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una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 7
DIECI ANNI DOPO

Il 25 giugno 1994, Jefferson Tyler, di anni ventiquattro, si sposò con Henrietta O'Doherty. La famiglia Tyler, almeno nominalmente, apparteneva alla chiesa Metodista, mentre gli O'Doherty erano cattolici praticanti, perciò la cerimonia nuziale fu tenuta nella nuova chiesa cattolica costruita da meno di un anno.

Il giorno precedente, Jefferson dette la festa di addio al celibato invitando tutti i suoi antichi compagni di scuola, compresi quelli che, per studio o per lavoro, non abitavano più a Benton. Per questo prenotò i locali e il rinfresco al Golden Pine Resort & Golf Course.

Garreth Merton mancava da Benton esattamente da dieci anni. Ora abitava a Boston dove, laureatosi in giurisprudenza, era stato appena assunto in un famoso studio legale. Gary, mentre il treno lo riportava al paese natio, si chiedeva quanto poteva essere cambiata Benton. E quanto fossero cambiati i suoi antichi compagni di scuola.

Automaticamente si chiese se avrebbe rivisto Barry, il suo compagno di banco Barrymore Lynch, la sua prima fiamma segreta, il suo primo grande amore purtroppo inespresso, il suo compagno più bello e più sexy, a cui bastava star seduto accanto, anche senza sfiorarlo, per avere gradevolissime, forti, quasi penose, incessanti erezioni.

Gary sorrise a quei ricordi... alle mille volte in cui si masturbava, chiuso nel cesso della scuola, gli occhi serrati, sognando di stare facendo l'amore con il "suo" Barry. Erano amici per la pelle, sempre assieme... ma Gary non aveva mai osato fargli capire quanto desiderasse diventare per lui... molto più che un amico.

Giunto a Benton, andò a far visita al nonno e gli portò il regalo comprato per lui a Boston. Passò poche ore con il vecchio, ancora in perfetta salute, che con la quarta moglie gestiva un negozietto di ferramenta di fronte alla banca.

Poi, quando vide che era ora, lo salutò e si avviò a passo svelto a sud del paese, verso il fiume, per raggiungere il Golden Pine. Si guardava attorno, mentre lasciava il paese. Il centro era pressoché immutato, solo parecchie facciate ridipinte, tenute meglio di quanto le ricordava. Poi case nuove: il paese s'era ingrandito. Pareva che fosse ormai vicino ai trentamila abitanti, compresi quelli che ancora vivevano nelle fattorie isolate dal paese. Anche la famiglia di Barry abitava in una fattoria su a nord-est.

A metà strada fra le ultime case e il fiume, un camioncino blu lo superò. Lo vide frenare, arrestarsi e suonare il clacson. Guardò incuriosito e, dal finestrino, vide affacciarsi il bel volto, che riconobbe subito, del "suo" Barry! Il cuore gli sussultò in petto e corse per raggiungere il camioncino.

"Ma guarda guarda chi si rivede! Gary! Dio quanto sono felice di rivederti!" gli disse l'amico scendendo dall'automezzo e andandogli incontro, le braccia aperte.

Si scambiarono un breve, virile abbraccio... sufficiente però per far rimescolare tutto in Gary e provocargli l'inizio di una piacevole erezione. Perciò si staccò immediatamente, guardandolo da capo a piedi.

"Dio, ti sei fatto anche più bello di come ti ricordavo!" disse Gary, sentendosi arrossire un poco: forse a un uomo non avrebbe dovuto dire che era bello...

"E tu, allora? Non sei più lo sgorbietto che mi ricordavo... ma la tua faccia, il tuo sorriso, sono esattamente gli stessi, anche se sei maturato tu pure."

"Eh, il tempo passa... Dieci anni, no?"

"Ehi, parli come mio nonno! Il tempo passa? Ma se siamo nel fiore della nostra vita, amico! Sì, dieci anni esatti... quasi la metà della nostra vita, ci pensi? Dio quanto sono contento di rivederti!"

"Anche io Barry, anche io. Sì... stavo giusto pensando a te, quando m'hai superato e m'hai riconosciuto."

"Davvero? Non avevi niente di meglio da pensare?" gli chiese con un sorrisetto l'amico. "Dai, salta su... stai venendo alla festa di Jeffrey, no?"

"Ma dimmi, che fai, ora?" gli chiese Gary mentre ripartivano.

