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una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 8
A CACCIA

Da cinque anni, cioè dal 1990, Frank Roscoe, un giovanotto di ventisette anni, alto, forte grazie alla sua vita da boscaiolo, e dal carattere quieto e pacifico, andava a caccia con Bert Dangley, di ventiquattro anni. Bert era il discendente in linea diretta di Benjamin Dangley, l'uomo che nel 1812 aveva fondato Benton. Era il terzo maschio, e dopo di lui era nata una sorella.

Bert era alto quanto Frank, ma di corporatura più snella, anche se non proprio esile. Decisamente bello, i suoi occhi chiari e dall'espressione spesso sognante avevano una luce sensuale che faceva battere il cuore a non poche ragazze. Bert lavorava come segretario nella City Hall. Aveva conosciuto Frank appunto nel 1990, quando entrambi erano entrati nel negozio di armi della città, per acquistare le cartucce per i fucili da caccia. Avevano attaccato bottone, si erano trovati simpatici, erano usciti assieme e avevano chiacchierato della loro comune passione per quasi tre ore, lasciandosi solo dopo essersi dati appuntamento per andare a caccia assieme.

La loro amicizia, comunque, si limitava quasi solamente alle comuni uscite di caccia, poiché Frank abitava fuori da Benton a circa sette miglia, su nei boschi, con la sua numerosa famiglia. Nessuno dei due era ancora sposato, cosa abbastanza poco comune, specialmente per Frank che si stava avvicinando alla trentina. Questi, quando la voglia di sesso si faceva troppo intensa, prendeva la sua motocicletta e andava giù a valle, fino alla vicina città, dove c'era un bordello mascherato da "centro massaggi"... Si sceglieva una massaggiatrice di suo gusto e si sfogava con lei.

Bert, invece, era segretamente omosessuale. L'aveva capito abbastanza chiaramente quando aveva quindici anni. Non ne era stato affatto contento e aveva fatto del tutto per "guarire"... logicamente senza alcun successo. Tutte le sue lotte per cercare di tornare "sulla retta via" parevano fallire, una dopo l'altra. Solo quando aveva compiuto i venti anni s'era rassegnato e si era accettato. Però gli pareva di essere l'unico in Benton ad avere "quel" problema, anche se testi che aveva letto affermavano che almeno il sei per cento della popolazione era sicuramente come lui.

Ma la sonnolenta quiete di Benton, ammantata dal puritanesimo dei suoi abitanti, non lasciava spazio al manifestarsi di nessun segno che permettesse di far anche solo intuire la propria "diversità", tanto che spesso anche Bert andava a ballare e fingeva di flirtare ora una ora l'altra delle ragazze del paese. Così si fece la nomea di dongiovanni.

Le poche avventure ed esperienze di Bert avevano avuto luogo durante le sue scappate mensili fino alla capitale, dove aveva scoperto esistere una sauna gay, frequentata soprattutto da giovani, il cui sangue e la voglia di sesso ribolliva nelle vene come a lui.

Bert si sentiva molto attratto da Frank, ma aveva sempre accuratamente evitato di farlo capire al suo compagno di caccia. A volte restavano fuori per due o tre giorni, perciò passavano una o due notti in tenda o anche all'aperto quando il tempo era buono. Quelli erano i momenti più difficili per Bert.

Era il mese di giugno, Deciso di dormire all'aperto, avevano steso fianco a fianco i loro materassini e, dopo aver chiacchierato al chiarore del fuoco morente, s'erano addormentati.

La mattina alle prime luci dell'alba, Bert si svegliò. Aveva una forte erezione, cosa tutt'altro che insolita, ma anche una gran voglia di sesso. Girò il capo a guardare verso Frank. L'amico stava ancora dormendo. Lo sguardo con cui Bert stava carezzando il suo corpo seminudo, si fermò quasi di colpo sulle mutande, vistosamente sollevate a tenda da una gloriosa erezione.

