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una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 9
IL NUOVO DOTTORE

James Todd s'era appena laureato in Medicina generale. Tornato a Benton, sua città natale, si presentò al dottor Ronald Perkins, come questi gli aveva proposto di fare già durante i suoi studi.

"Molto bene, caro dottor Todd. Come le ho detto, io penso di ritirarmi fra breve, fra pochi anni. Sono molto lieto che lei mi affianchi, in modo di prendere gradualmente in mano la mia clientela e sostituirmi quando mi ritirerò. Ho seguito con interesse i suoi studi, i risultati che ha avuto, e so che affiderò il tutto in ottime mani."

"La ringrazio, dottor Perkins e sono onorato per la sua fiducia. La sua esperienza e la sua guida mi saranno preziose per diventare un buon dottore. L'università dà una solida preparazione di base, ma senza poter avere in seguito una buona guida, non è sufficiente per affrontare in modo degno la nostra missione."

"Missione, caro dottor Todd? Più che una missione, è un lavoro, un normale lavoro. Sì, è vero, forse ogni lavoro dovrebbe essere anche una... missione, anche quello dello spazzino comunale. Ma di fatto... curare l'animale uomo e i suoi mille malanni, presunti o reali... e a volte doversi arrendere per i limiti delle nostre conoscenze... vivere a contatto con la sofferenza e la morte... Qualcuno lo deve fare, e cercheremo di farlo nel modo migliore possibile. Ma non è davvero una missione, mi creda."

"Missione, dottor Perkins, è qualsiasi attività a cui si associa uno speciale impegno etico, e perciò..." lo contraddisse in tono gentile il giovane medico, cercando di non sembrare troppo presuntuoso.

"Non dovrebbe ogni uomo associare uno... speciale impegno etico, in tutto ciò che fa? Dovremmo quindi essere tutti... missionari, e perciò nessuno." disse l'anziano medico con un sospiro. Poi drizzò la schiena: "Comunque, a parte queste discussioni filosofiche... cercheremo di fare del nostro meglio per essere degni dottori, io mettendole a disposizione la mia esperienza, e lei aggiornandomi sugli ultimi ritrovati della scienza medica."

Così James Todd iniziò ad esercitare a Benton, affiancando l'opera del dottor Perkins e gradualmente prendendo in cura i suoi pazienti. I primi che Perkins gli affidò completamente, furono soprattutto i più giovani clienti, gli adolescenti, i giovani uomini, sia perché le donne si fidavano di più a mettersi nelle mani del vecchio dottore, sia perché i clienti anziani preferivano non dover cambiare medico, dato che Perkins li conosceva e seguiva da anni.

"Avanti il prossimo!" disse l'infermiera.

Nello studio del dottor Todd entrò una donna di mezza età con un ragazzotto di diciassette anni.

"Accomodatevi, prego..." disse il giovane dottore, studiando l'espressione accigliata del teenager.

"Dottore, questo mio figlio, Andrew, è da tre giorni che... che non riesce a vuotare gli intestini... e ha dolori e anche l'olio di ricino o la minestrina di riso non gli fa niente."

"Il riso, a volte, fa l'effetto opposto, signora..."

"Signora Callaghan. Dice davvero, dottore? I miei vecchi dicevano che la pappetta di riso..."

"A volte aiuta, a volte ostacola, signora Callaghan. Prima di tutto devo visitare... Andrew, giusto? E vedere quale sia la causa della sua costipazione. Poi prenderemo i giusti provvedimenti per liberarlo dal problema... Allora, giovanotto, spogliati e stenditi sul lettino."

"Mamma... aspettami fuori." chiese il ragazzo.

"E perché?" chiese la donna accigliata.

James capì che il ragazzo si vergognava di spogliarsi di fronte alla madre: era nell'età in cui i ragazzi provano vergogna del proprio corpo che sta rapidamente maturando. Perciò andò subito in suo soccorso.

