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una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 6
FESTA DI COMPLEANNO

Derek Stanley compiva i diciotto anni e perciò entrava anche nella maggiore età. I genitori decisero quindi che doveva fare un grande party, invitando tutti gli amici e le amiche, i compagni e le compagne di classe, i membri del suo team di baseball: in tutto trentaquattro ragazzi in maggioranza maschi.

Decisero anche, dopo averlo aiutato a preparare tutto, di portare via gli altri due figli, per lasciare solo Derek con i suoi invitati.

Malcolm Cassidy era un suo vicino di casa, un biondino alto e snello di diciannove anni, ma con un bel corpo sodo grazie al fatto che faceva molto sport; un ragazzo allegro ed estroverso, che risultava subito simpatico a tutti, senza che facesse nessuno sforzo per esserlo.

John Hudson invece era un compagno di classe di Derek, che aveva compiuto diciotto anni solo tre mesi prima. Meno alto di Malcolm, aveva la stessa statura di Derek, morbidi capelli castani lievemente ondulati, occhi verde-grigio resi belli da una luce calda; labbra con una piega sbarazzina, e un corpo giustamente muscoloso, forte, a cui dedicava una particolare cura, pur senza essere un narcisista.

I due si conoscevano poco più che di vista. Quando si trovarono al party di Derek, fu John che andò subito a salutare Malcolm.

"Tu sei Malcolm, giusto?"

"Sì... e tu... no, aspetta... John?"

"Esatto. Che fai di bello?"

"Tutto." ripose allegramente il ragazzo.

Malcolm rise: "Una bella risposta, non c'è che dire!"

Un'allegra confusione regnava per tutti i due piani della casa, nel giardino, attorno alla piscina. C'erano almeno tre postazioni con musica, e alcuni ragazzi e ragazze ballavano. I due barbecue lavoravano senza posa. Cibo e bevande non mancavano, compresa una buona scorta di birra.

Gruppetti si formavano e si riformavano, Malcolm e John spesso si ritrovavano e altrettanto spesso si perdevano di vista. Derek, al centro dell'attenzione di tutti, vagava senza sosta da un gruppetto all'altro, ridendo eccitato, ricevendo i regali, mangiando e bevendo con gli amici.

Alcune coppiette si stavano lasciando andare a un leggero petting, man mano che la festa proseguiva. Specialmente quando calò la sera e furono accese tutte le luci della casa e la serie di lampioncini di carta che diffondevano una suggestiva luce per tutto il giardino, lasciando però alcune zone in una opportuna penombra.

A sera tardi molti degli invitati avevano salutato e se n'erano andati, specialmente alcune coppiette che certamente andavano in cerca di luoghi più appartati e tranquilli per dare sfogo ai loro ormoni, messi in moto dalle danze e dai petting.

Più d'uno, specialmente i ragazzi, aveva deciso di passare la notte lì, a casa di Derek. Qualcuno era già crollato, ubriaco, e gli amici lo avevano portato in uno dei letti della casa, abbandonandolo in un sonno profondo, quasi catatonico.

Erano le due di notte, quando Derek decise che era ora di andare tutti a dormire. Qualcun altro tornò a casa. Malcolm e John, che stavano chiacchierando assieme, e che essendo piuttosto brilli avevano deciso di passare la notte da Derek, si accinsero a cercare un letto libero.

"Cavolo, John... credo di essere sciucco..." biascicò Malcolm. "Mi aiuti a scialire le scale?"

"Non è che le mie gambe sciono tanto ferme... credo di aver esciaggerato io pure con la birra."

"Beh, aiutiamosci e scerchiamo di trovare un letto, dai..."

Salirono le scale ed esplorarono le camere da letto.

"Già piena" esclamò Malcolm ritirandosi da una delle porte.

"Proviamo quella porta..." propose John.

Tenendosi reciprocamente un braccio sulle spalle, aprirono un'altra porta: "Cazzo... è un bagno... non mi va di dormire nella vasca." disse Malcolm, guardando l'altro. "A te va?"

"Mica sciono matto... Sciucco sì, ma mica matto." ridacchiò con espressione sciocca John.

