione dell'omosessualità e ottengono successo nel settanta per cento dei casi che trattano. Ho già telefonato loro per chiedere la tua ammissione."

Daniel sorrise: "E se io fossi uno del restante trenta per cento? E se io non ci volessi andare a farmi fare il lavaggio del cervello?" chiese.

"È la condizione perché i tuoi genitori continuino a considerarti un membro della famiglia, ti diano assistenza, vitto e alloggio, e continuino a pagarti gli studi."

"Oh, capisco. O mangiare la minestra o saltare dalla finestra... È cosa già decisa, mi stava dicendo, reverendo?" chiese Daniel pronunciando l'ultima parola con un certo sarcasmo.

"Certo, per il tuo bene. Ti trasferirai al centro di Exodus, e continuerai là i tuoi studi al college. Ti farà bene cambiare aria, sottrarti all'influenza nefasta dell'uomo che ti ha corrotto."

Daniel rifletté: aveva pochi giorni per organizzarsi. Capì che non gli restava altra scelta che fingere di accettare e poi la fuga, con il suo Joel. Doveva avvertirlo, coordinare con lui le cose, ma in modo che, se l'avessero sorvegliato, né il pastore né i suoi genitori potessero sospettare che era Joel, e non un fantomatico uomo, il suo amante.

"Fino al giorno della mia partenza... devo continuare a frequentare college, qui?" chiese.

"È del tutto ininfluente. Decideranno i tuoi genitori."

"E... per andare a quel... centro di riabilitazione, mi accompagnerà lei?"

"No, non ho tempo. Non è necessario, oltretutto. Sono solo quattro ore di viaggio, sei abbastanza grande per andarci da solo. Ma prima mi devi promettere di evitare assolutamente, in questi giorni, di incontrare l'uomo che ti ha irretito. E faresti anche bene a dirmi chi è, in modo che si possa..."

"Non incontrerò l'uomo che mi ha irretito, lo prometto. Ma non posso dirle il suo nome. È una persona troppo... potente." inventò Daniel, "Potrebbe vendicarsi su di lei e anche sulla mia famiglia. Ne ha i mezzi."

Il dottor Harnell si accigliò: "Troppo potente, dici? Beh... tu dimmi chi è e io vedrò se è il caso di... come fare eventualmente per..." disse, però in tono un po' incerto.

"No no... Mi ha fatto promettere che non avrei mai fatto il suo nome... e se sospettasse... Posso cercare di evitarlo, per questi pochi giorni, come le ho promesso. Di più non posso fare. D'altronde, che potreste fare contro di lui, dato che ero già maggiorenne quando mi ha... convinto a fare quelle cose."

"Ma se per caso ci avesse provato o ci provasse anche con minorenni... Non capisci che abbiamo il dovere morale di fermarlo, se non grazie alla legge, per lo meno grazie alla forza dell'opinione pubblica... Che mai potrebbe fare, se avesse tutta la cittadina contro?"

"Lei non ha idea di cosa potrebbe fare, dottor Harnell. No, lei non ne ha la più pallida idea. Che mai potrebbe fare lei, se la sua chiesa andasse a fuoco... magari con lei e tutta la sua famiglia dentro? Che potrebbe fare lei, se lui pagasse falsi testimoni, e ne troverebbe più del necessario mi creda, che l'accuserebbero delle peggiori cose?" insinuò a bassa voce Daniel, divertendosi nel vedere l'espressione sempre più incerta dell'uomo. "E se io vado in quel centro... lei deve giurarmi che nessuno mai saprà dove sono andato, o temo che potrebbe vendicarsi anche su di me!"

"Ma chi è, Dio santo!?" chiese allora preoccupato il pastore.

Daniel abbassò ancora la voce: "Ha mai sentito parlare di..." e fece un pausa ad effetto, gustandosi la reazione dell'uomo, "di... Cosa Nostra?"

"Un italiano? Non ci sono italiani qui a Benton, né discendenti di italiani..."

"Non ci sono solo italiani, fra i pezzi grossi di Cosa Nostra, dottor Harnell. E lui... è un uomo al di sopra di ogni sospetto."

"E come fai tu ad essere sicuro che è un uomo di Cosa Nostra? Te l'avrebbe detto lui?" replicò un po' incredulo, ma non del tutto sicuro, il pastore.