"Sì, deve attendere in sala d'aspetto, signora Callaghan, è il regolamento. Un genitore può stare accanto al figlio piccolo, solo fino a... a una certa età... non oltre." inventò il dottore, ottenendone uno sguardo riconoscente da parte del ragazzo.

La donna sembrò lievemente contrariata, ma si alzò, stringendo a borsetta fra le mani e uscì dalla stanza.

"Bene, giovanotto, adesso ti puoi spogliare." gli disse il dottore con un sorriso amichevole.

"Mi devo levare... tutto?" chiese timidamente il ragazzo.

"Per ora puoi tenere indosso le mutande, se ti vergogni a farti vedere nudo. Poi... vedremo."

Il ragazzo annuì. Iniziò a spogliarsi, ripiegando accuratamente gli abiti e deponendoli sulla sedia. Quando si fu tolto anche le scarpe e le calze, restando con le sole mutande indosso, andò a stendersi sul lettino. James aveva guardato con un forte senso di piacere il bel corpo svelarglisi. Per essere un ragazzo di diciassette anni, aveva un corpo non più da efebo, virile benché ancora glabro, e il rigonfio nelle mutande faceva intuire che anche in quel reparto era molto ben sviluppato. Si infilò i guanti di latice e gli si accostò, iniziando a visitarlo, a palpargli il ventre. Poi, preso un vasetto di vetro con la vaselina, si lubrificò bene un dito.

"Ora, Andrew... devi avere un po' di pazienza, ma devo entrare nel tuo buchetto con un dito per palpare dall'interno... Probabilmente è solo un 'tappo', e potrà bastare qualche clistere per liberarti, ma devo sincerarmene."

"Mi farà... male?"

"Non dovrebbe, specialmente se ti rilasserai più che puoi, se eviterai di stringere. Lo sfintere è molto elastico, pensa al calibro di quello che a volte ne esce... il mio dito è certamente più piccolo. Però il corpo, spontaneamente, cercherà di opporsi a un'intrusione a cui non è abituato. Chiaro?"

"Sì, dottore."

James pensò che il ragazzo era, a dir poco, appetibile. Lui aveva sempre avuto un debole per ragazzi sui venti anni, ma questo era ben sviluppato, e gli piaceva, soprattutto per il suo sguardo limpido, un po' schivo, da cucciolo, che trapelava dai suoi occhi color cioccolata, sottolineati da lunghe ciglia nere, perfette tanto da sembrare quasi finte. Lo fece mettere in ginocchio, poi gli fece appoggiare il petto sul lettino.

"Calati le mutande, per favore."

Il ragazzo eseguì, spingendo indietro le mani, e se le fece calare fino alle ginocchia. James ammirò il culetto perfetto, dolce e sodo come una pesca matura, e si sentì lievemente eccitato.

"Sto per infilarti il dito, Andrew... rilassati."

"Sì, dottore..."

James sostò un poco con la punta del dito sullo sfintere in un lieve massaggio un po' più lungo del necessario. Sentì che il ragazzo era teso.

"Rilassati, Andrew..." gli disse in tono gentile, a mezza voce, e prese altra vaselina dal vasetto.

"Ci sto provando... Non è mica facile."

"Lo so... Fai del tuo meglio, eh?"

James applicò una crescente pressione, dimenando lievemente il dito, finché sentì lo sfintere iniziare a cedere, a rilassarsi, e il dito lentamente affondò nel caldo ricettacolo. Individuò, come s'attendeva, il 'tappo', esplorò torno torno... e intercettò il lieve rigonfio della prostata del ragazzo. Poco professionalmente, lo sapeva bene, si soffermò a massaggiarla ad arte e, come s'attendeva, il membro del ragazzo, che fino ad allora pendeva morbido fra le sue belle cosce glabre, iniziò a indurirsi.

"Tutto bene, Andrew?" chiese con voce bassa e calda.

"Sì..." giunse la risposta strozzata del ragazzo.