Esplorarono tutte le stanze, ma nessuna era libera. Allora presero nuovamente le scale: "Andiamo di nuovo giù, magari sc'è un divano libero." propose John.

"E invece no! Andiamo a vedere cosa sc'è sciù..."

"Sci saranno le scioffitte, Malcolm..."

"Affascinoso! Andiamo!"

"Si dice affascinevole, 'gnorante!" lo corresse John, ma lo seguì su per le scale.

In cima alla rampa c'era una porta. Malcolm l'aprì, e cercò con la mano un interruttore.

"Che fai, amico? Perché non inscendi la luce?"

"Perché hanno fregato l'interruttore..."

"E non sce n'hai un altro?" chiese John.

"No... tu sce l'hai?"

"Cosa? Il cazzo? Scì che sce l'ho."

"Quello io pure sce l'ho, ma mica scerve per ascendere la lusce... oh, eccolo, l'hanno rimesso a posto!" proclamò Malcolm e accese la luce.

Entrarono: era un'unica vasta stanza con il tetto sorretto da pilastri, e piena di vecchie cose, mobili, scatoloni, casse... Si guardarono attorno, malfermi sulle gambe, sorreggendosi l'un l'altro.

Poi Malcolm esclamò: "Eccolo!"

"Cosa, amico?"

"Lì... un bel materasso grande e accogliente e vuoto, tutto per noi."

"Ah, scì... che bello, vero?" chiese con voce impastata.

Avanzarono fino al materasso, poggiato sul pavimento di assi di legno, e quasi vi crollarono sopra.

"E adesso, chi va a spegnere la lusce?" chiese Malcolm togliendosi da sotto il corpo di John.

"Io no... chi torna indietro, poi, al buio?"

"E allora lasciamola asccesa. Tu come dormi?"

"Orizzontale, no? E tu?"

"Io in mutande."

"Ah... anche io..."

Quasi facendo fatica a coordinare i movimenti, i due ragazzi si spogliarono, mettendoci parecchi minuti, appoggiando gli abiti su una cassa. Poi, finalmente con le sole mutande indosso, si stesero sul materasso polveroso.

Malcolm sentiva il braccio nudo di John sul suo... pensò che era una sensazione piacevole... Spostò un po' la gamba finché entrò in contatto con quella dell'altro. Sì, davvero piacevole, pensò confusamente.

"Che fai, mi tocchi?" gli chiese John ridacchiando e faticando a tirare fuori le parole tanto gli girava la testa.

"No, scei tu che mi tocchi a me."

"Io non ti tocco, scei tu."

"E questa allora cosc'è?" gli chiese Malcolm, spostando la gamba e mettendola sopra a quella dell'altro ragazzo.

"Ecco, vedi che scei tu che mi tocchi?" protestò debolmente John.

"Toccare è coscì!" disse in tono risoluto Malcolm e spostò il braccio finché la sua mano si posò fra le gambe dell'altro e gli palpò il membro.

"Scì, hai ragione... ma io mica sciono una ragasscia... che tocchi?"

"Il tuo cazzo... sta diventando più grosscio."

"Eh, sce tu me lo tocchi coscì... non vale."

"E tu allora toccamelo a me, coscì sciamo pari."

Si palparono per un po', ridacchiando, finché Malcolm abbassò le mutande del compagno e gli prese il membro semieretto a piena mano.

"Che, me la fai una scega?" gli chiese l'altro.

"Sce pure te me la fai a me."

John abbassò le mutande a Malcolm e gli prese il membro in mano. Iniziarono a masturbarsi a vicenda, continuando a ridacchiare scioccamente. I loro membri ci misero parecchi minuti a rizzarsi completamente.

Poi Malcolm si alzò con fatica a sedere e guardò John: "Sai che hai un bel cazzo?" gli disse, "Scì, proprio bello e appetitosscio come un scialscicciotto..." mormorò.

"Ti piasciono i scialscicciotti? Lo vuoi assciaggiare?"

"Eh..." disse Malcolm e si abbassò sul compagno, cominciando a leccargli il glande gonfio che sporgeva dal suo pugno chiuso. "Mmmhhh, è sciaporito... Non c'hai fame, tu?"