"Non un uomo, ma uno dei pezzi da novanta, mi creda. Non mi chieda di più, le ho già detto anche troppo. Io non dirò a nessuno dove vado, e mi aspetto che né lei né i miei genitori dicano niente a nessuno... e che non cerchino di mettersi in contatto con me, almeno per diversi mesi, perché temo che, non vedendomi più, lui cerchi di sapere dove sono finito. Me lo deve promettere... o io preferisco continuare a vederlo. Meglio nel suo letto che in una tomba!" concluse Daniel, sperando di non aver esagerato e di essere stato convincente.

"D'accordo, d'accordo. Ma anche tu, a cedere alle lusinghe di una persona non solo depravata ma anche così pericolosa! Vedi che..."

"Sono stato ingenuo, sì, lo ammetto ma... mica lo sapevo quando..."

"Vedrai che là, al centro di riabilitazione, ti aiuteranno a tornare sulla retta via, con l'aiuto del nostro Signore Gesù Cristo! Affidati a Lui e a noi suoi ministri con confidenza, giovane Daniel Bowens!"

"Sì, reverendo dottor Harnell... e grazie per essersi preso cura di me. Mi scusi per le mie prime reazioni, ma... la paura, capisce..."

"Sì, sì, capisco, certo. Ora vai. Io telefono ai tuoi per metterli al corrente di quanto abbiamo discusso."

"Certo, e grazie di nuovo. Ma non dica niente di quell'uomo... ho troppa paura."

Daniel uscì dallo studio del pastore e dovette fare uno sforzo per non mettersi a ridere. Bene. Era deciso. Ora doveva solo avvertire Joel di prepararsi... con lui avrebbe deciso dove andare, dove scappare, per poter vivere tranquillamente la loro vita. L'avrebbe visto il giorno dopo in classe.

Joel fu subito d'accordo a scappare. Discussero su come e dove trovarsi, su dove andare. Il problema era che Daniel ancora non sapeva dove il pastore e i genitori lo volessero mandare, non sapeva neppure se ci sarebbe dovuto andare con il treno o con i bus della Greyhound, e anche il giorno della partenza non era ancora stato fissato. Stesero diversi piani, cercando di prevedere le varie possibilità.

"Sei davvero sicuro di voler scappare via con me."

Joel lo guardò un po' accigliato: "Non devi manco chiedermelo. Che, non lo sai che io ti amo per davvero?"

Daniel sorrise dolcemente: "Certo che lo so... Sapessi che voglia di fare l'amore con te! Chissà quando ci riusciremo di nuovo?"

"Presto... e senza più problemi, una volta che ce ne saremo andati da questo buco di merda! Vedrai che ce la caveremo."

"Sì... sì, lo spero proprio. E poi... una volta che ce ne siamo andati lontano... siamo maggiorenni, no? Che ci possono fare? Niente!"

Il pastore aveva convinto i genitori di Daniel di non dire nulla a nessuno riguardo a dove il figlio sarebbe andato: era davvero molto preoccupato per le allusioni fatte dal ragazzo. Tanto era sicuro di sé a tuonare contro i "peccatori" dal pulpito, quando questi erano persone semplici e umili, tanto era impaurito quando rischiava di pestare i piedi a gente potente.

Così il padre di Daniel, preso il suo furgone, accompagnò il figlio fino alla vicina città e lo imbarcò, con le due valigie, sul treno che avrebbe dovuto portarlo al "centro di rieducazione" di Exodus.

Quando il giorno dopo Joel non vide arrivare in classe il suo Daniel, capì che era partito. Allora, messe le cose che aveva preparato in un borsone da viaggio assieme a tutti i suoi risparmi, dopo cena disse ai suoi che saliva in camera per studiare, lasciò sul cuscino la lettera in cui diceva che andava a cercare fortuna a New York, scivolò fuori casa e si allontanò a piedi da Benton, fino all'imbocco dell'autostrada.

Gli andò bene, per la strada non incontrò nessuno che conoscesse. Giunto all'altezza dell'imbocco, si mise a fare l'autostop, finché trovò un'auto che andava verso la costa del Pacifico. Fu fortunato, trovò un camion che andava a Denver. Qui, dopo diverse ore di attesa, trovò un passaggio su una Toyota che andava a Salt Lake City e infine di qui un ultimo passaggio fino a San Francisco.

Frattanto Daniel, quando il treno si fermò a Saint Louis, scese, andò alla biglietteria per farsi annullare il resto del viaggio e cambiarlo con un biglietto per un treno che andasse nella direzione opposta. Terminata la tratta coperta dal biglietto, scese e proseguì il viaggio in autostop anche lui. Non era comodo farlo tirandosi dietro le sue due valigie, ma bene o male se la cavò.