James continuò nelle sue esperte manovre, portando il ragazzo a una sempre più forte eccitazione, a cui corrispondeva la sua che si stava risvegliando prepotentemente sotto i panni. Andrew fremette e si lasciò sfuggire un breve e basso mugolio.

"Ti dà fastidio, Andrew?"

"No..." mormorò il ragazzo fremendo più intensamente.

E finalmente il giovane e bel paziente ebbe come un sussulto, a cui seguirono altri più intensi, e con una serie di mugolii strozzati, si scaricò sul lettino in una serie di forti getti.

"Ohhh... oh dio, dottore... mi... mi dispiace... non volevo..." si lamentò il ragazzo, tremante, scosso.

"Non ti preoccupare, Andrew, niente di grave... sono cose che capitano, credimi. Specialmente a un ragazzo della tua età." lo rassicurò e lentamente sfilò il dito dal foro contratto.

Si tolse il guanto e lo gettò nell'apposito contenitore, prese un grande pezzo di morbida carta dal rotolo e lo porse al ragazzo: "Pulisciti e rivestiti, Andrew." gli disse e tornò a sedere dietro alla scrivania, senza guardarlo, per non metterlo ulteriormente a disagio.

Il ragazzo eseguì, poi tornò a sedere davanti al dottore. "Mi dispiace molto, dottore..." ripeté, arrossendo.

"T'ho detto che capita, non ci pensare. Bene. Come immaginavo, non è niente di grave, con pochi clisteri ti potrai liberare dalla tua costipazione. Hai qualcuno, a casa, che te li può fare?"

"Sì... mia madre, ma... non potrebbe farmeli lei, dottore?" chiese il ragazzo e arrossì di nuovo.

"Sì, certo, Andrew, è possibile... Puoi tornare qui per tre sere, verso le sette e trenta?"

"Sì, certo... Grazie. E... tutti mi chiamano Andy, dottore... se non le dispiace."

"Va bene, Andy. Ora ti scrivo, per tua madre, l'alimentazione che è meglio che assumi in questi giorni. E ti fisso, per ora, tre appuntamenti, va bene?"

"Sì, grazie." rispose il ragazzo con un sorriso dolce che fece fremere il giovane dottore.

Quella sera stessa, dopo che l'infermiera ebbe lasciato alle sette l'ambulatorio, Andy Callaghan si presentò. James lo fece entrare nel suo studio, e preparò tutto per il clistere. Il ragazzo pareva un po' nervoso, anche se cercava di fare l'indifferente.

"Spogliati nudo, Andy." gli disse il dottore.

Il ragazzo eseguì prontamente e James si rese conto che Andy era lievemente eccitato, questa volta, era già semieretto. James aprì la porta che dava nel bagno, pose sul lettino un telo impermeabile e su esso il telo di tessuto di carta, posizionò il sostegno della vaschetta del clistere accanto al lettino.

"Stenditi sulla schiena, ora. Così, Andy, bene. Ora ripiega le gambe sul tuo petto, e tienicele premute contro... Ottimo."

Si infilò i guanti di lattice, lubrificò con la vaselina il forellino del ragazzo, quindi con il doccione del clistere, iniziò delicatamente a penetrarlo. In quella posizione poteva vedere il volto di Andy. Il ragazzo aveva gli occhi chiusi, e un lieve rossore imporporò il suo bel volto man mano che il doccione lo penetrava. James lo agitava leggermente per facilitarne l'avanzamento e anche in modo di farlo sfregare lievemente sulla sua prostata... e l'erezione di Andy si stava facendo via via più forte, palpitando e sollevandosi. James aprì il rubinetto a farfalla e il liquido iniziò a riversarsi nel retto del ragazzo.

Andy si morse lievemente un labbro. James provò la tentazione di prendere in mano il bel membro, ora pienamente eretto, ma si trattenne.

"Stringi, mi raccomando, non lasciar uscire il liquido." gli raccomandò.

"Va bene..." mormorò il ragazzo e, appena strinse, il suo membro ebbe un sussulto.