"Un poco..." disse John e si girò sul materasso.

In breve, erano allacciati in un sessantanove. Mugolando entrambi per il piacere che il compagno gli stava prodigando, continuarono a succhiarselo l'un l'altro finché, prima John, poi Malcolm, si vuotarono nella bocca dell'altro.

John riuscì a biasciare: "Il scignore è scervito." e piombò addormentato, il volto appoggiato sul ventre dell'altro.

"Buona notte, amico..." disse Malcolm e a sua volta piombò in un profondo sonno.

Il primo a svegliarsi, verso le undici del mattino seguente, fu Malcolm. Si sentiva ancora la testa pesante. Quando aprì gli occhi, si trovò davanti il membro morbido di John... e, se pure confusamente, quello che era avvenuto fra loro durante la notte gli tornò in mente.

"Che cazzo ho fatto?" si chiese sottovoce, scostandosi dal corpo inerte del compagno. Riuscì ad alzarsi a sedere, si stropicciò gli occhi. "Dio che mal di testa!" disse.

John aveva ancora la testa sul suo grembo. Con voce lamentevole, senza aprire gli occhi, chiese: "Che or'è?"

Malcolm guardò l'orologio: "Le undici..." rispose.

John aprì gli occhi. Sentì qualcosa di strano sotto la guancia, caldo e morbido e cercò di girarsi per vedere che fosse. Quando vide che era il membro del compagno, fece uno scatto alzandosi a sedere a sua volta, e guardò Malcolm. Avvertì di avere un curioso sapore in bocca e... si rese conto che era sapore di sperma; a volte aveva assaggiato il proprio, quando si masturbava: non c'era alcun dubbio. Distolse lo sguardo da Malcolm e si scostò un poco.

"Vestiamoci..." disse a voce bassa.

"Sì... è meglio..."

Si rivestirono in silenzio, evitando di guardarsi negli occhi. Entrambi erano terribilmente imbarazzati. Finalmente a posto scesero le scale, sempre in silenzio. In cucina trovarono Derek che stava facendo colazione.

"Oh, ci siete voi pure? Dove vi eravate cacciati, non vi avevo visto!" li salutò allegramente.

"Su in soffitta..." disse Malcolm, sentendosi a disagio, quasi che dicendolo corrispondesse al confessare quanto era avvenuto fra lui e John.

"Ah, per questo quando mi sono alzato e ho fatto il giro delle stanze, non vi ho visto."

"Chi c'è in casa?" chiese John, sentendosi profondamente a disagio, prendendo una ciambella e addentandola per mandare via quel sapore che lo faceva sentire... colpevole.

"Solo noi tre. Gli altri sono già andati via. Visto che siete ancora qui, mi date una mano a finire a rimettere tutto a posto?"

Sia Malcolm che John avrebbero preferito andar via, ma non ebbero il coraggio di rifiutare. Così, evitando accuratamente soprattutto di guardarsi negli occhi, aiutarono Derek a ripulire la casa e il giardino.

Malcolm, affaccendandosi in giardino, stava ripensando a quello che aveva fatto con John... Non ne aveva un ricordo preciso... però era pienamente cosciente di una cosa: gli era piaciuto, sia succhiarlo che sentirselo succhiare.

"Cazzo... mica sarò gay, per caso?" si chiese, immobilizzandosi come folgorato da quel pensiero. "Se mi è piaciuto succhiarlo... e pure bere tutto..." si disse meditabondo e disturbato da quel pensiero. Riprese a pulire il giardino. "E forse... sarà per questo che... che non ho ancora mai fatto niente di serio... con una ragazza?"

A John, che stava pulendo le stanze con Derek, pareva di non riuscire a levarsi dalla bocca quel sapore. Non è che lo trovasse sgradevole... ma era la prova che aveva fatto qualcosa di cui si vergognava profondamente.

"Adesso Malcolm penserà che sono frocio..." si disse. "E se lo sono? Tutto sommato... mica mi sono tirato indietro, mica mi ha fatto schifo... È vero che ha cominciato Malcolm, però... Se non fossi frocio... l'avrei fatto smettere... ubriaco o no... L'alcool non ti fa fare cose che non vuoi, ti leva solo i freni."