Finalmente giunse a San Francisco. Gli erano rimasti pochi soldi in tasca. Arrivò di fronte alla City Hall poco prima di mezzogiorno. All'angolo fra Grove e Polk Street, sedette sulle sue valigie, tirò fuori un cartoccio con un po' di cibo che s'era comprato per via e si mise a sbocconcellarlo, aspettando che Joel arrivasse. Si chiese per quanti giorni avrebbe dovuto aspettarlo: erano d'accordo di andare in quell'angolo tutti i giorni dalle nove di mattina alle sei di sera.

Fortunatamente il tempo, pur non veramente bello, era discreto e soprattutto non pioveva. Daniel guardava i passanti: era una curiosa mescolanza di persone vestite in modo classico come impiegati o liberi professionisti, di senza tetto, di giovani vestiti all'ultima moda, e inoltre di gente di varie etnie, che lo incuriosiva e affascinava.

Alcuni parevano avere fretta e camminavano senza guardarsi attorno, andando dritti alla loro meta. Altri camminavano lentamente, guardandosi attorno con occhi pigri, più come se non avessero nulla da fare o volessero perdere tempo che veramente interessati a quanto vedevano. Altri, ma pochi, avevano l'aria di essere turisti, osservavano tutto con evidente interesse o per lo meno curiosità.

Daniel sperava di non dover aspettare troppi giorni per ritrovarsi con il suo Joel. Si chiese che cosa avrebbero potuto fare per vivere... Non era affatto pentito per il passo compiuto, però ora vedeva con estrema chiarezza tutte le difficoltà a cui sarebbero dovuti andare incontro. Nel momento in cui avevano deciso e pianificato la fuga, erano entrambi così presi dall'urgenza di scappare che non avevano praticamente affrontato il problema di come fare per vivere poi.

Un uomo di mezza età, vestito bene, gli si fermò davanti: "Aspetti qualcuno, ragazzo?"

Daniel lo guardò: "Sì... un amico..." rispose in tono un po' incerto.

"Tu e questo tuo... amico, non siete di qui, giusto? E non avete un posto dove andare, mi sbaglio?"

"Perché? Che ne sa, lei?"

L'uomo sorrise: "Se il tuo amico fosse di qui, saresti andato direttamente da lui, e non lo aspetteresti qui. E se tu avessi un posto, vi avresti lasciato le valigie, non te le saresti portate appresso."

"È un poliziotto, lei?" chiese Daniel sulla difensiva. "Mica sto facendo niente di proibito, a stare seduto qui, no?"

"No, no, non sono un poliziotto, sta tranquillo. Ho un piccolo negozio di abbigliamento in Castro Street, con il mio boyfriend. A che ora avete appuntamento, tu e il tuo amico?"

"Anche lei è gay?" chiese il ragazzo, un po' stupito per come l'altro l'avesse detto senza nessun problema.

L'uomo sorrise: "Qui a San Francisco siamo molti... e non c'è nessun problema a dirlo né a vivere assieme con l'uomo che si è scelto."

"Per questo abbiamo deciso di venire qui. Non lo so quando il mio boyfriend arriverà, ci si è dati appuntamento qui. Spero che arrivi presto."

Parlarono un po', e a Daniel l'uomo, che all'inizio aveva guardato con un certo sospetto, sembrò simpatico.

"Quindi," concluse l'uomo, che si chiamava Peter, "non avete né un posto né un lavoro e... ci scommetto, pochi soldi in tasca."

"Proprio così. Però non potevamo più restare al nostro paese. Qualcosa faremo, qualcosa troveremo."

"Anche io, alla tua età, sono scappato di casa e sono venuto qui a San Francisco. Sono stato fortunato, perché ho incontrato, pochi giorni dopo il mio arrivo, il mio boyfriend, che mi ha dato una mano a sistemarmi..."

"Quello con cui ancora vive?" chiese Daniel.

"Sì, lui. Ha cinque anni più di me... Stiamo assieme da ventitré anni. Si chiama John. Allora lui faceva l'infermiere in un ospedale. Io ho trovato lavoro come cameriere in un pub. Poi, dieci anni fa, abbiamo aperto il nostro negozietto e ora lavoriamo tutti e due là."

"Crede che riusciremo a trovare lavoro, io e il mio Joel?"

"Penso di sì. Tieni, questo è il mio biglietto da visita, con l'indirizzo del nostro negozio. Se aveste qualche problema... fatevi vivi qui da noi e, nel limite delle nostre possibilità, vedremo di darvi una mano."

"Grazie. Lei è molto gentile."

"E stanotte, non restare qui. Vai a dormire all'Ostello della Gioventù... Hai abbastanza soldi?"