Quando tutto il liquido fu entrato, James sfilò lentamente il doccione, avvertendolo di stringere bene lo sfintere.

"Ora devi restare così per qualche minuto. Poi vai di là in bagno e ti vuoti, quando ti dirò di farlo. Ti lavi ben bene, ti asciughi, poi torni di qua e ti puoi rivestire."

"Va bene..."

Ma quando Andy torno nello studio, dopo essersi vuotato e lavato, invece di rivestirsi, chiese al giovane dottore: "Non deve tastarmi dentro con il dito, ora, dottore?" e arrossì violentemente, ma non abbassò lo sguardo.

James lo guardò lievemente stupito per quell'inattesa richiesta, ma con un lieve sorriso disse: "Sì... forse è meglio che verifico."

"Mi devo... mettere come ieri... o come oggi, dottore?"

"Tu, Andy, come stai più comodo?"

"Come... come oggi, credo."

"Bene. Sali sul lettino, allora."

Andy salì sul lettino e si mise immediatamente in posizione. Guardò James mettersi il guanto di latice e pendere la vaselina, avvicinarsi a lui... Quando il dottore iniziò a sospingergli dentro il dito, il ragazzo chiuse gli occhi... e subito il suo membro, che s'era ammorbidito, svettò su duro e fremente. James gli spinse a fondo il dito e iniziò subito a massaggiargli la prostata. Andy fremette con forza e il suo viso si imporporò.

Quasi sottovoce, James gli chiese: "Tutto bene?"

Andy annuì poi rispose con un fievole "Sì... bene..."

"Ti piace?" gli chiese James.

"Sì..."

Allora James si decise e con la mano libera e senza il guanto, gli carezzò il membro e Andy sussultò e mugolò un basso "oooh...". James iniziò a massaggiarglielo, a masturbarlo, mentre con il dito infilato nel foro, continuava a stimolargli la prostata.

"Ti piace, così, Andy?" gli chiese in un sussurro.

"Oh sì... sì... mi piace..." mormorò il ragazzo.

James continuò nella duplice azione, sentendosi il membro in fiamme premere sotto i calzoni, finché il ragazzo, quasi improvvisamente raggiunse l'orgasmo e si scaricò in una serie di forti getti, sussultando. Quando Andy finalmente si rilassò, respirando pesantemente, James sfilò il dito dal foro, si tolse il guanto, prese il morbido tessuto di carta e ripulì delicatamente il ragazzo che aveva steso le gambe ma era rimasto a occhi chiusi.

"Adesso puoi rivestirti, Andy... Credo che con un altro paio di sedute... ti libererò dalla tua costipazione." gli disse in tono normale, e andò a sedersi senza guardarlo, fingendo di essere occupato a riordinare alcune carte.

"Dottore?"

"Sì?" disse James sollevando lo sguardo sul ragazzo, ora completamente vestito.

"Torno domani sera... per la cura."

"Sì, certo. A domani, Andy."

"A domani, dottore. Grazie." disse arrossendo lievemente, ma facendogli un dolce sorriso, e uscì.

James dovette andare al gabinetto a masturbarsi per scaricare la tensione accumulata.

Nelle due sere seguenti tutto si ripeté esattamente nello stesso modo della prima volta. L'ultima sera James gli disse: "Bene, sei a posto, ora. Stammi bene, Andy, e segui la dieta che ti avevo scritto per almeno un paio di settimane."

"Sì, dottore, Grazie... Ma..."

"Sì? Che c'è?"

"È sicuro che... non è meglio se vengo di nuovo... domani?"

"Non è necessario, Andy. Buona notte."

"Notte..." disse il ragazzo e James colse una lieve delusione nell'espressione del bell'Andy.

Passarono pochi giorni, e James non pensava più a quel desiderabile ragazzo, preso dai mille problemi e malanni dei suoi clienti.

Una sera, all'ora di chiusura, l'infermiera bussò alla sua porta.

"Oh, Jessica, a domani..."