"Che vuoi che faccio? Il contadino, no? Ma tu, piuttosto?"

"Ho appena iniziato a lavorare in uno studio legale, a Boston."

"Allora, ti sei laureato in legge, come dicevi?"

"Proprio così."

"Eh... tu avevi la testa migliore della classe."

"No, il migliore era Steve, non ti ricordi? Aveva un anno meno di noi, eppure era il primo in tutto, dalle lezioni agli sport. Sai che fine ha fatto?"

"Ho sentito dire che è il segretario del senatore Davidson... probabilmente ci sarà anche lui alla festa di Jeffrey. Ma tu... eri meglio di lui, perché eri sempre pronto ad aiutare tutti, specialmente me. Senza il tuo aiuto, non avrei mai preso il diploma."

"Ma no... tu hai una buona testa, io ho fatto poco, e potevo fare poco se non eri intelligente come sei."

"Sì, sì... tu m'hai sempre incoraggiato, m'hai sempre aiutato, spronato. Tu... m'hai dato fiducia in me stesso, ecco. M'hai persino fatto amare la scuola il che è tutto dire! Quanto ti fermi qui a Benton, eh?"

"Ho preso tre giorni... Ho prenotato una stanza per questa notte, poi domani sera riparto."

"Peccato... poco... speravo che potevi fermarti di più. Però, domani, mi devi promettere che passi la giornata con me."

"Ho promesso che a cena vado da mio nonno..."

"Bene, e allora mattina, pranzo e pomeriggio li passi con me. D'accordo?"

"Volentieri." gli rispose Gary con un sorriso.

Dio... solo stargli vicino lo faceva eccitare come quando era un ragazzino! "Posso farti una domanda, Barry?"

"Spara."

"E tu... quando ti sposi?"

Barry rise: "Non lo so. Adesso sto con Mary-Ann. È carina... pare una ragazza a posto... I suoi hanno la fattoria confinante con la nostra e così... Però ancora non s'è parlato di matrimonio."

"Già..." Gary pensò, "Barry mica è un frocio come me."

"E tu?" gli chiese l'amico, "Niente in vista?"

"No, niente di niente. Sai... gli studi... ora il nuovo lavoro... non è che abbia tanto tempo per pensare a... quello."

"Non mi dire che... che hai fatto la vita di un eremita, dai!"

"No, beh, no. Ho avuto le mie... avventure. Ma mai niente di veramente serio."

"Voi gente di città, ho letto sul Reader Digest, vi sistemate più tardi di noi gente di campagna... Sarà perché noi abbiamo meno divertimenti di voi."

"O perché la vostra vita è più... naturale della nostra. Così date retta alla natura, anche sul piano sessuale, più di noi topi di città!" commentò Gary.

"Forse. Sì, forse è così, forse diamo più retta alla natura." disse l'amico in tono pensieroso. "E magari è anche giusto così."

Giunsero al Golden Pine. Barry parcheggiò e andarono a raggiungere il gruppetto di ex compagni di classe che era già giunto. Saluti, strette di mano, sorrisi, domande... un'allegra confusione già regnava nella grande hall addobbata per l'occasione.

Come convenuto, il giorno dopo Gary attese Barry di fronte al Mall, dove ai suoi tempi c'era stata una segheria, e che ora era un bel centro commerciale.

Barry arrivò puntuale. "Sei già qui? È tanto che aspetti, amico?" lo salutò col suo ampio sorriso.

"No da poco... Guardavo il nuovo Mall..."

"Sì, l'hanno trasformato sei anni fa. Hanno anche restaurato completamente la City Hall, riportando la facciata a come era anticamente. Poi hanno anche costruito una nuova scuola, sai?"

"La vecchia, la nostra... l'hanno demolita?" chiese Gary.

"No! La volevano demolire, ma abbiamo formato un'associazione per salvare la 'Vecchia Benton'. Vieni, ti faccio vedere cosa siamo riusciti a fare. Io sono il segretario dell'associazione, sai?"

Lo condusse a ovest, sulla strada che usciva dall'abitato inoltrandosi poi fra i boschi e salendo verso le montagne. Si fermarono davanti a un vecchia costruzione in legno, con al primo piano una lunga balconata che formava un portico sulla via.

"Questa, è la prima costruzione che siamo riusciti a salvare, e ora è la sede di un piccolo museo e dell'associazione per il salvataggio dell'eredità storica di Benton. Era stata costruita nel 1897... sai che cosa era, anticamente?"