Derek notò che John aveva un'espressione turbata: "Che hai?" gli chiese.

"Niente... i postumi della sbronza... E mi sento la bocca... impastata... Ti dispiace se scendo in cucina a bere un po' di succo d'arancia?"

"No, anzi, andiamo giù che preparo qualcosa da mangiare per pranzo, visto che siete qui."

Malcolm disse che lui preferiva andare a casa... con sollievo di John.

Per diversi giorni i due evitarono accuratamente di incontrarsi. Non fu difficile, dato che frequentavano scuole diverse. Però entrambi continuavano a rimuginare su quanto era accaduto durante la festa di compleanno di Derek, su nella soffitta.

Sia l'uno che l'altro, se pure seguendo percorsi logici diversi, continuavano a oscillare fra il pensiero di poter essere gay e ragionamenti che cercavano di dimostrare che non lo erano.

A differenza di Malcolm, John aveva avuto diverse ragazze e con una era giunto al sesso completo, dopo che entrambi avevano preso le loro precauzioni... era una ragazza di passaggio a Benton. "No... io sono normale... quella notte... ero solo ciucco... con quella ragazza ho fatto tutto, no?" si disse.

Però poi penso che quella ragazza... come si chiamava... Barbra?... aveva più l'aspetto di un adolescente, di un ragazzino che di una donna. "Allora... magari con lei ha funzionato solo perché pareva un ragazzetto?" si tormentava John. "Però, cazzo, mica m'è mai venuto duro per un ragazzo... E se Malcolm non cominciava..." si disse. "Ma gliel'ho succhiato... e pure bevuto tutto, cazzo!"

La reazione di John, dopo parecchi tentennamenti, ripensamenti, fu che doveva riuscire a fottere con una ragazza, una "femmina" con tutte le curve a posto... per vedere se si eccitava, se tutto funzionava bene. Fu fortunato: quando il sabato sera andò a ballare, conobbe una "tutta femmina" dalla testa ai piedi e, senza nessun problema, riuscì ad appartarsi con lei e a fare tutto. Se non che, mentre allegramente glielo stava pompando dentro... lei gli mise un dito sull'ano, spingendo finché riuscì a inserirglielo nel foro... e John immediatamente si scaricò in lei con forza, riempiendo il preservativo... conscio che solo un attimo prima era ancora ben lontano dall'orgasmo. Ed entrò di nuovo in crisi.

Malcolm, invece, giunse alla conclusione opposta: doveva riprovarci con un maschio, per vedere se, sobrio, ci sarebbe riuscito o no, gli sarebbe piaciuto o no. "Se non mi viene duro, se non mi piace... significa che è successo solo perché ero completamente ciucco, che non sono gay." si disse. Ma con chi provarci? Nella piccola realtà di Benton pareva che non ci fosse nemmeno l'ombra di un gay.

L'unica, si disse Malcolm, sarebbe stata riprovarci con John... magari... magari facendolo ubriacare, però questa volta lui sarebbe restato sobrio e così... Certo, avrebbe potuto funzionare, ma come fare a coinvolgere John nel suo piano?

Fu fortunato: ricevette una telefonata da David Phillips.

"Ehi, Malcolm, ti puoi tenere libero per sabato sera?"

"Per cosa, David?"

"Per il mio compleanno. Faccio un barbecue nella nostra vecchia fattoria, sai, su nell'altopiano. Saremo una ventina, ragazzi e ragazze, e senza avere i vecchi fra i piedi. Vieni?"

"Mah... forse sì... Chi ci sarà?"

David fece alcuni nomi... finché pronunciò il nome fatidico... "E poi John Hudson..." e Malcolm dimenticò tutti gli altri nomi.

"Sì, David, va bene, vengo." disse quasi precipitosamente e il suo cervello iniziò a girare furiosamente, cercando di immaginare come sarebbe riuscito a coinvolgere John nel suo piano.

Malcolm arrivò alla vecchia fattoria fra i primi, in modo di esplorarla in lungo e largo, con la scusa di aiutare David a preparare la festa, e vedere dove avrebbe potuto appartarsi con John, una volta che fosse riuscito a farlo inciuccare.