Bert si sentì il sangue pulsare alle tempie e cercò di immaginare come potesse essere quel membro nudo e duro. Sollevatosi a sedere, lo sguardo fisso su quella allettante visione, una sua mano avanzò lentamente fino quasi a toccare l'oggetto del suo desiderio, ma si immobilizzò poco prima di sfiorarlo.

Dentro di lui si agitavano con tale violenza il desiderio di toccarlo e la paura di fare qualcosa che l'amico non gli avrebbe mai perdonato, che iniziò a tremare violentemente. Restò lì, la mano protesa, incapace di andare oltre ma anche di ritrarla. La lotta dentro di lui durò alcuni minuti, non si sentiva più in grado di ragionare lucidamente... e alla fine il desiderio ebbe il sopravvento sulla prudenza.

Sfiorò la punta di quella tenda di telina e ebbe l'impressione di sentire il lieve tepore del glande del giovane compagno. Avvicinò l'altra mano e iniziò a trafficare con lievi ma febbrili mosse, per aprire i bottoni dei boxer di Frank, e finalmente il membro svettò libero, bello, seducente.

Lo carezzò e subito spostò gli occhi a guardare Frank. Dormiva ancora, l'espressione rilassata, il respiro regolare. I suoi occhi si spostavano rapidi tra quel palo così bello, attraente e il volto dell'amico. Tremava per l'eccitazione e per la coscienza delle sue ardite e pericolose manovre. Sotto il suo lieve tocco il bel membro fremette, mandandogli scariche di eccitato piacere lungo tutto il corpo.

Infine, il desiderio vinse l'ultima battaglia, perciò si chinò sul grembo di Frank, saggiò lievemente con la punta della lingua il glande, aspirò il buon odore di maschio e si sentì come drogato. Passò con la lingua su e giù per il palo di calda carne, poi ne circondò lievemente con le labbra la punta e iniziò a scendere con il capo, facendoselo gradualmente scendere nella bocca... si sentiva in un paradiso di incredibili, fortissime, insperate sensazioni.

"Ehi, che stai facendo!" la voce calda, bassa, quieta dell'amico rimbombò nelle sue orecchie più forte delle trombe del Giudizio.

Bert scattò via come morso da un serpente velenoso, e guardò con espressione smarrita, impaurita, persa gli occhi di Frank.

"Io... io non... io... perdonami, io... mi... sono..." balbettò incoerentemente, avvampando più della brace, tremando ora quasi di terrore.

Frank si alzò a sedere, allungò una mano verso di lui, che di nuovo scattò indietro, terrorizzato.

"Ehi... ehi, ehi... calmo, Bert... calmo. Non ti voglio fare niente..." gli disse Frank con un lieve sorriso, e la sua mano raggiunse la sua canottiera, infilò due dita nella scollatura e lo tirò a sé: "Calmo Bert... calmo..." ripeté a voce bassa.

"Io, Frank... oh dio. Io... perdonami..." balbettò ancora, disperato, senza riuscire a distogliere gli occhi da quelli di Frank, che gli sembravano come magneti, mentre i loro corpi si accostavano di nuovo.

"A te, Bert... piace?" chiese Frank, quietamente.

"Sì..." gemette Bert.

"Sei... gay?" continuò, con un sorriso lieve, amichevole.

"Io... io... sì..." ammise a voce bassissima Bert.

"A me non dispiace se tu... se vuoi... farlo..." concluse Frank tirandolo ancora a sé.

Gli prese il volto fra le mani e lo baciò. Bert si sentì quasi svenire per l'intensità dell'emozione.

Poi si chinò velocemente in grembo all'amico gli prese di nuovo il membro fra le labbra e iniziò a dargli piacere con vera passione ed entusiasmo. Frank gli carezzò i capelli, poi la schiena curva su lui... e lentamente la sua mano scese, scese, fino a infilarsi sotto l'elastico delle mutande e carezzargli le sode natiche. Bert fremette ed emise un basso mugolio di piacere.