"No... mi ricordo questa casa, ma era sempre chiusa, porte e finestre sbarrate... e piuttosto malridotta. Mica era bella come ora."

"L'abbiamo restaurata accuratamente, rispettando al massimo i materiali e le forme originali. Pensa che siamo persino riusciti a trovare i vetri stesi a mano come quelli della fine del secolo scorso: li fanno ancora in una vetreria di Milwakee. Questo, dal 1897 in poi... è stato il bordello di Benton! L'hanno chiuso solo nel 1942. I nostri nonni, che magari l'avevano usato, pareva che se ne vergognavano. Ma noi giovani abbiamo fatto casino finché siamo riusciti a comprarlo, a nome dell'associazione, e restaurarlo. E adesso, io sto cerando di rimettere a posto anche la nostra vecchia scuola."

"Bene... Perché non andiamo a rivederla? Mi piacerebbe. Ci sono così tanti bei ricordi legati a quel posto!"

"Sicuro, avevo giusto intenzione di portartici e di farti vedere a che punto sono i lavori... e chiederti se ti ricordi qualche particolare che magari mi è sfuggito. Sai, ci ho portato tutti i vecchi studenti, dai nostri padri agli ultimi, i più giovani. E sono riuscito anche a ritrovare parecchie suppellettili di quei tempi, da un vecchio atlante e altri libri d'una volta, ai banchi, la lavagna, i gessetti, alcune carte geografiche da appendere al muro..."

La vecchia scuola era una costruzione a un solo piano, con sei aule, i bagni, l'ufficio del preside, la biblioteca. Accanto sorgeva la nuova scuola, a due piani, molto più grande. Barry estrasse da una tasca dei calzoni un mazzo di chiavi e aprì la porta. Si trovarono nel corridoio e Gary riconobbe alcuni dei quadri appesi alle pareti, le targhette sulle porte delle aule...

"Dio... sai che mi sento emozionato? È proprio come me la ricordavo..." sussurrò, quasi con lo stesso senso di rispetto con cui si parla in una chiesa. "E le aule... sono tutte com'erano?"

"No, purtroppo no. Sono riuscito a mettere assieme solamente il materiale per sistemare un'aula completa, la biblioteca, anche se ancora ci sono pochi libri, e lo studio del preside. Nelle altre aule pensiamo di fare come un piccolo museo con altri oggetti che stiamo raccogliendo, e che raccontano la storia della scuola dalla fondazione a circa dieci anni fa."

"La nostra aula? È vuota?"

"No, è proprio l'unica completamente arredata... Vieni." gli disse con un sorriso e con aria fiera.

Entrarono e Gary si fermò sulla soglia, emozionato. "Noi due... eravamo seduti lì, al terzo banco verso le finestre..."

"Esatto."

"Ah, ai vetri... le stesse tendine!"

"No, non sono le stesse. Ma ce n'era un pezzo, usato come straccio per le pulizie... e allora siamo andati dalle vecchie Stenton, sai, quelle che facevano le ricamatrici, che stavano di casa vicino alla chiesa Presbiteriana, e loro che ne hanno ricamate di nuove, copiando perfettamente i ricami di quel pezzo di straccio... Giusto in tempo prima di passare a miglior vita."

Gary andò fino a quello che era stato il loro banco, chiedendosi se potesse veramente essere lo stesso... Sedette sulla piccola panca ed ebbe un soprassalto: sul piano del tavolo c'era, fra altri graffiti, quello che Barry aveva fatto, più di dieci anni prima, col suo coltellino pieghevole: la testa di un cowboy con tanto di cappello e fazzolettone al collo. Vi passò le dita.

"È quello originale... o l'hai rifatto tu?" chiese.

Barry sedette sull'altro panchetto, accanto a lui: "L'originale. Questo banco era ammonticchiato con altri, un po' sgangherato, malridotto, gli altri amici lo volevano scartare... ma io l'ho riconosciuto... e ho voluto rimetterlo a posto e piazzarlo proprio qui, dove era sempre stato."

"Hai fatto bene... Dio... mi pare di esser tornato indietro di dieci anni." mormorò Gary, commosso ed emozionato.