"È appena arrivato Andrew Callaghan, per una visita... Mi devo fermare, dottore? O vuole che gli dico di tornare domani?"

"No, Jessica, grazie. Lo faccia entrare e vada pure, non si preoccupi."

"A domani, allora, dottore." disse l'infermiera. Fece entrare il ragazzo, chiuse la porta dello studio, si cambiò e uscì dall'ambulatorio, tirandosi dietro la porta.

Andrew era rimato in piedi accanto alla porta, con espressione indecisa, e lo guardava.

"Allora, Andy, qualche nuovo problema?" gli chiese il giovane dottore.

"Io, dottore... se potesse... farmi di nuovo un controllo con il dito..." disse arrossendo, ma guardandolo negli occhi.

"Vieni qui, Andy... no, non sedere lì, vieni da questa parte della scrivania, qui accanto a me."

Il ragazzo eseguì. James lo prese per gli avambracci e lo guardò, appoggiandosi allo schienale.

"Che cosa vuoi, veramente, da me, Andy? Sii... sincero."

"Io... io dottore... Io ho paura che forse... non lo so..." balbettò il ragazzo.

"Su, via. Sono un dottore, no? Qual è il problema? Con me puoi... parlare chiaro." gli disse con un sorriso incoraggiante.

"Qualunque cosa? Anche cose... molto... personali?"

"Certo. E un dottore non può e non deve parlarne con nessuno senza il consenso del paziente. È la legge."

"Anche se sono... anche se sono ancora minorenne?"

"Quanto ti manca per i diciotto anni?"

"Due mesi e quattro giorni, dottore."

James sorrise per quella precisione: "Presumo di poterti considerare maggiorenne. Sei nato nel 1978 e siamo nel 1995... Allora?"

"Io credo... penso che... che sono... frocio!" disse ed abbassò lo sguardo.

"E che cosa te lo fa pensare?"

"Quel suo dito lì... mi piaceva troppo... specialmente quando mi ha anche... toccato davanti... Da quel giorno non faccio che... quando lo faccio da solo... che... desiderare qualcos'altro che... lì... Che sia lei a... mettermelo dentro." mormorò e arrossì.

"Metterti dentro... il dito?"

"Altro... mettermi dentro... altro. Io, dottore... le piaccio, no?"

"Sei un bel ragazzo, molto bello."

"Sì, ma volevo dire... se le piaccio... anche in quel modo... adesso che sa che sono... che sono... frocio... se lei volesse..."

"Se continui a balbettare, Andy..."

"Se volesse fottere il mio culetto..." disse diventando rosso come un peperone, "... io sarei molto contento!"

"Andy... ti rendi conto che sei un minorenne e che, se lo facessi..."

"Mancano solo due mesi meno un giorno... Per favore..."

"... potrei andare in galera per corruzione di minorenne. Nel nostro stato, solo due persone di più di diciotto anni e pienamente consenzienti possono..."

"Ma io sono pienamente consenziente!"

"Ma legalmente, non sei ancora maggiorenne."

"Ma nessuno lo verrà a sapere... Mai! Lo giuro."

"Ma se a me non piacessero i ragazzi, ma le ragazze?"

"Io so che le piaccio, dottore."

"E cosa te lo fa dire?"

"Come mi toccava... anche davanti... Per favore, mi prenda!"

"Ascolta, Andy. Hai ragione, tu mi piaci molto, mi sento attratto da te, è vero, anche se sei un po' più giovane dei ragazzi con cui solitamente mi piace unirmi. Ma resta il fatto che sei ancora minorenne... Aspetta due mesi... meno un giorno, poi, se ancora sei deciso, come regalo per la tua maggiore età... farò volentieri quanto desideri."

"Due mesi ancora..." si lamentò il ragazzo.

"... meno un giorno. Vedrai che... passeranno, Andy."

"E me lo metterà... nel culetto?" chiese, e abbassò gli occhi.

"Te l'ho detto, farò quello che desideri... molto volentieri. Ora vai a casa, Andy, è meglio."