La mano di Frank sostò sul culetto, e un dito scivolò, tentatore, nella segreta valle, fino a trovare la nascosta rosetta di carne, che stuzzicò lieve. Bert fremette e spinse il bacino un po' indietro, per sentire meglio quel dito e farne aumentare la pressione.

"Ti piace?" chiese Frank in tono gentile.

Bert annuì senza lasciare il bel palo a cui si stava dedicando, mentre con una mano gli impastava lieve i testicoli e con l'altra gli carezzava il ventre, per poi salire a sfregargli i capezzoli.

Il dito di Frank si inserì lievemente nello sfintere palpitante, muovendosi in lievi cerchi: "Mi vuoi qui dentro?" chiese sottovoce, con tono lievemente eccitato.

Bert si sollevò e, guardandolo quasi con incredulità, annuì vigorosamente. Si denudò velocemente, si stese prono sul materassino, allargando le gambe e, pieno di emozione, invocò. "Fottimi, Frank..."

Anche Frank s'era denudato. Si inginocchiò fra le sue gambe, si bagnò con la saliva il glande, e scese su di lui, guidando con la mano il suo spiedo di carne sulla meta. Quando la punta del membro iniziò a premere sulla rosetta di palpitante carne, Bert esalò un eccitato "sì..." e si rilassò completamente, preparandosi ad accogliere quell'inatteso e tanto desiderato visitatore. Sentì il duro membro farsi strada in lui, lo sentì scendere lentamente, riempirlo in modo delizioso, finché giunse fino in fondo e poté chiaramente percepire il lieve solleticare dei peli del pube di Frank contro le sue natiche, come pure sentì chiaramente i suoi testicoli compressi lievi contro il suo sedere. Gli sembrava che la sua sensibilità fosse vertiginosamente aumentata.

Allora Frank si adagiò sul suo corpo, lo circondò con le forti braccia e iniziò a muovere su e giù il bacino, in brevi ma vigorosi va-e-vieni. Bert aveva il volto girato da un lato. Frank gli mordicchiò il lobo di un orecchio poi gli mormorò: "Ti piace, Bert?"

"Un sacco..."

Frank lo prese a lungo, con immutato vigore ma senza fretta, godendosi il suo caldissimo e stretto canale. Bert non credeva alla propria fortuna: il suo forte, virile amico, contro ogni speranza, gli stava donando sensazioni meravigliose.

"Dio, se fotti bene!" mormorò.

Frank sorrise al complimento, e se pure si stava godendo quel corpo, cercò anche di dargli al tempo stesso piacere. Si chiese se il corpo di un uomo fosse sensibile negli stessi punti di quello di una donna... poi si dette mentalmente dello sciocco: i punti più sensibili del suo corpo dovevano essere uguali a quelli del corpo di Bert... Perciò con entrambe le mani iniziò a titillarlo dove a lui stesso piaceva essere toccato. Sentì Bert fremere fortemente e mugolare, e capì che stava riuscendo a dargli piacere.

Dopo parecchi minuti, infine, iniziò a perdere l'autocontrollo e si lasciò andare a battere sul compagno con spensierato piacere. Un attimo prima di lui, Bert raggiunse un forte e piacevolissimo orgasmo. Le pulsazioni del suo ano a ogni suo getto, fecero scattare anche l'orgasmo di Frank che, con un lungo e basso mugolio, si scaricò nelle sue calde profondità.

Frank si abbandonò, fremente per l'intensità del piacere, sul suo corpo, assaporando le piacevoli sensazioni del dopo-orgasmo. Poi, lentamente, si sfilò, tornò a sedere sul proprio materassino, si ripulì e infilò di nuovo i boxer e la maglietta di cotone.