"Sì, tu e io, su questo banco... proprio come ora. Ci tenevo molto a portarti qui. E così.. ora..." disse Barry con un sorriso, poi si alzò: "Aspettami un attimo..." aggiunse e uscì dall'aula.

Gary sentì che l'amico stava tirando il catenaccio alla porta d'ingresso della scuola e si chiese perché. Barry tornò nell'aula, sorridente, e sedette di nuovo accanto a lui.

"Tutto come una volta." disse, e gli pose una mano su quella che ancora, inconsciamente, sfiorava il graffito del cowboy. "Tutto come una volta... Sapessi quante volte ho ripensato a quei giorni... a quanto hai fatto per me, Gary. Se non era per te, non ero promosso, e poi non prendevo mai il diploma, è chiaro. Tu hai fatto tanto per me... e io, invece, non ho fatto niente per te."

"M'hai dato la tua amicizia, Barry."

"Sì, certo... ma in fondo io prendevo sempre da te e non ti davo mai niente. L'amicizia, sì... Anche un po' di gratitudine, certo... Ma tu, da me, volevi di più, non è vero?"

Gary lo guardò emozionato, turbato, incerto. "L'amicizia... è già qualcosa di molto bello." mormorò.

"Eppure... tu da me speravi di più... speravi altro. Ci ho messo anni a capirlo... e quando, là al Golden Pine Resort... mentre si parlava con Matt e Steve... ho capito dal tuo sguardo... ho letto nei tuoi occhi... che tu ancora... provi per me un po' di quello che provavi allora... e che io non sapevo capire... Mi sbaglio, amico mio?"

Gary arrossì e distolse lo sguardo, ma non rispose.

"Anche allora... e anche adesso... tu... volevi me, non solo la mia amicizia, per quanto stretta." disse a bassa voce Barry.

Gary emise come un gemito, si sentiva tremare. Fece un profondo respiro e, senza avere il coraggio di guardare l'amico, con voce talmente bassa da essere quasi indistinguibile, finalmente ammise: "Io sono gay, Barry... l'ho sempre saputo e io... io... ero innamorato di te. Per te avrei fatto... qualsiasi cosa..."

"E tu l'hai fatto... mentre io non ho mai fatto abbastanza per te."

"Ma tu non sei gay, perciò... E io non volevo rovinare la nostra amicizia..."

"Non è per quello che... che tu hai deciso di andare a Boston con tuo padre, invece di restare qui con tua madre, quando i tuoi hanno divorziato? Perché... avevi paura di non riuscire a... a non farmi capire cosa provavi per me?"

"Sì..." gemette Gary, "Come hai fatto a capirlo? Era così evidente?"

"No. Come t'ho detto... ci sono arrivato molto dopo... E ieri tu, senza volerlo, forse... me l'hai confermato. Anche come m'hai abbracciato appena ci siamo visti, ma poi ti sei staccato da me... quasi come se t'eri scottato... Tu... ancora provi per me... quello che provavi. Mi sbaglio?"

"No, non ti sbagli, mi dispiace. Anche in questo momento... starti così vicino..." ammise Gary e arrossì violentemente.

"Già. E allora... io voglio, adesso, darti tutto quello che tu speravi di poter avere da me e che non t'ho mai dato!" disse quasi tutto d'un fiato, con voce calda e gentile.

Gary lo guardò stupito... e si perse nei suoi occhi sorridenti. "Forse... forse è meglio se usciamo di qui... Ti prego, Barry..." disse turbato, e si alzò i piedi.

Ma Barry si alzò, lo prese per un braccio, lo tirò a sé e lo abbracciò stretto: "Non scappare via, ora. Ora che ho deciso di ringraziarti, finalmente, come meriti."

"Ma tu sei... non sei gay. Lasciami andare, per favore. Tu hai la tua ragazza... tu non sei gay."

"Io ho la mia ragazza, sì, e mi piace, e sto bene con lei. Però, forse, non lo so di sicuro, però è possibile che in realtà sono bisex... comunque... non lo senti? Anche io sono eccitato, a tenerti così, a pensare che ora... che ora voglio finalmente darti quello che hai sempre desiderato da me!"

"Barry... no... ti prego..." gemette Gary, ma stare fra quelle forti braccia, contro quel corpo caldo ed eccitato, gli stava togliendo tutte le forze, sia fisiche che di volontà.

L'amico non gli rispose, ma cominciò a spogliarlo, lentamente.

"No..." gemette ancora Gary, iniziando a tremare.