La festa ebbe inizio. Malcolm finalmente vide arrivare anche John e il suo cuore cominciò a battere furiosamente. Notò che John pareva evitarlo... ma manovrò in modo che non potesse sfuggirgli.

"Ehi, John, come va la vita?" lo abbordò, finalmente, sforzandosi di sembrare tranquillo.

"Eh? Uh... bene, alla grande... e tu, Malcolm?" rispose, cercando di nascondere il suo imbarazzo.

Da quel momento Malcolm non lo mollò un attimo e, stando attento ad avere sempre il bicchiere pieno e fingendo di sorseggiare di tanto in tanto, fece in modo da continuare a riempire di birra quello di John.

Ma John era sul chi vive, e presto si rese conto di quelle manovre e ne intuì il recondito motivo, così, ogni volta che Malcolm non aveva gli occhi su lui, versava da qualche parte la sua birra, bevendone pochissima in modo da restare del tutto sobrio... ma fece anche la scena per fargli credere di essere sempre più ubriaco. Era un buon attore, John, evidentemente... Infatti poco oltre la mezzanotte Malcolm gli mise un braccio sulla spalla e, con accorti giri, lo condusse nel vecchio fienile, dove aveva già steso alcuni vecchi sacchi di juta.

"Perché sciamo qui?" chiese John, imitando ad arte la voce impastata di uno totalmente ubriaco.

"Non stai più in piedi, John... non è meglio che ti stendi un po' qui... per fartela passare?"

John capì che era giunto al dunque, e si accorse che gli stava venendo una forte erezione... Annuì cercando di avere un'aria assente e si stese sui sacchi di juta.

Malcolm era eccitato... Pensò che John era un bel ragazzo, anche simpatico... e fra poco avrebbe saputo se...

Quando John fu steso, gli si allungò a fianco: "Chiudi gli occhi... cerca di... rilassarti, John." gli disse in un sussurro.

"Sì..."

Malcolm, dapprima con qualche esitazione, iniziò a carezzargli lievemente il petto, attraverso la spessa camicia di flanella scozzese rossa e grigia. "Come ti senti, John?"

"Bene..." rispose, gradendo quella lieve carezza e sempre più eccitato.

Malcolm si fece più ardito e iniziò a sbottonargli lentamente la camicia, un bottone dopo l'altro. Osservava attentamente il volto di John, che stava immobile, gli occhi chiusi, il volto lievemente arrossato per la crescente eccitazione; rossore che Malcolm credeva fosse causato dall'ubriachezza.

Gli aprì la camicia... gli infilò una mano sotto la maglietta e gli carezzò il petto nudo. John fremette ed emise un basso, involontario "sì..." e Malcolm si sentì incredibilmente eccitato. A John girava la testa, ma non per la birra, ché ne aveva bevuta davvero poca, ma per il crescente piacere che stava provando alle manovre dell'altro e per il ritornello che gli risuonava in testa: "cazzo, sono gay... cazzo, sono gay... cazzo, sono gay..."

Anche a Malcolm stava girando la testa, e non sapeva neppure lui se era più spaventato, sorpreso, compiaciuto per quanto stava accadendo: era sempre più eccitato all'idea che forse da lì a poco avrebbe di nuovo fatto sesso con John.

John sollevò lievemente il bacino quando Malcolm, che gli aveva aperto i calzoni, tentò di farglieli calare sulle ginocchia assieme alle mutande... sussultò ed emise un basso mugolio quando gli posò le labbra sul suo membro duro, poi se lo fece lentamente scivolare in bocca, solleticandolo con la calda lingua guizzante.

Quasi di volontà propria, le mani di John presero vita, e iniziarono a spogliare Malcolm. A poco a poco l'eccitazione si impadronì d'entrambi e, dimentichi della loro pretesa ubriachezza, si dedicarono febbrilmente a finire di denudarsi l'un l'altro, a goderne il corpo verso cui sentivano un sempre più bruciante desiderio.

Quando un dito di Malcolm sfiorò l'ano di John, questi ebbe un forte fremito e, sottovoce, ma senza più pensare a fingere di essere ubriaco, chiese: "Mi vuoi fottere in culo, Malcolm?"