"Per un paio di notti o tre, credo di sì."

"Ottimo. Ricordati di venire da noi, se avessi problemi, eh?" concluse l'uomo e, salutatolo, se ne andò.

A sera Daniel si recò all'Ostello, e così poté lasciare le valigie lì. Il giorno dopo tornò ad aspettare Joel all'angolo fra Grove e Polk Street. Nel primo pomeriggio fu nuovamente abbordato da un passante, un bell'uomo sui trenta anni con un fisico da culturista.

"Aspetti qualcuno, ragazzo?"

"Un amico..."

"Non potrei essere io quell'amico? Mi piacerebbe portarti nel mio letto, sei un bel ragazzo."

"No, grazie, aspetto il mio amico. Sto con lui, non vado con altri."

"Peccato. T'ho visto qui anche ieri e pensavo che forse cercavi un cliente. Mi sarebbe piaciuto scoparti. Hai un bel culetto. Mi piacerebbe farci un giretto esplorativo dentro."

"Ma non è in vendita... né in prestito." rispose il ragazzo, un po' infastidito dal tono dell'altro.

L'uomo fece spallucce e se ne andò. Poco dopo si avvicinò un barbone, ancora abbastanza giovane ma piuttosto mal ridotto.

"Hai fatto bene a non andare con quello. È un sadico, sai? Gli piace far male ai ragazzi che si porta a casa. Fruste, cera fusa, morsetti dentati, dildo grossi così in culo... E gli piacciono i ragazzi giovani come te. Un mio amico che fa marchette, dopo essere stato con quello, ha dovuto andare in ospedale... Io mi chiamo Drake, e tu?"

Il ragazzo gli dette la mano: "Daniel. Non mi pareva un tipo sadico, comunque non so, ma non m'ispirava fiducia. Io aspetto il mio amico, per questo sto qui. Non faccio marchette."

"Io ne facevo, quando ero più giovane e in buono stato. Ero molto richiesto, sai? Ero un bel ragazzetto."

"E non hai trovato un lavoro, dopo?" gli chiese Daniel.

"No, perché non l'ho cercato: mi piace la vita libera, senza impegni, senza orari, senza doveri. Sono un tipo un po' spostato, vero?" concluse con un sorriso allegro.

"Però io mi fiderei più di te che non di quel tizio di prima..." commentò Daniel con un sorriso amichevole.

"Tu sei un bravo ragazzo, hai un animo buono." disse Derek.

"Come puoi dirlo, se nemmeno mi conosci? Non potrei essere un lupo travestito da agnello?"

Il barbone rise: "No, non tu! Vedi, sulla faccia ci sono gli occhi; dentro agli occhi c'è lo sguardo; in fondo allo sguardo c'è l'anima... e la tua anima è pulita. Non avendo niente di più utile o importante da fare, io mi diverto a osservare la gente."

Furono interrotti da una voce che chiamava: "Daniel!"

Il ragazzo si girò: era Joel, il suo borsone di tela a spalle, che correva verso di lui con un ampio sorriso felice sul volto. Gli corse incontro e si abbracciarono stretti, poi Daniel baciò Joel in bocca.

"Ehi! Non così in pubblico..." mormorò Joel arrossendo, ma evidentemente felice per quel bacio.

"E perché no? L'unico nostro pubblico è Drake, che è lui, e non c'è nessun problema. E poi siamo a San Francisco, no?" gli rispose Daniel allegramente e lo guidò a salutare il giovane barbone.

"Il tuo amico?" chiese Drake porgendo la mano a Joel. "Sono contento che vi siete trovati. Siete belli da guardare. Nei vostri occhi si legge un amore forte e bello."

I tre parlarono, e Joel raccontò il suo viaggio.

"E che pensate di fare, ora?" chiese loro il giovane barbone.

"Pensavo di andare qui, da un tizio che ho conosciuto ieri e vedere se ci può aiutare a cercare un lavoro." disse Daniel porgendo a Joel il biglietto da visita di Peter.

Drake lanciò un'occhiata al cartoncino: "So chi è. Sì, è un brav'uomo e anche il suo John è buono. Potete fidarvi di loro. Se possono vi aiuteranno sicuramente. Beh, auguri, ragazzi. Che la Potenza sia con voi!"

"Ci potremo rivedere, Drake?" gli chiese Daniel.

"È possibile, se la Potenza lo vuole. Io sono quasi sempre qui. Sì, mi farebbe piacere incontrarvi di nuovo... e sapere che state bene."


Pagina precedente
back
Copertina
INDICE
13oScaffale

shelf

Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 2015