"Sì, invece. Spogliami anche tu... Da fuori non ci possono vedere... ho anche sbarrato la porta. Siamo al sicuro qui... Io ti voglio, e so che tu mi vuoi. Oggi... voglio fare tutto quello che tu hai sognato di fare con me... tutto! E per cominciare..." disse Barry e lo baciò a fondo, facendogli entrare in bocca la lingua, giocando con la sua, e Gary finalmente si arrese, sopraffatto dal desiderio e dal piacere.

In silenzio, si spogliarono l'un l'altro, gettando gli abiti alla rinfusa sui banchi vicini, toccandosi, carezzandosi, esplorandosi a vicenda. Quando furono finalmente nudi, Barry tenendolo per le braccia, si allontanò un poco e lo guardò dalla testa ai piedi con un caldo sorriso: "Ti sei fatto davvero bello... non sei più lo sgorbietto che eri..." disse con un ampio e tenero sorriso.

"Tu... tu sei splendido, sei sempre stato bello... e io ti morivo dietro... ti desideravo tanto!"

"E ti contentavi a starmi vicino e a fare qualsiasi cosa per me! Dividevi sempre con me le tue buone merende... Mi spiegavi le lezioni con tanta pazienza... Mi incoraggiavi... e bruciavi per me... proprio come ora... Avrei dovuto capirlo prima e forse... chi sa... forse restavi qui a Benton... con me..."

"Ma non sarebbe stato peggio? Tu hai sempre guardato le ragazzine."

"A volte anche i ragazzini, anche se non lo davo a vedere. Ma forse è stato meglio così, per te, sennò magari invece di diventare un avvocato, ora lavoravi nel negozio di tuo nonno. Però oggi... ora... io voglio che tu abbia quello che speravi."

"Cosa... cosa vuoi fare... con me... ora?" chiese in tono incerto, ma terribilmente eccitato, Gary.

"Tutto, veramente tutto, senza nessun limite. Tu... mi vuoi prendere, vero?"

"Tu... l'hai già fatto?"

"No, ma con te lo voglio fare."

"Ma vorrei anche... che tu prendi me..."

"Con piacere... ho portato i goldoni e il lubrificante..." disse Barry e, lasciatolo, frugò nelle tasche della propria giacchetta di felpa e ne tirò fuori le bustine e un flacone, che poggiò sul loro banco di scuola.

"Se non l'hai mai preso lì..." obiettò Gary, incerto.

"So che saprai farmelo piacere... Perché io ti voglio bene, Gary. Onestamente. Non posso dire di essere innamorato di te, ma ti voglio tanto bene. Non è solo gratitudine, ma davvero il desiderio di fare finalmente qualcosa per te, di darti quello che sognavi e non avevi il coraggio di chiedermi."

Gary scivolò lentamente sulle ginocchia, gli s'accoccolò davanti e prese a dargli piacere con le labbra e la lingua, e infine lo succhiò con tutta la propria arte. Gioiva nel sentire Barry fremere in preda a un crescente piacere.

Dopo un po' Barry lo fece smettere e si dedicò a sua volta a dargli piacere nello stesso modo. Quando lo sentì fremere troppo intensamente, si rialzò e gli sorrise. Si abbracciarono e si baciarono di nuovo. A Gary pareva di sognare... Aveva abbandonato ogni residua esitazione e si godeva la sua piena e lieta disponibilità.

Poi Barry prese una bustina, l'aprì, gli mise il preservativo sul membro eretto e durissimo, si spalmò un po' di gel sullo sfintere inviolato, si girò appoggiandosi con le mani sul loro antico banco di scuola e, protendendo il sedere, guardandolo con un sorriso lieve, "Dai!" lo incitò.

Gary gli si addossò, lo abbracciò e, puntatogli il durissimo membro sul foro, iniziò a manovrare, a spingere, cercando di vincere la naturale resistenza del compagno senza fargli male. Barry era completamente rilassato, e collaborava, muovendosi nel modo giusto, spingendo indietro il sedere, per farsi penetrare. Quando il membro di Gary iniziò a dilatargli lo sfintere, lo incoraggiò con un sommesso "così..." pieno di calore mentre provava un lieve fastidio, fortemente attenuato dal grande desiderio di poter finalmente compiacere il suo amico.