Bert era rimasto immobile, steso sul materassino, gli occhi chiusi e un'espressione beata sul bel volto.

Frank gli diede una lieve sculacciata: "Dai, rivestiti..." gli disse in tono amichevole.

Bert lo guardò, gli sorrise e mormorò: "Grazie..."

Si rivestirono in silenzio. Riposero i loro materassini, Frank tirò fuori il sacchetto con le colazioni e ne offrì al compagno. Mangiarono in silenzio, passandosi il termos del caffè.

Poi, verificati i fucili, si inoltrarono fra gli alberi per riprendere la caccia. Tornarono in paese a sera con i panieri pieni di selvaggina. Avevano scambiato poche parole, ma di tanto in tanto si erano guardati facendosi un lieve sorriso.

Ma Frank, specialmente quando fu da solo, ripensò a quanto era accaduto... e gradualmente iniziò a provare vergogna... si disse che aveva approfittato di Bert, del fatto che era gay... si disse che non avrebbe dovuto... Aveva ceduto alla voglia di sfogarsi, dato che da giorni non scopava... Ma Bert non era una delle puttane sedicenti massaggiatrici.

Di conseguenza, Frank Roscoe cercò di evitare Bert, perché si sentiva in colpa nei suoi confronti, sentiva di aver profittato di lui.

Bert, al contrario, si era sentito felice. Ma quando si rese conto che Frank lo evitava, pensò che forse, passato il primo momento di piacere, doveva essere arrabbiato con lui... o forse anche disgustato da lui... e si sentì triste. Temette anche che potesse sputtanarlo in paese, ma questo timore passò presto, perché nessuno faceva battute cattive o maliziose su di lui, nessuno faceva insinuazioni.

Era passato poco più di un mese da quella piacevole mattina lassù fra i boschi. Un pomeriggio, Bert stava tornando al lavoro nella City Hall dopo essere andato a portare all'ufficio postale un pacchetto. A un tratto, sentì grida provenire da di fronte al Mall. Guardò...

Un gruppo di bikers, mai visto prima, era attorno a Frank, circondandolo con atteggiamento minaccioso. Gli altri passanti, resisi conto di quanto stava per accadere, si allontanarono velocemente. Il branco di motociclisti volò addosso a Frank che tentava, valorosamente ma inutilmente, di difendersi.

Bert si sentì affluire il sangue alla testa. Urlando con quanto fiato aveva in gola, si lanciò sul gruppo per soccorrere il suo amico e si buttò nella mischia, urlando, colpendo alla cieca con calci e pugni, testate, ginocchiate. Finché ricevette un colpo fortissimo alla testa e cadde esanime sull'asfalto.

Quando tornò in sé, era steso su un letto dell'ospedale. Aveva la testa fasciata, come pure un braccio, il torso e una gamba. Gemette lievemente. Una voce gli chiese: "Ehi, sei tornato fra noi?"

Cercò di sollevare il capo per vedere chi fosse, ma lo riabbassò subito con una smorfia di dolore e un gemito.

"Non ti muovere, amico. Suono io per chiamare l'infermiera..." disse la voce.

Sentì il cicalino suonare. Dopo poco entrò un'infermiera: "Che c'è mister Nichols? Ha bisogno di qualcosa" chiese una voce di donna.

"Il nostro amico ha ripreso conoscenza, miss Paula. Si lamenta..." disse la voce.

L'infermiera s'accostò al letto di Bert ed entrò nel suo campo visivo. Gli sorrise: "Come va, mister Dangley?"

"Mi sento... a pezzi..." si lamentò Bert. "Da quanto sono qui?"

"Da ieri. Ci credo che si sente a pezzi, poveretto. Lo sceriffo è riuscito a beccare due di quei criminali e ora sta cercando gli altri. Non sono gente di qui..."

"Cosa ho?"