"Non mi dà almeno... almeno... un bacio, dottore? Non ho mai baciato nessuno... nessuno sul serio, voglio dire."

"Non ancora, Andy. Su, vai a casa."

"Mi giura che..."

"Sì, fra due mesi meno un giorno. In che giorno viene, il tuo compleanno?"

"Di domenica, quest'anno."

"Ottimo. Sai dove abito, vero? Vieni da me e... ti farò il mio regalo di compleanno, come ti ho promesso."

Andy uscì dallo studio e James fece un profondo sospiro. Era stato difficile, aveva avuto una forte tentazione di cedere alla richiesta di quel delizioso ragazzo che gli si era offerto così prontamente, così semplicemente. Si disse che forse non avrebbe neppure dovuto toccarlo come aveva fatto, quando lo stava curando.

Il giorno del compleanno di Andrew Callaghan arrivò. James era nella sua bella anche se piccola casa a un solo piano, circondata da un giardino, sulla via verso le Colored Hills. Si chiedeva a che ora si sarebbe presentato Andy... era sicuro che sarebbe andato da lui.

Il giovane dottore era eccitato e lievemente nervoso: era la prima volta che aveva l'occasione di unirsi con un ragazzo ancora vergine. Sprofondato sulla poltrona del soggiorno, da cui vedeva la via, ricordò la sua prima volta... era accaduto quando lui aveva sedici anni, a Boston, con un ragazzo afro-americano di diciannove anni, di rara bellezza e incredibilmente sensuale, che il padre aveva ingaggiato per rifare completamente l'impianto elettrico del loro appartamento.

James era cosciente di essere gay, anche se ancora non aveva avuto alcuna esperienza. S'era sentito subito incredibilmente attratto da quel giovane tecnico, le cui forme riusciva a distinguere appena sotto la morbida tuta da lavoro, verde scuro, e con cui era solo in casa. Il ragazzo aveva notato come lo guardava... gli aveva sorriso e, senza mezzi termini, gli aveva chiesto se aveva voglia di scopare con lui. Al "sì" di James, l'aveva preso fra le braccia, l'aveva baciato "alla Francese", cioè con le loro lingue una nella bocca dell'altro, l'aveva spogliato, sospinto sul divano e dopo brevi ma esperti preliminari, l'aveva preso... portandolo subito a un forte orgasmo.

Finalmente vide Andy arrivare, si alzò immediatamente e andò ad aprire la porta, trovandoselo giusto davanti, con la mano sollevata per suonare il campanello. Andy quasi sobbalzò, ma poi il suo volto si aprì in un bellissimo sorriso. Mise una mano in tasca e gli porse un cartoncino.

"Cos'è?" gli chiese James guardandolo.

"Il mio documento, così può vedere che sono finalmente maggiorenne."

James sorrise, glielo rese, si fece da parte: "Entra, ti aspettavo."

"È... contento che sono venuto?"

"Certo." disse richiudendo la porta alle sue spalle.

Questi si girò, fronteggiandolo: "Adesso, dottore, me lo dà un bacio... per cominciare?"

"Solo ad un patto, Andy."

Il ragazzo lo guardò incerto: "Che patto?"

"Se tu e io fra poco dobbiamo... condividere la più grande intimità che due esseri possono avere... devi chiamarmi per nome, e smetterla di usare dottore o mister o altro. James e Andy... e basta."

Il ragazzo si aprì in un luminoso sorriso ed a bassa voce disse: "Dentro di me... ti chiamavo già solamente James."

Il giovane dottore lo prese fra le braccia e lo baciò. Andy gli si premette contro, abbandonandosi completamente al suo primo bacio intimo, caldo, pieno di passione e di reciproco desiderio. Poi James lo guidò verso la camera da letto, saltando tutto quanto aveva preparato: drink, dolci, un piccolo regalo. Capiva che il ragazzo bruciava per altro. Per quelle cose c'era tempo più tardi.