Dopo lunghe e caute manovre, finalmente Gary iniziò a penetrare in lui, a scivolargli dentro, mentre gli stuzzicava i capezzoli e i genitali che, afflosciatisi in un primo momento, si stavano inturgidendo di nuovo.

Quando, dopo una lentissima avanzata, finalmente gli fu completamente dentro, Barry emise un lieve sospiro e lo incoraggiò: "Dai, ora... amico."

Gary iniziò a muoverglisi dentro, avanti e dietro, e pensò che non aveva mai provato un piacere così intenso nell'unirsi a un altro maschio. Il "suo" Barry... era finalmente davvero suo! Non riuscì a resistere a lungo come avrebbe voluto, era troppo eccitato, così dopo pochi minuti, il suo ritmo si ruppe, si fece disordinato man mano che si sentiva afferrare dall'orgasmo. Barry capì e lo incoraggiò con una serie di bassi "Sì... sì..." e finalmente Gary si abbandonò a un fortissimo orgasmo, tremando fortemente mentre si scaricava nelle profonde e calde intimità dell'amico.

Dopo un poco si staccarono, Barry si girò e di nuovo si abbracciarono e si baciarono. Poi Gary prese un altro preservativo, lo calzò sul membro dell'amico e si stese sul banco, tirandosi le gambe contro il petto e offrendoglisi. Barry gli sorrise, gli si addossò, e senza difficoltà, immerse il membro duro come granito nell'accogliente canale, e fu ricevuto con un basso e caldo mugolio di intenso piacere.

Si guardavano negli occhi, con un sorriso lieto. Barry iniziò a prenderlo con virile piacere, con calibrati movimenti del bacino, godendo sia la piacevole sensazione che ricavava dal proprio membro che dall'espressione sempre più beata, felice di Gary.

"Sei contento, Gary?" gli chiese in un sussurro eccitato.

"Felice. Sono veramente felice. Grazie, amico!"

"Anche io sono molto contento. E mi piace... poterlo fare con te."

Barry durò più a lungo, ed entrambi godettero a fondo quell'unione. Ma infine raggiunse il sommo del piacere, il suo volto si imporporò lievemente mentre si lasciava andare a un bellissimo e intenso orgasmo. Dopo un'ultima spinta e un ultimo getto, si fermò, lievemente ansante, e gli sorrise.

"Dio, Gary... è stato bello... più di quanto potevo immaginare..." disse, restandogli dentro, e carezzandogli lieve il petto.

"Non mi dire che sei diventato gay..." Gary lo celiò con tenera ironia.

"Non si diventa gay, o lo sei o no, dovresti saperlo meglio di me. Non credo di esserlo; come t'ho detto forse sono un po' bisex... ma non m'importa. So solo che sono felice... se sono riuscito a farti felice. A darti quello che hai sognato pensando che non poteva succedere."

Barry si sfilò lentamente, lo fece sollevare a sedere e lo baciò di nuovo.

"Sai che baci bene, Barry?"

"Anche tu."

"Grazie, amico... grazie di... tutto. È stato davvero speciale poterlo fare qui, nella nostra vecchia aula, dove ho sognato per mesi e mesi di poterlo fare con te, pensando che non sarebbe mai potuto accadere."

Scambiandosi lievi sorrisi, si rivestirono. Poi sedettero di nuovo al loro banco.

"Hai, per caso, il coltellino a serramanico, con te?" gli chiese Gary.

"No.... però forse ce n'è uno nel cassetto della cattedra, Vado a vedere. A che ti serve?

"Ad aggiungere un piccolo graffito al nostro banco..." disse Gary, poi aggiunse: "Se non ti dispiace."

"No che non mi dispiace. Questo è il nostro banco... e ora lo è anche più di prima."

Barry tornò con un coltellino e glielo porse. Questi lo aprì, e iniziò a incidere, accanto alla testa da cowboy di Barry, un'altra quasi identica, copiandola. Poi sul cappello di quella di Barry, incise una "G". Porse il coltellino all'amico, che capì al volo, e sul cappello del nuovo cowboy, incise una "B".

Uscirono dalla scuola, felici, spensierati come due ragazzini.

"Mi inviterai per il tuo matrimonio, Barry?"

"Ci puoi giurare! E se tu... se ti fai un amico vero... un boyfriend... me lo porti a conoscere, o mi inviti a venire da voi, per conoscerlo?"

"Ci puoi giurare anche tu, amico mio!"


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