"Niente di rotto, per fortuna, solo alcune ferite in testa, sul braccio, sul petto e su una gamba, ma nessuna molto grave; e poi parecchie ecchimosi per tutto il corpo."

"Chi m'ha portato qui?"

"Mister Roscoe, il suo amico."

"Come sta?"

"Meglio di lei... ha solo qualche brutta ecchimosi, ha potuto tornare a casa coi suoi piedi, anzi, con la sua moto, anche se è piuttosto acciaccata."

In quella entrò qualcuno nella stanza. L'infermiera si girò e salutò ad alta voce: "Ehilà, mister Roscoe, stavamo giusto parlando di lei. Come sta, oggi?"

"Abbastanza bene, grazie." rispose la voce di Frank e il suo volto, dall'espressione preoccupata, entrò nel campo visivo di Bert. "Ciao..." gli disse.

Bert cercò di sorridergli, ma riuscì solo a fare una smorfia: "Ciao..."

"Non dovevi..." iniziò a dire Frank, "Su quel letto ci dovevo essere io, non tu."

"Come, non dovevo? Non siamo amici?"

"Sì, ma..."

"Anche se ultimamente... pareva che lo facevi apposta... a non essere mai dove ero io." aggiunse Bert a bassa voce, in tono di lieve rimprovero.

"Io... mi dispiace, Bert, mi dispiace davvero. Non avrei dovuto..."

"È per colpa mia... lo so bene."

"No, Bert, no..." disse Frank sedendo accanto al letto.

"Allora... perché?" chiese Bert in tono accorato.

"Non ora. Ma ne dovremo parlare... sì... appena stai meglio... quando ti lasciano uscire di qui."

Bert annuì.

"Ti fa tanto male? Dove?" gli chiese Frank.

"Abbastanza. Dappertutto ma specialmente la testa."

"Dice il dottore che non hai niente di grave, per fortuna. Ma... dovrei esserci io, lì, non tu." ripeté. "Gli altri, i passanti... sono scappati tutti. Solo tu sei venuto a... ad aiutarmi. Perché? Quelle belve... potevano anche ammazzarti... Per fortuna è arrivato di corsa lo sceriffo con i suoi vice."

"Non potevo fare altro... non potevo lasciarti da solo. No... come avrei potuto? Non siamo amici?" chiese di nuovo Bert.

"Molto più di quello che credevo... molto più di quello che t'ho... saputo dimostrare."

Dopo una settimana, finalmente, Bert poté lasciare l'ospedale. Frank era andato a trovarlo tutti i giorni, come i familiari di Bert. Quando uscì, Frank lo andò a prendere e l'accompagnò fino a casa.

Sulla soglia, Bert gli chiese: "Ti va di entrare?"

"Se vuoi..."

"In camera mia, se ti va... possiamo parlare... senza essere disturbati."

"Va bene."

Frank entrò e si guardò attorno con espressione meravigliata: "È molto bello... qui da te."

"Questa è la più antica casa di Benton..."

"Quello... è il fondatore?" chiese Frank indicando un quadro.

"No, quello è il presidente James Madison, il quarto presidente. Era compagno di scuola del mio antenato, erano nati tutti e due in Virginia, a Port Conway, nel 1751... Il presidente ha anche dormito qui, un paio di volte. Ecco, questo è Benjamin Dangley e quella sua moglie Deborah."

"Ti assomiglia, il fondatore, in questo ritratto."

"Forse sono io che assomiglio a lui... ma i miei capelli sono meno buffi dei suoi, per fortuna." rispose Bert con un lieve sorriso e lo guidò fino alla propria stanza.

Sedettero accanto alla scrivania, uno quasi di fronte all'altro.

"Perché mi evitavi, Frank?"

"Perché... mi vergognavo."

"Di me? Perché sono gay?"

"No! Di me stesso... perché quella mattina... là nel bosco... ho approfittato di te. Non avrei dovuto."

"Ma non è vero! E poi... sono io che ho cominciato, no?"