In breve furono nudi sul letto, i loro corpi ardenti di desiderio si cercavano senza posa. Dopo pochi minuti Andy, quasi tremante per l'intensità dell'eccitazione, lo pregò di prenderlo, finalmente.

James si staccò, prese dal comodino il preservativo e il gel che vi aveva preparato e se lo infilò. Andy si stese sulla schiena e si portò le gambe ripiegandole sul petto e lo guardò con un sorriso pieno di dolce attesa. James si inginocchiò davanti al culetto così offerto, liscio come la pelle di una pesca matura, completamente glabro e si chinò a lecchettare e sollecitare con la lingua nel solco, fino a trovare l'inviolato accesso al piacere, preparandolo alla penetrazione.

Dopo poco Andy gli mormorò con un senso di urgenza: "Per favore... non resisto più... fottimi!"

James annuì, gli lubrificò il buchetto con il gel, quindi gli prese le gambe facendo poggiare le caviglie sulle proprie spalle e gli scivolò contro, puntando il forte palo sulla vergine rosellina di carne. Andy gli carezzò i fianchi e gli rivolse un luminoso sorriso. Poi con un mano gli afferrò il caldo palo e lo guidò sulla meta.

"Fottimi..." invocò.

James iniziò a spingere con prudenza e si rese conto che il ragazzo era totalmente rilassato, in fiduciosa attesa. Lo sentì schiudersi sotto di sé. Con tenerezza ma con vigore, spinse, spinse, spinse, incoraggiato dal sorriso eccitato del ragazzo, finché sentì che vinta la prima, involontaria resistenza, il suo glande si annidava nel caldo rifugio.

"Sì... non ti fermare!" mormorò Andy, il cui viso iniziò ad arrossarsi per l'eccitazione.

"Il più è fatto... ora entrerà senza problemi... ti dà fastidio?"

"Niente affatto, anzi... Spingi!"

Mentre James affondava lentamente e Andy lo accoglieva, gli occhi del ragazzo parvero appannarsi per un attimo ma subito dopo nelle belle iridi color cioccolata brillò una intensa e calda luce, le sue labbra si socchiusero in un dolce sorriso pieno di gioia, tutto il suo corpo fremette.

"Sì... così... finalmente..." sussurrò Andy togliendo la mano dal membro di James, afferrandolo con le due mani alla vita e tirandolo a sé.

Quando James gli fu completamente dentro, gli chiese: "Tutto bene?"

"Benissimo!"

Allora il giovane uomo iniziò a muovere il bacino, con calmi e lunghi va-e-vieni, cercando di far durare il più a lungo possibile quella bella unione e la gioia che ne stava provando e che traspariva dal sorriso del bel ragazzo. Senza smettere di muoversi in lui, un po' si chinò, un po' gli sollevò il torso e posò le labbra su quelle fresche, dolci come pregiata seta, di Andy. Ne assaporò il fresco sapore più dolce di quello di un frutto maturo, e il bacio si fece via via più appassionato, più profondo, più esaltante.

Sentiva il membro caldo e duro di Andy sfregare conto il suo ventre i cui muscoli guizzavano a ogni spinta. Il ragazzo iniziò a mugolare, dapprima sommessamente, poi via via più ad alta voce man mano che sentiva crescere in sé l'eccitazione, e finalmente si scaricò fra i loro ventri, in una sinfonia di fortissimi mugolii solo in parte attenuati dal loro bacio. Allora anche l'autocontrollo di James cedette e con spinte incontrollate, disordinate, si scaricò dentro Andy in un lungo, spossante orgasmo.

Senza togliersi da dentro, James si lasciò andare sul corpo appena conquistato, ansimante e lievemente sudato, mentre Andy lo carezzava con un'espressione beata sul bel volto.

"Oh, James... incredibile... è stato incredibile... troppo bello!"

"Anche per me, cucciolotto."

"Mi vorrai ancora qui con te?"

"Vorrei non lasciarti più andare via... vorrei rapirti... come Giove rapì Ganimede."


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