Malcolm era talmente eccitato che non si rese conto che John aveva cessato la sua recita. Lasciò il bel membro che stava golosamente succhiando e gli disse: "Sì... e tu... vuoi provare a fottere me?"

"Ti piace?"

"Non lo so... non l'ho mai preso lì... ma credo che... che mi piacerebbe provarci... con te."

"Anche a me..." mormorò John, e si contorse sotto di lui, in modo da potergli succhiare, a sua volta, il membro duro e fremente.

Uniti finalmente in un sessantanove, tutti e due stavano pensando, con un crescente piacere che stava spazzando via ogni residuo timore ed esitazione, che era bello succhiare un cazzo, farselo succhiare.

"Dio... mi piace..." mormorò Malcolm staccandosi dal forte membro del compagno.

"Anche a me... farà male se... se ci fottiamo in culo?" chiese John.

"Non lo so, forse... Ma io... mi piacerebbe provare..."

"Anche a me... con te..." ammise John e arrossì.

Malcolm si girò, prese fra le mani il volto congestionato dell'altro e lo baciò, timidamente. John rispose al bacio con crescente piacere. Ora i loro corpi aderivano, e il loro bacio era ardente, profondo, mentre le loro mani esploravano i loro corpi, le loro erezioni si sfregavano una contro l'altra.

I loro volti si staccarono un poco, entrambi ansimavano per l'intensità dell'eccitazione che si era impadronita di loro.

"Ti piace, Malcolm?"

"Da morire... e a te?"

"Meglio che con le ragazze..."

"Ne hai avute tante?"

"Solo due... e tu?"

"Mai... credo che... forse... non lo so ma credo... che preferisco... farlo con te."

"Sì... anche io."

"John... io ho paura... credo che... forse... io sono gay." ammise infine.

"Anche tu? A me piace da matti... quando mi spingi il dito... nel culo... Forse anche io sono... sono... gay!"

"Cazzo!" esclamò Malcolm irrigidendosi un poco.

"Che c'è?" chiese John, allarmato.

"Non ho pensato a portarmi... Tu hai i preservativi?"

"No..." John gemette quasi.

"Allora... oggi non possiamo..."

"No, è vero... Ma magari... la prossima volta..."

"Tu vuoi che ci sia una prossima volta? Con me?"

"Certo Malcolm, adesso che sappiamo... che tutti e due ci piace..."

"Tu... ti scoccia... se sei gay?"

"Mah... visto che... che mi piace... e che anche tu..."

"Allora, assieme, tu e io? Vuoi essere il mio boyfriend?"

"E tu il mio, certo. Basta che... che nessuno degli amici... lo possa sospettare o diventiamo peggio dei lebbrosi. Mi piaci un sacco, Malcolm."

"Anche tu, John, anche tu."

Si rituffarono a darsi reciprocamente piacere con le labbra, uniti nuovamente in un appassionato sessantanove, finché prima Malcolm, poi John, in rapida successione, raggiunsero uno squassante orgasmo. Allora si baciarono di nuovo, gustando ognuno nella bocca dell'altro il proprio sapore.

Solo allora, quando finalmente abbracciati stavano ritrovando la calma dopo il tornado di emozioni e sensazioni che li aveva afferrati, Malcolm si rese conto che John non era affatto ubriaco.

"Ma tu... hai fatto solo finta..." gli disse con un sorrisetto, fra lo stupito e il divertito.

"Cosa? No, mi è piaciuto davvero..."

"Ma no, di essere ubriaco."

John ridacchiò: "Sì, avevo capito dove volevi arrivare e... e in fondo ci volevo arrivare io pure... Facevo finta di bere e gettavo via la birra."

Malcolm fece una breve risata liberatoria: "Anche io facevo finta di bere... non avrei mai avuto il coraggio di provarci con te, se sapevo che non eri ciucco."

"Beh... è andata bene così. Cazzo, quanto mi piaci, boyfriend!" gli disse carezzandogli il corpo nudo.

"Anche tu mi piaci, boyfriend..." rispose Malcolm con occhi luminosi e lo baciò di nuovo.


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