"Ma io... ho solo pensato a levarmi la voglia."

"Anche questo non è vero... mi hai dato molto piacere, sei stato... sei stato... il migliore degli uomini con cui ho fatto l'amore."

"Ma io pensavo solo... io non ho fatto veramente... l'amore con te... ti ho solo... fottuto."

"E a me è piaciuto."

"Perché sei venuto a... ad aiutarmi?"

"Perché? Perché io credo di... che sono... innamorato di te..." disse Bert ed arrossì.

"No..." gemette Frank.

"Sì..."

"No..." ripeté il giovanotto con voce bassa e triste. "Non capisci che io... che io non potrò mai renderti... lo stesso amore? Io... a me piacciono le donne... mi farò una famiglia... non sarò mai capace di darti quello che tu... che tu puoi sperare... di cui hai bisogno... che hai il diritto di avere."

"Io mica ti chiedo niente. Mi basta che tu mi sia amico... nonostante che io sono gay."

"Amico? Certo che ti sono amico, soprattutto dopo quello che hai fatto per me. Se tu sei gay, per me non cambia niente... Però, sapere... specialmente adesso che m'hai detto che sei innamorato..."

"Ti dà fastidio che sono innamorato?"

"No, per niente. Però per te... starmi vicino e sapere che... che non sono capace di darti quello che puoi sperare, desiderare... Non sarebbe meglio non vederci, piuttosto?"

"Se è questo che vuoi... Se per te è meglio..." gli disse Bert in tono rassegnato.

"No, non è per me. Io non ho nessun problema a starti vicino... e anche a... a volerti bene. È per te che credo che è meglio."

"A me... basta la tua amicizia... il tuo affetto... anche senza niente altro."

"Anche senza... mai avere un rapporto fisico? Io potrei anche, come quella volta nel bosco... non ho mica dovuto forzarmi per niente per farlo con te. Ma non sarebbe giusto, per te, capisci? Certo che sarei felice di esserti amico... se per te non è troppo... difficile."

"Frank, il solo fatto che tu mi sei amico anche se io sono gay, è già un dono prezioso che mi fai. Certo che capisco... se a te piacciono le donne, non ci possiamo fare niente. Anche io magari potrei farlo con una donna, però quello che veramente ho bisogno, è un uomo. Tu, invece, una donna. Siamo fatti così. Io credo che saprei stare vicino a te... senza provarci di nuovo."

"Ma anche senza soffrirne? Hai appena detto che sei innamorato di me..."

"Passerà. Magari troverò qualcuno che mi può amare e allora... Forse, più che innamorato, sono infatuato di te, per come... per come hai saputo fare l'amore con me... o anche solo fottermi... ma in modo così bello. No che non soffrirò a sapere che fra noi non ci sarà più niente di fisico."

"Ne sei veramente sicuro? Io non vorrei... non vorrei farti del male... Non a te, Bert. Mai!"

"E allora, non negarmi la tua amicizia, il tuo affetto, Frank, per favore. Permettimi, adesso che sai di me, di essere aperto con te, di confidarmi con te, di avere finalmente un vero amico. Tu non puoi immaginare quanto costa doversi sempre tenere tutto dentro. Indossare sempre una maschera, in questo paese di ipocriti moralisti. Ti prego, Frank."

Il giovane uomo gli sorrise, gli prese una mano e la strinse fra le sue: "Potrai sempre contare su di me, sulla mia amicizia, Bert, te lo giuro. Come tu m'hai dimostrato che anche io posso contare su te e sulla tua amicizia."

Quando, nel 1997, Frank si sposò, volle Bert come suo testimone di nozze. E quando, l'anno seguente, Bert trovò finalmente il suo grande amore, pienamente corrisposto, lo portò subito a conoscere al suo amico Frank, che ne fu molto contento e divenne amico anche del ragazzo di Bert.


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